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Schegge Impazzite di Rumore #12

Quando è stato l’ultimo appuntamento con Schegge Impazzite di Rumore? Non me lo ricordo nemmeno più ma azzarderei più di un anno fa. Si è vero, qualche mese fa ho rispolverato questa rubrica per una sorta di puntata speciale dedicata a due pubblicazioni (Sentiero di Lupo e SLOI) targate Sentiero Futuro Autoproduzioni, ma tolto questo, si potrebbe quasi parlare di rubrica morta e sepolta. E invece no, “cosi de botto senza senso“, ecco che Schegge Impazzite di Rumore rompe l’assordante silenzio giungendo al suo dodicesimo capitolo, in cui, finalmente, riesco a parlarvi di tre devastanti ep che sono stati pubblicati prima o durante l’estate. La copertina quest’oggi se la prende una iconica fotografia degli scontri di piazza ad opera dei militanti dello Zengakuren, ovvero un sindacato studentesco giapponese di ispirazione comunista attivo dal 1948 e protagonista di grandi momenti di protesta e rivolte, come le mobilitazioni del 1968. Perchè questa scelta vi chiederete voi? Ancora una volta, apparentemente, “cosi de botto senza senso“. Oppure perchè questa stessa immagine è stata usata come copertina di uno splendido split del 2018 tra gli Arno X Duebel e i Crystal Methodist che mi sto riascoltando a ruota in questi ultimi giorni. Quale sia la reale ragione, non ci interessa, perchè quello che conta sono le righe che ho scritto in merito alle ultime fatiche in studio di Negative Path, Always Never Fun e Fever. Perché l’hardcore suonato da questi tre gruppi è pronto a colpirci forte in pieno volto con tutta la rabbia possibile, come evoca, del resto, l’immagine di copertina.

NEGATIVE PATH – SELF-DESTROYED 

Non sono un amante dell’etichetta di “supergruppo”, però se dovessimo pensare alla scena palermitana non credo ci sia modo più onesto e preciso per definire i Negative Path. Annoverando tra le loro fila gentaglia attiva in grandissime band come ANF, Eraser o Cavernicular, fugano dal principio ogni minimo dubbio sulla loro attitudine e sull’intensità con cui suonano l’hardcore punk che fu! Beh a distanza di qualche anno dal precedente debutto che fu una vera e propria dichiarazione di intenti dei nostri nei confronti della loro passione per l’hardcore ottantiano, oggi i Negative Path son tornati con Self Destroyed, un’ep di dieci tracce che punta tutto su intensità, velocità e su una buona dose di “non prendersi troppo sul serio“. I punti di riferimento dei nostri rimangono gli stessi dal primo giorno che han deciso di mettersi a suonare insieme, passando dai Poison Idea ai Negative Approach, fino a giungere a sonorità vicine al fastcore in stile Larm. Un fast-hardcore punk senza fronzoli insomma, che picchia forte sul muso e che tira dritto veloce senza perdersi per strada, con un minutaggio medio che si aggira sotto il minuto, dandoci costantemente l’impressione di venire investiti senza pietà da una raffica di vere e proprie schegge impazzite! Otto minuti totali che passano troppo in fretta per un ep che ci ritroveremo a rimettere dall’inizio infinite volte senza annoiarci nemmeno un secondo. Da Palermo con furore, lo spirito continua!

ALWAYS NEVER FUN – II

Dopo più di un quinquennio in cui sonorità che spaziavano dal thrashcore al powerviolence imperversano da destra a sinistra all’interno della scena hardcore italiana, negli ultimi anni sembra che questo filone/trend/moda (chiamatelo un po’ come cazzo vi pare) si sia lentamente affievolita, lasciando spazio ad altro. Nonostante ciò, e per fortuna mi verrebbe da dire a gran voce, possiamo ancora contare su i palermitani Always Never Fun (ANF), band attiva nella scena dal 2014 e che prosegue nel suo intento di suonare una mistura devastante di fastcore e powerviolence senza guardare ai revival del momento e anzi continuando a suonare quello che piace a loro con tutta l’attitudine e la sincerità a cui ci hanno abituato fino ad oggi. Non si smentiscono difatti nemmeno con questo nuovo “II”, dieci fast-tracce che non sforano mai i cinquanta secondi e che arrivano dirette come un pugno nello stomaco. Un hardcore veloce e senza compromessi che prosegue il discorso già iniziato anni fa con il loro primo S/t album e che sembra aver raggiunto ormai una maturità e una forma a limiti della perfezione in ambito fast-violence. La suola hardcore a cui si rifanno gli ANF è sempre la stessa (e l’hanno ribadito più volte negli anni con le compilation tributo a cui hanno partecipato) ed è quella incarnata da Capitalist Casualties, Lack of Intereset e Crossed Out su tutti, dimostrando come il tempo passi ma la passione per certe sonorità è dura a morire. Come i loro compaesani Negative Path, anche gli ANF ci danno in pasto un ep di pochissimi minuti (sette per un totale di dieci tracce) che non ha bisogno di far prigionieri perchè già al primo ascolto il fast potere-violenza suonato dai palermitani rade al suolo qualsiasi cosa, lasciando solo macerie e polvere al suo passaggio. Servono dischi come questo per tornare a ribadire un concetto semplice ma fondamentale: il powerviolence non è moda, il powerviolence è guerra!

FEVER – S/t

Da dove partire per parlare di questi quattro brutti ceffi di Imperia e della loro prima fatica in studio? Dalla splendida copertina che tradisce l’iconico stile di Caticardia? Dalle sonorità hardcore oscure e nichiliste imbastardite con echi post-punk che animano queste quattro tracce? Dal fatto che avendoli visti suonare live posso assicurare che sono ancora più devastanti rispetto a quanto mostrano su disco? Difficile scegliere da dove iniziare, così la faccio breve e un po’ da paraculo e inizio dicendo semplicemente che questo self titled ep dei Fever è un bomba senza se e senza ma. E’ realmente difficile resistere alle melodie post-punkeggianti azzeccate e alla generale atmosfera oscura che avvolge l’intera proposta dei nostri, così come ai momenti più spiccatamente hardcore. Tracce come Remember o la conclusiva Empty offrono un esempio perfetto dello stile dei Fever, un hardcore punk intenso e ben suonato, in cui molto spazio viene lasciato alle atmosfere che strizzano l’occhio alle sonorità più dark di certo post-punk, conferendo al tutto quel tocco personale e assolutamente non scontato che cattura al primo ascolto e si insidia facilmente nella testa. Se il buongiorno si vede dal mattino, questo primo ep dei Fever lascia ben sperare per il futuro e anzi mi costringe a chiedere a gran voce un loro nuovo disco. E mentre Imperia annega in un mare di merda e noia, la rabbia hardcore dei Fever brucia minacciosa dimostrando che la scena da quelle parti è più viva e attiva che mai!

Schegge Impazzite di Rumore #03

Schegge Impazzite di Rumore, ovvero quattro album usciti recentemente o che hanno occupato spesso i miei ascolti nell’ultimo mese. Questa è l’essenza di suddetta rubrica, niente più, niente meno. E allora le parole a questo punto risultano superflue, vi lascio dunque alle “recensioni”.

Da chi partire se non da uno dei lavori che aspettavo di più ultimamente, da quando mi era giunta all’orecchio l’esistenza di questa strana entità che si muoveva nell’underground milanese e che definiva la propria musica “Anarcho Pop/Synth Punk”. E io da amante folle delle forme più strane e particolari che può assumere la musica, non stavo più nella pelle. Sto parlando dei Nevskij, un nome tanto affascinante quanto misterioso nel suo significato, e del loro debutto “Introspekt”. E chi poteva essere, se non la solita Occult Punk Gang, a rendere possibile tutto questo? Una garanzia. Ma tornando a “Introspekt”, cosa ci troveremo ad ascoltare? 6 tracce di puro e semplice “Anarcho Pop/Synth Punk”, qualsiasi cazzo di cosa voglia dire tale definizione. So che sembra arduo ma proverò a darvi un’idea del sound dei Nevskij. Prendete i Belgrado, i Brigade Bardot (un pezzo come “Manifesto” non sfigurerebbe affatto su “Avviso ai Civilizzati”, per dire), gli A Touch of Hysteria, un po’ di anarcho punk in salsa Zounds, il synthpop anni ’80 suonato alla maniera degli OMD, dei Simple Minds o degli A-Ha e, a tutto questo calderone di nomi e influenze che sono giunte al mio orecchio, aggiungetevi un comparto lirico introspettivo che si pone perfettamente a metà strada tra pulsioni “romantiche” (in senso lato) e pulsioni riottose. Liriche al sapore di “Romantic Punk” in salsa Kalashnikov Collective. Ah e i Brigade Bardot non li ho citati a caso, visto che il Gringo lo ritroviamo anche tra le fila di questi Nevskij. Un debutto fuori dal tempo, pervaso da una vaga sensazione di malinconia costante che rende il tutto ancora più affascinante. Questo “Introspket” it’s just like venom per le nostre orecchie, per le nostre braccia, per la nostra labile sanità mentale. Angst, Amore, Rivolta. Per il Synthpop, per l’Anarchia!

 

A Culture of Killing, one man band milanese cresciuta a pane e anarcho punk in salsa “Crass Records”, come si può vedere anche dallo stile grafico della copertina stessa di questo debutto S/t che omaggia palesemente l’etichetta discografica indipendente fondata da Penny Rimbaud. Ma anche nel sound proposto si ritrovano tutti gli ingredienti più classici del genere, nonostante A Culture of Killing suoni più vicino a The Mob e Zounds piuttosto che ai Crass o ai Conflict. Inoltre il buon Luca, colui che sta dietro a questo progetto, non si fa mancare nemmeno divagazioni post-punk in stile Vex o A Touch of Hysteria. Citando una famosa pubblicità, cosa vuoi di più dalla vita? Rilasciato nel dicembre del 2017, questo lavoro merita di essere ascoltato più e più volte, sopratutto se avete un’ossessione morbosa (come il sottoscritto) per tutto quello che è uscito dalla “Crass Records” dal 1979 al 1984. Ah e non perdetevi il primo (e unico forse) concerto di A Culture of Killing in occasione della quarta edizione de “In Veneto There Is No Law” a settembre!

 

Cambiando totalmente genere e sonorità, eccoci dinanzi allo split album tra i palermitani Always Never Fun (meglio conosciuti come ANF) e i tedeschi Sickmark, un concentrato di powerviolence/fastcore abrasivo e tritaossa. Echi di Infest, Spazz, Exit Unit e Neanderthal si sentono per tutta la durata del disco, da entrambi i lati dello split. Cambi di tempo, velocità, rumore sparatoci in faccia senza mezze misure, una voce che riesce ad essere particolare e a distinguersi (cosa per nulla facile in un genere come il powerviolence) e un’attitudine che fa impallidire colleghi più o meno noti, sono queste gli ingredienti principali che ripropongono gli ANF su questa loro nuova fatica; i nostri ci mostrano anche una crescita in termini di qualità e una passione onesta e viscerale alla causa del powerviolence più fast e in your face che non può lasciare indifferenti. Violenza sonora inaudita che non lascia scampo, questo quello che vi ritroverete ad ascoltare appena partirà l’iniziale “Failure”. Bentornati ANF! P.s. Ottima prova anche dei tedeschi Sickmark, anche loro dediti alla causa del powerviolence più rabbioso e violento condito con schizofreniche divagazioni di sax sparse qua e la nel corso delle 6 tracce che compongono il loro lato dello split.

 

Concludiamo questa terza puntata di “Schegge Impazzite di Rumore” con quello che di sicuro rientrerà tra i migliori dieci album usciti in Italia nel 2018 e che personalmente è già uno dei lavori più interessanti e coinvolgenti ascoltati fino ad oggi. Sto parlando di “New Wave of Fear”, ultima fatica in studio dei death rockers bolognesi celati dietro il monicker “Horror Vacui”, band legata intimamente ai ben più noti Kontatto con i quali condividono due membri, Marzia (qui alla chitarra e non dietro le pelli) e Koppa alla voce. Il death rock a cui ci hanno abituato negli anni questi vampire punx puzza in egual maniera di post punk, di quello più venato da pulsioni gothic, e delle derive più glaciali della new wave. Già dal titolo questo nuovo album in casa Horror Vacui ci mette in guardia sull’orrore che penetrerà strisciante nelle nostre vene e che risveglierà i mostri sopiti nel nostro inconscio. Probabilmente il lavoro più, melodico, malinconico e “dark” prodotto fino ad oggi dai nostri, con pezzi a tratti ballabili come il singolo “Don’t Dance With Me”, ma che lascia sempre addosso una sensazione di strana angoscia che ti prende e stringe alla gola. Probabilmente è solo una mia allucinazione sonora, ma su questo “New Wave of Fear” ci ho sentito una certa influenza, tra le altre, dei troppo spesso dimenticati Screaming Dead e di quel capolavoro che risponde al nome di “Night Creatures”. Maturità raggiunta dagli Horror Vacui, difficile fare meglio di “New Wave of Fear”. It’s only dark music baby, and we like it! Più dark dei punk, più punk dei dark; lasciatevi annegare negli abissi di questo fantastico “New Wave of Fear”! 

Siamo schegge, solo schegge di rumore impazzite! Per il rumore, per il Disastro Sonoro!