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A Blaze in the Northern Sky #03

THE MILLION HANDS OF JOY HAVE SOMETHING HOLY TO BURN (darkthrone)

Terzo appuntamento con A Blaze in the Northern Sky, rubrica dedicata ai migliori dischi usciti in ambito black metal nell’ultimo periodo. I protagonisti di questo terzo episodio sono tre ottimi lavori di black metal usciti recentemente e di gruppi o progetti che nulla hanno a che fare con merda ambigua, fascista o sessista/omofoba e che, se proprio non rientrano perfettamente nel filone “Red & Anarchist Black Metal”, si definiscono fieramente antifasciste e certamente vicine ad un certo modo di intendere il black metal e in generale la scena estrema e underground.

Havukruunu

Havukruunu – Kelle Surut Soi 

Una strana nebbia sorge nel cuore della foresta di conifere innevata, gli Havukruunu emergono dall’oscurità evocando forze silvane ancestrali pronte a dominare incontrastate nella natura più selvaggia…

L’ascolto di Kelle Surut Soi degli Havukruunu assume fin da subito le sembianze di un rituale d’iniziazione pagano dominato dalla gelida oscurità tipica degli inverni finlandesi. Ed è proprio dalla Finlandia che arrivano gli Havukruunu e la loro proposta si assesta su territori di un black metal di matrice pagana e profondamente caratterizzato da tematiche che prendono ispirazione dall’antica mitologia finnica. Partendo dalla lezione seminale dei Bathory di “Hammerheart” e “Twilight of the Gods”, incorporando l’epicità battagliera dei Primordial, il sound degli Havukruunu su questo Kelle Surut Soi si avvicina a quanto fatto dai Moonsorrow e dai Kampfar su dischi del calibro di “Suden Uni” o “Fra Underverdenen” , ovvero un black metal dalle tinte tanto pagane quanto epiche, immerso in atmosfere oscure, in grado di evocare tanto paesaggi dominati da una natura selvaggia brulicante di forze primordiali quanto scenari guerreschi di tempi ancestrali. Veniamo introdotti in questo viaggio rituale dall’intro acustica che apre “Jo Näkyvi Pohjan Portit”, la primissima traccia di Kelle Surut Soi che in poco tempo deflagra in una cavalcata di pagan black metal dalle tinte epiche. Il sound degli Havukruunu, rispetto a quanto fatto in passato su Havulinnaan, sembra tendere molto più alla costruzione di atmosfere epiche piuttosto che lasciarsi andare a immediate melodie folkeggianti a la Moonsorrow; durante l’ascolto delle otto tracce che compongono Kelle Surut Soi difatti prevale sempre una sensazione di oscurità mistica dominata da entità sovrannaturali e da un mondo naturale animato da forze pagane e selvagge. È un paganesimo di tradizione finnica quello raccontato nella musica degli Havukruunu, un paganesimo che da tempi ancestrali si è trovato a confrontarsi costantemente con una natura selvaggia ed estrema, tanto ostile quanto intrigante, e abitato da primordiali forze oscure. Una riscoperta del paganesimo finlandese che però nulla ha a che fare, nell’ottica degli Havukruunu, con una riappropriazione culturale e storica da sottomettere al fine di veicolare messaggi di natura nazi-fascista o razzisti. Difatti gli Havukruunu dimostrano come quella nicchia conosciuta come “pagan black metal” non sia esclusiva di gruppi ambigui o di gentaglia che utilizza le tematiche pagane per veicolare posizioni di natura nazionalista o di supremazia razziale. Nella notte dominata dalla pioggia e dai tuoni, gli Havukruunu compaiono sotto le sembianze di una tempesta di black metal pagano pronto ad inghiottire il giorno in un’oscurità eterna. 

Heavenfield – Demo I

Heavenfield è il nome di un progetto solista che ha base in California ma che a livello di influenze musicali e liriche affonda le proprie radici in profondità in terra scandinava e precisamente nella scena black metal norvegese e in quella svedese della prima metà degli anni ’90. Traendo ispirazione da tutto ciò che riguarda la mitologia norrena e la storia ancestrale dei popoli vichinghi abitanti della penisola scandinava, Heavenfield costruisce un sound black metal tanto atmosferico quanto crudo, ispirato da dischi fondamentali come “First Spell” dei Gehenna, “Det Som Engang Var” di quel nazi-merda di Burzum, dei capolavori dei Windir, riuscendo a creare un’atmosfera epica ed a evocare tempi antichi dominati dalle dei dimenticati. Due sole tracce (Jötunheimr e Gleipnir) proposte su questa demo rilasciata a febbraio, ma che bastano per far intravedere un’ottima capacità nel songwriting e per godersi una decina di minuti abbondante di black metal tanto atmosferico quanto epico. Thunraz, ovvero la mente che sta dietro al progetto Heavenfield, definisce la sua proposta come “skaldic black metal”, ovvero black metal ispirato dall’antica poesia scaldica, una forma complessa, intricata e ricca di complicate formule metriche di poesia norrena. In un ambiente come quello black metal dalle tematiche vichinghe, dominato dalla presenza di personaggi e gruppi ambigui quando non palesemente nazionalsocialisti, Heavenfield porta avanti un discorso di opposizione netta ad ogni forma di razzismo, fascismo e suprematismo bianco, ricordando che non c’è posto per i nazi nel Valhalla!

Wulfaz – Eriks Kumbl 

Runic Black Metal; definiscono semplicemente in questo affascinante modo la loro proposta i danesi Wulfaz, nome che, nella lingua proto-nordica ricostruita grazie ai ritrovamenti delle pietre runiche, significa letteralmente “lupo”.
Pensate al black metal vecchia scuola dei primi Darkhtrone di “A Blaze in the Northern Sky” o dei Taake di “Nattestid Ser Porten Vid” suonato però con un irruenza espressiva tipicamente punk e prediligendo ritmi d-beat, il tutto condito da liriche ispirate dagli antichi rituali norreni e dalle incisioni runiche, e avrete i Wulfaz.
Questo Eriks Kumbl è la prima fatica in studio per i danesi, un’ep composto da tre tracce di black metal scandinavo fedele alla seconda ondata norvegese che si contraddistingue  per un’atmosfera profondamente pagana che avvolge l’intero lavoro, il gusto per un riffing gelido ma che non abbandona mai la melodia e un’aggressività riconducibile alla scena punk/d-beat svedese e ai lavori di gruppi quali Wolfpack o Skitsystem. Tre tracce, tra cui spicca personalmente “Døden ved Hedeby”, dunque che suonano come se i Darkthrone e i Taake avessero deciso di suonare d-beat (kangpunk) svedese e cantassero di tematiche intimamente legate alla storia vichinga.
Se siete amanti della storia germanica e norrena, della sua mitologia e siete affascinati dalle incisioni runiche ma odiate gruppi che si appropriano di queste tematiche per veicolare messaggi nazional-socialisti o di supremazia razziale, i Wulfaz sono il gruppo migliore che potreste ascoltare. Inoltre, consci che in ambito black metal è pieno di nazisti o simpatizzanti, i Wulfaz sottolineano fieramente da che lato della barricata stanno e ribadiscono un concetto sempre valido: fascists fuck off!