“La noia armata. Le mie evasioni”

Com’è dev’essere spaventoso immaginarsi l’amore in un’era radioattiva, tra anonimi menhir di cemento in post-moderni cromlech paranoici, un viaggio senza ritorno in zone di alienazione inesplorate tra le macerie della nostra miseria, tra le rovine dei nostri tormenti feticizzati, tra i frammenti indigesti delle nostre poesie inoffensive. Da quant’è che non piove più in questo inverno infinito? Una lama arrugginita puntata alla mia gola, una lama arrugginita puntata al simulacro dell’esistenza. Il sabotaggio di ogni certezza, la diserzione della vita quotidiana. Uno scoppio infrange il silenzio assordante che avvolge la notte, un pacco bomba esplode alle porte del domani, un comunicato di rivendicazione firmato “alcunx annoiatx che hanno smesso di sognare e di aspettare”. Come a voler dire che non c’è più alcuna gioia da armare, bensì un’infinità di noia da fare esplodere. Senza nessuna ragione, ma con tutti i motivi del mondo. Se credevate di aver messo camicie di forza a tuttx i/le giovanx selvaggx, preparatevi ad agguati ed imboscate nelle vostre vite vinte e divorate dall’attesa, nella vostra sicurezza di cambiare tutto non cambiando assolutamente niente, nel vostro apparente migliore dei mondi possibili che puzza di prigionia e incubi. In fin dei conti non proviamo nessun tipo di affetto per questa realtà priva di significato e privata di ogni avventura, reale o immaginata che sia.

Non vedo più il mio riflesso nelle vetrine distrutte. Non vedo più la mia ombra proiettata da queste insegne luminose. Ho le mani insanguinate e questo sangue non si lava. Sbattetemi in prima pagina, sono un mostro, come tutti voi del resto. Scende la notte, si aprono portali sul mio abisso spettrale, resto in piedi con sguardo sprezzante a sfidare le mie voragini che desiderano inghiottirmi per saziarsi. È pazzia o è la morte? Mentre la pallida luna fa compagnia ai fantasmi con cui danzo, mi inietto un fottuto veleno che ha il sapore del miele più buono mai assaggiato dall’uomo. Dopotutto senza veleno non c’è l’antidoto. L’ora più buia è dietro l’angolo, inciampo sui detriti delle bugie che mi racconto e delle maschere che non ho più voglia di indossare per il vostro spettacolo. Stupida, inutile, affannosa ricerca, forse di qualcosa, forse di niente. Non c’è più nulla di originale. Arrendersi o reagire? Credere di essere immortali quando in fondo si è già morti. Impressioni sfuocate, tensioni incontrollabili, esistenze profane. Inchiostro sprecato, scrivo le mie evasioni e le do in pasto ai miei stessi carcerieri.

In caduta libera, ancora costretti a sanguinare. Non ci sono più sogni, non c’è più gioia. Prima che tutto sia altro, è forse giunta l’ora di amare questa noia che ogni giorno lentamente ci uccide.