Category Archives: Evil Fragments

Evil Fragments #04

Quarto appuntamento con Evil Fragments, un appuntamento però per certi versi diverso dai precedenti tre. Questa volta saranno solamente due i protagonisti di questa ennesima discesa tra i frammenti del male e rispondono al nome di Corrupted Human Behavior e Mace Head. Sara diverso sopratutto il mood generale che accompagnerà la lettura delle seguenti recensioni, perchè le atmosfere, le ambientazioni e i paesaggi evocati dalla musica dei due gruppi sono in grado (o quanto meno lo spero) di portarvi a vagare con la mente e l’immaginazione per campi di battaglia dominati dalla distruzione e lande desolate invase da odori nauseabondi di morte, in rotta verso l’ignoto tra toni apocalittici, oscurità senza fine e lamenti lancinanti di eterna dannazione. Verso un sole che non sorge mai, che le orde barbariche vadano all’assalto di questo mondo e delle sue macerie. E allora quale colonna sonora migliore per tutto questo, se non quel brodo primordiale marciulento e oscuro conosciuto come stenchcore?

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Evil Fragments #03

 

Terzo attesissimo appuntamento con Evil Fragments, come dovreste ormai sapere rubrica interamente dedicata a sonorità crust punk e d-beat. Mai come questa volta ci troveremo ad affrontare quasi esclusivamente lavori usciti recentemente in ambito d-beat e raw punk che affondano le proprie radici in profondità tanto nel sound svedese quanto nella affascinante scena giapponese, grazie alle ultime devastanti uscite di Fragment, Languid e Scarecrow. Ci sarà spazio però anche per parlare dell’ultimo ep targato Alement, gruppo a quanto pare cresciuto a pane e stench-crust di matrice britannica, perchè, ed è bene ricordarlo, i “frammenti del male” sono tanti, diversificati e pronti ad inghiottirci senza lasciarci vie di fuga o attimi per riprendere fiato, trascinandoci giù con loro in un abisso dominato solo dall’oscurità!

Alement – Onward (2019)

Onward, ultima fatica in casa Alement, è un perfetto esempio di apocalittico stench-crust punk dal sapore ottantiano che pesca a piene mani dall’underground britannico dell’epoca e dalla lezione primordiale di gentaglia brutta, sporca e cattiva del calibro di Axegrinder, Deviated Instinct ed Hellbastard. Niente di nuovo sotto al sole, ma vi assicuro che questo ep di sole tre tracce è quanto di meglio si possa ascoltare ultimamente se si è amanti viscerali di quel brodo primordiale a metà strada tra il metal e il punk conosciuto a suo tempo come stenchcore. I toni epici e le atmosfere oscure che avvolgono i tre brani disegnano paesaggi guerreschi e lande desolate post-apocalittiche in cui solo la desolazione regna sovrana e ciò che resta degli esseri umani è divorato dalla rassegnazione più totale. Sedici minuti abbondanti per immergersi completamente in questa tempesta oscura di stench-crust in cui emergono prepotenti le influenze più doom e thrash metal degli Alement, influenze che rendono ancora più affascinante l’ascolto dell’intero lavoro. Non c’è molto altro da aggiungere dinanzi ad un ep così interessante, se non forse soffermarsi e sprecare fiato e parole per parlare del gusto che i nostri dimostrano per la creazione di aperture melodiche dalle tinte scure e per la costruzione di atmosfere terrificanti che accompagnano la nostra discesa nelle viscere di Onward, un disco che potrebbe benissimo esser stato partorito dalla scena crust britannica di fine anni 80. E mentre la conclusiva titletrack ci accompagna fuori dalla tormenta stench-crust scatenata dagli Alement, gli ululanti venti del caos spirano preannunciando l’apocalisse che verrà…

Languid – Submission is the Only Freedom

Con questo nuovissimo Submission is the Only Freedom, i Languid tornano all’assalto con la loro devastante miscela di crudo hardcore punk/d-beat condensata in otto feroci tracce che non lasciano scampo e sembrano non aver la minima pietà per le nostre orecchie. Se mai ce ne fosse stato bisogno (e la risposta è ovviamente affermativa) i nostri punx canadesi riescono ad incarnare con questa ultima fatica in studio il perfetto punto di incontro e di sintesi tra lo swedish d-beat sound degli Anti Cimex di “Absolute Country of Sweden” e il rumoroso raw punk dei  Disclose di “Once War Started”, mantenendo sempre le radici ben salde nella primigenia lezione d-beat dei maestri Discharge, regalandoci così otto tracce devastanti e pronte a distruggere qualsiasi cosa si trovi per errore sul loro cammino. La doppietta che ci introduce a questo Submission is the Only Freedom rappresentata da “Stench of Death” e “No Peace“, mostra fin da subito l’irruenza battagliera del sound proposto dai Languid che, come un tornado ci inghiotte, ci trascina con sè e non ci lascia un secondo per riprendere fiato. “Path of Devastation”, così come la penultima “In Darkness“, è invece una di quelle tracce che riescono ad imprimersi nella memoria fin dal primo ascolto grazie sopratutto ad un riffing preciso, ad un assolo accennato ma quanto mai azzeccato e delle vocals abrasive che richiamano sia i primi Discharge sia gli Anti-Cimex. In generale gli otto brani, avvolti in una patina dai tratti vagamente crust, presenti su questa ultima fatica dei canadesi Languid non superano praticamente mai i due minuti di durata e proprio per questo riescono a colpire nel segno sotto forma di brevi quanto devastanti assalti di d-beat/hardcore punk che lacerano la carne e lasciano solo macerie al loro passaggio. Infine, nota di merito per l’artwork di copertina che accompagna Submission is the Only Freedom, un’artwork in grado fin da subito di rendere chiari gli intenti bellicosi e privi di pietà espressi dal sound crudo e irruento dei Languid. Absolute country of Canada… nient’altro che questo.

Fragment – Serial Mass Destruction (2020)

Serial Mass Destruction, ultimo lavoro targato Fragment, è una assoluta mazzata in pieno volto di raw d-beat punk che non lascia spazio ai compromessi e che sembra non provare alcuna pietà nei nostri confronti. Affondando le radici tanto nella scena d-beat svedese quanto in quella raw punk giapponese, i nostri punx canadesi di Halifax celati dietro il nome Fragment, ci regalano solo otto minuti di intensità e rabbia che non guardano in faccia niente e nessuno, tirando dritti per la loro strada come una tempesta che inghiotte e distrugge tutto ciò che si trova dinanzi. Un disco purtroppo di sole cinque tracce che si conficcano nella nostra carne facendo deflagrare in tutta la sua potenza questo concentrato di rumoroso e crudo d-beat/hardcore che riesce perfettamente ad insinuarsi nella nostra testa. I Fragment non inventano nulla di nuovo, certo, ma sanno maneggiare e modellare la materia d-beat in modo del tutto personale e godibile, al punto che ci si troverà più volte di fila ad ascoltare questo devastante “Serial Mass Destruction”, un lavoro che difetta solamente nella durata, davvero troppo esigua per un lavoro così intenso e che sa come colpire nel segno ed imprimersi nella memoria. Discharge, Disclose, Framtid, Mob 47 e primissimi Anti-Cimex sono le principali influenze condensate nella proposta e nel sound dei Fragment, ma i nostri riescono ad aggiungere a tutto questo una minima dose di personalità che ci permette di godere a fondo dell’ascolto di questo Serial Mass Destruction senza aver l’impressione di “fin troppo già sentito”, rischio che spesso si corre in ambito d-beat/hardcore, scena estremamente satura negli ultimi tempi, ad essere sinceri. It’s only a mass of Scandi-japanese raw sound attack and that’s the way i like it baby!

Scarecrow – Revenge (2020)

Un vortice di violento e roboante vento scandinavo accompagna una tempesta furiosa di d-beat punk… ecco da cosa veniamo inghiottiti quando iniziamo l’ascolto di questo devastante Revenge ultima fatica in studio per gli Scarecrow. Un d-beat hardcore/kångpunk radicato in profondità nella scena svedese degli anni 80/90 e che si inserisce in quel solco scavato a suo tempo da dischi fondamentali come “Karnvapen Attack” dei Mob 47, “Crucified by the System” degli Avskum ma soprattutto “Sin Egen Motståndare” dei Totalitar! Un hardcore punk furioso e senza cedimenti, sorretto in modo estremamente godibile da ritmi d-beat vecchia scuola che riportano alla mente un modo tutto svedese di suonare questo genere, tanto che si avrà spesso la sensazioni di essere all’ascolto di qualche lavoro sconosciuto della scena kangpunk degli ’80. Rabbia viscerale e irruenza espressiva che sembra non conoscere compromessi o soste sono le sensazioni che trasudano da questo Revenge, una vera e propria mazzata in pieno volto che lascia storditi , in cui gli otto brani (tutti molto brevi) prendono le sembianze di schegge di d-beat/hardcore impazzite che vanno a conficcarsi nelle nostre orecchie senza alcuna pietà. Ne sono esempi perfetti la seconda traccia intitolata “This Misery“, in cui si sente profondamente l’influenza dei Totalitar, “Ourorobos” e “Zero Tolerance”, ottimi momenti di rabbioso d-beat/hardcore pronto a distruggere qualsiasi cosa e che lascia addosso una voglia indescrivibile di pogare selvaggiamente, incuranti dei lividi e delle ossa rotte. Scandi…ehm no, North Carolina Jawbreaker!

 

 

Evil Fragments #02

E’ di marzo dello scorso anno il primo e unico capitolo di questa rubrica che porta il nome di un disco dei giapponesi Effigy, uno dei migliori gruppi a suonare quel magnifico ibrido tra crust punk e thrash metal che ha reso immortali nella storia della musica estrema i nomi di gente come Amebix Axegrinder, Sacrilege e compagnia. Non è difficile perciò capire di cosa tratterò in questa rubrica, ovvero i dischi più interessanti in ambito crust punk, stenchcore e d-beat usciti recentemente e che meritano perciò la mia così come la vostra attenzione. Doomsday hour has come, evil fragments will swallow you!

 

Tapioca – Demo (2020)

Vengono dalla British Columbia, territorio canadese, hanno un nome che riprende un prodotto alimentare derivato dalla lavorazione della Manioca, pianta originaria del Sud America, e buona parte dei loro testi è scritta e cantata in cinese. Questi sono i Tapioca e in questa loro primissima fatica ci regalano venti minuti di ibrido bastardo tra l’anarcho-crust punk e sonorità più orientate verso territori metal che ha le radici piantate in profondità nelle sonorità, così come nell’immaginario e nelle tematiche, riconducibili a gruppi come i Nausea, i Contravene, i grandiosi Appalachian Terror Unite, i Nux Vomica, gli Scatha di “Respect, Protect, Reconnect” e i Sedition di “Earth Beat”. La demo in questione si compone di cinque tracce a cui si somma una cover dei Fear of God posta in chiusura che toccano gli argomenti più classici e cari all’anarcho-crust punk, dalla critica della guerra e del patriottismo fino alla presa di posizione ecologista contro la catastrofe climatica e ambientale causata dal capitalismo che sfrutta l’uomo così come devasta e saccheggia i territori. Il filo conduttore che lega nell’insieme il progetto Tapioca e le cinque tracce della demo è ben delineato dallo “slogan” che accompagno il gruppo canadese: “We went from being, to having, to appearing…”. Una presa di coscienza netta e forte nei confronti del consumismo, della mercificazione e della proprietà, tutti germi che vengono coltivati internamente dall’economia capitalista stessa e che sembrano ormai dominare le esistenze degli esseri umani. Un’ottimo debutto per i Tapioca, autori di un anarcho-crust punk metallizzato se non del tutto originale certamente suonato con passione e attitudine e per questo estremamente godibile per chiunque sia follemente infatuato dei gruppi citati in apertura di recensione, come il sottoscritto del resto.

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Warkrusher – All is Not Lost (2019)

Anche i Warkrusher come i Tapioca provengono dalle terre canadesi, però questa volta dalla parte opposta rispetto alla British Columbia, ovvero dal Quebec e anche loro con questa demo intitolata “All Is Not Lost” e rilasciata nel dicembre del 2019 sono alla loro primissima fatica in studio. In appena venti minuti e cinque tracce i canadesi Warkrusher ci sparano nelle orecchie il loro sound pesantemente influenzato da sonorità riconducibili all’universo stenchcore e ad apocalittici territori crust punk sia di gruppi seminali come i Deviated Istinct o i Misery, sia di gruppi crust della seconda ondata degli anni ’00 come i magnifici Hellshock o i War//Plague. In tracce come “Tyranny of Vengeance/All Is Not Lost” e “Endless Night” si possono sentire infatti tanto le influenze dei Misery di “Children of War” quanto quelle dei War//Plague di “Temperaments of War”, mentre in “Screaming from Hell“, traccia con cui termina questa demo, si possono addirittura sentire lontani richiami agli Effigy di “Grindin Metal Massacre“. Cinque tracce di ottimo stench-crust che se fossero state pubblicate agli inizi degli anni duemila, in pieno revival crust punk, avrebbero sicuramente riscosso maggiori consensi. Ma i Warkrusher se ne fregano di tutto questo, seguono una strada ben precisa, suonano stenchcore e crust punk come piace a loro e ribadiscono un concetto fondamentale: “Non tutto è ancora perduto!”

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Paranoid – Kind of Noise (2019)

A pochissimi giorni dalla fine del 2o19 i Paranaoid hanno vomitato fuori dal nulla questo nuovo ep intitolato “Kind of Noise”, un titolo che più emblematico non si può per definire la proposta ed il sound degli svedesi. Fedeli da sempre al culto di Kawakami e dei Disclose, i Paranoid ci regalano quattro tracce che invertono leggermente la rotta rispetto a “Heavy Mental Fuck Up!” rilasciato ormai due anni fa, disco segnato da uno spostamento molto più netto verso lidi propriamente metal, nel quale le sonorità riconducibili ai Venom erano più accentuate che mai. Su questo “Kind of Noise” i Paranoid sembrano aver fatto un importante ritorno al passato, riuscendo a ricreare perfettamente quella furia di d-beat hardcore rumoroso e distorto influenzato in egual modo dai Disclose e Framtid, onnipresenti nel sound dei nostri, e dal fondamentale kangpunk svedese di Totalitar e Mob47 che caratterizzò i loro primi lavori. Un vortice distruttivo e violento come solamente un temporale tuonante nei cieli scandinavi sa essere, una tempesta di caos che trita e devasta qualsiasi cosa in cui si imbatte sul suo percorso. Con questo “Kind of Noise” il sound dei Paranoid rappresenta ancora il miglior punto di incontro tra due scuole seminali dell’hardcore e del d-beat mondiali, quella giapponese più caotica e distorta e quella svedese più violenta e ruggente, una vera e propria furia devastatrice di rumore assordante di cui si sentiva sinceramente il bisogno in questi tempi bui in cui la scena hardcore mondiale è preda della moda “raw punk”. Fuck off and die, this is just a kind of jawbreaking mangle devastation!

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Dishönor – S/t (2019)

La mancanza pressochè totale di informazioni certe e contatti rende i Dishönor una creatura estremamente affascinante e misteriosa. Si sa veramente poco sul loro conto, se non che vengono da Salonicco in Grecia e che su questo loro primo lavoro ci offrono un ottimo d-beat/crust influenzato in egual misura da gruppi come Doom, Discharge, Hiatus, Visions of War, Disgust e compagnia brutta e cattiva intenta a suonare il più brutale e martellante d-beat possibile. Fin dalla copertina di questo self-titled debutto dei Dishönor si può facilmente comprendere quale sia la tematica centrale attorno alla quale ruotano le dieci tracce, ovvero una feroce presa di coscienza antimilitarista contro la brutalità della guerra, i suoi orrori e il sistema capitalista che nella guerra ha i suoi interessi economico-finanziari e che vede negli esseri umani solamente carne da macello da sacrificare sull’altare del profitto. Tracce quali l’iniziale “War Victims”, “Savagies of War” e “Neverending Bombraid” sono esempi perfetti tanto della solidità e dell’inaudita violenza del d-beat/crust suonato dai greci quanto delle tematiche appena elencate, a cui si affiancano pezzi e liriche che trattano altri argomenti classici del genere come le visioni post-apocalittiche intimamente legate ad un imminente catastrofe ambientale, l’incertezza del futuro causata da un sistema economico predatorio che inquina, devasta e distrugge l’ecosistema e la critica del potere, della gerarchia e dell’autorità. Niente di nuovo sia sul fronte delle sonorità che sul fronte delle tematiche affrontate, questo è innegabile, ma nonostante ciò questa prima fatica dei Dishönor suona tutt’altro che scontata o noiosa, e anzi, per tutti gli amanti di un certo sound è un disco da ascoltare dall’inizio alla fine senza prender fiato facendosi trafiggere da queste dieci schegge di d-beat/crust violento e indomabile! Inoltre parte dei soldi ricavati dalla vendita di questo self-titled album sono benefit per supportare le spese e le lotte del movimento anarchico greco, quindi cazzo volete di più? Nights without end, reality or nightmare? Will this ever end?

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Evil Fragments #01

Mortal War, che si prendono la copertina di questa prima puntata di “Evil Fragments”

Nel lontano 1999 i giapponesi Effigy rilasciano il loro primo demo dal titolo “Evil Fragments”, una piccola perla di crust punk marcio e oscuro imbastardito perfettamente con le pulsioni thrash metal di gentaglia del calibro di Axegrinder e Sacrilege. In questa prima puntata di “Evil Fragments”, nuova rubrica dedicata a quelli che ritengo essere i lavori migliori usciti recentemente a livello mondiale in ambito crust punk, stenchcore e d-beat, vi parlerò delle ultime fatiche di Mortal War, Lifeless Dark, Physique e Subversive Rites. Tanta carne al fuoco per questo primo appuntamento con i frammenti del male!

I Mortal War esordiscono con questo primo demotape intitolato “Gates of Hell” nel 2017 e ci regalano uno stenchcore/crust punk apocalittico, oscuro e intriso di quella rabbia primordiale che solamente il crust della prima ondata sapeva trasmettere. Nelle tre tracce, più una cover di “Winter” degli Amebix, che compongono questo “Gates of Hell” possiamo notare quanto abbiano influenzato il sound dei Mortal War lavori immortali come “No Sanctuary” dei già citati Amebix, “Grind the Enemy”, primo demo targato Axegrinder e sopratutto l’Ep “From Hell” dei giapponesi Effigy. Mentre ci addentreremo nello stenchcore suonato dai Mortal War, attraversando i cancelli dell’inferno, l’atmosfera si farà sempre più tetra e opprimente, lande desolate ricoperte da corpi in putrefazione, testimonianze di battaglie barbare e degli orrori della guerra, si apriranno dinanzi ai nostri occhi impauriti e una luna nera ci renderà in eterno schiavi dell’oscurità, costringendoci a vagare senza meta come anime condannate alla dannazione eterna! Da brividi la seconda traccia “The Battle’s End” che si apre con un intro atmosferica che ci illude dell’arrivo della quiete dopo la tempesta dell’iniziale “Slave to Darkness”, sfociando poi in realtà in un vero e proprio selvaggio massacro con le cavalcate di chitarra a costruire un’atmosfera epica e la batteria a scandire i colpi come se ci trovassimo nel mezzo di un campo di battaglia. A quanto pare i nostri giovani crusters from Philadelphia hanno interiorizzato al meglio la lezione primitiva del crust più apocalittico e selvaggio di scuola Amebix/Effigy, riuscendo a regalarci un ottimo demo che farà la felicità di noi tutti amanti dei gruppi sopracitati e di gentaglia del calibro di Fatum, Instinct of Survival o Stormcrow! Che si aprino i cancelli dell’inferno, che l’oscurità regni sovrana su questa terra condannata all’oblio!

Dopo un paio di demo interessanti i newyorkesi Subversive Rite rilasciano finalmente il loro primo album intitolato “Song for the End Times”. Il disco si apre con un’intro acustica che lascia però subito spazio ad un d-beat/hardcore veloce e rabbioso con la voce di Claire a farla da padrona, un sound fortemente influenzato dalla primissima scena britannica degli anni ’80, Varukers, Discharge e Warwound su tutti. Per descrivere al meglio il sound proposto dai Subversive Rite però dobbiamo fare uno sforzo e immaginare una ibrido bastardo tra il crust suonato dai Sacrilege sui primi demo datati 1984, l’hardcore dei giapponesi Death Side e infine il d-beat/crust di scuola svedese suonato alla maniera degli Anti Cimex dell’era “Scandinavian Jawbreaker” o degli Avskum di “Crime & Punishment”. Prendete il meglio dai gruppi e dai lavori appena citati, aggiungete delle vocals urlate (ma che non divengono mai veri e propri screams o growls) a la Saira degli immensi Detestation e potrete quantomeno avvicinarvi ad immaginare la musica suonata dai newyorkesi su questo incredibile “Song for the End Times”, che ritengo essere uno dei migliori lavori usciti in ambito crust/d-beat nell’ultimo periodo e sicuramente uno dei più interessanti di questo inizio 2019. Dieci tracce che trattano tematiche tipiche del genere, dall’imminente fine del mondo e dell’umanità (dopo tutto basta leggere il nome dell’album per capire su quali coordinate si muovono liricamente e concettualmente i Subversive Rite) come nell’iniziale “Last Blast” e nella splendida e conclusiva “It’s Too Late“, all’ossessione della società moderna per il controllo e la sorveglia nella traccia intitolata, citando 1984 di George Orwell, non a caso “Big Brother”, passando per prese di posizione contro il voto e la delega che legittimano unicamente ingiustizie, sofferenza e sfruttamento (“Pigs in a Pen“) o la volontà di abbattere questo sistema che si fonda sulla gerarchia, sull’autorità e sul dogma capitalistico del profitto per costruire finalmente un mondo altro espressa in un verso come “subvert your laws, a new way of life breaks down the walls” della quinta traccia “Subversive Rite“. Questo album sarà la colonna sonora che accompagnerà la fine del mondo come lo conosciamo basato sullo sfruttamento e sul dominio dell’uomo da parte dell’uomo; dieci tracce di d-beat/hardcore che scandiscono le ore che mancano alla fine di questi tempi bui, mentre noi cospiriamo per la sovversione, per l’insurrezione! 

Un altro lavoro estremamente interessante e godibile di questo inizio 2019 è sicuramente “The Evolution of Combat“, ultima fatica in studio rilasciata i primi di gennaio dai Physique, band che non nasconde il suo essere cresciuta a pane e Disclose! Il raw d-beat/hardcore suonato dai nostri infatti è ben radicato tanto nella lezione dei Discharge più classici quanto nella sua estremizzazione noise ad opera dell’immortale Kawakami insieme ai suoi fantastici Disclose, gruppo per i quali i nostri sembrano avere una venerazione nemmeno troppo celata. Il suono è caotico e estremamente grezzo, la registrazione è lo-fi quanto basta per rendere il tutto ancora più rumoroso e marcio, tutto questo è quello che ci troveremo ad ascoltare su questo “The Evolution of Combat”, dieci tracce di “rumore non musica“, in perfetto stile Disclose e che riporta alla mente anche le pulsioni più noise e raw di altri gruppi hardcore/crust come i Disorder o gli oscuri giapponesi Gloom. Inutile citare questa o quell’altra traccia nello specifico perché questo lavoro è un monolite di raw hardcore punk atto unicamente a creare il rumore più assoluto e volto alla distruzione più totale nel nome del caos, dall’iniziale “Violence of Another Day” alla conclusiva e omonima “Physique” ci troviamo sparate nelle orecchie dieci schegge impazzite di rumore distorto che crea dipendenza. Se il silenzio è la morte, i Physique hanno scelto la loro strada, la strada del rumore più assoluto e disturbante. Il rumore di questo mondo ormai in macerie! Nel segno e nel ricordo eterno di Kawakami, noise not music come unico credo impresso nella testa dei Physique!  

“Who Will Be the Victims” dei Lifeless Dark, gruppo di Boston all’esordio con questo Ep di sole cinque tracce, è uno di quei lavori che appena finisci di ascoltare rimetti da capo una, due, tre, dieci volte di fila! Che esordio, porca troia! La prima cazzo di volta che ho ascoltato questo demo ho pensato che i Sacrilege avessero sfornato un nuovo lavoro e invece mi son trovato davanti ad un giovanissimo gruppo di Boston che nel 2018 ha saputo ricreare perfettamente un sound a cavallo il thrash metal e il crust punk tipico dell’underground britannico/europeo degli anni 80. In molti passaggi di questo “Who Will Be the Victims?” sembra di ascoltare un mix tra i già citati Sacrilege (innegabile principale influenza dei nostri), il crust primordiale degli Hellbastard e il death metal di scuola Bolt Thrower del periodo 87-88, giusto per fare qualche nome che possa rendere più chiaro a chi legge il sound dei Lifeless Dark. La tape si apre con “Terminal Phase”, intro strumentale della durata di quaranta secondi che prepara il terreno al massacro della successiva “Outcry“, vera e propria scheggia di crust punk imbastardito da cavalcate thrash di scuola Sacrilege/Axegrinder che sfocia in un assolo da brividi. Altra traccia da sottolineare è sicuramente la conclusiva “Feeding the Light”, anch’essa sempre in bilico tra le pulsioni più metal e quelle piu marcatamente punk tipiche dell’underground estremo degli anni ’80, con il riff principale che si stampa immediatamente in testa e l’assolo finale a concludere in maniera sublime questo “Who Will Be the Victims?”. Per chi negli anni si è divorato più volte “Behind the Realms of Madness” e si è ascoltato un giorno si e l’altro pure i Sacrilege (ma anche Amebix o Axegrinder tra gli altri) come il sottoscritto, i Lifeless Dark e questa loro prima fatica vi faranno innamorare al primo ascolto!