Anno 2016 – Cronache di un’Eterna Condanna e di Visioni Orribili

Anno 2016, il mondo che noi conosciamo stava crollando su se stesso. La follia dilagava, le lande desolate si estendevano per migliaia di chilometri, l’aria si faceva sempre più irrespirabile e nauseante, la morte era tangibile tutt’intorno a noi, pochi i sopravvissuti alla catastrofe. Difficile capire chi fosse più folle: io o gli altri. Io, colui che fugge sia dai vivi che dai morti, vago senza meta come un’anima dannata in questa terra devastata e putrida; un uomo, ridotto a un unico istinto: sopravvivere. Visioni orribili si susseguivano nella mia testa, l’esistenza si era oramai tramuta in un eterna condanna. In questo scenario infernale e post-apocalittico, riecheggiava in lontananza il rumore angosciante ed annichilente suonato da due bande di guerrieri non-morti e non più umani che rispondono al nome di Cancer Spreading e Humus, creature portatrici di distruzione per tutte le lande abbandonate e brulicanti di morte. Che la desolazione sia con voi, benvenuti nell’incubo terreno, cercate di sopravvivere e se non doveste riuscirci, mi auguro di non udire le vostre strazianti urla di dolore.

“A desolate landscape where no one dare to step
Lifeless beings lay dead inside of their holes
I see again a corpse crawling in filth
That corpse is me and once used to live.” (The Day I Dreamt a Nightmare). Sentivo echeggiare in lontananza questa cantilena, mentre mi trascinavo ormai quasi totalmente abbandonato da ogni parvenza di vitalità tra nebbie dense che ricoprivano distese di terra aride e macerie. Visioni orribili si susseguivano dinanzi ai miei occhi stanchi e nella mia testa dolorante, lamenti disumani giungevano alle mie orecchie da ogni parte di questo paesaggio abbandonato da qualsiasi forma di vita. Decisi di proseguire nella direzione dalla quale provenivano i latrati gutturali che scandivano la cantilena sopracitata e arrivai fino a scorgere delle ombre che conservavano vaghe fattezze umane. Si trattava di una banda di guerrieri non morti in preda ai fumi dell’alcool. I loro lamenti per l’eterna dannazione a cui erano stati condannati si fecero più intensi, così come la musica marcia e annichilente che tentavano di suonare. Cancer Spreading dissero di chiamarsi.

Cosa cazzo ci si potrà mai aspettare da un gruppo che prende il suo nome direttamente da un brano tratto dal seminale “Welcome to the Orgy”, EP datato 1987 dei mostri sacri (e qualcuno dice anche siano gli “inventori”…) dello stenchcore che rispondono al nome di Deviated Instinct? Cosa cazzo ci si potrà mai aspettare da questo “Ghastly Visions” (rilasciato nel luglio del 2016) se non il classico crust punk imbastardito dal death metal old school più marcio (o viceversa) a cui ci hanno abituato negli anni i modenesi Cancer Spreading e che, album dopo album, migliora in termini di qualità, personalità e intensità?

Il death metal old school è probabilmente più presente che mai su “Ghastly Visions” con passaggi, riff e rallentamenti che ricordano in più di un’occasione tanto la scuola svedese di Grave e Entombed, quanto il sound imbastardito dal doom opprimente di un gruppo mai abbastanza incensato come gli olandesi Asphyx e soprattutto, e sopra a tutti, la fonte d’ispirazione primaria, insieme ai giá citati Deviated Instinct, che fuoriesce da ogni singola nota suonata dai Cancer Spreading, ossia i Bolt Thrower del seminale capolavoro “In Battle There is No Law”, gruppo di cui i nostri modenesi suonano una versione ancora più sulfurea, marcia, apocalittica e angosciante. Lo stenchcore che accompagna i Cancer Spreading dagli inizi della loro carriera rimane la base di partenza di tutte le dieci tracce che compongono l’album, un sound debitore ai classici nomi del genere come i soliti Deviated Instinct o gli Extinction of Mankind, ma anche riconducibile ad uscite più recenti come lo splendido “Culto Abismal” degli spagnoli Cruz e l’oscuro “Scourge” degli irlandesi Okus, senza dimenticare le visioni più apocalittiche e angoscianti di gruppi italiani come Nihildum (recensiti poco tempo fa) e Campus Sterminii. Tanti nomi, tante influenze, tanta carne al fuoco. Ma questo album suona comunque al 100% Cancer Spreading e non come un semplice derivato di nomi ben più blasonati. Capito dunque che putrida aria nauseante tira dalle parti di questo “Ghastly Visions”? Ci troviamo dinanzi ad una band ormai in piena maturazione lirica e musicale che ci regala 40 minuti di puro stenchcore old school che avrebbe fatto certamente invidia ai maestri Deviated Instinct. Citando le parole degli stessi Cancer Spreading, che trovo perfette per concludere queste righe a loro dedicate, il loro scopo dichiarato è sempre quello di diffondere il più possibile il loro messaggio di nichilismo e autodistruzione attraverso l’autoproduzione e l’attitudine do it yourself. E ci riescono ancora una volta. Visioni orribili nella mia testa, urla lancinanti vagano inascoltate in un oceano di desolazione, disperazione e odore di morte pervade ogni avanzo dell’umanità passata… non c’è più bisogno di avere paura.

Smarrimento, morte, distruzione, eterna dannazione. E’ questo, solo questo e nient’altro, quello che ci portiamo dietro dopo esser stati annichiliti dalle “visioni orribili” dei Cancer Spreading e dal loro marcio e putrido stenchcore. Mentre ci ostiniamo a vagare senza meta per queste lande desolate senza più alcuna ragione per costringerci a sopravvivere, ci imbattiamo in un’altra banda di berserk che non hanno più nulla di umano e che appaiono come corrosi dal tempo, cantori delle macerie del mondo passato e dell’eterna condanna che domina il presente. “Humus”, questo il nome che essi scandiscono attraverso le loro voci gutturali che hanno solo un vago ricordo di qualcosa di umano. Humus, ossia lo strato più superficiale del terreno, quello che trattiene gli esseri viventi dopo la morte in uno stato di decomposizione. Una litania che assomiglia ad una sentenza di morte giunge alle mie orecchie e recita così: << Humus e’ la condizione di vita a cui e’ ridotto o e’ stato condotto l’uomo oggi. Cioe’ di un essere passivo al suo freddo destino, privo di una propria liberta’ d’azione, capace solo di farsi consumare, sfruttare, sottomettere e sprecare. Un individuo che vive nella continua illusione di essere felice in una realta’ basata sulla falsita’ e l’egoismo. La societa’ moderna ne e’ il suo cancro parassita.>>.

“Eterna Condanna” non è solo la condizione in cui noi tutti ci ritroviamo a vivere in questi oscuri tempi di miseria umana, ma anche il titolo dell’ultima fatica in studio degli Humus, guerrieri post-apocalittici in putrefazione che arrivano direttamente da Ancona. Gli Humus sono autori di un hardcore/crust punk fedele, tanto per sonorità quanto per approccio lirico e tematiche trattate, in egual misura sia alla scuola svedese del genere di gentaglia come Avskum e Anti Cimex, sia alla primordiale lezione hardcore di veri e propri mostri sacri della scena italiana come Wretched ed Eu’s Arse, senza dimenticare il classico e seminale suono d-beat riconducibile a Varukers, Discharge e Warwound su tutti. A tratti il sound degli Humus si spinge verso lidi crust-core e proto grind, tanto che sembra di ascoltare i Disrupt, e questo non può che essere un grande pregio dei nostri. Il tutto è condito con liriche riottose e rabbiose che si scagliano contro ogni forma di oppressione che ci troviamo a subire in quest’era paranoica dominata dal culto della merce e dal mito del progresso; testi che attaccano quindi quella barbarie che è il Capitalismo e i morti viventi-consumatori che crea, ma non solo. Gli Humus vomitano il loro veleno e prendono posizione anche contro il fascismo, da sempre risposta reazionaria della classe dominante e della borghesia per difendere i propri interessi. Quindi, per tirare le somme, ci troviamo dinanzi a niente più, niente meno che la formula perfetta per un bel disco crust/hardcore/d-beat tritaossa, distruttivo e annichilente, perfetta colonna sonora per questi tempi oscuri nei quali la morte è sempre in agguato!

Tempi bui, giorni che appaiono eterni, il mondo come noi lo conoscevamo era ormai sprofondato nel caos più totale, nessuna via di scampo, solo desolazione e morte si estendono tutte intorno a me. Sopravvivere o morire, poco importa in queste lande abitate unicamente da non-morti corrosi dal tempo pronti a banchettare con le nostre carni al suono di urla strazianti e disumane, sullo sfondo di un cielo radiottavo e di un paesaggio in putrefazione, inospitale per qualsiasi forma di vita. Visioni orribili che attanagliano la mia mente mi trascinano inesorabilmente verso l’oblio, lasciandomi in bilico ad osservare abissi di follia e mostruosi incubi che diventano reali, giorno dopo giorno su questa terra in putrefazione. Un’eterna condanna questo mio vagare continuo e senza meta per lande desolate, come compagni di viaggio solo la morte che si estendeva tutto intorno a me e il rumore suonato da Humus e Cancer Spreading. Sopravvivere o morire, poco importa sotto questa pioggia acida che mi corrode all’interno e all’esterno. Quando l’uomo sara preda dei suoi simili, la fine dell’umanità sarà quindi giunta una volta per tutte. Anno 2016, cronache post-apocalittiche.

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