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Into the Grave

Brevi Resoconti dagli Abissi Putrescenti della Scena Death Metal

Into the Grave, primo disco in studio degli svedesi Grave datato 1991. Anni Novanta, albori e apice della scena death metal mondiale con band ormai divenute nomi di culto quali Entombed, Obituary, Dismember, Incantation, Autopsy e moltissime altre, anche quelle rimaste relegate nei meandri quasi impenetrabili dell’underground come le statunitensi Derketa/Mythic o gran parte della scena estrema finlandese, Demilich su tutti. Questa premessa per dire cosa? Semplicemente per introdurre l’argomento protagonista di questo articolo: un “forse breve” viaggio tra i migliori dischi usciti in ambito death metal nell’arco di questo 2019 che sta volgendo al termine. E per sottolineare che la passione per un certo modo di intendere e suonare il “metallo della morte” non solo non è ancora morta ma anzi sembra aver trovato un terreno estremamente fertile negli ultimi anni e in moltissimi gruppi in tutto il mondo. 

Premessa, so benissimo che spiazzerò tutti quanti i lettori di questo articolo e tutti gli amanti del death metal, ma ho volutamente scelto di non parlare dello splendido “Hidden History of Human Race” dei Blood Incantantion (quasi senza ombra di dubbio il miglior disco death metal uscito nel 2019) perchè ho letto davvero dappertutto entusiastiche (giustamente) lodi nei suoi confronti e non serve di certo che sia io a dirvi di andarvelo ad ascoltare prima di subito e di farlo vostro appena potete. Preferisco concentrare le mie energie e le mie parole su tanti altri bellissimi dischi che hanno riempito il panorama death metal di questo dannato 2019 che sta volgendo finalmente al termine.

Enter the gates, gates to madness, you feel that the end is near, you know that your end is here…

Sepolcro – Amorphous Mass (Unholy Domain Records/Dismal Fate Records)

I Sepolcro non si sono fermati nemmeno un secondo negli ultimi due anni e dopo “Necrotheism” (promo pubblicato nel 2018) e “Undead Abyss” (Ep sempre del 2018) regalano a noi anime dannate assetate di death metal vecchia scuola questo nuovo lavoro intitolato “Amorphous Mass”, un concentrato putrescente di sincero e appassionato metal della morte. Cinque tracce tra cui troviamo “Unnamed Dimension” e “Malignant” che avevamo già avuto la fortuna di poter ascoltare sul promo “Necrotheism” e tre nuovi pezzi, tra cui emerge in tutto il suo marciume sepolcrale e opprimente la conclusiva “Amorphous Mass”. Solito death metal vecchia scuola quindi il concentrato di questa ultima fatica in casa Sepolcro, un death metal abissale, angosciante, asfissiante sempre fedele a mostri sacri come Autopsy o Disma e influenzato in egual misura dalle soluzioni death/doom di una certa scuola statunitense che risponde a nomi quali Winter o Cianide ma anche a maestri indiscussi del genere come gli Asphyx. Solito death metal putrido e oscuro, ricetta infallibile e ormai marchio di fabbrica dei Sepolcro, un sound capace di creare atmosfere degne dell’Orrore lovecraftiano che trascinano in dimensioni sconosciute dominate unicamente dall’angoscia, dal terrore eterno e dalla follia. Lasciatevi dunque inghiottire dagli abissi della vostra mente, lasciatevi divorare dai mostri che li abitano. Lamenti spaventosi si odono in lontananza, abbandonatevi all’orrore di una condanna ad eterna dannazione… Solo i lamenti provenienti dal Sepolcro squarciano il silenzio dei mortali.

Krypts – Cadaver Circulation (Dark Descent Records).

Il prossimo gruppo di cui voglio parlarvi manifesta senza troppi problemi le influenze della scuola death metal finlandese tanto amata dal sottoscritto, probabilmente anche perchè si tratta di un gruppo proveniente da Helsinki. Sto parlando dei Krypts, da anni ormai autori di grandiosi dischi e che a maggio ci hanno regalato l’ennesimo capitolo del loro death/doom soffocante, abissale e funereo debitore tanto al sound tipicamente finnico di act quali Demigod, Abhorrence e Demilich quanto alla proposta asfissiante e funebre degli Evoken, senza scordare i Grave Miasma. “Cadaveric Circulation” affonda le sue radici nella solita palude mortifera a cui ci hanno abituato i finlandesi negli anni e ancora una volta i Krypts riescono a costruire un’atmosfera opprimente e tormentata, costante per tutte la durata del disco. Il grow cavernoso ed abissale di Anti riesce inoltre a rendere il tutto ancora più soffocante, come se si stesse affogando nelle sabbie mobili che lentamente trascinano giù senza possibilità di fuga. Il disco si apre con il riffing serratissimo di “Sinking Transient Waters” che lascia presto spazio a rallentamenti doom, mentre la successiva “The Reek of Loss” viene introdotta da un riff che farebbe invidia agli Evoken per poi sfociare in un death metal molto simile ai Grave Miasma per quanto riguarda il groove ed infine torna ad essere una lenta agonia simil funeral doom. E’ un death metal tanto fedele alla vecchia scuola quanto lento ed atmosferico quello proposto dai Krypts, una proposta che non spinge quasi mai sull’accelleratore o sulla brutalità ma che preferisce al contrario giocare con i rallentamenti e con le melodie così da creare sensazione di tensione costante, una sorta di quiete oscura prima della tempesta in cui ci si smarrisce e ci si sente mancare l’aria. “Vanishing” e “Circling the Beetween“, doppietta co cui ci si avvia alla conclusione di “Cadaveric Circulation”, sono due tracce dotate di un songwriting ispiratissimo e davvero elevato che possono esemplificare al meglio la maturazione definitiva del sound death/doom dei Krypts. “And so it comes to be out of closing shadows, contaminating all. And I yield under the dismal miasma! And let it fill the air…”

Tomb Mold – Planetary Clairvoyance (20 Buck Spin Records)

Partiti nel 2016 con un paio di demo e giunti nel 2017 al debutto con “Primordial Malignity”, un titolo estremamente esplicativo del sound proposto su quel disco, i Tomb Mold  quest’anno ci hanno regalato il fantastico “Planetary Clairvoyance”, terza fatica in studio per i canadesi in tre anni senza perdere un minimo di qualità nel songwriting o nell’attitudine. Partiti con un death metal primitivo totalmente debitore alla scena finlandese, quello che ci offrono oggi i Tomb Mold è invence un sound che evidenzia una certa volontà di evoluzione nonchè una dose di ricerca sonora sulla falsa riga del percorso intrapreso dai Blood Incantation. Questa volontà di evoluzione sonora e di mettere ordine alla loro “malignità primordiale” si mostra palese fin dalla scelta del titolo, molto più mistico ed evocativo rispetto al passato. Non fraintendetemi, la matrice di partenza da cui si articola il death metal vecchia scuola dei canadesi è sempre la stessa e nelle sette tracce che compongono “Planetary Clairvoyance” si può ancora sentire tutta l’influenza degli Adramelech di “Psychostasia”, i Demilich del capolavoro “Nesphite”, di “World Without God” dei Convulse e qualcosa dei Bolt Thrower o degli Incantation (influenze riscontrabili tanto nella prima parte di “Accellerative Phenomenae” quanto in “Infinite Resurrection”), però il tutto suona come un disco dei Tomb Mold al 100% e non come qualcosa di derivativo, scontato o peggio ancora prevedibile. Un death metal si aggressivo come sempre, ma anche profondamente ragionato e meno impulsivo rispetto al passato, un sound che riesce a bilanciare in modo ottimale il groove, la brutalità, la tecnica e i cambi di tempo, basti pensare al brano di apertura “Beg For Life”, alla successiva titletrack o a “Infinite Resurrection”, tutti brani arricchiti inoltre da assoli da paura! Per concludere “Planetary Clairvoyance” è un disco da ascoltare tutto d’un fiato dall’inizio alla fine, perchè la maturazione dei Tomb Mold li ha portati a suonare un death metal assolutamente personale pur mantenendo tutta l’aggressività dei primi lavori e un retrogusto fortemente old school.  

Witch Vomit – Buried Deep in a Bottomless Grave (20 Buck Spin Records)

Sepolto vivi in una tomba senza fondo” può essere tradotto in questo modo il titolo del nuovo album in casa Witch Vomit pubblicato dalla 20 Buck Spin Records che quest’anno in ambito death metal l’ha praticamente fatta da padrona grazie ad una serie di uscite di altissimo spessore. Parliamo dei Witch Vomit e di questo loro “Buried Deep in a Bottomless Grave”. Il sound di partenza dei ragazzi di Portland è sempre la solita barbarie di death metal vecchia scuola che non conosce compromessi o cedimenti e che prende le mosse dalla lezione della scuola svedese (in quanto a riffing e gusto per certe melodie) di Entombed e Dismember e la imbastardisce con influenze di matrice Incantation e Autopsy. Niente di nuovo direte voi, e sticazzi? I Witch Vomit suonano bene, suonano con passione e attitudine e non sembrano soltanto un gruppo clone di Entombed o Incantantion, bensì possono vantare una buonissima capacità nel songwriting e nel riffing praticamente sempre azzeccato e facilmente ricordabile, senza mai lasciar da parte un’irruenza selvaggia nel suonare il più violenti possibili. Un death metal barbaro e primitivo come nell’accoppiata formata da “Despoilment” e dalla titletrack, ma si potrebbero citare anche ottime tracce quali “Dripping Tombs” (traccia in cui si sente tutta l’influenza della scuola death svedese) e “Squirring in Misery” per evidenziare tutta la violenza selvaggia sorretta da ottimi riff, una doppia cassa che frantuma le ossa del cranio e da un growl cavernoso che entra in profondità nei meandri più sconosciuti della mente dando vita ad allucinazioni di morte e disperazione. Sepolti vivi nell’eterna dannazione, nelle profondità della terra putrida… Witch Vomit e barbarie!

Fulci -Tropical Sun (Time to Kill Records)

Cosa ci si potrà mai aspettare da un gruppo che fin dal nome vuole omaggiare uno dei più grandi registi di cinema horror di sempre? Quale sarà mai il contenuto di questo “Tropical Sun” che fin dalla copertina cita senza nascondersi “Zombie 2“, capolavoro del maestro “poeta del macabro” Lucio Fulci datato 1979? Dai che ci siete già arrivati. Il meglio del death metal di stampo americano, quello più brutale e groovy sulla scia di Cannibal Corpse, Diyng Fetus, Suffocation e Devourment condito da tematiche che pescano a piene mani dal cinema horror/gore. Titolo dell’album e copertina che potrebbero benissimo essere scambiati per titolo e locandina di qualche film del filone “cannibale” di serie Z, a maggior riprova di quanto i Fulci stiano in fissa persa per tutto quello che riguarda cinema e immaginario horror/gore/splatter. Il sound di questo “Tropical Sun” come già evidenziato sopra non è assolumante nulla di innovativo ma cazzo se funziona! Si tratta infatti di genuino e barbaro brutal death metal che sa bilanciare sapientemente rallentamenti angoscianti e accelerazioni brutali, il tutto condito da un riffing assolutamente groovy a cui è impossibile resistere! Tutti gli elementi appena elencati sono perfettamente riscontrabili in pezzi quali la titletrack, “Legion of the Resurrected” o “Eye Full of Maggots”, probabilmente i momenti migliori di tutto “Tropical Sun”. A tutte le stazioni radio: una terribile epidemia ha colpito Caserta e sembra provenire da lontano… orde di cadaveri tornano in vita e mangiano i vivi… Illuminati dalla luce accecante di un sole tropicale, i Fulci sono tra noi e sono pronti a divorarci.

Cerebral Rot – Odius Decent into Decay (20 Buck Spin Records)

Loimaa, Finlandia, primissimi anni Novanta. I Demigod pubblicano “Slumber of Sullen Eyes”, uno dei dischi migliori partoriti dalla scena death metal finlandese in quegli anni. Gli Adramalech nello stesso anno (1992 per la precisione) pubblicano un ep devastante intolato “Spring of Recovery“. A Helsinki invece gli Abhorrence pubblicano il loro unico Ep, perfetto esempio di death metal oscuro e opprimente tipicamente finlandese. Intanto nella vicina Svezia i Grave tirano fuori dalle tenebre il loro capolavoro “Into the Grave”. Oggi nel 2019 tutte queste influenze possono essere riscontrate in “Odius Descent Into Decay” disco d’esordio dei Cerebral Rot, gruppo di Seattle che suona un death metal vecchia scuola con le radici ben piantate nella lezione della scena scandinava, tanto svedese quanto finlandese. Marcio e primitivo death metal direttamente dagli anni Novanta, un riffing azzecatissimo anche se non vario capace però di creare un’atmosfera assolutamente cupa e asfissiante, un growl catacombale che proviene direttamente dagli abissi più putrescenti e assoli che si stampano in testa, sono queste  certamente le migliori armi che hanno da offrire i Cerebral Rot. “Repulsive Infestation of Cadaver” e “Putrefaction (Eternale Decay)” sono certamente da annoverare tra i pezzi più interessanti di tutto il disco. “Odius Descent Into Decay” rappresenta la colonna sonora perfetta per affrontare l’eterno decadimento delle nostre esistenze oramai in stato avanzato di putrefazione! Slowly we Cerebral Rot…

Mortiferum – Disgorged from Psychotic Depths (Profound Lore Records)

Aaaaaaah i Mortiferum. Attesissimo (almeno per me) il loro primo disco dopo quel fulmine a ciel sereno che fu “Altar of Decay”, demo che i nostri hanno rilasciato ormai due anni fa e che presentava ventidue minuti di opprimente e oscuro death/doom metal degno della miglior tradizione del genere. Dal loro abisso fatto di oscurità impenetrabile quest’anno, finalmente, il gruppo di Olympia (Washington) ha tirato fuori “Disgorged from Psychotic Depths”, grazie anche al supporto della Profound Lore Records. Il disco di apre con “Archaic Vision of Despair”, traccia caratterizzata da un’inizio molto lento e quasi “funeral doom” rotto solamente dall’emergere di un growl cavernoso, facendoci piombare immediatamente in un’atmosfera cupa e asfissiante, atmosfera che sarà la costante in questa discesa lunga trentasei minuti negli abissi più angoscianti e opprimenti dipinti dai Mortiferum su questo “Disgorged from Psychotic Depths“. Tempi lenti e rallentamenti sono quindi una caratteristica strutturale nel sound proposto dai Mortiferum, i quali però sanno anche spingere sull’accelleratore e giocare sapientemente con cambi di tempo e un riffing davvero ispirato, come possiamo ascoltare nella successiva “Inhuman Effigy”. Ma nel decadente e putrido death metal imbastardito dai rallentamenti doom dei nostri c’è anche spazio per una certa dose di “groove”, basti pensare ai riff portanti di “Funeral Hallucinations”, uno dei momenti migliori presenti sul disco. Anche con “Disgorged from Psychotic Depths” bisogna fare lo stesso discorso fatto per i Tomb Mold; ci troviamo difatti dinanzi ad un disco dal suono granitico ed impenetrabile che dovrebbe essere ascoltato dall’inizio alla fine senza avere il tempo di riprendere fiato, ci si dovrebbe abbandonare nei suoi abissi e lasciarsi inghiottire dalla sua totale oscurità, smorzata apparentemente dal breve intermezzo acustico posto in apertura della conclusiva “Faceless Apparition”. Per coloro che hanno un debole per “Musta Seremonia” dei Rippikoulu, per gli Autopsy e per i più recenti Spectral Voice questo “Disgorged from Psychotic Depths” è un lavoro assolutamente da non perdere! Persi negli abissi tra visioni di disperazione eterna e alluccinazioni di morte, senza più via di fuga…

Ossuarium – Living Tomb (20 Buck Spin Records)

Dopo l’ottimo demo “Calcified trophies of violence” dello scorso anno, finalmente gli Ossuarium da Portland pubblicano il loro disco di debutto intitolato “Living Tomb”. Ci hanno insegnato a non giudicare un libro (o disco in questo caso) dalla copertina, ma probabilmente nulla è più indicativo della copertina di “Living Tomb” in merito al sound proposto dagli Ossuarium. Ci troviamo infatti dinanzi ad un ottimo concentrato di death/doom metal vecchia scuola che affonda le sue marciulente radici in profondità nella lezione degli Asphyx della doppietta “The Rack”/”Last One In Earth”, degli Autopsy di “Mental Funeral” e dei Gorement dell’ottimo Ep “Into Shadows”. Opprimente death metal imbastardito da rallentamenti doom che creano un’atmosfera profondamente angosciante e sinistra; un death metal che non eccede nelle accelerazioni a rotta di collo o in un riffing super serrato, bensì preferisce costruire, spesso ricorrendo a divagazioni più melodiche, un’atmosfera generale decadente che lascia addosso sensazioni di angoscia e paura. La doppietta formata da “Vomiting Black Death” e da “Corrosive Hallucinations” rappresenta a mio parere il momento più alto di tutto “Living Tomb” per quanto riguarda il livello di songwriting offerto dagli Ossuarium; ritroviamo infatti in queste due tracce, così come nell’ottima “Writhing in Emptiness“, tutti gli elementi che rendono il sound dei nostri estremamente interessante e differente da tutto il resto uscito in ambito death metal quest’anno: il gusto per le melodie capaci di creare atmosfere di costante angoscia e decadimento, rallentamenti doom che amplificano la sensazione di smarrimento e desolazione e un growl primitivo e cavernoso, oltre ad assoli pressochè sempre azzeccati. “Living Tomb” si conclude infine con “End of Life Dreams and Visions pt.2“, traccia che funge da perfetta colonna sonora per noi anime agonizzanti pronte ad addentrarci nella regione dell’eterna dannazione dominata dall’oscurità e dall’orrore polimorfo. I’m the one last to scream in front of the living tomb…

Vastum – Orificial Purge (20 Buck Spin Records)

A distanza di un anno dal fantastico split insieme agli Spectral Voice, i californiani Vastum tornano a torturarci i timpani con questo nuovo “Orificial Purge”, un disco che renderà felici tutti coloro che hanno una dipendenza incurabile (come il sottoscritto) per il death metal old school di scuola Bolt Thrower, Incantation e Grave. Il disco parte fortissimo con la doppietta lancinante “Dispossessed in Rapture” e “I On the Knife”, assalti brutali finalizzati fin da subito a far capire che i Vastum non vogliono lasciare via di scampo e non vogliono fare prigionieri ma unicamente diffondere il loro verbo di distruzione totale. Un riffing primitivo ma ispiratissimo che riporta spesso alla mente tanto i Bolt Thrower di “Realm of Chaos...” quanto gli Incantation di “Onward to Golgotha“, perfettamente bilanciato da melodie capaci di donare all’intero lavoro un’atmosfera profondamente sinistra e maligna, assoli da brividi debitori dei migliori Morbid Angel e l’alternarsi del growl di Daniel Butler e di Leila Abdul-Rauf che rende la proposta dei Vastum varia e personale, sono queste le caratteristiche del death metal proposto nelle sei tracce presenti su “Orificial Purge“. Tutto questo alternarsi di ferocia e di atmosfere sinistre è sorretto inoltre in maniera magistrale da una sezione ritmica che trita le ossa e lascia alle sue spalle solamente cumuli di macerie, ne sono perfetti esempi la terza traccia “Abscess Inside Us” o la penultima “Reveries in Autophagia”. Il death metal vecchia scuola dei Vastum, come al solito, apre ferite profondissime e lancinanti sulla pelle che iniziano a marcire a mano a mano che i minuti passano, canzone dopo canzone, e con la pelle inizia ad andare in putrefazione anche la mente ormai invasa dall’orrore… Affogando nei meandri del tormento interiore, schiavi ormai dell’oscurità.