Cavernicular – Man’s Place in Nature (2017)

Violenza sonora estrema e annichilente. Si può sintetizzare in questo modo la recensione di “Man’s Place in Nature” dei palermitani Cavernicular che con il loro mix letale di grindcore, powerviolence e spruzzate di crust, che loro stessi definiscono “grindingviolence”, ci mettono solamente 18min e 15 secondi per scatenare un vero e proprio inferno sulla terra fatto di rabbia primordiale e violenza inaudita. Suonano veloci ed estremi, sono rumorosi al punto giusto e la loro è una cattiveria senza eguali che travolge qualsiasi cosa si trovi dinanzi al loro cammino, lasciando terra bruciata dietro di sè. L’estremismo sonoro assolutamente grezzo e brutale proposto dai Cavernicular in queste venti tracce che compongono “Man’s Place in Nature” ci dimostra fin da subito le influenze dei nostri: Yacopasae, Dropdead, Agatochles su tutti, ma anche Infest, Heresy e Siege possono essere chiamati in causa e citati come le radici da cui prende forma il rumore annichilente suonato dai quattro cavernicoli palermitani e urlato dalla voce abrasiva di Totò e dal cavernoso growl di Sandro. Appena partirà la titletrack con la quale si apre l’album, fino a giungere (sempre se ci riuscirete visto che il “grindingviolence” dei Cavernicular frantuma ossa e annienta qualsiasi cosa) alla conclusiva “Exit Strategy”, vi ritroverete immersi in una situazione di caos primordiale dove il rumore più estremo e la violenza senza compromessi saranno i vostri unici compagni in questo viaggio verso il totale annichilimento di sè stessi, un viaggio nel quale la speranza di sopravvivere si fa, traccia dopo traccia, sempre più tenue ed impalpabile. Tutte queste sensazioni che ho provato immergendomi nella musica dei Cavernicular e che ho provato a descrivervi a parole sono racchiuse in maniera perfetta nella splendida copertina che accompagna “Man’s Place in Nature” che rende bene il concetto di “creare l’inferno sulla terra” come dicevo all’inizio di questa recensione.

Non c’è molto altro da dire su questo primo full lenght dei palermitani Cavernicular, se volete passare una ventina di minuti scarsi in compagnia di un ottimo e devastante mix di powerviolence e grindcore questo è l’album che fa per voi. Nichilismo estremo, rabbia primordiale, violenza senza mezzi termini, questi gli ingredienti che permettono ai nostri di scatenare il caos. Sulla strada verso l’estinzione umana questo “Man’s Place in Nature” è la perfetta colonna sonora per cancellare gli ultimi tentativi e le ultime speranze di sopravvivere.

MILANO CITY GANG – MESECINA / L.UL.U / COCAINE SLAVE / THE SEEKER

Il modo migliore per ricordare e riviversi la serata di sabato 16 in T28 con tutto il meglio che ha da offrire a noi malcapitati punx la scena fastcore/powerviolence milanese è senza ombra di dubbio assaporarsi ogni minimo istante di questa quasi ora di video girato per conto di “666 Cult” dal buon Angel a.k.a Cabron! Tutto quello che ho cercato di raccontare e trasmettere a parole nel live report (se non l’hai letto sei più stronzo di chi l’ha scritto, sappilo) di questo super concerto è assolutamente nulla in confronto alle immagini e alla testimonianza audio presenti in questo video, quindi correte veloci a guardarvelo tutto! In questa oretta scarsa c’è tutto (tranne Sada aihmè): passione, musica poca e rumore tantissimo, danze selvagge, emozione, macarene improvvisate, stage diving, cori dall’alto tasso alcolico, sudore, sgabelli, attitudine, tanto amore, cartoni della birra veri e propri protagonisti del moshpit durante i The Seeker e tutta un’altra serie di cose che non so meglio specificare. Godetevelo.

“Milano ti voglio bene, ti tratto come casa mia, piscio e cago in ogni via!” PER IL POWERVIOLENCE, PER L’ANARCHIA!!! (Cit.)

 

“Play fast ‘till the day you die!” – Concerto Benefit per la Saletta del T28 (16/12/17)

Seppellite il mio cuore in T28

“l’Hardcore è quello che siamo, il rumore attraverso cui respiriamo. L’Hardcore è quello che siamo, il dolore le grida, l’amore.” (NOFU)

In una Milano antartica, un sabato sera di metà dicembre, al T28 occupato si è ritrovato tutto il meglio della scena fastcore/powerviolence milanese per riscaldare i cuori di tutti noi punx e per farci pogare come dei dannati divorati dalle fiamme degli inferi. La serata di ieri si può racchiudere in una frase fuoriuscita in un momento di elevato livello poetico-alcolico dalle labbra di un noto punx bergamasco (quando leggerai questo report ti riconoscerai caro mio): <<il powerviolence non è musica, è emozione!>>…Nulla di più vero, nulla da aggiungere. Ed io potrei anche chiudere qui questo articolo, ma non lo farò perchè amo tediare gli sfortunati lettori che si imbatteranno in questo blog pieno zeppo di cazzate.

Mesecina con Covaz (The Seeker) alla batteria

Ad aprire le frenetiche danze ci ha pensato il powerviolence dalle tinte tzigane dei Mesecina, quest’oggi accompagnati alla batteria da Covaz, batterista dei The Seeker che suoneranno più tardi. Tempo una ventina di secondi, che per un gruppo che suona powerviolence equivalgono a metà concerto, si è scatenato un pogo selvaggio che lasciava ben sperare per il proseguo della serata. Inutile sprecare troppe parole in merito all’hardcore suonato iper-veloce e con una violenza inaudita dai nostri, se non i soliti elogi. Mi limito a sottolineare che alcuni pezzacci come “Luchando” o “Atertagande”, esperimento che a causa della rara malattia che mi affligge (ossia quella di inventarsi generi che non esistono e che non dovrebbero esistere) amo definire di black-violence, dal vivo si dimostrano ancora più violenti di quanto già non siano su album. Sempre un piacere assistere ad una decina di minuti abbondante di hardcore punk iper-veloce suonato e urlato con convinzione e attitudine da Achille e soci. Belli e bravi.

Cocaine Slave senza Sada

A seguire i “franco-fortissimi” (cit. che solo il Gian potrà capire) Cocaine Slave che, nonostante l’assenza del bassista, ci hanno regalato l’ennessima performance estremamente godibile e che non lascia dubbi sull’attitudine e la passione che anima i nostri. Come scrissi in merito alla loro performance in Villa Vegan di qualche settimana fa, “il powerviolence dei nostri non scende a compromessi, non conosce pause, tira dritto tritando ossa e non facendo prigionieri”, pur dovendo sopperire alla mancanza di Sada questa volta. Nuovamente meravigliato dalla tenuta vocale del cantante e dal suo scream che ha tratti mi ha ricordato certe vocals tipicamente black metal e che certamente ha saputo aggiungere un leggero tocco di originalità al suono dei Cocaine Slave. Ho promesso al Gian (per chi non lo sapesse batterista dei Cocaine Slave) che l’avrei coperto di insulti e critiche in questo live report, ma sinceramente non ne ho alcune voglia perchè tanto che suona di merda lo sanno già tutti, giusto? (ribadisco il mio ammmore incodizionato per il batterista più bello di tutta la scena punk milanese).

Contentissimo di aver potuto assistere nuovamente all’esibizione dei L.UL.U a distanza di parecchi mesi dalla prima volta che li vidi in quel di Bergamo al fu (lacrime) Laboratorio Anarchico “La Zona”. La prima cosa da sottolineare è la crescita che hanno avuto in questo ultimo anno e la maturità che hanno raggiunto. La ricetta è sempre la stessa: fast-hardcore incazzato e riottoso, urlato fino a squarciarsi la gola dalla grandissima Beret e che trasuda attitudine e coerenza da tutte le parti. Una decina di minuti scarsa è durata la performance dei L.UL.U. ma tanto basta per far capire a tutti i presenti che il loro intento è quello di suonare il più veloce possibile e sputarci in faccia tutta la rabbia di questo mondo. “Play fast or die trying ‘till the day you die!” questa la lezione che insegnano e ribadiscono ogni volta i L.UL.U. E a noi piacciono così!

The Seeker with sgabello

Giungiamo finalmente a parlare dei The Seeker e non sarà sicuramente facile riassumere in una manciata di righe la loro performance tutta sudore, emozioni e passione. Che sono veloci lo si sapeva già e ce ne avevano dato prova sia su “Angst-filled youth” sia sul nuovissimo “Malaya”, così come non era certamente una novità il fatto che suonassero un powerviolence violento ed irrequieto. Ma dal vivo i milanesi sono veramente un qualcosa di devastante, impeccabili sotto tutti i punti di vista e assolutamente instancabili. Impossibile restare indifferenti e sopratutto immobili dinanzi alla loro musica e difatti la loro esibizione è stata accompagnata dall’inizio alla fine da un vortice di corpi e individualità che si scontravano, saltavano e danzavano in un caos ordinato. Non un secondo di pausa, non un momento per riprendere fiato, non esiste tregua quando suonano i The Seeker. E’ già un miracolo essere ancora in vita e riuscire a reggersi ancora in piedi dopo i venti minuti intensi passati a pogare come dei dannati sull’hardcore veloce, violento e rabbioso dei milanesi. Tra sgabelli e stage diving, ci ricorderemo per un bel pezzo di questa serata in compagnia di Mesecina, Cocaine Slave, L.UL.U e The Seeker. “Shall we Tanz?” Of course!

E così tra un coro “Milano ti voglio bene, ti tratto come casa mia…” cantato a squarciagola da tutti i presenti e un “i Disobba no nella scena hardcore” si è giunti alla fine di questa super serata all’insegna dell’hardcore piú marcio, violento e veloce di tutta Milano city. Più di un semplice concerto o di una serata benefit, una vera e propria rimpatriata di amici e compagni della scena punk-diy milanese e non solo, vista la presenza di punx bergamaschi e bolognesi che hanno sicuramente alzato il livello della situazione. Che sia davvero questo il punk-hardcore? Che sia forse questo il motivo che ci spinge ogni giorno a sopravvivere? Io di risposte ne ho poche e probabilmente quelle poche che ho sono pure sbagliate, ma posso dire che situazioni del genere vanno oltre la semplice musica e oltre il semplice divertimento, sono la rappresentazione perfetta di ciò che significa (soprav)vivere, lottare e resistere allo schifo che ci circonda quotidianamente e che vorrebbe trascinarci giù con se. Queste situazioni sono un atto rivoluzionario!

“Play fast ‘till the day you die!”… Seppellite il mio cuore in T28. Milano antartica, una sera di dicembre.

P.s. Un grazie enorme e sentito a tutti coloro che ieri sera hanno speso due secondi per dimostrare il loro apprezzamento nei confronti di Disastro Sonoro e dello stronzo che ci sta dietro. E una dedica speciale ad amici con piacere rivisti dopo parecchio tempo. In particolare vorrei ringraziare i ragazzi dei Repressione (sempre un piacere vedervi), un certo Cabron che suona nei L.UL.U. e negli Evil Cosby, Achille, Mike e tutti gli altri che apprezzano il lavoro e la passione che ci metto nel tentare di mantenere viva la scena a modo mio.

 

 

 

 

Wargame – “Fast Cars” – Primo Videoclip per la “Brigata degli Skeaters Morti”

Crossover Thrash con i controcoglioni sporcato qui e la con dosi ingenti di punk che ricorda in più di un passaggio i grandissimi Municipal Waste! Questo sono i Wargame e questo “Fast Cars” rappresenta il loro primissimo video musicale che preannuncia l’imminente uscita, prevista per fine dicembre, del loro nuovo album intitolato “Dead Skaters Brigade”, disco che si preannuncia una bomba se ci basiamo esclusivamente sul pezzo presentato nel videoclip! Un gruppo e un sound che puzzano di anni ’80 e di underground fino al midollo con il pregio però di non risultare ne ridicoli ne tantomeno banali. Musica perfetta per pogare e fare headbanging selvaggio come se non ci fosse un domani! Se volete apprezzarli dal vivo non perdetevi in data 23 di dicembre il consueto appuntamento al FOA Boccaccio di Monza con il super concertone dell’anti anti-vigilia di Natale in compagnia di Sempre Peggio, Kalashnikov Collective e le leggende dell’hardcore punk italiano Impact!

Come definire questo videoclip? Beh con le parole usate dagli stessi Wargame: Robot alieni, fabbriche in disuso, scope volanti e balli di gruppo!

 

Overcharge – “Electric Reaper” – “THE ELECTRIC REAPER IS COMING AND YOU’RE ON ITS LIST”

Gli Overcharge sono tornati con la loro miscela esplosiva di speedmetalpunx e con un nuovo video musicale che ci anticipa l’uscita dell’EP “Electric Reaper” prevista per il febbraio del 2018! La proposta dei nostri è rimasta la stessa, ovvero un mix devastante di Mothoread, Discharge, GBH, Driller Killer e gentaglia simile. Il video in questione, della titletrack dell’EP che uscirà tra pochi mesi, lascia ben sperare per il nuovo lavoro degli Overcharge e ci da prova nuovamente della qualità della musica suonata da Marcio, Panzer e Josh. D-beat? Rock’n’Roll? Punk?Speed Metal? Chiamatelo un po’ come cazzo vi pare, questa è musica marcia che viene direttamente dal fottuto inferno! Correte a guardarvi il videoclip e ricordatevi: “THE ELECTRIC REAPER IS COMING AND YOU’RE ON ITS LIST”!

 

 

Satanic Youth – IIIIIII (2015)

Irriverenti, dissacranti, diretti, sfacciati, rumorosi, caotici, giovani e  devoti a Satana. Questo sono in breve i Satanic Youth. “Old School Satanic Skate Punk-Hardcore” (son tornato con le mie assurde “etichette”, vi ero mancato ammettetelo), questo è quello che vi ritroverete ad ascoltare in questa primissima demo del gruppo spezzino rilasciata nel 2015, registrata con una qualità che definire grezza è dire poco, troppo poco. Non esistono parole per descrivere la non-qualità della registrazione delle 7 velocissimi e caotiche a livelli massimi tracce presenti su questo primo lavoro dei Satanic Youth. Giustamente dopo quanto scritto vi starete immaginando che la demo di questo gruppo proveniente da La Spezia faccia cagare a livelli inauditi, e forse non state nemmeno andando troppo lontani con l’immaginazione. C’è un fottutissimo problema però: al di là della praticamente inesistente qualità della registrazione, dell’incapacità quasi totale di distinguere la voce spesso sommersa dagli strumenti e di capire quello che la voce sguaiata di Macca voglia dirci, tutto questo mi piace in un modo che non riesco a spiegarmi. Sarà per la passione che trasuda da ogni singolo secondo di ogni singolo fottutissimo pezzo, sarà per l’attitudine old school di questa “Gioventù Satanica”, sarà per quel cazzo che vi e mi pare, ma nel mio essere masochista tutto questo mi fa apprezzare il lavoro dei Satanic Youth ed i litri di sudore che ci stanno dietro. E poi diciamocelo chiaramente, senza mezzi termini: la voglia di pogare che mettono addosso pezzi come l’iniziale “I Worked For You” (intro geniale!!!), “It’s Only Blood” o “Example of Incoherence” vale diecimila volte di più di tutte le parole che lo stronzo che sta scrivendo questa recensione ha detto finora! E allora diciamolo chiaramente: questa demo bisogna prenderla così com’è, come un breve ma intenso pogo nel quale apparentemente non ci si capisce un cazzo, ma che in realtà rappresenta un vortice di emozioni e sensazioni difficili da descrivere. E avendo visto dal vivo i Satanic Youth posso assicurarvi che la loro musica è proprio questo: caos puro che trova un suo ordine e un suo senso solamente nello scontro di corpi e di individualità all’interno del pogo più selvaggio che possiate immaginare. Ho parlato fin troppo e di stronzate credo di averne sparate molte, quindi per concludere suddetto viaggio onirico camuffato da recensione vi lascio direttamente un verso dell’ultimo omonimo brano della demo dei Satanic Youth che recita così: “I’ll not be happy until I’ll be voiceless continuing to shout”. Una frase che è la fottuta essenza dell’hardcore punk.

P.s. inutile negarlo, l’intro di chitarra della seconda traccia “Pop-Shove it Carnage” fa venire l’erezione al primo ascolto, al secondo, al terzo e altre infinite volte.

Class – Asterism (2014)

 

“Well the name is Class not Clash” mi pare cantasse così un certo Steve Ignorant nel brano “White Punks on Hope”, ma forse mi sbaglio. Ah nel caso non sappiate chi sia costui, tale Steve Ignorant, se non avete assoluta idea di che pezzaccio sia quello sopracitato e soprattutto se non avete riconosciuto l’iconica frase posta ad introduzione di questa recensione, vi chiedo con il cuore di chiudere tutto, non leggere mai più Disastro Sonoro e di correre il prima possibile ad ascoltare e riascoltare quel capolavoro che risponde al nome di “Stations of the Crass”. Per tutti gli altri che conoscono Penny Rimbaud e soci, proseguiamo con la recensione di “Asterism” dei milanesi Class.

Nonostante abbia citato i Crass, gruppo e collettivo di un’importanza inenarrabile all’interno della scena punk britannica e mondiale e considerati “da chi ne sa più di me” come i padri fondatori di tutto il movimento anarcho-punk, la loro influenza musicale, per rimanere su toni pacati, non è presente manco per il cazzo nel suono proposto dai milanesi Class. Difatti il nostro trio capitanato dalla riottosa voce della cantante Alessandra dedica anima e corpo al fastcore più classico, incazzato e tritaossa, debitore ai grandi nomi del genere. E su questo “Asterism”, rilasciato su cassetta nel lontano febbraio del 2014, ci danno prova di tutta la loro qualità nel riproporre in modo classico ma mai scontato un genere sentito e risentito mille volte e in mille salse. Chiariamoci subito: come al solito ci troviamo dinanzi ad un lavoro impeccabile sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista dell’attitudine e della passione, ma i Class non suonano nulla di originale. Ciò non significa assolutamente che i milanesi non meritino più di un ascolto e che non siano in grado di far passare una decina di minuti estremamente piacevoli all’ascoltatore pur senza lasciar lui la possibilità di riprendere fiato. Infatti i 12 brevi ma intensi pezzi che compongono questo “Asterism”, partendo dall’iniziale “Brains? I’m Fine”, perfetta per farci immergere nel mood e nel suono caotico e rabbioso dei Class, fino ad arrivare alla conclusiva “You Differ, I Differ”, sanno come colpire nel segno e assomigliano ad una scarica di pugni scagliati contro il muso e nello stomaco dell’ascoltatore, e questo mi piace parecchio. In parecchi casi, sarà per il fatto che a gridare squarciandosi la gola sia una lei (ovvero la già citata Alessandra) o perchè la proposta rumorosa dei nostri è un concentrato sincero e coerente di rabbia e passione, i Class mi hanno ricordato un altro gruppo milanese da poco recensito su queste pagine, ossia i L.UL.U. Pur non suonando nulla di originale devo ammettere che è difficile stancarsi di ascoltare i 12 pezzacci che ci hanno regalato i Class e questo è assolutamente il merito più grande del trio milanese; va inoltre sottolineato che, quando si fanno le cose perchè mossi da passione sincera invece che per becera emulazione o mera ricerca di profitto, il risultato non può che suonare come questo “Asterism”, prima ancora che un concentrato di hardcore veloce e furioso, una dimostrazione di passione, coerenza e attitudine.

Se volete passare una decina di minuti a pogare da soli contro muri, pareti e armadi come dei totali imbecilli al suono del fastcore più sincero e incazzato questo “Asterism” dei milanesi Class è quello che fa per voi. Non ne rimarrete delusi, ne sono certo.

L.UL.U – We’re About to Throw Up! (2017)

Disco veloce, recensione veloce. Sei minuti scarsi di fottutissimo ed incazzatissimo powerviolence/fastcore contenuto in 7 tracce che suonano come dei pugni in faccia, questo in breve il contenuto di “We’re Abput to Throw Up!”, primo Ep rilasciato a maggio dai L.UL.U, giovane gruppo milanese dedito alle frange più veloci dell’hardcore punk. Dopotutto il principale interesse del gruppo, assolutamente non nascosto come testimonia la loro pagina facebook, è quello di suonare veloci, il più veloci possibile se possibile. Dall’iniziale “Wait in Vain” si capisce immediatamente la strada intrapresa con attitudine e convinzione da Chiara (voce e urla varie), xCabronx (batteria, già batterista degli Evil Cosby) e da BlindFrankie (chitarra), un concentrato di hardcore veloce, incazzato e abbastanza rumoroso da ascoltare rigorosamente a tutto volume e che certamente dal vivo saprà rendere ancora meglio di quanto già non faccia su tape. 

Apriamo una parentesi dovuta: se volete godervi live il fastcore dei L.UL.U assolutamente non dovete e non potete perdervi il concertone di sabato 16 dicembre in T28 insieme a gentaglia del calibro di Mesecina, Cocaine Slave e The Seeker. Chiusa questa parentesi, torniamo a parlare di questo “We’re About to Throw Up!” e precisamente dei testi: di cosa parleranno mai le liriche che accompagnano una musica tanto veloce ed incazzata? Dall’invettiva e dall’odio (assolutamente condiviso da chi scrive) verso i maiali in divisa, ciò che difendono e quel che rappresentano nella traccia “Pigs” si passa ad una traccia-manifesto come “DIY” che già dal nome dovrebbe dire tutto, ossia l’amore incondizionato e l’abnegazione per il concetto e la pratica del “do it yourself” che anima chiunque, con mille difficoltà economiche e non, si impegna a tener viva questa scena, da chi scrive su blog e fanzine a chi produce, registra e pubblica dischi, tapes e simili, passando per chi tra mille sbatti organizza serate e concerti, scegliendo sempre e comunque la strada dell’autoproduzione. Attitudine, rabbia, velocità, passione, coerenza, i L.UL.U incarnano perfettamente tutte queste cose. 7 tracce, 5 minuti e 57 secondi di puro e semplice fastcore/powerviolence, nessun prigioniero, nessuna via di scampo. Come già detto per altri gruppi in altre recensioni, ribadisco il concetto: i L.UL.U non suonano nulla di originale, ma quello che fanno lo fanno dannatamente bene e questo “We’re About to Throw Up!” ne è una chiara dimostrazione! “Play fast or die trying ‘till the day you die!” questa la lezione che ci insegnano i L.UL.U.

 

Zona d’Ombra – “La Lingua dei Numeri” – Cercando di dare un senso a questa Unica Dimensione di Vuoto

 

Scatti Vorticosi Records, che porta avanti la filosofia del Do It Yourself dal lontano 2003, ci regala un nuovo videoclip, questa volta del brano “La Lingua dei Numeri” tratto dall’ultima fatica (recensita il mese scorso proprio sulle pagine virtuali di Disastro Sonoro) dei comaschi Zona d’Ombra, fieri portabandiera dell’hardcore punk di tradizione italica sempre in bilico tra vecchia scuola e modernità e dalle liriche impeccabili!

Come già scrissi nella sopracitata recensione dell’album “Unica Dimensione di Vuoto”, “La Lingua dei Numeri” è sicuramente uno degli episodi migliori presenti sull’ultima fatica di Spiccio, Pelle e compagnia. Riprendendo quanto dissi in quella recensione mi astengo nuovamente dal aggiungere un commento ad un altro brano perfetto come questo “La Lingua dei Numeri”. Mi limito a dire che non potevano scegliere traccia migliore da proporre in un videoclip.

Ben fatto nuovamente quindi Zona d’Ombra e un plauso speciale a Scatti Vorticosi Records che ha reso possibile questo videoclip. Vi lascio con il testo del pezzaccio che merita di essere letto e riletto attentamente per quante cazzo di emozioni trasmette.

Ti vedo, uno spettro fatto di regole / Guardami, non senti che soffro? / E’ l’uomo che parla all’uomo ma l’uomo non risponde / I nostri respiri a un palmo / I nostri cuori su pianeti distanti / Amami Odiami Dimmi che esisto / Fammi sentire un po’ di calore / Ma dalla tua bocca solo gelide frasi distorte / Ma tu non hai orecchie per me / Tu che parli la lingua dei numeri / Con i piedi nelle macerie / Davanti ad un muro di silenzio / Aspettando un passo altrui / Aspettando che la luce apra una breccia nel buio / Immobili fino alla fine / Vorrei amarti / Vorrei odiarti / Ma tu non hai orecchie per me / Ma tu parli la lingua dei numeri”

 

Pioggia Nera – Teatri di Menzogne (2006)

Guardando la copertina rigorosamente in bianco e nero che appare disegnata rigorosamente a matita, oltre ad un senso di desolazione estraniante ed estrema, si potrebbe pensare di essersi imbattuti in un misconosciuto disco emerso dalle profondità dell’underground degli anni ’80-90 e da quella “golden age”del punk-hardcore italiano ancora oggi dai più mitizzata e rimpianta, a volte anche in modo eccessivo. E invece no, nulla di tutto ciò; al di là dell’estetica e, come vedremo più avanti, del suono di questi Pioggia Nera, ci troviamo ad ascoltare un entusiasmante album pubblicato nel 2006, un dilaniante concentrato di hardcore punk primordiale e oscuro. Diamo però giustamente due informazione biografiche su questi Pioggia Nera: nascono nei primi anni duemila tra quel di Pavia e quel di Varese e già nel 2004 sfornano una demo di 6 pezzi tra cui possiamo trovare la cover di “Tutto Uguale” degli indimenticati Nerorgasmo (gruppo che verrà citato più di una volta all’interno di questa recensione, ne sono sicuro).

Tornando a capofitto a parlare di “Teatri di Menzogne” primo vero e proprio album dei Pioggia Nera, la primissima cosa impossibile da negare è la forte influenza che la musica, ma non solo (basti vedere testi ed estetica), dei torinesi Nerorgasmo abbia avuto sulla proposta dei nostri. Questa evidenza non deve però automaticamente farci bollare come “scopiazzatura” il lavoro dei Pioggia Nera perchè tutt’altro che di scopiazzatura si può parlare; piuttosto si dovrebbe parlare di ispirazione e di rilettura di tutto quanto sono stati in grado di trasmettere con la loro musica intrinseca di rabbia e nichilismo i Nerorgasmo. Ed è proprio il nichilismo, sensazione presente in tutte e nove le tracce di questo “Teatri di Menzogne”, il principale elemento che accomuna la proposta dei due gruppi.

Avendo sviscerato a fondo l’evidente similitudine tra i due gruppi, ora cerchiamo di fare il difficile esercizio mentale che ci permette di approcciarci a questo “Teatri di Menzogne” svincolandoci completamente dal pregiudizio che ci fa apparire i Pioggia Nera come dei semplici figliocci dei Nerorgasmo. L’album merita di essere ascoltato più e più volte perchè la musica dei nostri incazzatissimi pavesi/varesini sa come colpire nel segno, tanto a livello strumentale quanto a livello più prettamente lirico. Su una base sonora che riprende a piene mani la lezione dell’hardcore punk italiano degli anni ’80-90 più sporco e sgraziato ma riletto in una chiave più oscura, difatti si stagliano delle liriche rabbiose che raccontano l’orrore e l’inquietudine che dominano la quotidianità così come il disagio che soffoca l’esistenza umana, senza dimenticare una ingente dose di rassegnazione e di disillusione che prendono il sopravvento dinanzi alla vacua ed opprimente realtà che tutti noi ci troviamo costretti ad affrontare tentando di sopravvivere. Questo a grandi linee ciò che possiamo ascoltare partendo dall’introduttiva e omonima “La Pioggia Nera” fino a giungere alla conclusiva “Insonnia”. Pezzi come “Immobile e Perfetto” (che non avrebbe affatto sfigurato sull’omonimo album dei Nerorgasmo datato 1993), “Anima Dannata” (con una voce talmente marcia che mi ha dato una sensazione di “Black Metal” in più di un’occasione), “Tutto Falso” e “Vuoto” dimostrano tutta la qualità dei Pioggia Nera e ribadiscono un concetto fondamentale, ossia che per quanto possa essere marcata l’influenza dei Nerorgasmo non ci troviamo davanti ad un gruppo-clone!

Quindi ecco a voi servito un ottimo album di punk-hardcore vecchia scuola, a tratti pervaso da una sensazione di oscurità opprimente, che ad ogni traccia ribadisce la sua natura nichilista. Imperdibile a parere di chi scrive per chiunque cerchi una colonna sonora che accompagni degnamente la sopravvivenza nella desolata realtà della periferia di una grande metropoli come Milano.