Restos Humanos – Restos Humanos (2017)

Il colombiano Julian Serrato è un essere che da anni si muove, instancabilmente, nelle profonditá piú recondite della scena d.i.y. e underground italiana a cavallo tra punk e metal e i moltissimi progetti che lo vedono impegnato testimoniano tutta la sua dedizione, la sua attitudine e la sua passione verso questo mondo e queste sonorità. La creatura nata dalla mente malsana di Julian, supportato in questo progetto dal batterista Barney (già nei veneti Hobos) e dalla bassista Sara (impegnata anche negli affascinanti Messa dediti a sonoritá doom/drone), di cui andremo a parlare oggi è a tutti gli effetti quella più prolifica in sede di registrazione in tutta la carriera dell’italo-colombiano. Mi sto riferendo ai Restos Humanos, gruppo che suona un interessante mix di death metal old school e grindcore in avanzata fase di putrefazione imbastardito da elementi sapientemente dosati di crust punk, retaggio di altri progetti in cui sono (o sono stati) impegnati Julian e compari, su tutti gli ottimi Gelo che con la loro demo avevano rubato cuori a tutti gli amanti del genere nel lontano 2008. Ma bando alle ciance e alle divagazioni, cosa ci troveremo ad ascoltare su questo “Restos Humanos”, ultima fatica in studio del gruppo se escludiamo uno split con i Paganizer? L’album si apre con una sinistra melodia da colonna sonora di qualche horror movie dei bei tempi andati del genere, intitolato dai nostri “Incipit della Morte, giusto per far capire che aria tira. E se l’intro ha un titolo del genere su quali coordinate potrà mai proseguire il mostro viaggio nell’orrore? Una montagna di resti umani in putrefazione, odore nauseabondo di morte, grindin’ death metal marcio, catacombale, assordante e angosciante che ci verrà sputato nelle orecchie con queste otto tracce. La lezione impartita da Machetazo e Impentigo (anche e soprattutto a livello lirico) sembra esser stata interiorizzata al meglio dai Restos Humanos, anche se é impossibile non notare la presenza di ingredienti che rendono il sound dei nostri colombiani/trevigiani personale quanto basta, interessante e soprattutto capace di non dare troppo l’impressione nauseante di “già sentito”. Difatti sopra un muro di suono marcio e grezzo che richiama immediatamente i due gruppi appena citati, i Restos Humanos ci inseriscono tutte le loro influenze ed esperienze pregresse in gruppi dal sound differente come i giá citati crusters Gelo. Questa base di death metal vecchia scuola imbastardito dal meglio che il grindcore abbia saputo vomitare nei decenni (o viceversa) trasuda tutta l’influenze anche di creature leggendarie della scena come Terrorizer, Repulsion, Autopsy e i Pestilence di quel capolavoro mai dimenticato  che è “Consuming Impulse”. L’atmosfera generale dell’album inoltre ricorda gli zombie movie e in generale il cinema dell’orrore italiano a cavallo tra i ’70 e gli ’80, cinema che ha fatto la Storia e che rimane fonte di ispirazione fondamentale per tantissimi gruppi dediti alle pulsioni più putride del death metal e del grindcore, come dimostrano con questo self titlted album i Restos Humanos. Ventidue minuti abbondanti di tupa-tupa tritaossa che si potrebbe definire “Horror Grind” (citando i Machetazo)senza troppi problemi viste le tematiche macabre trattate dai Restos Humanos; ventidue minuti di “tormento nauseabondo” suonato da “Quelli delle Catacombe” (titolo del brano che ho apprezzato maggiormente).

RESTOS HUMANOS, OVVERO NON-MORTI CHE CON QUESTE 8 SCHEGGE DI GRINDIN’ DEATH METAL DIRETTO DALLE CATACOMBE CI PENETRANO NELLE VISCERE COME UN PARASSITA E INIZIANO LENTAMENTE A CONSUMARCI DALL’INTERNO IN UNA LENTA AGONIA SENZA FINE. PANDEMIA, MUERTE Y DESTRUCCIÓN, QUESTO È QUELLO CHE CI VERRÀ VOMITATO NELLE ORECCHIE ASCOLTANDO “RESTOS HUMANOS”. SE TUTTO QUESTO NON VI BASTA, PER VOI RIMANE SOLO LA MORTE.

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