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Civicide – A Sign of Times to Come (2021)

Ci ritroviamo a vagare tra città in macerie come ultimi sopravvissuti di un’umanità condannata a morte. Attraversiamo le rovine di scenari urbani abitati solamente da desolazione e morte, calpestando ossa e teschi umani, nascondendoci da creature spaventose di una nuova era preistorica post-apocalittica. Questo è il segno dei bui tempi che ci aspettano, mentre l’acre odore nauseabondo di un futuro che non esiste più invade le nostre narici abbandonandoci ai demoni della disperazione e agli spettri di un passato che vogliamo cancellare. 

Ogni amante dell’hardcore punk che si rispetti ha avuto certamente, in un preciso momento della propria vita, una qualche forma di infatuazione, seppur vaga, per la scena punk finlandese negli anni ’80 e per band assolutamente iconiche come Rattus, Kaaos, Terveet Kadet e Riistetyt. Non ho dubbi su quanto appena affermato e personalmente l’infatuazione per l’hardcore finnico è stata abbastanza importante durante i miei primi approcci a questo genere, tanto che anni fa era presente l’idea di scriverci un articolo a riguardo da pubblicare proprio su queste pagine. Poi si sa, il vizio di procrastinare ha sempre la meglio e ad oggi quell’idea abbozzata di un articolo sulla scena hardcore punk finlandese non ha ancora visto la luce e forse mai la vedrà, chissà. Detto questo, se son qui a parlarvi di punk e finlandia è perchè recentemente mi son imbattuto in A Sign of Times to Come, nuova fatica in studio targata Civicide, un gruppo a me sconosciuto fino a pochissime ore fa. Appena schiaccio play e decido di avventurarmi verso l’ignoto nell’ascolto di questo A Sign of Times to Come, il sound dei finlandesi mi sorprende come un fulmine a ciel sereno e cattura in men che non si dica tutta la mia attenzione. Bastano difatti i primi minuti strumentali dell’iniziale Premonition/Omen per accorgermi di essere al cospetto di una band impegnata a suonare un ibrido convincente seppur non originale di crust punk e thrash metal, un sound che evoca gli spettri di quel brodo primordiale conosciuto come stenchcore e che non cesserà mai di esercitare fascino su di me.

La proposta di cui si fanno portabandiera i Civicide prende certamente ispirazione dalla seminale lezione dei Sacrilege e degli Axegrinder, ma il gruppo finlandese dimostra di aver fatto suo certe sonorità e di saperle riproporre e ricreare con passione, convinzione e soprattutto con una buona dose di qualità che emerge specialmente nella capacità di costruire quell’atmosfera apocalittica e desolante tipica del genere, un’atmosfera che aleggia minacciosa e opprimente sull’intero lavoro. Sei tracce che ci danno una convincente e godibile prova di metal-stench-crust, una formula quella proposta dai Civicide che riesce a sintetizzare dentro sè tanto le primordiali pulsioni del genere quanto le incarnazioni più moderne, in uno spettro di influenze che saccheggiano senza problemi sia i territori del primitivo thrash metal britannico di Sacrilege e Onslaught che le inospitali lande del crust punk dominate da desolazione, miseria e oscurità, ricordando per certi versi i toni più cupi ed epici di certi Warcollapse e Swordwielder. Se, come già sottolineato, non siamo di certo al cospetto di una proposta estremamente innovativa, c’è da evidenziare il fatto che i nostri punx finlandesi possono contare su una una buonissima qualità tecnica; una qualità che si manifesta in maniera netta nel songwriting e nella capacità di costruire riff veramente ispirati alternati a melodie che sanno come enfatizzare quell’atmosfera apocalittica perfettamente evocata da tracce come Depths od Despair o Final Frontiers. Accanto a tracce caratterizzate da questa natura più oscura che potrebbe chiamare in causa le atmosfere care agli Amebix, spiccano però anche momenti come Already Dreamed, ovvero assalti metal-crust attraversati da una furia selvaggia e bellicosa che si dimostrano assolutamente senza pietà. Per concludere non posso che scrivere queste righe come fossero una sorta di grido liberatorio: A Sign of Times to Come rappresenta finalmente un lavoro di stench-crust marcio e oscuro come piace a me, un album che mi permetterà di dare un attimo di tregua a dischi che ho ormai consumato in maniera famelica come When Daylight Reveals the Torture degli Agnosy e System Overlord degli Swordwielder.