Tag Archives: DIY

Non mucchi selvaggi, ma una nuova offensiva da organizzare!

Contributi su punx, pandemia e autogestione destinati ad essere discussi, corretti e soprattutto messi in pratica senza perdere tempo.

Nell’ultimo periodo, dopo due lockdwon e ad un anno dallo scoppio della pandemia di Covid-19 che ha stravolto totalmente le nostre esistenze su tutti i livelli, mi son trovato spesso a pensare in solitaria e al contempo a discutere con individualità affini e amiche, dei limiti e delle potenzialità della pratica dell’autogestione, legata in particolar modo alla scena hardcore e punk e alla situazione di parziale immobilismo in cui è piombata la nostra “normalità” fatta di concerti, taz, situazioni e serate, in tempi di crisi sanitaria (oltre che economica e sociale) come quella attuale. Se, come recitava uno slogan apparso durante il primo lockdown, “nessun ritorno alla normalità perchè la normalità era il problema“, allora dobbiamo ribadire che anche la “normalità presunta alternativa” a cui eravamo abituati noi punx è qualcosa da distruggere, superare e ripensare, perchè forse solo così il punk e l’hardcore possono tornare ad essere un’offensiva reale nei confronti di questo esistente di merda. In mezzo a questo flusso di pensieri sconclusionati son finito più volte a ricordare un’interessante assemblea punx avvenuta nella primavera del 2019 in occasione dell’ “A Sassate Mini Fest”, concerto benefit per i/le compagnx in carcere a causa dell’Operazione Panico e dell’Operazione Scintilla, organizzato dai compagni di Distrozione nella sempre affascinante cornice di Villa Vegan Occupata. Quell’assemblea fu a mio parere un tentativo interessante di analizzare in maniera critica e confrontarsi sulla situazione contemporanea della scena hardcore nostrana, in bilico tra vero e proprio ghetto subculturale in cui tendiamo a rinchiuderci e potenziale strumento di critica, minaccia e attacco all’esistente. Oggi, più ci ripenso, più mi accorgo che quell’assemblea, così come le prospettive e le idee che erano emerse in quel momento potebbero essere più attuali che mai. 

Al di là di quanto appena detto, c’è da aggiungere un’analisi sull’attualità dell’ultimo anno, dentro e fuori la scena hardcore, dentro e fuori il mondo dei/delle punx (che mi piacerebbe definire anarchicx e rivoluzionarx) e di quelle individualità che vedono ancora in questa musica nient’altro che un mezzo con cui organizzarsi, portare solidarietà, incontrare complici con cui potenzialmente minacciare l’esistente capitalista. Certamente alcune realtà ed individualità hanno provato, non senza critiche e criticità, a riproporre pratiche come taz e concerti anche durante i due lockdown che hanno segnato il 2020. Basti pensare alle taz in Corvetto di questa estate o alla taz di novembre da qualche parte in quel di Milano, due momenti in cui si è cercato con difficoltà di tornare a fare quello in cui crediamo e che spesso abbiamo riprodotto in maniera acritica al punto da renderlo totalmente inoffensivo: trovarsi, organizzarsi, suonare, confrontarsi, occupare un posto, discutere davanti ad una distro e moltissimo altro. Non sta a me elogiare le individualità e i gruppi che hanno preso parte all’organizzazione di queste situazioni, così come non spetta a me accusarli di non aver tenuto conto della situazione sanitaria attuale perchè sono sicurissimo che si siano fatti tutte le discussioni del caso per cercare di rendere il più sicuro possibile certi momenti e certi spazi per tuttx. Qualcuno a novembre, proprio in occasione dell’ultima taz organizzata a Milano, scrisse un testo abbastanza interessante e provocatorio intitolato “Per Non Farci Seppellire”, capace di dare nuova linfa alla discussione su autogestione, concerti e pandemia e che aveva tutto il potenziale di aprire una discussione seria e certamente complicata sul ruolo dell’autogestione in tempi di covid. Mesi prima, a giugno, i compagni di Distrozione scrissero un altro testo dal taglio fortemente provocatorio, un’analisi estremamente lucida sui limiti del DIY in tempi pandemici. Ritengo questi due testi ancora validi e importanti per affrontare la situazione attuale in cui, come scena e individualità punx, ci ritroviamo volenti o nolenti, in una fase di immobilismo, stallo e difficoltà. Perché, per quanto mi riguarda, le domande da porsi, son sempre la solite: qual è il limite dell’autogestione in situazioni delicate dal punto di vista sanitario come quella attuale? Quali sono invece le sue potenzialità? Perché la soluzione non può essere né escludere individualità da situazioni non safe dall’alto del nostro privilegio di individui “sani”, né tanto meno relegare l’autogestione, le nostre modalità di incontrarci e stare insieme e soprattutto il nostro essere offensiva reale per questo esistente e sistema ad un periodo di “ritorno alla normalità” deciso dallo Stato, condannandoci così ad un immobilismo in cui si rischia di rimanere impantanati per lungo tempo. Per dirla usando una frase estrapolata da un volantino scritto dai Franti e dai Contr-Azione negli anni ’80: “per noi autogestione significa atteggiamento antagonista rispetto all’organizzazione sociale”.

Dato che, forse illudendomi in maniera estremamente ostinata e tristemente retorica, non cesso di vedere nell’hardcore e nel punk un reale potenziale di minaccia per questo mondo fatto di oppressione, sfruttamento e repressione, un potenziale che va al di là della semplice musica, di un modo di costruire una socialità alternativa ma inoffensiva o di consumare merci differenti solo perchè in nome del do it yourself, credo sia importante aprire una seria riflessione e una profonda discussione su come poter tornare a ripensare e concretizzare nel reale e nel quotidiano di questi tempi bui pratiche fondamentali come l’autogestione o il DIY. Una discussione che ponga sempre attenzione alla questione pandemica attuale e senza sottovalutare i pericoli che corrono soprattutto quelle individualità a noi vicine, affini e complici più a rischio, ma senza dimenticare che, se è certamente sempre vero che l’unico punk buono è quello morto, citando gli Electro Hippies, certe pratiche intimamente legate alla scena punx e anarchica e certe sonorità possono ancora essere un mezzo per organizzare una reale offensiva contro il quieto vivere, contro la pace sociale imposta a colpi di repressione, contro l’oppressione quotidiana e contro la guerra che il Capitale e lo Stato ogni giorno ci muovono. 

Le righe che ho appena scritto vogliono anzitutto rappresentare una serie di contributi, magari confusionari e futili, alla lotta dei/delle punx rivoluzionar*, destinati ad essere discussi, corretti e soprattutto messi in pratica senza perdere tempo. In secondo luogo, ho provato ad ordinare questi pensieri e darli in pasto a voi tuttx in modo da poter, chissà, finalmente tornare insieme a ragionare sui limiti, sul potenziale e sulle prospettive della nostra scena e delle pratiche legate ad essa (autogestione e DIY in primis). Infine queste parole non sono altro che un’introduzione al testo scritto dai compagni di Distrozione questa estate intitolato “Un Altro Mondo è Impossibile – Limiti del DIY in tempi pandemici” che potrete leggere di seguito. Perchè non è ancora tornato il tempo dei mucchi selvaggi, ma è sicuramente arrivato il momento di organizzare la nostra offensiva!

 

“Un Altro Mondo è Impossibile – Limiti del DIY in tempi pandemici” (da Distrozione)

Sono passati solo 4 mesi dall’esplosione ufficiale del virus che ha scosso il mondo, troppo pochi per poter tirare le fila su cosa ha portato e cosa porterà. Eppure questa catastrofe può essere da spunto per riflessioni per troppo tempo rimandate in nome dell’abitudine alla sopravvivenza. Se la normalità era il problema in cui non vogliamo più tornare, se non è solo un mero slogan, dobbiamo capire se forse anche noi stessx alimentiamo quella condizione, ed è importante quindi tornare a porci una domanda fondamentale: cos’è l’autogestione? Alla proclamazione del lockdown centri sociali e squat hanno chiuso i battenti, adeguandosi alle misure di prevenzione decise dallo Stato: una scelta di responsabilità collettiva condivisibile, come è condivisibile tanto la scelta di distro come la nostra di sospendere le spedizioni di supporti fonografici quanto quella di continuare la propria attività in generale. Tutto giusto, eppure qualcosa non torna: lo Stato decide arbitrariamente di chiudere qualcosa e di riaprirlo dopo un mese, noi ci adeguiamo e anzi molto probabilmente ci adegueremo a ricominciare a fare concerti quando lo Stato lo deciderà. Questo perchè siamo pavidx, siamo servx, siamo fake? Non crediamo sia interessante autoflagellarci dicendo questo genere di cose, nè mostrare i muscoli virtuali dicendo “siamo anarchicx dovevamo fare (e faremo) quel che ci pare”, ma individuare un grosso limite del mondo delle autogestioni, che è l’incapacità di dotarsi dei mezzi per rispondere a modo nostro a un’evidente crisi epidemica. Certo, il come e quali strumenti cui dotarsi è un’incognita, eppure è molto importante cominciare a farsi questo domande, pena subire per sempre la subalternità alle istituzioni.

L’autogestione e il suo mercato, le autoproduzioni, sono state per tanto tempo un’isola felice perchè permettevano a tuttx noi di esprimere la nostra creatività e le nostre passioni nelle maniere più “libere” possibili, ma questi tempi ci hanno dimostrato che le isole felici, gli spazi “liberati”, le zone di autonomia temporanee o meno che siano non bastano a se’ stesse, e che il DIY or DIE è uno slogan che molto spesso indica una consequenzialità piuttosto che un bivio.

In questi mesi lo Stato Italiano ha mostrato le proprie incapacità e i propri interessi vietando qualsivoglia forma di assembramento che non fosse strettamente legata alla produzione, al consumo e al capitale. Nessuno spazio per il nostro sentire. Nessuno spazio per la protesta.

In questi mesi, se pur a fatica, abbiamo visto susseguirsi diversi momenti di piazza, alcuni chiamati pubblicamente, altri sorti spontanei, altri organizzati sotto voce. Se a qualcosa abbiamo partecipato, molto altro lo abbiamo lasciato perdere. Ma non è questo il punto di questo scritto. Non vogliamo fare un’analisi spicciola sulla rivolta ai tempi della pandemia ma piuttosto porre alcune domande sperando di dare il là ad una serie di discussioni che riteniamo vadano fatte.

A quando il primo concerto? come lo faremo? torneremo a pogare sudatx fianco a fianco o staremo fermx a osservare chi suona?Attenderemo che lo Stato ci dica che possiamo assembrarci (nel rispetto della vita altrui e consci del pericolo di contagiarci?) o cercheremo ancora una volta di riprenderci le nostre vite… la nostra normalità? ma è questo quello a cui aneliamo? Non vogliamo tornare ai concerti pubblicati sui social. Non vogliamo tornare ad eventi ludici totalmente privi di critica e discussione. Vogliamo (o vorremmo) creare qualcosa che vada al di là di ciò che è lecito e consentito. Non abbiamo risposte o ricette per il chaos. Non possiamo (ne vogliamo) dire quale sarà la pratica “più giusta” o “più conflittuale” ma andiamo cercandola. Non abbiamo neanche una vera e propria proposta, ne stiamo qui dicendo che bisogna far finta che questa pandemia non esista. Diciamo invece che vorremmo discutere della nostra socialità, dei nostri spazi, del nostro tempo e di come prendere il controllo delle nostre vite e non lasciare più allo Stato la delega di quando e cosa possiamo fare.

In questi, pochi, mesi, alcunx di noi hanno continuato (o almeno hanno provato) a mantenere una qualche forma di socialità collettiva. Chiaramente prendendo i dovuti accorgimenti sul rispetto reciproco e le necessità (di salute fisica, morale e mentale) di ognunx di noi. Avremmo voluto discutere maggiormente (e forse avremmo dovuto) di come, in quanto anarchicx, possiamo organizzarci ancora per riprenderci spazi di gioia, festa e conflitto. Ci piacerebbe che da questi punti ora accennati partisse una discussione anche pratica, perché il concetto di autogestione per come lo abbiamo conosciuto ha mostrato le sue corde, è forse il momento di tornare alle sue origini o di superarlo? Possiamo accettare di attendere ancora finché qualcunx ci dirà che possiamo tornare a urlare sotto palco o ci metteremo ad urlar di rabbia contro questo esistente una volta per tutte? Quando abbiamo iniziato quest’avventura (ormai 15 anni fa) eravamo sicuramente più incuranti delle conseguenze delle nostre azioni e se poi andiamo a guardare i nostri comportamenti durante le serate forse forse ci salta all’occhio un dubbio… E le altre malattie? e la miriade di tossine che ingeriamo volentieri durante le serate? contano meno perché meno evidenti? Oppure dobbiamo tristemente ammettere che anche noi siamo vittime della narrazione dello Stato rispetto i tempi che viviamo? Il giro punk non è noto certo per essere salutista. Anzi! eppure pare che questo virus ci abbia fatto scoprire l’acqua calda… se non prendi le dovute precauzioni contro le malattie, muori. Sarà forse stato il sistema sanitario (a pezzi e mal finanziato) che ci ha portatx tutti e tutte al “rispetto” della situazione pandemica e quindi all’autolimitarci? Oppure la paura della canea mediatica o di perdere gli spazi occupati (come se non fossero tutti a rischio ogni giorno, come se rispettare queste disposizioni possa salvarci)? Negli anni il movimento punk, in particolar modo quella fetta di movimento punk ancora anarchico, ha portato avanti istanze di lotta, solidarietà, mutuo appoggio e autogestione. Consci che tutto ciò era ben oltre il limite del consentito. Oltre la mera legalità.

Non vogliamo ovviamente dire né in questa, né in altre sedi al momento che bisogna dunque “tornare alla normalità”, a diffondere le nostre vite sulla rete come niente fosse, ad ammassarci senza alcun riguardo delle altrui necessità e tensioni ma anzi, vorremo iniziare a discutere e a ragionare insieme sul da farsi. Su cosa voglia dire autogestione delle proprie vite e non solo delle proprie serate. L’autogestione non è (a nostro parere) meramente venire a consumare dentro uno spazio “liberato”, deve voler dire molto più di questo se vuol sopravvivere a questi tempi e a quelli futuri. Possiamo immaginare serate in cui la cura delle persone è importante e necessaria per tutti e tutte? Possiamo trovare dei nuovi modi di organizzarci che escano una volta per tutte da sistemi di cui noi non abbiamo alcun controllo?

L’informalità è stata, ed è tutt’oggi, una parte fondamentale del movimento punk anarchico. Dalla necessità di occupare spazi, per vivere, per organizzarsi, per suonare. Allo scendere in strada. colme di rabbia contro l’esistente. Un organizzazione avulsa a metodi formali e che scimmiottano la burocrazia. Che muta forma e metodo in base alle necessità. Che si denuda di ideologie e si compone di idee, schegge impazzite che si diramano nelle città, nelle piazze, nelle strade.

La rete, social per lo più o per come la intendiamo quest’oggi, è un insieme di pagine “in chiaro” contenenti buona parte delle informazioni su di noi e sulla nostra rete amicale (e non solo). Ci sono criticità evidenti sul modo in cui ci si relaziona attraverso la sempre più presente tecnologia. Le discussioni (e le conversazioni in genere) sono rilegate per buona parte a messaggi asincroni che pretendono sincronia.. E questo è solo una delle molteplici criticità da fare su questo strumento. Tutto ciò va anche a discapito di discussioni reali, dell’organizzarsi insieme e delle nostre stesse vite. Ovviamente è innegabile la possibilità di poter discutere pur trovandosi a chilometri di distanza, il poter condividere quasi in tempo reale aggiornamenti ed altro ancora… Non ci basta questo per sorvolare alle criticità di questo strumento. Ci risulta evidente ad un primo sguardo come la possibilità di ottenere qualsiasi tipo di informazione o nozione attraverso apparati tecnologici ci abbia privato di una necessità primaria. L’incontrarsi. Gioia e giubilio per chi, tra noi inclusx, è poco avvezzx alle relazioni sociali ma se guardiamo a questa dinamica al di là delle semplici serate non possiamo che pensare a quanto ora sia necessario ragionare collettivamente su cosa voglia dire autogestione e su come al di là delle semplici parole possiamo prendere il controllo delle nostre vite e aver cura di chi c’è vicinx.

Durante i primi giorni della pandemia ci siamo chiestx spesso: come poter fare le cose che ci piacciono riuscendo a creare un’ambiente sicuro? Amaramente ci siamo risposte che in realtà ciò che dovremmo fare per evitare la diffusione del virus è ciò che avremmo dovuto fare sempre: rispettare le distanze e toccarci solo previo consenso altrui, avere cura delle persone ritenute “più deboli” nonchè dimenticate dalla società presente (immunodepresse, con malattie croniche ecc), rispettare i timori di ognunx. Queste cose, ovviamente, non le abbiamo mai fatte e c’è il rischio che anche quando e se l’epidemia finirà continueremo a ignorarle; del resto è più facile pogare sudatx cercando di mettere le mani addosso senza consenso alla persona che troviamo sessualmente stimolante e rendere inagibile lo spazio che viviamo per persone che hanno problematiche fisiche e/o mentali piuttosto che ripensare in maniera profonda al nostro modo di vivere la socialità. Del resto è più semplice simulare i momenti conviviali offerti dal capitale piuttoste che operare un radicale cambiamento nel nostro modo di porci rischiando di risultare “noiosx”. Peccato che tutta la vita nel mondo delle merci è noiosa, e allora forse quello che dovremmo fare, la possibilità che ci viene messa sul piatto da una spaventosa epidemia, è quella di smettere di pensare al nostro concertino come il momento in cui mettiamo in pausa la nostra vita in quel mondo ma come invece quello che lo ribalta. Potremmo immaginarci concerti in cui la vita realmente vissuta è così radicale da non finire mai, o finire con lo schianto della polizia che tenta di sgomberarci, non con noi ubriachx che mestamente torniamo alle nostre macchine, le nostre case, il nostro lavoro.

Ora è il momento, domani sarà già troppo tardi.

 

Oltre lo Sguardo, una compilation benefit targata Sentiero Futuro Autoproduzioni

Pace – Caos – Oscurità

La scena punx milanese è più viva e fertile che mai e ce ne da un’ottima dimostrazione questo nuovo progetto celato dietro il nome di Sentiero Futuro. Ma di cosa si tratta? Un progetto punx e interamente dedicato al DIY, impegnato nell’autoproduzione in tutte le sue incarnazioni, dalla musica punk alla scrittura, dalle fanzine alle forme artistiche più diverse. Sentiero Futuro esordisce pubblicando Oltre lo Sguardo, una compilation benefit per l’Ambulatorio Medico Popolare di Milano, un benefit che nasce dall’idea che solo la solidarietà diretta può essere un’arma, non la carità o la beneficenza. La compilation, pubblicata in formato tape e accompagnata da una ‘zine, è divisa in due parti: sul lato A troviamo venti tracce  (di cui alcune inedite) del meglio che ha da offrire la scena punk/hardcore milanese e italiana attualmente (dai Kalashnikov ai Nofu, dai Destinazione Finale alle Lucta), con in aggiunta qualche nome storico del calibro dei Wretched e addirittura qualche nuova band punx di cui si sa poco e niente, mentre sul lato B alcuni attivisti raccontano la storia dell’Ambulatorio Medico Popolare, una struttura sanitaria autogestita da volontari impegnata a fornire assistenza medica gratuita a persone migranti e tutte le altre individualità emarginate.

Credo che il modo migliore per parlare tale progetto, oltre che a spiegare il contesto e le motivazioni che hanno spinto ad impegnarsi in questa nuova creatura punx che si aggira e aggirerà nei meandri della scena punk/hardcore milanese e italiana, sia riportare le parole delle stesse individualità che stanno dietro Sentiero Futuro:

Sotto i suoi abiti firmati e il trucco lucido, l’Italia è infestata dal contagio. Il fascismo, il nazionalismo, il fetore marcio della xenofobia emergono dalle ferite aperte lasciate da una crisi economica a spirale che ha tenuto il paese per oltre un decennio. Una nuova generazione di punx italiani, divisa tra politica ed evasione, ha sentito il bisogno di confrontarsi con l’eredità cruda, sperimentale e utopica del punk italiano degli anni ’80. 20 tracce di punk indisciplinato proveniente dalle più sporche cantine dell’EU’s Arse, alimentate con un senso di disincanto e una volontà di ritirarsi- ma anche con attacchi di utopia, ribellione e speranza. 

“Oltre Lo Sguardo” significa guardare oltre la superficie. Milano si presenta come una città lucente, moderna e progressista, ma dietro tutto il fumo e gli specchi si trova la stessa vecchia abitudine capitalista di spingere i poveri e i deboli ai margini e di soddisfare gli interessi dei ricchi e dei potenti. Sentiero Futuro mira a fare un buco in questa facciata e lasciare che la verità venga alla luce.

 

Lo Spirito Continua – Prossime coproduzioni

Annuncio con grande gioia e orgoglio che la schiera di coproduzioni targate Disastro Sonoro aumenterà in qualità e quantità nei prossimi mesi con la pubblicazione fisica di due dischi assurdi in ambito hardcore punk e d-beat/crust che rispondono al nome di “In Bilico nel Reale dei Destinazione Finale e di “Eschaton“, nuovissimo lavoro in casa Amphist. Perché il punk è supporto e collaborazione prima di tutto e perché lo spirito continua!

Due settimane fa i campani Amphist hanno finalmente annunciato l’uscita del loro nuovo album “Eschaton” attraverso la pubblicazione di un nuovo brano dal titolo What The Thunder Said”.

Il disco vedrà la luce grazie ad una vera e propria cospirazione DIY che vede la collaborazione delle seguente etichette e distro : UP the PUNX Rec.D.I.Y Koło RecordsBologna PunxFresh Outbreak RecordsSeaside Suicide RecordsPirate Crew RecordsMastice ProduzioniPassione Nera RecordsL’Home MortQuebranta RecordsCalimocho DIYToxic Sele Crew100£ AutoprodSiro Recs. Il disco, piccolo spoiler, sarà una vera e propria mazzata di d-beat crust punk/death metal che continua il discorso musicale intrapreso con il precedente “Waking Nightmare” ma ne innalza il livello qualitativo, risultando essere uno dei migliori dischi crust punk usciti nella scena italiana negli ultimi anni. Fatelo vostro appena uscirà, non ve ne pentirete!

Ho già recensito a fondo il nuovo disco dei Destinazione Finale in questo articolo , quindi non serve che sprechi troppe altre parole per dirvi quanto mi sia piaciuto l’hardcore punk vecchia scuola suonato dal gruppo fiorentino.

Oggi posso annunciare finalmente con estrema felicità che “In Bilico nel Reale” vedrà la luce in forma fisica anche grazie alla collaborazione di Disastro Sonoro tra le varie distro/etichette DIY impegnate in questa bomba di coproduzione. Come già detto mesi fa, i Destinazione Finale ci danno un’ottimo esempio di come sia possibile riproporre un certo tipo di hardcore fortemente radicato nella tradizione classica senza suonare banali e scontati, ma anzi facendo emergere una buona dose di personalità e di attitudine sincera. Lo spirito continua pur rimanendo in bilico nel reale che ci opprime!

 

Punk is Support not Competition – Distro e Coproduzioni

Ormai chiunque segue e supporta il progetto disastro sonoro, che non senza difficoltà prosegue sempre in direzione ostinata e contraria nel suo intento di tenere in vita un certo modo di intendere l’underground e la musica punk hardcore ed estrema in tutte le sue forme, è a conoscenza del fatto che oltre al formato webzine/blog, si è intrapresa anche la strada delle coproduzioni. Questa scelta è stata presa sulla base della convinzione che pratiche come il do it yourself e la cooperazione siano le uniche politicamente valide per contrastare ogni velleità competitiva e ogni volontà di rendere il punk e l’hardcore mere merci “alternative” con cui fare profitti, nonché un modo ben preciso per supportare sia chi si sbatte per mantenere viva una scena, sia gruppi e individualità con cui condivido determinate visioni (e in alcuni casi anche percorsi di lotta) nei confronti dell’esistente.

La prima coproduzione che vede la collaborazione di disastro sonoro è arrivata praticamente un anno fa Ed è stata “Qui e Ora”, ultimo Ep dei romani Nofu, uno dei gruppi hardcore con cui sono cresciuto e che non avrei mai pensato un giorno di aiutare a registrare, stampare e pubblicare un disco. Dopo i Nofu ne sono arrivate altre di coproduzioni, dai Minoranza di Uno ai Motron, tutti gruppi che han sempre fatto parte dei miei ascolti, ma soprattutto individui con cui condivido anzitutto una affinità politica e una visione del punk-hardcore come qualcosa che vada al di là della semplice musica. Disastro Sonoro, tanto nella sua forma webzine quanto in quella di distro, è dunque animato ancora dalla stessa convinzione che il punk e l’hardcore non siano solo musica, bensì strumenti e mezzi per diffondere una reale minaccia a questo esistente che soffoca, opprime, sfrutta e reprime, sempre in profonda solidarietà e complicità diretta e concreta con chi lotta affinchè rimangano solo macerie del capitalismo, dello stato e di ogni galera!

COPRODUZIONI DISASTRO SONORO

NOFU – Qui e Ora (DS01)

Minoranza di Uno – La Storia si Ripete (DS02)

Motron – Who’ll Stop the Rain (DS03)

Egestas – Oltre le Rovine (DS04)

 

12″
Negot – Cicatrici (2016)
Cavernicular – Man’s Place in Nature (2017)
Ona Snop – Geezer (2018)
Hellbastard/Herida Profunda – Split (2015)
Double Me – Destroyed in a Second (2018)
Jack – Neurozis (2016)
Lamantide – Carnis Tempora: Abyssus (2015)
Motron – Eternal Headache (2015)                                                                                                  Miseria – Niente da Perdere

7″
Un Quarto Morto – Annusarsi, Scegliersi, Lamentarsi (2008)
L.UL.U/God’s America – Split (2019)
Failure – S/t (2017)
Satanic Youth/Crippled Fox – Split (2018)
Crippled Fox – 10 Years of Thrashing (2019)
Labile/Minoranza di Uno – Mentre Intorno Tutto Brucia (2017)
Minoranza di Uno/L’Ordegno – Split (2015)
Endless Swarm/Gets Worse – Split (2016)
Endless Swarm/Forged – Split (2017)
Chest Pain – S/t (2011)
The Seeker/ArnoXDuebel – Split (2018)
ANF/ill! – Split (2019)
Eat You Alive/Common Enemy – Split (2013)
Eat You Alive/Carlos Dunga – Split (2013)
Agathocles/Degenerhate – Wash Your Blues Away/The Nothing I’ve Become (2016)                Agathocles – Unlock The Doors                                                                                        Jack/Bombatolcser – Split (2014)

CD

Schifonoia/Papal Discount House – Il Declino della Società del Pianto (2019)
ECO – Orizzonte Divorami (2015)
My Own Voice – Sailing On (2015)                                                                                                Alldways – L’Odore dell’Asfalto le Sere d’Estate (2019)