Ad Ottobre torna La Casa del Disastro, la radio di servizio fatta dai punx per i punx

Riporto direttamente l’annuncio della ripresa delle trasmissioni radio de La Casa del Disastro, ossia “la radio di servizio fatta dai punx per i punx” tenuta da Stiopa e Sarta, i due chitarristi di quella creatura romantic punx dell’underground milanese conosciuta come Kalashnikov Collective. A partire da Ottobre tutti i giovedì dalle 20 alle 21 non perdetevi l’appuntamento “oltre la musica, oltre il rumore” con La Casa del Disastro!

“Fra un mesetto – a grande richiesta – riprendono le disastrose trasmissioni de…

LA CASA DEL DISⒶSTRO!
LA CASA DEL DISⒶSTRO!
LA CASA DEL DISⒶSTRO!

Tutti i giovedì dalle 20 alle 21 sulle frequenze di Radio Onda d’Urto!

Torneranno le classiche puntate live con gli/le ospiti della peggior fama, nonchè gli speciali monografici in cui blateriamo circa quello che ci piace, ovvero la musica inusuale e punk (in senso lato).
Insomma la formula dovrebbe restare la stessa, continueremo a raccontare l’underground musical-esistenziale D.I.Y. dei dintorni e non, anche se ci riserviamo di cambiare idea quando ci gira, ahahah.

Vi sproniamo ad offrire fin d’ora qualsiasi tipo di consiglio/contributo/insulto vogliate rivolgerci, ma anche a proporvi in qualità di ospiti in studio, dato che i requisiti che dovete vantare per far questo sono: nessuno.

Se volete ripassare, trovate tutte le 33 puntate della passata stagione qui:
https://www.mixcloud.com/lacasadeldisastro

https://www.mixcloud.com/lacasadeldisastro

Ah! Grande novità: la CASA DEL DISASTRO è da poco diventata anche una disastrosa ma ambiziosa tape-label, sotto le mentite spoglie di…

Heimat der Katastrophe!

A sopresa, HEIMAT DER KATASTROPHE non si occupa di punk-rock e simili, ma di “ambient-punk”, un nuovo genere che vi cambierà la vita. Prima uscita a firma del misterioso Kalashnikov Wartime Music Ensemble; presto, novità sconvolgenti… Info e shopping qui:

https://heimatderkatastrophe.bandcamp.com

https://heimatderkatastrophe.bandcamp.com

E’ tutto per ora, ci si risente ad ottobre!

LA CⒶSA DEL DISASTRO.
La radio di servizio fatta dai punx per i punx.”

Come opporsi al fascismo nel metal estremo. Una guida di base per compagni/e e antifa

Come ben saprete in questo/a blog/fanzine non si parla solamente di musica e scena punk-hardcore ma anche di tutto ciò che appartiene al mondo del metal estremo. E’ per questo che oggi voglio condividere con voi questo breve ma importante opuscolo/libretto scritto dai compagni antifascisti di Barbarie in merito alla sempre maggior visibilità e al sempre maggio spazio che stanno prendendo gruppi dichiaratamente vicini a ideologie razziste, nazi-fasciste e sessiste/omofobe all’interno del panorama extreme metal, in particolar modo nella scena black metal dove i gruppi autodefinitosi NSBM (National Socialist Black Metal) continuano a crescere in numeri, visibilità e seguito. Questa piaga all’interno della comunità metal deve essere debellata a tutti i costi perchè è inaccettabile e sopratutto dannoso lasciare spazi a certi gruppi e a certe scene per propagandare l’odio razziale, l’omofobia, il sessismo e ideologie nazi-fasciste. Dobbiamo opporci a questi problemi in tutti i modi e a tutti i costi non per rendere politically correct generi per loro natura politicamente scorretti come il black o il death metal, ma per impedire alle idee nazi-fasciste e razziste di strisciare indisturbate e di fare più danni di quanti già facciano all’interno della scena estrema.

“Molto spesso la scena black / extreme metal non è stata accogliente nei confronti delle persone nere o LGBTQIA.
Come tante persone a cui piace questo tipo di musica, vorrebbero gustarsi dei concerti black metal e far parte della scena, ma spesso non si sentono al sicuro data la presenza massiccia di razzisti a serate e festival. La pesante presenza di razzisti nel black metal ha addirittura prodotto un sottogenere completamente nuovo ed autonomo: l’infame NSBM, o National Socialist Black Metal.

Dobbiamo opporci al razzismo in ogni forma, assicurarci che le persone pericolose e le loro ideologie disgustose non siano benvenute e che il metal accolga ogni tipo di persona ad eccezione di bigotti, sessisti e persone che discriminano sulla base del colore della pelle.
Questo libretto vuole essere un piccolo strumento nella lotta a questo opprimente problema.Il boicottaggio è sempre stato una tattica rivoluzionaria; dobbiamo solo trovare il modo di utilizzarlo con efficacia. Come prima cosa, e solo per semplicità, dobbiamo dividere il problema dell’NSBM in due parti: le band e le scene.”

Di seguito vi lascio il link a cui poter scaricare l’opuscolo completo; leggetelo, condividetelo, fatelo girare il più possibile e ricordatevi sempre di odiare e combattere ogni forma di fascismo e razzismo!

https://mega.nz/#!uFxyxLTJ!dNwlU2UZHeJPdjFFHC9Nx4ByZ86or4R-aU0rXE_lfKs

Ama la musica, odia il fascismo! Disastro Sonoro against NSBM!

Overcharge – Speedsick (2016)

Immaginiamo di percorrere un lunghissimo viaggio sonoro che partendo dall’hard rock’n’roll stradaiolo dei Motorhead, passando attraverso lo speed/thrash metal sporcato di attitudine punk di gruppi culto dell’underground come Inepsy, Saccage e Toxic Holocaust, arriva al d-beat/crust punk principalmente di scuola svedese di mostri sacri come Driller Killer e Anti-Cimex (ma anche di nomi più recenti come Disfear e Wolfbrigade), il tutto tenendo sempre vivo il ricordo di coloro che più di tutti hanno rivoluzionato l’hardcore punk, ossia i Discharge. Bene, ora chiudete gli occhi, provate ad immaginarvi un mostro di Frankestein formato da pezzi delle sopra citate band che suona veloce, sporco e stradaiolo come solo nella migliore tradizione metal/punx ed ecco che dinanzi ai vostri occhi e dentro alle vostre orecchie avrete senza ombra di dubbio gli Overcharge, gruppo varesino attivo dal 2012 e autore nell’estate del 2016 dell’ottimo “Speedsick”, seguito logico di “Overcharge” e del ben più maturo “Accellerate”, rispettivamente primo demo e primo album del 2013 e del 2014.

Marcio (voce e basso), Josh (voce e chitarra) e Panzer (batteria), ovvero i 3 personaggi poco raccomandabili che hanno fatto emergere dall’inferno questa creatura rumorosa che risponde al nome di “Overcharge”, conoscono bene la “materia” e sanno quello che fanno; hanno un ottima padronanza degli strumenti, hanno la giusta attitudine rock’n’roll e sanno scrivere canzoni che rimangono impresse immediatamente dopo pochi ascolti, pur risultando tutt’altro che banali, anzi dimostrando una eccellente capacità di mettere insieme le loro numerose influenze musicali senza dare l’impressione di “già sentito”.e senza far cadere nella noia l’ascoltatore. Ascoltando i 10 pezzi (9 inediti più una cover, manco a dirlo, degli Anti-Cimex) che compongono questo “Speedsick”, un vero assalto sonoro denso di speedmetalpunx, devo ammettere che sono rimasto sorpreso dalla carica rock’n’roll che anima tutta la durata del disco e che non lascia mai un momento all’ascoltatore per riprendere fiato. Da sottolineare inoltre le vocals di Marcio che nulla hanno da invidiare alla ben più famosa e sporca voce innaffiata di Jack Daniels del grande Lemmy.

Come già detto ci troviamo dinanzi a 33 minuti di speedmetalpunx tiratissimo, un vero e proprio assalto sonoro, una vera e propria iniezione di adrenalina endovena. Ed è per questo motivo che ritengo superfluo star qui a citare questo o quel brano in particolare, appunto perchè ogni canzone è suonata senza compromessi, grezza e ruvida quanto basta e sprigiona un’energia che si può apprezzare a pieno solamente ascoltando al massimo del volume questo “Speedsick”. Se proprio dovessi citare i brani che più mi hanno colpito e che mi son ritrovato spesso a cantare a squarciagola probabilmente citerei la titletrack, l’iniziale “Downtown Inferno”, “Warbeat” e senza ombra di dubbio “Out of the Lockup” con i suoi 5 minuti di durata. Inoltre come non citare “Only in Dreams” cover dei maestri del crust/d-beat svedese Anti-Cimex, ottima scelta perchè potrebbe risultare in tutto e per tutto un brano originale degli Overcharge. E questo dovrebbe già bastare per convincervi a correre immediatamente a comprare questo “Speedsick”.

Concludo evitando di diventare prolisso, sopratutto perchè dinanzi all’energia, alla rabbia e all’attitudine sprigionate da questo tipo di musica e da una band con i controcazzi come si sono dimostrati ancora una volta gli Overcharge, le parole risultano realmente superflue. “Speedsick” è un disco da ascoltare rigorosamente a tutto volume, pogando come dannati contro qualsiasi persona o cosa vi capite nel raggio di mezzo metro, perchè solo così si riesce ad apprezzare nel modo migliore l’ottima musica suonata da questi 3 esseri infernali che abitano l’underground varesino. D-beat? Rock’n’Roll? Hardcore Punk?Speed Metal? Chiamatelo un po’ come cazzo vi pare, questa è musica marcia, diretta e veloce suonata con attitudine, passione e sincerità che non ha bisogno di etichette e merdate simili.

Oltre la musica, oltre il rumore. Speedmetalpunx e Disastro Sonoro.

 

 

La Cosa – Atto I – Il Nome della Cosa (2016)

“Dai limiti delle più recondite regioni metafisiche, dove Essere e Non Essere mescolano i loro confini, La Cosa irrompe nel reale con tentacoli traslucidi, portando scompiglio, non-definizione e irrealtà tra le molli certezze del quotidiano.” E dopo questa affascinante quanto ermetica autodefinizione io potrei anche concludere questa recensione non ancora cominciata; dopo tutto quali e quante altre parole si potrebbero sprecare per definire questa cangiante creatura nata direttamente dalle ceneri degli Ofu, storico gruppo punk hardcore di Como? In realtà poche e forse anche superflue, difatti cercherò di esser il più breve possibile in questa recensione.

Questi misteriosi La Cosa arrivano direttamente da Saronno e ci propongono un genere che si pone a metà strada tra l’hardcore punk italiano degli anni ’90 e le derive post-hardcore che più di una volta mi han portato alla memoria Gli Altri, gruppo savonese dedito a sonorità simili a quelle sopra citate. In questo “Atto I – Il Nome della Cosa”, mini-ep rilasciato nel marzo del 2016, troviamo (aihmè) solamente 4 pezzi (più un’intro strumentale da brividi) che però bastano per farci apprezzare tanto la qualità della musica quanto la bellezza delle liriche introspettive e poetiche urlate/cantate dalle voci a tratti emo (ma sempre sporche quanto basta) di Giulio e Emme (quest’ultimo anche chitarrista). Ad esser sinceri oltre ai chiari riferimenti alla musica degli Ofu, band ormai defunta dalle cui ceneri sono nati appunto i La Cosa, e alle similitudini (sopratutto per quanto riguarda la poeticità dei testi e le emozioni suscitate dal cantato) con Gli Atri, appare difficile per non dire inutile citare gruppi di riferimento per inquadrare la proposta sonora, per sua stessa natura cangiante e polimorfa, dei nostri cinque saronnesi. Prendendo in prestito le loro parole, potremmo definirla “una musica con i tentacoli”; tentacoli che richiamano in modo esplicito il misterioso artwork presente sulla copertina di questo EP, il quale dovrebbe rappresentare quella che sembrerebbe essere una piovra, un essere oscuro che abita gli abissi più impenetrabili della mente umana. Si potrebbero sprecare svariate righe per parlare dettagliatamente di ogni singolo brano presente su questo “Atto I – Il Nome della Cosa” ma ritengo estremamente futile farlo perchè è impossibile definire a parole il vortice di moltitudine emozioni generato dalle liriche di questi 4 pezzi. Posso però sbilanciarmi nel dire che, personalmente, il brano che si erge sopra gli altri, sia per la qualità della musica, che per l’interpretazione delle vocals e sopratutto per la profondità e l’introspezione di cui è impregnato il testo, è senza ombra di dubbio “Saturno”.

Cos’altro aggiungere? Probabilmente nulla perchè sono ancora una volta le cinque creature che compongono La Cosa a dare la migliore definizione di questo progetto: Indefinizione, scompiglio e irrealtà.

Oltre la musica, oltre il rumore, dalle profondità degli abissi più opprimenti i cangianti ed inafferrabili tentacoli della Cosa sono pronti per trascinarvi giù nel Disastro Sonoro

 

 

Sect Mark – Demo 2017

“Non si giudica un libro dalla copertina”, quante volte avete sentito rimbombare nelle vostre orecchie questa frase, utilizzata per lo più nella sua accezione negativa? Troppe a dire la verità; ma quando penso al Demo dei romani Sect Mark rilasciato nel febbraio di quest’anno la prima cosa che mi viene in mente è: “la copertina parla da sola”. E questo in senso fortemente positivo. Ora cercherò di spiegarmi meglio. Se è assolutamente vero, certe volte, frenare la tentazione di giudicare come “merda” qualcosa basandosi esclusivamente su come la suddetta cosa (che può essere un libro, un album, un gruppo, un film e cosi via) si presenta ai nostri occhi, è altrettanto vero che spesso (sopratutto quando si parla di musica, di un certo tipo di sonorità) l’immagine che accompagna un gruppo, un album, una scena musicale hanno una notevole importanza e un significato che può dire molto del gruppo, album o scena musicale in questione. Ed è questo il caso della copertina del demotape dei Sect Mark; difatti basta osservare per pochi secondi la splendida copertina in bianco e nero sulla quale c’è rappresentato un teschio trafitto da un pugnale sul cui manico si trova avvolto un serpente per assaporare tutta l’attitudine Do It Yourself che trasuda da questo Demo. Inoltre la copertina, che mi ricorda vagamente le copertine dei primi demo crust punk-anarcho punk registrati negli scantinati, ti fa capire immediatamente a cosa andrai in contro ascoltando i Sect Mark: un concentrato di raw hardcore punk sporcato di noise e che in alcuni frangenti, sopratutto nella voce di Johnny, mi ha riportato alla mente le prime produzioni lo-fi del black metal scandinavo. Ma questa è probabilmente solo una mia impressione. Resta il fatto che la musica che ci propongono i Sect Mark è si un concentrato di hardcore punk furioso in perfetto old school style (sopratutto l’hardcore old school di stampo Scandinavo, svedese e finlandese in particolar modo), ma nel quale trova spazio una certa dose di sperimentazione noise che rende il tutto molto rumoroso e sporco. E’ una musica che non lascia spazio a rallentamenti, stacchi o divagazioni melodiche, puntando tutto sulla velocità dei riff suonati da Radar, su una sezione ritmica martellante e schizofrenica opera di Ludovico e Banfio e sulle vocals urlate e lancinanti del cantante Johnny. Come già scritto questo è un demotape che puzza di old school dalla prima all’ultima nota e non a caso i Sect Mark hanno intitolato la quarta canzone di questo loro debutto proprio “Old (School)”, come a rimarcare la loro attitudine e la loro passione. Oltre alla già citata “Old (School)” la Demo si compone di altri 5 pezzi, tutti della durata inferiore ai 2 minuti; forse la poco durata complessiva della Demo è l’unica cosa che lascia veramente l’amaro in bocca, tant’è che mi son ritrovato più di una volta ad ascoltare da capo tutta la demo; c’è poco da stupirsi in realtà visto che stiamo pur sempre parlando della prima fatica di un gruppo di recente formazione. A parer mio la recensione può concludersi qui perchè non possono esserci altre parole da spendere per i Sect Mark; dopotutto la loro musica parla (ottimamente) per loro e quindi vi invito ad ascoltare il primo possibile questo Demo.

Oltre la musica, oltre il rumore. Disastro Sonoro Old School.

 

“Che sia davvero questo il punk hardcore?” – Acque Scure #4 (09/09/17)

L’estate sta finendo (ah i Righeira…), l’autunno sta arrivando. Come vivere questo passaggio se non con un bel concerto punk hardcore? Perchè si l’autunno è alle porte e per chi bazzica la scena punk legata al Telos (storico squat di Saronno, nel varesino), il passaggio dalla spensieratezza dell’estate alla malinconia dell’autunno da quattro anni a questa parte non può che far rima con “Acque Scure”, un’intera giornata dedicata alla musica punk in tutte le sue forme e alla militanza antagonista con presentazioni di opuscoli, libri, scritti. Con quella di quest’anno siamo arrivati alla quarta edizione, sperando ce ne siano una quinta, una sesta, negli anni a venire, perchè l’Acque Scure è l’esempio emblematico di tutto ciò che deve essere ed è il punk-hardcore; non solo musica, non solo rumore, bensì sudore, passione, militanza, lotta, in una parola: vita.

Undici i gruppi della passata edizione, otto quelli presenti quest’anno (nove contando anche l’esibizione acustica di Menagramo, cantautore folk-punk), un unico filo conduttore che unisce i gruppi pur nella loro diversità: il punk-hardcore (oltre al sudore, alla passione e all’adrenalina trasmessi da tutte e otto le loro esibizioni). Prima di iniziare a recensire “performance” per “performance”, in stile lista della spesa, vi elenco in ordine sparso i gruppi che hanno calcato il palco (inesistente, come giusto che sia quando si tratta di musica punk) di questa quarta edizione dell’Acque Scure: Soviet Order Zero, Gli Altri, Bengala Heavy Ensemble, Satanic Youth, La Rata Mutante, Gram e Discomostro.

La serata accompagnata dalla pioggia si è aperta con l’esibizione dei Soviet Order Zero, trio che suona un classico hardcore punk senza infamia e senza lode. Molto godibile la loro performance, professionali ma forse un po’ statici e poco coinvolgenti anche se, sarà stata per la pioggia o molto più probabilmente per l’ora (han suonato alle 21), c’è da ammettere che han suonato dinanzi a pochissime persone.

A seguire i Soviet Order Zero, troviamo i La Rata Mutante. Anche loro sono un trio, provengono da Brescia e suonano un hardcore punk molto particolare, caratterizzato da molti stacchi, da intermezzi melodici a tratti ballabili e dalla doppia voce; la loro esibizione è stata impeccabile, erano visibilmente divertiti e bravissimi nel far divertire. La particolarità del loro hardcore punk, canonico ma al contempo originale, è stata sicuramente la loro arma in più capace di catturare l’interesse dei presenti.

E’ giunta poi l’ora dei Satanic Youth, un concentrato di skate punk, attitudine hardcore, adrenalina e sudore, che ha fatto sicuramente la gioia dei presenti. È stata la loro esibizione a dare il via alle dan…ehm al pogo selvaggio. Il cantante di questa “Gioventù Satanica” è stato (come al solito) un vero e proprio mattatore, instancabile nello sgolarsi e nel pogare insieme ai presenti. Per tener fede al loro nome, diciamolo senza mezzi termini: il cantante pareva indemoniato. La loro musica, uno skate hardcore punk molto old school, è molto veloce, diretta, senza rallentamenti, per niente melodica, (e devo ammetterlo suona di gran lunga meglio dal vivo che su album), è perfetta per animare una serata hardcore punk che si rispetti, mettendo al centro dell’esibizione l’attitudine, la passione, il sudore. Musica e gruppo perfetto per iniziare il pogo selvaggio. Promossi a pieni voti.

Non era di certo facile suonare dopo l’esibizione adrenalinica e schizofrenica dei Satanic Youth; i Discomostro invece hanno offerto una prova ottima, tanto nel suono quanto nelle parti cantate. Una esibizione quella dei Discomostro (gruppo nato da un’idea di Carlame, ex Skruigners) trascinante e coinvolgente sostenuta da pezzi veloci, diretti e intensi che non lasciano indifferenti e perfetti per far proseguire il pogo. Anche loro hanno proposto una musica punk-hardcore vecchia scuola che, anche se di gran lunga più melodica, è stato perfetto per far continuare il pogo indemoniato cominciato durante l’esibizione dei Satanic Youth.

“Gennaio” – Discomostro – Live Telos Acque Scure HC #4

A questo punto “entrano in scena” Gli Altri, gruppo post-hardcore con influenze screamo e post-rock savonese, autori, senza togliere nulla a tutti gli altri ottimi gruppi presenti, probabilmente dell’esibizione migliore della serata. La loro proposta musicale è perfetta per qualsiasi tipo di “ascoltatore”; perfetta per pogare e dimenarsi senza un domani come dannati, ma altrettanto perfetta per chi ama godersi la musica dal vivo senza tuffarsi nel circolo vizioso del pogo (aihmè esistono anche questo tipo di persone…). Sfumature, melodia, rabbia ed originalità sono gli elementi che caratterizzano Gli Altri. Impeccabili per tutta la durata dell’esibizione, ottime le parti strumentali così come il cantato e le liriche.

Se era difficile suonare dopo l’adrenalinica esibizione dei Satanic Youth, figuriamoci farlo dopo quella de Gli Altri. Sopratutto quando il genere che si propone a pochissime affinità con quello proposto da chi ti ha preceduto. Detto ciò i misteriosi Bengala Heavy Ensemble hanno dimostrato di saperci fare. Il duo in questione composto esclusivamente da bassista e batterista, propone una musica strumentale che fa della distorsione dei suoni e della pesantezza i suoi punti forti. Canzoni dalla media-lunga durata, melodie claustrofobiche sempre in bilico tra la pesantezza opprimente e aperture atmosferiche, che ci possono far annoverare la proposta musicale dei nostri in quel calderone che risponde al nome di “Sludge/Post-Metal”. Un’esibizione la loro che si discostava da quelle precedenti (sia per il genere proposto che per le atmosfere create da quest’ultimo) ma che è risultata essere comunque estremamente interessante.

Il concerto si è concluso con i Gram, gruppo di Monaco di Baviera che suona un classico hardcore punk senza inventare nulla di nuovo. Ad esser sincero, nonostante la loro esibizione sia stata impeccabile dal punto di vista dell’impegno e della passione, la loro musica non è riuscita a coinvolgermi più di tanto. Dopo tutto l’hardcore punk non deve esser per forza essere originale (anzi), deve principalmente essere in grado di trasmettere emozioni e visto l’ennesimo pogo selvaggio che ha accompagnato tutta la durata del concerto dei tedeschi, a quanto pare la loro proposta qualcosa ha trasmesso, quindi bene cosi.

L’Acque Scure HC continua a rappresentare il modo migliore di disertare la quotidianità e di creare squarci di passione e libertà nel quieto vivere in cui ci hanno condannati a morire, risultando essere ormai un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti di queste sonorità e di un preciso modo di vivere la musica punk-hardcore, fatto di vita, passione, lotta e attitudine. Come cantano i Plakkaggio HC: “Che sia davvero questo il punk-hardcore?”.

Acque Scure, una notte di settembre. Oltre la musica, oltre il rumore. Diserta la quotidianità, vivi, lotta, ama.

ECO – Orizzonte Divorami (2015)

L’estate sta finendo (mentre scrivevo questa frase mi son messo a canticchiare l’omonimo capolavoro dei Righeira) e la stagione autunnale è alle porte, finalmente. Ed io voglio accompagnare questo inizio di settembre con nuove recensioni e a breve anche con dei live report. Dato che ci stiamo avvicinando all’autunno, stagione prediletta del rumoroso e misterioso personaggio che si cela dietro questa ‘zine/questo blog, voglio cominciare recensendo un album che trovo perfetto per accompagnare questo periodo dell’anno; sto parlando di “Orizzonte Divorami”, opera prima degli Eco (Parole Veloci), progetto musicale totalmente dedito alla filosofia DIY emerso dall’underground varesino agli inizi del 2013.

“Questo disco racchiude un viaggio che chiunque potrebbe percorrere ” con queste parole gli Eco definiscono questo “Orizzonte Divorami” e la sensazione, appena si rimane catturati dalle prime note dell’intro, è proprio quella di essere immersi in un viaggio nel quale potersi sentire estremamente liberi dalla quotidiana alienazione e oppressione. La proposta sonora che accompagnerà questo viaggio verso l’orizzonte che ci divorerà può essere definita senza troppi giri di parole come hardcore punk stile anni ’90 melodico, veloce ed estremamente diretto. I primi gruppi che mi sono venuti in mente ascoltando questa prima opera degli Eco sono stati sicuramente gli immortali e mai dimenticati Kafka e i romagnoli Le Tormenta, anche se l’originalità e la ricerca sonora di questi ultimi rimane ineguagliata e probabilmente ineguagliabile. Ho citato proprio Kafka e Le Tormenta non solo per quanto riguarda la parte strumentale, ma in particolar modo per i testi scritti dagli Eco, secondo me il vero punto forte di questo loro album. In effetti i livelli di “poetica”, nonchè le tematiche e gli argomenti, raggiunti dai due gruppi sopracitati possiamo ritrovarli anche nelle 9 tracce che compongono “Orizzonte Divorami”. Liriche introverse interpretate magistralmente da urla sgraziate che riescono nel loro intento di trasmettere un certo tipo di emozioni come la rabbia o la malinconia.

Brani come “Ombre” (il pezzo con il quale inizia il nostro viaggio), “Come le Rondini” e “Qualcuno con cui correre” rimangono impressi già al primo ascolto, sia grazie alla bellezza delle liriche che per le parti strumentali mai banali anche se chiaramente ispirate alla scuola HC degli anni ’90. In brani come “Gaia”, ma anche nel già citato “Qualcuno con cui correre”, inoltre possiamo notare una vena sperimentale nella proposta sonora (in stile Le Tormenta) degli Eco rappresentata dall’outro di tamburi che conferisce un senso tribale e selvaggio alla traccia in questione e all’intero viaggio che stiamo percorrendo. Altro pezzo degno di nota è senza ombra di dubbio “In Quegli Anni”, un vero e proprio inno antifascista per ricordare a tutti, ancora una volta, che il terrore nero è una piaga concreta da debellare ancora oggi.

Non voglio dilungarmi troppo a parlare di questo album perchè voglio lasciare agli ascoltatori la possibilità di immergersi completamente in questo viaggio accompagnati dalle parole veloci e dall’hardcore punk degli Eco e di godere delle immagini e delle sensazioni che emergono dalle liriche. Ora non dovete far altro che trovare qualcuno con cui correre in questo viaggio diventando intimi turisti di questo mondo. Nel mentre io resto seduto su di un letto di foglie d’Autunno, oltre la Musica, oltre il rumore, aspettando che l’orizzonte venga a divorarmi, percependo in lontananza l’eco di parole veloci e di un Disastro Sonoro.

“Seguire la propria strada attraverso idee e progetti costa fatica
e tavolta richiede dei tagli netti con il propio passato.
Aspirare ad una vita in cui il compromesso forzato
non sia il pane quotidiano alla ricerca di una libertà piena ed emancipata.
Rinunciare allo stupro costante dei valori più intimi e collettivi
è imprescindibile nella ricerca della propria rinascita.
La fondamentale memoria storica deve essere coadiuvata
dall’impellente necessità di lottare contro tutte le pressanti
ed incessanti forme di sfruttamento, trovando ogni giorno di più
qualcuno con cui correre…” Eco Parole Veloci