“Punx e la Metropoli” – Ma(la)tinee in Villa Vegan (12/11/17)

“è come                                                                                           
attender la pioggia 
sperando che piova sotto cieli di piombo 
sperando che piova sotto cieli di piombo 
aspettando la pioggia… “

Milano, un pomeriggio di novembre. Cielo plumbeo, grigiore opprimente della metropoli, pioggia malinconica senza motivo. Cosa c’è di meglio per riempire un uggioso pomeriggio autunnale se non un concerto punk-hardcore nella splendida cornice di Villa Vegan con tanti ben compagni di disavventura? NULLA, giusto.

Hanno aperto le danze gli WOWS, gruppo veronese composto da sei misteriosi individui. La loro proposta sonora è un drone-doom metal granitico e opprimente, venato di sludge atmosferico, la perfetta colonna sonora del cupo e piovoso pomeriggio dell’autunno milanese. Il muro sonoro creato dagli WOWS, pesante, acido e a tratti psichedelico, è riuscito a costruire una atmosfera opprimente e a trascinare l’ascoltatore in un abisso dove a farla da padrone sono stati la distorsione e la sensazione di annichilimento creata dai nostri. A metà strada tra Neurosis, Eyehategod, Sunn O))) e Hate&Merda, i misteriosi WOWS sono stati autori di una buonissima performance. Interessante scoperta da approfondire.

L’atmosfera oscura e opprimente creata dal gruppo di Verona ha poi ceduto il posto al fast-hardcore/powerviolence militante e rabbioso dei bolognesi Repressione, vere e proprie macchine da guerra. C’è poco da dire su di loro; un gruppo che mette sempre tantissima passione, tantissimo sudore e tantissima attitudine in quello che fa e la loro esibizione, ancora una volta, ce ne ha dato prova nel caso avessimo qualche dubbio. Passione e attitudine certo, ma anche tanta qualità e tanta “tecnica” se così vogliamo chiamarla. Pezzacci come “Tempi Bui”, “Huye Hombre”, “Guerra alla Città” e “Cielo di Piombo” (da cui è presa la strofa posta ad introduzione di questo articolo) come al solito, ancora più che su disco, fanno la loro porca figura. Anche un pezzo nuovo come “Fiamme” non ha cambiato di una virgola la proposta dei nostri: rabbia, rumore e velocità contro tutto e tutti. Nonostante il freddo che invadeva le ossa e rendeva lenti i movimenti è stato impossibile esimersi dal pogare quasi ininterrottamente sui pezzi proposti dai Repressione capaci di far risplendere il fuoco sotto cieli di piombo. Rabbia e rumore from Bologna, nothing less, nothing more.

Cocaine Slave – Pic taken from Facebook

Non è facile per nessuno essere posti in scaletta subito dopo una performance impeccabile come  quella dei Repressione; ai Cocaine Slave però non frega un cazzo e ce lo hanno dimostrato chiaramente regalandoci anch’essi una performance che in quanto ad passione e attitudine non è stata sicuramente seconda a quella dei bolognesi. Il powerviolence dei nostri non scende a compromessi, non conosce pause, tira dritto tritando ossa e non facendo prigionieri, dimostrandosi estremamente godibile (come del resto aveva già fatto intravedere su disco) e permettendo che le danz…ehm il pogo continui senza freni. Due cose da evidenziare: il nuovo cantante ha regalato una performance vocale estremamente convincente e a tratti “molto metal” (qualsiasi cazzo di cosa voglia dire) che ha sicuramente aggiunto qualcosa in più alla proposta dei Cocaine Slave; alcuni problemi tecnici (interferenze cassa-microfono e corda della chitarra di Mike rotta appena prima dell’ultima canzone) hanno invece in piccola parte penalizzato la qualità dei suoni, ma dopotutto di questo non ce ne deve fregare un cazzo dinanzi ad un’altra esibizione che ha riscaldato alla grande il freddo pomeriggio milanese. Ah postilla finale sui Cocaine Slave: il batterista è veramente un cazzone che gioca a fare la rockstar e che fa troppa autocritica anche quando non dovrebbe… ma è anche per questo che gli voglio/amo tanto bene. (Gian se stai leggendo questo schifo di “live report”, spero apprezzerai questa mia dichiarazione d’ammmore per te.)

Gli Stronzi senza la Clara

Ultimo gruppo che ho potuto godermi prima di fuggire dal nubifragio che ha travolto Milano sono stati Gli Stronzi from Imperia. Ultimo gruppo della mia giornata, ma non della Ma(la)tinee visto che dopo di loro si sono esibiti i berlinesi Feral Thrust e la one-man band Misa Histerica direttamente dal Cile, entrambe dedite a sonorità crust. Me li sono persi, questo “live report” è parziale ed io sono uno stronzo. Tornando a parlare degli Stronzi e del loro punk-hardcore in stile molto old school, mi limito a dire che come al solito la nota da sottolineare è l’attitudine dell’instancabile cantante (la Clara), che con la sua voce incazzata e sgraziata ci regala una prova molto buona e assolutamente godibile. In generale una performance quella degli Stronzi che scorre senza soste e che colpisce nel segno. I pezzacci presenti sul loro “Nessuna Prospettiva” si dimostrano ottimi, addirittura migliore in versione live, e questo non può che essere un grande pregio dei nostri.

Come già detto alla fine della loro esibizione me ne sono scappato sotto la pioggia battente a prendere la metro e in questo modo mi sono perso i due gruppi crust che avrebbero dato certamente degna conclusione a questo pomeriggio-serata di punk-hardcore in Villa Vegan, quindi questa “recensione” può considerarsi conclusa qui (e meno male).

Non un semplice concerto, come al solito non è solo musica. Vita, lotta, passione, autogestione, questo è quello che porta con se un concerto come questo. Storie di diserzione della quotidianità e di sovversione del quieto vivere della grigia metropoli milanese. Una storia di punx nella metropoli che creano l’anarchia per qualche momento… “aspettando la pioggia sotto cieli di piombo”. Milano, pioggia e punk-hardcore.

 

 

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