Destruct – Cries the mocking mother nature (2023)

Ancora una volta con colpevolissimo ritardo mi trovo a parlarvi di uno dei miei dischi preferiti dell’anno passato, un disco che ho ascoltato talmente tante volte che può essere considerato un reato o una colpa da espiare al più presto non averlo ancora “non-recensito” su queste pagine. Cries the mocking mother nature dei Destruct è infatti uno di quei dischi che non passano di certo inosservati, per via della loro furia espressiva, della loro aggressività viscerale e della capacità di suonare freschi e attuali pur rifacendosi in tutto e per tutto a sonorità già esplorate in lungo e in largo da centinaia di band. I Destruct però hanno la qualità, non unica ma comunque abbastanza rara, di non limitarsi a copia-incollare i gruppi da cui traggono ispirazione, ma al contrario di sintetizzare in maniera personale queste influenze, fagocitarle e sputarle fuori in una maniera accattivante, convincente e distruttiva. Appena parte Destabilize Control, traccia che ci introduce all’album e che ci travolge senza provare alcuna pietà, non è difficile sentire in maniera chiara gli echi dei dischi e delle band che hanno influenzato il sound dei Destruct: i Disaster di quel capolavoro che è War Cry, la scuola giapponese di Bastard e Disclose e una dose significativa di kangpunk svedese ottantiano. Bene le coordiante musicali sono queste, trasudano dalle dodici tracce che compongono Cries the mocking mother nature in maniera evidente, ma il d-beat/hardcore punk suonato dai Destruct ha quel qualcosa in più che è difficile da spiegare a parole ma che è immediatamente comprensibile ascoltando tracce come 71,000 Warheads, Children in Rubble o Anti-progress


Il disastro sonoro suonato dalla band di Richmond ha infatti degli elementi che lo rendono efferato e al tempo stesso irresistibile: una aggressività istintiva, una furiosa esigenza espressiva, un’attitudine diretta e impulsiva e una potenza sonora rappresentata da ritmiche d-beat che non lasciano tregua, chitarre sporche ma mai eccessivamente zanzarose e assoli che fanno fischiare i timpani. Dodici tracce complessive che si susseguono in maniera rapida, impetuosa e spietata, come fossimo in mezzo ad un agguato in cui i colpi piovono da tutte le parti ed è impossibile opporre resistenza, un vero e proprio massacro d-beat. Un disco capace di creare un’atmosfera apocalittica grazie al suo incedere deciso e implacabile verso la distruzione totale pur senza ricorrere a soluzioni melodiche, arpeggi orecchiabili e toni oscuri tipici di certo crust punk. Con Cries the mocking mother nature in sostanza i Destruct ci regalano la colonna sonora della catastrofe incombente e dell’estinzione umana che si avvicina, un album intenso dalla prima all’ultima nota, diretto, crudo e rabbioso, che si scaglia senza mezzi termini contro le barbarie dei nostri tempi, dagli orrori delle guerre alla distruzione e allo sfruttamento portati avanti in nome di un presunto progresso, dall’inquinamento che deteriora le nostre esistenze all’oppressivo controllo che viene esercitato sulle nostre vite. E mentre Polluted Water, ultimo atto di questo attentato sonoro rivendicato dai Destruct, risuona nelle nostre orecchie fischianti e sanguinanti, non possiamo che ripeterci in testa un mantra di wretchediana memoria: mai arrendersi, mai morire!