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Necrot – Mortal (2020)

Is the smell of our world falling under the greed and senseless pride of men. It is the stench you smell in the morning when you realize that outside your door is nothing but ugly humans ready to deceive, steal, or even kill for a little more power or money…

Chi segue Disastro Sonoro, così come chi mi conosce personalmente nella vita reale, sa benissimo quanto io sia affezionato e debba molto al death metal, in quanto genere che mi ha accompagnato negli anni e ha giocato un ruolo fondamentale per lo sviluppo dei miei gusti musicali in ambito di metal estremo. Ancora oggi il death metal, tanto quello old school anni novanta quanto le nuove uscite più underground, occupa assiduamente i miei ascolti. Proprio per questo oggi mi trovo costretto dal cuore a parlarvi di uno dei gruppi più interessanti partoriti dall’underground death metal statunitense negli ultimi anni e che risponde al nome di Necrot. Con questo nuovo album intitolato semplicemente Mortal, che finalmente da un seguito al devastante Blood Offerings del 2017, disco che aveva posto il gruppo di Oakland sotto l’attenzione di tutti gli amanti del death metal più marciulento e dalle sonorità old school, i nostri riprendono da dove avevano interrotto riuscendo contemporaneamente ad alzare l’asticella e ad evolvere (prendete assolutamente con le pinze questo termine) ulteriormente il proprio brutale sound. Aspettate un attimo, stiamo pur sempre parlando di un death metal con le radici profondamente piantate nella vecchia scuola, ma su questo Mortal i nostri sembrano aver preso maggior ispirazione dal sound disturbato, angosciante e rallentato degli Autopsy, dal riffing dei Dismember (una traccia come Asleep Forever è iconica di quanto appena detto) o da un certo groove che mi ha ricordato in alcuni casi addirittura la proposta putrescente degli Asphix, così come un certo modo di intendere e suonare un death metal asfissiante e opprimente di tradizione finlandese. Il tutto suonato dai Necrot con una vena maggiormente stench/crust rispetto al passato, capace di portarmi alla mente in alcuni momenti echi lontani di certe sonorità care ai Sanctum o agli Stormcrow (può fungere da esempio perfetto una traccia del calibro di Stench of Decay), probabilmente dovuta anche all’esperienza di Luca con gli Acephalix, altro ottimo gruppo della scena underground della Bay Area che da sempre è autore di una miscela devastante quanto mortifera di death metal old school e affilato crust punk. Mortal si apre con la doppietta formata da Your Hell e Dying Life, un biglietto da visita brutale e opprimente che mette fin da subito in chiaro il duplice intento dei Necrot, ovvero privarci delle energie lasciandoci inermi a livello fisico e annichilirci profondamente a livello psicologico. Il death metal dei Necrot, ormai giunti a piena maturità, è una carcassa in putrefazione che emana un fetore di morte e ci regala immagini di declino di una civiltà umana ormai allo sfacelo più totale, un’enorme necropoli a cielo aperto infestata da vivi morenti felici di sguazzare nella rovina che si sono autoimposti e nel collasso a cui si sono condannati. Sette tracce (per quasi quaranta minuti) ricche di momenti davvero ispirati a tutti i livelli, dal riffing alle vocals, che irrompono devastanti sotto le sembianze di invettive iconoclaste nei confronti dell’umanità e della sua civiltà ormai destinata irrimediabilmente a crollare su se stessa e divenire polvere.

Mortal ci da la riprova definitiva del fatto che i Necrot siano ormai uno dei gruppi più interessanti, devastanti e completi del panorama death metal underground e non solo. Faccio davvero fatica a trovare altre parole da aggiungere, dunque non posso che limitarmi a consigliarvi di correre ad ascoltare il disco e abbandonarvi totalmente nelle viscere putrescenti e nell’atmosfera mortifera creata dal death metal vecchia scuola suonato dal gruppo di Oakland. Tra vent’anni penseremo a questo Mortal come ad un classico del death metal degli anni ’20 del duemila, ne sono certo.

 

Ahna – Crimson Dawn (2020)

Mentre il regno della follia viene inghiottito da un’oscurità senza fine, gli Ahna si abbattono come un vortice di caos e distruzione su un campo di battaglia che non conosce alcuna legge. 

La British Columbia, regione canadese che si affaccia sull’Oceano Pacifico, nel corso degli anni ha dimostrato di essere terreno estremamente fertile per il proliferare di progetti devoti a sonorità crust punk di ogni sorta, da quelle più vicine al grind dei Massgrave a quelle che esondavano su territori black metal come gli indimenticabili Iskra e i più recenti Storm of Sedition. Dieci anni dopo il loro primo full lenght, ma solamente a cinque anni di distanza dal bellissimo Ep “Perpetual Warfare“, come un fulmine che squarcia improvvisamente la quiete preannunciando una notte di devastante tempesta, gli Ahna, nome storico della scena crust della British Columbia, ritornano con questo nuovissimo e inaspettato disco intitolato “Crimson Dawn“! Ai tempi del primo omonimo full lenght, gli Ahna ci avevano proposto un sound crust punk fortemente influenzato e imbastardito con le frange più estreme del metal, death in primis, e nelle sette tracce che compongono “Crimson Dawn” , il gruppo  torna a riproporre una formula sempre vincente: death metal di tradizione svedese, Bolt Thrower, Sacrilege, Axegrinder e Hellbastard si uniscono in questa bomba di death-crust selvaggio e dal sapore fortemente old school.

Il disco di apre con “Run for your Life”, pezzo che evoca in modo inconfondibile i Sacrilege di quel capolavoro che è “Realms of Madness“, un’assalto che sta in bilico tra sfuriate crust e cavalcate propriamente thrash metal e che può riportare alla mente anche gli Hellbastard di “Heading for Internal Darkness”, con la voce della batterista Anju a ricordare proprio quella di Lynda dei Sacrilege. Nella successiva “In Death’s Grip” sembra invece di imbattersi in una versione swedish death dei Bolt Thrower e in un sound che può essere descritto solamente come se, in un universo parallelo, il seminale “In Battle There’s No Law” fosse stato registrato in terra svedese durante una jam insieme ai Grave e agli Unleashed. In questi due primi brani di “Crimson Dawn” possiamo subito notare l’alternarsi di due voci, quella di Anju più urlata sullo stile dei Sacrilege (influenza onnipresente in tutte e sette le tracce) e quella del chitarrista Graham invece decisamente più growl e corrosiva, due stili che però finiscono per non convergere mai all’interno di una stessa traccia. Bellissimo anche un pezzo come “Sick Waste” aperto dall’urlo di Anju che sembra preannunciare l’inizio dell’assalto selvaggio. Assalto selvaggio che non si fa chiaramente aspettare travolgendoci in un vortice fatto di riff thrash metal serratissimi, quasi a lambire territori proto-death, e da ritmi di batteria martellanti che sembrano potere e volere frantumare qualsiasi cosa si trovi sul loro cammino. Un pezzo che potremmo definire come la perfetta sintesi di quanto fatto dagli Hellbastard su “Heading for Internal Darkness” e i già citati Bolt Thrower di “In Battle There Is No Law”. Nel complesso tutte e sette le tracce sono come attraversate da una furia selvaggia e caratterizzate da un’atteggiamento fortemente bellicoso, come a non voler lasciare nessuna possibilità di sopravvivenza una volta che ci si è addentrati tra la devastazione e la brutalità di questo “Crimson Dawn”. È dunque un sound bestiale e famelico quello che gli Ahna ci propongono oggi, sonorità che rievocano volutamente un periodo storico in cui le contaminazioni tra la scena punk e quella del metal estremo diedero origine a quel brodo primordiale che ha portato alla nascita di quello che noi oggi conosciamo come crust punk. “Crimson Dawn” risulta essere quindi un ottimo disco in cui l’anima più crust e quella più death trovano il loro terreno ideale per regnare incontrastati nella distruzione e nel caos più selvaggio, sottolineando l’immortalità di cui sembrano godere certe sonorità ancora oggi. Gli Ahna cantano la morte ed è… tempo di massacro!

“ORRORE DAGLI ABISSI” – INTERVISTA AI SEPOLCRO

Solido death metal putrido e oscuro capace di creare atmosfere degne dell’Orrore lovecraftiano che trascinano in dimensioni sconosciute dominate unicamente dall’angoscia, dal terrore eterno e dalla follia, questo è ormai il marchio di fabbrica dei Sepolcro. Lasciatevi dunque inghiottire dagli abissi della vostra mente, lasciatevi divorare dai mostri che li abitano. Lamenti spaventosi si odono in lontananza, abbandonatevi all’orrore dell’ eterna dannazione… Solo i lamenti provenienti dal Sepolcro squarciano il silenzio dei mortali condannati per l’eternità. 

Iniziamo con una domanda classica per chi ancora non vi dovesse conoscere: Chi sono i Sepolcro, quando si sono formati e per quale ragione?

I Sepolcro sono un progetto Death Metal formatosi nel (ormai) lontano 2011 a Verona. Col passare degli anni ci sono stati diversi cambiamenti: formazione, influenze musicali, scioglimenti ecc. ma la passione di suonare musica marcia e putrida non è mai svanita. Nel 2011 si aveva una visuale diversa sul gruppo, come tutti, si è cominciato a suonare cover su cover di grandi classici arrivando poi a comporre musica propria. Di certo, si nota una grande differenza se si ascolta il primo demo “Festering Evocation” (2013) e il nostro ultimo lavoro “Amorphous Mass” uscito poche settimane fa…. questo come già citato è proprio grazie alla crescita ed evoluzione che si è venuti in contro. Alla ricerca del proprio marchio, suono, stile e per cercare di differenziarsi dalla solita “massa” e ondata musicale death metal. I Sepolcro nascono per condividere la propria passione all’interno del gruppo, il clima all’interno puzza sempre di morte… in senso buono ovviamente.

 

Avete da poco pubblicato il vostro ultimo Ep intitolato “Amorphous Mass”, avete voglia di parlarci di questo lavoro in maniera più approfondita?

Amorphous Mass è la nostra nuova creatura uscita il 15 Maggio tramite Unholy Domain Records (Cd/Vinile) e Dismal Fate Records (cassetta). È ‘il primo EP dopo 8 lunghi anni composto da 5 brani per un totale di 20m di puro chaos e distruzione. Credo che sia al momento il lavoro più importante e soprattutto più sudato in casa Sepolcro. Ci siamo messi alla prova a 360° in ambito compositivo e addirittura in ambito recording. Possiamo dire che è stato un parto durato 6/7 mesi (solamente per la produzione finale per la stampa).

Sinceramente, i brani sono stati scritti in brevissimo tempo. Facciamo alla vecchia maniera, io e Simone ci ritroviamo in sala prove senza idee, e totalmente spartani improvvisiamo tenendo i riff che più ci fanno dannare… infatti “Amorphous Mass” è statoregistrato l’anno scorso, precisamente inizio Novembre direttamente nella nostra saletta nell’arco di una giornata (il basso è stato registrato poi da Nor poco tempo dopo negli Stati Uniti). Quindi zero studio professionali e strumentazione al di fuori del normale, ma è proprio così che volevamo farlo. Rude, grezzo e scorretto.

Abbiamo aumentato sicuramente la velocità, con parti che alternano il grind con il black/death introducendo anche parti in scream (Simone) ma rimanendo sempre sulla nostra scia cadenzata old school. E’ stato davvero una sperimentazione da cui sciamo usciti al 100% soddisfatti. Anche a livello di suoni e produzione, o la odi o ti schizza il cervello. Va benissimo così.

La copertina invece, è stata disegnata da un amico di vecchia data spagnolo Cesar Valladares (lavorato per Asphyx, Krisiun e così via), che come sempre sa già cosa vogliamo e come lo vogliamo. Riesce letteralmente a colorare e disegnare la nostra musicadandole una visuale concreta. Al momento le cassette sono sold out (già solo con il pre-order) ma è prevista una ristampa americana sotto Headsplit Records per metà giugno. Mentre Cd potete ancora trovare tramite Unholy Domain Records che avrà anche la versione in vinile quest’autunnocon una copertina diversa.

Cosa vi ispira nella stesura dei testi e più in generale in tutta l’atmosfera e l’immaginario che vi circonda e accompagna?

Una cosa rimasta costante sin dal 2011 sono sicuramente le nostre tematiche nella stesura dei testi. I Sepolcro nascono e rimangono/rimarranno sempre dentro un’atmosfera oscura e Lovecraftiana. Leggo libri su libri scritti da diversi autori, paragonando i loro diversi punti di vista e traduzioni per poi creare dei miei concept personali dando vita alla mia visione del tema in questione. “Amorphous Mass” è il primo piccolo concept ad esempio, cerco sempre di accostare i titoli dei nostri brani con la copertina per poi comporre e disporre le tracce in un senso logico. Nulla è stato messo o fatto per caso.

Siete a parer mio una delle migliori band in Italia a suonare death metal vecchia scuola. Vi sentite in qualche modo parte di una scena death underground in Italia? Quali sono i gruppi che trovate più interessanti nella scena undeground, death metal e non?

In Italia devo ammettere che abbiamo davvero un sacco di gruppi, anche troppi per quello che chiamiamo “scena”. Personalmente non mi ritrovo con la frase “facciamo parte di una scena in italia”… Ripeto, i gruppi ci sono ma manca totalmente il supporto tra i gruppi stessi. E’ tutta un ‘onda che va e viene col passare degli anni, e dalla mia esperienza ho imparato e visto che siamo tutti un branco di stronzi che non sappiamo far altro che lamentarci e sparlare (almeno questo è ciò’ che accade qui nel Nord).

Ma non funziona così. Questo è il motivo per quale con i Sepolcro e altri miei progetti me ne sto alla larga, suonando ad esempio live solo per occasioni che trovo davvero opportune. Gira tutto sempre sulle conoscenze, se conosci lui bene allora sei ungrande e meriti rispetto mentre se gli stai sul cazzo allora sei un gruppo di merda pari a zero… tristezza, soprattutto quando vedi queste storie da persone che hanno +20 anni di carriera alle spalle. Sembra una sfida, a chi “è più cattivo”. La gente può dire quello che vuole che tanto non fa differenza, sono i numeri che contano e al momento mi sta bene così. Nonostante tutto però, ci sono gruppi come Gravesite, Demonomancy, Restos Humanos, Morbus Grave e Hierophant che personalmente mi prendono davvero bene e sono veramente validi!

Come abbiamo già detto il vostro sound pesca a piene mani dal death metal old school più marcio e disturbante, quali sono state e continuano ad essere le vostre principali influenze? 

Le influenze sono sempre in costante evoluzione, non so dirti con precisione quali sono le nostre ora. Sono contento di come suoni questo EP anche perchè vedo che mette in confusione molti recensori… C’è chi dice che abbiamo l’andazzo Europeo e chiinvece Americano, chi dice che assomigliamo a quello come l’altro che dice che sembriamo quell’altro ancora. Sinceramente nemmeno mi interessa, suoniamo la nostra musica e la suoniamo come piace a noi, non abbiamo bisogno di essere classificati e fotocopiati. Di sicuro ti posso dire che l’anno scorso in fase compositiva io e Simone avevamo spesso e volentieri sul piatto gruppi come Of Feather And Bone, Phrenelith e Disma. Siamo molto dentro alla “vera scena” attuale americana ed europea, ci sono ragazzi che stanno veramente buttando fuori dei dischi esplosivi! Di roba vecchia ascolto ormai poco.

Quante pensate abbia ancora da dire e da dare un genere come il death metal oggi nel 2019?

Il death metal sta andando alla grande, più informa che mai!! Sto notando che negli ultimi 2 anni sta tuonando, con tantissimi gruppi nuovi con tantissimi demo da paura. E’ il momento giusto, non c’è niente da fare. Noto un grande supporto all’estero e una gran voglia di vedere gruppi “piccoli” assieme a grossi nomi o addirittura viceversa. Ho notato l’anno scorso in Danimarca al Killtown che gruppi con un demo solo alle spalle come Fetid e Mortiferum erano più attesi e avevano più supporto / pubblico degli Incantation. E’ proprio questo che mi piace di questi anni!! Non è il marchio ma è la qualità che conta, e volendo riesci anche superare i “fondatori e padrini”. E sembra proprio che anche promoters e grosse labels lo stanno capendo supportando e dando a loro volta una grande mano. Speriamo solo che duri il più possibile!!

Nell’ultimo periodo, prima dell’uscita di Amorphous Mass, avete pubblicato un promo intitolato “Necrotheism” e l’ep Undead Abyss, a dimostrazione che siete una band molto prolifica. Cosa pensate sia cambiato da questi ultimi lavori al nuovo Amorphous Mass? E quanto è importante per voi non stare mai fermi a livello di fase compositiva?

L’anno scorso con “Undead Abyss” eravamo super operativi, andavamo in sala prove anche 2/3 volte a settimana e avevamo un sacco di idee da mettere giù. E’ stato un anno davvero intenso, in preda alla ricerca dello stile più adatto a noi, ma ora ci siamo e quest’estate ritorniamo in sala a comporre per il prossimo passo. Credo sia importante tenersi caldi in fase compositiva quanto importante prendersi anche una pausa e staccare. Non ci deve essere assolutamente fretta, rischi di peggiorare e fare le cose tanto per. Ci sono momenti buoni e non, basta semplicemente scovare il momento giusto e immergersi completamente.

Ci tengo a ringraziare di cuore Hannes e tutti i Sepolcro per questa intervista e chiaccherata che ci siamo fatti questa estate e che finalmente vede la luce.

 

 

Into the Grave

Brevi Resoconti dagli Abissi Putrescenti della Scena Death Metal

Into the Grave, primo disco in studio degli svedesi Grave datato 1991. Anni Novanta, albori e apice della scena death metal mondiale con band ormai divenute nomi di culto quali Entombed, Obituary, Dismember, Incantation, Autopsy e moltissime altre, anche quelle rimaste relegate nei meandri quasi impenetrabili dell’underground come le statunitensi Derketa/Mythic o gran parte della scena estrema finlandese, Demilich su tutti. Questa premessa per dire cosa? Semplicemente per introdurre l’argomento protagonista di questo articolo: un “forse breve” viaggio tra i migliori dischi usciti in ambito death metal nell’arco di questo 2019 che sta volgendo al termine. E per sottolineare che la passione per un certo modo di intendere e suonare il “metallo della morte” non solo non è ancora morta ma anzi sembra aver trovato un terreno estremamente fertile negli ultimi anni e in moltissimi gruppi in tutto il mondo. 

Premessa, so benissimo che spiazzerò tutti quanti i lettori di questo articolo e tutti gli amanti del death metal, ma ho volutamente scelto di non parlare dello splendido “Hidden History of Human Race” dei Blood Incantantion (quasi senza ombra di dubbio il miglior disco death metal uscito nel 2019) perchè ho letto davvero dappertutto entusiastiche (giustamente) lodi nei suoi confronti e non serve di certo che sia io a dirvi di andarvelo ad ascoltare prima di subito e di farlo vostro appena potete. Preferisco concentrare le mie energie e le mie parole su tanti altri bellissimi dischi che hanno riempito il panorama death metal di questo dannato 2019 che sta volgendo finalmente al termine.

Enter the gates, gates to madness, you feel that the end is near, you know that your end is here…

Sepolcro – Amorphous Mass (Unholy Domain Records/Dismal Fate Records)

I Sepolcro non si sono fermati nemmeno un secondo negli ultimi due anni e dopo “Necrotheism” (promo pubblicato nel 2018) e “Undead Abyss” (Ep sempre del 2018) regalano a noi anime dannate assetate di death metal vecchia scuola questo nuovo lavoro intitolato “Amorphous Mass”, un concentrato putrescente di sincero e appassionato metal della morte. Cinque tracce tra cui troviamo “Unnamed Dimension” e “Malignant” che avevamo già avuto la fortuna di poter ascoltare sul promo “Necrotheism” e tre nuovi pezzi, tra cui emerge in tutto il suo marciume sepolcrale e opprimente la conclusiva “Amorphous Mass”. Solito death metal vecchia scuola quindi il concentrato di questa ultima fatica in casa Sepolcro, un death metal abissale, angosciante, asfissiante sempre fedele a mostri sacri come Autopsy o Disma e influenzato in egual misura dalle soluzioni death/doom di una certa scuola statunitense che risponde a nomi quali Winter o Cianide ma anche a maestri indiscussi del genere come gli Asphyx. Solito death metal putrido e oscuro, ricetta infallibile e ormai marchio di fabbrica dei Sepolcro, un sound capace di creare atmosfere degne dell’Orrore lovecraftiano che trascinano in dimensioni sconosciute dominate unicamente dall’angoscia, dal terrore eterno e dalla follia. Lasciatevi dunque inghiottire dagli abissi della vostra mente, lasciatevi divorare dai mostri che li abitano. Lamenti spaventosi si odono in lontananza, abbandonatevi all’orrore di una condanna ad eterna dannazione… Solo i lamenti provenienti dal Sepolcro squarciano il silenzio dei mortali.

Krypts – Cadaver Circulation (Dark Descent Records).

Il prossimo gruppo di cui voglio parlarvi manifesta senza troppi problemi le influenze della scuola death metal finlandese tanto amata dal sottoscritto, probabilmente anche perchè si tratta di un gruppo proveniente da Helsinki. Sto parlando dei Krypts, da anni ormai autori di grandiosi dischi e che a maggio ci hanno regalato l’ennesimo capitolo del loro death/doom soffocante, abissale e funereo debitore tanto al sound tipicamente finnico di act quali Demigod, Abhorrence e Demilich quanto alla proposta asfissiante e funebre degli Evoken, senza scordare i Grave Miasma. “Cadaveric Circulation” affonda le sue radici nella solita palude mortifera a cui ci hanno abituato i finlandesi negli anni e ancora una volta i Krypts riescono a costruire un’atmosfera opprimente e tormentata, costante per tutte la durata del disco. Il grow cavernoso ed abissale di Anti riesce inoltre a rendere il tutto ancora più soffocante, come se si stesse affogando nelle sabbie mobili che lentamente trascinano giù senza possibilità di fuga. Il disco si apre con il riffing serratissimo di “Sinking Transient Waters” che lascia presto spazio a rallentamenti doom, mentre la successiva “The Reek of Loss” viene introdotta da un riff che farebbe invidia agli Evoken per poi sfociare in un death metal molto simile ai Grave Miasma per quanto riguarda il groove ed infine torna ad essere una lenta agonia simil funeral doom. E’ un death metal tanto fedele alla vecchia scuola quanto lento ed atmosferico quello proposto dai Krypts, una proposta che non spinge quasi mai sull’accelleratore o sulla brutalità ma che preferisce al contrario giocare con i rallentamenti e con le melodie così da creare sensazione di tensione costante, una sorta di quiete oscura prima della tempesta in cui ci si smarrisce e ci si sente mancare l’aria. “Vanishing” e “Circling the Beetween“, doppietta co cui ci si avvia alla conclusione di “Cadaveric Circulation”, sono due tracce dotate di un songwriting ispiratissimo e davvero elevato che possono esemplificare al meglio la maturazione definitiva del sound death/doom dei Krypts. “And so it comes to be out of closing shadows, contaminating all. And I yield under the dismal miasma! And let it fill the air…”

Tomb Mold – Planetary Clairvoyance (20 Buck Spin Records)

Partiti nel 2016 con un paio di demo e giunti nel 2017 al debutto con “Primordial Malignity”, un titolo estremamente esplicativo del sound proposto su quel disco, i Tomb Mold  quest’anno ci hanno regalato il fantastico “Planetary Clairvoyance”, terza fatica in studio per i canadesi in tre anni senza perdere un minimo di qualità nel songwriting o nell’attitudine. Partiti con un death metal primitivo totalmente debitore alla scena finlandese, quello che ci offrono oggi i Tomb Mold è invence un sound che evidenzia una certa volontà di evoluzione nonchè una dose di ricerca sonora sulla falsa riga del percorso intrapreso dai Blood Incantation. Questa volontà di evoluzione sonora e di mettere ordine alla loro “malignità primordiale” si mostra palese fin dalla scelta del titolo, molto più mistico ed evocativo rispetto al passato. Non fraintendetemi, la matrice di partenza da cui si articola il death metal vecchia scuola dei canadesi è sempre la stessa e nelle sette tracce che compongono “Planetary Clairvoyance” si può ancora sentire tutta l’influenza degli Adramelech di “Psychostasia”, i Demilich del capolavoro “Nesphite”, di “World Without God” dei Convulse e qualcosa dei Bolt Thrower o degli Incantation (influenze riscontrabili tanto nella prima parte di “Accellerative Phenomenae” quanto in “Infinite Resurrection”), però il tutto suona come un disco dei Tomb Mold al 100% e non come qualcosa di derivativo, scontato o peggio ancora prevedibile. Un death metal si aggressivo come sempre, ma anche profondamente ragionato e meno impulsivo rispetto al passato, un sound che riesce a bilanciare in modo ottimale il groove, la brutalità, la tecnica e i cambi di tempo, basti pensare al brano di apertura “Beg For Life”, alla successiva titletrack o a “Infinite Resurrection”, tutti brani arricchiti inoltre da assoli da paura! Per concludere “Planetary Clairvoyance” è un disco da ascoltare tutto d’un fiato dall’inizio alla fine, perchè la maturazione dei Tomb Mold li ha portati a suonare un death metal assolutamente personale pur mantenendo tutta l’aggressività dei primi lavori e un retrogusto fortemente old school.  

Witch Vomit – Buried Deep in a Bottomless Grave (20 Buck Spin Records)

Sepolto vivi in una tomba senza fondo” può essere tradotto in questo modo il titolo del nuovo album in casa Witch Vomit pubblicato dalla 20 Buck Spin Records che quest’anno in ambito death metal l’ha praticamente fatta da padrona grazie ad una serie di uscite di altissimo spessore. Parliamo dei Witch Vomit e di questo loro “Buried Deep in a Bottomless Grave”. Il sound di partenza dei ragazzi di Portland è sempre la solita barbarie di death metal vecchia scuola che non conosce compromessi o cedimenti e che prende le mosse dalla lezione della scuola svedese (in quanto a riffing e gusto per certe melodie) di Entombed e Dismember e la imbastardisce con influenze di matrice Incantation e Autopsy. Niente di nuovo direte voi, e sticazzi? I Witch Vomit suonano bene, suonano con passione e attitudine e non sembrano soltanto un gruppo clone di Entombed o Incantantion, bensì possono vantare una buonissima capacità nel songwriting e nel riffing praticamente sempre azzeccato e facilmente ricordabile, senza mai lasciar da parte un’irruenza selvaggia nel suonare il più violenti possibili. Un death metal barbaro e primitivo come nell’accoppiata formata da “Despoilment” e dalla titletrack, ma si potrebbero citare anche ottime tracce quali “Dripping Tombs” (traccia in cui si sente tutta l’influenza della scuola death svedese) e “Squirring in Misery” per evidenziare tutta la violenza selvaggia sorretta da ottimi riff, una doppia cassa che frantuma le ossa del cranio e da un growl cavernoso che entra in profondità nei meandri più sconosciuti della mente dando vita ad allucinazioni di morte e disperazione. Sepolti vivi nell’eterna dannazione, nelle profondità della terra putrida… Witch Vomit e barbarie!

Fulci -Tropical Sun (Time to Kill Records)

Cosa ci si potrà mai aspettare da un gruppo che fin dal nome vuole omaggiare uno dei più grandi registi di cinema horror di sempre? Quale sarà mai il contenuto di questo “Tropical Sun” che fin dalla copertina cita senza nascondersi “Zombie 2“, capolavoro del maestro “poeta del macabro” Lucio Fulci datato 1979? Dai che ci siete già arrivati. Il meglio del death metal di stampo americano, quello più brutale e groovy sulla scia di Cannibal Corpse, Diyng Fetus, Suffocation e Devourment condito da tematiche che pescano a piene mani dal cinema horror/gore. Titolo dell’album e copertina che potrebbero benissimo essere scambiati per titolo e locandina di qualche film del filone “cannibale” di serie Z, a maggior riprova di quanto i Fulci stiano in fissa persa per tutto quello che riguarda cinema e immaginario horror/gore/splatter. Il sound di questo “Tropical Sun” come già evidenziato sopra non è assolumante nulla di innovativo ma cazzo se funziona! Si tratta infatti di genuino e barbaro brutal death metal che sa bilanciare sapientemente rallentamenti angoscianti e accelerazioni brutali, il tutto condito da un riffing assolutamente groovy a cui è impossibile resistere! Tutti gli elementi appena elencati sono perfettamente riscontrabili in pezzi quali la titletrack, “Legion of the Resurrected” o “Eye Full of Maggots”, probabilmente i momenti migliori di tutto “Tropical Sun”. A tutte le stazioni radio: una terribile epidemia ha colpito Caserta e sembra provenire da lontano… orde di cadaveri tornano in vita e mangiano i vivi… Illuminati dalla luce accecante di un sole tropicale, i Fulci sono tra noi e sono pronti a divorarci.

Cerebral Rot – Odius Decent into Decay (20 Buck Spin Records)

Loimaa, Finlandia, primissimi anni Novanta. I Demigod pubblicano “Slumber of Sullen Eyes”, uno dei dischi migliori partoriti dalla scena death metal finlandese in quegli anni. Gli Adramalech nello stesso anno (1992 per la precisione) pubblicano un ep devastante intolato “Spring of Recovery“. A Helsinki invece gli Abhorrence pubblicano il loro unico Ep, perfetto esempio di death metal oscuro e opprimente tipicamente finlandese. Intanto nella vicina Svezia i Grave tirano fuori dalle tenebre il loro capolavoro “Into the Grave”. Oggi nel 2019 tutte queste influenze possono essere riscontrate in “Odius Descent Into Decay” disco d’esordio dei Cerebral Rot, gruppo di Seattle che suona un death metal vecchia scuola con le radici ben piantate nella lezione della scena scandinava, tanto svedese quanto finlandese. Marcio e primitivo death metal direttamente dagli anni Novanta, un riffing azzecatissimo anche se non vario capace però di creare un’atmosfera assolutamente cupa e asfissiante, un growl catacombale che proviene direttamente dagli abissi più putrescenti e assoli che si stampano in testa, sono queste  certamente le migliori armi che hanno da offrire i Cerebral Rot. “Repulsive Infestation of Cadaver” e “Putrefaction (Eternale Decay)” sono certamente da annoverare tra i pezzi più interessanti di tutto il disco. “Odius Descent Into Decay” rappresenta la colonna sonora perfetta per affrontare l’eterno decadimento delle nostre esistenze oramai in stato avanzato di putrefazione! Slowly we Cerebral Rot…

Mortiferum – Disgorged from Psychotic Depths (Profound Lore Records)

Aaaaaaah i Mortiferum. Attesissimo (almeno per me) il loro primo disco dopo quel fulmine a ciel sereno che fu “Altar of Decay”, demo che i nostri hanno rilasciato ormai due anni fa e che presentava ventidue minuti di opprimente e oscuro death/doom metal degno della miglior tradizione del genere. Dal loro abisso fatto di oscurità impenetrabile quest’anno, finalmente, il gruppo di Olympia (Washington) ha tirato fuori “Disgorged from Psychotic Depths”, grazie anche al supporto della Profound Lore Records. Il disco di apre con “Archaic Vision of Despair”, traccia caratterizzata da un’inizio molto lento e quasi “funeral doom” rotto solamente dall’emergere di un growl cavernoso, facendoci piombare immediatamente in un’atmosfera cupa e asfissiante, atmosfera che sarà la costante in questa discesa lunga trentasei minuti negli abissi più angoscianti e opprimenti dipinti dai Mortiferum su questo “Disgorged from Psychotic Depths“. Tempi lenti e rallentamenti sono quindi una caratteristica strutturale nel sound proposto dai Mortiferum, i quali però sanno anche spingere sull’accelleratore e giocare sapientemente con cambi di tempo e un riffing davvero ispirato, come possiamo ascoltare nella successiva “Inhuman Effigy”. Ma nel decadente e putrido death metal imbastardito dai rallentamenti doom dei nostri c’è anche spazio per una certa dose di “groove”, basti pensare ai riff portanti di “Funeral Hallucinations”, uno dei momenti migliori presenti sul disco. Anche con “Disgorged from Psychotic Depths” bisogna fare lo stesso discorso fatto per i Tomb Mold; ci troviamo difatti dinanzi ad un disco dal suono granitico ed impenetrabile che dovrebbe essere ascoltato dall’inizio alla fine senza avere il tempo di riprendere fiato, ci si dovrebbe abbandonare nei suoi abissi e lasciarsi inghiottire dalla sua totale oscurità, smorzata apparentemente dal breve intermezzo acustico posto in apertura della conclusiva “Faceless Apparition”. Per coloro che hanno un debole per “Musta Seremonia” dei Rippikoulu, per gli Autopsy e per i più recenti Spectral Voice questo “Disgorged from Psychotic Depths” è un lavoro assolutamente da non perdere! Persi negli abissi tra visioni di disperazione eterna e alluccinazioni di morte, senza più via di fuga…

Ossuarium – Living Tomb (20 Buck Spin Records)

Dopo l’ottimo demo “Calcified trophies of violence” dello scorso anno, finalmente gli Ossuarium da Portland pubblicano il loro disco di debutto intitolato “Living Tomb”. Ci hanno insegnato a non giudicare un libro (o disco in questo caso) dalla copertina, ma probabilmente nulla è più indicativo della copertina di “Living Tomb” in merito al sound proposto dagli Ossuarium. Ci troviamo infatti dinanzi ad un ottimo concentrato di death/doom metal vecchia scuola che affonda le sue marciulente radici in profondità nella lezione degli Asphyx della doppietta “The Rack”/”Last One In Earth”, degli Autopsy di “Mental Funeral” e dei Gorement dell’ottimo Ep “Into Shadows”. Opprimente death metal imbastardito da rallentamenti doom che creano un’atmosfera profondamente angosciante e sinistra; un death metal che non eccede nelle accelerazioni a rotta di collo o in un riffing super serrato, bensì preferisce costruire, spesso ricorrendo a divagazioni più melodiche, un’atmosfera generale decadente che lascia addosso sensazioni di angoscia e paura. La doppietta formata da “Vomiting Black Death” e da “Corrosive Hallucinations” rappresenta a mio parere il momento più alto di tutto “Living Tomb” per quanto riguarda il livello di songwriting offerto dagli Ossuarium; ritroviamo infatti in queste due tracce, così come nell’ottima “Writhing in Emptiness“, tutti gli elementi che rendono il sound dei nostri estremamente interessante e differente da tutto il resto uscito in ambito death metal quest’anno: il gusto per le melodie capaci di creare atmosfere di costante angoscia e decadimento, rallentamenti doom che amplificano la sensazione di smarrimento e desolazione e un growl primitivo e cavernoso, oltre ad assoli pressochè sempre azzeccati. “Living Tomb” si conclude infine con “End of Life Dreams and Visions pt.2“, traccia che funge da perfetta colonna sonora per noi anime agonizzanti pronte ad addentrarci nella regione dell’eterna dannazione dominata dall’oscurità e dall’orrore polimorfo. I’m the one last to scream in front of the living tomb…

Vastum – Orificial Purge (20 Buck Spin Records)

A distanza di un anno dal fantastico split insieme agli Spectral Voice, i californiani Vastum tornano a torturarci i timpani con questo nuovo “Orificial Purge”, un disco che renderà felici tutti coloro che hanno una dipendenza incurabile (come il sottoscritto) per il death metal old school di scuola Bolt Thrower, Incantation e Grave. Il disco parte fortissimo con la doppietta lancinante “Dispossessed in Rapture” e “I On the Knife”, assalti brutali finalizzati fin da subito a far capire che i Vastum non vogliono lasciare via di scampo e non vogliono fare prigionieri ma unicamente diffondere il loro verbo di distruzione totale. Un riffing primitivo ma ispiratissimo che riporta spesso alla mente tanto i Bolt Thrower di “Realm of Chaos...” quanto gli Incantation di “Onward to Golgotha“, perfettamente bilanciato da melodie capaci di donare all’intero lavoro un’atmosfera profondamente sinistra e maligna, assoli da brividi debitori dei migliori Morbid Angel e l’alternarsi del growl di Daniel Butler e di Leila Abdul-Rauf che rende la proposta dei Vastum varia e personale, sono queste le caratteristiche del death metal proposto nelle sei tracce presenti su “Orificial Purge“. Tutto questo alternarsi di ferocia e di atmosfere sinistre è sorretto inoltre in maniera magistrale da una sezione ritmica che trita le ossa e lascia alle sue spalle solamente cumuli di macerie, ne sono perfetti esempi la terza traccia “Abscess Inside Us” o la penultima “Reveries in Autophagia”. Il death metal vecchia scuola dei Vastum, come al solito, apre ferite profondissime e lancinanti sulla pelle che iniziano a marcire a mano a mano che i minuti passano, canzone dopo canzone, e con la pelle inizia ad andare in putrefazione anche la mente ormai invasa dall’orrore… Affogando nei meandri del tormento interiore, schiavi ormai dell’oscurità.