NOFU – Interruzione (2017)

L’hardcore è quello che siamo, il rumore, attraverso cui respiriamo
L’hardcore è quello che siamo, il dolore, le grida, l’amore                                                      (NOFU – Stanze, dall’album Mito Ciclicità del 2015)

 

I romani Nofu son tornati sulle scene ormai due anni fa con questo splendido “Interruzione”, senza dubbio uno dei migliori lavori in ambito hardcore punk italiano di tutto il 2017 che finalmente ho trovato la voglia, l’ispirazione, le parole ed il tempo per recensire come si deve. Perchè si sono uno stronzo e per parlare dei dischi belli ci metto il mio tempo. Ribadito questo punto fondamentale che spero mai dimentichiate, proseguiamo. La proposta dei Nofu non è cambiata poi molto da quando registrarono la loro prima tape nel 2012; ci troviamo difatti sparato nelle orecchie un hardcore punk fortemente radicato nella lezione dei gruppi storici italiani degli anni ’80/90 ma dal suono moderno riconducibile ai grandi nomi della scena trentina degli anni duemila come Attrito o Grandine, tanto per sonorità quanto per approccio lirico. Senza ombra di dubbio l’influenza maggiore dei nostri è però da ricercare nei lavori immortali come “Lo Spirito Continua” dei Negazione o “100%” e dei Sottopressione. Dieci le schegge impazzite di hardcore rabbioso che compongono questa ultima fatica in casa Nofu tra le quali spiccano sicuramente la title-track, “Noi”, “Cenere” (con un assolo appena accennato che ci sta da dio), “Fragile Incompiutezza” e la perfetta “Interruzione pt.2” posta a chiusura del disco con un testo-manifesto che viene recitato invece di urlarlo nervosamente come nelle altre tracce, rendendolo ancora più intenso e sentito.

I Nofu possono infatti contare su un comparto lirico che mette i brividi riuscendo a sottolineare quanto sia profondo il legame tra la dimensione politica e quella personale, due dimensioni che spesso si tende o si vorrebbe vedere separate, erroneamente. Testi e musica difatti vanno di pari passo e come già detto ci regalano quasi 40 minuti di hardcore in costante bilico tra vecchia scuola e modernità che non può lasciare indifferenti. Una traccia come la titletrack ci offre l’esempio migliore di quanto appena scritto: il testo è un manifesto di rabbia, un monito alla rivolta, alla sovversione di questa realtà e del suo quieto vivere che ci incatena tutti e ci condanna a morte lenta. L’interruzione di questo marcio sistema e del suo (mal)funzionamento come unica forma di opposizione e lotta possibile può avvenire solamente tramite il momento insurrezionale che apre ad infinite sperimentazioni di nuovi mondi. Uno dei momenti più intensi e belli di tutto il disco è sicuramente la sesta traccia “Fragile Incompiutezza”, una mazzata di hardcore in bilico sul confine tra modernità e vecchia scuola accompagnato da un testo che da sfogo alle tensioni verso l’esistente che ci opprime in questo tempo, aprendo fratture che fanno intravedere la possibilità di una vita radicalmente diversa (La luna mi parla dell’altro, del possibile oltre questo tempo, del germoglio anche in un ramo in inverno, dell’oltre in questo sogno d’eterno). Il livello lirico generale dell’album come avrete capito dalle mie parole è altissimo e in alcuni momenti tocca vette di poeticità veramente intense, come nel caso della traccia appena citata. Potrei tirarvi fuori altri passaggi lirici che mi si sono stampati in testa, ma probabilmente non finiremmo più

Una rabbia genuina e spontanea trasuda da ogni brano di questo Interruzione, una rabbia che prima ti prende a pugni nello stomaco fino a farti vomitare sangue per ricordarti che questa vita è una merda e che poi ti entra dentro dando sfogo alle nostre pulsioni di rivolta e di sovversione di questa esistenza che ci opprime e condanna a morte ogni giorno! Tensione sovversiva dell’esistenza che ci condanna a morte, interruzione dell’abitudine e dell’oppressione quotidiana, rivolta diffusa che apre infiniti mondi possibili in cui perdersi alla deriva. Siamo i sassi lanciati, siamo le fiamme della gioia, siamo le macchine e le piazze che bruciano. Essere l’inquietudine che attraversa l’esistente, come ci ricorda la conclusione del testo che accompagna la seconda traccia “Noi”. Essere l’interruzione è quindi la nostra unica possibilità. Essere interruzione come necessità per sentirci vivi. “Interruzione”, un disco che trasuda passione, attitudine, sincerità, sudore, tensioni di rivolta. In una parola, signore e signori, compagne e compagni: Hardcore.

 

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