Grind Your Enemies! – Recensione e Intervista agli Stigmatized

La vita fa schifo e poi muori! Questo il messaggio che ci sputano addosso i sardi Stigmatized con il loro ibrido bastardo di grindcore, powerviolence e crust, terreno fertile per veicolare il selvaggio nichilismo e il brutale odio verso l’umanità che anima il loro rumore! “Slavery” è la prima fatica in studio dei cagliaritani, pubblicata nel 2016, e ci regala dieci minuti scarsi di violentissimo e rabbioso grind-violence che travolge tutto ciò che trova sulla sua strada, lasciando al suo passaggio solo macerie e desolazione, morte e distruzione. La proposta degli Stigmatized, che ad un ascolto distratto potrebbe apparire fin troppo canonica e “già sentita troppe volte”, mostra in realtà diverse radici e influenze che, partendo da un sound ben ancorato alla lezione classica del grindcore più marcio in stile primi Napalm Death, Siege o Enemy Soil, spaziando dal powerviolence di casa Hellnation e Yacopsae ad echi crust punk che possono ricordare in più occasioni i Massgrave, arrivano a portare alla mente gente del calibro di Nasum e Rotten Sound. Il rumore annichilente e feroce dei nostri si avvicina inoltre a quanto fatto ultimamente da un altro interessantissimo gruppo della nostra penisola, ossia i palermitani Cavernicular, quindi un concentrato di grind-violence che annienta ogni velleità di sopravvivenza a questo mondo di merda e che vomita odio nichilista e misantropo verso l’umanità costretta a soffrire! Su questo muro di rumore si stagliano le doppie vocals incazzatissime e barbare ad opera di Francesco (più classiche e grind) e del bassista Marco, queste più orientate verso lidi crust che rendono il tutto ancora più interessante e godibile. Con tutto l’odio che hanno nel cuore, gli Stigmatized son pronti a sbriciolarvi il cranio e a distruggervi i timpani a colpi di grind-violence misantropo e annichilente. Cagliari Odia… è tempo di massacro!

Gustatevi l’intervista agli Stigmatized adesso!

Iniziamo con la più banale delle domande: chi siete, da dove venite, quando vi siete formati e perché/come avete deciso il nome Stigmatized? Fatevi conoscere ai lettori di Disastro Sonoro!

Ciao Stefano, è un piacere risentirci! Noi siamo un gruppo grindcore/powerviolence proveniente da Cagliari. Gli Stigmatized vedono la prima luce nell’estate del 2015, quando nella formazione eravamo solo in due (Marco e Leonardo) e già iniziavamo a comporre i primi pezzi. Il nome del gruppo deriva dal titolo di una canzone dei Napalm Death, tratta dal loro primo album “Scum”.

Avete voglia di parlarci un po’ della scena hc/grind/metal e dell’ambiente underground/diy cagliaritana? Quanto è difficile, se lo è, organizzare concerti e situazioni nella vostra città? Più in generale si può parlare di una “scena sarda” secondo voi?

Indubbiamente noi ci troviamo a vivere una realtà, quella isolana, che ha due facce contrapposte. Infatti se da un lato “l’isolamento” e la difficile fruizione di tante cose, soprattutto per colpa della continuità territoriale, ci rende molto difficile non solo l’organizzazione di tour o date fuori ( siamo appena tornati del nostro secondo tour in penisola fatto assieme ai fratelli abruzzesi 217 e l’organizzazione ci ha dato non pochi problemi ) delle band nostrane, ma anche il portare delle band dalla penisola e non a suonare nella nostra terra; dall’altro questa difficoltà ci rende sempre più affamati e desiderosi di abbattere le barriere di qualsivoglia confine. Proprio per questo stanno nascendo, soprattutto negli ultimissimi anni, delle realtà molto solide nell’undeground dell’isola ( il collettivo dei nostri fratelli Algheresi L’HOME MORT e la cricca Sassarese della famigerata sala n°9 su tutti ) che stanno cercando di unire le forze per creare una scena unita e collaborativa, cosa che fino a non troppo tempo fa sembrava impossibile durante un periodo nero dove c’era ben poco contatto e cooperazione tra le varie scene/band locali, in un’insensata guerra fredda di invidia e snobbismo. Penso che ora si possa parlare tranquillamente di una “scena”, perchè il panorama si sta arricchendo di tante nuove band molto valide anche allargando lo spettro dei generi, oltre che dando finalmente vita ad un ricambio generazionale assente oramai da tempo immemore anche se, paradossalmente, i locali stanno chiudendo uno dopo l’altro rendendo così sempre più difficile il sopravvivere della suddetta. Ma comunque teniamo duro e cerchiamo sempre di lottare con tutte le nostre forze perché questo non accada.

Il vostro primo lavoro ci regala un grindcore annichilente e tritaossa, che parte dalla lezione più classica del genere (Siege, Napalm Death) fino a giungere a soluzioni più “moderne” (Nasum, Rotten Sound), senza però mai dimenticare influenze di altri generi quali Powerviolence e crust, su tutti. Come nascono i vostri pezzi? Da cosa è nata l’idea di suonare grindcore? E quali pensate siano i gruppi o i dischi che hanno avuto maggior influenza sul vostro modo di suonare e sul vostro sound?

I pezzi nascono grazie a tutte le nostre influenze musicali più forti. All’interno della band siamo tutti ascoltatori di vari generi, che spaziano dal punk hardcore fino al metal più estremo. I primi pezzi venivano composti nel salotto di casa di Leo. Avevamo solo basso e chitarra per cui ci arrangiavamo. Leo si collegava al suo ampli mentre il basso veniva collegato a un Marshall per chitarra da 20w con la distorsione accesa. Di certo non erano le condizioni migliori per provare, ma così facendo abbiamo dato luce a una decina di pezzi. Appena la formazione venne completata abbiamo sempre composto in sala prove, dove ognuno mette il suo. Non abbiamo un modo di scrivere abitudinario, quando abbiamo un idea che ci piace la buttiamo giù e vediamo che succede. L’idea di suonare grindcore è nata con la voglia di fare un macello dal vivo…abbiamo sempre avuto un certo fascino per i concerti grind e ci siamo cimentati pure noi. Riteniamo anche che sia uno dei generi più violenti e espressivi per buttare giù il giusto mix di musica e ideologie. I dischi che più ci hanno influenzato maggiormente dal punto di vista strumentale e vocale sono sicuramente Scum, Enemy of the Music Business (entrambi dei Napalm Death), S/T dei Magrudergrind, Variante alla Morte e Misantropo dei Cripple, Human 2.0 dei Nasum..ma potremo continuare all’infinito.

Utilizzate la doppia voce, sia in sede live dove spaccate di bestia (vi ho visti al T28 lo scorso anno) sia su disco. È stata una scelta voluta oppure è semplicemente successo? Quanto pensate possa dare di più alla vostra musica l’utilizzo di due timbri, uno più growl e classicamente grind, e l’altro più virato sul crust/metal?

L’utilizzo delle doppie voci è stato del tutto casuale. Un giorno in sala abbiamo detto a Marco di cantare e dopo un paio di prove abbiamo usato le doppie voci sia dal vivo sia in studio. Abbiamo visto che funzionava, rendeva il tutto più compatto e violento. Pensiamo che sia una caratteristica in più per il nostro sound e che ci possa aiutare. Inoltre è un elemento che ci aiuta a mettere in risalto le nostre influenze musicali a 360 gradi.

Una parte fondamentale nella vostra proposta ricoprono certamente i testi, anche perché è bene ricordalo che il grindcore/powerviolence, così come l’hardcore e il punk in generale, non sono solamente musica. Volete illustrarci cosa vi ispira nella stesura delle liriche, chi le scrive e soprattutto cosa volete trasmettere?

I testi degli Stigmatized vengono scritti prevalentemente da Francesco, il cantante, solitamente dopo che la parte strumentale dei pezzi viene definita in sala. Le tematiche sono in buona parte quelle che tradizionalmente vengono trattate in generi come il grind e l’hardcore-punk. La critica sociale, il non riconoscerci e il non sentirci, per così dire, a nostro agio nel mondo che ci circonda sono sicuramente le linee guida generali che sono state seguite nella stesura dei testi. Per quanto nessuno di noi componenti possa essere definito “militante” nel senso stretto del termine, i valori fondamentali che ci sentiamo di esporre e di condividere attraverso i testi sono quelli dell’anticapitalismo, dell’antifascismo, dell’antirazzismo. All’interno di questo grande “calderone” vengono poi trattate, a seconda del caso, delle tematiche più o meno specifiche. Nel pezzo “F1”, ad esempio, parliamo della questione, molto sentita in Sardegna, delle servitù militari e di conseguenza viene affrontata, anche se in maniera indiretta, la tematica più generale delle forme di colonialismo e imperialismo messe in atto sopratutto dall’occidente. In “Hidden Behind a Wall Of Falsness”, parliamo invece del modo in cui queste politiche imperialistiche vengono trattate e in qualche modo giustificate dall’apparato mediatico, ormai abituato a presentarci la guerra vera e propria e l’occupazione militare come una missione umanitaria. Insomma, abbiamo sicuramente dei concetti e dei valori generali a cui facciamo costantemente riferimento, ma la tematica particolare affrontata varia ovviamente da pezzo a pezzo.

“Slavery”, il vostro primo ep, è datato ormai 2016. A quando una nuova fatica marchiata Stigmatized? Altri progetti? Tour e concerti?

Dopo tante difficoltà possiamo finalmente dire che siamo impegnati con le registrazioni del nostro primo full length, che uscirà nei primi mesi del 2019. Il disco si intitolerà “A Wall Of Falsness” e comprenderà i pezzi di Slavery insieme ad altri brani che abbiamo composto durante il periodo successivo. Il nostro obbiettivo è quello di pubblicare un lavoro simile a quello precedente ma con molte migliorie a livello esecutivo e sonoro. Ci sarà il grindcore, il powerviolence e sicuramente sentirete anche le nostre influenze metal, grazie ad una produzione più moderna e compatta. Non vogliamo discostarci troppo dalle nostre origini, ma vogliamo proporre un lavoro migliore sotto ogni punto di vista. Seguirà una lunga campagna pubblicitaria DIY con l’obbiettivo di uscire dai confini italiani e intraprendere un tour europeo per promuovere il disco. Attualmente abbiamo già in programma due date: il 4 Gennaio a Sa Domu (STRIKEDOWN FEST II WARM UP SHOW) in compagnia di Regrowth e Riflesso e il 5 Gennaio a Simaxis per il Gheisi Fest in compagnia di tantissime band della scena hardcore sarda.

Ringrazio gli Stigmatized e la loro disponibilità, spero di rivedervi presto dal vivo miei amati bastardi e spaccarmi le ossa insieme a voi!

 

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