Corpse – Nessuna Governabilità (2013)

Hardcore punk/powerviolence militante, riottoso e antagonista, questo sono i milanesi Corpse. Musica incazzata, veloce e testi che parlano il linguaggio della sovversione e dell’insurrezione, di scontri, sabotaggi, guerriglie, esistenze incompatibili (citando la traccia “15 Ottobre”), di lotta quotidiana senza alcuna paura e senza rimorsi contro lo Stato ed il Capitale, con la speranza che qualcuno fuori abbia ancora orecchie per sentire come cantano nella terza traccia “Carcere Speciale”. Musica da ascoltare (e canticchiare, perchè no?) quando ci ritroveremo armati e abbracciati sulle barricate, quando le strade bruceranno nell’impeto rivoluzionario, quando ci muoveremo per la metropoli illuminata dalle esplosioni delle molotov come un esercito invisibile, quando potremo finalmente gridare come fa Fra (il cantante) a squarciagola Bentornata Guerra Civile nella spettacolare (tanto a livello strumentale quanto a livello lirico) “Life/War”. Credo sia ben chiaro quale sia il contenuto lirico e musicale di questo “Nessuna Governabilità”, primo demo dei Corpse che presenta una decina di tracce per una durata complessiva di appena 8 min e qualcosa . L’ennesima dimostrazione che l’hardcore non è solo musica, ma anzitutto un mezzo per veicolare un preciso messaggio rivoluzionario e antagonista partendo dalla propria esperienza quotidiana di militanza e rabbioso contrasto a questo schifo di sistema fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla gerarchia sociale tra oppressi e oppressori e sulla costante e violenta repressione poliziesca.

Le liriche, che a mio avviso rimangono, senza nulla togliere al lato strumentale, il punto forte dei Corpse, per la loro capacità di raccontare storie di sovversione e antagonismo quotidiano con una scrittura che trasuda romanticismo (in senso lato) e passione rivoluzionaria più sincera mi hanno ricordato in più di un’occasione la potenza dei testi di gruppi musicalmente distanti tra loro come Contrasto, Brigade Bardot e in parte Kalashnikov Collective. Ma che tematiche vanno a toccare precisamente i testi dei nostri quattro ingovernabili punx milanesi? Dalla rabbiosa denuncia di quell’orrore democratico che è il carcere speciale nell’omonima “Carcere Speciale” per l’appunto, fino a giungere alla brevissima (26 secondi di rabbia) “Estintori Sulla Camionetta pt.1”, manifesto dell’odio che noi tutti nutriamo verso coloro che si fanno garanti dell’ordine costituito e che difendono come dei bravi cani da guardia i privilegi della classe dominante. Nella traccia “15 Ottobre” i nostri rendono invece omaggio ad una indimenticabile giornata di guerriglia urbana in quel di Piazza San Giovanni a Roma nel lontano 2011, sottolineando che solamente quando una piazza brucia possiamo realmente sentirci vivi, solo quando scegliamo di seguire il sentiero dell’insurrezione possiamo ritenere questa vita degna di essere vissuta. Tra tutte e dieci le tracce che compongono questo “Nessuna Governabilità” trova spazio pure una cover di “Life Disease” dei Dropdead, chiaramente una delle influenze principali dei Corpse insieme a Infest, Heresy e compagnia “brutta e cattiva”. L’ultima traccia di questo demotape è una riproposizione in chiave powerviolence/fastcore della magnifica canzone-poesia “Ma chi ha detto che non c’è” del cantautore Gianfranco Manfredi e su questa credo davvero non ci sia il bisogno di aggiungere altro. Probabilmente la traccia che racchiude al meglio tutto ciò che è presente su questa demo dei Corpse, pur essendo un testo non scritto da loro (ma che sarebbe potuto benissimo esserlo, detto in tutta onestà). Il perfetto mix tra la rabbia e la velocità dell’hardcore/powerviolence dei nostri ed il romanticismo antagonista e militante del testo scritto da Manfredi. Quasi commovente.

Questo “Nessuna Governabilità” colpisce diretto nel segno e quanto vogliono raccontarci i Corpse con la loro musica non può essere frainteso, il loro messaggio sovversivo è chiaro. Chi vuol capire capirà… Ci vediamo sulle barricate a lanciare sampietrini nell’incendio di Milano, a lanciare “pietre sui gipponi” o estintori sulle camionette compagni Corpse, sempre contro Stato e Capitale, sempre senza rimorsi e paura!

P.s. la recensione esce solamente ora per ricordare a tutti che questi brutti ceffi di cui ho appena parlato suoneranno per l’ultima volta (lacrime) il 4 febbraio in T28 in una Matineè interamente dedicata alle sonorità powerviolence che tanto piacciono a tutti noi. Assolutamente d’obbligo non perderseli! Qui il link all’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/154061428564506/?active_tab=about

 

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