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Powerviolence is Forever! – Intervista a Mirco (Double Me, Here and Now! Records)

Il protagonista dell’intervista di oggi è Mirco. Mirco per chi non lo sapesse è la voce dei Double Me, gruppo powerviolence di Padova che ho recensito anche recentemente in una puntata di “Schegge Impazzite di Rumore”, ma anche il braccio e la mente che stanno dietro alla Here and Now! Records, etichetta indipendente da lui fondata più di dieci anni fa e che ha recentemente pubblicato le ultime fatiche di Failure, Cavernicular, Crippled Fox, The Seeker e di molti altri gruppi powerviolence, fastcore e grind (ma non solo), italiani e non, mantenendo sempre fede all’etica DIY! Per il powerviolence, per l’anarchia! Buona lettura e supportate tutto quello che fa!

Bella Mirco! Parlaci un po’ di te, del tuo impegno con i Double Me e di come/quando ti è venuta l’idea di dar vita ad una etichetta indipendente come Here and Now! Sentiti libero di dire tutto quello che ti passa per la mente!

Ciao Stefano! Intanto ti ringrazio tantissimo per il tempo che mi stai dedicando.
Partiamo con i Double Me. Per quanto mi riguarda sono sempre stato affascinato dal genere, sia dai gruppi che tutti conosciamo, sia dall’andare a scoprirne altri meno famosi; quindi diciamo che è stato naturale cercare persone con cui formare un gruppo che proponesse powerviolence. Sommando le varie influenze, i Double Me sono diventati una sorta di ibrido dei nostri gusti e quindi si può dire che non siamo proprio il classico gruppo pv; se questo da una parte può farci risultare meno interessanti ai più legati al genere canonico, dall’altro è uno stimolo per noi che ci spinge a sfidarci con cose nuove, cosa che adoro.
Here And Now! Invece nasce nel 2007 per la volontà di dare una mano ai miei gruppi e a quelli di amici a far uscire il proprio disco. Anche lei col tempo ha preso una forma sempre più concreta e definita. Col passare degli anni ho preferito gestire le uscite da solo o con poche etichette che possibilmente conosco bene. Mi sono “specializzato” nel produrre solo gruppi di un certo tipo, fast, pv, grind, ma a volte non riesco a dire di no ad altre band come gli Spirits che propongono un Boston HC che io adoro.

Con la tua etichetta pubblichi principalmente lavori che si rifanno ad un sound tipicamente powerviolence, fastcore e grind, sia italiani che stranieri. Posso sapere come mai questa passione per certe sonorità? Qual è stato il tuo primo approccio con questi generi?

A dirla tutta ho avuto la sfortuna di arrivare a certi generi quando già ero grandicello. Abitando a circa 20 km dal centro di Padova non sono entrato in contatto con la “scena” locale se non dopo i 20anni. Internet non era così a portata di mano e conoscevi i gruppi leggendo i ringraziamenti sui dischi o alla Green Records, un negozio che all’epoca vendeva solo dischi hardcore. Fino ad un certo punto avevo consumato CD soprattutto old school e qualcuno un po’ più thrashone, finché venni a conoscenza dei vari WHN? Scholastic Deth e li mi si aprì un mondo che ancora adesso amo.
Credo che il motivo principale per cui mi piacciono queste sonorità sia l’energia che trasmettono. Alcuni la possono scambiare con aggressività con l’accezione negativa del termine, ma io preferisco vederla come qualcuno che ha bisogno di far sentire la propria voce e di esprimere un messaggio, piuttosto che semplici latrati.

Collegata direttamente alla domanda di cui sopra, quali pensi siano stati i gruppi e/o gli album che ti hanno maggiormente influenzato nella tua vita e che hanno influenzato il sound dei Double Me?
E invece quali ritieni siano i nuovi migliori gruppi a suonare pv/fastcore/grind oggi a livello mondiale?
Come dicevo prima è quasi impossibile dire cosa ha influenzato i Double Me. Dentro al gruppi ascoltiamo dal grind all’hiphop, dai Queen ai Beatles. Tutti questi generi hanno una loro piccola parte dentro al nostro sound. Personalmente cito sempre i soliti Cut The Shit, Infest, Spazz, Lack of Interest, Crossed Out, Charles Bronson, ma solo perché grazie a loro ti avvicini ad un certo tipo di musica, non perché non ce ne siano altri di fighi e imprescindibili.
Per quanto riguarda i gruppi odierni non citerò gruppi italiani ma sono per non fare un torno a nessuno. All’estero mi piace molto la scuola di Leeds, poi direi Chest Pain, Boak, Endless Swarm, Twitch, xThroatx, xChokex, Fissure, Gimp, Escuela, Ghetto, Burnout, Cave State, God’s America, Concussive, Sex Prisoner, Chepang, PowerxChuck, Wound Man, Sick Shit… Ce ne sarebbero davvero molti altri da citare ma staremmo qua ore.

La Here and Now! ha pubblicato i lavori di interessanti realtà italiane dedite a grind e powerviolence come i Cavernicular di Palermo o l’ultimo split dei The Seeker. Cosa puoi dirci della scena pv italiana, sempre se pensi ne esista una? Quali gruppi consigli ai lettori di Disastro Sonoro? Ma soprattutto qual è la tua idea in merito al diffuso interesse degli ultimi anni verso certe sonorità che spaziano dal pv al fastcore?
Più che di scena parlerei di gruppi sparsi per l’Italia. Di nomi ce ne sono non tantissimi ma sicuramente diversi e la maggior parte sono validi. Failure, Delorean, L.ul.u, Peep, Crisis Benoit, ANF, Taste The Floor, ma solo per citarne altri rispetto a quelli da te nominati. Ce ne sarebbero altri (non vogliatemi male per non avervi nominato, vi ho nel cuore lo stesso).
Parlare di scena pv mi sembra esagerato. Di sicuro ci sono dei gruppi interessanti e in molti casi legati tra di loro, ma la maggior parte abitano a 2 ore di distanza l’uno dall’altro, se non di più. Risulta difficile avere una “scena”. Un altro gran problema è che ci sono pochissimi spazi dove poter far suonare determinati generi. Se già è difficile far suonare hardcore, immagina generi più estremi. Da questo punto di vista siamo distanti anni luce da altre realtà estere.
E’ vero però come dici che c’è stato un certo interesse per il powerviolence e il fast, soprattutto qualche anno fa. Purtroppo per la maggior parte della gente tale interesse è scemato in un anno o due. Si sa come funzionano certe cose e non sto qua a biasimare nessuno. Spero col tempo anche certi generi di classe “B” abbiano lo spazio che meritano davvero.

Progetti futuri sia con i Double Me che con Here and Now? Prossime uscite, prossime pubblicazioni?
Con i Double Me abbiamo uno split a 4 con Igioia, Lugubrious Children e xThroatx. Non so bene quando uscirà, tutti i gruppi stanno lavorando sulle tracce. Spero verso estate 2019, sto aspettando con impazienza di sentire le tracce di tutti hehehe. Abbiamo poi un progetto per un one side 7” che a breve andremo a registrare. La cosa è un’idea che avevamo in testa da un po’ e alla fine chi siamo imposti di farla. Ma non voglio spiegare di più. Diciamo che sarà sicuramente veloce e con tantissimi cambi di tempo. Per ultimo ma non ultimo, uno split con i Disparo! Da Sidney. Conosco Tommy per via delle relative etichette da anni (Good Times Records) e abbiamo suonato con loro in due occasioni diverse nei due tour che hanno fatto in Europa. Ci sentiamo spesso e la cosa è nata in modo super naturale.
Stiamo pensando pure a come muoverci per i prossimi tour ma tra lavoro e altri impegni il tempo è davvero limitato.
HAN! Invece avrà una pausa più o meno lunga, non so bene per quanto. Ho bisogno di tempo da dedicare ad altre cose, non sto qua ad annoiare nessuno con le mie cose hehehe. Sicuramente usciranno le releases che già avevo programmato, con tempi che purtroppo non dipendono da me, quindi Crippled Fox 7”, Chest Pain / Suffering Luna (versione Europea), Boak / Groak, L.UL.U / God’s America, Sete Star Sept / Jack, Negative Path, un progetto con un’etichetta tedesca che avrà vita l’anno prossimo e ovviamente le uscite dei Double Me. Insomma di cose ce ne sono tantissime comunque.

Domanda secca: qual è il gruppo che sogni di pubblicare per la tua etichetta? E perché?
Quali soddisfazioni ti sei invece già tolto grazie alla tua etichetta?
AAAAAHHH bellissima domanda alla quale onestamente non saprei rispondere. Forse ora come ora ti direi i Sex Prisoner e The Afternoon Gentlemen ma, arrivando diretto alla seconda parte della domanda, ti dirò che anni fa avrei sognato (ma senza troppe false speranze) di produrre i Chest Pain e gli ACxDC. Per vari casi della vita la cosa è accaduta quindi questa soddisfazione me la son già presa. Piccole vittorie ma che ti rendono le giornate molto più piacevoli.
Ovviamente ho parlato solo di gruppi che umanamente io potrei gestire, non a caso non ho nominato gente alla Napalm Death ahahah

Quanto è importante per te continuare a tenere in vita l’etica del Do It Yourself attraverso la tua etichetta? Ma sopratutto, cosa significa esattamente per te oggi nel 2018 DIY?
Credo che l’hc e il DIY siano due cose strettamente legate. La mia etichetta lo è sempre stata, in modi diversi nel tempo ovviamente. Prima dando quei pochi euro che avevo alle band, ora cercando di far uscire i gruppi da solo (o in pochissime etichette) ma sapendo da chi vado a stampare il disco, da chi stampo le copertine, conoscendo meglio chi mi si trova davanti a livello umano ecc. Il sentimento di fondo è lo stesso, ma probabilmente maturato nel tempo. DIY a 16 anni era organizzare un concerto senza sapere effettivamente cosa serviva a tutti i gruppi per suonare, farlo dopo tanti anni ha le stesse dinamiche ma con la consapevolezza che non bastano quattro mura per fare un concerto. DIY ora per me significa conoscere la gente personalmente se fattibile, cooperare il più possibile al di fuori dalle leggi di mercato (anche se è impossibile farlo al 100% in questa società), portare avanti delle idee e messaggi, cercando di connettere sempre più persone.

Quali tematiche volete affrontare attraverso le liriche dei Double Me? Da cosa sono ispirate e di cosa parlano principalmente?
All’inizio erano quasi solo tematiche sociali e personali, l’approccio con l’autorità, lo svilimento del lavoro, descritte da un punto di vista molto negativo e cinico. Mi spiego meglio: io volevo dare quell’idea ma cercando di spronare chi li leggeva a dirsi “no! Non è così che deve andare, devo dare il meglio di me”. Una sorta di incitamento velato. La frenesia della vita però molte volte non ci da il tempo di capire, di soffermarsi più di 5 secondi su un testo, parlare con chi l’ha scritto e chiedergli chiarimenti (cosa che mi è capitata in un paio di occasioni e sono stato piacevolmente colpito dal fatto che i miei interlocutori lo avessero inteso benissimo), quindi ovviamente spesso viene letto per quello che sembra. Ora come ora a volte riprendo questo stile, altre prendo un approccio che può risultare quasi direttamente positivo. Ultimamente scrivo anche altre cose che in alcuni casi risultano ermetiche vista la durata media delle canzoni (dai 5 ai 15 secondi), ma riesco in poche parole ad esprimere concetti, idee, modi di vivere che in altri modi risulterebbero secondo me prolissi e perderebbero di intensità.

Parliamo un po’ dei Double Me: nel 2017 avete affrontato un tour negli USA. Vuoi parlarcene? Hai qualche aneddoto da raccontare? Com’è andata in generale?
Credo sia stata una delle esperienze più belle che abbiamo fatto. Non tanto per gli USA in primis ma per una questione di gruppo. Stare assieme per tanti giorni può risultare stressante ma abbiamo vissuto quest’esperienza molto serenamente e ci ha dato modo di legare ancora di più. E’ stato sicuramente devastante a livello fisico. Ci facevamo anche 24 ore di viaggio in 2 giorni. Scendevamo dal furgone che sembravamo degli zombie. Due secondi dopo però tutto cambiava, diventi super adrenalinico perché vedi gente nuova venuta la per vedere te, tutti super socievoli, gente che ci invitava ad andare a casa loro dopo il concerto o che voleva portarti in giro il giorno dopo per la loro città (cosa capitata in varie occasioni). Suonare con gruppi che magari ti sognavi anche di poter vedere in Europa. Da questo punto di vista tornerei subito. Con quasi tutti mi sento regolarmente, la cosa è meravigliosa. Ma anche questo è hardcore giusto?
Dei lati negativi non serve parlarne, cioè sono soprattutto legati a come è gestito lo stato, dal razzismo dilagante. Ma in realtà questo problema esiste ovunque, solo vissuto in modo diverso (e sempre pessimo).
Aneddoti ne avrei una miriade. Gente che ci sfascia la batteria finché suoniamo, dal concerto in un negozio dell’usato, dall’aspettare un tizio 2 ore in un paese di 4 case in mezzo al nulla dove Twin Peaks sembra il carnevale di Rio. Ma è più bello raccontarle a voce, rendono molto di più. Se vuoi ce ne sarà sicuramente occasione hehehe.

Se uno si fa un giro sulla pagina instagram di Here and Now Records può pensare che tu viva unicamente a pane e powerviolence. Quindi per concludere l’intervista, domanda d’obbligo: cos’altro ascolti quando ti prendi una pausa da certe sonorità?
Ahahahahaha beh metà di quello che ascolto è effettivamente quello. Mi piace moltissimo anche il punk rock anni 90 / 2000 e l’hc sxe, soprattutto stile Boston. Poi ti citerei i Queen, Beatles ecc… Ma come molti amici sanno mi piace tantissimo il pop. Si, il pop. Il pop più becero da MTV. Non posso farci nulla. Quelle melodie mi entrano in testa e non escono più. Poi in realtà mi piacciono molte voci di cantanti del genere. Non è che sia un assiduo ascoltatore ma se c’è di sicuro non sarò io a dirti di cambiare canzone sulla radio, al limite sarò quello che canticchia sorridendo ahahah

Volevo in gran finale ringraziare te Stefano per questa chiacchierata che spero non sia risultata troppo scontata da parte mia e prolissa. E’ stato davvero un gran piacere. Davvero grazie mille!

A mio volta ci tengo nuovamente a ringraziare Mirco per la disponibilità, la passione con cui ha risposto alle mie domande del cazzo e sopratutto per tutto l’impegno e l’attitudine che ci mette in quello che fa, sia con i Double Me sia con la Here and Now! Records! mantenendo viva la fiamma del Do It Yourself! 

POWERVIOLENCE IS FOREVER! Ricordatevelo, stolti!

Schegge Impazzite di Rumore #05

Disastro Sonoro is fuckin’ back, lo ribadisco. E dopo il ritorno di Rumori Veloci con la seconda puntata dedicata alle ultime fatiche di The Seeker, Wisteria e Sect Mark, ecco il nuovo appuntamento con Schegge Impazzite di Rumore che questa volta coprirà il mese di agosto e l’inizio di settembre vista la latitanza estiva del bastardo che da solo tiene in piedi questa baracca. Nel periodo di silenzio di questo blog sono infatti usciti lavori che meritano spazio, meritano di essere ascoltati e che ci tengo a recensire; per fare un esempio, penso all’ultimo capolavoro targato Contrasto a cui sarà dedicata il prima possibile una recensione esclusiva, visto anche il comparto lirico-tematico-concettuale che accompagna “Politico Personale” (questo il titolo dell’ultimo album dei cesenati) e che merita di essere trattato in modo approfondito e attento. Ma i Contrasto non sono gli unici ad aver rilasciato nell’ultimo periodo lavori interessanti e che si aspettavano da tempo. Ecco allora spiegato il motivo che mi spinge oggi a scrivere due righe e due commenti non richiesti da nessuno sulle ultime fatiche rilasciate da Stasis, Shitty Life, Double Me e Idiota Civilizzato.

Partiamo da quello che probabilmente per me e per molti punx è stato un disco agogniato per parecchio tempo. Mi riferisco chiaramente al primo vero e proprio full length rilasciato dai bolognesi Stasis, un lavoro che vede finalmente la luce dopo anni di fatiche visto che tutte le tracce presenti su questo s/t album sono state registrate addirittura nella lontana estate del 2016. L’attesa però è stata assolutamente ripagata da queste 12 tracce di semplice crust/hardcore punk imbastardito da sonorità ben radicate tanto nel thrash/death metal quanto nelle primordiali pulsioni proto-grind. Ci troviamo cosi dinanzi ad una miscela sicuramente non originale (anche se le vocals della cantante Laura risultano essere una ventata d’aria fresca all’interno del genere) ma altrettanto certamente esplosiva e corrosiva che rende gli Stasis una vera e propria macchina da guerra sbriciola ossa al pari di altri interessantissimi gruppi come gli anconetani Humus o i canadesi Massgrave. C’è poco da aggiungere a quanto è stato gia scritto, sparatevi queste dodici schegge di crust/hardcore punk targate Stasis che finalmente hanno visto la luce. Vale la pena spendere due parole anche sull’artwork di copertina che, nonostante ricordi vagamente la copertina di “World Extermination” degli Insect Warfare, risulta essere l’ennesimo punto in più di un lavoro tanto atteso e che certamente non ha deluso le aspettative, dimostrandosi estremo ed estremamente godibile. Crust punk ist krieg!

 

La vita è una merda, lo sappiamo tutti. E lo sanno bene anche questi ragazzi di Parma che hanno pensato bene di darsi un nome che non lascia dubbi: Shitty Life. Questi fanatici del “chitarrino punk”, definizione che gli stessi Shitty Life danno della loro musica (per una volta l’etichetta di merda non l’ho inventata io), sono in giro da anni e continuano a spendere il loro tempo, le loro energie e ingenti litri di sudore per registrare nuovo materiale di qualità come questo “Switch Off Your Head”, rilasciato da pochi giorni sulla pagina bandcamp del gruppo. Abbiamo accennato poco fa alla definizione di “chitarrino punk”, ma cosa cazzo vorrà ma dire lo possono sapere solo gli Shitty Life (e forse nemmeno loro). Però il fatto che sia qui a scrivere due righe su questa loro recente fatica, mi obbliga a tentare di dare una prima impressione del sound che accompagna i nostri dal loro primo demo del lontano 2015. Immaginate l’impeto e l’adrenalina dell’hardcore punk di tradizione americana di Germs o dei ben più recenti Off! di Keith Morris suonato però senza distorsioni e con un sound di chitarra (punk) rock’n’roll sullo stile dei The Victims a farla da padrone, sommando a tutto questo un attitudine e un’atmosfera più generale che richiama alla mente la sporcizia e l’immediatezza dei gruppi garage. Inoltre il sound grezzo e rabbioso degli Shitty Life potrebbe far venir in mente i lavori più sporchi degli svedesi Rotten Mind, nonché qualcosa dei Patsy (anche se molto più furiosi di questi ultimi), mantenendo il classico sapore del primissimo punk rock. Un lavoro da ascoltare e godersi dall’inizio alla fine, partendo dalla traccia di apertura “We’re Dead” che era già stata pubblicata precedentemente per anticipare questo “Switch Off Your Head”. Nient’altro da aggiungere, ascoltatelo il prima prima possibile. Tanto la vita è una merda e noi siamo già tutti morti!

 

Adesso, chiuso in questa stanza, il tempo mi ha fatto diventare scemo. Si apre in questo modo “Sporchi Senza Fine”, traccia iniziale del primo disco targato Idiota Civilizzato, band situata in quel di Berlino che già aveva fatto parlare di se con il precedente 7″, una sorta di assaggio di ciò che avremmo trovato su questo self-titled album. Appena si schiaccia play per far partire la già citata “Sporchi Senza Fine” si viene catapultati nell’Italia degli anni ’80, in piena esplosione di quel fuorioso hardcore di cui si fecero portabandiera gruppi come Wretched, Negazione e moltissimi altri. Sembra infatti che questo disco sia stato inciso intorno al biennio 1983-85 perché le sonorità che ripropongono gli Idiota Civilizzato hanno lo stesso sapore, la stessa rabbia e la stessa, attitudine del punk hardcore che fu, al punto che loro stessi potrebbero passare senza problemi per un seminale e sconosciuto gruppo underground di quella scena storica. E invece gli Idiota Civilizzato sono in giro solo da pochi anni, ma non nascondo le loro radici musicali ben piantate in una tradizione hardcore ben precisa e che sicuramente li ha cresciuti come ha cresciuto tutti noi. Il disco in questione può vantarsi di avere cinque e sei pezzi che non sfigurerebbero affatto su capolavori come “Osservati dall’Inganno” degli Indigesti o sul seminale E.p. dei Declino; tracce come Inganno, Con gli Occhi, Atti di Follia In Bilico per Sempre sono vere e proprie schegge di rumore impazzite, furiose ed incazzate come solo la vecchia scuola sapeva essere! So’ cortellate quando volete, cantava qualcuna. E “Idiota Civilizzato” è proprio questo: coltellate selvagge dal primo all’ultimo minuto! Liberi e Selvaggi!

 

Eccoci arrivati all’ultimo disco che recensirò quest’oggi, un disco che vi distruggerà in in una manciata di secondi. Sto parlando di “Destroyed in a Second” dei padovani Double Me. Siamo al cospetto di un concentrato di violenza inaudita e annichilente, di rumore furioso che rende macerie tutto ciò che incontra sulla sua strada, che ci viene sparato nelle orecchie sottoforma di powerviolence. Quel powerviolence di tradizione Infest o Dropdead venato da scorribande in terra grind per rendere il tutto ancora più estremo e distruttivo. E se proprio non vogliamo tirare in ballo grandi nomi del powerviolence internazionale, pensate al sound dei nostri come il punto d’incontro tra il fastcore/pv dei Failure e il grindviolence dei Cavernicular. Se ancora non vi è chiaro di cosa sto parlando, non vi resta altra strada che sopperire sotto i colpi mortali dei Double Me che vi annienteranno in un secondo. Padova a mano armata, non il nome di un film poliziottesco all’italiana dei Settanta mai uscito, bensì l’essenza più pura di questo “Destroyed in a Second”. Per il powerviolence, per l’anarchia: questo è terrorismo musicale!

 

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