Absolut Country of Sweden

 

Nell’ultimo periodo di questa ennesima estate terribile fatta di lavoro e zero vacanze, mi son ritrovato spesso ad ascoltare tre dischi usciti nel corso di questo tragico 2020, accorgendomi solamente in un secondo momento si trattasse di tre lavori provenienti dalle lande svedesi, nonchè tutti e tre prodotti da e pubblicati tramite la Phobia Records, etichetta diy maestra nello scovare, produrre e supportare quanto di meglio ci sia attualmente in giro in ambito d-beat/hardcore e crust. Questa ennesima tormenta di furioso vento scandinavo proveniente dalla Svezia mi ha dunque invogliato a scrivere le righe che state leggendo, per il semplice fatto che l’hardcore/d-beat (qualcuno lo definirebbe kangpunk) svedese ha sempre ricoperto un ruolo importante all’interno dei miei ascolti (Avskum e Anti-Cimex su tutti) e rimane tuttora uno dei sound che maggiormente apprezzo all’interno del vasto panorama hardcore punk. Dunque, per farla breve con questa introduzione tediosa e futile e per lasciare finalmente spazio alle “recensioni” e alla scoperta dei protagonisti di questo articolo, ecco a voi tre nuove uscite che, pur senza inventare nulla di nuovo, vanno a dare nuova linfa alla scena hardcore/d-beat svedese. Tre band e altrettanti dischi che potremmo definire assolutamente rappresentativi delle varie e per certi versi, anche se in minima parte, differenti tensioni che hanno animato nei decenni la scena d-beat/punk svedese, e che, pur mantenendo un’iconico quanto seminale swedish sound,  riescono nell’ardua impresa di non suonare tutte completamente uguali, regalandoci così tre lavori estremamente godibili e pregni di quell’attitudine e quel sapore old school che non stona veramente mai. In poche parole, Absolut Country of Sweden… Niente di più, niente di meno.

Exploatör – Avgrundens Brant

Gli Exploatör sono un “super gruppo” della scena hardcore/d-beat svedese; tra i componenti troviamo infatti gentaglia già attiva in gruppi come Warcollapse, Disfear, Dischange e soprattutto Totalitar. Non a caso i Totalitar appaiono fin dal primo ascolto come la principale e viscerale influenza degli Exploatör, e questo nuovo disco ha il grande pregio di riuscire a trasmettere la stessa attitudine e le stesso sapore di quei due classici della scena hc svedese che rispondono al nome di Ni måste bort e Sin egen motståndare. Un disco che, per via del sound e dell’approccio del gruppo, potrebbe addirrittura sembrare prodotto e registrato tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90, ed è stata probabilmente intenzione del gruppo conferire al disco intero un aurea che richiama fortemente la vecchia scuola kangpunk svedese. Ammetto si faccia davvero fatica ad aggiungere altre parole per descrivere le dieci tracce che compongono un album solido e irruento come Avgrundens Brat, un concentrato rabbioso e appassionato di hardcore punk/d-beat in salsa svedese dal sapore profondamente old school e che, traccia dopo traccia, manifesta un amore sincero verso la fondamentale lezione che hanno lasciato i Totalitar (tra gli altri) sulla scena scandinava e su quella mondiale. In poche parole, se sentite la mancanza dei Totalitar e da anni siete alla ricerca di un gruppo degno di prendere il loro testimone, non ci sono dubbi, gli Exploatör fanno al caso vostro e dovreste correre immediatamente ad ascoltarli senza remore! Absolut T-beat worship!

Socialstyrelsen – Med Rädsla För Livet

Med Rädsla För Livet , è invece il primo full lenght in casa Socialstyrelsen, giovane gruppo con le radici ben salde nella tradizione crust punk svedese dei primi anni duemila. Partendo da sonorità che ricordano certe cose fatte dagli ultimi Avskum, i/le nostr* giungono ad un sound che li avvicina agli immortali Skytsystem e addirittura ai Martyrdod, tanto i più recenti quanto quelli di dischi come in Extremis o Paranoia, ovvero un d-beat/crust punk influenzato profondamente da tendenze che si potrebbero definire “neo crust” (termine che aborro) e da pulsioni dal sapore vagamente black metal. In questo quadro di sfumature e influenze, di tensioni e sonorità, i Socialstyrelsen riescono però a sintetizzare un sound quanto meno personale se non proprio originale, dimostrando una buona capacità compositiva, sopratutto per quanto riguarda alcuni riff veramente azzeccati, e grazie sopratutto alle vocals graffianti della cantante Hanna che rendono la proposto del gruppo svedese estremamente godibile e di assoluto impatto. L’attitudine e la sincerità con cui i/le nostr* suonano e interpretano i quattordici brani (alcuni addirittura anthemici come Alltid Knivfull) presenti su questo Med Rädsla För Livet sottolineano tutta la passione che muove i Socialstyrelsen nel spararci addosso questa tempesta di swedish crust punk che non lascia scampo e che per quasi ventidue minuti ci prende a cazzotti in pieno volto senza tregua, senza mostrare alcuna pietà o segni di cedimento. Crust punk ist krieg!

Parasit – Samhällets Paria

Ci troviamo dinanzi ad un altro gruppo pieno di volti noti della scena svedese (punk e non solo), visto che nei Parasit possiamo trovare brutti ceffi che suonano o hanno sunato in band del calibro di Asocial, Diskonto e addirittura nei death metallers Interment. Il sound dei Parasit, a differenza degli altri due dischi che abbiamo affrontato sopra, parte si da un’hardcore punk chiaramente di matrice svedese ma risulta più marcio, meno melodico e nel complesso dunque più pesante e sporco, come se la lezione seminale di band come gli Asocial o i Mob 47 fosse stata estremizzata al punto giusto, rimanendo su quel confine labile che divide i territori propri dell’hardcore svedese dai lidi dominati da sonorità metal più o meno estreme. Sono principalmente le vocals ad opera di Henke che in alcuni frangenti sembrano oltrepassare questi confini  per dar vita ad un’ibrido a metà strada tra uno scream vagamente black metal e un urlato più tipico del crust. Un suono crudo e rabbioso, dal riffing veloce quanto basta per dar l’impressione di venir travolti improvvisamente senza lasciar possibilità di prendere fiato e da una batteria serrata su ritmi principalmente d-beat che ci martella in testa fino sbriciolare la nostra mente e tutto ciò che la abita. Nessuna inversione di rotta significativa o chissà quale innovativa dose di originalità nel sound proposto dai Parasit, ma ancora una volta, in direzione sempre ostile, rabbiosa e convinta sulla propria strada, il gruppo svedese ci spara nelle orecchie a tutto volume una perfetta sintesi, furiosa e brutale, di tutto ciò che è stato il seminale e primordiale hardcore/kangpunk svedese. Citando proprio gli Asocial, band che al mio orecchio rimane la più viscerale influenza che emerge dal sound dei Parasit: “How Could Hardcore be Any Worse?”.

Mass Extinction – Never Ending Holocaust (2020)

Intersectionality is vital to any form of activism. While this album focuses specifically on the suffering of non-human animals, the message and lyrical themes extend to the victims of any form of injustice, prejudice, abuse, & exploitation. (Mass Extinction)
Anti-Human Crust Grinding Annihilation for Total Animal Liberation!

Partiamo col botto, alzando subito i toni: questo Never Ending Holocaust degli statunitensi Mass Extinction è senza ombra di dubbio uno dei migliori lavori usciti negli ultimi anni in ambito crust/grind. E le ragioni di questa mia affermazione sono molteplici e differenti, a partire dall’impegno politico per la totale liberazione animale che anima l’intera proposta dei nostri, enfatizzando dunque un’attitudine bellicosa e riottosa che avvolge l’intero lavoro e che trasuda da ogni singola nota di ogni singolo brano. Un sound quello costruito dai Mass Extinction che sintetizza nel modo migliore e più avvincente le migliore pulsioni del crust punk e le più brutali tensioni del grindcore, riuscendo a far emergere come influenze principali della loro proposta tanto gentaglia come Nasum e Enemy Soil quanto i canadesi Massgrave, oltre ai Disrupt e agli Extreme Noise Terror in quei momenti e in quei passaggi del disco che evidenziano un profondo legame con l’hardcore punk vecchia scuola, il tutto accompagnato da quell’irruenza espressiva, quella netta presa di posizione politica e quell’attitudine di protesta e rivolta che riportano alla mente in più occasioni gli immortali Dropdead. Un sound quello firmato dai Mass Extinction che, condensato in dieci tracce che assumono le sembianze di vere e proprie mazzate sui denti annichilendo qualsiasi tentativo di sopravvivenza, irrompe immediatamente in tutta la sua brutalità e furia senza pietà, lasciandoci inermi e impotenti dinanzi a queste urla disperate per la totale liberazione animale! Tracce come Doomed Species, la stessa titletrack o (A)bstain // (A)bolish possono essere descritte solamente come una scarica di pugni nello stomaco che tolgono il respiro.

Lo stesso titolo dell’album, così come l’artwork di copertina, manifesta una chiara volontà dei Mass Extinction di denunciare e sferzare un attacco diretto allo sfruttamento animale odierno (ma che ha una sua storicità secolare), frutto marcio di un sistema economico e di una cultura specista che vedono nell’animale solamente un altro soggetto da sfruttare e opprimere, così come da ingabbiare, torturare o da assoggettare per i “bisogni” dell’essere umano, in una gerarchia che di naturale non ha nulla e in cui il regno animale ricopre unicamente il ruolo di carne da macello da sacrificare sull’altare del profitto economico e dell’egoismo umano. Sono le parole degli stessi Mass Extinction che accompagnano l’uscita del disco a sottolineare come questo Never Ending Holocaust sia, negli intenti e nella pratica, una denuncia e un attacco contro la natura oppressiva dell’uomo nei confronti degli animali; difatti ogni traccia cerca di analizzare e affrontare un determinato quanto differente aspetto di questa relazione di oppressione e sfruttamento animale messa in atto dall’uomo in nome del profitto capitalistico. Un’attacco diretto e brutale contro l’industria del latte, i laboratori di cosmetici e farmaci che compiono disumani esperimenti sugli animali o gli allevamenti intensivi in cui gli animali nascono, “vivono” e muoiono in una “eterna treblinka” (per citare il titolo del libro scritto da Charles Patterson che ha ispirato le liriche dell’intero disco), e più in generale ad un comparto industriale-produttivo che si fonda sull’abuso e lo sfruttamento del regno animale. Dieci tracce di grind/crust-core annichilenti, dieci bellicosi inni di protesta e rivolta affinchè di ogni forma di oppressione e gabbia non rimangano che macerie. In estrema sintesi Never Ending Holocaust non è altro che l’essenza, perfetta quanto brutale, di quell’ “anti human crust grinding annihilation” di cui i Mass Extintion sembrano essere oggi gli indiscussi portabandiera.

Extreme Smoke 57 – Stage V: Salvation (2020)

Leggende del grindcore europeo e balcanico on the road dal lontanissimo 1990, lo spirito della vecchia scuola che non si assopisce e viene alimentato ancora da ingenti dosi di rabbia e da viscerale passione, una band che non ha alcuna intenzione di fermarsi o di cedere il passo al tempo che scorre inesorabile, ma anzi sempre pronta ad abusare delle nostre orecchie e a scaricarci nello stomaco mazzate di brutale rumore senza pietà. Questa è, in sintesi, la descrizione migliore per presentare gli Extreme Smoke 57 e introdurre la loro ultima fatica in studio, un’ep intitolato Stage V: Salvation che, per fortuna, non sposta di una virgola la proposta ormai monolitica e devastante che caratterizza da trent’anni il gruppo sloveno. Un concentrato del più sincero e primitivo grindcore che mostra ancora tutti i suoi intimi legami con l’attitudine hardcore punk, una ricetta quella degli Extreme Smoke 57 che appare implacabile, tira dritto tritando ossa e lasciando solamente cumuli di macerie al proprio passaggio. La pubblicazione dell’album è stata anticipata negli scorsi mesi dall’uscita di due brani inediti, “Deceived by Life” e “Human Meat Factory”, a parere di chi scrive due dei momenti migliori dell’intero lavoro, mazzate di furioso grindcore senza compromessi e che non guarda in faccia niente e nessuno, profondamente radicato nella vecchia scuola più underground e marcia, la stessa identica di gruppi spesso dimenticati come i polacchi Hideous Chaos o i colombiani Confusion, l’unica a cui sembrano ancora devoti gli Extreme Smoke 57 facendone parte fin dai primi vagiti. In una scena oramai abbastanza satura come quella grindcore, gli Extreme Smoke 57 dimostrano di avere ancora molto da dire e forse da insegnare a tutti in termini di attitudine e passione con la quale si sbattono per portare avanti la loro visione dell’estremismo musicale condito con ingenti dosi di rabbia viscerale e istintiva e con un’urgenza espressiva contro tutta la merda che viviamo ogni giorno che sembra non placarsi mai, nonostante gli anni per il gruppo sloveno passino inesorabili e siano ormai giunti a trenta tra dischi, registrazioni, tour e palchi calcati in giro per l’Europa . Stage V: Salvation, disco che segna dunque i trentanni di attività degli Extreme Smoke 57, è composto complessivamente da 5 nuovi pezzi e 12 brani vecchi registrati nel 2019 durante la performance della band a Tolosa durante il Crush The Stage Tour, e questo mix di pezzi nuovi in studio e brani dal vivo conferisce quasi un sapore celebrativo a questa pubblicazione da parte dei mostri sacri del grindcore sloveno. Diciassette schegge di rumore impazzito per ribadire, se ce ne fosse bisogno, che gli Extreme Smoke 57 sono ancora oggi quanto di meglio si possa ascoltare in ambito estremo.

Per concludere e tirare inutili somme, Stage V: Salvation rappresenta lennesima lezione di violenza inaudita e l’ennesimo capitolo di terrorismo musicale nella discografia degli Extreme Smoke 57 e davvero non si può chiedere niente di meglio ad un disco di sincero e appassionato di grindcore vecchia scuola come questo, suonato con la mente, con il corpo e sopratutto con il cuore, tanto su disco quanto in sede live. Make grindcore extreme again!