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Schegge Impazzite di Rumore #07

Dopo parecchio tempo di silenzio assoluto ed assordante, rispolvero una delle più longeve rubriche di questa webzine che arranca ma imperterrita continua in direzione ostinata e contraria a parlare di punk hardcore e di sovversione dell’esistente. Eccoci quindi giunti al settimo appuntamento con le schegge impazzite di rumore, questa volta in compagnia di tre gruppi provenienti dall’estero e che hanno rilasciato in questo 2019 che ormai sta giungengo al termine, alcuni ottimi lavori che toccano svariate fumature del variegato panorama hardcore/punk e metal. Partendo dall’hardcore in salsa finlandese dei Korrosive e arrivando all’ ancient black metal dei Witching Hour, ci imbatteremo nel kangpunk/d-beat dei Nuclear Power Genocide e nell’ibrido speed metal punk ottantiano dei Witchtrial!

Korrosive – Observations From the West

Tampere 1983? Niente affatto, siamo ad Oakland nel 2019! Le radici del sound degli statunitensi Korrosive però sono ben ancorate alla scena punk hardcore finlandese degli anni ’80 e le loro influenze anche su questo primo full-lenght sono da ritrovare in lavori seminali come “Ristiinnaulittu Kaaos” dei Kaaos e in tutto quanto hanno pubblicato dal 1981 al 1984 gruppi come Teervet Kadet, Riistetyt o Tampere SS! Come nel precedente demo “Havaintoja Lännestä” le danze vengono aperte dal brano “Institute”, che può già dare un ottimo riassunto del sound furioso e caotico dei Korrosive e della voce abrasiva di Chris! Proseguendo ci imbattiamo in altre tre tracce (che bello riascoltare “War Hysteria”!!!) presenti sul demo sopracitato affiancate a tre inediti, tra cui spiccano certamente le devastanti “1984″ e “5 Seconds of Sanity”. I Korrosive sono fedeli al loro sound e dimostrano di suonare con sincera passione quello che piace a loro, questo “Observations from the West” è senza dubbio quanto di meglio si possa ascoltare oggi in ambito punk hardcore! Totaalinen kaaos per le nostre orecchie!

Witchtrial -s/t

Questi Witchtrial sono dei punx che suonano metal vecchia scuola, niente di più, niente di meno. La proposta dei Witchtrial riesce perfettamente a bilanciare due anime da sempre intimamente legate e influenzatesi a vicenda a partire dagli anni 80, quella prettamente hardcore punk/d-beat e quella del primitivo metal estremo ancora legato al tradizionale heavy classico. Ecco quindi che su questo self titled album si possono sentire echi degli Slayer del seminale ep “Haunting the Chapel” e quelli di “Season in The Abyss”, così come l’hardcore dei GBH e il d-beat sound tipico dei Discharge, il tutto accompagnato da un’attitudine, un’atmosfera generale e un suono riconducibili allo speed metal dei Venom e alla primordiale incarnazione del metal estremo ad opera degli Hellhammer!  Tracce quali “Wait for the Reaper” o “Ripped to the Crypt” valgono da sole l’ascolto di questo disco! Lasciamo che questi punx bastardi scatenino le fiamme degli inferi sulla terra nel nome di Satana! Benvenute all’inferno anime dannate assetate di speed/punk vecchia scuola!

 

Nuclear Power Genocide – Devastation of the Future

Nel 2015 gli svedesi Paranoid e i canadesi Absolut davano vita ad un devastante split intitolato “Jawbreaking Mangel Devastation”. Da quello split alcuni membri dei due gruppi decisero di unire le forze in una nuova creatura che avrebbe preso il nome di Nuclear Power Genocide, omaggiando i giapponesi Framtid. E cosa mai potranno suonare i N.P.G.? I Paranoid suonano un rumoroso ibrido che nasce dall’incontro del d-beat hardcore dei Disclose e l’heavy black metal dei Venom, gli Absolut si dedicano invece ad un classico kångpunk di scuola svedese imbastardito dal punk hardcore a la Death Side; sommate tutti questi elementi, ricordatevi che hanno preso il nome da un pezzo dei Framtid, e avrete il sound dei Nuclear Power Genocide su questo “Devastation of the Future”: un assalto di furioso e caotico d-beat fedele tanto alla scena svedese di Mob47 e Anti-Cimex, quanto a quella giapponese di Disclose e Warhead, ne è un perfetto esempio la terza traccia “Fixated on Mass Destruction”! Una mazzata devastante di fuorioso d-beat vecchia scuola, non si può chiedere di meglio!

Witching Hour – And Silent Griefs Shadows the Passing Moon

“Come hear the moon is calling, the witching hour draws near…” scandisce queste parole la voce cruda e satanica di Cronos nel brano “Witching Hour” pubblicato nell’album “Welcome to Hell” del 1983. È innegabile che questo giovane gruppo tedesco si ispiri fin dal nome ai Venom e alla primordiale e primitiva incarnazione del “black metal” che li caratterizzava. Anche musicalmente i Witching Hour sono molto legati al suono di capolavori immortali come “Black Metal” e il già citato “Welcome to Hell”, e probabilmente il fatto che essi stesi definiscano la loro musica “Ancient Black Metal” sta a sottolineare proprio questo legame intimo con la primissima wave del metallo nero. Il suono dei nostri è quindi uno speed/thrash proto black fortemente radicato nella vecchia scuola degli anni ’80 che però non abbandona mai del tutto l’influenza dell’heavy metal classico, precisamente quello più maligno ed esoterico di Angelwitch e Witchfynde! “And Silent Grief Shadows the Passing Moon” si apre con la lunga titletrack strumentale dal sapore fortemente NWOBHM che mi ha messo i brividi fin dal primo ascolto e che lascia poi il passo a “Once Lost Souls Return“, traccia che mostra tutto l’influenza che hanno avuto i Venom sulla musica dei Witching Hour! Le successive “From Beyond They Came” e “Sorrow Blinds His Ghastly Eyes” sono vere e proprie schegge di speed metal vecchia scuola che possono riportare alla mente anche i Tyrant dello splendido “Mean Machine” condite con delle vocals che si pongono a metà strada tra la voce marcia di Cronos e il proto-black scream di Nocturno Culto sugli ultimi lavori dei Darkthrone! “Behold Those Distant Skies” è invece una cavalcata in perfetto stile NWOBHM che avrebbero potuto benissimo scrivere gli Angelwitch! Se siete dei fottuti nostalgici della prima incarnazione del metallo nero a la Venom e dell’heavy metal più maligno e oscuro, questo concentrato di ancient black metal è la cosa migliore che possiate ascoltare!

 

Rumori Veloci – L.UL.U/God’s America e Failure/Ona Snop

PLAY FAST TILL THE DAY YOU DIE!

Failure

Puntata speciale di “Rumori Veloci” dedicata esclusivamente a due split album usciti nelle scorse ore che sono delle vere e proprie bombe! Sto parlando delle ultime fatiche targate L.UL.U e God’s America da una parte e Failure e Ona Snop dall’altra, lavori che rispondono ad un unico imperativo categorico: “play fast or die trying!”. Questi due split faranno di sicuro la gioia di tutti gli amanti di sonorità fastcore, powerviolence e grindcore!

I L.UL.U ci avevano lasciati con un super fast Ep di solo due tracce qualche mese fa e sinceramente non si vedeva l’ora che buttassero fuori qualcos’altro, visto che stiamo parlando di una delle migliori realtà italiane in ambito fastcore di cui si sentiva la mancanza! In questo split con i God’s America, interessantissimo gruppo di Las Vegas dedito a sonorità powerviolence/grindcore, i L.UL.U ci regalano quattro nuovissime schegge del loro incazzatissimo fast-hardcore tutto attitudine e passione. Ci troviamo di fronte all’ennesima raffica di pugni nello stomaco a cui ci hanno sempre abituato i milanesi, l’ennesimo calcio in faccia che fa saltare via i denti. A livello di sonorità il fastcore dei L.UL.U, urlato, come sempre, fino a squarciarsi la gola dall’incazzatissima Beret e sorretto da quella vera e propria macchina da guerra che siede dietro le pelli che risponde al nome di Angel, mi ha riportato alla mente ancora una volta gruppi del calibro di Hex e Last Words, nonché lontane influenze più powerviolence riconducibili ai Manhunt o ai Worse. Sul lato dello split occupato dall’hardcore furioso e veloce dei L.UL.U spiccano certamente “Object” e la conclusiva  “Broken Bones” traccia il cui titolo non lascia certo spazio a interpretazioni. Schegge impazzite di fastcore rabbioso trafiggeranno il vostro corpo e le vostre orecchie, vi prenderanno a pugni fino a farvi sputare sangue lasciandovi agonizzanti a terra con le ossa distrutte come dopo un pogo selvaggio. Velocità e rabbia, l’essenza dell’hardcore suonato dai L.UL.U. 

Se non fossero bastate le mazzate targate L.UL.U e God’s America, ci penserà lo split tra Failure e Ona Snop, due delle realtà più interessanti della scena hardcore europea, a darvi l’ennesima scarica di calci in faccia! Questo split è un granitico concentrato di fastcore incazzato e devastante powerviolence che ha come unico dichiarato intento quello di infliggerci il dolore più assoluto sia a livello fisico che a livello psicologico, senza fare prigionieri, senza permettere a nessuno di ripredere fiato.

I Failure ripartono da dove si erano interrotti con il loro primo stupendo lavoro, ovvero un fastcore rabbioso e senza troppi fronzoli, che tira dritto per la sua strada lasciando solo macerie e distruzione al suo passaggio, che, come già scritto per i L.UL.U, non ci pensa due volte a prenderci a pugni nello stomaco e lasciarci senza vita per terra! Tra le sette tracce dei Failure a cui si somma  “Rotisserie Geezer“, cover proprio di un pezzo degli Ona Snop, spiccano senza ombra di dubbio l’iniziale “I Don’t Want to Talk to You”, “Gold-Coated Turd” e “Bleeding Hands”, esempi perfetti dell’attitudine dei nostri e del loro fastcore che ha la capacità di stamparsi immediatamente in testa! Suonare veloci fino alla morte o morire provandoci, ecco l’essenza più pura e sincera del sound dei Failure! Gli Ona Snop, per chi ancora non li conoscesse (e sarebbe un peccato imperdonabile), invece suonano un mix devastante e assolutamente personale di powerviolence e fastcore con evidenti influenze grind e vengono da Leeds, città la cui scena hardcore si sta dimostrando estremamente viva e florida nell’ultimo periodo grazie anche a gruppi come i Gets Worse (ne è un esempio perfetto la loro ultime fatica in studio, “Snubbed”). Sei mazzate di power-fast-violence tra cui spiccano senza ombra di dubbio “Chain Man” posta in chiusura e la  brutale “Melancholic Career“, sei mazzate che picchiano forte in testa come se non ci fosse un domani per gli Ona Snop, gruppo assurdo, irriverente e a cui frega letteralmente un cazzo di prendersi sul serio! Visti live nella cornice di Villa Vegan la scorsa estate in compagnia proprio dei Failure, posso assicurarvi che sono uno spettacolo tutto da godersi e che la loro miscela esplosiva di fastcore e powerviolence suona ancora più devastante dal vivo! 

Credo sinceramente di aver sparato già fin troppe stronzate e quindi ritengo di non avere più niente da aggiungere. Fate vostri il prima possibile questi due split che concentrano il meglio del disastro sonoro e del rumore veloce! E ricordatevi che l’unica cosa che conta, come ci insegnano L.UL.U, God’s America, Failure e Ona Snop è la seguente: PLAY FAST OR DIE TRYING!

 

 

Evil Fragments #01

Mortal War, che si prendono la copertina di questa prima puntata di “Evil Fragments”

Nel lontano 1999 i giapponesi Effigy rilasciano il loro primo demo dal titolo “Evil Fragments”, una piccola perla di crust punk marcio e oscuro imbastardito perfettamente con le pulsioni thrash metal di gentaglia del calibro di Axegrinder e Sacrilege. In questa prima puntata di “Evil Fragments”, nuova rubrica dedicata a quelli che ritengo essere i lavori migliori usciti recentemente a livello mondiale in ambito crust punk, stenchcore e d-beat, vi parlerò delle ultime fatiche di Mortal War, Lifeless Dark, Physique e Subversive Rites. Tanta carne al fuoco per questo primo appuntamento con i frammenti del male!

I Mortal War esordiscono con questo primo demotape intitolato “Gates of Hell” nel 2017 e ci regalano uno stenchcore/crust punk apocalittico, oscuro e intriso di quella rabbia primordiale che solamente il crust della prima ondata sapeva trasmettere. Nelle tre tracce, più una cover di “Winter” degli Amebix, che compongono questo “Gates of Hell” possiamo notare quanto abbiano influenzato il sound dei Mortal War lavori immortali come “No Sanctuary” dei già citati Amebix, “Grind the Enemy”, primo demo targato Axegrinder e sopratutto l’Ep “From Hell” dei giapponesi Effigy. Mentre ci addentreremo nello stenchcore suonato dai Mortal War, attraversando i cancelli dell’inferno, l’atmosfera si farà sempre più tetra e opprimente, lande desolate ricoperte da corpi in putrefazione, testimonianze di battaglie barbare e degli orrori della guerra, si apriranno dinanzi ai nostri occhi impauriti e una luna nera ci renderà in eterno schiavi dell’oscurità, costringendoci a vagare senza meta come anime condannate alla dannazione eterna! Da brividi la seconda traccia “The Battle’s End” che si apre con un intro atmosferica che ci illude dell’arrivo della quiete dopo la tempesta dell’iniziale “Slave to Darkness”, sfociando poi in realtà in un vero e proprio selvaggio massacro con le cavalcate di chitarra a costruire un’atmosfera epica e la batteria a scandire i colpi come se ci trovassimo nel mezzo di un campo di battaglia. A quanto pare i nostri giovani crusters from Philadelphia hanno interiorizzato al meglio la lezione primitiva del crust più apocalittico e selvaggio di scuola Amebix/Effigy, riuscendo a regalarci un ottimo demo che farà la felicità di noi tutti amanti dei gruppi sopracitati e di gentaglia del calibro di Fatum, Instinct of Survival o Stormcrow! Che si aprino i cancelli dell’inferno, che l’oscurità regni sovrana su questa terra condannata all’oblio!

Dopo un paio di demo interessanti i newyorkesi Subversive Rite rilasciano finalmente il loro primo album intitolato “Song for the End Times”. Il disco si apre con un’intro acustica che lascia però subito spazio ad un d-beat/hardcore veloce e rabbioso con la voce di Claire a farla da padrona, un sound fortemente influenzato dalla primissima scena britannica degli anni ’80, Varukers, Discharge e Warwound su tutti. Per descrivere al meglio il sound proposto dai Subversive Rite però dobbiamo fare uno sforzo e immaginare una ibrido bastardo tra il crust suonato dai Sacrilege sui primi demo datati 1984, l’hardcore dei giapponesi Death Side e infine il d-beat/crust di scuola svedese suonato alla maniera degli Anti Cimex dell’era “Scandinavian Jawbreaker” o degli Avskum di “Crime & Punishment”. Prendete il meglio dai gruppi e dai lavori appena citati, aggiungete delle vocals urlate (ma che non divengono mai veri e propri screams o growls) a la Saira degli immensi Detestation e potrete quantomeno avvicinarvi ad immaginare la musica suonata dai newyorkesi su questo incredibile “Song for the End Times”, che ritengo essere uno dei migliori lavori usciti in ambito crust/d-beat nell’ultimo periodo e sicuramente uno dei più interessanti di questo inizio 2019. Dieci tracce che trattano tematiche tipiche del genere, dall’imminente fine del mondo e dell’umanità (dopo tutto basta leggere il nome dell’album per capire su quali coordinate si muovono liricamente e concettualmente i Subversive Rite) come nell’iniziale “Last Blast” e nella splendida e conclusiva “It’s Too Late“, all’ossessione della società moderna per il controllo e la sorveglia nella traccia intitolata, citando 1984 di George Orwell, non a caso “Big Brother”, passando per prese di posizione contro il voto e la delega che legittimano unicamente ingiustizie, sofferenza e sfruttamento (“Pigs in a Pen“) o la volontà di abbattere questo sistema che si fonda sulla gerarchia, sull’autorità e sul dogma capitalistico del profitto per costruire finalmente un mondo altro espressa in un verso come “subvert your laws, a new way of life breaks down the walls” della quinta traccia “Subversive Rite“. Questo album sarà la colonna sonora che accompagnerà la fine del mondo come lo conosciamo basato sullo sfruttamento e sul dominio dell’uomo da parte dell’uomo; dieci tracce di d-beat/hardcore che scandiscono le ore che mancano alla fine di questi tempi bui, mentre noi cospiriamo per la sovversione, per l’insurrezione! 

Un altro lavoro estremamente interessante e godibile di questo inizio 2019 è sicuramente “The Evolution of Combat“, ultima fatica in studio rilasciata i primi di gennaio dai Physique, band che non nasconde il suo essere cresciuta a pane e Disclose! Il raw d-beat/hardcore suonato dai nostri infatti è ben radicato tanto nella lezione dei Discharge più classici quanto nella sua estremizzazione noise ad opera dell’immortale Kawakami insieme ai suoi fantastici Disclose, gruppo per i quali i nostri sembrano avere una venerazione nemmeno troppo celata. Il suono è caotico e estremamente grezzo, la registrazione è lo-fi quanto basta per rendere il tutto ancora più rumoroso e marcio, tutto questo è quello che ci troveremo ad ascoltare su questo “The Evolution of Combat”, dieci tracce di “rumore non musica“, in perfetto stile Disclose e che riporta alla mente anche le pulsioni più noise e raw di altri gruppi hardcore/crust come i Disorder o gli oscuri giapponesi Gloom. Inutile citare questa o quell’altra traccia nello specifico perché questo lavoro è un monolite di raw hardcore punk atto unicamente a creare il rumore più assoluto e volto alla distruzione più totale nel nome del caos, dall’iniziale “Violence of Another Day” alla conclusiva e omonima “Physique” ci troviamo sparate nelle orecchie dieci schegge impazzite di rumore distorto che crea dipendenza. Se il silenzio è la morte, i Physique hanno scelto la loro strada, la strada del rumore più assoluto e disturbante. Il rumore di questo mondo ormai in macerie! Nel segno e nel ricordo eterno di Kawakami, noise not music come unico credo impresso nella testa dei Physique!  

“Who Will Be the Victims” dei Lifeless Dark, gruppo di Boston all’esordio con questo Ep di sole cinque tracce, è uno di quei lavori che appena finisci di ascoltare rimetti da capo una, due, tre, dieci volte di fila! Che esordio, porca troia! La prima cazzo di volta che ho ascoltato questo demo ho pensato che i Sacrilege avessero sfornato un nuovo lavoro e invece mi son trovato davanti ad un giovanissimo gruppo di Boston che nel 2018 ha saputo ricreare perfettamente un sound a cavallo il thrash metal e il crust punk tipico dell’underground britannico/europeo degli anni 80. In molti passaggi di questo “Who Will Be the Victims?” sembra di ascoltare un mix tra i già citati Sacrilege (innegabile principale influenza dei nostri), il crust primordiale degli Hellbastard e il death metal di scuola Bolt Thrower del periodo 87-88, giusto per fare qualche nome che possa rendere più chiaro a chi legge il sound dei Lifeless Dark. La tape si apre con “Terminal Phase”, intro strumentale della durata di quaranta secondi che prepara il terreno al massacro della successiva “Outcry“, vera e propria scheggia di crust punk imbastardito da cavalcate thrash di scuola Sacrilege/Axegrinder che sfocia in un assolo da brividi. Altra traccia da sottolineare è sicuramente la conclusiva “Feeding the Light”, anch’essa sempre in bilico tra le pulsioni più metal e quelle piu marcatamente punk tipiche dell’underground estremo degli anni ’80, con il riff principale che si stampa immediatamente in testa e l’assolo finale a concludere in maniera sublime questo “Who Will Be the Victims?”. Per chi negli anni si è divorato più volte “Behind the Realms of Madness” e si è ascoltato un giorno si e l’altro pure i Sacrilege (ma anche Amebix o Axegrinder tra gli altri) come il sottoscritto, i Lifeless Dark e questa loro prima fatica vi faranno innamorare al primo ascolto! 

 

Obsessed by Cruelty #01

1°luglio 1986. Data scolpita indelebilmente nella storia per tutti gli amanti del metal estremo…. Viene infatti pubblicato “Obsessed by Cruelty”, primo full-lenght dei tedeschi Sodom, album di culto per chi è cresciuto a pane e sonorità a cavallo tra thrash metal scuola tedesca e primordiali pulsioni black metal. Un disco fondamentale per l’evoluzione del metal estremo e delle sonorità più marce e malvagie tipiche della fine degli ’80 e degli inizi dei ’90. Visto che i Sodom e questo album in particolare, così come altre band fondamentali che pescavano a piene mani tanto dallo speed/thrash  proto black metal quanto dal punk più marcio, hanno accompagnato la mia adolescenza da trve metaller, questo articolo (magari diverrà l’ennesima rubrica di questo blog, chissà…) è dedicato a tutti voi ossessionati dalla crudeltà, cresciuti nel segno del male e devoti alla nera fiamma del metallo estremo. Come avrete capito si parlerà di tutte quelle band che ancora oggi tengono viva la nera fiamma del metal estremo attraverso la completa dedizione nei confronti di sonorità a cavallo tra speed/thrash e proto black/death metal in perfetto stile anni ’80 e che mantengono un’attitudine fortemente e sinceramente old school.
Bunker 66 ai tempi di “Inferno Interceptors” (2012)

Bunker 66, Barbarian e Noia, tre delle migliori realtà italiane dedite a sonorità speed/thrash proto black metal e che negli ultimi anni hanno tirato fuori album che avrebbero fatto sfaceli se solo fossero usciti tra il 1982 e il 1988, anni in cui Venom, Hellhammer/Celtic Frost, Bathory e Sodom vomitavano la loro malvagità primordiale e il loro estremismo sonoro barbaro e demoniaco avrebbe segnato per sempre la strada da percorrere all’interno della scena metal mondiale. Benvenuti all’inferno cari miei bastardi ossessionati dall’oscurità. Che il male sia con voi!

Si può suonare ancora marci e satanici come i primi Venom di capolavori immortali come Black Metal Welcome to Hell oggigiorno senza perdere nulla in termini di sincerità e attitudine? Si può prendere quel sound primordiale a cavallo tra speed/thrash metal e proto black metal di scuola Bathory e primissimi Sodom, aggiungerci tutta l’irruenza del punk più sporco e selvaggio, e far suonare il tutto come se ci trovassimo tra le mani un album sconosciuto registrato nei primissimi anni ’80? I fiorentini Noia a queste domande del cazzo rispondono con “Iron Death”, ultima fatica in studio che sottolinea ancora una volta il loro viscerale amore per il metallo estremo degli anni ’80 e per il punk hardcore più selvaggio e bastardo di Discharge, Anti-Cimex e compagnia. Il disco si apre con la brutale “Condemned to Hate“, manifesto di intenti dei Noia che mettono in chiaro fin da subito che non ci sarà tempo di riprendere fiato ascoltando le 10 tracce che compongono questo Iron Death, ma solamente un assalto di black/thrash metal infernale e demoniaco! Se siete cresciuti come me a pane e Bathory, Sodom, Hellhammer, Venom e compagnia estrema e ancora oggi ve li sparate nelle orecchie come se il mondo si fosse fermato nel 1985, beh il thrash/black metal imbastardito con l’irruenza del punk più barbaro e lo-fi sprigionato dai Noia su questo Iron Death è tutto quello di cui avete bisogno! Arriverà la morte e avrà le sembianze dei Noia… Ossessionati dall’oscurità, tenete alta la nera fiamma nel segno del male! It’s a total black thrash attack!

I messinesi Bunker 66 suonano un ottimo speed/black metal vecchia scuola che partendo dalla demoniaca lezione dei Venom, passando per il brutale sound catacombale di scuola Hellhammer/Celtic Frost, giunge al nero marchio infernale di Quorthon e dei suoi Bathory, il tutto suonato con l’attitudine punk/rock’n’roll selvaggia dei Motorhead e il gusto per le melodie della New Wave of British Heavy Metal. Queste le influenze che saltano all’orecchio durante l’ascolto di “Chained Down in Dirt”, ultima fatica in studio per i Bunker 66 uscita nel 2017. L’iniziale “Satan’s Countness” si apre con un riff che sottolinea fin da subito l’influenza della NWOBHM (qualcuno ha detto Satan o Angelwitch?!) e che al contempo ricorda le primissime pulsioni speed metal che portano il marchio indelebile dei Venom, per poi divampare in un thrash/black metal vecchia scuola nello stile degli Hellhammer più marci di “Satanic Rites”. La successiva “Black Steel Fever” è un’altro perfetto esempio di rapido assalto thrash/black brutale e senza fronzoli di scuola Sodom/Bathory con voce a la Quorthon che dona al pezzo un’atmosfera demoniaca e infernale. Lo speed metal satanico dei Venom ritorna prepotente nel riff che apre la quarta traccia “Under the Spell”, sicuramente una delle tracce migliori di questo “Chained Down in Dirt”, mentre l’assolo da brividi ha tutto il sapore dell’heavy metal classico, Angelwitch su tutti. “Power of the Black Torch”, settima traccia del disco, è un omaggio sincero e sentito al primitivo sound di Cronos e soci, tanto nei riff quanto nelle vocals, condito ancora una volta con un assolo che pesca a piene mani dal meglio della NWOBHM risultando perfetto. Questo viaggio verso l’inferno si conclude con “Evil Wings”, probabilmente l’essenza dello speed/black dei Bunker 66, niente più niente meno che il modo migliore per onorare Satana e per tenere alta la (nera) fiamma del metallo estremo old school! In alcuni momenti e passaggi dell’album si può sentire anche una vaga influenza dei Tyrant di “Mean Machine” del 1984 e dei Vectom di “Speed Revolution” del 1985, due vere perle semisconosciute (ma fondamentali) di primordiale speed metal tedesco che però nella ricetta dei Bunker 66 vengono imbastardite con il proto black metal infernale suonato alla maniera dei Poison di “Possessed by Hell” e degli immortali Bathory, il tutto senza perdere mai il gusto per certi riff, assoli, melodie e in alcuni casi anche linee vocali di evidente scuola NWOBHM. Preparatevi a bruciare tra le fiamme dell’inferno, preparatevi all’eterna dannazione! This is the Black Steel Fever! 

Avete mai pensato a come avrebbe potuto suonare l’epico heavy metal dei Manowar se un disco come “Into Glory Ride” fosse stato pubblicato dagli Hellhammer e al posto della squillante voce di Eric Adams ci trovassimo vomitate nelle orecchie le vocals infernali proto black metal dell’immenso Tom G. Warrior? “Cult of the Empty Grave”, ultimo album dei fiorentini Barbarian

Barbarian – Cult of the Empty Grave

pubblicato nel 2016, suona esattamente come appena descritto, aggiungendoci anche tutta la crudeltà del black/thrash dei primi Sodom di “Obsessed by Cruelty” e “In the Sign of Evil” o del brutale e oscuro “Sentenced to Death” dei Destruction! Anche nella proposta dei Barbarian, cosi come nei Bunker 66, si sente tutta l’influenza dell’heavy metal classico di scuola britannica e come già accennato sopra il viscerale amore che i nostri provano verso un certo modo di tendere l’epic metal in salsa Manowar, Running Wild o Virgin Steel. Le vocals ad opera di Boris Crossburn si pongono invece a perfetta metà strada fra i rantoli primitivi e catacombali del Tom Warrior Hellahmmer-era e il proto scream demoniaco e infernale di Tom Angelripper. Il disco si apre con la micidiale doppietta composta da “Bridgeburner” e “Whores of Redemption”, due brani che fugano ogni possibile dubbio sulla qualità della musica suonata dai nostri amati barbari, due mazzate che condensano al meglio le due anime dei Barbarian, quella più black/thrash e quella heavy classico/epic, e che spingono all’headbanging immediato! La titletrack si dimostra essere invece una cavalcata thrash/proto black che mi ha riportato alla mente immediatamente i primissimi Bathory e tutta la malvagità che Quorthon sapeva imprimere alla sua musica. Si giunge quindi ad “Absolute Metal”, vero e proprio brano iconico di questo “Cult of the Empty Grave“, pezzaccio speed/thrash/black di scuola Hellhammer e Sodom che si stampa fin da subito in testa e non se ne va più! Il disco prosegue fino alla conclusiva “Remorserless Fury” seguendo le stesse direttive, assalti speed/thrash/proto black metal che non lasciano nemmeno il tempo di riprendere fiato alternati a momenti, riff e assoli più riconducibili all’heavy classico. “Cult of the Empty Grave” è furia cieca e distruttiva come un’invasione barbarica che lascia solo morte, desolazione e macerie al suo passaggio, è una furia malvagia volta a far piombare le tenebre eterne sulla terra e a far regnare il male in ogni dove! This is Absolute Metal, questa è la sentenza di morte dei Barbarian! Evil Never Dies!

“Obsessed by cruelty, impalement for destroy
Obsessed by cruelty, deadly, cold and grey”. Ossessionati dalla crudeltà, cresciuti nel segno del male e devoti alla nera fiamma del metallo estremo, lasciamo che l’inferno si scateni libero sulla terra!

 

 

Schegge Impazzite di Rumore #06

Torna anche in questi primi freddissimi giorni di dicembre (si, sarebbe dovuto uscire a fine novembre questo articolo, ma sono uno stronzo si sa) il consueto appuntamento con Schegge Impazzite di Rumore, il sesto per la precisione. Saranno come al solito schegge di rumore che si andranno a conficcare nei vostri occhi e nella vostra pelle provocandovi un dolore atroce, un dolore che è possibile sopportare solamente sparandosi nelle orecchie, al più alto volume possibile ed immaginabile, il rumore contenuto nelle recenti uscite dei quattro gruppi di cui vi parlerò oggi: Iena, Grog, K-19 e Up To Date. Il disastro sonoro arriverà e avrà i vostri occhi… i vostri occhi impregnati di terrore.

Partiamo con gli Iena, gruppo formatosi a Firenze Nord lo scorso gennaio-febbraio per mano di brutti ceffi già impegnati con Carlos Dunga e xDeloreanx (tra gli altri). Con questo loro primo Ep “Condanna a Morte” però toglietevi dalla testa sonorità thrashcore/fastcore tipiche dei due gruppi menzionati poco fa, perché in questo caso ci troviamo tra le mani un lavoro che sembra esser stato preso direttamente dalla prima metà degli anni ’80 visto che il sound proposto dagli Iena è il più classico Oi/punk82, grezzo, proletario e diretto come un pugno in faccia! È innegabile l’influenza e i continui richiami ai Nabat che possiamo trovare nella proposta dei fiorentini, ma è altrettanto innegabile l’importanza mondiale che hanno avuto i bolognesi sull’intera scena Oi! dagli anni ’80 in poi! Non solo Nabat però, in molti passaggi difatti la musica rabbiosa degli Iena riporta alla memoria il sound dei Dioxina, storico e mai dimenticato gruppo Oi! riminese. Quindi si, per farla breve, come avrete ben capito, questo “Condanna a Morte” ripropone senza futili fronzoli e senza troppe pretese il tipico sound Oi! all’italiana, quello più riottoso, grezzo e orgogliosamente proletario pronto a massacrarti di botte sei sei un fascio, uno sbirro oppure un ricco borghese di merda! Chi mi conosce bene sa quanto io non sia un amante folle del genere proposto dagli Iena, però quando un lavoro ha i cosidetti controcoglioni e ti fa muovere la testa dall’inizio alla fine non si può far altro che prenderne atto e riconoscergli il merito! Attitudine, rabbia proletaria e impeto di rivolta, tutto questo è perfettamente racchiuso nelle otto tracce presenti su questo primo Ep dei fiorentini. Menzione speciale per pezzi come “Firenze Nord” e l’inno “Lo Stivale Brucerà”, veri e propri pugni in faccia! Ora che gli Iena si aggirano sulla scena in cerca di carogne con cui sfamarsi, la nostra voglia di Oi! incazzato e incendiario può essere finalmente saziata! “Fate i Nabat”…no, facciamo gli Iena!

 

Canaglie di tutto il mondo unitevi per gustarvi appieno il sound rabbioso e annichilente dei Grog, una ciurma di pirati ubriachi marci che suona sporco e rabbioso d-beat/crust che non fa prigionieri! Il sound proposto dai nostri su questo loro primo S/t album rilasciato lo scorso aprile è violento ed annichilente, nonostante l’approccio e l’attitudine dei nostri spesso tenda all’ignoranza e al cazzeggio molesto, piuttosto che ad un “prendersi troppo sul serio” che alla lunga potrebbe risultare noioso e scontato. Undici le tracce che ci troviamo ad ascoltare su questo primo lavoro dei Grog, tra le quali spiccano “Vita in Quanto Stato di Non Suicidio” (titolo della madonna!!!), “Città Anno Zero”, “La Sicurezza che Uccide” e la conclusiva “Effetto Placebo”. Pensate al d-beat/crust dei Grog come il perfetto punto d’incontro tra il crust-core marcissimo dei Culto del Cargo e il raw’n’roll dei varesini Motron, giusto per fare i nomi di due dei migliori gruppi italiani in circolazione! Un arrembaggio molesto accompagnato da litri di alcol scadente, tutto questo è il S/t dei Grog! Alzate i vostri calici ciurma di canaglie all’ascolto e brindate ai Grog e al loro crust/d-beat tritaossa!

Per rimanere in tema di raw d-beat/crust punk, spostiamoci ora in Sardegna e precisamente a Cagliari, città da cui provengono i K//19, gruppo di recentissima formazione che a Ottobre ha rilasciato la sua prima fatica dall’emblematico titolo “Total Collapse of Society”, netta dichiarazione di intenti dei nostri.

Cinque pezzi (più una cover dei Raw Noise) di classico d-beat/raw punk che riprende la lezione tradizionale dei grandi gruppi svedesi come Driller Kille, Anti-Cimex, Absolut, ma anche dei tedeschi Autoritär tra gli altri, e fa tutto questo con attitudine e sincera dedizione. D’altronde l’intento con cui nasce questo progetto è chiaro fin da subito: “i K//19 nascono in base all’esigenza di continuare a perpetrare un fondamentalismo puramente raw d-beat da tempo snobbato e rimasto nei cantieri dei pochi manovali del genere”. I K//19 quindi suonano quello che piace loro, senza inventare nulla di nuovo ma anzi riuscendo a far suonare fresco e interessante un sound che potrebbe apparire sentito e risentito mille volte. Il raw punk/d-beat dei sardi tira dritto per la sua strada a velocità spedita spazzando via qualsiasi cosa si trova davanti e lasciando solo macerie al suo passaggio, riuscendo anche ad avere un certo gusto per le melodie (soprattutto nei bellissimi assoli dei primi due brani) in mezzo a tutta questa sua cieca furia distruttiva! Inoltre la proposta grezza dei nostri può ricondurre alla mente e all’orecchio echi di Crutches e qualcosa anche dei Paranoid, giusto per ribadire ancora una volta, se non fosse chiaro, quali siano i loro punti di riferimento. Se questo “Total Collapse of Society” è solo l’inizio, i K//19 faranno parlare di sé e faranno la gioia di tutti gli amanti del genere!

Chiudiamo questa sesta puntata con le nostre amate Schegge Impazzite di Rumore con un lavoro originariamente uscito nel lontano 1997 in formato 7″ e che viene oggi ristampato dalla Hanged Man Records. Sto parlando della prima e unica fatica dei torinesi Up To Date, realtà certamente minore e poco fortunata della scena italiana dei 90, ma che aveva la giusta attitudine hardcore e poteva contare su una buonissima capacità di songwriting, come testimoniato da questa interessante ristampa.

Quello che ci troviamo ad ascoltare su questo “…quanta Cenere”, come potete ben immaginare, è il più classico hardcore torinese degli anni 90, quello che affondava ben saldamente le proprie radici musicali, liriche e attitudinali nella seminale lezione dell’hardcore italiano della decade precedente come Declino, Indigesti e Negazione. Il sound e l’approccio degli Up To Date quindi ricorda molto quello dei Frammenti e Sottopressione, anche se molto più grezzo e sgraziato e senza raggiungere le vette liriche raggiunte dai due gruppi appena citati, ma non per questo meno apprezzabile. Hardcore senza fronzoli, semplice, diretto, in your face, proprio come piace a tutti noi! La Hanged Man Records ha diseppellito un gemma grezza di hardcore italiano dalla fin troppa polvere che la teneva celata, un lavoro che merita di essere riscoperto, ascoltato e apprezzato!

Verrete trafitti dalle nostre schegge di rumore impazzite, soccomberete sotto i colpi del nostro Disastro Sonoro!