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“Shadows of the Past” // Bhopal – Age of Darkness (2010)

Il nostro tempo sembra definitivamente scaduto, l’umanità si trova ormai condannata all’estinzione o alla dannazione eterna. Il buio senza fine cala velocemente su quello che rimane delle nostre vite, mente orde di creature sovrannaturali devote unicamente al culto del caos calano fameliche sulle nostre città. La caccia selvaggia è iniziata… Primitive fiere e sanguinari esseri pagani banchettano tra le macerie del mondo di ieri, mente tuoni e fiamme illuminano il cielo. L’era dell’oscurità è giunta.

Son passati ormai dieci anni dalla pubblicazione di “Age of Darkness“, titolo dell’unico full lenght pubblicato dai Bhopal, gruppo di Alessandria che vedeva tra i suoi membri gentaglia già nota per aver suonato nei Jilted e nei Mortuary Drape. Un disco di cui mi innamorai al primo ascolto e che credo sia stato apprezzato molto meno di quello che meritasse. Un disco inoltre che oggi mi azzardo a definire quasi dimenticato dai più, anche se qualcuno sicuramente smentirà queste mie parole in tempo zero. Per questo motivo, e per il fatto che rappresenta, a mio avviso, uno dei migliori lavori di crust-core/d-beat al contempo melodico e metallico mai partoriti dalla scena italiana, ci tengo a spenderci due parole, inaugurando inoltre in questo modo una sorta di nuova categoria di recensioni chiamata “Shadows of the Past” (prendendo in prestito il titolo del primo capolavoro di death metal finlandese firmato Sentenced) in cui parlerò di dischi usciti in un passato più o meno recente e che, sempre a parer mio, sono stati spesso ingiustamente sottovalutati.

Ricordo perfettamente che anni fa, quando mi imbattei per la prima volta in questo devastante “Age of Darkness”, l’artwork di copertina, enfatizzato dall’utilizzo del bianco-nero, mi portò alla mente, con le dovute proporzioni l’opera Åsgårdsreien del pittore norvegese Peter Nicolai Arbo, che tutti in realtà conosciamo per esser stata usata da Quorthon sulla copertina del capolavoro “Blood Fire Death” dei suoi Bathory. Il soggetto di questo dipinto è la caccia selvaggia, un tema ricorrente nella mitologia dei popoli germanici e norreni. Tale citazione alla “caccia selvaggia” sembra riproposta proprio sulla copertina di “Age of Darkness” dai Bhopal,  con la presenza per l’appunto di quello che appare sotto le sembianze un dio nordico affiancato da altre due creature sovrannaturali, una dalle fattezze di lupo e l’altra dalle sembianze umane. Tutte e tre sembrano emergere da una tempesta brutale dominata da tuoni e fulmini che sembra prossima ad abbattersi  con violenza barbarica su una città impotente al fine di raderla al suolo, inghiottenda così tutti i mortali che trova sul suo cammino, preannunciando, forse, quell’era dell’oscurità a cui fa riferimento il titolo stesso del disco. Immaginate ora l’ascolto di questo disco come se ci trovassimo ad essere spettatori di un corteo di creature sovrannaturali che dominano il cielo notturno, scatenando tempeste senza fine e facendo calare l’oscurità eterna tra terrificanti grida di guerra e orde di creature barbariche pronte a lasciare solo macerie al loro passaggio.

Mi creda, prima il genere umano scompare dalla terra, meglio è…

È proprio questa citazione tratta dal film “Il Seme della Follia” del maestro Carpenter ad introdurci nel tempestoso viaggio nelle profondità di “Age of Darkness”, prima di lasciarci in balia della furia cieca di “Bike Punk Apocalypse“, vero e proprio assalto di annichilente d-beat/crust che ci fa assaggiare fin da subito tutta la brutalità barbarica che ci travolgerà senza pietà alcuna per tutti i trentacinque minuti di durata del disco. Credo sia superfluo e tedioso spendere parole per parlarvi di questa o quell’altra traccia, perchè ci troviamo dinanzi ad uno di quei lavori che ci inghiottono come una tormenta che non ha intenzione di placarsi e che non ci lascia ne momenti di quiete ne attimi per riprendere fiato. Veniamo difatti immediatamente investiti da una tempesta di crust punk melodico di scuola scandinava che non disdegna continue incursioni in territori death metal, così come e selvaggi assalti in ambienti black, pur sottolineando costantemente che le proprie radici son ben salde nella seminale scena d-beat svedese. Le influenze dei Bophal su questo disco vanno dai Tragedy ai Wolfpack/Wolfbrigade, passando attraverso i primi Martyrdöd, gli Skitsystem e perfino gli Entombed. I Bhopal riescono a modellare una materia iper sfruttata come il crust/d beat di stampo svedese seguendo le loro pulsioni più personali, riuscendo a costruire, attraverso un uso accurato della melodia, momenti di  tensione che attraversano tutte e dieci le tracce e un’atmosfera generale che oscilla per tutta la durata del disco tra toni epici che alla lontana possono ricordare in certi frangenti addirittura i Bathory e echi apocalittici che possono portare alla mente quel brodo primordiale consociuto come stenchcore.

Dopotutto, continuando con i riferimenti alla mitologia, l’essere testimoni di una caccia selvaggia è considerato presagio di catastrofi imminenti e questo “Age of Darkness”  può essere visto come un’ode nichilista alla distruzione più barbarica disegnando paesaggi apocalittici. Che calino presto le tenebre eterne sull’umanità destinata all’estinzione…