Fine Before You Came – Ormai (2012)

7 tracce che somigliano a lamenti di un animo divorato dalla malinconia. Malinconia come ideale da difendere e che toglie il fiato. Malinconia verso qualcosa che non c’è mai stato o qualcuno che non è mai esistito.
7 tracce che aprono squarci tanto sulla pelle quanto e soprattutto nella testa. Squarci in cui entra il freddo, entra la pioggia, entra l’inverno che non lascia scampo. E che fan male.
7 tracce che vomitano malessere esistenziale sulle nostre vite alla deriva in questa realtà indecifrabile.
7 tracce che assomigliano a sfoghi lancinanti e laceranti urlati a squarciagola sotto il temporale.
7 tracce che hanno il sapore degli ultimi giorni di inverno, quando un tenue sole prova a riscaldare le membra azzannate dall’ultimo gelo della stagione.
7 tracce che suonano come “le canzoni tristi quando fuori piove”.
7 tracce che fan venire il “Magone”. 7 tracce che dipingono con colori pallidi le mattine di Febbraio e i decadenti paesaggi siberiani della periferia milanese.
7 tracce che ci provano a nascondere il dolore, a far finta di niente, ma che falliscono miseramente ogni volta.
7 tracce che hanno il sapore inebriante dell’aria dopo il temporale a “Dublino”.
7 tracce che hanno lo stesso identico rumore del silenzio assordante dopo una litigata. Lo stesso silenzio assordante delle notti passate in solitaria. Lo stesso rumore dei “pugni chiusi in tasca sui binari vuoti” in una stazione abbandonata di qualche località sperduta.
7 tracce da contemplare come si contempla immobili la calma del mare d’Inverno, come rapiti dal sole che pallido tramonta all’orizzonte.
7 tracce intense come le bestemmie.
7 tracce intense come la solitudine.
7 tracce che raccontano frammenti di quotidianità, una quotidianità difficile da affrontare e che costantemente ci spinge verso la disillusione.
7 tracce che trasudano quella sensazione di inettitudine tipicamente adolescenziale che, anche se ormai l’adolescenza ce la siamo lasciati dietro da un pezzo, fa ancora maledettamente male ad ogni nota.
7 tracce per ribadire che non c’è più speranza per noi disillusi e tristi.
7 tracce che sono una vita, la stessa vita che ho speso per capire che Settembre non fa per me. Per capire lo smarrimento che provo dinanzi alla bellezza di Ottobre che cura le mie infinite ferite, riaperte infinite volte da queste 7 tracce che compongono “Ormai” (per la cronaca, quarto album in studio per i Fine Before You Came).
7 tracce che riempiono il silenzio di una casa semivuota di domenica pomeriggio, quando giaccio immobile sul pavimento senza un motivo per alzarmi, contemplando la vacuità della mia e dell’altrui esistenza.
7 tracce che ci ricordano di tutte le cose che abbiamo detto in questi anni e che non abbiamo mai concluso. Tutti i viaggi programmati per poi rimanercene a casa, senza partire mai.
7 tracce che hanno lo stesso carico emotivo di quando ad un ” come stai? ” rispondiamo, fingendo un sorriso, “tutto bene, grazie” anche se in realtà non va bene un cazzo di niente. Mai. Non va mai bene un cazzo di niente, lo capite? Ce ne accorgiamo che qui è sempre peggio?

7 tracce che sono urla di dolore che rimbombano in stanze deserte e gelate. Che rimbombano nella testa quando nella solitudine della sera mi chiedo tu dove cazzo sia finita.

7 tracce che profumano della strana solitudine che si prova nei posti affollati, nelle grandi città, sui mezzi di trasporto nei quali ci estraniamo fino a sperare di scomparire.

7 tracce che sono solamente le 7 stradine deserte di questo minuscolo “Paese” che conoscono ormai a memoria, che percorro nella solitudine di una sera di inverno, che mi intrappolano perchè non vogliono lasciarmi fuggire via da qua.

7 tracce che conciliano quella vaga sensazione di nostalgia che porta con sè la pioggia battente “mentre guido verso la città che un giorno sarà casa”.

7 tracce che sono spaccati terreni di quotidianità con tutte le sue mille difficoltà.

7 tracce che parlano di me, di te, di noi, di tutti. Che parlano per me, per te, per noi. Che rendono gli occhi lucidi senza un motivo apparente come quando ti celi dietro il solito enigmatico silenzio che non riuscirò mai a decifrare pur sforzandomi. 7 tracce che sono allo stesso tempo rumore e silenzio, urla lancinanti e parole sussurrate, freddo glaciale dell’inverno e malinconia degli ultimi giorni d’estate.

7 tracce di puro emo-post hardcore/post rock con i controcoglioni condito da liriche dalla qualità sublime. Tutto questo e moltissimo altro che non saprei descrivere a parole è “Ormai”, album del 2012 dei Fine Before You Came.

I Fine Before You Cane sanno sempre dove e come colpire e questo ” Ormai” è l’ennesimo pugno nello stomaco che fa male e che ti lascia immobile nel letto a piangere e soffrire per ore in preda al malessere e all’angoscia. Ma è al contempo capace di cullarti e farti sentire al sicuro in mezzo a questa tempesta che è la vita.
E quando ti sale la malinconia a tarda sera, puoi solamente condire il passare delle ore e dell’oscurità tenendoti compagnia con i Fine Before You Came. Ormai non c’è più speranza, c’è la notte, c’è il silenzio, c’è la solitudine. Forse non è la felicità ciò che voglio, ma cullare la mia malinconia al suono doloroso di queste 7 tracce di intimo malessere annichilente. E intanto ti cerco ancora, perciò “dimmi qualcosa che mi scaldi, che fuori splende il sole e qui fa un freddo cane”, prima che torni a piovere come l’ultima volta che “ha piovuto per due giorni senza sosta”. 

“Ormai” ti fa precipitare in una situazione di malessere costante per tutta la durata della disco; un disco che fa piangere, che fa male, che fa entrare il freddo all’interno delle vene, ma che al contempo, senza saper spiegare il perchè, ha lo stesso sapore rassicurante dei momenti di malinconia e di solitudine. Perciò non venitemi a dire “che fa tutto schifo quel che è triste”. “Ormai” sono anche labili istanti di felicità, istanti che durano una frazione di secondo e che immediatamente creano macerie sulle quali aleggia una dolce e confortevole sensazione di malinconia perenne. “Ormai” destabilizza, ognuna delle 7 tracce può e riesce a colpirmi dove e quando vuole. Mi asciugo gli occhi. Fine.

 

Repressione – Col Sangue negli Occhi (2017)

“Coltiva la tua rabbia 
Coltiva la tua ira 
Una vita di stenti 
Costretti a resistere mostrando i denti 
Continua la lotta”

Il disco di cui mi appresto a parlare questa sera è stato rilasciato lo scorso giugno e, devo essere sincero con voi miei amati lettori di Disastro Sonoro, è stato amore a primo ascolto, tanto da essermelo divorato più e più volte nel corso di questi mesi, avendo nei suoi confronti un rapporto a tratti morboso-ossessivo. Rimane tutt’ora uno degli album che ascolto più frequentemente nei miei viaggi da pendolare su metro e pullman, avanti e indietro tra il grigiore opprimente di Milano e della periferia. Questa breve premessa per sottolineare anticipatamente quanto poco sarò imparziale nel parlare di questo “Col Sangue agli Occhi”, terza fatica in studio dei (miei amici) bolognesi Repressione. Un concentrato di hardcore punk rabbioso ed estremamente combattivo, veloce e frenetico senza però mai suonare rumoroso in modo estremamente eccessivo. In poche parole il perfetto proseguimento di quanto fatto intravedere dai nostri nei già ottimi “Rumore e Rabbia” del 2015 e “Fuoco” dell’anno successivo, altri due album che, per la cronaca, mi hanno reso “addicted” e non poco.

Il fast-hardcore dei nostri, profondamente influenzato tanto dall’approccio tutto italiano al genere quanto da mostri sacri come Infest (di cui troviamo appunto una rivisitazione del brano “The Game” in perfetto stile Repressione), è accompagnato da liriche riottose e mai scontate che più di una volta mi hanno ricordato quella sensazione di militanza raccontata con la poetica a là Contrasto o capaci di riportarmi alla mente alcuni testi dei primi Negazione. E i Contrasto non li ho nemmeno troppo citati a caso visto che nel secondo brano (probabilmente uno dei migliori pezzi presenti su quest’album) troviamo la voce inconfondibile di Max. Sono testi sempre impegnati e antagonisti, di militanza vissuta; testi che trasudano esperienze e sensazioni di lotta quotidiana contro questo sistema oppressivo che schiaccia le nostre vite e che ci vorrebbe ogni giorno sempre più obbedienti, silenziosi e rassegnati. Un sistema che vorrebbe condannarci a morte nell’apparente quieto vivere. Un sistema che, nonostante tutto, continueremo a combattere colpo su colpo, con ogni fottuto mezzo possibile per affermare <<contro l’oppressione, la vita. Per la vita, l’insurrezione>>.

“Ho il cuore fatto strano che soffre la bellezza” canta la buona Silvia a.k.a. Tunonna, ed è proprio per questo motivo che sto facendo estremamente fatica a parlare a cuore aperto di questo “Col Sangue negli Occhi”, un album in cui non riesco a trovare una nota stonata o qualcosa che mi faccia storcere il naso, un album che ancora oggi a distanza di mesi sa come tenermi compagnia e nel quale mi rifugio quando non so cosa ascoltare. Una certezza! Ah e nel caso non l’aveste notato, ve lo butto quì così, il titolo dell’album è direttamente ripreso da un pamphlet scritto dal compagno George Jackson, militante nelle Black Panthers, nel lontano 1971, poco tempo prima di perdere la vita nel carcere di San Quentin per mano di alcuni secondini che gli sparano alla schiena.

Cosa dire poi nello specifico delle 10 incredibili tracce presenti su questo “Col Sangue Agli Occhi” se non che si potrebbero scrivere decine e decine di righe per ogni singolo pezzo? L’album si apre con un pezzaccio che mette fin da subito in chiaro le cose e non lascia dubbi su quanto ci troveremo ad ascoltare nei 13min e 45secondi che seguiranno dopo aver cliccato play: un concentrato di hardcore punk veloce, rabbioso e che sa perfettamente bilanciare momenti più rumorosi e concitati ad altri in cui si può apprezzare appieno tutta la capacità dei Repressione nel riuscire a creare melodie strumentali e linee vocali di immediato impatto che accompagnano pezzi dal gusto anthemico come appunto l’iniziale “Guerra Alla Città”; brano brevissimo ma di un’intensità sconcertante condito con un testo che manifesta tutto il malessere che si prova nell’esser costretti a sopravvivere in ambienti urbani e metropolitani sempre più cementificati, militarizzati ed adibiti a laboratori a cielo aperto per la sperimentazione delle logiche securitarie, del controllo ossessivo e della sorveglianza costante delle nostre esistenze. Se la città dunque muove guerra all’individuo, l’unica risposta possibile è quella che ci urlano nelle orecchie e ci sputano in faccia i Repressione, ossia muovere a nostra volta Guerra alla Città!

Anche la successiva “Huye Hombre” prosegue il percorso dirompente e riottoso iniziato dalla prima traccia mantenendo così alta la tensione e l’atteggiamento combattivo dei nostri, tanto nella musica quanto nelle liriche militanti che si dimostrano sempre incisive e mai scontate! Ho già accennato qualcosina poi in merito alla terza traccia “Cieli di Piombo” che vede la partecipazione alla voce di Max dei Contrasto. Sarà per la presenza di Max, sarà per la capacità dei Repressione di scrivere liriche militanti con un tocco estremamente personale e con una poetica capace di mostrare tutte le sfumature di una esistenza agitata e militante vissuta nel quotidiano, sarà semplicemente che è un brano che racchiude in sè tutto il meglio che ci si può aspettare da un pezzo punk-hardcore, che “Cieli di Piombo” non sfigurerebbe affatto su un album come “Tornare ai Resti” degli stessi Contrasto! Risplenda il fuoco sotto cieli di piombo…che la vita avvolga le fiamme della gioia! 

Non posso poi non spendere due parole su “Macho Free Zone”, una vera e propria mazzata che arriva dritta dritta sui denti senza farsi troppi problemi, la stessa mazzata che si meritano senza troppi indugi tutti coloro che, dentro e fuori la scena hardcore, sedicenti compagni e non, continuano a perpetuare atteggiamenti sessisti e machisti. Il pezzo in questione ha un testo inequivocabile, una presa di posizione netta e rabbiosa nei confronti di coloro che manifestano atteggiamenti oppressivi e discriminatori su base di genere. Questo è un messaggio che noi tutti che viviamo certi spazi, certi contesti e che ci impegniamo quotidianamente nella lotta contro qualsivoglia tipo di discriminazione e oppressione dovremmo sempre tenere presente e agire di conseguenza per emarginare e contrastare attivamente ogni parvenza di atteggiamenti machisti e per allontanare a calcioni nel culo chiunque li tenga!

Potrei e dovrei per correttezza parlare anche delle altre tre tracce (se escludiamo le tre cover di Infest, Vitamin X e xLIEx) ma detto in tutta franchezza non credo serva che io spenda altre inutili parole. Sono infatti ormai convinto che abbiate capito che questo “Col Sangue Agli Occhi” dei Repressione è un album assolutamente imperdibile e che, ne sono certo, terrà in ostaggio per molto tempo le vostre indifese orecchie. I Repressione, come già avevano fatto con i due precedenti lavori, con questa “nuova” (mi pento di non esser riuscito a recensirla prima per questione di coinvolgimento affettivo…) fatica tornano prepotentemente a farvi compagnia e ve la faranno per molto tempo tanto che, fidatevi, a lungo andare vi ritroverete a urlare a squarciagola ogni singola traccia presente sull’ottimo “Col Sangue Agli Occhi”! Ultimo consiglio: appena potete correte a goderveli dal vivo, questi quattro cazzoni bolognesi sanno il fatto loro anche dal vivo!

“Con questa anima inquieta, da sempre in rivolta 
Resisterò ancora, una volta… col sangue agli occhi!” Conclusione migliore non poteva che essere affidata alla ultima strofa di “Col Sangue Agli Occhi”.

Horror Vacui – “Don’t Dance With Me” – New Wave of Vampire Punk & Fear

Finalmente tornano gli Horror Vacui insieme al loro personalissimo e gustosissimo death rock che puzza in egual maniera di post punk e delle derive più glaciali della new wave. Tornano con il video di “Don’t Dance With Me”, brano che anticipa l’imminente uscita, prevista per la primavera che è alle porte, del loro nuovissimo EP dal titolo “New Wave of Fear”, un titolo che ci mette subito in guardia su quanto andremo ad ascoltare, sull’orrore che penetrerà strisciante nelle nostre vene e che risveglierà i mostri sopiti nel nostro inconscio. Il brano scelto per il videoclip è l’ennesimo ottimo pezzaccio scritto da Marzia, Koppa e compagnia “vampiresca” ed il loro “Vampire Punk” si dimostra nuovamente una spanna superiore alle recenti uscite del genere. Se questo è solo un assaggio del nuovo “New Wave of Fear” ne vedremo delle belle cari i miei vampire punx. Aspettando la primavera per assaporare nel complesso il nuovo lavoro degli Horror Vacui, nell’attesa iniziamo a riempire queste ultime notti di gelido inverno danzando in mezzo alle ultime nebbie di febbraio sulle note di “Don’t Dance With Me”!

It’s only dark music baby, and we like it!

 

Potere Negativo – Il Mondo Che Crolla (2018)

Lo sentite il rumore? E’ il suono del mondo che crolla! Il mondo si sta oramai avviando a passo spedito verso la sua fine inevitabile, la civiltà del progresso e i mostri da essa creati hanno intrapreso da decenni la strada dell’autodistruzione e gli esseri umani, nè vivi nè morti, si ostinano a perpetuare un’esistenza vacua e artificiale, a ripetere giorni vuoti e tutti uguali fino alla morte. Quale migliore colonna sonora per affrontare un simile scenario appena descritto se non affidarsi alla musica dei Potere Negativo, gruppo raw punk proveniente da Sondrio? Lo sentite dunque il rumore? E’ il suono del caos contenuto nelle cinque tracce (per un totale di sette minuti complessivi di punk-hardcore caotico e rumoroso) che compongono questo “Il Mondo Che Crolla”, prima fatica in studio per i Potere Negativo rilasciata appena una settimana fa. Tetro Pugnale, Impulso e i romani Sect Mark, questi sono i primi nomi che possono venire in mente appena parte “Questo Rumore”, traccia con cui si apre questo primo lavoro dei Potere Negativo; nomi che riescono a dare immediatamente un’idea generale delle sonorità proposte dai nostri e che caratterizzano tutti e quattro i pezzi seguenti. Oltre ad una sonorità punk-hardcore molto lo-fi, caotica e raw che ha un sapore fortemente vecchia scuola, quello che più rimane addosso dopo aver ascoltato “Il Mondo Che Crolla” sono sicuramente le ottime liriche impregnate di disillusione, nichilismo, rabbia e una certa dose di misantropia che difficilmente stona su un lavoro di simil fattura, capaci di risultare personali ed estremamente interessanti pur toccando tematiche spesso abusate nel genere. Il tutto è permeato da un’atmosfera oscura e opprimente che ben si sposa con i temi trattati nei testi e con lo scenario che i Potere Negativo hanno voluto creare partendo da un titolo esplicito e che non lascia certo spazio ad interpretazioni come “Il Mondo Che Crolla”. Tornando a parlare delle singole tracce (tutte della durata inferiore ai 2 minuti), menzione particolare per la già citata “Questo Rumore”, un manifesto lirico-sonoro capace di racchiudere tutti gli ingredienti del “caos non musica” creato dai nostri, per l’ottima “Nel Silenzio” accompagnata da un testo che mette i brividi e la conclusiva “Controllo/Paura”. Lasciando a voi il compito di assaporare ogni secondo, ogni nota e ogni lirica de “Il Mondo Che Crolla”, evito di sprecare altre parole per elogiare questa prima ottima fatica dei Potere Negativo, gruppo che interpreta al meglio l’idea di “disastro sonoro” e che perciò merita senza ombra di dubbio più di un ascolto. Ci ritroveremo presto tra le macerie delle nostre vite ad osservare da lontano il mondo che sprofonda nel caos, mentre nelle cuffie staremo ascoltando a tutto volume la colonna sonora della fine, il rumore annichilente di questo “mondo che crolla”. Ora lo sentite il rumore? Sono i Potere Negativo!

Menzione doverosa per la splendida copertina in bianco nero che presenta quello che sembra essere un morto vivente direttamente preso o ispirato dal famosissimo cult movie ” Zombie 2″ del maestro Lucio Fulci. Morto vivente che, ancora prima di ascoltare il contenuto di “Il Mondo Che Crolla”, ci da l’idea perfetta dell’atmosfera creata e delle tematiche trattate dai Potere Negativo.

“Hit Run (Hardcore Attack)” – Crisis Benoit – Pane, Wrestling e Powerviolence

Con il video musicale del pezzaccio “Hit Run (Hardcore Attack) i quattro brutti ceffi che si nascondono dietro uno dei più geniali monicker sentiti negli ultimi anni, ossia Crisis Benoit, e che celano i loro volti schiumanti rabbia dietro a maschere tipiche dei luchadores messicani, ci annunciano l’imminente uscita per questo febbraio della loro nuova fatica in studio, dall’emblematico titolo “Violence Era”, che da così un seguito al già interessante e godibile debutto intitolato non a caso “Just a RAW demo”. Si perchè i bolognesi Crisis Benoit hanno trovato la ricetta vincente: un mix letale di furioso hardcore che sfocia a più riprese nel powerviolence più classico condito da liriche che hanno come tematica centrale il magico mondo del Wrestling, i suoi personaggi e le mosse iconiche che tutti da ragazzini abbiamo provato ad imitare almeno una volta finendo per romperci e rompere qualcosa. Grazie ai Crisis Benoit e alla loro personale rivisitazione della musica hardcore continueremo a romperci e a rompere qualcosa, pogando come dannati tanto ai loro concerti quanto chiusi nelle nostre case contro i muri!

Cazzo si può chiedere di più di un disco hardcore che parla di Wrestling? Nulla, appunto.Prendetene e ascoltatene tutti. Se questo è solo un assaggio, “Violence Era” si prospetta essere quello che tutti gli amanti di certe sonorità si aspettano: una violenta mazzata sui denti che ci farà sanguinare per un bel po’! No compromise, this is a fuckin’ Hardcore Attack! Que viva la Lucha, que viva Hardcore!