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Trespasser – Чому не вийшло? (2019)

Che le nere fiamme del black metal divampino e risplendano tra le macerie del capitalismo e di ogni Stato. Per l’insurrezione, per l’anarchia, per la distruzione dell’NSBM.

“Morte a tutti coloro che ostacolano la libertà dei lavoratori”, recitava queste parole la bandiera della Machnovščina, letteralmente armata nera, l’esercito insurrezionale anarchico formato da contadini e operai guidato da Nestor Mahkno che dal 1918 al 1921 tentò di costruire il socialismo libertario in terra Ucraina, combattendo armi in braccio sia l’invasione delle truppe austro-tedesche quanto l’autoritarismo bolscevico post Rivoluzione d’Ottobre. L’esempio rivoluzionario e gli ideali anarco-comunisti che segnano la storia della Machnovščina sono la tematica centrale di “Чому не вийшло?” il nuovo disco dei Trespasser, gruppo svedese impegnato a suonare un black metal fortemente politicizzato in senso anarchico, antifascista e anticapitalista. Anche se stando a quanto sostiene la mente che sta dietro al progetto Trespasser, ovvero XVI, quello che troveremo ad ascoltare su “Чому не вийшло?” non è black metal, bensì “musica politica” e le sette tracce che compongono il disco non sono nient’altro che inni anarchici da intonare sulle barricate mentre le nere fiamme risplenderanno in tutta la loro bellezza tra le rovine del capitalismo e di ogni Stato.

Musicalmente, al di là di quanto sostenuto dal compagno XVI, il disco, della durata che si aggira intorno alla mezzora abbondante, è un’assalto brutale di primordiale metallo nero che riporta alla mente certamente gli Iskra (e anche qualcosa dei Black Kronstadt) ma sopratutto un sound tipicamente scandinavo che richiama la seconda wave del black metal quella più vicina ai Marduk, ai primissimi Satyricon, sopratutto nei passaggi acustici quasi folk di tracce quali “Death to Fight Death” e ai Watain. Questa tempesta di primitivo black metal viene però impreziosita in modo originale da melodie e citazioni riprese direttamente della tradizione dei canti anarchici, come per esempio nella terza traccia che nel titolo, nel testo e musicalmente riprende la famosa “A las Barricadas”, inno anarchico cantato durante la guerra civile spagnola. Il disco si apre con la splendida “Haunted Like Wolves”, probabilmente uno dei momenti migliori dell’album insieme alle già citate “Death to Fight Death” e “To The Barricades!”, una cavalcata di black metal dal riffing serratissimo e dai blast beast martellanti che rappresenta al meglio il sound proposto dai Trespasser, il punto d’incontro perfetto tra gli Iskra, gli ultimi Storm of Sedition e il black metal scandinavo della seconda metà degli anni novanta. Altra traccia che ho apprezzato moltissimo è stata “Tachanka”, il cui titolo indica una tipica mitragliatrice montata su un carro trainato da cavalli la cui diffusione sul campo di battaglia si deve attribuire proprio alla Machnovščina e di cui possiamo vederne una raffigurazione sulla copertina dello stesso “Чому не вийшло?”. Come già detto sopra, ‘ispirazione lirica che accompagna il disco è impregnata di storia del movimento anarchico ucraino e della guerra civile ucraina, e risulta estremamente affascinante imbattersi in tracce come la penultima “The Execution of Grigoriev”, che racconta le vicende e la meritata fine dell’opportunista e infame Nikifor Grigoriev, leader militare conosciuto per esser stato alleato prima dei Bolscevichi e poi della controrivoluzione guidata da Denikin. Infine il disco di conclude con l’ultimo inno anarchico intitolato “Miscreant Dawn”, traccia che è riuscita a portarmi alla memoria anche qualcosa dei primi Darkhtrone e che recitando “have sown the wind now they will reap the storm” suona come un’avvertimento per chiunque proverà ancora ad ostacolare la strada verso la libertà del proletariato.

La motivazione con cui è nato il progetto Trespasser è quella di contrastare attivamente l’avanzata e la diffusione di posizioni nazi-fasciste all’interno della scena black metal mondiale e questo “Чому не вийшло?” è solamente il primo passo per spazzar via la piaga del NSBM per sempre dal metal estremo. Sette inni di black metal anarchico da ascoltare direttamente sulle barricate e che faranno da colonna sonora alla prossima insurrezione. E guai a chi ostacolerà la strada per la libertà della classe lavoratrice…

Labile Istante di Vuoto – Labile Istante di Vuoto (2016)

“Il punk acustico è l’emissario di Satana”. Dichiarava questo il famoso esorcista Padre Amorth al noto sito di gossip “Hardcorella Duemila” in merito al continuo proliferare di progetti punk acustici all’interno tanto della scena hardcore punk italiana quanto di quella internazionale. E invitava chiunque a mettere su un bel disco di marcio grindcore per liberarsi dal maligno e dalla sua musica (eh no, non più il caro e vecchio black metal, bensì l’apparentemente innocuo punk acustico…). Il punk acustico è si una piaga, anche piacevole da ascoltare ma pur sempre una piaga in alcuni casi, ma non quando esso si fa portatore di un messaggio di passione rivoluzionaria e di militanza antagonista, non quando parla la lingua dell’amore, della lotta, della rabbia. Tutte queste sensazioni, tutti questi messaggi, sono racchiusi nel primo omonimo album acustico dei Labile Istante di Vuoto; una prima fatica dove a spiccare sono i testi, le emozioni suscitate da essi e dalla loro interpretazione, piuttosto che la musica, che è solo strumento di accompagnamento per il messaggio rivoluzionario di cui sono impregnate le 14 tracce presenti su questo disco.

Per chi non lo sapesse i Labile Istante di Vuoto sono un duo di Cesena formato da Max (cantante) e da Stiv (suonatore di chitarra e di armonica), rispettivamente voce e basso dello storico gruppo hardcore punk Contrasto. Le uniche due cose che avvicinano però la proposta acustica dei Labile Istante di Vuoto ai Contrasto sono il nome del progetto, ripreso direttamente dall’omonima canzone apparsa sull’album “Stabilità Precaria” del 1998, e buona parte dei pezzi riproposti in chiave acustica, presi a piene mani dalla vasta produzione dei Contrasto. Tra le 14 tracce che compongono questa prima fatica del duo troviamo infatti diverse canzoni estrapolate dall’intera discografia hardcore punk dei Contrasto come “Lettera (dal Carcere Speciale di Voghera)” (brano con il quale si apre l’album), “Perchè Dovrei?”, “Politica e Rivoluzione”, “Cento Fiori son Sbocciati” e molte altre. Accanto alla scelta logica di risuonare in chiave acustica ottimi pezzi della band madre, i Labile Istante di Vuoto hanno deciso di riproporre anche due cover: “Nadine” dei Frammenti e “Lettera del Compagno Laszlo al Colonello Valerio” originariamente scritta e composta da Giorgio Canali.

Come già accennato sopra a farla da padrone in tutto l’album non saranno la musica acustica suonata in modo semplice e perfetto dalla chitarra e le melodie malinconiche dell’armonica, entrambi strumenti suonati da Stiv. I veri protagonisti di questi 14 brani sono le liriche e gli argomenti in esse trattati. Liriche sofferte, passionali, rabbiose, alcune volte malinconiche, altre volte più riottose, ma sempre e costantemente legate le une alle altre da un messaggio rivoluzionario di amore e di anarchia che rendono questo album una sorta di manifesto di propaganda ideologica dei Labile Istante di Vuoto. Liriche e testi che puzzano di vita agitata, di antagonismo, di militanza, di pratiche di opposizione ad un sistema che ci opprime e reprime quotidianamente, che ci presente come unica possibilità un presente ed un futuro fatto di “tempi mancanti, tempi irrisolti” (“Politica e Rivoluzione”), di lenta agonia, di silenziosa quiete in cui al massimo sperare di sopravvivere. Le canzoni dei Labile Istante di Vuoto sovvertono tutto questo, lasciando alla fine dell’ascolto una speranza di sovversione che si concretizza nella pratica antagonista e rivoluzionaria quotidiana. In tutto questo c’è spazio anche per alcuni insoliti e sofferti brani “romantici”, che trasudano di rabbia e malinconia, come “Lettera (Dal Carcere Speciale di Voghera), “Nadine” (cover dei già citati Frammenti) e “Seduto a Guardare”, perchè si sa che la figura del rivoluzionario è sempre avvolta da un alone di romanticismo. Questo è un disco acustico che parla di Rivoluzione, di Amore, di Anarchia, il tutto con toni romantici, malinconici e militanti, ed invita ad “agire sul presente come scelta radicale” (Cento Fiori son Sbocciati) per sovvertirlo.

Quale domani, quale futuro? Seduto sul bordo di me resto a guardare più in alto in questo labile istante di vuoto, resto a fissare per ore qualcosa mentre le ore passano senza lasciare la minima traccia, un ricordo, parole e anche stanotte mi obbligo a respirare fino all’ultimo istante. Non sognerò mai più ad occhi aperti, lo giuro. Ma ricordatevi che ci vedrete danzare come topi alla luce di un falò, perchè insieme noi torneremo nelle piazze per l’Anarchia.

Rivoluzione, Amore e Anarchia. Questo è il messaggio, in sintesi, espresso dai Labile Istante di Vuoto.