Tag Archives: Milano Punx

Kobra – Confusione (2020)

Il fallimento è libertà, il successo ti annienta.

The album tells the story of young broke punks in Milan, always looking for a grift in the system, angry but also full of self-doubt, torn between activism and nihilism.

Queste le parole che accompagnano la pubblicazione di Confusione, nuova fatica in studio per i milanesi Kobra firmata dalla Iron Lung Records. Ancora ai ferri corti con l’esistente, l’hardcore punk come mezzo per minare la pacificata quotidianità capitalista e disertare il futuro.

Negli anni’80, agli albori della nascente scena hardcore punk italiana, quella che oltreoceano incensavano un giorno si e l’altro pure e che ha fatto scuola ovunque, dalla Svezia al Giappone, nei bassifondi di una Milano che stava vivendo l’esperienza storica del Virus, si muovevano quattro giovani punx che decisero di dar sfogo alla loro rabbia, mettendo in piedi una creatura dedita al punk-hc dal nome Kobra. Fortemente influenzati dai Wretched ma molto più grezzi e acerbi, il gruppo riuscì a pubblicare un solo EP nel 1985 dal titolo “Siamo il Sangue nelle Vene dei nostri Nemici”. Oggi, nel 2020, nell’underground della metropoli milanese e nella sua polverosa scena hardcore e diy, un’altro gruppo di punx mossi da tensioni anarchiche e pulsioni nichiliste. noto anch’esso con il nome di Kobra, si aggira senza meta in preda alla rabbia e alla disperazione, divorati interiormente da una profonda sensazione di disillusione e sfiducia nei confronti di un futuro nemmeno troppo lontano che si preannuncia angosciante.

Disillusione, nichilismo, rabbia, ansia, alienazione, ma anche voglia istintiva di lottare, ribellarsi e resistere… è questo il vortice di emozioni e sensazioni che ci inghiotte immediatamente appena ci imbattiamo nelle note dell’iniziale Combatti, stesso vortice che ci divorerà e ci accompagnerà durante l’ascolto dell’intero Confusione, un concentrato di primo anarcho punk e primordiale hardcore punk italiano che ha le radici ben piantate nel sound e nell’esperienza di gruppi come Quinto Braccio e Contrazione, senza scordarsi dell’influenza dei Wretched più selvaggi e caotici che aleggia come uno spettro su tutto il disco. Concedendomi una breve digressione per parlare della copertina di questa ultima fatica dei Kobra, l’artwork in bianco e nero ad opera di Fra Goats (voce del gruppo) ricorda profondamente un’immaginario caro all’anarcho punk anni ’80, tanto quanto un’atmosfera, intrisa di nichilismo, che può riportare alla memoria addirittura i Nerorgasmo.

Combatti ogni giorno, combatti per non cadere, combatti per non morire.

Ancora una volta il raw punk hardcore suonato dai Kobra, in cui la dimensione politica e quella personale si intrecciano in maniera inscindibile, è animato da un’attitudine riottosa e da una rabbia istintiva e viscerale, ma su questa nuova fatica in studio si può notare una vena maggiormente sperimentale e personale nel loro sound. Difatti i Kobra non si sono limitati a seguire le coordinate sonore che avevano contraddistinto le cinque tracce della precedente tape, prima fatica dei nostri quattro punx milanesi datata 2018, anzi hanno aggiunto una buona dose di sperimentazione che viene sintetizzata in maniera estremamente godibile nel punk grezzo e caotico, base di partenza e arrivo dell’intero Confusione. Esempio di questa inaspettata dimensione sperimentale è la presenza addirittura di inserti di sassofono in tracce come la titletrack o C.P.D.M, probabilmente alcuni dei momenti più interessanti dell’intero lavoro con i loro echi che possono ricordare certe cose fatte dai Franti. Il legame intimo dei Kobra con la vecchia scuola dell’hardcore punk italiano è però evidente ed emerge tanto nell’immaginario generale che avvolge Confusione quanto nell’irruenta necessità espressiva e nelle liriche che accompagnano le undici tracce, tra le quali troviamo “Nessuna Fiducia” (altra traccia che ho apprezzato specialmente) che, almeno nel titolo, sembra voler omaggiare l’omonimo brano firmato dai Declino. Ventidue minuti intensi segnano il ritorno dei Kobra e sinceramente non si poteva chiedere di meglio che un disco di grezzo hardcore punk dalle interessanti pulsioni “sperimentali” del calibro di questo Confusione. Questa non è la fine, questo è l’inizio… Ancora una volta uniti nel dolore e uniti nell’abbraccio, come urla la voce di Fra all’inizio della nona traccia intitolata “Sogni Illusioni”.

Per trasformare l’angoscia e l’alienazione che ci incatenano in questi tempi bui dell’esistente capitalista e dell’epoca spettacolare della merce in un mezzo per sovvertire e disertare collettivamente la pacificazione sociale e il quieto vivere in cui ci vogliono condannati a morte. Nessuna speranza, nessun futuro, nessuno spazio, nessuna fiducia… Il futuro semplicemente non esiste, dunque tramutiamo la nostra rabbia e la nostra disperazione in fuoco, qui e ora, e distruggiamo ciò che ci distrugge tutti i giorni.

 

 

Schegge Impazzite di Rumore #10

Decimo appuntamento con le Schegge Impazzite di Rumore? Davvero? Incredibile tutta questa costanza da parte mia, non me lo sarei mai aspettato. Al di là dell’autoironia, questo decimo capitolo della miglior rubrica in cui la scena punk hardcore italiana possa attualmente imbattersi (sto a scherza’), è una sorta di speciale e vi spiego anche perché. Praticamente un anno fa stavo lavorando effettivamente al primo numero della fanzine cartacea di Disastro Sonoro e dunque in occasione di questo evento mai concretizzatosi avevo scritto una manciata di “brevi” recensioni che fino ad oggi non hanno ancora visto la luce. Qualche giorno fa le ho ritrovate, riguardate e dopo averle rilette (e sistemate) mi sono accorto non facessero così tanto schifo e che avrebbero meritato di veder la luce. Visto che lasciarle lì a marcire non ha troppo senso, quale migliore veste se non Schegge Impazzite di Rumore per pubblicarle? Ecco, dunque buona lettura tra scemi, idioti civilizzati e altre canaglie punx.

Idiota Civilizzato, Vecchio Son, Bologna

Scemo – Caccia alle Streghe (2019)

Dalla scena underground milanese viene vomitato fuori questo nuovo progetto dall’inequivocabile nome (sono quasi convinto sia una citazione diretta al brano dei Peggio Punx) che pubblica la sua prima fatica dall’incisivo titolo “Caccia alle Streghe“. Gli Scemo sono un’entità impegnata a suonare un hardcore punk senza fronzoli, veloce quanto basta e che tira dritto per la sua strada, riuscendo a condensare in dieci tracce sia la lezione più classica del genere di scuola italiana e statunitense (primi Negazione, Peggio Punx o Poison Idea per fare dei nomi) sia gruppi più recenti e moderni che però si rifanno ad un’attitudine coerente e in linea con la vecchia scuola hc. Difatti al primo ascolto di “Colpo Basso“, traccia posta in apertura di questo “Caccia alle Streghe“, ho immediatamente pensato ai Tørsö , ma anche a gruppi come Wallbreaker o Exit Order (ma senza le melodie vagamente post punk di questi ultimi). Ecco se volessi in estrema sintesi definire gli Scemo potrei pensare a loro come la versione italiana dell’hardcore rabbioso dei Tørsö, chiaramente non solo perchè entrambi i gruppi hanno in comune le rabbiose vocals femminili, ma sopratutto per l’attitudine in your face, per l’intensità che attraversa tutto il disco e per la capacità di scrivere pezzi hc fuoriosi e adrenalinici a cui è seriamente difficile resistere. Se non siete scemi e sceme correte veloci ad ascoltarvi questa bombetta di hardcore punk, non ve ne pentirete!

A Culture of Killing – The Feast of Vultures, The Cry of a Dove (2019)

A Culture of Killing è una one man band milanese cresciuta a pane e anarcho punk in salsa “Crass Records”, questo in breve. Ma in realtà addentrandosi nell’ascolto di questo “The Feast of Vultures, The Cry of a Dove…“, scopriamo che c’è molto di più. Già sul precedente debutto di qualche anno fa nel sound proposto da Luca (mente e corpo dietro questo progetto) si ritrovano tutti gli ingredienti più classici del genere, nonostante questo “The Feast of…” suoni più vicino ai The Mob e agli Zounds piuttosto che all’irruenza più rabbiosa di Crass o Conflict. Inoltre A Culture of Killing non si fa mancare nemmeno divagazioni melodiche in territori post-punk in stile Vex e A Touch of Hysteria e qualche pulsione addirittura goth che rendono il sound molto più variegato e personale, riuscendo a catturare quel sapore e quel gusto per le melodie oscure/decadenti tipiche di certe uscite dell’underground post-punk e death rock britannico degli anni ’80 . Citando una famosa pubblicità, cosa vuoi di più dalla vita? Rilasciato a marzo dello scorso anno, questo lavoro merita di essere ascoltato più e più volte, sopratutto se avete un’ossessione morbosa (come il sottoscritto) per tutto quello che è uscito dalla “Crass Records” e dall’underground britannico anarcho/post-punk dal 1979 al 1984.

Golpe – Subisci, Conformati, Rassegnati (2019)

Caos non musica. Potremmo terminare così, liquidando in tre parole la proposta dei Golpe, nuova misteriosa entità libera e selvaggia che se ne sta in agguato negli abissi polverosi della metropoli milanese pronta ad attaccare con tutta la sua furia cieca. Cinque tracce di caos non musica, ribadisco, che parte dalla primordiale lezione degli immortali Wretched, prende in prestito tutto il marciume del d-beat hardcore giapponese di Warhead, Crow e simili e arriva a lambire territori d-beat/crust svedesi cari a Mob 47, Anti Cimex e Totalitar. Raw d-beat/hardcore classico, non originale ma estremamente godibile, suonato con attitudine e passione e che riesce a dare quel sapore fortemente old school che sta sempre bene e di cui sono perfetti esempi tracce come “Istruzioni di Vita” o “Non Piegarti“. Stanchi di subire l’esistente, esistenze non conformi che creano crepe nel quotidiano per farla finita con la rassegnazione e l’abitudine che lentamente corrode e uccide. Caos non musica, affinché non rimangano che macerie di questo mondo!

Idiota Civilizzato – Civiltà Idiota (2019)

Nuovo Ep in casa Idiota Civilizzato! Quattro nuove schegge di rumore impazzite ancorate come al solito alla vecchia scuola dell’hardcore punk italiana degli anni ’80! “Civiltà Idiota” potrebbe benissimo trattarsi di un misterioso Ep registrato, dimenticato e mai pubblicato intorno al biennio 1983-85, epoca d’oro dell’hardcore punk italiano. Le sonorità a cui sono fortemente legati gli Idiota Civilizzato hanno infatti lo stesso sapore, la stessa rabbia, la stessa identica irruenza e la stessa attitudine del punk hardcore che fu e difatti si può udire in modo chiaro l’influenza che le prime fatiche dei Declino, dei Peggio Punx, dei primissimi Negazione e degli Impact hanno avuto sulla musica degli Idiota Civilizzato! “Uno e Nessuno” e la conclusiva “Guerra di Spettri” son due vere e proprie scariche furiose di pugni nello stomaco e personalmente le ritengo essere le tracce migliori di questo “Civiltà Idiota“. So’ cortellate quando volete, cantava qualcuna tanti anni fa e “Civiltà Idiota” è proprio questo: coltellate selvagge dal primo all’ultimo minuto. Liberi e selvaggi contro questa civiltà e la sua idiozia!

Schegge Impazzite di Rumore #04

Ogni fine mese tutti i punx, sedicenti tali e affini della penisola attendono impazienti che esca il nuovo “episodio” di Schegge Impazzite di Rumore (o almeno io mi illudo sia così), rubrica fondamentale non solo per rimanere aggiornati sulle recenti uscite in ambito hardcore, punk, metal estremo e tutti i generi affini, ma anche per potersi gustare i commenti deliranti spacciati per recensioni del cazzone che li scrive. Ed ecco che allora, nell’estenuante caldo di ormai inizio luglio che preannuncia un’estate terribile, è giunto il momento di dar in pasto a voi canaglie-punx di ogni tipo il quarto appuntamento con le Schegge Impazzite di Rumore in cui si parlerà dei giovani fuoriclasse del powerviolence milanese, così come della new wave of raw punk che risponde al nome di Kobra, passando per il nuovo brevissimo Ep dei fast-bellissimi L.UL.U e dell’ultima fatica in studio di gentaglia bella incazzata del calibro dei Failure (visti recentemente con molto piacere, tra l’altro). Bando alle ciance, lasciamo spazio al rumore e alle molteplici incarnazioni del disastro sonoro.

“Disorganizzati come la merda, però continuiamo a sbatterci”, queste le parole dei L.UL.U che accompagnano l’annuncio dell’uscita di questo fast-Ep, intitolato emblematicamente “This title”, della durata di soli 0.46 secondi, divisi per due pezzi che ci danno un assaggio di quello che sarà il futuro (si spera imminente) dei nostri. Difatti i nostri hanno già annunciato che a breve uscirà un loro split insieme a non si sa ancora chi, sul quale potremmo apprezzare nuovamente il fastcore in your face tutto rabbia e pugni nello stomaco che i nostri ci avevano già fatto assaggiare sulla loro entusiasmante demo lo scorso anno. Inoltre, e non smetterò mai di sottolinearlo, i L.UL.U dimostrano di metterci veramente tanta passione e un’attitudine da fare invidia ai più in quello che fanno, suonando si un qualcosa di non originale (echi di Hex e Last Words tanto per fare due nomi), ma capace sempre e comunque di assestare colpi critici, sbriciolare ossa e timpani e di trasmettere sensazioni di quotidiana rabbia e costante malessere verso il quieto vivere che tende ad inghiottirci. Attendendo impazienti lo split già annunciato e sperando presto di aver tra le mani un disco della durata superiore (ma non troppo) di questo fast fast fast-Ep, godiamoci e abusiamo di queste due nuove tracce dei L.UL.U. e del loro fast-hardcore! Dopotutto il loro intento mai celato di suonare il più veloce possibile non si smentisce nemmeno su questo Ep e non si smentisce nemmeno la foga della Beret nello sputarci in faccia tutta la rabbia di questo mondo bastardo (“Provo a capirvi ma buio e niente”). “Play fast or die trying ‘till the day you die!” questa la lezione che insegnano e ribadiscono ogni volta i L.UL.U. E a noi piacciono così!

Peep – S/t

“Giovani, giovani, giovani fuoriclasse”, questo sono i Peep, direttamente dalla Milano che odia per prendersi tutto! Sono giovani, sono incazzati e anche un po’ dei cazzoni, ma a noi piace così. Dopo mesi di concerti e di sudore su e giù per tutta la Lombardia e non solo, ecco quindi finalmente la prima demo della nuova scuola del powerviolence milanese, una gang di vandali che vivono al di fuori della società e della sua merda che definisce la propria proposta, senza alcuna vergogna mannaggia a loro, come “trapviolence” (vi avevo avvisati che eran dei cazzoni) o come “anti power powerviolence” (titolo dell’ottava traccia presente sulla demo) che forse è di gran lunga meglio. Senza spoilerarvi altro di quanto andrete ad ascoltare su questo incredibile debutto, termino qui di scrivere le mie cazzate. Tanto come direbbero loro: “your fucking words don’t mean nothing to me anymore” (dalla quarta traccia Y.F.W., una delle migliori)Niente da fare, sono davvero dei giovani fuoriclasse e lo sanno dimostrare sia dal vivo (non perdeteveli, vi divertirete) sia su questo loro incredibile debutto! E comunque i Peep si prendono la copertina del quarto episodio di “Schegge Impazzite di Rumore” a mani basse. La gang non si infama, ricordatevelo!

Negli anni’80, agli albori della nascente scena hardcore punk italiana, quella che oltreoceano incensavano un giorno si e l’altro pure e che ha fatto scuola ovunque, dalla Svezia al Giappone, nei bassifondi di una Milano che stava vivendo l’esperienza storica del Virus, si muovevano quattro giovani che decisero di mettere in piedi una creatura dedita al punk-hc dal nome “Kobra”. Fortemente influenzati dai Wretched ma molto più grezzi e immaturi, il gruppo riuscì a pubblicare un solo acerbo EP nel 1985 dal titolo “Siamo il Sangue nelle Vene dei nostri Nemici”. Oggi, quasi quarant’anni dopo quella stagione irripetibile ed indimenticabile, Milano è ancora una delle basi nelle quali la cospirazione punk-hardcore e del do it yourself viene tenuta in vita e alimentata con sudore e passione da collettivi, occupazioni, gruppi e singoli individui, anche se certamente non senza fatica e difficoltà. É proprio in questo contesto fertile che si muove la Occult Punk Gang, collettivo di punx dediti anima e corpo alla causa del DIY, tanto attraverso l’organizzazione di concerti quanto tramite progetti di grafica e illustrazione. Come se non bastasse da qualche mese la gang occulta è divenuta pure un’etichetta discografica che può contare già quattro uscite (tra cui, l’ultima è quella di cui parlerò di seguito); quattro uscite che finora hanno toccato ogni possibile incarnazione di quel brodo primordiale cangiante e polimorfo che è il “punk”. Questa premessa ci permette di introdurre il terzo gruppo di cui parleremo oggi e del loro debutto, gruppo di recentissima formazione che vede tra le sue fila punx già impegnati in Kalashnikov Collective e Cerimonia Secreta tra gli altri. Il gruppo in questione si cela dietro il nome di “Kobra”, stesso nome del gruppo di casa Virus che mosse i suoi primi brevissimi passi nei lontani inizi degli anni ’80 e citato poco sopra. Che sia una sorta di voluto richiamo? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo con certezza è però sicuramente il fatto che i nostri Kobra suonano un punk-hardcore fortemente radicato negli insegnamenti della scuola hardcore italiana degli anni ’80 e di gruppi come i 5°Braccio o i Nerorgasmo ma con un sound più grezzo e rumoroso, quel suono “raw” e speso lo-fi che ultimamente sta facendo proseliti e sfaceli ovunque in Italia (basti pensare ai fenomenali Sect Mark) e oltre oceano. Cinque tracce per questo debutto che faranno la gioia di chi si è già divorato i primi lavori di gentaglia che risponde al nome di Impulso e Potere Negativo, ne sono certo. Niente da aggiungere per quanto riguarda l’approccio lirico (“Vent’anni” è un pezzone) e le vocals ad opera del solito Fra Goats (autore anche dell’ottima copertina al sapore di allucinazione metropolitana) che riportano alla mente tanto i già citati Cerimonia Secreta quanto i Corpse. Devastante debutto! It’s the new wave of raw punk and that’s the way we like it, baby!

Questo quarto episodio si è aperto parlando dei Peep e della loro personale interpretazione di un genere oramai negli ultimi tempi iperinflazionato come il powerviolence. E quindi quale modo migliore per concludere questo articolo se non chiudendo il cerchio e tornando a parlare di sonorità totalmente dedite al powerviolence più intansigente e rabbioso come quello suonato dai Failure? Il lavoro dei Failure è quello più vecchio dei quattro presentati quest’oggi, essendo stato rilasciato ufficialmente nel novembre del 2017. Cosa vi troverete ad ascoltare appena le prime note dell’iniziale “Cross the Border” vi trapanerrano i timpani, lasciandovi inermi a sanguinare? Certamente powerviolence della migliore qualità, suonato con attitudine e rabbia inaudita, accompagnato dalla voce di Los che vi farà venire voglia di prendere a testate le pareti talmente tanta è la carica che mette addosso (ascoltare una traccia a caso, che ne so “Misantropic Youth” per dirne una, per avere una conferma alle mie parole), ma sono quasi sicuro che tutte queste stronzate non riescono a dare nemmeno lontanamente l’idea del suono abrasivo e distruttivo che permea tutte le dieci tracce con le quali i Failure vogliono annichilirci completamente. Probabilmente il modo migliore per farsi un’idea del sound dei nostri ce lo può dare unicamente la copertina dell’album: un treno deragliato che sfonda una parete in cemento. E quindi cosa cazzo vi aspettate che aggiunga? Mi aspetto abbiate già interrotto la lettura di questo articolo saturo di stronzate (e se non l’avete fatto fatelo subito!) per prendere d’assalto la pagina bandcamp dei Failure e ascoltarvi tutto d’un fiato il disco! Ah ed essendomeli visti dal vivo recentemente, vi posso confermare che in sede live sono di una potenza che su disco potete solo immaginare, indi per cui non perdeteveli per nessuna ragione al mondo quando capitano dalle vostre parti!

E anche l’episodio di fine giugno-inizio luglio ha visto la luce, questo mi rende fiero e mi stupisce al contempo per esser riuscito a mandar avanti una rubrica per più di mezzo appuntamento. Ora torno a cercare di sopravvivere nel caldo afoso di un’estate terribile nella periferia di milano, sperando di non venirne del tutto inghiottito. Schegge Impazzite di Rumore: per il Disastro Sonoro, per l’anarchia!

 

T28 Matinèe #4 w/ Cospirazione, Stigmatized e Overcharge

Rabbia e passione è quello che noi proviamo 
col nostro punk hardcore 
rabbia e passione è quello che ci accomuna 
nelle nostre vite 
è il calore che scalda la nostra esistenza 
E’ l’ardore che brucia nelle nostre idee 
è l’ardore che brucia nelle nostre lotte 
Mai fermarsi mai arrestarsi 
sempre, portarle avanti 
Sono momenti che passano veloci 
un istante e tutto ci sfugge 
a volte perdi tutto, anche amico 
ma mai mai mai farsi scalfire 
Rabbia passione calore ardore 
brucia la nostra vita!

(Cospirazione – La Nostra Vita)

 

Ancora una volta in T28, ancora un matinèe all’insegna del punk in tutte le sue sfaccettature, ancora punx nella metropoli che creano l’anarchia per qualche ora! Tre gruppi, tre generi differenti per soddisfare i palati esigenti di tutti i presenti nel centro occupato e autogestito più marcio (e quindi bello) di tutta Milano!

Ad aprire le danze ci hanno pensato i milanesi Cospirazione con il loro punk-hardcore militante e riottoso. Nonostante per motivi legali siano stati costretti a star lontani dal suonare dal vivo per parecchi mesi, i milanesi hanno deciso di ripartire proprio da dove avevano interrotto otto mesi fa, ossia dal pavimento polveroso del T28. Questi mesi senza suonare si sono in parte fatti sentire (e ci mancherebbe anche) ma l’esperienza e la passione dei nostri è riuscita a sopperire pure a questa ennesima difficoltà. I Cospirazione hanno dalla loro parte un arsenale di pezzi capaci di colpire nel segno e di sprigionare tutto la loro carica emotiva nonostante non vengano suonati per mesi dal vivo, basti pensare all’inno anticarcerario “Macerie” e alla sua introduzione che cosi recita: “delle galere solo macerie”, urlata a squarciagola da tutti i presenti. Anche tracce nuovissime come “La Spinta” estratta dall’ultima fatica del gruppo datata maggio scorso, dal vivo confermano per l’ennesima volta la qualità dell’hardcore punk suonato dai Cospirazione e delle liriche incendiarie che lo accompagnano. I Cospirazione sono una certezza e la rabbia e la passione che ci mettono in quello che fanno valgono più di tutto il resto, di tutti i mesi passati lontani dai “palchi” e di tutte le difficoltà che hanno incontrato ultimamente sulla loro strada. Sperando di rivederli il più presto possibile e più incazzati che mai!

E’ stato il turno poi degli indomabili e indemoniati Overcharge, gentaglia del varesino cresciuta a pane e speedmetalpunx. Dai ma c’è seriamente bisogno che io commenti la performance di Panzer, Josh e Marcio? Sono una cazzo di macchina da guerra tritaossa e lanciata alla velocità della luce contro tutto e tutti. Il loro perfetto mix di Motorhead, GBH, Inepsy e un pò di d-beat punk a la svedese è irresistibile dal vivo, pezzacci come “Warbeat”, “Speedsick” o “Downtown Inferno” sono marciume puro proveniente dagli inferi, sono ormai divenuti veri e propri pezzi anthemici che dal vivo spaccano più di quanto non facciano già su disco! Non aggiungo altro, gli Overcharge sono un gruppo che, per qualità, impegno e dedizione, assolutamente non ha bisogno di troppe parole o troppi commenti. Se non li avete mai visti suonare dal vivo cercate di rifarvi il prima possibile, non ve ne pentirete e non ne rimarrete delusi perchè sono ormai una fottuta certezza! Incarnano alla perfezione l’essenza stradaiola del rock’n’roll più marcio e sono pure bellissimi (il Panzer più di tutti), cosa possiamo chiedere di più? Spingono sull’acceleratore e ci fanno pogare come Stana comanda, cosa cazzo vogliamo di meglio?!

I cagliaritani Stigmatized sono stati personalmente la sorpresa della serata, probabilmente anche per il fatto di non aver mai ascoltato nulla di loro e sopratutto per non aver mai avuto occasione di vedermeli live. Il loro è un grindcore sporcato da powerviolence, crust e punk-hc che dal vivo si ripromette di seguire un’unica regola: non fare prigionieri e devastare qualunque cosa si trovi sul loro cammino! Non solo grindcore però, i nostri irresistibili sardi riescono infatti a far emergere qua e la nelle varie tracce a loro disposizione, anche certe influenze tipicamente riconducibili all’universo metal (forse dovute alla presenza dell’ottimo nonchè giovanissimo bassista); a tutto questo sommiamoci la capacità di alternare due voci, una più tipica del genere e a tratti monocorde (unica reale ma piccolissima pecca degli Stigmatized che però non rende meno apprezzabile la proposta dei nostri, anzi) e una più hardcore (sempre merito del bassista) e la foga adrenalinica con cui suona il batterista Roberto (che abbiamo potuto notare super gasato durante l’esibizione degli Overcharge), e ci troviamo dinanzi ad un gruppo che offre ai presenti svariati minuti di pogo assicurato e di godimento assoluto! Rabbia purissima da Cagliari, lasciano devastazione e macerie dopo il loro passaggio, questi Stigmatized dal vivo regalano gioie! Correte ad ascoltarli quantomeno su bandcamp se non potete vederli dal vivo prossimamente, su su veloci!

Tirando le conclusioni cosa posso aggiungere? Nello scorso live report scrissi queste parole: <<seppellite il mio cuore in T28>> e oggi, a mente lucida e a distanza di qualche giorno dalla serata di domenica, non posso che ribadire il concetto, in fin dei conti il T28 lo sento ormai come se fosse una seconda casa. Ancora una volta non è solamente musica, c’è qualcosa di più dietro a serate come questa, c’è la voglia di continuare a resistere ed esistere lottando nella grigia, apatica e frenetica metropoli, c’è la volontà di sovvertire l’esistenza e di rivoltarsi contro l’apparente quieto vivere che vorrebbe trascinarsi con sè. Tutto questo non è solo musica e ce lo dimostra perfettamente anche la presentazione del dossier “Come opporsi al fascismo nel metal estremo. Una guida di base per compagni e antifa.” scritto dal collettivo Barbarie avvenuta prima che i gruppi iniziassero a suonare.

Accomunati dalla rabbia e dalla passione, mai fermarsi, mai arrendersi. Continuiamo ad alimentare l’ardore che brucia nelle nostre idee e nelle nostre lotte! Sempre lunga vita al T28 e a tutt* i compagn* che si sbattono quotidianamente per rendere possibile e tenere in vita tutto questo!

 

Unica foto-testimonianza della serata. Quanta bellezza, quanto marciume. T28, Amici vari e avariati!

Corpse – Nessuna Governabilità (2013)

Hardcore punk/powerviolence militante, riottoso e antagonista, questo sono i milanesi Corpse. Musica incazzata, veloce e testi che parlano il linguaggio della sovversione e dell’insurrezione, di scontri, sabotaggi, guerriglie, esistenze incompatibili (citando la traccia “15 Ottobre”), di lotta quotidiana senza alcuna paura e senza rimorsi contro lo Stato ed il Capitale, con la speranza che qualcuno fuori abbia ancora orecchie per sentire come cantano nella terza traccia “Carcere Speciale”. Musica da ascoltare (e canticchiare, perchè no?) quando ci ritroveremo armati e abbracciati sulle barricate, quando le strade bruceranno nell’impeto rivoluzionario, quando ci muoveremo per la metropoli illuminata dalle esplosioni delle molotov come un esercito invisibile, quando potremo finalmente gridare come fa Fra (il cantante) a squarciagola Bentornata Guerra Civile nella spettacolare (tanto a livello strumentale quanto a livello lirico) “Life/War”. Credo sia ben chiaro quale sia il contenuto lirico e musicale di questo “Nessuna Governabilità”, primo demo dei Corpse che presenta una decina di tracce per una durata complessiva di appena 8 min e qualcosa . L’ennesima dimostrazione che l’hardcore non è solo musica, ma anzitutto un mezzo per veicolare un preciso messaggio rivoluzionario e antagonista partendo dalla propria esperienza quotidiana di militanza e rabbioso contrasto a questo schifo di sistema fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla gerarchia sociale tra oppressi e oppressori e sulla costante e violenta repressione poliziesca.

Le liriche, che a mio avviso rimangono, senza nulla togliere al lato strumentale, il punto forte dei Corpse, per la loro capacità di raccontare storie di sovversione e antagonismo quotidiano con una scrittura che trasuda romanticismo (in senso lato) e passione rivoluzionaria più sincera mi hanno ricordato in più di un’occasione la potenza dei testi di gruppi musicalmente distanti tra loro come Contrasto, Brigade Bardot e in parte Kalashnikov Collective. Ma che tematiche vanno a toccare precisamente i testi dei nostri quattro ingovernabili punx milanesi? Dalla rabbiosa denuncia di quell’orrore democratico che è il carcere speciale nell’omonima “Carcere Speciale” per l’appunto, fino a giungere alla brevissima (26 secondi di rabbia) “Estintori Sulla Camionetta pt.1”, manifesto dell’odio che noi tutti nutriamo verso coloro che si fanno garanti dell’ordine costituito e che difendono come dei bravi cani da guardia i privilegi della classe dominante. Nella traccia “15 Ottobre” i nostri rendono invece omaggio ad una indimenticabile giornata di guerriglia urbana in quel di Piazza San Giovanni a Roma nel lontano 2011, sottolineando che solamente quando una piazza brucia possiamo realmente sentirci vivi, solo quando scegliamo di seguire il sentiero dell’insurrezione possiamo ritenere questa vita degna di essere vissuta. Tra tutte e dieci le tracce che compongono questo “Nessuna Governabilità” trova spazio pure una cover di “Life Disease” dei Dropdead, chiaramente una delle influenze principali dei Corpse insieme a Infest, Heresy e compagnia “brutta e cattiva”. L’ultima traccia di questo demotape è una riproposizione in chiave powerviolence/fastcore della magnifica canzone-poesia “Ma chi ha detto che non c’è” del cantautore Gianfranco Manfredi e su questa credo davvero non ci sia il bisogno di aggiungere altro. Probabilmente la traccia che racchiude al meglio tutto ciò che è presente su questa demo dei Corpse, pur essendo un testo non scritto da loro (ma che sarebbe potuto benissimo esserlo, detto in tutta onestà). Il perfetto mix tra la rabbia e la velocità dell’hardcore/powerviolence dei nostri ed il romanticismo antagonista e militante del testo scritto da Manfredi. Quasi commovente.

Questo “Nessuna Governabilità” colpisce diretto nel segno e quanto vogliono raccontarci i Corpse con la loro musica non può essere frainteso, il loro messaggio sovversivo è chiaro. Chi vuol capire capirà… Ci vediamo sulle barricate a lanciare sampietrini nell’incendio di Milano, a lanciare “pietre sui gipponi” o estintori sulle camionette compagni Corpse, sempre contro Stato e Capitale, sempre senza rimorsi e paura!

P.s. la recensione esce solamente ora per ricordare a tutti che questi brutti ceffi di cui ho appena parlato suoneranno per l’ultima volta (lacrime) il 4 febbraio in T28 in una Matineè interamente dedicata alle sonorità powerviolence che tanto piacciono a tutti noi. Assolutamente d’obbligo non perderseli! Qui il link all’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/154061428564506/?active_tab=about

 

MILANO CITY GANG – MESECINA / L.UL.U / COCAINE SLAVE / THE SEEKER

Il modo migliore per ricordare e riviversi la serata di sabato 16 in T28 con tutto il meglio che ha da offrire a noi malcapitati punx la scena fastcore/powerviolence milanese è senza ombra di dubbio assaporarsi ogni minimo istante di questa quasi ora di video girato per conto di “666 Cult” dal buon Angel a.k.a Cabron! Tutto quello che ho cercato di raccontare e trasmettere a parole nel live report (se non l’hai letto sei più stronzo di chi l’ha scritto, sappilo) di questo super concerto è assolutamente nulla in confronto alle immagini e alla testimonianza audio presenti in questo video, quindi correte veloci a guardarvelo tutto! In questa oretta scarsa c’è tutto (tranne Sada aihmè): passione, musica poca e rumore tantissimo, danze selvagge, emozione, macarene improvvisate, stage diving, cori dall’alto tasso alcolico, sudore, sgabelli, attitudine, tanto amore, cartoni della birra veri e propri protagonisti del moshpit durante i The Seeker e tutta un’altra serie di cose che non so meglio specificare. Godetevelo.

“Milano ti voglio bene, ti tratto come casa mia, piscio e cago in ogni via!” PER IL POWERVIOLENCE, PER L’ANARCHIA!!! (Cit.)

 

“Play fast ‘till the day you die!” – Concerto Benefit per la Saletta del T28 (16/12/17)

Seppellite il mio cuore in T28

“l’Hardcore è quello che siamo, il rumore attraverso cui respiriamo. L’Hardcore è quello che siamo, il dolore le grida, l’amore.” (NOFU)

In una Milano antartica, un sabato sera di metà dicembre, al T28 occupato si è ritrovato tutto il meglio della scena fastcore/powerviolence milanese per riscaldare i cuori di tutti noi punx e per farci pogare come dei dannati divorati dalle fiamme degli inferi. La serata di ieri si può racchiudere in una frase fuoriuscita in un momento di elevato livello poetico-alcolico dalle labbra di un noto punx bergamasco (quando leggerai questo report ti riconoscerai caro mio): <<il powerviolence non è musica, è emozione!>>…Nulla di più vero, nulla da aggiungere. Ed io potrei anche chiudere qui questo articolo, ma non lo farò perchè amo tediare gli sfortunati lettori che si imbatteranno in questo blog pieno zeppo di cazzate.

Mesecina con Covaz (The Seeker) alla batteria

Ad aprire le frenetiche danze ci ha pensato il powerviolence dalle tinte tzigane dei Mesecina, quest’oggi accompagnati alla batteria da Covaz, batterista dei The Seeker che suoneranno più tardi. Tempo una ventina di secondi, che per un gruppo che suona powerviolence equivalgono a metà concerto, si è scatenato un pogo selvaggio che lasciava ben sperare per il proseguo della serata. Inutile sprecare troppe parole in merito all’hardcore suonato iper-veloce e con una violenza inaudita dai nostri, se non i soliti elogi. Mi limito a sottolineare che alcuni pezzacci come “Luchando” o “Atertagande”, esperimento che a causa della rara malattia che mi affligge (ossia quella di inventarsi generi che non esistono e che non dovrebbero esistere) amo definire di black-violence, dal vivo si dimostrano ancora più violenti di quanto già non siano su album. Sempre un piacere assistere ad una decina di minuti abbondante di hardcore punk iper-veloce suonato e urlato con convinzione e attitudine da Achille e soci. Belli e bravi.

Cocaine Slave senza Sada

A seguire i “franco-fortissimi” (cit. che solo il Gian potrà capire) Cocaine Slave che, nonostante l’assenza del bassista, ci hanno regalato l’ennessima performance estremamente godibile e che non lascia dubbi sull’attitudine e la passione che anima i nostri. Come scrissi in merito alla loro performance in Villa Vegan di qualche settimana fa, “il powerviolence dei nostri non scende a compromessi, non conosce pause, tira dritto tritando ossa e non facendo prigionieri”, pur dovendo sopperire alla mancanza di Sada questa volta. Nuovamente meravigliato dalla tenuta vocale del cantante e dal suo scream che ha tratti mi ha ricordato certe vocals tipicamente black metal e che certamente ha saputo aggiungere un leggero tocco di originalità al suono dei Cocaine Slave. Ho promesso al Gian (per chi non lo sapesse batterista dei Cocaine Slave) che l’avrei coperto di insulti e critiche in questo live report, ma sinceramente non ne ho alcune voglia perchè tanto che suona di merda lo sanno già tutti, giusto? (ribadisco il mio ammmore incodizionato per il batterista più bello di tutta la scena punk milanese).

Contentissimo di aver potuto assistere nuovamente all’esibizione dei L.UL.U a distanza di parecchi mesi dalla prima volta che li vidi in quel di Bergamo al fu (lacrime) Laboratorio Anarchico “La Zona”. La prima cosa da sottolineare è la crescita che hanno avuto in questo ultimo anno e la maturità che hanno raggiunto. La ricetta è sempre la stessa: fast-hardcore incazzato e riottoso, urlato fino a squarciarsi la gola dalla grandissima Beret e che trasuda attitudine e coerenza da tutte le parti. Una decina di minuti scarsa è durata la performance dei L.UL.U. ma tanto basta per far capire a tutti i presenti che il loro intento è quello di suonare il più veloce possibile e sputarci in faccia tutta la rabbia di questo mondo. “Play fast or die trying ‘till the day you die!” questa la lezione che insegnano e ribadiscono ogni volta i L.UL.U. E a noi piacciono così!

The Seeker with sgabello

Giungiamo finalmente a parlare dei The Seeker e non sarà sicuramente facile riassumere in una manciata di righe la loro performance tutta sudore, emozioni e passione. Che sono veloci lo si sapeva già e ce ne avevano dato prova sia su “Angst-filled youth” sia sul nuovissimo “Malaya”, così come non era certamente una novità il fatto che suonassero un powerviolence violento ed irrequieto. Ma dal vivo i milanesi sono veramente un qualcosa di devastante, impeccabili sotto tutti i punti di vista e assolutamente instancabili. Impossibile restare indifferenti e sopratutto immobili dinanzi alla loro musica e difatti la loro esibizione è stata accompagnata dall’inizio alla fine da un vortice di corpi e individualità che si scontravano, saltavano e danzavano in un caos ordinato. Non un secondo di pausa, non un momento per riprendere fiato, non esiste tregua quando suonano i The Seeker. E’ già un miracolo essere ancora in vita e riuscire a reggersi ancora in piedi dopo i venti minuti intensi passati a pogare come dei dannati sull’hardcore veloce, violento e rabbioso dei milanesi. Tra sgabelli e stage diving, ci ricorderemo per un bel pezzo di questa serata in compagnia di Mesecina, Cocaine Slave, L.UL.U e The Seeker. “Shall we Tanz?” Of course!

E così tra un coro “Milano ti voglio bene, ti tratto come casa mia…” cantato a squarciagola da tutti i presenti e un “i Disobba no nella scena hardcore” si è giunti alla fine di questa super serata all’insegna dell’hardcore piú marcio, violento e veloce di tutta Milano city. Più di un semplice concerto o di una serata benefit, una vera e propria rimpatriata di amici e compagni della scena punk-diy milanese e non solo, vista la presenza di punx bergamaschi e bolognesi che hanno sicuramente alzato il livello della situazione. Che sia davvero questo il punk-hardcore? Che sia forse questo il motivo che ci spinge ogni giorno a sopravvivere? Io di risposte ne ho poche e probabilmente quelle poche che ho sono pure sbagliate, ma posso dire che situazioni del genere vanno oltre la semplice musica e oltre il semplice divertimento, sono la rappresentazione perfetta di ciò che significa (soprav)vivere, lottare e resistere allo schifo che ci circonda quotidianamente e che vorrebbe trascinarci giù con se. Queste situazioni sono un atto rivoluzionario!

“Play fast ‘till the day you die!”… Seppellite il mio cuore in T28. Milano antartica, una sera di dicembre.

P.s. Un grazie enorme e sentito a tutti coloro che ieri sera hanno speso due secondi per dimostrare il loro apprezzamento nei confronti di Disastro Sonoro e dello stronzo che ci sta dietro. E una dedica speciale ad amici con piacere rivisti dopo parecchio tempo. In particolare vorrei ringraziare i ragazzi dei Repressione (sempre un piacere vedervi), un certo Cabron che suona nei L.UL.U. e negli Evil Cosby, Achille, Mike e tutti gli altri che apprezzano il lavoro e la passione che ci metto nel tentare di mantenere viva la scena a modo mio.