Solidarietà a chi resiste – Noise Benefit per gli inguaiati

 

Riprendo direttamente quanto scritto dai compagnx di Scaglie di Rumore e ci tengo a riportare quanto hanno deciso di fare per supportare i compagni e le compagne dell’Asilo Occupato di Torino colpiti dalla brutale repressione nelle giornate di ieri e oggi. Supportate, sempre solidali e complici con chi lotta e resiste!

“Tutte le band più rumorose vicine al Scaglie di Rumore e Veneto Noise Crew dopo i recenti fatti che hanno visto lo sgombero dell’Asilo Occupato hanno voluto creare questa compilation benefit a sostegno dei compagn* che sono stati colpiti dalla repressione di stato, tutti le donazioni sanno usate per per gli inguaiati con la legge.
Noi alla repressione rispondiamo con il rumore.”

Ascoltate qua e supportate: https://scagliedirumore.bandcamp.com/album/solidariet-a-chi-resiste-noise-benefit-per-gli-inguaiati

PER IL RUMORE, PER L’ANARCHIA!

Solidarietà e complicità con l’Asilo Occupato di Torino

 

Oggi alle 4.30 di mattino è iniziata l’operazione di sgombero dell’Asilo Occupato di Torino, in contemporanea a 5 arresti per associazione sovversiva a causa dell’impegno nella lotta contro al CIE torinese.

Ancora una volta lo Stato mostra il suo vero volto: tra le congratulazioni del Sindaco Appendino le forze dell’ordine caricano e inseguono i solidali del quartiere accorsi per far sentire, con i loro corpi e le loro voci, la vicinanza a chi resiste tuttora sul tetto.
Punire, insomma, chi si mostra vicino ai migranti e agisce in prima persona affinché le prigioni, dove è detenuto chi ha la sola “colpa” di non avere i documenti, chiudano finalmente i battenti.
Cancellare inoltre, prima fisicamente e poi dalla memoria del quartiere Aurora, un posto occupato, l’Asilo, dove rapporti liberi da prevaricazione e quotidianità non alienate dal lavoro e dal denaro possono essere sperimentate.

La nostra solidarietà va quindi a Silvia, Giada, Antonio e Beppe, convinti non sarà questo a far loro chinare il capo.

L’appuntamento di oggi è alle 18.00 nella sede di Radio Blackout.

(TESTO SCRITTO DAI COMPAGNI E DALLE COMPAGNE DEL TELOS)

Per chi vuole rimanere aggiornato e non può o non riesce a raggiungere i compagni e le compagne che ancora stanno resistendo per le strade di Torino si ascolti https://radioblackout.org

Ci riprenderemo il cielo statene certi. Le fiamme della nostra gioia continueranno a divampare nelle vostre grigie città in cui vi siete condannati a morte! Solidali e complici sempre e comunque con chi lotta contro l’esistente, i suoi difensori e contro questo quieto vivere imposto a colpi di repressione, sgomberi, sorveglianza, controlli, sbirri, telecamere, carceri e oppressione quotidiana. Risplenda il fuoco sotto cieli di piombo!

NOFU – Interruzione (2017)

L’hardcore è quello che siamo, il rumore, attraverso cui respiriamo
L’hardcore è quello che siamo, il dolore, le grida, l’amore                                                      (NOFU – Stanze, dall’album Mito Ciclicità del 2015)

 

I romani Nofu son tornati sulle scene ormai due anni fa con questo splendido “Interruzione”, senza dubbio uno dei migliori lavori in ambito hardcore punk italiano di tutto il 2017 che finalmente ho trovato la voglia, l’ispirazione, le parole ed il tempo per recensire come si deve. Perchè si sono uno stronzo e per parlare dei dischi belli ci metto il mio tempo. Ribadito questo punto fondamentale che spero mai dimentichiate, proseguiamo. La proposta dei Nofu non è cambiata poi molto da quando registrarono la loro prima tape nel 2012; ci troviamo difatti sparato nelle orecchie un hardcore punk fortemente radicato nella lezione dei gruppi storici italiani degli anni ’80/90 ma dal suono moderno riconducibile ai grandi nomi della scena trentina degli anni duemila come Attrito o Grandine, tanto per sonorità quanto per approccio lirico. Senza ombra di dubbio l’influenza maggiore dei nostri è però da ricercare nei lavori immortali come “Lo Spirito Continua” dei Negazione o “100%” e dei Sottopressione. Dieci le schegge impazzite di hardcore rabbioso che compongono questa ultima fatica in casa Nofu tra le quali spiccano sicuramente la title-track, “Noi”, “Cenere” (con un assolo appena accennato che ci sta da dio), “Fragile Incompiutezza” e la perfetta “Interruzione pt.2” posta a chiusura del disco con un testo-manifesto che viene recitato invece di urlarlo nervosamente come nelle altre tracce, rendendolo ancora più intenso e sentito.

I Nofu possono infatti contare su un comparto lirico che mette i brividi riuscendo a sottolineare quanto sia profondo il legame tra la dimensione politica e quella personale, due dimensioni che spesso si tende o si vorrebbe vedere separate, erroneamente. Testi e musica difatti vanno di pari passo e come già detto ci regalano quasi 40 minuti di hardcore in costante bilico tra vecchia scuola e modernità che non può lasciare indifferenti. Una traccia come la titletrack ci offre l’esempio migliore di quanto appena scritto: il testo è un manifesto di rabbia, un monito alla rivolta, alla sovversione di questa realtà e del suo quieto vivere che ci incatena tutti e ci condanna a morte lenta. L’interruzione di questo marcio sistema e del suo (mal)funzionamento come unica forma di opposizione e lotta possibile può avvenire solamente tramite il momento insurrezionale che apre ad infinite sperimentazioni di nuovi mondi. Uno dei momenti più intensi e belli di tutto il disco è sicuramente la sesta traccia “Fragile Incompiutezza”, una mazzata di hardcore in bilico sul confine tra modernità e vecchia scuola accompagnato da un testo che da sfogo alle tensioni verso l’esistente che ci opprime in questo tempo, aprendo fratture che fanno intravedere la possibilità di una vita radicalmente diversa (La luna mi parla dell’altro, del possibile oltre questo tempo, del germoglio anche in un ramo in inverno, dell’oltre in questo sogno d’eterno). Il livello lirico generale dell’album come avrete capito dalle mie parole è altissimo e in alcuni momenti tocca vette di poeticità veramente intense, come nel caso della traccia appena citata. Potrei tirarvi fuori altri passaggi lirici che mi si sono stampati in testa, ma probabilmente non finiremmo più

Una rabbia genuina e spontanea trasuda da ogni brano di questo Interruzione, una rabbia che prima ti prende a pugni nello stomaco fino a farti vomitare sangue per ricordarti che questa vita è una merda e che poi ti entra dentro dando sfogo alle nostre pulsioni di rivolta e di sovversione di questa esistenza che ci opprime e condanna a morte ogni giorno! Tensione sovversiva dell’esistenza che ci condanna a morte, interruzione dell’abitudine e dell’oppressione quotidiana, rivolta diffusa che apre infiniti mondi possibili in cui perdersi alla deriva. Siamo i sassi lanciati, siamo le fiamme della gioia, siamo le macchine e le piazze che bruciano. Essere l’inquietudine che attraversa l’esistente, come ci ricorda la conclusione del testo che accompagna la seconda traccia “Noi”. Essere l’interruzione è quindi la nostra unica possibilità. Essere interruzione come necessità per sentirci vivi. “Interruzione”, un disco che trasuda passione, attitudine, sincerità, sudore, tensioni di rivolta. In una parola, signore e signori, compagne e compagni: Hardcore.

 

Tørsö – Build and Break (2019)

Tørsö are back (finalmente eccheccazzo!) con questo nuovo e attesissimo Ep intitolato “Build and Break” e sono pronti a distruggere quel poco che avevano risparmiato con il precedente “Sono Pronta a Morire” pubblicato nell’ormai lontanissimo 2015. Quello che ci troveremo sparato nelle orecchie è un d-beat/hardcore fortemente radicato nella primitiva lezione dei Discharge e nel sound furioso di scuola svedese di gruppi come Totalitär, ma che al contempo riporta alla mente anche il classico hardcore all’italiana degli anni ’80 e la rabbia dell’ hc di scuola Negative Approach, Poison Idea e Youth of Today su tutti! Quattro nuovi pezzi presenti su questo nuovo “Build and Break” che colpiscono in your face senza lasciar tempo per riprendere fiato, questo è in estrema sintesi il riassunto di quello che vi troverete ad ascoltare! Testi introspettivi e incazzati che affrontano argomenti personali come per esempio nella splendida “Grab a Shovel” (che mi ha ricordato “Döda döda för inre Frid” dei Totalitär), vengono urlati dalla sgraziata voce della cantante Mae che ci vomita addosso tutta la sua rabbia e l’odio che ha nel cuore. L’album si apre con la titletack, una mina di hardcore rabbioso che ci prepara al massacro che ci aspetta per tutti i 7 intensissimi minuti di durata di questa ultima fatica dei californiani. Si prosegue con la già citata “Grab a Shovel” che a parer personale rappresenta l’episodio migliore di questo Ep sopratutto grazie al testo (“Drag me out in the cold, bury me in the snow, never dig myself out, drag me out!”) che si stampa immediatamente in testa e che viene urlato fino allo sfinimento dalla solita voce tagliente di Mae come fosse una sorta di liberazione, espiazione o richiesta di aiuto! Anche la successiva “Repulsion” si dimostra un’altro splendido esempio di hardcore/d-beat che tira dritto per la sua strada senza fare troppi complimenti, con Giacomo dietro alle pelli che pesta senza sosta come un dannato e con i riff suonati da Ktru a lasciare segni indelebili nella nostra testa facendo salire voglia di pogare e spaccare tutto come se non esistesse un domani. L’Ep si conclude con “Sick of Fighting”, hardcore veloce che sembra un ibrido bastardo tra i soliti Totalitar e i Negative Approach, accompagnato da un testo estremamente introspettivo che in questo momento della vita sto sentendo molto personale e per questo fa male; Quando la voce urlata di Mae recita “Another year has come and gone. This battle feels like it’s already been lost” sfido chiunque a non sentire un vuoto al petto.

Quattro tracce che sanno dove e come colpire, questo è quello che dovrebbe fare un bel disco di semplice e sincero hardcore e a quanto pare i Tørsö lo sanno bene! Da sottolineare inoltre la classica attitudine straight edge che caratterizza da sempre i Tørsö e che riporta alla mente un certo modo di intendere l’hardcore precisamente riconducibile al periodo a cavallo tra gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta con gruppi come Minor Threat, Youth of Today e simili, regalando alla proposta dei nostri quel sapore di old school che non stona mai e che anzi conferisce al sound dei nostri una marcia in più! I Tørsö non inventano nulla di nuovo e sinceramente non me ne frega un cazzo, questo “Build and Break” è una scarica di pugni nello stomaco e ginocchiate sui denti tanto a livello musicale quanto a livello lirico, quindi la ricetta più semplice e immediata per dell’ottimo hardcore senza fronzoli che trasuda attitudine e passione ad ogni nota e che si stampa nelle nostre fottute teste! DISTRUGGERE PER COSTRUIRE È IL NOSTRO MODO DI LOTTTARE! Lo spirito continua anche grazie a gruppi sinceri e spaccaossa come i Tørsö!