Tag Archives: Emo

The Smudjas – What We Have is Today (2017)

Sarà che ho da poco più di un mese compiuto 23 anni (troppi ma sono ancora in tempo per tenere fede al diktat “live fast die young” volendo) e mentre i giorni passano in questa estate fottutamente terribile, sento, citando coloro che per troppe volte hanno tenuto compagnia alla mia solitudine e che continuano imperterriti ad occupare i miei ascolti quasi quotidiani, che “questi anni stan correndo via… Ti volti e son già lontani…”. E quindi con la solita malinconia esistenziale che mi contraddistingue e che torna a farmi visita a periodi alterni, mi chiedo allora che cosa è successo? Ho vinto oppure ho perso? Cosa sono questi 23 anni? Cosa cazzo ho fatto? Cosa cazzo farò domani? La risposta, o meglio la convinzione che si debbano fottere tutte queste domande e tutte le possibili risposte, me l’ha data il titolo dell’ultimo lavoro in studio delle milanesi Smudjas; una risposta che arriva come un pugno nello stomaco, che lascia poi spazio ad una fitta che a sua volta lascia spiazzati: “What We Have is Today”. E forse dovrei prenderlo alla lettera il titolo del loro ultimo lavoro. Ecco allora che, proprio partendo da queste domande e da una vaga malinconia che mi accompagna in quest’estate inoltrata, oggi vi parlo come avrete già capito dell’ultima fatica dei The Smudjas, un lavoro che ha tutto il sapore del disagio (adolescenziale) e che lascia in bocca il sapore di una nostalgia strana ma vagamente familiare e a tratti confortevole che si sposerebbe meglio con i primi giorni di settembre piuttosto che con l’inizio di luglio (non a caso una traccia è intitolata proprio “September”); oppure con qualche tramonto di metà agosto quando si rimane inghiottiti nel caldo afoso della città, ma al contempo rapiti dalla bellezza di un cielo che si colora di arancione e che lascia spiragli di luci fino a tarda sera. Un lavoro introspettivo e fortemente emotivo, denso di emozioni e sensazioni contrastanti ma che trovano un loro comune punto di incontro e sintesi in una costante malinconia di sottofondo che, almeno per quello che posso dire di aver percepito, fa da leit-motiv a tutto il disco. L’altro leit-motiv che percorre l’intero “What we have is today” è un sound a metà tra il garage-indie e il punk rock più immediato ed emozionale, qualcosina più orientata sullo stile degli svedesi Rotten Mind mentre altri passaggi più simili a quanto fatto da band come i Wild Animals, un suono quindi che facilmente si stampa nella testa dell’ascoltatore e che difficilmente potrete cancellare o scordare. Ne sono riprova i riff di “Silvia”, traccia d’apertura, o quelli della successiva “Different Lines”, accompagnati da una sezione ritmica a tratti ballabile che non picchia mai troppo e nemmeno mai troppo poco. Ottima anche la quarta traccia “Dance and Revolution”, titolo che potrebbe benissimo essere una citazione della celebre frase di Emma Goldman, o almeno mi piace pensare sia proprio così. Il pezzo forte delle nostre, oltre ad un sound e una forma-canzone di impatto, diretta e che cattura facilmente l’attenzione e l’interesse di chi ascolta, sono senza ombra di dubbio i testi così genuini, introspettivi, personali, e densi di emozioni al punto di catapultare in un vortice di emozioni differenti che lascia spiazzati e con in bocca uno strano sapore di lacrime miste ad una labile felicità; sono squarci di vita quotidiana in cui si susseguono storie di amori, di amicizie, di delusioni, di disagio, di voglia di prendere la vita con più calma, quelli che canta la voce sgraziata, sincera e malinconica di Paloma. Il testo di un pezzo come la conclusiva “Till the End of the Road” credo possa fungere da migliore esempio possibile di quanto hanno provato a descrivere e trasmettervi le mie futili parole. E son sinceramente convinto che valga anche la pena di riportarlo per intero: “I see you’re down, we can go for a walk. I will listen, you will talk. You can trust me. Things can be bad, but don’t worry. I’ve got plenty of time to share. We’re not in a hurry. Just keep walking, just let things go. Family is who we choose. Let’s focus on the people that make us happy, avoiding those who bring us down”. Un pugno nello stomaco, un po’ di magone, sentirsi spiazzati dopo che, con questa traccia, il disco finisce, lasciando addosso solo una vaga sensazione di malinconia e uno stupido sorriso. L’ascolto di questo “What We Have is Today” è stato un viaggio ed ora ci ritroviamo ad osservare il sole che scende dietro i palazzoni di questa città di merda, il tramonto che porta con se un leggero vento fresco, cercando qualcuno con cui camminare fino alla fine della strada senza preoccuparci più di niente e prendendo la vita con calma. Ognuno poi proseguirà per la propria di strada, sotto differenti cieli, con altre canzoni nelle cuffie…

“Some friends are forever”, così si concludeva probabilmente la miglior traccia presente sul debutto “February” di tre anni fa delle Smudjas. E non sono solo alcuni amici ad essere per sempre. Anche il disagio è per sempre, anche la malinconia, anche il mio amore incodizionato per voi. Grazie Paloma, grazie Julia (anche se credo vivamente non ci sia stata più lei dietro le pelli già durante le registrazioni di questo album), grazie Ivana, mi fate piangere, mi consolate e mi fate tornare adolescente ogni volta ma sono contento così! Quello che abbiamo è oggi, si fottano le domande, si fottano i progetti, si fotta il domani, si fotta tutto, si fottano tutti.

Sometimes we all just need to slow down, FINALMENTE l’ho realizzato anche io. Questi anni stan correndo via? Lasciamo che corrano, what we have is today!

 

Fine Before You Came – Ormai (2012)

7 tracce che somigliano a lamenti di un animo divorato dalla malinconia. Malinconia come ideale da difendere e che toglie il fiato. Malinconia verso qualcosa che non c’è mai stato o qualcuno che non è mai esistito.
7 tracce che aprono squarci tanto sulla pelle quanto e soprattutto nella testa. Squarci in cui entra il freddo, entra la pioggia, entra l’inverno che non lascia scampo. E che fan male.
7 tracce che vomitano malessere esistenziale sulle nostre vite alla deriva in questa realtà indecifrabile.
7 tracce che assomigliano a sfoghi lancinanti e laceranti urlati a squarciagola sotto il temporale.
7 tracce che hanno il sapore degli ultimi giorni di inverno, quando un tenue sole prova a riscaldare le membra azzannate dall’ultimo gelo della stagione.
7 tracce che suonano come “le canzoni tristi quando fuori piove”.
7 tracce che fan venire il “Magone”. 7 tracce che dipingono con colori pallidi le mattine di Febbraio e i decadenti paesaggi siberiani della periferia milanese.
7 tracce che ci provano a nascondere il dolore, a far finta di niente, ma che falliscono miseramente ogni volta.
7 tracce che hanno il sapore inebriante dell’aria dopo il temporale a “Dublino”.
7 tracce che hanno lo stesso identico rumore del silenzio assordante dopo una litigata. Lo stesso silenzio assordante delle notti passate in solitaria. Lo stesso rumore dei “pugni chiusi in tasca sui binari vuoti” in una stazione abbandonata di qualche località sperduta.
7 tracce da contemplare come si contempla immobili la calma del mare d’Inverno, come rapiti dal sole che pallido tramonta all’orizzonte.
7 tracce intense come le bestemmie.
7 tracce intense come la solitudine.
7 tracce che raccontano frammenti di quotidianità, una quotidianità difficile da affrontare e che costantemente ci spinge verso la disillusione.
7 tracce che trasudano quella sensazione di inettitudine tipicamente adolescenziale che, anche se ormai l’adolescenza ce la siamo lasciati dietro da un pezzo, fa ancora maledettamente male ad ogni nota.
7 tracce per ribadire che non c’è più speranza per noi disillusi e tristi.
7 tracce che sono una vita, la stessa vita che ho speso per capire che Settembre non fa per me. Per capire lo smarrimento che provo dinanzi alla bellezza di Ottobre che cura le mie infinite ferite, riaperte infinite volte da queste 7 tracce che compongono “Ormai” (per la cronaca, quarto album in studio per i Fine Before You Came).
7 tracce che riempiono il silenzio di una casa semivuota di domenica pomeriggio, quando giaccio immobile sul pavimento senza un motivo per alzarmi, contemplando la vacuità della mia e dell’altrui esistenza.
7 tracce che ci ricordano di tutte le cose che abbiamo detto in questi anni e che non abbiamo mai concluso. Tutti i viaggi programmati per poi rimanercene a casa, senza partire mai.
7 tracce che hanno lo stesso carico emotivo di quando ad un ” come stai? ” rispondiamo, fingendo un sorriso, “tutto bene, grazie” anche se in realtà non va bene un cazzo di niente. Mai. Non va mai bene un cazzo di niente, lo capite? Ce ne accorgiamo che qui è sempre peggio?

7 tracce che sono urla di dolore che rimbombano in stanze deserte e gelate. Che rimbombano nella testa quando nella solitudine della sera mi chiedo tu dove cazzo sia finita.

7 tracce che profumano della strana solitudine che si prova nei posti affollati, nelle grandi città, sui mezzi di trasporto nei quali ci estraniamo fino a sperare di scomparire.

7 tracce che sono solamente le 7 stradine deserte di questo minuscolo “Paese” che conoscono ormai a memoria, che percorro nella solitudine di una sera di inverno, che mi intrappolano perchè non vogliono lasciarmi fuggire via da qua.

7 tracce che conciliano quella vaga sensazione di nostalgia che porta con sè la pioggia battente “mentre guido verso la città che un giorno sarà casa”.

7 tracce che sono spaccati terreni di quotidianità con tutte le sue mille difficoltà.

7 tracce che parlano di me, di te, di noi, di tutti. Che parlano per me, per te, per noi. Che rendono gli occhi lucidi senza un motivo apparente come quando ti celi dietro il solito enigmatico silenzio che non riuscirò mai a decifrare pur sforzandomi. 7 tracce che sono allo stesso tempo rumore e silenzio, urla lancinanti e parole sussurrate, freddo glaciale dell’inverno e malinconia degli ultimi giorni d’estate.

7 tracce di puro emo-post hardcore/post rock con i controcoglioni condito da liriche dalla qualità sublime. Tutto questo e moltissimo altro che non saprei descrivere a parole è “Ormai”, album del 2012 dei Fine Before You Came.

I Fine Before You Cane sanno sempre dove e come colpire e questo ” Ormai” è l’ennesimo pugno nello stomaco che fa male e che ti lascia immobile nel letto a piangere e soffrire per ore in preda al malessere e all’angoscia. Ma è al contempo capace di cullarti e farti sentire al sicuro in mezzo a questa tempesta che è la vita.
E quando ti sale la malinconia a tarda sera, puoi solamente condire il passare delle ore e dell’oscurità tenendoti compagnia con i Fine Before You Came. Ormai non c’è più speranza, c’è la notte, c’è il silenzio, c’è la solitudine. Forse non è la felicità ciò che voglio, ma cullare la mia malinconia al suono doloroso di queste 7 tracce di intimo malessere annichilente. E intanto ti cerco ancora, perciò “dimmi qualcosa che mi scaldi, che fuori splende il sole e qui fa un freddo cane”, prima che torni a piovere come l’ultima volta che “ha piovuto per due giorni senza sosta”. 

“Ormai” ti fa precipitare in una situazione di malessere costante per tutta la durata della disco; un disco che fa piangere, che fa male, che fa entrare il freddo all’interno delle vene, ma che al contempo, senza saper spiegare il perchè, ha lo stesso sapore rassicurante dei momenti di malinconia e di solitudine. Perciò non venitemi a dire “che fa tutto schifo quel che è triste”. “Ormai” sono anche labili istanti di felicità, istanti che durano una frazione di secondo e che immediatamente creano macerie sulle quali aleggia una dolce e confortevole sensazione di malinconia perenne. “Ormai” destabilizza, ognuna delle 7 tracce può e riesce a colpirmi dove e quando vuole. Mi asciugo gli occhi. Fine.