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Schegge Impazzite di Rumore #08

NOI GIRIAMO IN TONDO NELLA NOTTE COME SCHEGGE IMPAZZITE E SIAMO DIVORATI DAL SACRO FUOCO DEL RUMORE

E’ di tre mesi fa l’ultimo appuntamento con la rubrica conosciuta con l’altisonante nome di “Schegge Impazzite di Rumore“, apparsa per la prima volta sulle pagine virtuali di Disastro Sonoro nel marzo del 2018 con l’intento di rappresentare un appuntamento a cadenza mensile in cui parlare e recensire le ultime uscite della scena punk-hardcore e in ambito metal estremo. Ecco, come mio solito non son stato capace di rispettare scadenze ne tantomeno così costante dal poter scrivere ogni mese un nuovo capitolo di questa rubrica, ma oggi mi faro perdonare perchè negli ultimi mesi dell’anno appena passato sono stati tanti i lavori che hanno attirato la mia attenzione, che hanno occupato i miei ascolti e che quindi ritengo meritino di essere trattate, recensite o anche solamente raccontate qui e ora. In questa ormai ottava puntata con le schegge impazzite di rumore ci imbatteremo quindi in una creatura dal nome Tuono, una vecchia conoscenza di questo blog, ovvero Gli Stronzi, e un gradito ritorno di uno dei migliori interpreti dell’hardcore in salsa ligure, si sto parlando proprio degli Eversione. Dopotutto siamo pur sempre solo schegge impazzite che girano in tondo nella notte e sono divorate dal fuoco e dal rumore.

Tuono

 

Tuono – Ho Scelto la Morte (2019)

“Ho Scelto la Morte” dei Tuono potrebbe benissimo essere scambiato per un misconosciuto lavoro uscito nella scena hardcore punk italiana intorno al biennio 1985-86 perchè nei suoi (quasi) venti mintui possiamo ritrovare il suono, l’esigenza espressiva, la rabbia e l’impulsività tipici di quel momento storico e di quella scena immortale. I Tuono però non provengno dagli anni Ottanta ma sono un gruppo di recente formazione nonostante possano annoverare tra le proprie fila membri di Kontatto, Impulso e Horror Vacui. Hardcore italiano vecchia scuola quello che suonano, fin qui non ci sono dubbi, ma quali sono le principali influenze che trasudano da ogni nota di questo “Ho Scelto la Morte”? Provate a sintetizzare l’hardcore degli Stinky Rats del mai troppo incensato “Vergognati”, i Disper-azione di “Soltanto la Morte…Potrà Fermarci”, i semi-sconosciuti Kobra di casa Virus dell’unico ep “Corri Nel Sangue dei Tuoi Nemici” e soprattutto i seminali Wretched del periodo “La Tua Morte Non Aspetta” e non andrete troppo lontani dall’hardcore radicato nella vecchia scuola suonato dai Tuono e riassunto nelle otto veloci tracce che compongono questa loro prima fatica in studio. Con l’irruenza di un tuono, questo nuovo progetto ci regala un’ottimo esempio di hardcore punk old school suonato con passione, attitudine e un certo gusto a tratti post-punk, senza dubbio un po’ nostalgico di quello che fu negli anni ’80 ma che nonostante ciò riesce sempre ad esercitare un profondo fascino e mantenere un forte interesse. L’atmosfera generale che aleggia su tutti gli otto brani è profondamente oscura ricordando anche gli Stigmathe di “Lo Sguardo dei Morti” e inoltre l’hardcore suonato dai Tuono non disdegna mai melodie e ritmi di derivazione post-punk come nell’introduttiva “Come un Tuono” o nella quinta traccia “Lingue Morte/Occhi Spenti”. Nel riff che apre “Non Mi Aspetto più Niente” si possono invece sentire addirittura echi dub sulla falsa riga di “Volando Stanotte” dei già citati Stigmathe. Accanto alle tracce citate finora se ne affiancano altre come “Non Capire” e “Ho Scelto la Morte“, veloci schegge di hardcore punk in perfetto stile Wretched. Per concludere siamo di fronte ad otto tracce indomabili e irrequiete come un tuono che squarcia il cielo e spezza l’apparente quieto vivere, come un tuon0 che crea confusione e rumore assordante. Soltanto la morte potrà fermarci!

 

Eversione – Eversione (2019)

Un grande e graditissimo ritorno quello dei liguri Eversione, almeno per me che li ho amati fin dal loro primissimo “Un’Istante di Fervore” datato ormai 2014. Un ritorno avvenuto a settembre con la pubblicazione di questo self-titled album che vede gli Eversione riprendere il discorso interrotto tanto sul già citato “Un’Istante di Fervore” quando sullo split con gli Eco rilasciato due anni dopo, ovvero un hardcore perfettamente in linea con il sound che dagli anni ’90 in poi ha caratterizzato moltissime uscite della penisola, quell’hardcore dal sapore old school ma che non disdegna un suono più moderno, compatto e per certi versi melodico, principalmente in certe linee vocali e in certi riff che sorreggono le dodici tracce presenti su questo “Eversione”. Il disco era stato annunciato con la pubblicazione del singolo “Il Nuovo Disordine“, brano che può rappresentare al meglio l’hardcore suonato dai liguri, un’hardcore che partendo dalla lezione dei Sottopressione arriva a mostrare influenze tanto della scuola tarantina di Sud Disorder e Hobophobic quanto a tratti vaghi echi della scuola trentina di Congegno e compagnia, senza mai celare un gusto nel song-writing, nella scrittura dei testi e in generale nella ricerca di un equilibrio stabile tra l’irruenza e la melodia riconducibili a gruppi grandiosi come i CGB. “Ancora Qui” è uno dei pezzi hardcore più anthemici e intensi ascoltati negli ultimi anni, veloce e melodico, con una linea vocale che si stampa immediatamente in testa e con un testo combattivo. Durante l’ascolto della successiva “Idee di Libertà” ho avuto un’epifania pressochè immediata; infatti il brano in questione ha un gusto particolare che mi ha ricordato un pezzo indimenticabile e stampato indelebilmente nella mia memoria, ossia la bellissima “Nerosangue” presente sul primo lavoro degli Eversione. Da brividi, tanto musicalmente quanto dal punto di vista lirico, è sicuramente “Luce di un Giorno di Sole”. Il nono brano intitolato “Per Mano dello Stato” non è un inedito bensì abbiamo giù potuto ascoltarlo sulla compilation benefit “Il Freddo di Luglio“, probabilmente uno dei pezzi “più politici” di tutto il disco. Avviandoci alla conclusione di questo nuovo self-titlted album ci imbattiamo in un altro momento altamente anthemico rappresentano da “Da Solo”, altra traccia che mette i brividi. Se musicalmente le dodici tracce sono attraversate da una costante tensione tra irruenza e melodia, anche liricamente il disco si compone di due anime perfettamente amalgamate dagli Eversione, quella più personale e intima e quella più politica e insurrezionale. Per concludere questa recensione, prendendo in prestito le parole degli stessi Eversione possiamo orgogliosamente dire di essere ancora qui “lontani da tutto ad urlare con la voce ridotta ad un filo, uniti nella nostra follia non importa se il mondo non riesce a capirci…”. Noi sempre qui, a non capire perchè voler continuare ad esserci.

 

Gli Stronzi – Distopia (2019)

La città di Distòpia: un luogo immaginario, dove la sola morale è quella dell’utilitarismo e dell’egoismo più becero. Dove il fascismo si nasconde dietro una succinta veste di democrazia e fa breccia in chi prima lo disdegnava e lo guardava agire con indifferenza. Oggi, Distòpia assomiglia sempre di più alla realtà, forse, è già la nostra realtà.

L’ultima volta che ho parlato de Gli Stronzi su questo blog ho concluso la recensione del loro “Sicurezza e Decoro” con queste esatte parole: “Se ve lo fate scappare gli stronzi siete voi, sappiatelo”. La volta prima ancora, nel corso di un report di un concerto avvenuto in una giornata di pioggia del lontano 2017 nella cornice di Villa Vegan, avevo sottolineato quanto dal vivo Gli Stronzi non risparmiassero nemmeno una goccia di sudore nel suonare il loro hardcore furioso e diretto, in cui si può sentire in ogni istante tutta la passione che li anima e l’attitudine in your face che contraddistingue tanto il loro sound quando e sopratutto le loro liriche urlate a squarciagola dalla graffiante voce di Chiara (già voce dei L.UL.U) che ha sostituito la Clara dietro il microfono. Gli Stronzi però sono meno stronzi di quanto ci si possa immaginare e dopo un silenzio durato più di un anno a settembre ci hanno regalato la loro terza fatica intitolata “Distopia”, disco nel quale i nostri continuano nel loro percorso orienatato a suonare un’hardcore punk vecchia scuola combattivo, veloce e rabbioso, riuscendo a riprendere il filo interrotto con il precedente “Sicurezza e Decoro” e migliorandolo ulteriormente in termini di composizione e dal punto di vista lirico. Sette ottime tracce che sferrano un colpo mortale alla pacificazione sociale e suonano come una condanna a morte per il quieto vivere a cui ci vorrebbero addomesticare. Tra le sette velocissime e brevissime schegge impazzite di hardcore old school che ci traffigono appena iniziamo l’ascolto di questa ultima fatica in casa de Gli Stronzi, trovo sia bellissima “Rialzati!”, traccia con cui ci si avvia alla conclusione di “Distopia”, con un testo che invita ad alzare la testa, a ricominciare a lottare e a tirar fuori tutto ciò che si ha dentro di sè. Colonna sonora perfetta per danzare tra le fiamme che divorano le rovine della città di Distopia. Se non avete ancora ascoltato questa bombetta beh che ve lo dico a fare, siete voi gli stronzi, sappiatelo.

 

Schegge Impazzite di Rumore #02

Secondo appuntamento con la rubrica più attesa e bramata da tutti gli amanti del rumore e del disastro sonoro, dell’etica Do It Yourself e del marcio e polveroso Underground. Anche oggi saranno 4 i gruppi e gli album di cui gi andrò a parlare nello specifico pur tentando di racchiudere l’essenza in una manciata di righe; dopotutto la rubrica “Schegge Impazzite di Rumore” è nata proprio con l’intento di parlare in breve e porre l’attenzione sulle ultime uscite discografiche in ambito punk-hardcore (e generi affini) e soprattutto sugli album che mi son ritrovato più spesso ad ascoltare nell’ultimo mese. Ed ecco spiegato il perché quest’oggi vi parlerò di Amphist, Gli Stronzi, Lucta e Sepolcro.

Partiamo dall’album più “vecchio” tra i quattro di cui vi andrò a parlare quest’oggi, ossia “Waking Nightmare” dei beneventani Amphist, album rilasciato dal gruppo nel febbraio del 2017. Un disco di crust punk genuino, che in alcuni casi mi ha ricordato gli indimenticati Gelo, sapientemente miscelato con il meglio che la scuola europea/scandinava del death metal abbia saputo offrire negli anni ’90. I nostri descrivono il loro sound come “blackened crust”, ma al mio orecchio di black metal è giunto veramente poco nulla, se non per un atmosfera generale del album decisamente oscura e sulfurea. Un suono quello proposto dagli Amphist in questa loro prima fatica che si posiziona perfettamente a metà strada tra la lezione impartita dai mostri sacri del genere, le soluzioni piú moderne e le ultime uscite in ambito Crust. Un buonissimo esordio, non c’è che dire.

Amphist – Waking Nightmare: https://amphist.bandcamp.com/album/waking-nightmare

 

Tornano Gli Stronzi dopo l’esordio “Nessuna Prospettiva” che aveva giá fatto intravedere tutti gli ingredenti della loro proposta semplice e immediata: hardcore punk veloce, riottoso e figlio diretto della vecchia scuola italiana ma non per questo banale. Tornano più incazzati che mai con questo nuovo “Sicurezza e Decoro”, 8 tracce che ci vengono sbattute in faccia con la stessa violenza inaudita di una mazza da baseball che sbriciola i denti lasciando in bocca solamente il sapore amaro del sangue. Per non farsi mancare assolutamente nulla tra le 8 tracce troviamo un feat con la Chiara, voce sgraziata dei milanesi L.UL.U, dal titolo “Ai Margini” e la cover di un gran pezzo dei CGB dedicato alla “città che brucia”, ossia Imperia, città dalla quale appunto provengono alcuni di questi “Stronzi”. Come al solito Gli Stronzi suonano genuini, hanno attitudine, tutto su questo nuovo EP trasuda passione per l’hardcore più sincero e per il Do It Yourself, dalla copertina bellissima nella sua semplicità alla voce rabbiosa della Clara; se vi masturbate compulsivamente sugli EP “ormai datati” di Declino, Indigesti e Negazione e siete in astinenza dal hardcore punk tutto attitudine, passione e sudore questo “Sicurezza e Decoro” è sicuramente quello che fa per voi ed è il meglio che possiate trovare sulla piazza ultimamente. Se ve lo fate scappare gli stronzi siete voi, sappiatelo.

Gli Stronzi – Sicurezza e Decoro: https://glistronzi.bandcamp.com/album/sicurezza-e-decoro

 

Eccoci giunti a parlare finalmente delle Lucta. La Occult Punk Gang colpisce ancora. Dopo l’incredibile esordio dei misteriosi Cerimonia Secreta, i nostri tirano fuori dalle nebbie e dai fumi del loro rituale occulto un altro piccolo gioiello oscuro. E il loro suono è proprio quello che ti aspetti dal titolo dell’album, un titolo che non lascia troppo spazio ad interpretazioni: un punk oscuro e sabbatico è difatti quello che trasuda dalle 7 tracce di questo “Black Magic Punk”. Magari dirò una stronzata irripetibile ma il loro sound, capace di creare una atmosfera oscura e a tratti vampiresca, mi ha fatto piombare in un viaggio onirico nel quale ho immaginato le Lucta come un entitá demoniaca risvegliata durante un rituale sabbatico in cui hanno partecipato Cerimonia Secreta, Kalashnikov Collective e Negot. Ecco fate lo sforzo di immaginare il sound delle Lucta come la somma di quanto ho appena scritto, prendendo il meglio da ogni gruppo sopracitato. E se pensate io abbia scritto una marea di cazzate (com’è probabile che sia) su questo “Black Magic Punk”, mandatemi a cagare e correte ad ascoltarlo lasciandovi trasportare nel rituale oscuro delle Lucta. Occult Punk e Magia Nera, vi basta? Join the Sabba!

Lucta – Black Magic Punkhttps://occultpunkgang.bandcamp.com/album/black-magic-punk

 

Cambiamo completamente genere con il ritorno dei Sepolcro che ci regalano un EP contente solo tre pezzi; tre pezzi di marcio e opprimente death metal che ricorda spesso la scuola finlandese degli anni ’90 (Convulse, Sentenced e compagnia) ma anche gruppi più recenti come i favolosi Krypts (anch’essi finlandesi). Nulla di nuovo quindi su questo “Undead Abyss”, niente assolutamente di originale, ma la qualità tecnica e la passione che contraddistingue i nostri ci permettono di apprezzare appieno il death metal suonato dai Sepolcro, un death metal oscuro, putrido e lovecraftiano tanto nelle atmosfere quanto nelle liriche. Lasciatevi dunque inghiottire dagli abissi, lasciatevi divorare dai mostri che li abitano, lasciatevi seppellire vivi dalla pesantezza oscura di questo “Undead Abyss”! Ah e lasciatevi ammaliare dalla stupenda copertina che farebbe invidia allo stesso H.P. Lovecraft per quanto è disturbante e angosciante.

Sepolcro – Undead Abysshttps://sepolcro.bandcamp.com/album/undead-abyss

 

Siamo schegge, solamente schegge di rumore impazzite! Buon Rumore, buon Disastro Sonoro!

 

“Punx e la Metropoli” – Ma(la)tinee in Villa Vegan (12/11/17)

“è come                                                                                           
attender la pioggia 
sperando che piova sotto cieli di piombo 
sperando che piova sotto cieli di piombo 
aspettando la pioggia… “

Milano, un pomeriggio di novembre. Cielo plumbeo, grigiore opprimente della metropoli, pioggia malinconica senza motivo. Cosa c’è di meglio per riempire un uggioso pomeriggio autunnale se non un concerto punk-hardcore nella splendida cornice di Villa Vegan con tanti ben compagni di disavventura? NULLA, giusto.

Hanno aperto le danze gli WOWS, gruppo veronese composto da sei misteriosi individui. La loro proposta sonora è un drone-doom metal granitico e opprimente, venato di sludge atmosferico, la perfetta colonna sonora del cupo e piovoso pomeriggio dell’autunno milanese. Il muro sonoro creato dagli WOWS, pesante, acido e a tratti psichedelico, è riuscito a costruire una atmosfera opprimente e a trascinare l’ascoltatore in un abisso dove a farla da padrone sono stati la distorsione e la sensazione di annichilimento creata dai nostri. A metà strada tra Neurosis, Eyehategod, Sunn O))) e Hate&Merda, i misteriosi WOWS sono stati autori di una buonissima performance. Interessante scoperta da approfondire.

L’atmosfera oscura e opprimente creata dal gruppo di Verona ha poi ceduto il posto al fast-hardcore/powerviolence militante e rabbioso dei bolognesi Repressione, vere e proprie macchine da guerra. C’è poco da dire su di loro; un gruppo che mette sempre tantissima passione, tantissimo sudore e tantissima attitudine in quello che fa e la loro esibizione, ancora una volta, ce ne ha dato prova nel caso avessimo qualche dubbio. Passione e attitudine certo, ma anche tanta qualità e tanta “tecnica” se così vogliamo chiamarla. Pezzacci come “Tempi Bui”, “Huye Hombre”, “Guerra alla Città” e “Cielo di Piombo” (da cui è presa la strofa posta ad introduzione di questo articolo) come al solito, ancora più che su disco, fanno la loro porca figura. Anche un pezzo nuovo come “Fiamme” non ha cambiato di una virgola la proposta dei nostri: rabbia, rumore e velocità contro tutto e tutti. Nonostante il freddo che invadeva le ossa e rendeva lenti i movimenti è stato impossibile esimersi dal pogare quasi ininterrottamente sui pezzi proposti dai Repressione capaci di far risplendere il fuoco sotto cieli di piombo. Rabbia e rumore from Bologna, nothing less, nothing more.

Cocaine Slave – Pic taken from Facebook

Non è facile per nessuno essere posti in scaletta subito dopo una performance impeccabile come  quella dei Repressione; ai Cocaine Slave però non frega un cazzo e ce lo hanno dimostrato chiaramente regalandoci anch’essi una performance che in quanto ad passione e attitudine non è stata sicuramente seconda a quella dei bolognesi. Il powerviolence dei nostri non scende a compromessi, non conosce pause, tira dritto tritando ossa e non facendo prigionieri, dimostrandosi estremamente godibile (come del resto aveva già fatto intravedere su disco) e permettendo che le danz…ehm il pogo continui senza freni. Due cose da evidenziare: il nuovo cantante ha regalato una performance vocale estremamente convincente e a tratti “molto metal” (qualsiasi cazzo di cosa voglia dire) che ha sicuramente aggiunto qualcosa in più alla proposta dei Cocaine Slave; alcuni problemi tecnici (interferenze cassa-microfono e corda della chitarra di Mike rotta appena prima dell’ultima canzone) hanno invece in piccola parte penalizzato la qualità dei suoni, ma dopotutto di questo non ce ne deve fregare un cazzo dinanzi ad un’altra esibizione che ha riscaldato alla grande il freddo pomeriggio milanese. Ah postilla finale sui Cocaine Slave: il batterista è veramente un cazzone che gioca a fare la rockstar e che fa troppa autocritica anche quando non dovrebbe… ma è anche per questo che gli voglio/amo tanto bene. (Gian se stai leggendo questo schifo di “live report”, spero apprezzerai questa mia dichiarazione d’ammmore per te.)

Gli Stronzi senza la Clara

Ultimo gruppo che ho potuto godermi prima di fuggire dal nubifragio che ha travolto Milano sono stati Gli Stronzi from Imperia. Ultimo gruppo della mia giornata, ma non della Ma(la)tinee visto che dopo di loro si sono esibiti i berlinesi Feral Thrust e la one-man band Misa Histerica direttamente dal Cile, entrambe dedite a sonorità crust. Me li sono persi, questo “live report” è parziale ed io sono uno stronzo. Tornando a parlare degli Stronzi e del loro punk-hardcore in stile molto old school, mi limito a dire che come al solito la nota da sottolineare è l’attitudine dell’instancabile cantante (la Clara), che con la sua voce incazzata e sgraziata ci regala una prova molto buona e assolutamente godibile. In generale una performance quella degli Stronzi che scorre senza soste e che colpisce nel segno. I pezzacci presenti sul loro “Nessuna Prospettiva” si dimostrano ottimi, addirittura migliore in versione live, e questo non può che essere un grande pregio dei nostri.

Come già detto alla fine della loro esibizione me ne sono scappato sotto la pioggia battente a prendere la metro e in questo modo mi sono perso i due gruppi crust che avrebbero dato certamente degna conclusione a questo pomeriggio-serata di punk-hardcore in Villa Vegan, quindi questa “recensione” può considerarsi conclusa qui (e meno male).

Non un semplice concerto, come al solito non è solo musica. Vita, lotta, passione, autogestione, questo è quello che porta con se un concerto come questo. Storie di diserzione della quotidianità e di sovversione del quieto vivere della grigia metropoli milanese. Una storia di punx nella metropoli che creano l’anarchia per qualche momento… “aspettando la pioggia sotto cieli di piombo”. Milano, pioggia e punk-hardcore.