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La Cosa – Atto I – Il Nome della Cosa (2016)

“Dai limiti delle più recondite regioni metafisiche, dove Essere e Non Essere mescolano i loro confini, La Cosa irrompe nel reale con tentacoli traslucidi, portando scompiglio, non-definizione e irrealtà tra le molli certezze del quotidiano.” E dopo questa affascinante quanto ermetica autodefinizione io potrei anche concludere questa recensione non ancora cominciata; dopo tutto quali e quante altre parole si potrebbero sprecare per definire questa cangiante creatura nata direttamente dalle ceneri degli Ofu, storico gruppo punk hardcore di Como? In realtà poche e forse anche superflue, difatti cercherò di esser il più breve possibile in questa recensione.

Questi misteriosi La Cosa arrivano direttamente da Saronno e ci propongono un genere che si pone a metà strada tra l’hardcore punk italiano degli anni ’90 e le derive post-hardcore che più di una volta mi han portato alla memoria Gli Altri, gruppo savonese dedito a sonorità simili a quelle sopra citate. In questo “Atto I – Il Nome della Cosa”, mini-ep rilasciato nel marzo del 2016, troviamo (aihmè) solamente 4 pezzi (più un’intro strumentale da brividi) che però bastano per farci apprezzare tanto la qualità della musica quanto la bellezza delle liriche introspettive e poetiche urlate/cantate dalle voci a tratti emo (ma sempre sporche quanto basta) di Giulio e Emme (quest’ultimo anche chitarrista). Ad esser sinceri oltre ai chiari riferimenti alla musica degli Ofu, band ormai defunta dalle cui ceneri sono nati appunto i La Cosa, e alle similitudini (sopratutto per quanto riguarda la poeticità dei testi e le emozioni suscitate dal cantato) con Gli Atri, appare difficile per non dire inutile citare gruppi di riferimento per inquadrare la proposta sonora, per sua stessa natura cangiante e polimorfa, dei nostri cinque saronnesi. Prendendo in prestito le loro parole, potremmo definirla “una musica con i tentacoli”; tentacoli che richiamano in modo esplicito il misterioso artwork presente sulla copertina di questo EP, il quale dovrebbe rappresentare quella che sembrerebbe essere una piovra, un essere oscuro che abita gli abissi più impenetrabili della mente umana. Si potrebbero sprecare svariate righe per parlare dettagliatamente di ogni singolo brano presente su questo “Atto I – Il Nome della Cosa” ma ritengo estremamente futile farlo perchè è impossibile definire a parole il vortice di moltitudine emozioni generato dalle liriche di questi 4 pezzi. Posso però sbilanciarmi nel dire che, personalmente, il brano che si erge sopra gli altri, sia per la qualità della musica, che per l’interpretazione delle vocals e sopratutto per la profondità e l’introspezione di cui è impregnato il testo, è senza ombra di dubbio “Saturno”.

Cos’altro aggiungere? Probabilmente nulla perchè sono ancora una volta le cinque creature che compongono La Cosa a dare la migliore definizione di questo progetto: Indefinizione, scompiglio e irrealtà.

Oltre la musica, oltre il rumore, dalle profondità degli abissi più opprimenti i cangianti ed inafferrabili tentacoli della Cosa sono pronti per trascinarvi giù nel Disastro Sonoro