Casa Brancaleone Resiste

Da martedì 21 gennaio Casa Brancaleone, spazio occupato nel quartiere Bovisa a Milano, è sotto sgombero. I compagni e le compagne però non si arrendono, tra barricate che non cedono sotto i colpi della repressione poliziesca e compagn* che resistono sul tetto, e così dopo 3 giorni il Branka resiste ancora nella grigia metropoli milanese, città vetrina per eccellenza condannata a morte nella propria apparente pacificazione sociale.

Le fiamme della nostra gioia continueranno però a divampare nelle vostre grigie città in cui vi siete condannati a morte! Saremo sempre e comunque solidali e complici con chi lotta contro questo esistente, i suoi difensori e contro questo quieto vivere che ci volete imporre a colpi di repressione, sgomberi, sorveglianza, controlli, sbirri ad ogni angolo delle città, telecamere ovunque, carceri, sfruttamento e oppressione quotidiana. Contro ogni sgombero, continueremo ad occupare, lottare e resistere affinchè di questo mondo rimangano solo macerie. Dai tetti, risplenda per sempre il nostro fuoco sotto questi cieli di piombo. Dai tetti, per riprenderci il cielo.

 

Noi siamo i barbari calati per saccheggiare la città vetrina e gozzovigliare sulle sue rovine.
Noi siamo il selvatico che infesta le crepe di questa civiltà. Non capiamo il lavoro e non ci interessa capirlo. Siamo viventi, non ingranaggi meccanici di produzione e riproduzione di questa società. Non ci interessano le vostre gabbie dorate. Che poi viste da vicino tanto dorate non sono. Sentiamo continuamente parlare di “riqualificazione”, di “lotta al degrado”, “sicurezza e legalità”. Quello che vediamo è speculazione edilizia per far aumentare il valore degli immobili, aumento degli affitti, espulsione dei poveri, distruzione di vite e legami sociali e consumo di quel suolo che la natura ha faticosamente riconquistato alla civiltà. La vostra lotta al degrado è lotta contro i poveri, i devianti, gli esclusi. Lotta contro tutto ciò che disturba l’occhio del penbensante e che con la sua devianza rischia di abbassare le prospettive di rendita della speculazione. La sicurezza poi sembra una barzelletta. Voi non volete la sicurezza della vostra libertà, voi volete la tirannia, l’occhiuto controllo che colpisca con violenza il diverso, l’emarginato e chiunque altro vi ricordi l’iniquità, lo sfruttamento, il dolore e la morte su cui sono fondate la vostra civiltà, il vostro presunto benessere e quei simulacri che chiamate vite. Invocate continuamente la legge, ovvero quelle stesse catene che i vostri padroni usano per tenervi incatenati al vuoto delle vostre esistenze.
Vi diamo una cattiva notizia, l’orda d’oro è in arrivo. L’orda non è una casa, un edificio, un’organizzazione, un collettivo o un progetto politico.
L’orda è l’ebrezza incontenibile, è i legami che ci uniscono, è la gioia armata dei nostri corpi. Potete anche demolire gli edifici nei quali sverniamo sperando di colpirci e noi rideremo incontenibilmente della vostra idiozia. Siamo nomadi per istinto, semplicemente occuperemo una nuova rovina.
Nascondete i vostri tesori: l’incendio di milano incombe all’orizzonte.

Cordialmente, i portatori di rovina

Storm of Sedition – Howl of Dynamite (2019)

Ora fra il rogo ardente delle mie Idee anch’io son diventato di fiamma; e scotto, brucio, corrodo… A me devono accostarsi soltanto coloro che gioiscono contemplando ardenti vulcani che lanciano verso le stelle le lave sinistre esplodenti dal loro seno di fuoco […] Io mi dichiaro in guerra aperta, palese e nascosta contro la Società: contro ogni Società! (Renzo Novatore)

 

Il venti di ottobre dell’anno appena passato ho avuto la fortuna di vedermi dal vivo e di conoscere personalmente gli Storm of Sedition nella cornice di uno degli squat che amo di più in tutta Milano, Villa Vegan Occupata. Fu un concerto incredibile quello degli Storm of Sedition, non troppi i presenti ma un’atmosfera assurda, grazie anche e sopratutto ai canadesi che han suonato con tutta la passione e la rabbia che hanno nel cuore e con  un’attitudine da far invidia a moltissimi.

Mi ricordo bene quando mi imbattei per la prima volta negli Storm of Sedition; era il lontano 2016, appena dopo la pubblicazione del loro secondo disco intitolato “Decivilize”, e rimasi immediatamente folgorato dal loro blackened/crust sul quale si stagliavano alla perfezione liriche che ruotavano intorno a tematiche e posizione anti-civilizzazione, anticapitaliste, anti-umaniste e impregnate da un’individualismo anarchico definibile senza troppi problemi nichilista e amorale ispirato dalle letture di Stirner e di Novatore. Inoltre quando scoprii che negli Storm of Sedition suonavano membri degli Iskra, beh capirete anche voi che per un amante di quell’ibrido tra black metal e crust punk marchio di fabbrica del gruppo canadese fu  infatuazione al primo ascolto. Pane per i miei denti all’epoca, tanto sul lato musicale quanto su quello concettuale-lirico. Pane per i miei denti e per la mia insaziabile fame verso sonorità black metal e crust ancora oggi. Qualche mese fa i nostri sono riemersi dalle foreste primordiali della British Columbia per dare alla luce la loro ultima fatica in studio “Howl of Dynamite”, disco che non riesco a smettere di ascoltare, che ho divorato ovunque fosse possibile, dalla loro pagina bandcamp al vinile felicemente acquistato quella famosa sera in Villa Vegan di cui vi ho parlato in apetura, e che personalmente ritengo uno dei migliori lavori usciti nell’arco del 2019, se non il migliore in assoluto.

 

Gli Storm of Sedition su questo nuovo “Howl of Dynamite” (titolo che riprende una frase dell’anarchico individualista Renzo Novatore) ribadiscono il loro totale rigetto nei confronti di questo mondo dominato dall’oppressione e dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura, dominato dalla fame di profitto che devasta e saccheggia i territori e l’eco-sistema, ed il loro odio profondo nei confronti della civilizazzione, sottolineando l’importanza e la necessità incombente dell’azione diretta anarchica per contrastare tutto ciò, per attaccare con un ruggente e sacrilego urlo di dinamite direttamente questo sistema che opprime, sfrutta e reprime affinchè del capitalismo e della civiltà rimangano solo macerie. E ribadiscono anche la loro ricetta vincente e oramai del tutto affinata e maneggiata con estrema maestria, gusto e personalità: un blackened/crust punk rabbioso e brutale, ma allo stesso tempo melodico, che viene imbastardito sapientemente e in modo non eccessivo con sonorità che lambiscono territori death metal. Musicalmente gli Storm Of Sedition risentono molto, come ovvio che sia per chiunque voglia suonare black/crust, dell’influenza degli apripista Iskra, ma è altrettanto facile udire l’influenza di gruppi quali Nausea, Contravene o Appalachian Terror Unite. L’alternanza delle vocals, uno screaming lancincante e gelido di chiara matrice black metal e un growl più cavernoso, si staglia su brani costruiti dosando perfettamente tremolo picking ispirati direttamente dalla scuola black metal norvegese e riff di matrice death metal a la Bolt Thrower, mentre soluzione melodiche che ricordano un certo crust punk svedese sullo stile dei Martyrdod o melodie care ai mai troppo incensati Nux Vomica si amalgano perfettamente con un’atmosfera generale tendente a creare passaggi apocalittici degni del meglio dello stenchore, il tutto accompagnato da un comparto ritmico in cui svetta l’alternanza tra i ritmi d-beat e i brutali blast beasts che tritano le ossa e non lasciano scampo.

“Howl of Dynamite” è composto da otto tracce per un totale di quarantaquattro minuti e musicalmente non ritengo interessante soffermarmi su questo o quell’altro brano perchè son convinto che il tutto debba essere ascoltato dall’inizio alla fine senza prender fiato, solo così si può comprendere l’epicità e la rabbiosa maestosità che trasuda dal blackened crust punk degli Storm of Sedition. Quello che ritengo invece interessante è soffermarmi brevemente sul comparto lirico che accompagna la musica dei nostri “anti-umanisti, amorali e individualisti” amici della British Columbia e che ritengo essere la parte più importante del loro progetto. Tutto il disco trasuda l’influenza teorica dell’anarchico individualista Renzo Novatore e questo si può notare fin dall’iniziale Red Laughter”traccia in cui viene citatto un estratto contenuto nel suo pamphlet “Verso il Nulla Creatore” scritto nel 1921 che recita così: “Che il poeta tramuti in pugnale la sua lira! Che il filosofo tramuti in bomba la sua sonda! Che il pescatore tramuti il suo remo in formidabile scure. Che il minatore esca armato del suo ferro lucente dagli antri micidiali delle oscure miniere. Che il contadino tramuti in lancia guerriera la sua vanga feconda. Che l’operaio tramuti il suo martello in falce e scure. […] E il nostro odio ride… Ride rosso. Avanti! Avanti, per la totale distruzione della menzogna e dei fantasmi! Avanti per l’integrale conquista dell’Individualità e della Vita!” La successiva Vanguardist Messiah è un attacco diretto, iconoclasta e brutale, nei confronti di un certo anarchismo sociale infarcito di moralismo cristiano e valori umanisti, accusato di esser nient’altro che un prodotto ideologico eurocentrico dogmatico, limitante e oppressivo per l’individuo e per questo, sempre prendendo a prestito le parole ed il pensiero di Novatore, da lasciare morire perchè “L’anarchia è per me un mezzo per giungere alla realizzazione dell’individuo; e non l’individuo un mezzo per la realizzazione di quella. Se così fosse anche l’anarchia sarebbe un fantasma”. Anche la terza traccia che da il nome al disco è una diretta citazione, fin dal titolo, di una frase del solito Novatore il cui contenuto si scaglia contro ogni forma di società umana che tende ad opprimere l’individuo, affermando che l’unica risposta possibile a questa oppressione si può concretizzare solamente in un ruggente e sacrilego urlo di dinamite, sottolineando dunque l’importanza viscerale (o la necessità) dell’azione diretta, anche individuale. Il testo che accompagna “Howl of Dynamite” è un’invettiva contro la tendenza accusatoria di un certo anarchismo sociale nei confronti di quelle individualità anarchiche che si servono della violenza per abbattere il sistema economico-politico fatto di sfruttamento e governo. “Illegalist”, quarta traccia del disco, è invece una netta presa di posizione contro il sistema capitalistico e in generale contro la logica economica che domina sulle nostre esistenze, un sistema che sfrutta e opprime l’essere umano così come sfrutta e opprime la natura, addomesticandola e sacrificando anch’essa sull’altare dell’accumulazione di capitale e del profitto.

Mi fermo qui perchè credo di essermi dilungato abbastanza nell’analisi delle liriche che accompagnano questo splendido e maestoso “Howl of Dynamite”, in assoluto il disco che ho amato e ascoltato di più in tutto il 2019 e che ritengo essere senza troppi problemi l’uscita migliore in ambito crust punk dell’anno appena trascorso. Scriviamo soltanto parole di sangue, di fuoco e di luce e dalla tempesta emergiamo innalzandoci sui margini della società negando ogni codice morale, ogni culto dell’umanità e ogni costrizione che opprime l’individuo. La mia anarchia è una traiettoria attraverso il caos e la distruzione…

“To every form of human Society that would try to impose renunciations and artificial sorrow on our anarchic and rebellious I, thirsting for free and exulting expansion, we will respond with a roaring and sacrilegious howl of dynamite.” (Renzo Novatore)

Elurra – Von Feuer und Erde (2018)

 

Risplenda la nera fiamma tra le macerie dell’esistente capitalista. Risplenda il fuoco della rivolta affinchè sorga un nuovo sole. Che si armino gli oppressi, che il mondo bruci.

 

“Elurra” in lingua basca significa “neve”. Perchè un gruppo proveniente da Duisburg abbia scelto una parola basca per dare un nome al proprio progetto non è dato saperlo, però il black metal a tratti atmosferico ma comunque profondamente caraterrizzato da una registrazione e un’attitudine volutamente lo-fi degli Elurra suona in effetti estremamente gelido e glaciale come solamente il black metal norvegese degli anni ’90 sapeva suonare. Primi Enslaved e primi Darkhtrone son le influenze principali che possono essere riscontrate nel sound primitivo degli Elurra su “Von Feuer und Erde”, ultimo lavoro pubblicato nell’agosto del 2018.  Il gruppo di Duisburg ha il merito di regalarci una mezzora abbondante di black metal primordiale, molto crudo e dal sapore fortemente old school che non suona stagnante, ripetitivo o estremamente derivativo, questo grazie sopratutto alla capacità di regalare, dosandole in modo quasi perfetto, aperture atmosferiche sorrette da melodie praticamente sempre azzeccate, ad un riffing glaciale che abusa di tremolo picking e ad uno screaming demoniaco che sembra entrarci direttamente nel cervello per non abbandonarci mai più. “Von Feuer und Erde” si apre con “Der Neunzenthe Schlussel”, intro oscura in cui si odono solamente voci sussurate che si sovrappongono e che sembra rappresentare l’inizio di un rituale infernale di iniziazione. La nostra discesa tra le fiamme e il fuoco di questo “Von Feuer und Erde” prosegue con “Auf Der Suche”, traccia che si apre con una melodia che ricorda profondamente un certo black metal atmosferico ma che lascia presto spazio ad un serratissimo riffing glaciale e ad uno screaming lancinante, primo di tornare ad un riff estremamente melodico ed atmosferico sul finire del brano. Il nostro viaggio infernale insieme agli Elurra, che ci fanno strada portando alta la nera fiamma, continua e ci imbattiamo in altri episodi estremamente godibili come la breve “Ich Bin der Demiurg” o la successiva “Aufstieg der Flammen”, della durata di ben nove minuti, traccia caratterizzata da una costante alternanza tra momenti melodici e virati verso aperture atmosferiche e momenti invece tendenti a cavalcate di primitivo black metal, riffing gelido e blast beats serratissimi su cui si staglia il solito screaming demoniaco e anch’esso glaciale. “Von Fuer und Erde” degli Elurra sottolinea come andrebbe suonato il black metal oggigiorno e lo fa non solo con un sound impeccabile ma sopratutto con un’attitudine sincera e appassionata, schierandosi in modo chiaro e netto contro tutta quella merda nazi-fascista e/o ambigua che infesta la scena della nera fiamma. Nur Flammen und Feuer in den Trümmern des Kapitalismus…

 

“Non finisce certo qui…”

Durante le proteste nel centro di espulsione di Gradisca d’Isonzo avvenute sabato 18 gennaio, la polizia ha ucciso Vakhtang, uomo detenuto in questo “democratico” lager di Stato. Su questa ennesima morte di Stato, riporto una breve nota scritta dai compagni della Minoranza di Uno che trovo perfettamente in sintonia con quello che penso io sull’argomento.

Brucino i CPR, brucino le galere, brucino i tribunali. Perché ci riprenderemo il cielo e vi faremo pagare tutto bastardi.

 

“La versione ufficiale parla di rissa fra migranti detenuti nel cpr.
Le numerose testimonianze giunte dall’ interno invece parlano di reiterati pestaggi da parte della polizia.ed è cosi che sarebbe morto Vakhtang Enukidze.un georgiano di 38 anni.
Il procuratore di Gorizia smentisce categoricamente e dopo l uscita di un video che testimonia i pestaggi polizieschi all interno della struttura fa requisire a tutti gli “ospiti” i cellulari.
I giornali locali nel mentre descrivo la manifestazione di ieri come composta da anarchici e “ultrà di sinistra”.perché per essere schifati da una struttura come il cpr e dall’ennesimo omicidio di stato che rimarrà impunito, bisogna per forza essere degli irragionevoli estremisti politici.
Le sardine friulane invece sono assenti,forse per indignarsi aspettano un post di salvini a riguardo.
Da parte nostra ieri siamo arrivati al presidio giusto in tempo per sentire le urla che provenivano da dietro quelle mura avvolte dal filo spinato e per vedere il fumo dei materassi,a cui i migranti avevano dato fuoco come estrema e giusta forma di resistenza,salire da oltre il tetto della struttura.
L’inferno esiste ed è di fronte ai nostri occhi, non possiamo più stare calmi e state sicuri che non finisce certo qui.
Fuoco ai cpr
Liberi/e tutti/e.”

https://minoranzadiuno.noblogs.org/post/2020/01/20/non-finisce-certo-qui/

A Blaze In the Northern Sky

BLACK METAL IST KLASSENKRIEG. WE ARE A BLAZE IN THE NORTHERN SKY, THE NEXT THOUSAND YEARS ARE OURS!

In autunno alcuni carissimi compagni, conoscendo la mia spassionata passione e devozione per il black metal e la mia totale avversione per ogni forma di ingerenza nazi-fascista all’interno della scena metal estrema, mi hanno tirato in mezzo in un collettivo dal nome tanto affascinante quanto criptico: Semirutarum Urbium Cadavera, un collettivo devoto a Satana, al Black Metal e alla lotta di classe anarchica. L’obiettivo che ci poniamo è semplice: la totale distruzione del NSBM e di tutta la merda ambigua che gira all’interno della scena del “metallo nero”.

Questa premessa per dire cosa? Semplicemente come spunto per introdurre l’argomento di questo articolo, ossia una breve rassegna su quelli che ritengo essere stati tre ottimi dischi di black metal  usciti nel 2019 e che nulla hanno a che fare con merda ambigua (qualcuno ha detto MGLA?), fascista o sessista/omofoba e che, se proprio non rientrano perfettamente nel filone “Red & Anarchist Black Metal”, certamente sono vicine ad un certo modo di intendere il black metal e in generale la scena estrema e underground.

Falls of Rauros – Patterns In Mythology

“Sunlight on the Coast”, dipinto del pittore Winslow Homer fa da copertina a questo nuovo lavoro in casa Falls of Rauros intitolato “Patterns in Mythology”, album che riesce allo stesso tempo nell’impresa di suonare come il perfetto punto di incontro tra “Vigilance Perennial” e quel capolavoro del 2011 che fu “The Light That Dwells in the Rotten Wood” e come un’ulteriore evoluzione e maturazione del suono proposto dal quartetto proveniente dal Maine. Il sound proposto dai Falls of Rauros affonda nuovamente le sue radici nel black metal atmosferico, con influenze che vanno ricercate negli Agalloch, in Panopticon e nei Wolves In The Throne Room, ma questa volta viene messa ancora più in risalto l’apertura verso passaggi che si posizionano a metà strada tra soluzioni folk/americana e melodie post-rock. Il disco si apre con la breve intro “Detournement”, capace immediatamente di creare quell’atmosfera di tensione come se si stesse scorgendo all’orizzonte la tempesta che lentamente si sta avvicinando. Questa crescente tensione deflagra come un roboante tuono che squarcia il cielo nella successiva “Weapons of Refusal” (una delle migliori tracce di “Patterns in Mythology”), traccia in cui lo screaming alternato di Aaron e Jordan ed il riffing riescono a creare un’aura di epicità unica. E’ proprio nel bel mezzo di “Weapons of Refusal” che abbiamo il primo intermezzo acustico che flirta tanto con il folk americano quanto con melodie di natura post-rock, passaggio che appare come una labile quiete momentantea prima che la tensione torni a crescere e la tempesta ad inghiottirci, il tutto condito in maniera magistrale da un assolo da brividi. L’apertura acustica della terza traccia “New Inertia” sembra ancora una volta aver portato la calma, come se il cielo si stesse rischiarando e i raggi di un tenue sole siano pronti a trafiggere le nuvole scure che però ancora minacciano pioggia e fulmini. Questi primi due brani riescono ad evocare in maniera sognante la forza primitiva, tanto distruttrice quanto creatrice, degli elementi naturali che ci circondano, questo grazie anche al sapiente alternarsi di travolgenti cavalcate black metal e momenti acustici e più melodici che donano all’intero “Patterns in Mythology” un’atmosfera di assoluta epicità e maestosità. La conclusiva “Memory at Night” rappresenta probabilmente al meglio il sound e la tensione che i Falls of Rauros hanno saputo costruire su questo splendido disco: la linea di basso che apre la traccia annuncia per l’ultima volta la tempesta incombente che raggiunge il suo apice di tensione a circa metà brano per poi abbandonarsi ad una conclusione affidata alle chitarre acustiche capaci di dipingere un quadro di quiete, questa volta non più apparente, che ha lo stesso identico sapore dell’aria dopo il temporale. La tensione tra calma e tempesta è una costante che si ripete all’interno del black metal atmosferico dei Falls of Rauros e questa volta i nostri riescono a renderla ancora più palpabile e maestosa. Assurdi.

 

No Sun Rises – Ascent/Decay

“We are against fascism, racism, sexism, homophobia, and every other kind of oppression!
Fuck NSBM! Fuck nazi-sympathy!” Son queste le bellissime parole che possiamo leggere nella biografia di bandcamp dei No Sun Rises, gruppo di Munster (Germania) impegnato a suonare un mix di post-black metal (atmosferico) e blackened crust e che non si fa troppi problemi a prendere netta posizione contro tutta quella merda nazi-fascista, ambigua o simpatizzante che gira all’interno della scena black metal, pur sapendo bene che prendere posizione, oggi più che mai, significa farsi terra bruciata attorno. Ma Disastro Sonoro, così come i No Sun Rises, la terra bruciata la vuole vedere solamente attorno ai gruppi NSBM e vuole vedere le fiamme inghiottire i locali che fanno suonare simile merda. Passando a parlare della prima vera e propria fatica in studio dei No Sun Rises intitolata “Ascent/Decay”, quello che ci troveremo ad ascoltare nelle cinque tracce più intro che compongono il disco sarà, come detto poc’anzi, un mix perfetto, interessante e in buona parte personale di post-black metal dalle tinte atmosferiche e soluzioni tendenti all’universo blackned/neo crust che potrebbe ricordare a più riprese i Downfall of Gaia da “Atrophy” in poi, così come gli Iskra nei momenti più tirati e black e gli Ashbringer nei passaggi più atmosferici. L’intro che apre “Ascent Decay” e che ci accompagna alla successiva “Reproduktionismus” si conclude con il fragore di un tuono che preannuncia un temporale oramai imminente. E da questo momento in poi, addentrandoci nel disco, ci ritroveremo proprio come inghiottiti da una tempesta che infuria selvaggia e sembra non aver intenzione di placarsi, ma che sa alternane in maniera ottimale momenti atmosferici a scorribande all’arma bianca in territori propriamente black metal. “Towards Sundown” deflagra immediatamente in una cavalcata e in un riffing puramente black metal accompagnato dal primitivo screaming di Jonas, per poi aprirsi ad un intermezzo lento e atmosferico su cui si staglia solamente una voce femminile che recita qualcosa in tedesco, lingua madre dei nostri. La traccia riprende con un momento più tendente al crust, tanto nelle vocals quanto nella melodia e nel riff principale, che crea la tensione perfetta per sfociare nuovamente in una serratissima cavalcata black metal a la Iskra in cui a farla da padrona sono le due chitarre e la batteria. Altra traccia con cui è stato immediato amore è la successiva “Thralldom”, che si dirama inizialmente su divagazioni dalle tinte atmosferiche prima di aprirsi in un riff dal vago sapore (neo)crust sorretto da un blast beat tipicamente black metal su cui si staglia il solito glaciale screaming di Jonas.”Ascent/Decay” si conclude con la maestosa “Maschinist”, quindici minuti in cui è racchiuso perfettamente il sound dei No Sun Rises in costante tensione tra la quiete dei passaggi più melodici e la tempesta evocata dagli assalti propriamente black, quindici minuti che terminano con una suite acustica e atmosferica. Quiete e tempesta. Ascesa e decadimento. Nessun sole sorge.

 

Downfall of Gaia – Ethic of Radical Finitude

Con questo “Ethic of Radical Finitude” i Downfall of Gaia rilasciano un disco più atmosferico e certamente più malinconico rispetto al precedente “Atrophy”, ma comunque sempre pronto ad aprire squarci di aggressività nell’atmosfera di apparente calma e decadenza creata dal sound ormai definitivamente virato su lidi definibili propriamente post-black metal. Il percorso musicale dei tedeschi li ha visti negli anni passare attraverso svariate influenze, dal post-metal al crust, sempre orientati però ad una rilettura personale e all’evoluzione del loro sound che sembra ormai essere giunto ad una maturazione interessante in questa sua versione di malinconico post-black metal che non disdegna melodie e passaggi atmosferici strumentali. Il nostro viaggio nell’etica della radicale finitezza dell’essere umano comincia con “Seduced By…” intro strumentale dai toni estremamente malinconici che però divampa nel travolgente riffing post-black metal della successiva “The Grotesque Illusion of Being” squarciato dal lancinante screaming di Anton che prende allo stesso tempo la forma di un lamento angosciante e di un urlo liberatorio di riscatto. Questo primo brano sottolinea già la formula da cui si diramano tutte e cinque le tracce che compongono “Ethic of Radical Finitude”: l’alternarsi di rallentamenti malinconici/melodici e momenti di aggressività di stampo puramente black metal, sopratutto nei riff e nella batteria, alternanza che sarà la costante di tutto il disco. “We Pursue the Serpent of Time”, brano dalla durata maggiore è un perfetto esempio della maturazione e del sound a cui sono giunti i Downfall of Gaia, il punto d’incontro ideale tra gli Altar of Plagues del fantastico “White Tomb” e gli Harakiri for the Sky più depressive e decadenti. Un’altra delle tracce più interessanti è senza ombra di dubbio “Guided Through a Starless Night” , brano che viene introdotto invece da una melodia che appare più sognante che malinconica, lacerata quasi immediatamente dal solito screaming straziante e dalla solita cavalcata black metal dal riffing e dal blast beat serratissimi, per poi lasciare spazio ad una voce femminile parlata che ci prende per mano e ci accompagna verso la successiva “As Our Bones Break to the Dance”.Ethic of Radical Finitude” si conclude con la malinconica “Of Withering Violet Leaves”, traccia che mostra, quantomeno nei primi secondi, gli ultimi vaghi richiami a sonorità post-metal sperimentate in passato dai tedeschi. I Downfall of Gaia di “Ethic of Radical Finitude” sono un gruppo finalmente sicuro dei propri mezzi che riesce a coinvolgere con costanza e fascino l’ascoltatore, al punto da farlo immergere completamente nel proprio muro di suono malinconico, rapirlo e trascinarlo giù negli abissi più isolati della natura umana e del decadimento dell’essere, in balia del tempo che scorre inesorabile disperso come foglie ormai appassite. Un disco che riesce ad esprimere perfettamente l’inquitudine interiore ed esistenziale che domina sulle nostre vite. Sedotti dalla grottesca illusione dell’essere, inseguiamo il serpente del tempo, guidati attraverso una notte senza stelle mentre le nostra ossa si infrangono sulla danza delle foglie appassite.

“ORRORE DAGLI ABISSI” – INTERVISTA AI SEPOLCRO

Solido death metal putrido e oscuro capace di creare atmosfere degne dell’Orrore lovecraftiano che trascinano in dimensioni sconosciute dominate unicamente dall’angoscia, dal terrore eterno e dalla follia, questo è ormai il marchio di fabbrica dei Sepolcro. Lasciatevi dunque inghiottire dagli abissi della vostra mente, lasciatevi divorare dai mostri che li abitano. Lamenti spaventosi si odono in lontananza, abbandonatevi all’orrore dell’ eterna dannazione… Solo i lamenti provenienti dal Sepolcro squarciano il silenzio dei mortali condannati per l’eternità. 

Iniziamo con una domanda classica per chi ancora non vi dovesse conoscere: Chi sono i Sepolcro, quando si sono formati e per quale ragione?

I Sepolcro sono un progetto Death Metal formatosi nel (ormai) lontano 2011 a Verona. Col passare degli anni ci sono stati diversi cambiamenti: formazione, influenze musicali, scioglimenti ecc. ma la passione di suonare musica marcia e putrida non è mai svanita. Nel 2011 si aveva una visuale diversa sul gruppo, come tutti, si è cominciato a suonare cover su cover di grandi classici arrivando poi a comporre musica propria. Di certo, si nota una grande differenza se si ascolta il primo demo “Festering Evocation” (2013) e il nostro ultimo lavoro “Amorphous Mass” uscito poche settimane fa…. questo come già citato è proprio grazie alla crescita ed evoluzione che si è venuti in contro. Alla ricerca del proprio marchio, suono, stile e per cercare di differenziarsi dalla solita “massa” e ondata musicale death metal. I Sepolcro nascono per condividere la propria passione all’interno del gruppo, il clima all’interno puzza sempre di morte… in senso buono ovviamente.

 

Avete da poco pubblicato il vostro ultimo Ep intitolato “Amorphous Mass”, avete voglia di parlarci di questo lavoro in maniera più approfondita?

Amorphous Mass è la nostra nuova creatura uscita il 15 Maggio tramite Unholy Domain Records (Cd/Vinile) e Dismal Fate Records (cassetta). È ‘il primo EP dopo 8 lunghi anni composto da 5 brani per un totale di 20m di puro chaos e distruzione. Credo che sia al momento il lavoro più importante e soprattutto più sudato in casa Sepolcro. Ci siamo messi alla prova a 360° in ambito compositivo e addirittura in ambito recording. Possiamo dire che è stato un parto durato 6/7 mesi (solamente per la produzione finale per la stampa).

Sinceramente, i brani sono stati scritti in brevissimo tempo. Facciamo alla vecchia maniera, io e Simone ci ritroviamo in sala prove senza idee, e totalmente spartani improvvisiamo tenendo i riff che più ci fanno dannare… infatti “Amorphous Mass” è statoregistrato l’anno scorso, precisamente inizio Novembre direttamente nella nostra saletta nell’arco di una giornata (il basso è stato registrato poi da Nor poco tempo dopo negli Stati Uniti). Quindi zero studio professionali e strumentazione al di fuori del normale, ma è proprio così che volevamo farlo. Rude, grezzo e scorretto.

Abbiamo aumentato sicuramente la velocità, con parti che alternano il grind con il black/death introducendo anche parti in scream (Simone) ma rimanendo sempre sulla nostra scia cadenzata old school. E’ stato davvero una sperimentazione da cui sciamo usciti al 100% soddisfatti. Anche a livello di suoni e produzione, o la odi o ti schizza il cervello. Va benissimo così.

La copertina invece, è stata disegnata da un amico di vecchia data spagnolo Cesar Valladares (lavorato per Asphyx, Krisiun e così via), che come sempre sa già cosa vogliamo e come lo vogliamo. Riesce letteralmente a colorare e disegnare la nostra musicadandole una visuale concreta. Al momento le cassette sono sold out (già solo con il pre-order) ma è prevista una ristampa americana sotto Headsplit Records per metà giugno. Mentre Cd potete ancora trovare tramite Unholy Domain Records che avrà anche la versione in vinile quest’autunnocon una copertina diversa.

Cosa vi ispira nella stesura dei testi e più in generale in tutta l’atmosfera e l’immaginario che vi circonda e accompagna?

Una cosa rimasta costante sin dal 2011 sono sicuramente le nostre tematiche nella stesura dei testi. I Sepolcro nascono e rimangono/rimarranno sempre dentro un’atmosfera oscura e Lovecraftiana. Leggo libri su libri scritti da diversi autori, paragonando i loro diversi punti di vista e traduzioni per poi creare dei miei concept personali dando vita alla mia visione del tema in questione. “Amorphous Mass” è il primo piccolo concept ad esempio, cerco sempre di accostare i titoli dei nostri brani con la copertina per poi comporre e disporre le tracce in un senso logico. Nulla è stato messo o fatto per caso.

Siete a parer mio una delle migliori band in Italia a suonare death metal vecchia scuola. Vi sentite in qualche modo parte di una scena death underground in Italia? Quali sono i gruppi che trovate più interessanti nella scena undeground, death metal e non?

In Italia devo ammettere che abbiamo davvero un sacco di gruppi, anche troppi per quello che chiamiamo “scena”. Personalmente non mi ritrovo con la frase “facciamo parte di una scena in italia”… Ripeto, i gruppi ci sono ma manca totalmente il supporto tra i gruppi stessi. E’ tutta un ‘onda che va e viene col passare degli anni, e dalla mia esperienza ho imparato e visto che siamo tutti un branco di stronzi che non sappiamo far altro che lamentarci e sparlare (almeno questo è ciò’ che accade qui nel Nord).

Ma non funziona così. Questo è il motivo per quale con i Sepolcro e altri miei progetti me ne sto alla larga, suonando ad esempio live solo per occasioni che trovo davvero opportune. Gira tutto sempre sulle conoscenze, se conosci lui bene allora sei ungrande e meriti rispetto mentre se gli stai sul cazzo allora sei un gruppo di merda pari a zero… tristezza, soprattutto quando vedi queste storie da persone che hanno +20 anni di carriera alle spalle. Sembra una sfida, a chi “è più cattivo”. La gente può dire quello che vuole che tanto non fa differenza, sono i numeri che contano e al momento mi sta bene così. Nonostante tutto però, ci sono gruppi come Gravesite, Demonomancy, Restos Humanos, Morbus Grave e Hierophant che personalmente mi prendono davvero bene e sono veramente validi!

Come abbiamo già detto il vostro sound pesca a piene mani dal death metal old school più marcio e disturbante, quali sono state e continuano ad essere le vostre principali influenze? 

Le influenze sono sempre in costante evoluzione, non so dirti con precisione quali sono le nostre ora. Sono contento di come suoni questo EP anche perchè vedo che mette in confusione molti recensori… C’è chi dice che abbiamo l’andazzo Europeo e chiinvece Americano, chi dice che assomigliamo a quello come l’altro che dice che sembriamo quell’altro ancora. Sinceramente nemmeno mi interessa, suoniamo la nostra musica e la suoniamo come piace a noi, non abbiamo bisogno di essere classificati e fotocopiati. Di sicuro ti posso dire che l’anno scorso in fase compositiva io e Simone avevamo spesso e volentieri sul piatto gruppi come Of Feather And Bone, Phrenelith e Disma. Siamo molto dentro alla “vera scena” attuale americana ed europea, ci sono ragazzi che stanno veramente buttando fuori dei dischi esplosivi! Di roba vecchia ascolto ormai poco.

Quante pensate abbia ancora da dire e da dare un genere come il death metal oggi nel 2019?

Il death metal sta andando alla grande, più informa che mai!! Sto notando che negli ultimi 2 anni sta tuonando, con tantissimi gruppi nuovi con tantissimi demo da paura. E’ il momento giusto, non c’è niente da fare. Noto un grande supporto all’estero e una gran voglia di vedere gruppi “piccoli” assieme a grossi nomi o addirittura viceversa. Ho notato l’anno scorso in Danimarca al Killtown che gruppi con un demo solo alle spalle come Fetid e Mortiferum erano più attesi e avevano più supporto / pubblico degli Incantation. E’ proprio questo che mi piace di questi anni!! Non è il marchio ma è la qualità che conta, e volendo riesci anche superare i “fondatori e padrini”. E sembra proprio che anche promoters e grosse labels lo stanno capendo supportando e dando a loro volta una grande mano. Speriamo solo che duri il più possibile!!

Nell’ultimo periodo, prima dell’uscita di Amorphous Mass, avete pubblicato un promo intitolato “Necrotheism” e l’ep Undead Abyss, a dimostrazione che siete una band molto prolifica. Cosa pensate sia cambiato da questi ultimi lavori al nuovo Amorphous Mass? E quanto è importante per voi non stare mai fermi a livello di fase compositiva?

L’anno scorso con “Undead Abyss” eravamo super operativi, andavamo in sala prove anche 2/3 volte a settimana e avevamo un sacco di idee da mettere giù. E’ stato un anno davvero intenso, in preda alla ricerca dello stile più adatto a noi, ma ora ci siamo e quest’estate ritorniamo in sala a comporre per il prossimo passo. Credo sia importante tenersi caldi in fase compositiva quanto importante prendersi anche una pausa e staccare. Non ci deve essere assolutamente fretta, rischi di peggiorare e fare le cose tanto per. Ci sono momenti buoni e non, basta semplicemente scovare il momento giusto e immergersi completamente.

Ci tengo a ringraziare di cuore Hannes e tutti i Sepolcro per questa intervista e chiaccherata che ci siamo fatti questa estate e che finalmente vede la luce.

 

 

Lo Spirito Continua

Parole in libertà su quelle che ritengo essere tre delle migliori uscite in ambito hardcore punk nella scena italiana durante il 2019 e di cui non vi ho ancora parlato. Perchè lo spirito continua e potremo davvero essere vecchi e forti.

Destinazione Finale – In Bilico Nel Reale

Per tutti noi amanti delle sonorità hardcore italiane degli ’80 quest’anno l’underground fiorentino ci ha regalato i Destinazione Finale, nuovo progetto di gentaglia che proviene da gruppi come Carlos Dunga, Alfatec, Iena e xDeloreanx. Recentemente i Destinazione Finale hanno pubblicato il favoloso “In Bilico Nel Reale”, tredici tracce tra cui troviamo anche cinque brani già presenti sulla loro prima demo datata settembre 2019. Il contenuto di “In Bilico Nel Reale” è un concentrato di classico hardcore punk all’italiana sulla scia di Negazione, Declino e soprattutto Indigesti, suonato con una passione e un’attitudine che ha tutto il sapore della vecchia scuola. E sono probabilmente proprio gli Indigesti dello split con i Wretched e di “Osservati dall’Inganno” l’influenza principale che salta subito all’orecchio appena ci si addentra nell’ascolto di brani quali “Polvere Negli Occhi”, “Niente Rimane”, “Inesorabile Silenzio” o la titletrack. I Destinazione Finale ci danno un’ottimo esempio di come sia possibile riproporre un certo tipo di hardcore fortemente radicato nella tradizione classica senza suonare banali e scontati, ma anzi facendo emergere una buona dose di personalità e di attitudine sincera. Lo spirito continua pur rimanendo in bilico nel reale che ci opprime!

Minoranza di Uno – La Storia Si Ripete

La mia solitudine è sempre la Minoranza di Uno! Faccio sempre una fatica fottuta a parlare e scrivere di dischi e gruppi che riescono ad entrarmi dentro così in profondità che sembra parlino per me. Però sarebbe un errore imperdonabile non provare a dire qualcosa su “La Storia Si Ripete”, nuovo bellissimo disco in casa Minoranza di Uno, quindi proviamoci. I triestini ritornano con il loro hardcore punk tanto incendiario e riottoso quanto bello da cantare, con i testi sempre emozionanti e di un certo spessore lirico, sottolineando un concetto che dovrebbe essere scontanto per chì vive una certa scena e suona un certo genere: l’hardcore punk non può mai essere sola musica, bensì un mezzo con cui sferrare una vera e propria minaccia verso l’esistente capitalista che ci opprime e annichilisce. Il disco si apre con “Vladimir”, intro da brividi interpretata dalla voce del batterista Beppe che viene seguita dalla splendida “Mentre Intorno Tutto Brucia”. Altra traccia che ho amato dal primo ascolto è sicuramente “Meno di Uno” introdotta da uno spezzone in cui viene ripresa una famosissima frase di Ulrike Meinhof della RAF. Un disco come “La Storia Si Ripete” però va molto al di là della musica e ribadisce che oggi più che mai è giunta l’ora di organizzarsi e di armare le parole, di riportare la parola alla parola, di riportare la parola all’azione, di armare queste infinite parole che ci ostiniamo a scrivere, a urlare e forse troppo spesso a soffocare nelle nostre gole, per non esser mai più disarmati. Ed ora è quindi essenziale prendere bene la mira.per far esplodere la gioia dei giorni futuri, perchè anche se soli e sconfitti saremo sempre una nuova forma di rivolta! Vi si vuole bene Minoranza di Uno

Nofu – Qui e Ora

“Qui e Ora”, ultimissima fatica in studio dei romani NOFU, un’ep di sole quattro tracce che riesce nell’intento di rinnovare il sound e il percorso dei nostri pur rimarcando sempre un forte legame con un certo modo di intendere l’hardcore tipicamente italiano e tipicamente anni ’80. Tra l’altro questo Ep ha un’importanza speciale per il sottoscritto in quanto si tratta della prima coproduzione in cui mi sono impegnato a nome Disastro Sonoro. Le principali influenze che si possono ascoltare su questo “Qui ed Ora” sono sostanzialmente due: i Kina, gli Husker Du. Il suono dei NOFU infatti negli anni, dell’incredibile esordio datato 2012 che era una vera e propria mazzata nei denti di puro e semplice hc all’italiana, si è evoluto verso una concezione di punk-hardcore meno irruenta ma forse più ragionata, portando spesso alla mente il percorso seguito appunto dai già citati Kina. Non a caso infatti il gruppo di Aosta, insieme agli Husker Du, è probabilmente l’influenza più sincera e profonda che trasuda sia a livello musicale che a livello lirico nelle quattro tracce presenti su questo ultimo Ep. Come abbiamo visto la base da cui prende le mosse la musica dei Nofu è sempre la stessa: l’hardcore italiano degli anni ’80 che ha fatto scuola ovunque scorre difatti nelle vene del gruppo romano, ma non si limitano a riprodurlo pari pari. Possiamo sentire influenze più (post) hardcore e “melodiche” nello stile degli Husker Du, così come una qualità/tecnica strumentale che a volte strizza l’occhio a soluzioni riconducibili all’universo metal. In tutta questa rilettura personale fatta ai Nofu dell’hardcore il mio orecchio ci ha sentito spesso anche richiami (specialmente nell’elevato livello delle liriche) ai Frammenti e ai Disperazione (soprattutto quelli del secondo disco). Tracce come “Conseguito Silenzio” e “Fenditure” sono ottimi esempi di come dovrebbe essere suonato e urlato il punk hardcore ancora oggi. Un sincero disco di hardcore punk suonato con attitudine e passione, questo è “Qui ed Ora” dei Nofu, come a voler ribadire che lo spirito continua e non morire mai, nonostante gli anni che passano!

 

 

“MAKE HARDCORE FAST AGAIN” – INTERVISTA AGLI xINQUISITIONx

Anche questa intervista agli xInquisitionx è stata realizzata mesi fa in vista della prima uscita della fanzine cartacea di Disastro Sonoro che poi non ha mai visto la luce purtroppo. Ci tengo a pubblicarla perchè scambiare quattro chiacchere con Francesco (voce degli xInquisitionx) è sempre estremamente piacevole perchè nelle sue parole trasuda una totale e sincera passione per l’hardcore e un’attitudine da far invidia a molti. Make hardcore fast again, prima di subito!

Classica domanda banale e scontata: come nascono gli Inquisition, quando e perché? Ma soprattutto da dove avete tratto ispirazione per il nome del gruppo?

Gli xINQUISITIONx nascono da una costola degli eccezionali OUR ROOTS unica band Marsigliese di POWERVIOLENCE in seguito al trasferimento in Brasile del cantante Laurent. Abbiamo deciso di fondare questo progetto su una linea meno sincopata e dai toni più hc restando comunque velocissimi,con pezzi brevi e roboanti. Il nome é stato difficile da trovare e abbiamo scelto questo perché risulta d’impatto e poi c’é un senso di DOLORE che ritroviamo molto in ciò che facciamo. Senza contare che é stata un’involontaria citazione a Mel Brooks con il suo film LA PAZZA STORIA DEL MONDO ( …The INQUISITION…what a show…here we go)

C’è uno “slogan” ricorrente che accompagna la vostra musica, ossia “Make Hardcore Fast Again”, slogan azzeccatissimo per il vostro sound. Cosa significa per voi suonare hardcore? Cosa significa per voi suonare veloci? E cosa volete trasmettere con una frase simile?

Lo slogan é ovviamente una parodia di quell’orribile dictat di Trump, ma c’é un motivo sonoro molto importante. Suoniamo rapidi e veloci per scelta,non per etica, il punto é che nessuno di noi ascolta o segue la scena “beatdown” con i suoi codici…non abbiamo nulla contro nessuno intendiamoci,semplicemente non siamo avvezzi a quel mondo e a quel modo di fare musica. HARDCORE per noi é la musica di chi si oppone, di chi non riesce a digerire il mondo nel quale viene inserito a forza…il ritmo che viene dal battito cardiaco,il basso che rimbomba come l’ulcera del disagioe la rabbia espressa nei riff di chitarra…andar veloce é una necessità perché,strano a dirsi,non sappiamo fare altro inoltre, non ci va di rompere le palle a chi ci ascolta con pezzi lunghi e intricati…ci teniamo a restare istintivi.

Chi scrive i testi all’interno del gruppo, da cosa sono ispirati e quali sono le idee che volete far passare attraverso essi?

I testi li scrive Francesco e le tematiche si fondano comunque sull’osservazone del mondo,delle dinamiche sociali che lo compongono e in gran parte raccontano di marginalità, traumi,fobie,gioie e dolori con le quali conviviamo ogni giorno. Per noi fare questa musica é raccontare l’epoca decdente nella quale viviamo attraverso diverse chiavi di lettura,non solo quella politica o sociale. C’é moltissima emotività.

Venite da Marsiglia, cosa potete dirci sulla scena hardcore/diy underground da quelle parti?

Marsiglia é una microgalassia nella quale siamo tutti amici,ma non so se si può parlare di SCENA (termine che purtroppo non comprendiamo.) Diciamo in modo spicciolo che per quanto attive e talentuose,le bands marsigliesi non collaborano molto tra loro,non riusciamo molto a capire come mai. Vorremmo ci fosse davvero più unità e solidarietà tra tutti e per tutti.

Tornando a parlare della vostra musica, su Blast It, ultima vostra fatica in studio dimostrate una carica aggressiva e un’ attitudine da fare invidia a molti, il tutto supportato da un fast-hardcore senza fronzoli che tira dritto per la sua strada. Quali sono i gruppi che influenzano maggiormente il vostro sound?

Premettiamo che aver trovato Tom Powder per registrare e mixare ci ha davvero permesso di arrivare a questo suono. Arriviamo tutti da orizzonti musicali diversi. Matt é un patito di blast beat e HC OLD SCHOOL, Patrick é sicuramente il più eclettico e fantasiosotra noi, Fred non é certo da meno, pensate che suona in un gruppo di CUMBIA (!!!) . Siamo d’accordo su gruppi come SPAZZ, CRIPPLED FOX, MINOR THREAT, RAISED FIST, TERROR, NEGAZIONE… molto del nostro bagaglio comunque lo fanno i gruppi underground che incontriamo durante i tour o quando assistiamo ai concerti.

Quanto pensate sia ancora il potenziale dell’hardcore e del punk oggigiorno? O quale pensate debba tornare ad essere?

Il PUNK HARDCORE non perderà mai il proprio potenziale finché ci saranno esseri umani che si sbatteranno per farlo vivere. Certo c’é stato un rallentamento nel cambio generazionale ma samo sicuri che per quanto cambiano le epoche ed i supporti, ficnhé ci sarà anche un solo motivo per tenere la mente accesa il l’HC ( e affini) avranno una ragione per esistere. Francesco cita i My Own Voice di Milano : ” E lo so che il mondo non cambia con una sola canzone,ma so anche che ogni urlo di vita é una scintilla di rivoluzione”

Vogliamo ringraziarti per questa stupenda opportunità.Sono persone come te che spingono una band come la nostra a continuare,specialmente nei momenti più difficili. Vogliamo ringraziare tutti quelli che stanno leggendo questa intervista perché certamente sono nostri amici e ci hanno aiutato a suonare in giro.Contrariamente a molte bands MAINSTREAM che snobbano le realtà italiane noi adoriamo suonare in giro per lo stivale. Infatti é proprio qui che abbiamo i nostri amici più cari (tra cui certamente tu).