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666 – “Tieni il Tempo” – torna Max Pezzali in veste “New Wave of Black Metal Oi”

“Sono Max Pezzali con un teschio sul collo” così cantava in tutto il suo disagio mentale Metal Carter nel suo immortale capolavoro “Pagliaccio di Ghiaccio”. Oggi l’immagine evocata da questo verso potrebbe benissimo definire l’immaginario costruito dagli ormai noti (all’interno della scena punk-hardcore-oi italiana) 666 attraverso la loro proposta musicale, ossia una manciata di cover nostalgiche degli 883 rivisitate in chiave “New Wave of Black Metal Oi”, prendendo in prestito la definizione coniata dai Plakkaggio (che in fin dei conti sono gli stessi brutti ceffi che formano le fila dei 666, semplicemente in una versione “più squallida”). E’uscito pochi giorni fa questo videoclip dell’ultima cover targata 666, “Tieni il Tempo”; videoclip e sonorità che trasudano heavy metal old school nostalgico tanto quanto gli 883 e attitudine oi-hardcore di prima qualità. Godiamoci questo videoclip che ci ricorda ancora una volta, se ce lo fossimo dimenticati, che “in fin dei conti lo squallore siamo noi”. E a noi in fin dei conti piace così.

Oltre la musica, oltre il rumore, squallore sonoro!

A Denti Stretti Vol. 08: Back to the 90 (di Scaglie di Rumore)

Come potete intuire dal titolo di questo articolo (e dalla foto riportata) stiamo lavorando all’ottavo volume della nostra amata compilation A Denti Stretti che per l’occasione sarà concentrata unicamente sulle band italiane che hanno popolato i 90.

Ho rispolverato la mia collezione perchè sto rippando personalmente dai vari lp e cd i brani che poi andranno a completare questa uscita. Uscirà in formato speciale (non so ancora come, la stiamo studiando bene) con un piccolo articolino scritto da me. Musicalmente ci sarà a disposizione 90 minuti quindi spero e cercherò di mettervi più brani possibili, poichè sarà impossibile inserire tutti in questo volume sto già valutando di fare altri speciali in futuro ma è ancora tutto in fase di costruzione. Attualmente l’unica cosa sicura sarà la tiratura delle tape, sempre sui 10 o massimo 15 pezzi.

Sarà il mio personale omaggio a un periodo musicale che ha sfornato (a mio papere) tra i dischi punk hardcore più belli mai realizzati fino ad ora, richiederà molto tempo e viste le numerose release che abbiamo in programma non so dire quando vedrà la luce ma arriverà.

Intanto siete avvisati cari lettori e sostenitori.

Buon Rumore

SDR

Articolo ripreso direttamente ed interamente da “Scaglie di Rumore”. Qui di seguito vi lascio il link all’articolo originale e il link del blog:

https://scagliedirumore.wordpress.com/2017/07/31/a-denti-stretti-vol-08-back-to-the-90/

https://scagliedirumore.wordpress.com/

Labile Istante di Vuoto – Labile Istante di Vuoto (2016)

“Il punk acustico è l’emissario di Satana”. Dichiarava questo il famoso esorcista Padre Amorth al noto sito di gossip “Hardcorella Duemila” in merito al continuo proliferare di progetti punk acustici all’interno tanto della scena hardcore punk italiana quanto di quella internazionale. E invitava chiunque a mettere su un bel disco di marcio grindcore per liberarsi dal maligno e dalla sua musica (eh no, non più il caro e vecchio black metal, bensì l’apparentemente innocuo punk acustico…). Il punk acustico è si una piaga, anche piacevole da ascoltare ma pur sempre una piaga in alcuni casi, ma non quando esso si fa portatore di un messaggio di passione rivoluzionaria e di militanza antagonista, non quando parla la lingua dell’amore, della lotta, della rabbia. Tutte queste sensazioni, tutti questi messaggi, sono racchiusi nel primo omonimo album acustico dei Labile Istante di Vuoto; una prima fatica dove a spiccare sono i testi, le emozioni suscitate da essi e dalla loro interpretazione, piuttosto che la musica, che è solo strumento di accompagnamento per il messaggio rivoluzionario di cui sono impregnate le 14 tracce presenti su questo disco.

Per chi non lo sapesse i Labile Istante di Vuoto sono un duo di Cesena formato da Max (cantante) e da Stiv (suonatore di chitarra e di armonica), rispettivamente voce e basso dello storico gruppo hardcore punk Contrasto. Le uniche due cose che avvicinano però la proposta acustica dei Labile Istante di Vuoto ai Contrasto sono il nome del progetto, ripreso direttamente dall’omonima canzone apparsa sull’album “Stabilità Precaria” del 1998, e buona parte dei pezzi riproposti in chiave acustica, presi a piene mani dalla vasta produzione dei Contrasto. Tra le 14 tracce che compongono questa prima fatica del duo troviamo infatti diverse canzoni estrapolate dall’intera discografia hardcore punk dei Contrasto come “Lettera (dal Carcere Speciale di Voghera)” (brano con il quale si apre l’album), “Perchè Dovrei?”, “Politica e Rivoluzione”, “Cento Fiori son Sbocciati” e molte altre. Accanto alla scelta logica di risuonare in chiave acustica ottimi pezzi della band madre, i Labile Istante di Vuoto hanno deciso di riproporre anche due cover: “Nadine” dei Frammenti e “Lettera del Compagno Laszlo al Colonello Valerio” originariamente scritta e composta da Giorgio Canali.

Come già accennato sopra a farla da padrone in tutto l’album non saranno la musica acustica suonata in modo semplice e perfetto dalla chitarra e le melodie malinconiche dell’armonica, entrambi strumenti suonati da Stiv. I veri protagonisti di questi 14 brani sono le liriche e gli argomenti in esse trattati. Liriche sofferte, passionali, rabbiose, alcune volte malinconiche, altre volte più riottose, ma sempre e costantemente legate le une alle altre da un messaggio rivoluzionario di amore e di anarchia che rendono questo album una sorta di manifesto di propaganda ideologica dei Labile Istante di Vuoto. Liriche e testi che puzzano di vita agitata, di antagonismo, di militanza, di pratiche di opposizione ad un sistema che ci opprime e reprime quotidianamente, che ci presente come unica possibilità un presente ed un futuro fatto di “tempi mancanti, tempi irrisolti” (“Politica e Rivoluzione”), di lenta agonia, di silenziosa quiete in cui al massimo sperare di sopravvivere. Le canzoni dei Labile Istante di Vuoto sovvertono tutto questo, lasciando alla fine dell’ascolto una speranza di sovversione che si concretizza nella pratica antagonista e rivoluzionaria quotidiana. In tutto questo c’è spazio anche per alcuni insoliti e sofferti brani “romantici”, che trasudano di rabbia e malinconia, come “Lettera (Dal Carcere Speciale di Voghera), “Nadine” (cover dei già citati Frammenti) e “Seduto a Guardare”, perchè si sa che la figura del rivoluzionario è sempre avvolta da un alone di romanticismo. Questo è un disco acustico che parla di Rivoluzione, di Amore, di Anarchia, il tutto con toni romantici, malinconici e militanti, ed invita ad “agire sul presente come scelta radicale” (Cento Fiori son Sbocciati) per sovvertirlo.

Quale domani, quale futuro? Seduto sul bordo di me resto a guardare più in alto in questo labile istante di vuoto, resto a fissare per ore qualcosa mentre le ore passano senza lasciare la minima traccia, un ricordo, parole e anche stanotte mi obbligo a respirare fino all’ultimo istante. Non sognerò mai più ad occhi aperti, lo giuro. Ma ricordatevi che ci vedrete danzare come topi alla luce di un falò, perchè insieme noi torneremo nelle piazze per l’Anarchia.

Rivoluzione, Amore e Anarchia. Questo è il messaggio, in sintesi, espresso dai Labile Istante di Vuoto.

 

 

Tetro Pugnale – Demo 2016

5 pezzi per 8 minuti di puro hardcore punk vecchia scuola. Questo è, in sintesi estrema, il demo rilasciato dai veneti Tetro Pugnale lo scorso anno. E visto che stiamo parlando di un album dalla brevissima durata (come il punk old school insegna) cercherò di essere anch’io il più breve possibile in questa recensione. Non perchè la musica proposta dai Tetro Pugnale non meriti attenzione, anzi tutto l’opposto; appunto perchè il demo in questione puzza talmente tanto di anni ’80, di punk-hardcore suonato con pochi tecnicismi (che, ricordiamocelo ogni tanto, poco hanno a che fare con l’iniziale concezione della musica punk, dominata dall’intento di sovvertire i canoni musicali classici fatti di tecnica, pulizia del suono, melodie innocue, produzioni impeccabili e merdate simili…) e permeato da una rabbia primordiale e distruttiva, da far risultare totalmente inutili le parole spese per parlarne. La cosa migliore da fare per assaporare il demo di questi quattro veneti nascosti dietro lo splendido monicker “Tetro Pugnale” è far partire la cassetta (si perchè, giusto per ricreare quella nostalgica atmosfera hardcore old school che tanto piace a tutti noi, i nostri hanno pensato bene di registrate il loro primo demo su cassetta e in sole 200 copie), iniziando a pogare come se non ci fosse un domani contro qualunque cosa e persona vi si trovi nelle vicinanze. La sensazione di nostalgia è amplificata anche dalla bellissima copertina giallo-nera che rende più forte quel sapore di vecchia scuola e di attitudine punk-hardcore che pervade ogni singolo secondo di questo demo. Inutile parlare di questo o di quel brano presente sul demo dei Tetro Pugnale perchè la loro formula abrasiva è sempre la stessa: hardcore punk incazzato, rumoroso e fottutamente nostalgico, in pieno stile vecchia scuola italiana anni ’80. E se vi state chiedendo ancora il perchè non ritengo servano parole per descrivere questa prima fatica dei Tetro Pugale, probabilmente non riuscite a percepire il vortice di emozioni e sensazioni create dal rumore dei nostri quattro veneti. E l’unica cosa da fare per porre rimedio a questa vostra mancanza è recuperare la cassetta o in alternativa ascoltare i pezzi sulla pagina bandcamp del gruppo, che contiene oltre il demo anche la registrazione del primo live dei Tetro Pugnale, ed ascoltarla fino a consumarla, fino a piangere, fino a perdere la voce a furia di urlare la propria rabbia! Tuffatevi nell’hardcore punk estremamente caotico e old school dei Tetro Pugnale, capace di andare oltre la musica e oltre il rumore!

Italian Extreme Underground – 003, ovvero una playlist per sopravvivere all’estate

Questo è un messaggio per tutti gli amanti della musica hardcore, punk, metal ed estrema in generale. Un messaggio rivolto a tutti coloro che si iniettano quotidianamente endovena massicce dosi di rumore proveniente dall’underground estremo italiano. Per tutti quelli che ascoltano caos, oltre la musica ed oltre il rumore.

E’ stata infatti pubblicata pochi giorni fa, precisamente il 28 di luglio, la playlist perfetta per accompagnare le giornate estive di tutti noi amanti delle sonorità estreme, da ascoltare rigorosamente sotto l’ombrellone al posto dell’ennesimo passaggio radio di quel tormentone reggaetonlatinoschifocancerogeno che è “Despacito”, in montagna durante la vostra scampagnata in mezzo ai boschi giusto per disturbare la quiete silenziosa della natura (perchè noi senza rumore non possiamo stare), chiusi in casa nella vostra deserta via di una periferia metropolitana che non conosce differenza tra estate ed inverno, tra periodo di vacanza e routine lavorativa, tanto è morta dentro da secoli. Una playlist per tutti i gusti targata “Italian Extreme Underground” e rilasciata sulla sua pagina bandcamp (https://italianextremeunderground.bandcamp.com/album/i-e-u-003) in free download (lo vedete quanto cazzo è bello quando la musica è vissuta a 360° per passione e non per guadagnarci facile?!…). Per tutti i gusti dicevamo e infatti possiamo trovare gruppi sludge-core come gli Evil Cosby (recensiti pochi giorni fa su questa ‘zine) accanto a gruppi grindcore/death metal come i Grumo, passando per il solito filo conduttore rappresentato dall’hardcore punk di The Seeker e Suff, fino a giungere al powerviolence venato di grindcore di Repressione e Igioia. Lo ribadisco se non si fosse capito, su questa playlist ce n’è per tutti i gusti, affrettatevi ad ascoltarla e farla vostra!

Oltre il rumore, oltre la musica. Un concentrato di disastro sonoro che ci terrà compagnia durante tutto il mese di agosto passato a combattere contro il caldo, le zanzare e i tormentoni da spiaggia! E non scordatevi di supportare “Italian Extreme Underground” sia su Youtube che sulla pagina bandcamp!

 

 

Destroy All Gondolas – Laguna di Satana (2017)

Non ci sono dubbi, questo “Laguna di Satana”, è uno dei migliori album ascoltati nell’ultimo anno, nonché uno dei più particolari/originali. Per comprendere la musica proposta dai veneti Destroy All Gondolas facciamo cosi, seguite questo mio trip mentale. Immaginiamo di rapire Dick Dale (storico chitarrista surf rock) e Johnny Thunders e di rinchiuderli in un polveroso garage avvolto dalle tenebre, dove la luce del sole è soltanto un lontano ricordo. Fatto? Bene, proseguiamo. Ora immaginiamo di sottoporli per un mese ad una rumorosa tortura fatta di classici del black metal (Mayhem e Darkthrone su tutti) e dell’hardcore punk di scuola americana (Minor Threat e Circle Jerks, per fare degli esempi), intervallati qua e la dalla pesantezza oscura dei Black Sabbath di Ozzy Osbourne. Fatto anche questo? Ottimo. Adesso iniettiamo nelle vene di Dick una massiccia dose di attitudine punk/rock’n’roll, la stessa che ha animato lo spirito ribelle da “poeta maledetto” di Johnny per tutta la sua carriera. Per concludere obblighiamoli a suonare alla massima velocità, al massimo rumore e alla massima distorsione possibile, ma sempre rock’n’roll. Quello che avremo alla fine di questo malato viaggio mentale suonerà grossomodo come le 10 tracce proposte dai Destroy All Gondolas in questo loro secondo album “Laguna di Satana”.

La musica suonata da questi quattro “black surfers” veneti può essere quindi definita come un concentrato di rumoroso hardcore punk, di polveroso garage punk, di melodie e riff surf rock iper-distorti e suonati alla velocità della luce, il tutto condito da una voce marcia di scuola black metal e da un’attitudine punk/rock’n’roll irriverente e blasfema. I Destroy All Gondolas riescono a unire tutte queste loro anime ed influenze diverse (se non proprio agli antipodi) in un unico, se non originalissimo, particolare ed interessante sound che son soliti definire “black surf punk”, e ne hanno tutte le ragioni di questo mondo perchè è proprio così che suona questo “Laguna di Satana”.  La perfetta rappresentazione sonora di tutto quello che è stato detto finora è sicuramente “Apocalypse Domani”, un brano strumentale i cui ingredienti principali sono le melodie (distorte) della chitarra surf di Dick Dale, il tappeto sonoro che si pone a metà strada fra il punk-hardcore dei maestri Dead Kennedys e il marciume oscuro di quello strano ibrido definito da più parti con l’etichetta di “Black’n’Roll”, la sporcizia rumorosa del garage punk e un attitudine marcatamente rock’n’roll.

Siamo ad Agosto, in piena estate. Cosa aspettate ad ascoltare questi scatenati veneti e a cavalcare le onde della “Laguna di Satana” a ritmo di marcio e blasfemo “black surf punk”, distruggendo le gondole che tranquille si fanno cullare dalle putride acque dei canali veneziani? “Surf Venezia”, parafrasando il titolo di uno storico album thrash metal dei Sacred Reich!

Ah ultima cosa, lasciatevi ammaliare dall’ottima copertina in bianco e nero che riporta alla mente un certo immaginario “pseudo-horror” da film di serie Z tipicamente psychobilly.

Torpore – Mondo Sterile (2016)

Una locusta gigante domina la copertina completamente in bianco e nero di questo “Mondo Sterile”, primo lavoro dei catanesi Torpore. E basterebbe la raffigurazione di questo insetto per farci intendere quale sia il sound proposto dalla band, essendo la locusta,storicamente, la rappresentazione di un presagio di sventura e distruzione totale; questa atmosfera di estrema devastazione trasuda in modo angosciante da tutti e quattro i brani che compongono “Mondo Sterile”, un vero e proprio viaggio in un abisso sonoro opprimente e annichilente costruito da un tappeto sonoro distorto, fangoso ed estremamente rumoroso.

Ma che musica suonano questi cinque catanesi? Già dalle prime note dell’iniziale “Sangue e Fango” sono ben chiare le differenti influenze dei Torpore. Si tratta infatti di un classico sludge metal claustrofobico e alienante che non ha nulla da invidiare alle sonorità disturbanti dei maestri Eyehategod (ma anche di gruppi meno noti come i Grief o i Sourvein), influenzato pesantemente dalla lentezza destabilizzante tipica di certo doom. Assaporando il primo brano ho potuto notare come il cantato impregnato di disagio e angoscia di Riccardo, pur rimanendo ben saldo nella tradizione sludge, ricordando tanto Mike Williams (Eyehategod) quanto le vocals malte e catramose di “Dixie”, storico bassista/urlatore dei Weedeater, si orienta anche verso sonorità più oscure, rasentando il tipico scream di certo marcio black metal.

Gli altri 3 rumorosissimi pezzi (da ascoltare assolutamente a tutto volume) di “Mondo Sterile” proseguono su questa strada polverosa e fangosa fatta di sludge asfissiante e di lentezza soffocante tipicamente doom. Il tutto è condito da testi infarciti di misantropia, odio e nichilismo che rendono l’ascolto dell’album un vero e proprio viaggio in una buia voragine dove a farla da padrone sono l’alienazione e la sensazione di smarrimento. Una voragine nella quale la luce non può penetrare per dar sollievo alla mente divorata dagli incubi creati dal rumorosissimo caos-sludge suonato dai Torpore. Una voragine fangosa senza via di uscita nella quale sprofondare sotto il muro di suono distorto e distruttivo. Come ricorda la voce dilaniante di Riccardo nell’ultimo brano (appunto intitolato “Voragine”), non c’è “nessun appiglio nella voragine”, solo odore nauseabondo di morte e polvere.

Sludge claustrofobico, doom lento e inquietante, vocals alla Mike Williams imbastardite con il black metal più maligno e nefasto, nichilismo e misantropia che la fanno da padroni per tutta la durata dell’album (quasi 22 secondi di rumore e dolore). Cosa chiedere di più ai Torpore? Correte ad ascoltare “Mondo Sterile” e lasciatevi trascinare nel baratro dagli orrori che abitano le voragini della vostra psiche.

Rauchers – Rauchers (2016)

I Rauchers con questo loro ultimo omonimo disco ci regalano 18 minuti (per 12 brani) di puro hardcore suonato veloce, violento e caotico, che si pone perfettamente a metà strada tra la vecchia scuola e le sonorità più moderne tendenti al powerviolence. I Rauchers suonano veloci e rumorosi proprio come piace a tutti gli amanti di quelle sonorità che, pur rimanendo ricoperte di una parvenza labile di melodia (e non si comprende come sia possibile ciò…), si pongono contemporaneamente oltre la musica ed oltre il rumore. E va bene così, detto francamente.

Questo “Rauchers”, ultima fatica dei nostri rilasciata nel 2016, è interamente dominato da una atmosfera claustrofobica e caotica, amplificata per tutta la durata dell’album dalle grida disperate e nervose del cantante. La loro proposta come già evidenziato è un hardcore senza compromessi, costantemente in bilico tra fastcore e powerviolence, senza però mai disdegnare parti più melodiche e “calme”, sia nella musica che nella voce, come nell’iniziale “Pensierostupendo”, un vero e proprio inno incazzato da cantare a squarciagola, può essere considerato a tutti gli effetti il manifesto di intenti, musicale ed ideologico, dei Rauchers. La musica, o per meglio dire il rumore, proposto dai nostri colpisce tanto il corpo quanto la stabilità mentale dell’ascoltatore, lasciando lividi e cicatrici sulla carne e squarci nella psiche. Quello che colpisce maggiormente del fast-hardcore dei Rauchers sono probabilmente le micidiali e devastanti accelerazioni che creano una sensazione di avvolgente caos nella quale le vocals incazzate si inseriscono alla perfezione, destabilizzando la già precaria sanità mentale dell’ascoltatore.

Ho avuto la fortuna di godermi dal vivo il fast-hardcore di questi quattro scalmanati incazzati provenienti da Desenzano del Garda durante la terza edizione (targata Telos Squat) dell’Acque Scure HC lo scorso settembre. Un live che, grazie sopratutto all’attitudine hardcore dei nostri e alla qualità dei pezzi da loro proposti, è stato devastante dal primo all’ultimo secondo, riuscendo a creare un atmosfera molto old school dominata da un caos sonoro che non lascia scampo a nessuno e a cui è impossibile resistere. Ed è forse la dimensione live il modo migliore per iniettarsi nelle orecchie la musica rumorosa dei Rauchers, pogando come se non ci fosse un domani.

Prima di concludere la recensione volevo fare un piccolo plauso alla copertina di questo “Rauchers”. Una copertina completamente in bianco e nero che trasmette immediatamente una sensazione di opprimente immobilismo e di angoscia e che ricorda molto gli artwork di dischi storici della scena hardcore italiana come “Disastro Sonoro” dei Peggio Punx, “Condannati a Morte nel vostro Quieto Vivere” dei Negazione e “Disperazione Nevrotica” degli Upset Noise.

La musica dei Rauchers è un disastro sonoro disperato e nevrotico che oltrepassa la musica ed il rumore! I Rauchers sono tutto quello di cui abbiamo bisogno noi cresciuti a pane, rumore e violenza sonora!

 

Kompost – La Vera Bestia (2016)

Iniziamo subito con il dire che questo “La Vera Bestia”, secondo album dei Kompost, è certamente uno dei migliori lavori in ambito crust/d-beat che ho avuto la fortuna di ascoltare e divorare negli ultimi anni, per niente inferiore agli ultimi lavori di maestri del genere come Martyrdod e Kontatto. Proseguiamo col sottolineare la natura ibrida del genere proposto dai nostri marci eroi post-apocalittici provenienti da Montebelluna (Treviso), un perfetto mix di sonorità crust vecchia scuola e altre più moderne, il tutto influenzato pesantemente da massicce dosi di old school death metal. Finiamo con l’evidenziare il carattere DIY dell’intero disco, certamente una cosa di cui andar sempre orgogliosi, e il quadro finale che si presenta dinanzi ai nostri occhi non può che essere qualcosa di marcio e putrido che però si avvicina alla definizione di “capolavoro”.

I Kompost avevano già fatto intravedere la loro qualità e la loro attitudine old school nel precedente demo del 2012, che fu una piacevolissima sorpresa in ambito crust. Ma con questo “La Vera Bestia” possiamo sbilanciarci e affermare che il gruppo veneto ha praticamente già raggiunto la piena maturità artistica, sfornando, come già detto, uno dei migliori album di crust/death metal degli ultimi anni.

Il disco si apre con un intro melodica e interamente strumentale che mi ha riportato alla mente certe sonorità (qui più rallentante a dire il vero) dei Dismember dell’immortale “Like an Everflowing Stream”, intrecciate a melodie di scuola Disfear (specialmente di quel capolavoro di canzone che è “Phantom”). L’album poi prosegue con l’omonima “Kompost” che si può considerare a tutti gli effetti l’inno del gruppo; un inno che se nella musica ricorda il classico crust/d-beat, nelle vocals mi ha ricordato gruppi death metal come i Carnage e in generale tutta la scuola di svedese. Un inno in cui spicca il testo intriso di nichilismo che raggiunge il suo apice con il verso “marcio è cio che siamo!”. Perchè si, se non si fosse ancora capito, questi Kompost suonano il più marcio miscuglio di crust punk e di death metal old school che è possibile trovare sulla piazza. Proseguendo con il disco, incontriamo un pezzo come “Morbo”, il punto d’incontro perfetto tra i Dismember e i Martyrdod. Il resto dei 10 pezzi che compongono il disco prosegue su questa strada, senza cali di tensione e con una furia distruttiva invidiabile; ogni brano è talmente efficace e devastante che è impossibile rimanerne indifferenti e non iniziare a fare headbanging appena parte il riff di chitarra, così com’è impossibile non muovere la testa a tempo della martellante batteria. La marcissima voce di Pozze inoltre si pone perfettamente a metà strada tra il particolare growl di Martin van Drunen (Asphyx) e le infuriate vocals di Mikael Kjellman dei Martyrdod.

I Kompost realizzano con questo “La Vera Bestia” un album praticamente perfetto, nel quale le due anime della band, quella più orientata ai suoni old school tanto del crust quanto del death metal e quella aperta alle ultime sonorità crustcore più melodiche e moderne, convivono senza mai dar l’impressione di essere due corpi estranei. Durante tutta la durata del disco (24 min e 44 secondi di marcio rumore racchiuso in 10 pezzi) i nomi che vengono alla mente più spesso sono quelli già sopracitati di Kontatto, Martyrdod e Disfear (per quanto riguarda la componente crust/d-beat dei nostri) e di Dismember, Carnage e Grave (per quanto riguarda invece l’anima death metal), anche se forse la musica dei Kompost assomiglia maggiormente ad un incrocio altamente rumoroso e assordante di due gruppi molto underground: i death metaller svedesi Miasmal e gli spagnoli Cruz, autori anche questi ultimi di un crust ibridato con il death metal.

L’attitudine punk e l’atmosfera old school che emergono, a partire dallo splendido artwork in bianco e nero di copertina, da “La Vera Bestia” rendono quest’album sicuramente un capolavoro imperdibile per tutti gli amanti del Crust, del D-Beat e del Death Metal. Quindi cosa aspettate? Correte ad ascoltare “La Vera Bestia” dei Kompost!

Mesecina – Mesecina (2017)

Mesecina è una parola presente nelle varie lingue balcaniche che tradotta significa letteralmente “chiaro di luna”. Mesecina è anche il titolo di un famosissimo brano scritto da quel genio cinematografico che è Emir Kusturica per il suo film “Underground”, poi messo in musica da un altro genio dei Balcani, il compositore e musicista gitano Goran Bregovic. Da oggi Mesecina è anche il nome di un trio powerviolence milanese e del loro album d’esordio totalmente autoprodotto in piena attitudine DIY. Powerviolence, quindi rumore sparato a tutta velocità nei timpani. Powerviolence, quindi rumore condito da testi incazzati e un pizzico di romanticismo.

Quando uno legge il nome del gruppo e il titolo dell’album e pensa al significato di “chiaro di luna” sicuramente non si aspetta di ascoltare un concentrato di rumoroso hardcore punk suonato con violenza iper-veloce, trita ossa e spacca denti. Ma è proprio questa la musica suonata da Achille (chitarra/grida), Fede (basso/grida) e Max (batterista, già conosciuto per aver suonato una decina di mesi con i Kalashnikov Collective), i nostri tre gitani dell’underground punk-hardcore milanese. Un album, “Mesecina”, composto da 9 brani per una durata di soli 12 min e 2 secondi (ogni singolo secondo è fondamentale in un album powerviolence, ricordatevelo) che hanno come minimo comun denominatore la rabbia e l’iper velocità che trasuda da ogni riff e da ogni melodia (rumorosa) prodotta dai Mesecina.

Gli argomenti trattati nei testi dei nostri spaziano tra gli argomenti più diversi che però risultano accomunati, citando direttamente le parole scritte dal gruppo sulla loro pagina bandcamp, dalla volontà di esporre, attraverso una musica completamente autoprodotta, “contenuti rivoluzionari e incitanti alla rivolta”. Dalla musica estrema suonata dai Mesecina, dai loro testi e dalle loro parole trasuda tutta la loro filosofia di vita, sintetizzabile in un sempre vero: “l’hardcore non è solo musica!”. Ed è proprio questo che vogliono trasmettere (probabilmente) i nostri, attraverso la musica punk, strumento che veicola alla perfezione il messaggio militante e antagonista di lotta e rivoluzione in senso anarchico che pervade la quasi totalità dei brani presenti su questo disco d’esordio. Testi che quindi sono in larga parte “politici” ma che hanno sempre quel sapore di militanza e sovversione romantica in stile Kalashnikov Collective (si veda un brano come “750.000 anni dopo… l’amore”), risultando quindi mai banali e senza dare quella fastidiosa sensazione di già sentito. Ultima nota di merito per i testi dei Mesecina è la varietà di lingue utilizzate nei vari brani; si passa infatti dallo spagnolo di un pezzo micidiale e che si stampa subito in mente come “Luchando” allo svedese (con questa scelta hanno vinto tutto) della penultima traccia “Atertagande” (un inno incazzato contro quella piaga rappresenta dal Black Metal nazionalsocialista).

“Mesecina” è un disco che puzza di spazi occupati, di autogestione, di concerti, di poghi, di lividi, sudore, gioie (poche) e sbattimenti (tanti). E’ un disco che parla la lingua rivoluzionaria della lotta antagonista, della rivolta quotidiana e dell’autogestione. E’ un disco che parla di punx e anarchici che sopravvivono e lottano nella grigia e alienante metropoli milanese (basti ascoltare il sesto pezzo “Punx e la Metropoli” per comprendere tutto ciò). E’ un disco che incarna alla perfezione tutto quello che è, nel bene e nel male, la scena punk-hardcore DIY di Milano in questi anni.

Oltre il rumore, oltre la musica, il romantico “gipsy-powerviolence” (quanto cazzo mi piace inventare non-definizioni di generi che non esistono, muahahah…) dei Mesecina è quello che fa per voi, cari i miei amanti dell’hardcore più estremo, incazzato, militante e iper veloce.

Al chiaro di luna “voglio vedere la vostra faccia quando l’anarchia verrà!”