Restos Humanos – Restos Humanos (2017)

Il colombiano Julian Serrato è un essere che da anni si muove, instancabilmente, nelle profonditá piú recondite della scena d.i.y. e underground italiana a cavallo tra punk e metal e i moltissimi progetti che lo vedono impegnato testimoniano tutta la sua dedizione, la sua attitudine e la sua passione verso questo mondo e queste sonorità. La creatura nata dalla mente malsana di Julian, supportato in questo progetto dal batterista Barney (già nei veneti Hobos) e dalla bassista Sara (impegnata anche negli affascinanti Messa dediti a sonoritá doom/drone), di cui andremo a parlare oggi è a tutti gli effetti quella più prolifica in sede di registrazione in tutta la carriera dell’italo-colombiano. Mi sto riferendo ai Restos Humanos, gruppo che suona un interessante mix di death metal old school e grindcore in avanzata fase di putrefazione imbastardito da elementi sapientemente dosati di crust punk, retaggio di altri progetti in cui sono (o sono stati) impegnati Julian e compari, su tutti gli ottimi Gelo che con la loro demo avevano rubato cuori a tutti gli amanti del genere nel lontano 2008. Ma bando alle ciance e alle divagazioni, cosa ci troveremo ad ascoltare su questo “Restos Humanos”, ultima fatica in studio del gruppo se escludiamo uno split con i Paganizer? L’album si apre con una sinistra melodia da colonna sonora di qualche horror movie dei bei tempi andati del genere, intitolato dai nostri “Incipit della Morte, giusto per far capire che aria tira. E se l’intro ha un titolo del genere su quali coordinate potrà mai proseguire il mostro viaggio nell’orrore? Una montagna di resti umani in putrefazione, odore nauseabondo di morte, grindin’ death metal marcio, catacombale, assordante e angosciante che ci verrà sputato nelle orecchie con queste otto tracce. La lezione impartita da Machetazo e Impentigo (anche e soprattutto a livello lirico) sembra esser stata interiorizzata al meglio dai Restos Humanos, anche se é impossibile non notare la presenza di ingredienti che rendono il sound dei nostri colombiani/trevigiani personale quanto basta, interessante e soprattutto capace di non dare troppo l’impressione nauseante di “già sentito”. Difatti sopra un muro di suono marcio e grezzo che richiama immediatamente i due gruppi appena citati, i Restos Humanos ci inseriscono tutte le loro influenze ed esperienze pregresse in gruppi dal sound differente come i giá citati crusters Gelo. Questa base di death metal vecchia scuola imbastardito dal meglio che il grindcore abbia saputo vomitare nei decenni (o viceversa) trasuda tutta l’influenze anche di creature leggendarie della scena come Terrorizer, Repulsion, Autopsy e i Pestilence di quel capolavoro mai dimenticato  che è “Consuming Impulse”. L’atmosfera generale dell’album inoltre ricorda gli zombie movie e in generale il cinema dell’orrore italiano a cavallo tra i ’70 e gli ’80, cinema che ha fatto la Storia e che rimane fonte di ispirazione fondamentale per tantissimi gruppi dediti alle pulsioni più putride del death metal e del grindcore, come dimostrano con questo self titlted album i Restos Humanos. Ventidue minuti abbondanti di tupa-tupa tritaossa che si potrebbe definire “Horror Grind” (citando i Machetazo)senza troppi problemi viste le tematiche macabre trattate dai Restos Humanos; ventidue minuti di “tormento nauseabondo” suonato da “Quelli delle Catacombe” (titolo del brano che ho apprezzato maggiormente).

RESTOS HUMANOS, OVVERO NON-MORTI CHE CON QUESTE 8 SCHEGGE DI GRINDIN’ DEATH METAL DIRETTO DALLE CATACOMBE CI PENETRANO NELLE VISCERE COME UN PARASSITA E INIZIANO LENTAMENTE A CONSUMARCI DALL’INTERNO IN UNA LENTA AGONIA SENZA FINE. PANDEMIA, MUERTE Y DESTRUCCIÓN, QUESTO È QUELLO CHE CI VERRÀ VOMITATO NELLE ORECCHIE ASCOLTANDO “RESTOS HUMANOS”. SE TUTTO QUESTO NON VI BASTA, PER VOI RIMANE SOLO LA MORTE.

Punks For Rojava – This Music Kills Daesh and Erdogan!

“MAY THE SUN OF ROJAVA RISE AND NEVER SET
MAY THE SUN OF ROJAVA BURN ITS ENEMIES TO DEATH” (Adrestia – The Sun of Rojava)

In supporto alla Rivoluzione Confederalista e Democratica del Rojava è nato qualche mese fa un progetto dal nome “Punks For Rojava“, ossia una rete formata da individui e gruppi facenti parte della comunità punk internazionale impegnata sia nel supportare la Rivoluzione sia nel portare solidarietá ai curdi e ai tutti i gli altri popoli (armeni, yazidi, ecc.) che abitano i cantoni del Rojava, Afrin su tutti, che stanno subendo violenze, attacchi e feroci atti di repressione proprio in questo ultimo periodo da parte dell’esercito turco e dei mercenari jihadisti di Daesh al soldo del sultano Erdogan. I promotori di questa rete internazionale e internazionalista hanno spiegato che il progetto nasce dal fatto che loro vedono nel Confederalismo Democratico, l’ideologia che sta alla base della Rivoluzione del Rojava, gli stessi valori e gli stessi principi (femminismo, antifascismo, antirazzismo, libertá, uguaglianza, ecc.) sui quali si fonda la comunitá punk internazionale. Perché, come non mi stancheró mai di ripetere, il punk non è solo musica. Non può essere solo musica.

Tutto è nato a partire da un split album dal titolo “In Solidarity with Rojava” registrato e rilasciato lo scorso aprile dai Martyrdod e dagli Adrestia, entrambi gruppi crust provenienti dalla Svezia. Lo split contiene brani come “The Sun of Rojava” scritto dagli Adrestia, un vero e proprio manifesto di solidarietà e complicità con la Rivoluzione confederalista e democratica del Rojava. Due canzoni a testa per i due gruppi svedesi, tra cui troviamo anche “Harmaggedon” dei Martyrdöd giá rilasciato sullo splendido List del 2016. Inoltre lo split è accompagato da una breve spiegazione dei motivi che hanno portato le due band a collaborare e supportare la rivoluzione del Rojava attraverso la registrazione di questo album. Motivazione che ci tengo a riportarvi di seguito: “Since the outbreak of the Sirian civil war, western leaders have choosen to support Turkey, a country that now drifting towards dogmatic totalitarism. By doing so, they have side with a force that have suppressed democracy, instead of supporting the only democratic alternative in the region. Throughout the war, Turkey has been sponsoring sectarian terrorist groups fighting in Syria, in many case under the name of PSA. Even though the armed forces of Rojava, YPG/YPJ, has proven to be the most effective force when it comes to fighting back ISIS, the EU and the US has failed to support them. This is unacceptable. It should be unacceptable to anybody believing in humanism and equal rights. It’s time to take action. All profit from the sales of this record will go to support organization working directly in Rojava. We encourage other bands/artists to launch similar projects. THIS RECORD KILLS ISIS.”

Martyrdöd & Adrestia

In questi ultimi mesi altri gruppi hanno iniziato a partecipare alla rete “Punks for Rojava” concedendo ad essa alcuni propri pezzi inediti o già rilasciati. È il caso dei beneventini Amphist, autori di un death/crust molto buono, che partecipano a Punks for Rojava con il brano “Amphibian Death Cult” già presente sul loro primo lavoro del 2017 intitolato “Waking the Nightmare”. Oppure pensiamo agli Shades of Grey, anch’essi provenienti dalla terra svedese, che partecipano al progetto con la loro Demo del 2006, con il loro album “Freedom/Incarceration” e con i cinque brani presenti sullo split con i Massmord. Potete ascoltare ed acquistare tutto questo sulla pagina bandcamp di Punks for Rojava ; i soldi che verranno raccolti andranno a supportare e finanziare direttamente organizzazioni che operano direttamente nei cantoni autonomi del Rojava.

Di seguito potrete leggere il manifesto originale in lingua inglese della rete Punks for Rojava:

“Punks have been singing about change and revolution for nearly 40 years. The revolution is here now.

The similarities between the Society in Rojava, based on an ideology called Democratic Confederalism, and the ideology of the international punk community are huge. Democratic Confederalism is an ideology that rejects the notions of nation states, religious influence over society, dictatorship in all its forms, as well ad capitalism. Democratic Confederalism is based on direct democracy, total gender equality, secularism, ethical pluralism and ecology. The Revolution in Rojava has been going on sincera 2012. Since then, Democratic Confederalism has been implemented in all the areas controlled by the armed forces of Rojava, YPG/YPJ. The YPG/YPJ has succesfully fought both IS as well as Turkish backed terrorist groups.

However, it’s important to remember that this revolution takes place in a war zone. Since no nation states openly supports the system in Rojava, our support is crucial for the survival of the society there. So far Punks for Rojava have supported the society in Rojava by selling records, t-shirts and by organizing benefit shows.

Punks for Rojava is a network. It’s not supposed to be related to certain people or bands in the scene. We appreciate all kinds of efforts to help out. There are many things you can do. Print t-shirts or other merchandise, organize benefit shows, upload your band’s songs on the PFR bandcamp page, spread the word about the Rojava revolution, make contact with the local Kurdish community to sede of there is any Rojava support organization where You live, to nane a few.

We believe that punk is more than just music and entertainment. We believe than punk is, and should always be, anti-fascist, anti-sexist, anti religious, against capitalismo and exploitation, for equality, for freedom and direct democracy. Our scene is already built on these ideals to a large extend. In fact, the ideological fundament of the international punk community could, if implemented on a large scale, provide an ideological fundament for a whole society. Does it sound utopian? Well, that society already exists in Rojava. That’s why you should support it. Get involved!

THIS MUSIC KILLS DAESH AND ERDOGAN! SEMPRE IN PRIMA LINEA CONTRO OGNI FORMA DI FASCISMO, OPPRESSIONE E AUTORITARISMO. BIJI ROJAVA! BIJI AFRIN!

Nihildum – Verso il Nulla Creatore (2012)

C’è di tutto in questo affascinante album dei romani Nihildum: riff e cavalcate thrash di scuola britannica in stile Sacrilege si stagliano sopra un tappeto sonoro composto da resti putrescenti di crust punk suonato alla maniera dei maestri Deviated Instinct (ma anche di Extintion of Mankind e Misery) sapientemente imbastardito dal death metal old school a là Bolt Thower, e come se non bastasse tutto è condito da sonorità che richiamano il marciume degli Hellhammer di “Apocalyptic Raids” alternate a rallentamenti doom angoscianti e opprimenti in stile Celtic Frost. Mettiamoci anche il fatto che il gusto per certe melodie mi ha ricordato in più di una occasione certe cose degli indimenticati Effigy e dei mostri sacri Axegrinder e aggiungiamo a tutto questo un immaginario e un’atmosfera generale dell’album che rimanda direttamente alle visioni apocalittiche dei maestri Amebix e capirete che ci troviamo di fronte ad un’opera che definire affascinante è poco. Dopo quanto detto non posso astenermi dal definire la musica dei Nihildum come “Apocalyptic Stenchcrust”, definizione che riesce a racchiudere nel modo migliore le molteplici influenze a cui ho appena accennato e che fanno capolinea qua e là nel suono annichilente e disturbante che fuoriesce da ogni singolo secondo di questo “Verso il Nulla Creatore”. Per un amante di tutto ciò che è definibile “musica estrema”, sia essa metal o punk, e che abbia un marcato retrogusto di “old school” non può quindi esistere nulla di meglio di “Verso il Nulla Creatore”, primo e lavoro dei laziali Nihildum datato 2012.

“Verso il nulla Creatore” si apre con un’intro strumentale da pelle d’oca della durata di quasi sei minuti caratterizzata da una parte iniziale lenta e sinistra che mostra fin da subito le profonde radici doom presenti nel suono dei nostri. Un doom marcio, paranoico e opprimente che ricorda in molti punti l’approccio nichilista e oscuro dei Celtic Frost, affiancato da melodie prese di scuola Effigy. Questa intro rallentata e “melodica” lascia in seguito spazio a cavalcate thrash e riff death metal vecchia scuola, marcia e putrida al punto giusto, che riporta alla mente in più di un’occasione tanto la scuola svedese dei primi ’90 quanto certe sonorità riconducibili al capolavoro “In Battle There Is No Law” dei già citati Bolt Thrower.

Anche la successiva traccia, la titletrack, presenta una struttura simile all’intro; difatti anche “Verso il Nulla Creatore” si apre con una melodia cadenzata e rallentata di matrice doom che lascia poi il passo a sferzate e riff thrash metal in stile Merciless, ma che in parte possono riportare alla mente anche alcuni passaggi del seminale “Seventh Day Of Doom” degli ungheresi Tormentor, sulle quali si staglia un growl cavernoso e marcio che ci accompagna per tutta la durata del brano e che conferisce un tono ancora più apocalittico e alienante/disturbante al tutto. Lo sfondo di ogni brano rimane sempre un putrido stenchcore/crust punk travolgente nella sua carica di odio annichilente, capace di creare una atmosfera opprimente e dal sapore apocalittico nei momenti più rallentati che riportano alla mente le pulsioni più primitive dei maestri Amebix.

Il resto dell’album prosegue sulle coordinate fin qui tracciate, un classico stenchore suonato egregiamente, sempre in bilico tra le pulsioni più doom e rallentate e le sferzate taglienti a cavallo tra thrash e death metal. Per comprendere al meglio il suond proposto dai Nihildun, un nome che non lascia spazio all’immaginazione sulle tematiche trattate in questo “Verso il Nulla Creatore”, dovreste immaginare una jam tra i Poison tedeschi di “Into the Abyss” (capolavoro proto death), i Deviated Instinct e i Sacrilege in un bunker antinucleare sullo sfondo di un paesaggio post-apocalittico invaso da esseri non-umani in putrefazione in cerca di carne fresca. Poco sopra ho accennato alle tematiche trattate dai Nihildum e di cosa mai dovranno trattare le liriche che accompagnano l’ “Apocalyptic Stenchcrust” dei nostri se non di profondo odio nei confronti del genere umano autocondannatosi ormai all’estinzione e di estrema misantropia che traspare fin dal titolo di pezzi quali “La Marcia degli Automi” o la successiva “La Fine dell’Umanitá”? Nichilismo e misantropia sono gli ingredienti principali delle liriche dei Nihildum. E questo conferisce un’aurea ancora più opprimente e marcia al tutto.

Ci troviamo quind davanti a sette tracce, comprese le due sublimi strumentali che aprono e chiudono questa lenta discesa verso gli abissi e gli orrori contenuti in questo “Verso il Nulla Creatore”, che ci mostrano tutta la qualità dei Nihildum e la loro capacitá di imprimere la loro personale impronta pur avendo imparato la lezione piú classica del genere; impronta personale facilmente individuabile grazie alle varie influenze che si possono captare lungo tutto il lavoro e che sono sapientemente amalgamate nel sound dei nostri; impronta che rende ” Verso il Nulla Creatore”, a parer di chi scrive, uno dei migliori lavori in ambito stenchcore/crust punk mai prodotti in Italia e che, nonostante sia datato 2012, ancora oggi tiene il passo degli ultimi lavori di band di culto per gli appassionati del genere come Sanctum, Instinct of Survival, Fatum e compagnia putrescente.

Citando un altro grandioso album stenchcore/crust punk italiano dei fiorentini Disprezzo, troppo spesso dimenticati dai più, “Nel mio mondo il sole non sorge mai”. E a grandi linee è questa sensazione di perenne oscurità soffocante che si prova ascoltando l’ Apocalyptic Stenchcrust marcio, opprimente e annichilente dei romani Nihildum. Colonna sonora dell’apocalisse, colonna sonora della fine dell’umanità, colonna sonora dell’estinzione!

 

Kontatto – Fino Alla Fine (2017)

Immaginate se i Wretched dei seminali “In Nome del Loro Potere Tutto è Stato Fatto” (1983) e “Finirà Mai?” (1984) fossero cresciuti a stretto contatto con la scena d-beat/crust svedese a cavallo tra gli anni ’80 e i primi ’90 e, pur preservando tutto il loro grezzume e la bellezza annichilente del loro “caos non musica”, avessero appreso la lezione di Avskum, Driller Killer e Anti Cimex e, per quanto riguarda il gusto per certe linee melodiche di immediato impatto, di Disfear e in parte dei Wolfpack/Wolfbrigade, cosa ci troveremmo ad ascoltare quest’oggi? Oppure provate a pensare se gli Eu’s Arse del primordiale “Lo Stato ha Bisogno di Te? Bene, Fottilo!” (1982) suonassero il punk-hardcore a la maniera selvaggia e distruttiva dei giapponesi Death Side, cosa ne verrebbe fuori? Se avete risposto senza pensarci troppo “i Kontatto”, beh cari miei vi posso assicurare che il risultato finale difficilmente potrebbe suonare troppo diverso da questo “Fino Alla Fine”, ultima fatica in studio per i nostri cinque punk bolognesi. Dopotutto l’influenza primordiale dei Wretched (e degli Eu’s Arse) sulla musica e sulle liriche dei Kontatto può essere considerata una costante nella ormai pluridecennale carriera dei nostri; costante che i Kontatto hanno saputo trasformare fin dagli inizi in un loro punto di forza, riuscendo a reinterpretare questa lezione, fondamentale per chiunque si approcci al punk-hardcore in Italia, in maniera del tutto originale e personale e questo è merito soprattutto della loro indiscutibile qualità nel songwriting e dell’ottima tecnica strumentale che contraddistingue Marzia dietro le pelli, Koppa e Febo alle chitarre e Ago al basso. Per non parlare poi delle vocals abrasive e corrosive di Mario che ricordano in molti passaggi una versione ancora piú grezza e incazzata della voce di Giamario dei soliti Wretched. Inoltre possiamo notare come i bolognesi non si facciano alcun problema ad omaggiare in maniera palese lo storico gruppo punk milanese già a partire dalla copertina sulla quale possiamo gustarci un punk raffigurato in bianco e nero che indossa proprio una maglietta dei Wretched.

Ma quali spensierati e leggeri, i Kontatto mostrano fin da subito le loro intenzioni e la loro attitudine sincera, spazzando via ogni dubbio (caso mai qualcuno ne avesse ancora) sull’essenza del loro punk hardcore con l’iniziale “Rifiuto”, una mazzata diretta sui denti che ci inizia a questo “Fino alla Fine”. Un pezzo che non lascia spazio ad interpretazioni fuorvianti su ciò che che li anima e che li spinge ancora dopo anni a concentrare tutto il loro odio e la loro rabbia nelle undici tracce che compongono questo “Fino Alla Fine” e che ci colpiranno violentemente senza lasciarci via di scampo. “Rifiuto”, stando a quanto ci dicono gli stessi Kontatto, é una delle primissime canzoni da loro scritte nel lontano 1998 e concentra in pochi minuto tutta l’avversione che i nostri nutrono nei confronti di autorità e istituzioni repressive ed oppressive come l’esercito, la chiesa, la politica parlamentare o la polizia; rifiuto di ogni logica di potere, di ogni forma di oppressione, di governo e di sfruttamento.  Si tratta dunque di “una sorta di manifesto che nel corso degli anni non è mutato” per i Kontatto e per tutti coloro che hanno scelto “una vita agitata” (citando i Contrasto) abbracciando l’ideale anarchico e la lotta rivoluzionaria contro Stato e Capitale.

L’album prosegue con un altro brano anthemico come solo i Kontatto sanno scrivere. Sto parlando di “Liberi Armati Pericolosi”, titolo che è una citazione di un film poliziesco all’italiana degli anni ’70 ma che a differenza dell’opera cinematografica non fa riferimento a tre ragazzi annoiati dell’alta borghesia che delinquono per divertimento, bensì è un’invettiva chiara contro un’altra categoria di delinquenti, ossia coloro che nascosti dietro una divisa, armati di manganello, seminano morte e violenza in nome della legge. Coloro che ricoprono il ruolo repressivo di braccio armato dello Stato e a difesa dei privilegi della classe dominante. Una presa di posizione netta e assolutamente condivisibile quella espressa dai Kontatto in questo secondo pezzo, sicuramente a livello anche di riff e melodie, uno dei migliori dell’album.

“Avete Perso”, brano con cui prosegue l’album, è bile corrosiva allo stato puro che i bolognesi sputano in faccia alla “massa di carcasse incapace di decidere con la propria testa”, senza fare troppi complimenti. “Fate Schifo” urla la voce abrasiva di Mario e non credo serva aggiungere altro. Si continua con un altro pezzaccio come solo i Kontatto sanno scrivere e il cui titolo è un altro tributo ad un famosissimo thriller degli anni ’80, ossia “Sotto il Vestito Niente”. Canzone che nei riff, nell’assolo e nel martellante ritmo d-beat suonato dalla Marziona, mi ha ricordato molto il sound dei giapponesi Death Side e le cose fatte nel loro strabiliante “Wasted Dream”.

“Non serve venite dall’altra parte del pianeta per essere illegali in un contesto, geografico e politico che sia. Chi rifiuta di amalgamarsi alla massa è clandestino anche all’interno dei patrii confini. Con forza e rabbia ci teniamo a gridare la nostra condizione di clandestinità all’intento di questa sporca società. Siamo tutti clandestini!”. Questa è la spiegazione che danno i nostri cinque Punx bolognesi preferiti al sesto pezzo “Sono un Clandestino”. La capacità dei nostri di costruire linee melodiche e vocali che si stampano immediatamente in testa è sicuramente uno dei loro punti di forza da sempre e questa sesta traccia, sospsesa a metá tra melodie/riff scuola hardcore svedese (Wolfbrigade su tutti) e suoni sporchi di casa Wretched, ne è un esempio perfetto con il suo ripetere incessante <<Sono un clandestino in fuga per la libertá, non mi avrete mai!>>. Ennesimo pezzaccio anthemico scritto dai Kontatto e certamente uno degli episodi migliori del disco. Grido disperato di liberazione e libertá da urlare a squarciagola ai concerti.

Ma giungiamo finalmente al vero e proprio manifesto dei Kontatto e probabilmente a mani basse il pezzo che si staglia su tutti gli altri per qualità, liriche e bellezza. Sto parlando della title-track di questo “Fino alla Fine”, brano in cui i nostri concentrano tutta loro esistenza pluridecennale, la loro passione, la loro coerenza di ideali, la loro attitudine sinceramente punk e anarchica. Inoltre il mood generale e alcuni passaggi sopratutto vocali (“prima o poi capirai” per fare un esempio) mi hanno ricordato il cavallo di battaglia dei pluricitati Wretched “Spero Venga la Guerra”. Canzone che è il riassunto migliore di una presa di coscienza avvenuta durante un percorso iniziato dieci anni fa e che si è rafforzata tappa dopo tappa, disco dopo disco. Un percorso che da “Disillusione” del 2008, passando per “Mai Come Voi” del 2010, e approdando oggi a questo “Fino alla Fine” mette nero su bianco un messaggio di fondamentale importanza che vale per i Kontatto e per tutti noi: <<È troppo presto per arrendersi ma è troppo tardi per cambiare e ricominciare fa zero, o per approdare a lidi che non ci interessano. Nel corso degli anni abbiamo imparato tanto ma non abbiamo nulla da insegnare se non una cosa: sii te stesso, fino in fondo.>> Capolavoro. Fino alla fine, sempre noi stessi. Fino alla fine senza compromessi!

Difficile scrivere parole per i pezzi che verranno dopo la title-track, ma ci proveró per l’amore incondizionato che provo nei confronti dei Kontatto e per quello che ha saputo trasmettermi “Fino alla Fine”, lavoro che ritengo senza troppi problemi la cosa migliore uscita nel panorama punk italiano in tutto il 2017. Torniamo a parlare delle canzoni che ritengo essere piú interessanti presenti sulla lato B del disco. Certamente impossibile rimanere passivi e impassibili dinanzi alla rabbia e all’odio tramutati in musica del pezzo “Spettri di Morte”, un pezzo più attuale che mai visto che si scaglia contro il ritorno (ma se ne erano mai andati?…) del morbo nazifascista, uscito dalle fogne, a causa della crisi economica e dei flussi migratori, e che sta infestando le strade con il suo tanto di morte. Senza entrare in divagazioni storico-politiche, per chi vede i due fenomeni estremamente collegati, è innegabile che ogniqualvolta il capitalismo si trovi in una situazione ciclica di estrema crisi, esso si serva della forza reazionaria e controrivoluzionaria per eccellenza (il fascismo) per scatenare e alimentare la guerra tra poveri e in questo modo per spegnere sul nascere ogni possibilità di insurrezione della classe sfruttata, sia autocotona che migrante. Il messaggio del pezzo è chiaro: Sempre contro ogni forma di fascismo!

Il disco si chiude con l’ennesimo brano-manifesto scritto dai Kontatto. “Non è Competizione” difatti fa riferimento alla filosofia di vita e all’attitudine DIY che anima e tiene in vita la scena punk. Non c’è competizione, non c’è ricerca di profitti, fuori dai coglioni le logiche di domanda/offerta tipiche del mercato e dei locali patinati. La strada che scegliamo di seguire noi tutti, chi organizza concerti, chi tiene vivi e vive gli spazi occupati, chi stampa dischi, chi suona, chi disegna locandine e flyer e pure gli stronzi come me che scrivono su fanzine o blog, è quella dell’autogestione, del Do It Yourself, del fare le cose per passione e non per guadagnarci, della complicità e della solidarietà tra compagni e compagne, della condivisione delle gioie e dei fallimenti, della lotta antagonista. Perché il punk non è solo musica, non mi stancheró mai di ripeterlo. Per alcuni il punk è moda, è un genere musicale come tanti altri, è competizione. Riprendendo quanto scrivono i Kontatto, condividendolo totalmente: <<Noi continueremo per la nostra strada… Sempre in salita ma con abbastanza fiato per gridare in faccia a quelli come loro che il Punk è unione e non competizione!>>

Il biennio 2016/2017 è stato certamente incredibile per quanto riguarda le uscite in ambito D-Beat/Hardcore, basti pensare a “List” dei Martyrdöd e a “Run With the Devil” dei Wolfbrigade, ma anche al meno noto “Ancora” degli Odio di Oakland. Questo “Fino Alla Fine” dimostra nuovamente che i Kontatto posono essere annoverati tra i migliori esponenti del genere a livello internazionale, con i loro brani anthemici e diretti, le loro liriche schierate, la loro attitudine punk, la loro passione sincera e la completa maturitá che hanno ormai raggiunto a livello di songwriting e di qualitá tecnica. Aggiungiamoci poi il fatto che hanno dalla loro parte una particolare caratteristica che pochissimi gruppi possono vantare: le canzoni che scrivono si stampano in tedta e ci rimangono impresse a lungo! “Fino alla Fine” è quindi tutto ciò che dovrebbe essere un disco punk, suona 100% Kontatto e parla la lingua dell’insurrezione, della rabbia, dell’anarchia. Album da avere a tutti i costi e da consumare a furia di ascoltarlo! 

Fino alla fine, per sempre noi stessi. Fino alla fine senza compromessi!

Schegge Impazzite di Rumore #01

Volevo chiamare questa rubrica “Scaglie di Rumore” per omaggiare uno dei blog (se non conoscete ciò di cui sto parlando vi lascio il link per rimediare al piú presto canaglie che non siete altro: https://scagliedirumore.wordpress.com) sulla musica underground (punk ma non solo) e rigorosamente DIY che seguo da anni e che è stata una delle ragioni che mi ha spinto ad aprire a mia volta questo “stupenderrimo” blog/webzine che risponde al nome di Disastro Sonoro. Ma, volendo evitare di copi-incollare il nome già utilizzato da altri, ho deciso di nominare questa nuova rubrica rimanendo si fedele all’idea originaria (“Scaglie di Rumore” per l’appunto) ma modificandone il nome in “Schegge Impazzite di Rumore”. Tutto qui, meno misteriosa e affascinante di quanto si possa pensare la storia che sta dietro alla scelta del nome di questa nuova rubrica ospitata sulle pagine di Disastro Sonoro.

Oggi con questo articolo tenterò quindi di dare il la ad una rubrica (Schegge Impazzite di Rumore per l’appunto) nella quale cercherò, con scadenze non ancora stabilite ma probabilmente mensilmente a causa di mancanza di tempo materiale, di parlare in breve degli ultimi album che ho ascoltato o che sto ancora ascoltando mentre scrivo. Una rubrica che cavalca il sottile e labile confine tra la recensione e la “playlist”, e che a differenza delle recensioni standard, probabilmente mi permetterà di stare maggiormente sul pezzo rispetto alle ultime uscite nel panorama punk-hardcore, underground e DIY in generale, riassumendone il meglio in pochissime righe (e so già che questa sarà l’impresa più ardua per me che sono prolisso fino alla morte quando parlo di gruppi e album che ho apprezzato). Prendetela come una rubrica in cui vi consiglio in breve quelli che ritengo essere gli album più interessanti usciti negli ultimi mesi e nell’ultimo anno, ma può essere che di volta in volta ci butti in mezzo lavori piú vecchi, classici della scena punk-hardcore italiana e oggetti smarriti a.k.a. gruppi dalla breve vita, sconosciuti o che son stati erroneamente dimenticati dai piú, cercando, tenendo fede al “motto” (Oltre la Musica, Oltre il Rumore) che mi accompagna dal primo giorno che ebbi l’idea barbina di aprire questo blog, sempre di andare oltre la musica e oltre il rumore, oltre il Disastro Sonoro. Detto ciò, buon rumore a tutti e buona lettura canaglie punx di tutta Italia! ! Ecco a voi le prime quattro Schegge Impazzite di Rumore consigliate per voi per il mese di Marzo!

Partiamo da un album che ho recensito pochissimo tempo fa e che sto facendo fatica a tenere lontano dalle mie orecchie cresciute a rumore e violenza sonora. Sto parlando di “Il Mondo che Crolla” dei Potere Negativo, gruppo di recentissima formazione ma che con questo loro primo lavoro hanno dimostrato che chi ben comincia è già a metà dell’opera. Gruppo che interpreta al meglio l’idea di “disastro sonoro” e che grazie ad un raw punk hardcore molto caotico, sporco e dal sapore marcatamente old school, il tutto affiancato da una registrazione estremamente lo-fi, sa come, dove colpire e quanto dolore infliggere, lasciandovi inermi e privi di energie in questo viaggio nei meandri del rumore più nichilista e abrasivo. Lo sentite il rumore? È il suono corrosivo e rabbioso dei Potere Negativo! Chiudo qua, per saperne di più correte a leggervi la recensione completa (che vi lascio di seguito) de “Il Mondo che Crolla” scritta più di un mese fa su queste pagine!

Potere Negativo – Il Mondo Che Crolla (2018)

Copertina stupenda che mi ricorda vagamente l’EP “Disperazione Nevrotica” degli Upset Noise

Altro disco che sta accompagnando le mie vacue giornate occupate dal vano tentativo di sopravvivere a questo caos schizofrenico che tendiamo a chiamare vita, riempiendole di quella dose sempre necessaria di rabbia annichilente necessaria alla sussistenza, è senza ombra di dubbio il primo lavoro S/t dei trentini Impulso dato in pasto a noi punx affamati di marciume e rumore lo scorso agosto. Quattro pezzi per un totale di 7min e 40 secondi di noise/punk/hardcore grezzissimo e anch’esso, vale quanto detto per i Potere Negativo, annichilente e impregnato di rabbia. Raw punk che ha le fattezze di una mazzata che sbriciola il setto nasale e che lascia sanguinanti distesi al suolo. Brano fondamentale per sopravvivere alla noia e all’apatia quotidiana senza lasciarsi risucchiare in questa spirale è sicuramente la conclusiva “Soffoco”. Rumore spacca timpani, cosa chiedere di più?

Per rimanere sulle sonorità che caratterizzano i lavori di Potere Negativo e Impulso, non posso non consigliarvi un altro album che mi sta accompagnando in questo periodo. Sto parlando del secondo lavoro in studio dei romani Sect Mark, anche loro caratterizzati da un sound sporco, grezzo ed estremamente caotico. Rispetto ai gruppi sopracitati, con questo “Worship” uscito agli inizi del 2018 per l’americana Iron Lung, proseguendo il percorso già iniziato con la demo dello scorso anno (anch’essa recensita su queste pagine), i nostri Sect Mark rendono il loro grezzo hardcore punk ancora più opprimente, oscuro e angosciante, il tutto sprigionando la rabbia nichilista e iconoclasta che li caratterizza in 8 “schegge impazzite di rumore”. Se poi ci sommiamo le vocals al vetriolo di Johnny e l’artwork di copertina disegnato nuovamente dal caro Francesco Goats, capirete da soli che ci troviamo tra le mani (e nelle orecchie) un ottimo esemplare di punk hardcore suonato come si deve, incazzato al punto giusto e paranoico quanto basta!

Ultimo album e ultimo gruppo che vi consiglio è il Promo 2017 dei milanesi Wwounds, già autori nel “lontano” 2015 di un primo lavoro intitolato semplicemente “8 Songs”. Non sono certamente un gruppo sconosciuto a chi leggerà e altrettanto certamente tutti sapranno che i componenti dei Wwounds provengono da esperienze in gruppi come Class, La Crisi e To The Embers, solo per citarne alcuni. Credo sia inoltre scontato ricordare che alla voce troviamo Mayo, già cantante di uno dei gruppi migliori che la scena hardcore milanese e italiana abbia saputo partorire negli anni ’90, ossia i Sottopressione di un capolavoro come “Così Distante”. Ma bando alla nostalgia, oggi ci troviamo dinanzi a quattro nuove tracce di purissimo hardcore punk veloce e diretto che ricorda la lezione americana degli ’80s, senza niente di particolarmente originale o di ricercato. Un sound che anche a distanza di decenni sa ancora capace affascinare e spaccare le ossa come si deve e come ci si aspetta che faccia del vecchio e sano hardcore. Negative Approach, Void e Faith su tutti, sono questi i mostri sacri che vengono in mente ascoltando le quattro brevissime schegge di rumore rilasciate lo scorso ottobre e che rassicurano sul fatto che i Wwounds sono ancora vivi. Vivi, incazzati e rumorosi come piace a noi.

 

Daje la prima “puntata” di questa nuova rubrica può considerarsi dunque conclusa; mi raccomando care le mie canaglie punx che leggono Disastro Sonoro, correte ad ascoltare gli ultimi lavori di Potere Negativo, Impulso, Sect Mark e Wwounds, sempre se non l’avete già fatto, ora non avete più scuse! Siamo schegge, solo schegge di rumore impazzite. 

Satanic Youth – “Alarm” – 44 secondi di puro “Old School Satanic Skate Punk-Hardcore”

La Gioventù Satanica è tornata o forse è sempre stata accanto a tutti noi. Ed è tornata in grande con un nuovo videoclip che ri-annuncia l’uscita di un split album con gli ungheresi Crippled Fox, gruppo che negli anni ha saputo ritagliarsi uno “status” di culto all’interno della scena punk/hardcore/crossover europea e non. Cosa aspettarci quindi dopo aver ascoltato “Alarm” ed esserci goduti un videoclip in stile VHS anni ’80? Il solito rumore suonato veloce e registrato nella maniera più grezza possibile. E come al solito tutto questo mi e ci piace. Qualche mese fa scrissi in merito al loro primo demo queste parole: “Irriverenti, dissacranti, diretti, sfacciati, rumorosi, caotici, giovani e devoti a Satana.” ed è questo probabilmente che ci troveremo nuovamente sparato nelle orecchie grazie allo split con i Crippled Fox; un concentrato di “Old School Satanic Skate Punk-Hardcore” come solamente i Satanic Youth sanno fare, con la non-qualità che li contraddistingue ma che conferisce alla loro proposta un fascino tutto inedito. Questa gioventù satanica sono l’essenza più pura e sporca dell’hardcore punk e questo dovrebbe bastare!

LYRICS:

Listen to this silence and this alarm that doesn’t play anymore It tried playing harder this alarm that doesn’t play anymore It played for all of us I watched it filling up of dust And now I’m running away Hidden by that silence