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Corpse – Nel Dolore (2016)

E così, senza sapere il perché, mi ritrovo a parlare nuovamente dei milanesi Corpse e della loro seconda ed ultima (per ora) fatica “Nel Dolore” di ormai due anni fa; lavoro che ha lasciato un vuoto indescrivibile per tutti gli amanti di quel mix tra sonoritá powerviolence/hardcore e romanticismo antagonista di cui son impregnate le liriche dei Corpse, ricetta affascinante e personale che i nostri avevano già dato prova di saper interpretare al meglio sul precedente “Nessuna Governabilità” (recensito mesi fa proprio su questo blog!). Il lavoro dura poco meno di cinque minuti, la recensione durerà ancora meno, ve lo prometto. Cinque minuti scarsi di violenza sonora inaudita, senza compromessi, che tira dritta per la sua strada schiacciando tutto e tutti. Come si dice in questi casi, una vera e propria mazzata in your face! Cinque minuti scarsi che bastano ai Corpse per dar sfogo a tutta la loro rabbia antagonista attraverso un incessante rumore di sottofondo che, anche quando subentrano rallentamenti tipici del genere, non lascia vie di fuga e non lascia possibilità di sopravvivenza. Un powerviolence classico, quello primordiale degli apripista Dropdead per intenderci, ma interpetato dai Corpse con la solita giusta dose di passione e attitudine, rumoroso e soffocante quanto basta per far balzare alla mente piccole perle come il recente “A History of Violence” dei Neanderthal o il self-titled album degli Scapegoat del 2006. Ma il rumore annichilente non è certamente l’unico ingrediente presente su questo “Nel Dolore”. A ritagliarsi lo spazio da protagonisti assoluti della scena sono infatti, come del resto ci hanno abituato i Corpse, le liriche che riescono ad essere incisive pur senza mai essere eccessivamente urlate e anzi rimanendo quasi sempre comprensibili fin dal primo ascolto. Cosa sicuramente non da poco questa. Per fare un esempio della bellezza delle liriche, il testo di una traccia come la brevissima “Guerra” vale da sole l’ascolto dell’album, ve lo assicuro. Difatti dove Manfredi, nella sua celeberrima “Ma Chi Ha Detto Che Non C’è” cantava: <<sta nel prendersi la merce, sta nel prendersi la mano>>, i Corpse ci regalano una simile immagine, che racchiude tutta la carica romantica dell’impeto insurrezionale volto alla sovversione del presente stato di cose, nel verso: <<Prendiamoci case bellissime dove abitare insieme, per rendere offensiva la nostra amicizia>>. Il riappropriarsi della merce come atto di rivolta, la felicità della sovversione che si fa reale solamente quando è condivisa. È un invito a dichiarare guerra aperta alla città, immobile nella sua frenesia, invisibile nella sua costante ostentazione dell’apparire, sottomessa in tutto alle logiche del profitto che schiacciano anche e soprattutto le relazioni e che ci incatenano in una lenta e quotidiana ripetizione della vacua esistenza. È tempo di bruciare, è tempo di tornare a sentirsi vivi. E se questo non vi dovesse bastare, potete consolarvi con la conclusiva “Ultima Primavera”, traccia accompagnata da un testo attraversato da una profonda vena malinconica e disillusa. Ed è proprio questo ultimo pezzo che segna una sottile ma al contempo netta differenza con il precedente lavoro dei Corpse; se “Nessuna Governabilità” lasciava, alla fine dell’ascolto, una volontà di insurrezione e di rivolta generalizzata ed estesa, questo “Nel Dolore” lascia invece in bocca un sapore amaro di angoscia, di inquietudine, di abbandono. Ed è qui dunque che il cerchio si chiude, ritornando alla titletrack nonché traccia di apertura di questo brevissimo ma intenso ultimo lavoro dei Corpse, che così recita: <<uniti nell’abbraccio, uniti nel dolore>>. Cinque minuti scarsi che pesano come macigni, tanto nei suoni quanto nelle emozioni trasmesse dai testi e dalla voce profonda di Fra, tutto questo è “Nel Dolore”. Aspettando, sperando non invano, di sentir qualcosa di nuovo in casa Corpse prima che sopraggiunga la mia morte, mi congedo così:

Eccoci qui ancora una volta uniti nell’abbraccio, uniti nel dolore per l’anarchia, per il Powerviolence!

 

Corpse – Nessuna Governabilità (2013)

Hardcore punk/powerviolence militante, riottoso e antagonista, questo sono i milanesi Corpse. Musica incazzata, veloce e testi che parlano il linguaggio della sovversione e dell’insurrezione, di scontri, sabotaggi, guerriglie, esistenze incompatibili (citando la traccia “15 Ottobre”), di lotta quotidiana senza alcuna paura e senza rimorsi contro lo Stato ed il Capitale, con la speranza che qualcuno fuori abbia ancora orecchie per sentire come cantano nella terza traccia “Carcere Speciale”. Musica da ascoltare (e canticchiare, perchè no?) quando ci ritroveremo armati e abbracciati sulle barricate, quando le strade bruceranno nell’impeto rivoluzionario, quando ci muoveremo per la metropoli illuminata dalle esplosioni delle molotov come un esercito invisibile, quando potremo finalmente gridare come fa Fra (il cantante) a squarciagola Bentornata Guerra Civile nella spettacolare (tanto a livello strumentale quanto a livello lirico) “Life/War”. Credo sia ben chiaro quale sia il contenuto lirico e musicale di questo “Nessuna Governabilità”, primo demo dei Corpse che presenta una decina di tracce per una durata complessiva di appena 8 min e qualcosa . L’ennesima dimostrazione che l’hardcore non è solo musica, ma anzitutto un mezzo per veicolare un preciso messaggio rivoluzionario e antagonista partendo dalla propria esperienza quotidiana di militanza e rabbioso contrasto a questo schifo di sistema fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla gerarchia sociale tra oppressi e oppressori e sulla costante e violenta repressione poliziesca.

Le liriche, che a mio avviso rimangono, senza nulla togliere al lato strumentale, il punto forte dei Corpse, per la loro capacità di raccontare storie di sovversione e antagonismo quotidiano con una scrittura che trasuda romanticismo (in senso lato) e passione rivoluzionaria più sincera mi hanno ricordato in più di un’occasione la potenza dei testi di gruppi musicalmente distanti tra loro come Contrasto, Brigade Bardot e in parte Kalashnikov Collective. Ma che tematiche vanno a toccare precisamente i testi dei nostri quattro ingovernabili punx milanesi? Dalla rabbiosa denuncia di quell’orrore democratico che è il carcere speciale nell’omonima “Carcere Speciale” per l’appunto, fino a giungere alla brevissima (26 secondi di rabbia) “Estintori Sulla Camionetta pt.1”, manifesto dell’odio che noi tutti nutriamo verso coloro che si fanno garanti dell’ordine costituito e che difendono come dei bravi cani da guardia i privilegi della classe dominante. Nella traccia “15 Ottobre” i nostri rendono invece omaggio ad una indimenticabile giornata di guerriglia urbana in quel di Piazza San Giovanni a Roma nel lontano 2011, sottolineando che solamente quando una piazza brucia possiamo realmente sentirci vivi, solo quando scegliamo di seguire il sentiero dell’insurrezione possiamo ritenere questa vita degna di essere vissuta. Tra tutte e dieci le tracce che compongono questo “Nessuna Governabilità” trova spazio pure una cover di “Life Disease” dei Dropdead, chiaramente una delle influenze principali dei Corpse insieme a Infest, Heresy e compagnia “brutta e cattiva”. L’ultima traccia di questo demotape è una riproposizione in chiave powerviolence/fastcore della magnifica canzone-poesia “Ma chi ha detto che non c’è” del cantautore Gianfranco Manfredi e su questa credo davvero non ci sia il bisogno di aggiungere altro. Probabilmente la traccia che racchiude al meglio tutto ciò che è presente su questa demo dei Corpse, pur essendo un testo non scritto da loro (ma che sarebbe potuto benissimo esserlo, detto in tutta onestà). Il perfetto mix tra la rabbia e la velocità dell’hardcore/powerviolence dei nostri ed il romanticismo antagonista e militante del testo scritto da Manfredi. Quasi commovente.

Questo “Nessuna Governabilità” colpisce diretto nel segno e quanto vogliono raccontarci i Corpse con la loro musica non può essere frainteso, il loro messaggio sovversivo è chiaro. Chi vuol capire capirà… Ci vediamo sulle barricate a lanciare sampietrini nell’incendio di Milano, a lanciare “pietre sui gipponi” o estintori sulle camionette compagni Corpse, sempre contro Stato e Capitale, sempre senza rimorsi e paura!

P.s. la recensione esce solamente ora per ricordare a tutti che questi brutti ceffi di cui ho appena parlato suoneranno per l’ultima volta (lacrime) il 4 febbraio in T28 in una Matineè interamente dedicata alle sonorità powerviolence che tanto piacciono a tutti noi. Assolutamente d’obbligo non perderseli! Qui il link all’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/154061428564506/?active_tab=about