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Necrot – Mortal (2020)

Is the smell of our world falling under the greed and senseless pride of men. It is the stench you smell in the morning when you realize that outside your door is nothing but ugly humans ready to deceive, steal, or even kill for a little more power or money…

Chi segue Disastro Sonoro, così come chi mi conosce personalmente nella vita reale, sa benissimo quanto io sia affezionato e debba molto al death metal, in quanto genere che mi ha accompagnato negli anni e ha giocato un ruolo fondamentale per lo sviluppo dei miei gusti musicali in ambito di metal estremo. Ancora oggi il death metal, tanto quello old school anni novanta quanto le nuove uscite più underground, occupa assiduamente i miei ascolti. Proprio per questo oggi mi trovo costretto dal cuore a parlarvi di uno dei gruppi più interessanti partoriti dall’underground death metal statunitense negli ultimi anni e che risponde al nome di Necrot. Con questo nuovo album intitolato semplicemente Mortal, che finalmente da un seguito al devastante Blood Offerings del 2017, disco che aveva posto il gruppo di Oakland sotto l’attenzione di tutti gli amanti del death metal più marciulento e dalle sonorità old school, i nostri riprendono da dove avevano interrotto riuscendo contemporaneamente ad alzare l’asticella e ad evolvere (prendete assolutamente con le pinze questo termine) ulteriormente il proprio brutale sound. Aspettate un attimo, stiamo pur sempre parlando di un death metal con le radici profondamente piantate nella vecchia scuola, ma su questo Mortal i nostri sembrano aver preso maggior ispirazione dal sound disturbato, angosciante e rallentato degli Autopsy, dal riffing dei Dismember (una traccia come Asleep Forever è iconica di quanto appena detto) o da un certo groove che mi ha ricordato in alcuni casi addirittura la proposta putrescente degli Asphix, così come un certo modo di intendere e suonare un death metal asfissiante e opprimente di tradizione finlandese. Il tutto suonato dai Necrot con una vena maggiormente stench/crust rispetto al passato, capace di portarmi alla mente in alcuni momenti echi lontani di certe sonorità care ai Sanctum o agli Stormcrow (può fungere da esempio perfetto una traccia del calibro di Stench of Decay), probabilmente dovuta anche all’esperienza di Luca con gli Acephalix, altro ottimo gruppo della scena underground della Bay Area che da sempre è autore di una miscela devastante quanto mortifera di death metal old school e affilato crust punk. Mortal si apre con la doppietta formata da Your Hell e Dying Life, un biglietto da visita brutale e opprimente che mette fin da subito in chiaro il duplice intento dei Necrot, ovvero privarci delle energie lasciandoci inermi a livello fisico e annichilirci profondamente a livello psicologico. Il death metal dei Necrot, ormai giunti a piena maturità, è una carcassa in putrefazione che emana un fetore di morte e ci regala immagini di declino di una civiltà umana ormai allo sfacelo più totale, un’enorme necropoli a cielo aperto infestata da vivi morenti felici di sguazzare nella rovina che si sono autoimposti e nel collasso a cui si sono condannati. Sette tracce (per quasi quaranta minuti) ricche di momenti davvero ispirati a tutti i livelli, dal riffing alle vocals, che irrompono devastanti sotto le sembianze di invettive iconoclaste nei confronti dell’umanità e della sua civiltà ormai destinata irrimediabilmente a crollare su se stessa e divenire polvere.

Mortal ci da la riprova definitiva del fatto che i Necrot siano ormai uno dei gruppi più interessanti, devastanti e completi del panorama death metal underground e non solo. Faccio davvero fatica a trovare altre parole da aggiungere, dunque non posso che limitarmi a consigliarvi di correre ad ascoltare il disco e abbandonarvi totalmente nelle viscere putrescenti e nell’atmosfera mortifera creata dal death metal vecchia scuola suonato dal gruppo di Oakland. Tra vent’anni penseremo a questo Mortal come ad un classico del death metal degli anni ’20 del duemila, ne sono certo.

 

Suffering Reborn…- Intervista ai Carcinoid

Per la prima volta da quando Disastro Sonoro prese vita, nel lontano 2017, sotto le sembianze di blog/webzine, mi trovo ad ospitare e pubblicare un’intervista non scritta da me. Sono però molto orgoglioso e altrettanto felice di poter lasciare spazio su queste pagine virtuali all’intervista fatta agli australiani Carcinoid (uno dei migliori gruppi doom/death attualmente in circolazione) dal buon Francesco, intervista che sarebbe dovuta uscire, in origine, per Blogthrower, blog estremamente interessante per tutti gli/le amanti dell’underground in tutte le sue forme che però per il momento si è preso un periodo di pausa. Nelle righe che seguiranno vi troverete ad affrontare un’intervista impegnativa per la lunghezza, ma al contempo ricca di spunti nelle risposte e nelle domande sempre ben curate e dunque, in sintesi, davvero molto godibile. Nonostante abbia anche la versione in italiano, penso sia più importante e valido riportare l’intervista in lingua inglese in quanto credo possa rendere meglio l’idea dei toni e delle sfumature delle risposte rilasciate dai Carcinoid. Infine, ci tengo a ringraziare nuovamente Fra per aver pensato a Disastro Sonoro come piattaforma attraverso cui diffondere questa intervista che ha richiesto, da quanto so, molto tempo e un discreto dispendio di energie. Lunga vita all’underground e al supporto reciproco tra chi si sbatte per il metal e il punk senza finalità di profitto! Vi lascio finalmente alle parole dei Carcinoid… Suffering reborn!

Who came up with the idea of founding Carcinoid?

Az: Jess and I came up with the idea of doing a band together that fit influences we were both into. Jess has more doom influences and I have more metal influences so we thought death/doom was the way to go. Then we started writing together and then Josh was keen on doing vocals and we tried out some drummers and Carter was the best fit for what we are going for.

In which moment of your lives did you fall in love with horror themes? And what has been the first time in which you encountered the real horror, the true suffering?

Az: I guess all members all gravitate towards the darker things/side of life. I guess suffering from depression and wanting to die at a young age… 

Tell us about the differences between the writing and recording process for the demo and for the album, if there are any.

Az: On the demo riffs were written by Jess and I, more or less equally, as usual. On the album, instead, Jess wrote a bit more than me. She has always been great at structuring and the flow of songs. On the album tracks we tried to combine our riffs together on each track to help it become more interesting. We also went for a more straight forward approach on the demo. but we definitely tried to push ourselves musically on the album tracks.

Jess: Carter always has input on riff structure and variation too. He recorded both the demo and the album but the difference was we used a 4 track on the demo and an 8 track on the album to be able to add more channels and variation to the resulting sound.

Talking about sound, it’s quite unique and the guitar tone is MASSIVE. Do you think the secret is a matter of gear and settings, a charismatic player, a really good producer/studio or a mix of all of this?

Az: Cheers dude. Over the years I’ve been driven more to thick tones that really drive the riffs home. I just think over time I found exactly what sound I wanted. I get my tones down through my amps (Peavey 5150’s) as I’ve been in love with them since a teenager, apart from that I don’t use pedals for my sound. Just my amp, pickups and guitar tones get exactly what I want. I think believing in what you do, being confident and self expression developed over time is the secret. You can tweak your sound in the studio but it’s good to have a great sound straight up which makes the producer studio scenario a lot easier.

The album is recorded live (and it makes sense: given the raw energy and organic sound of it all)! That’s something not that common these days, but a wise choice. Did you record the demo that way as well? Also, how much takes have you done per track, more or less? And anyway, that means there is no double-tracking for the guitar, right? Was it ALL recorded live (vocals included, I mean) or did you add something later? Tell us more about that choice and the process behind it and if you think it payed off.

Az: We recorded all the music live minus the vocals and the occasional guitar overdub. What you hear on the recording is exactly what was played in the room together. Carter, Jess and I especially all love old style recordings. We didn’t doubletrack the guitars either. It has a nice feel mistakes and all as a lot of metal these days is super polished and every mistake is punched in and fixed. We definitely did not want to record that way. We have been really happy with how the recordings have turned out.

One of the first things that come to mind, right from the first seconds of Sorrow is this funny question, though: is there really ANY treble (drums apart) in the guitars and bass?

Az: I have some treble in my tone as we are tuned pretty low just so there is some separation between guitar and bass.

Jess: My treble is turned to the maximum on all of the recordings but we are tuned pretty low also. I like it that way so it cuts through the mix. I hate a washed out bass tone in metal.

The bass tone is very present all over ”Metastatic Declination” and it seems like it plays a big role in making everything sound heavy, fat and mournful. It’s got a really nice growl, much oomph and it complements the swamp-ish guitar tone really well! Was the idea of a very loud bass in your mind from the start or you simply found a great tone to go with and decided to put it higher during the recording process? Also, was the growl in the bass tone something you already wanted to achieve or have you tried different sounds and tones before finding the right one? It sounds like the guitar tone was one of the key elements since the forming of the band, but what about the bass?

Jess: Since Aaron and I forged the band together and both write the riffs it sort of eventuated that the sound was equal guitar and bass volume. As mentioned above I hate a washed out bass tone so I like having it loud in the mix, I think it sets us apart from other metal bands also and adds another layer of heaviness. I’ve used several basses and pedals before- I used to play a rickenbacker in my other band but I am happy with the tone I achieve with the japanese 80’s fender jazz specials I use and combined pedals which provides lots of grit and toughness which I think suits our sound.

What do you think of the relation between sound and songwriting? Not every sound is suitable for every style, so of course you’ve gotta find a tone that works with your type of riffs.
Entombed is great, for example, but I’d never listen to a Judas Priest record with those chainsaws (although that’d be funny, for a few minutes!)…

Az: I think that’s a good point as in any band I’ve been in the tones are never the same as I tweak it to suit the sound and the vibe we are going for.

Jess: I think it is very important to have good tones that suit the style of music you play. I love my bass tone and think it fits really well with our sound, being tuned really low and having loud bass for the slow heavy parts but enough treble that cuts through the mix in the faster riffs.

Dread, the intro out of Metastatic Declination, is made by Xavier Irvine, which is your producer. Listening to it, I feel some heavy John Carpenter and even Fred Myrow vibes (in this case, Phantasm in particular, which we all know very well thanks to Entombed)! Did he create that intro by himself and you liked it or you worked on it together?
Or did you give him loose directions and then he did his thing? Was it intentional to evoke a sort of Carpenter/Phantasm atmosphere?

Az: I’ve been a fan of Xaviers synth work for a while as I’ve seen him do it live. When we locked him in to mix and master the album I asked him if we could do a intro. Josh suggested something John Carpenter and I wanted something 80s style we had a few ideas but Xavier pretty much nailed it straight off the bat. He worked with us and tweeked it a litle to get the final track.

Do you still play live the demo songs too? For example, Red Mist Descending is such a filthy heavy track, it’d be a shame to let it go lost so soon!

Az: Yeah we still do, mostly Red Mist Descending, we need to bring the other two back a bit more though haha.

Are the demo tracks and those of Metastatic Declination born in the same period or are they fruit of different states of inspiration?

Az: The tracks on the demo are in order of when they were written. Then the album tracks kept coming and we used all the next tracks we had written on the album.

Lyrics should always be a pretty important part and definitely something to consider, in music. Do you agree? Do you give them importance and therefore live with the eternal struggle of dissatisfaction for your own work, wishing it to be always more original, evocative and overall better? I think that your lyrics really exhale passion and dedication, instead of just being no-sense and soulless, generic metal lyrics written just because you’d have to sing something. They really enhance the oppressive and claustrophobic vibe that the music conveys and they’re quite evocative, indeed!

Jess: Definitely, I feel if you have great music and boring or bad lyrics it takes you down a level. Josh is a great lyricist and embodies struggles that we all have encountered. He bares his soul in what he writes about, not just generic death metal themes which I think is important and makes things seem more interesting and real.

You’ve got some amazing artworks on both of your works and the style is consistent. The question comes natural: who is this artist and will we be able to see more of his/her work on your future records? Is he/she ”part of the band” (in a sense that he/she’s an integral part to your band image and you’ll stick with that for the next artworks) or do you strive for variety?

Jess: Travis Papkey designed the demo art and Necrofrost designed the album cover. We like using different artists who embody raw, grim death vibes and fit our music. Even though we love both of these artists, we will probably use someone different for the next release as we also like to use up and coming artists to help with their exposure also.

In the cover art for your demo there are two tombstones, seemingly with something carved on them. One seems to say ”I bear”, but the rest of it is covered. The other says ”R.I.P. 1846 – 1996” or something like that, if I’m not wrong. Would you like to explain this and its meaning or do you prefer to keep it cryptic and open to interpretation?

Jess: We have never picked up on these details so you are very observant to notice! It’s all on Travis Papkey who designed it so maybe ask him, there may be a cool meaning behind it

The artwork on the demo features all kinds of tortured humans (or ONCE humans) and depictions of suffering. Three of them also have lots of needles on them. The artwork for Metastatic Declination, on the other hand, is more classic but still very filthy, rotten and more putrid than the average death metal release. Overall, the band philosophy seems to tackle nihilism, existentialism, death, horror, self-destructive behaviours, despair and decay.  But is there a slight shift on themes and image or could addiction still be considered a form of inspiration (if it ever was, anyway)?

Jess: I don’t think addiction is an active theme in the album, although it could be an underlying theme. We all have health issues past and present so I think the anguish, pain, anxiety, trauma, feelings of hopelessness and loathing ect is expressed in the lyrics and the music throughout.

The artwork for the album we had the idea based on gravediggers and hauling skeletons out of the ground. We thought it would be a really dark, grim idea and Necrofrost executed it well.

Along with the notable punk influences in your music, I think that the filthier imagery and themes we just talked about more or less link you to stenchcore. Although you aren’t, you’re closer to that genre than most other death metal bands. Do you know stenchcore? And what do you think of it?

Az: I’ve never heard of it, but I’m definitely influenced by a lot of punk stuff.

Something funny is that one of the best and ”biggest” stenchcore bands around published something with Memento Mori too, including a repress (for the first time on CD) of their latest LP, that came out lately. It also shares something with you name-wise: Cancer Spreading!

Jess: Have not heard of them. Will have to check it out!

I bet you love crust punk, too. There is that kind of filthy vibe, mixed with the punk influences… tell us about it. Are you into Amebix, Deviated Instinct, Doom, etc. as well then? And what are some of your favourite hardcore punk (or any of the subgenres) bands?

Az: I’m a big fan of a lot of different punk stuff, I listen to punk more than metal a fair bit of the time or more punk influenced metal. Lots of grind stuff, Napalm Death, Repulsion, Righteous Pigs, Black Flag, Discharge, Dr. Know, The Meanies, Massappeal, Ramones, Wipers, Sonic Youth. I like all the 70’s stuff, UK82, american stuff, australian stuff, pop punk, garage even a bit of ska. So yes lots of punk stuff haha.

Jess: I like Amebix and bands like Dystopia and Disrupt a lot, more on the sludgy, crusty side of things rather than hardcore and draw influences from that stuff.

Influences… let’s get deeper into that. I noticed your post on Facebook about your 10 favourite guitar influences. Tom G. Warrior, Greg Ginn, Tony Iommi, Max Cavalera and Pintando/Harris seem to be the most obvious. But there are also some more obscure or unusual ones in there, like the Moore/Ranaldo combo, Page Hamilton and Heath Smith. Would you like to narrate us your first encounter with those which you consider to be most important (I guess Tom G. warrior, Greg Ginn and Pintado/Harris) and how do you think they influence your music?

Az: Well Heath Smith is my older brother, my dad was married before he married my mum and had two children in his previous marriage. Heath lived with my parents when I was a baby until I was about 5 then lived with us on and off till my late teens. He is a massive music fan and played in metal bands. He exposed me to Thrash, Death Metal, Glam and Grunge from when I was a toddler.

So I grew up on all that stuff and I used to hang with him a lot, watch him jam, play guitar, talk about bands and music and I got to see him play a few times when I was in primary school.

I knew from a young age i wanted to play music and became obsessed. He is my overall biggest influence and taught me how to play guitar when I was a teenager and [so I] saved up for my first guitar. So I was exposed to most of my influences through him and a music tv show in australia called “Rage” which I used to record on vcr and watch the music videos I liked.

When I was a kid my fave bands were probably Motley Crue, Metallica and Nirvana. I guess any guitarist I like, I take things from their style and make it my own, it could be tones, picking, amps, guitars, feedback etc etc.

Tell us about the importance of Greg Ginn in particular and the overall importance of hardcore punk for your playing style and for the music of Carcinoid too.

Az: I really like the weird jazzy runs he does and I love his riffing, it was punk but it sorta had a dirty metal vibe I like a lot.

Hardcore is a big influence on my style i love the passion, values, aggression and feel, I find I like metal that has more of a punk influence and attitude overall.

I’ve played in a hardcore band in the past, and used to spend a lot of time in the DIY punk scene in melbourne and always enjoyed that more than the metal scenes here generally.

Also… do you think that some Sonic Youth influence somehow made it into Carcinoid?

Az: I love a lot of noiserock, sludge and grunge stuff. The feedback and noise parts they do and a lot of other bands I like that have that kind of stuff in their music definitely influence that side of carcinoid. 

Bury the Existence, Dungeons of Blood, Xenos, Hobo Magic, Reaper, Creep Diets, Spawn and god knows which other bands am I forgetting: before Carcinoid there were these in your lives, from metalcore to stoner, up to beloved death metal. Do you still like your old creations? Did you know each others already when you weren’t together as Carcinoid yet?

Az: Yeah of course, I have pretty broad tastes in music and I normally like doing a different style in each band I do. I’m proud of most things I’ve done, some stuff I listen to now and don’t like that much but it’s all part of my journey and has helped pave and develop to what I do today. Every time I do a different styled band and play with different people I learn and develop things which I really enjoy.

Jess: I still like the music I created in Spawn (psych/doom) although whilst I was doing this project I was always yearning to do something heavier and have definitely progressed a lot musically more than when I was in that band. I met Josh probably 5 years ago through going to metal gigs and mutual friends. Me and Aaron had known each other for about a year before starting the band together. We met Carter when he tried out but I had been to a lot of gigs to see his previous band, stoner/psych Hobo Magic.

Think again of those moments and band that I mentioned earlier. Would you ever have thought that one day you’d have been founding a band like Carcinoid? Were there presages of what would have been?

Jess: I thought I would start more of a grim sludge/doom band rather than death/doom but it’s worked out that way because me and Aaron wanted to start a project together and when we started carcinoid then things took off. I’m really happy with how we’ve progressed in such a short time, the chemistry we all have together as a band working together and the sound we have established.

Az: Yeah for me I really wanted to do a band with Jess and I liked a lot of death metal (and I had not really done that style before).
We wanted to bring our tastes and ideas together to make a cool combo of Doom and Death stuff garnished with our other influences.

What do you think Blood Incantation has that other bands don’t have? What is the feature that made them so popular, especially in 2019?

Jess: They are pushing the boundaries in terms of how modern death metal is progressing. In their writing of the new album I think they tried to incorporate a lot of different elements rather than the usual in death metal. I really like them a lot. We were very excited to be announced to share the stage with them later in the year. Hopefully it still happens.

Blood Incantation or Spectral Voice?

Jess: I like both. But would probably say Spectral Voice. They have a lot more dissonant doomy vibes that I am a big fan of. We saw them at MDF last year. Amazing!

Az: I hear a lot of newer bands through Jess but I always go back to all the old school stuff it really clicks with me. I haven’t really got into either band TBH, nothing against them though.

Another (web but not only so) phenomenon has became Sanguisugabogg. How do you explain their success? Because ok, they’re subject of memes on social networks, but in March they’ll do a tour with Undeath, Vomit Forth and Graveview, with barely one published demo (that flied off the shelves).

Jess: I like them, I have heard their music but I don’t know much about their back story or the band.

What is your relationship with Japan like? You felt really good on your tour there, but why have you chosen that nation particularly, even before traveling Australia properly?
Are you fan of japanese hardcore and metal bands?

Jess: Japan was awesome! We had such a good response there. It’s pretty close to us compared to the US or Europe so that’s why we chose there first also we have mostly already toured Australia with our previous bands. There’s so many bands we love from Japan – Coffins obviously, evil, transgressor, anatomia, Nepenthes, Church of misery, Eternal Elysium, SOB, fuck on the beach, unholy grave.

Az: I love Japan it is one of my fave places in the world, I had been there twice on holidays prior to the tour. That tour was amazing and the people were awesome. I never thought I’d get the chance to play there, I guess the opportunity came up and we weren’t gonna say no. We have plans to play more places in australia once we can. Yes I am, Some of my fave japanese bands are Coffins, Melt Banana, Transgressor, S.O.B., Unholy Grave, Fuck on the Beach and probably lots more I’ve forgotten haha.

Australia’s fires have been devastating and you have also played benefit gigs for fundraising. How are you living the situation? I believe that one of the most heinous aspects is the storm of fake news about it, from racists spreading rumors of pseudo-firestarters with arabic names to climate change deniers.

Az: The bushfire situation was a pretty fucked time fortunately we were not affected, but there were people who died or lost everything. The least we could do was do something to help raise some money to help. We have a big issue in australia with the right wing government being in power and supporting fossil fuel and trying to dance around the climate change issues, whilst avoiding the switch to more green energy. I’m no expert on the situation but there is a lot more that could be done to help the situation, from looking to the indigenous for more implementation of traditional burning that has been done for at least 66,000 years. Corporate greed and ties with companies that destroy the earth seem to be supported over more sustainable options in australia which I find very upsetting. 

”In the hollows of the dead we crawl and we stumble, looking for salvation but only finding dust and rot. We try to survive, but we’re already dead.” You close ”The Drowning” with this statement. While reading the lyrics, I thought it was just printed in the booklet without being said in the song, but it’s in there too. It sounds, indeed, like a statement. So, do you actually live the day? Do you indulge in hedonistic lifestyles because, indeed, this might be our last day and we wouldn’t even know? What do you think of health-fanatics? Avoiding everything ”bad” to stay healthy, but they might get hit by a bus while crossing the street. And what’s the point of dying all good and preserved, after all? You die anyway.

Josh: It’s just something that ties in with the whole concept of the album. Despite our best intentions, we’re drawn to destruction and decay.

Is weed legal in Australia? I did a (VERY) quick research on Wikipedia and it seems like its history is troubled. Are you and/or others in the band regular users?

Az: Weed is legal to grow in ACT. In the past I think it was legal to grow in S.A. (South Australia). I’ve heard Australia has a high ratio of users compared to a lot of other countries.
I guess you could say it’s troubled here as it’s still illegal overall. Some members use, I go through Phases of regular to not so regular use.

Jess: Weed has just become legal to grow as of the start of this year in ACT (Not our state). Two plants per person or 4 max per household. Hopefully this changes for Victoria asap! haha

Weed or alcohol? And why?

Az: That’s a tough one. I do love having a beer at home or at shows or whilst I play. But I have big problems playing stoned. But to chill and relax definitely weed over booze!

Jess: Weed at home. Alcohol at gigs!

Do you think that metal circles are inclusive or that there are still ideological barriers to break down?

Jess: Sometimes. It really depends on the people. Some people are great, some are not so I don’t think its fair to make generalisations about all metal circles. I feel it’s harder for women in the metal scene to feel included or taken seriously sometimes – based on my own experiences it feels very male dominated at times. But of course this has changed in the past 30 years, and hopefully continues to do so. I think everyone deserves to be treated as equals and to enjoy metal regardless of gender, race, sexuality, ect. so this should not matter but sometimes metal circles can exclude people based on these factors.

Az: I find some metalheads are very backward in their views, which I can’t stand, I have seen and heard a lot of racist, sexist, homophobic and transphobic stuff occur.
Which gives metal a bad name. I understand it’s not everyone but it ruins it for everyone else, metal shouldn’t discriminate it is a universal music that brings people together worldwide. Why add all this unnecessary hate of people in the mix.

This one is hard. Best Coffins album and why?

Jess: Buried death. It is the first one I heard years ago and is still my favourite. Classic.

Who has been really ingenious within death metal for you?

Az: I guess bands that are really original or incorporate other styles into their music, Cannibal Corpse I think were really groundbreaking especially the drumming, morbid angel, death, obituary, napalm death on harmony and utopia, and more experimental stuff like Alchemist, Nocturnus, Human Remains, early Fear Factory etc etc

Tell us your Top 7 zombie movies! (Spit a bonus of 3 horror movies of any kind as well, if you want!)

Jess: I don’t watch that many movies! Josh is really into a lot of B-grade horror stuff

Josh: Top 7 Zombie Movies:

Tombs of the Blind Dead
Braindead
The Return of the Living Dead
Re-Animator
Rec
The Beyond
Poultrygeist: Night of the Chicken Dead

You have announced two tours outside of Australia for 2020. Europe and USA? Give us some steady points of your future. Like the split with mighty Charnel Altar.

Jess: We were set to play Killtown in Denmark and do a couple of weeks in Europe in September, but obviously because of Covid-19 everything is up in the air and we don’t know how long travel bans will be in place. We are taking the time to write new material and hopefully play some more shows around Australia this year if we cannot leave the country. We are dying to play in Europe and the US soon so hopefully it’s on the cards for the future…… 

Ahna – Crimson Dawn (2020)

Mentre il regno della follia viene inghiottito da un’oscurità senza fine, gli Ahna si abbattono come un vortice di caos e distruzione su un campo di battaglia che non conosce alcuna legge. 

La British Columbia, regione canadese che si affaccia sull’Oceano Pacifico, nel corso degli anni ha dimostrato di essere terreno estremamente fertile per il proliferare di progetti devoti a sonorità crust punk di ogni sorta, da quelle più vicine al grind dei Massgrave a quelle che esondavano su territori black metal come gli indimenticabili Iskra e i più recenti Storm of Sedition. Dieci anni dopo il loro primo full lenght, ma solamente a cinque anni di distanza dal bellissimo Ep “Perpetual Warfare“, come un fulmine che squarcia improvvisamente la quiete preannunciando una notte di devastante tempesta, gli Ahna, nome storico della scena crust della British Columbia, ritornano con questo nuovissimo e inaspettato disco intitolato “Crimson Dawn“! Ai tempi del primo omonimo full lenght, gli Ahna ci avevano proposto un sound crust punk fortemente influenzato e imbastardito con le frange più estreme del metal, death in primis, e nelle sette tracce che compongono “Crimson Dawn” , il gruppo  torna a riproporre una formula sempre vincente: death metal di tradizione svedese, Bolt Thrower, Sacrilege, Axegrinder e Hellbastard si uniscono in questa bomba di death-crust selvaggio e dal sapore fortemente old school.

Il disco di apre con “Run for your Life”, pezzo che evoca in modo inconfondibile i Sacrilege di quel capolavoro che è “Realms of Madness“, un’assalto che sta in bilico tra sfuriate crust e cavalcate propriamente thrash metal e che può riportare alla mente anche gli Hellbastard di “Heading for Internal Darkness”, con la voce della batterista Anju a ricordare proprio quella di Lynda dei Sacrilege. Nella successiva “In Death’s Grip” sembra invece di imbattersi in una versione swedish death dei Bolt Thrower e in un sound che può essere descritto solamente come se, in un universo parallelo, il seminale “In Battle There’s No Law” fosse stato registrato in terra svedese durante una jam insieme ai Grave e agli Unleashed. In questi due primi brani di “Crimson Dawn” possiamo subito notare l’alternarsi di due voci, quella di Anju più urlata sullo stile dei Sacrilege (influenza onnipresente in tutte e sette le tracce) e quella del chitarrista Graham invece decisamente più growl e corrosiva, due stili che però finiscono per non convergere mai all’interno di una stessa traccia. Bellissimo anche un pezzo come “Sick Waste” aperto dall’urlo di Anju che sembra preannunciare l’inizio dell’assalto selvaggio. Assalto selvaggio che non si fa chiaramente aspettare travolgendoci in un vortice fatto di riff thrash metal serratissimi, quasi a lambire territori proto-death, e da ritmi di batteria martellanti che sembrano potere e volere frantumare qualsiasi cosa si trovi sul loro cammino. Un pezzo che potremmo definire come la perfetta sintesi di quanto fatto dagli Hellbastard su “Heading for Internal Darkness” e i già citati Bolt Thrower di “In Battle There Is No Law”. Nel complesso tutte e sette le tracce sono come attraversate da una furia selvaggia e caratterizzate da un’atteggiamento fortemente bellicoso, come a non voler lasciare nessuna possibilità di sopravvivenza una volta che ci si è addentrati tra la devastazione e la brutalità di questo “Crimson Dawn”. È dunque un sound bestiale e famelico quello che gli Ahna ci propongono oggi, sonorità che rievocano volutamente un periodo storico in cui le contaminazioni tra la scena punk e quella del metal estremo diedero origine a quel brodo primordiale che ha portato alla nascita di quello che noi oggi conosciamo come crust punk. “Crimson Dawn” risulta essere quindi un ottimo disco in cui l’anima più crust e quella più death trovano il loro terreno ideale per regnare incontrastati nella distruzione e nel caos più selvaggio, sottolineando l’immortalità di cui sembrano godere certe sonorità ancora oggi. Gli Ahna cantano la morte ed è… tempo di massacro!

“ORRORE DAGLI ABISSI” – INTERVISTA AI SEPOLCRO

Solido death metal putrido e oscuro capace di creare atmosfere degne dell’Orrore lovecraftiano che trascinano in dimensioni sconosciute dominate unicamente dall’angoscia, dal terrore eterno e dalla follia, questo è ormai il marchio di fabbrica dei Sepolcro. Lasciatevi dunque inghiottire dagli abissi della vostra mente, lasciatevi divorare dai mostri che li abitano. Lamenti spaventosi si odono in lontananza, abbandonatevi all’orrore dell’ eterna dannazione… Solo i lamenti provenienti dal Sepolcro squarciano il silenzio dei mortali condannati per l’eternità. 

Iniziamo con una domanda classica per chi ancora non vi dovesse conoscere: Chi sono i Sepolcro, quando si sono formati e per quale ragione?

I Sepolcro sono un progetto Death Metal formatosi nel (ormai) lontano 2011 a Verona. Col passare degli anni ci sono stati diversi cambiamenti: formazione, influenze musicali, scioglimenti ecc. ma la passione di suonare musica marcia e putrida non è mai svanita. Nel 2011 si aveva una visuale diversa sul gruppo, come tutti, si è cominciato a suonare cover su cover di grandi classici arrivando poi a comporre musica propria. Di certo, si nota una grande differenza se si ascolta il primo demo “Festering Evocation” (2013) e il nostro ultimo lavoro “Amorphous Mass” uscito poche settimane fa…. questo come già citato è proprio grazie alla crescita ed evoluzione che si è venuti in contro. Alla ricerca del proprio marchio, suono, stile e per cercare di differenziarsi dalla solita “massa” e ondata musicale death metal. I Sepolcro nascono per condividere la propria passione all’interno del gruppo, il clima all’interno puzza sempre di morte… in senso buono ovviamente.

 

Avete da poco pubblicato il vostro ultimo Ep intitolato “Amorphous Mass”, avete voglia di parlarci di questo lavoro in maniera più approfondita?

Amorphous Mass è la nostra nuova creatura uscita il 15 Maggio tramite Unholy Domain Records (Cd/Vinile) e Dismal Fate Records (cassetta). È ‘il primo EP dopo 8 lunghi anni composto da 5 brani per un totale di 20m di puro chaos e distruzione. Credo che sia al momento il lavoro più importante e soprattutto più sudato in casa Sepolcro. Ci siamo messi alla prova a 360° in ambito compositivo e addirittura in ambito recording. Possiamo dire che è stato un parto durato 6/7 mesi (solamente per la produzione finale per la stampa).

Sinceramente, i brani sono stati scritti in brevissimo tempo. Facciamo alla vecchia maniera, io e Simone ci ritroviamo in sala prove senza idee, e totalmente spartani improvvisiamo tenendo i riff che più ci fanno dannare… infatti “Amorphous Mass” è statoregistrato l’anno scorso, precisamente inizio Novembre direttamente nella nostra saletta nell’arco di una giornata (il basso è stato registrato poi da Nor poco tempo dopo negli Stati Uniti). Quindi zero studio professionali e strumentazione al di fuori del normale, ma è proprio così che volevamo farlo. Rude, grezzo e scorretto.

Abbiamo aumentato sicuramente la velocità, con parti che alternano il grind con il black/death introducendo anche parti in scream (Simone) ma rimanendo sempre sulla nostra scia cadenzata old school. E’ stato davvero una sperimentazione da cui sciamo usciti al 100% soddisfatti. Anche a livello di suoni e produzione, o la odi o ti schizza il cervello. Va benissimo così.

La copertina invece, è stata disegnata da un amico di vecchia data spagnolo Cesar Valladares (lavorato per Asphyx, Krisiun e così via), che come sempre sa già cosa vogliamo e come lo vogliamo. Riesce letteralmente a colorare e disegnare la nostra musicadandole una visuale concreta. Al momento le cassette sono sold out (già solo con il pre-order) ma è prevista una ristampa americana sotto Headsplit Records per metà giugno. Mentre Cd potete ancora trovare tramite Unholy Domain Records che avrà anche la versione in vinile quest’autunnocon una copertina diversa.

Cosa vi ispira nella stesura dei testi e più in generale in tutta l’atmosfera e l’immaginario che vi circonda e accompagna?

Una cosa rimasta costante sin dal 2011 sono sicuramente le nostre tematiche nella stesura dei testi. I Sepolcro nascono e rimangono/rimarranno sempre dentro un’atmosfera oscura e Lovecraftiana. Leggo libri su libri scritti da diversi autori, paragonando i loro diversi punti di vista e traduzioni per poi creare dei miei concept personali dando vita alla mia visione del tema in questione. “Amorphous Mass” è il primo piccolo concept ad esempio, cerco sempre di accostare i titoli dei nostri brani con la copertina per poi comporre e disporre le tracce in un senso logico. Nulla è stato messo o fatto per caso.

Siete a parer mio una delle migliori band in Italia a suonare death metal vecchia scuola. Vi sentite in qualche modo parte di una scena death underground in Italia? Quali sono i gruppi che trovate più interessanti nella scena undeground, death metal e non?

In Italia devo ammettere che abbiamo davvero un sacco di gruppi, anche troppi per quello che chiamiamo “scena”. Personalmente non mi ritrovo con la frase “facciamo parte di una scena in italia”… Ripeto, i gruppi ci sono ma manca totalmente il supporto tra i gruppi stessi. E’ tutta un ‘onda che va e viene col passare degli anni, e dalla mia esperienza ho imparato e visto che siamo tutti un branco di stronzi che non sappiamo far altro che lamentarci e sparlare (almeno questo è ciò’ che accade qui nel Nord).

Ma non funziona così. Questo è il motivo per quale con i Sepolcro e altri miei progetti me ne sto alla larga, suonando ad esempio live solo per occasioni che trovo davvero opportune. Gira tutto sempre sulle conoscenze, se conosci lui bene allora sei ungrande e meriti rispetto mentre se gli stai sul cazzo allora sei un gruppo di merda pari a zero… tristezza, soprattutto quando vedi queste storie da persone che hanno +20 anni di carriera alle spalle. Sembra una sfida, a chi “è più cattivo”. La gente può dire quello che vuole che tanto non fa differenza, sono i numeri che contano e al momento mi sta bene così. Nonostante tutto però, ci sono gruppi come Gravesite, Demonomancy, Restos Humanos, Morbus Grave e Hierophant che personalmente mi prendono davvero bene e sono veramente validi!

Come abbiamo già detto il vostro sound pesca a piene mani dal death metal old school più marcio e disturbante, quali sono state e continuano ad essere le vostre principali influenze? 

Le influenze sono sempre in costante evoluzione, non so dirti con precisione quali sono le nostre ora. Sono contento di come suoni questo EP anche perchè vedo che mette in confusione molti recensori… C’è chi dice che abbiamo l’andazzo Europeo e chiinvece Americano, chi dice che assomigliamo a quello come l’altro che dice che sembriamo quell’altro ancora. Sinceramente nemmeno mi interessa, suoniamo la nostra musica e la suoniamo come piace a noi, non abbiamo bisogno di essere classificati e fotocopiati. Di sicuro ti posso dire che l’anno scorso in fase compositiva io e Simone avevamo spesso e volentieri sul piatto gruppi come Of Feather And Bone, Phrenelith e Disma. Siamo molto dentro alla “vera scena” attuale americana ed europea, ci sono ragazzi che stanno veramente buttando fuori dei dischi esplosivi! Di roba vecchia ascolto ormai poco.

Quante pensate abbia ancora da dire e da dare un genere come il death metal oggi nel 2019?

Il death metal sta andando alla grande, più informa che mai!! Sto notando che negli ultimi 2 anni sta tuonando, con tantissimi gruppi nuovi con tantissimi demo da paura. E’ il momento giusto, non c’è niente da fare. Noto un grande supporto all’estero e una gran voglia di vedere gruppi “piccoli” assieme a grossi nomi o addirittura viceversa. Ho notato l’anno scorso in Danimarca al Killtown che gruppi con un demo solo alle spalle come Fetid e Mortiferum erano più attesi e avevano più supporto / pubblico degli Incantation. E’ proprio questo che mi piace di questi anni!! Non è il marchio ma è la qualità che conta, e volendo riesci anche superare i “fondatori e padrini”. E sembra proprio che anche promoters e grosse labels lo stanno capendo supportando e dando a loro volta una grande mano. Speriamo solo che duri il più possibile!!

Nell’ultimo periodo, prima dell’uscita di Amorphous Mass, avete pubblicato un promo intitolato “Necrotheism” e l’ep Undead Abyss, a dimostrazione che siete una band molto prolifica. Cosa pensate sia cambiato da questi ultimi lavori al nuovo Amorphous Mass? E quanto è importante per voi non stare mai fermi a livello di fase compositiva?

L’anno scorso con “Undead Abyss” eravamo super operativi, andavamo in sala prove anche 2/3 volte a settimana e avevamo un sacco di idee da mettere giù. E’ stato un anno davvero intenso, in preda alla ricerca dello stile più adatto a noi, ma ora ci siamo e quest’estate ritorniamo in sala a comporre per il prossimo passo. Credo sia importante tenersi caldi in fase compositiva quanto importante prendersi anche una pausa e staccare. Non ci deve essere assolutamente fretta, rischi di peggiorare e fare le cose tanto per. Ci sono momenti buoni e non, basta semplicemente scovare il momento giusto e immergersi completamente.

Ci tengo a ringraziare di cuore Hannes e tutti i Sepolcro per questa intervista e chiaccherata che ci siamo fatti questa estate e che finalmente vede la luce.

 

 

Into the Grave

Brevi Resoconti dagli Abissi Putrescenti della Scena Death Metal

Into the Grave, primo disco in studio degli svedesi Grave datato 1991. Anni Novanta, albori e apice della scena death metal mondiale con band ormai divenute nomi di culto quali Entombed, Obituary, Dismember, Incantation, Autopsy e moltissime altre, anche quelle rimaste relegate nei meandri quasi impenetrabili dell’underground come le statunitensi Derketa/Mythic o gran parte della scena estrema finlandese, Demilich su tutti. Questa premessa per dire cosa? Semplicemente per introdurre l’argomento protagonista di questo articolo: un “forse breve” viaggio tra i migliori dischi usciti in ambito death metal nell’arco di questo 2019 che sta volgendo al termine. E per sottolineare che la passione per un certo modo di intendere e suonare il “metallo della morte” non solo non è ancora morta ma anzi sembra aver trovato un terreno estremamente fertile negli ultimi anni e in moltissimi gruppi in tutto il mondo. 

Premessa, so benissimo che spiazzerò tutti quanti i lettori di questo articolo e tutti gli amanti del death metal, ma ho volutamente scelto di non parlare dello splendido “Hidden History of Human Race” dei Blood Incantantion (quasi senza ombra di dubbio il miglior disco death metal uscito nel 2019) perchè ho letto davvero dappertutto entusiastiche (giustamente) lodi nei suoi confronti e non serve di certo che sia io a dirvi di andarvelo ad ascoltare prima di subito e di farlo vostro appena potete. Preferisco concentrare le mie energie e le mie parole su tanti altri bellissimi dischi che hanno riempito il panorama death metal di questo dannato 2019 che sta volgendo finalmente al termine.

Enter the gates, gates to madness, you feel that the end is near, you know that your end is here…

Sepolcro – Amorphous Mass (Unholy Domain Records/Dismal Fate Records)

I Sepolcro non si sono fermati nemmeno un secondo negli ultimi due anni e dopo “Necrotheism” (promo pubblicato nel 2018) e “Undead Abyss” (Ep sempre del 2018) regalano a noi anime dannate assetate di death metal vecchia scuola questo nuovo lavoro intitolato “Amorphous Mass”, un concentrato putrescente di sincero e appassionato metal della morte. Cinque tracce tra cui troviamo “Unnamed Dimension” e “Malignant” che avevamo già avuto la fortuna di poter ascoltare sul promo “Necrotheism” e tre nuovi pezzi, tra cui emerge in tutto il suo marciume sepolcrale e opprimente la conclusiva “Amorphous Mass”. Solito death metal vecchia scuola quindi il concentrato di questa ultima fatica in casa Sepolcro, un death metal abissale, angosciante, asfissiante sempre fedele a mostri sacri come Autopsy o Disma e influenzato in egual misura dalle soluzioni death/doom di una certa scuola statunitense che risponde a nomi quali Winter o Cianide ma anche a maestri indiscussi del genere come gli Asphyx. Solito death metal putrido e oscuro, ricetta infallibile e ormai marchio di fabbrica dei Sepolcro, un sound capace di creare atmosfere degne dell’Orrore lovecraftiano che trascinano in dimensioni sconosciute dominate unicamente dall’angoscia, dal terrore eterno e dalla follia. Lasciatevi dunque inghiottire dagli abissi della vostra mente, lasciatevi divorare dai mostri che li abitano. Lamenti spaventosi si odono in lontananza, abbandonatevi all’orrore di una condanna ad eterna dannazione… Solo i lamenti provenienti dal Sepolcro squarciano il silenzio dei mortali.

Krypts – Cadaver Circulation (Dark Descent Records).

Il prossimo gruppo di cui voglio parlarvi manifesta senza troppi problemi le influenze della scuola death metal finlandese tanto amata dal sottoscritto, probabilmente anche perchè si tratta di un gruppo proveniente da Helsinki. Sto parlando dei Krypts, da anni ormai autori di grandiosi dischi e che a maggio ci hanno regalato l’ennesimo capitolo del loro death/doom soffocante, abissale e funereo debitore tanto al sound tipicamente finnico di act quali Demigod, Abhorrence e Demilich quanto alla proposta asfissiante e funebre degli Evoken, senza scordare i Grave Miasma. “Cadaveric Circulation” affonda le sue radici nella solita palude mortifera a cui ci hanno abituato i finlandesi negli anni e ancora una volta i Krypts riescono a costruire un’atmosfera opprimente e tormentata, costante per tutte la durata del disco. Il grow cavernoso ed abissale di Anti riesce inoltre a rendere il tutto ancora più soffocante, come se si stesse affogando nelle sabbie mobili che lentamente trascinano giù senza possibilità di fuga. Il disco si apre con il riffing serratissimo di “Sinking Transient Waters” che lascia presto spazio a rallentamenti doom, mentre la successiva “The Reek of Loss” viene introdotta da un riff che farebbe invidia agli Evoken per poi sfociare in un death metal molto simile ai Grave Miasma per quanto riguarda il groove ed infine torna ad essere una lenta agonia simil funeral doom. E’ un death metal tanto fedele alla vecchia scuola quanto lento ed atmosferico quello proposto dai Krypts, una proposta che non spinge quasi mai sull’accelleratore o sulla brutalità ma che preferisce al contrario giocare con i rallentamenti e con le melodie così da creare sensazione di tensione costante, una sorta di quiete oscura prima della tempesta in cui ci si smarrisce e ci si sente mancare l’aria. “Vanishing” e “Circling the Beetween“, doppietta co cui ci si avvia alla conclusione di “Cadaveric Circulation”, sono due tracce dotate di un songwriting ispiratissimo e davvero elevato che possono esemplificare al meglio la maturazione definitiva del sound death/doom dei Krypts. “And so it comes to be out of closing shadows, contaminating all. And I yield under the dismal miasma! And let it fill the air…”

Tomb Mold – Planetary Clairvoyance (20 Buck Spin Records)

Partiti nel 2016 con un paio di demo e giunti nel 2017 al debutto con “Primordial Malignity”, un titolo estremamente esplicativo del sound proposto su quel disco, i Tomb Mold  quest’anno ci hanno regalato il fantastico “Planetary Clairvoyance”, terza fatica in studio per i canadesi in tre anni senza perdere un minimo di qualità nel songwriting o nell’attitudine. Partiti con un death metal primitivo totalmente debitore alla scena finlandese, quello che ci offrono oggi i Tomb Mold è invence un sound che evidenzia una certa volontà di evoluzione nonchè una dose di ricerca sonora sulla falsa riga del percorso intrapreso dai Blood Incantation. Questa volontà di evoluzione sonora e di mettere ordine alla loro “malignità primordiale” si mostra palese fin dalla scelta del titolo, molto più mistico ed evocativo rispetto al passato. Non fraintendetemi, la matrice di partenza da cui si articola il death metal vecchia scuola dei canadesi è sempre la stessa e nelle sette tracce che compongono “Planetary Clairvoyance” si può ancora sentire tutta l’influenza degli Adramelech di “Psychostasia”, i Demilich del capolavoro “Nesphite”, di “World Without God” dei Convulse e qualcosa dei Bolt Thrower o degli Incantation (influenze riscontrabili tanto nella prima parte di “Accellerative Phenomenae” quanto in “Infinite Resurrection”), però il tutto suona come un disco dei Tomb Mold al 100% e non come qualcosa di derivativo, scontato o peggio ancora prevedibile. Un death metal si aggressivo come sempre, ma anche profondamente ragionato e meno impulsivo rispetto al passato, un sound che riesce a bilanciare in modo ottimale il groove, la brutalità, la tecnica e i cambi di tempo, basti pensare al brano di apertura “Beg For Life”, alla successiva titletrack o a “Infinite Resurrection”, tutti brani arricchiti inoltre da assoli da paura! Per concludere “Planetary Clairvoyance” è un disco da ascoltare tutto d’un fiato dall’inizio alla fine, perchè la maturazione dei Tomb Mold li ha portati a suonare un death metal assolutamente personale pur mantenendo tutta l’aggressività dei primi lavori e un retrogusto fortemente old school.  

Witch Vomit – Buried Deep in a Bottomless Grave (20 Buck Spin Records)

Sepolto vivi in una tomba senza fondo” può essere tradotto in questo modo il titolo del nuovo album in casa Witch Vomit pubblicato dalla 20 Buck Spin Records che quest’anno in ambito death metal l’ha praticamente fatta da padrona grazie ad una serie di uscite di altissimo spessore. Parliamo dei Witch Vomit e di questo loro “Buried Deep in a Bottomless Grave”. Il sound di partenza dei ragazzi di Portland è sempre la solita barbarie di death metal vecchia scuola che non conosce compromessi o cedimenti e che prende le mosse dalla lezione della scuola svedese (in quanto a riffing e gusto per certe melodie) di Entombed e Dismember e la imbastardisce con influenze di matrice Incantation e Autopsy. Niente di nuovo direte voi, e sticazzi? I Witch Vomit suonano bene, suonano con passione e attitudine e non sembrano soltanto un gruppo clone di Entombed o Incantantion, bensì possono vantare una buonissima capacità nel songwriting e nel riffing praticamente sempre azzeccato e facilmente ricordabile, senza mai lasciar da parte un’irruenza selvaggia nel suonare il più violenti possibili. Un death metal barbaro e primitivo come nell’accoppiata formata da “Despoilment” e dalla titletrack, ma si potrebbero citare anche ottime tracce quali “Dripping Tombs” (traccia in cui si sente tutta l’influenza della scuola death svedese) e “Squirring in Misery” per evidenziare tutta la violenza selvaggia sorretta da ottimi riff, una doppia cassa che frantuma le ossa del cranio e da un growl cavernoso che entra in profondità nei meandri più sconosciuti della mente dando vita ad allucinazioni di morte e disperazione. Sepolti vivi nell’eterna dannazione, nelle profondità della terra putrida… Witch Vomit e barbarie!

Fulci -Tropical Sun (Time to Kill Records)

Cosa ci si potrà mai aspettare da un gruppo che fin dal nome vuole omaggiare uno dei più grandi registi di cinema horror di sempre? Quale sarà mai il contenuto di questo “Tropical Sun” che fin dalla copertina cita senza nascondersi “Zombie 2“, capolavoro del maestro “poeta del macabro” Lucio Fulci datato 1979? Dai che ci siete già arrivati. Il meglio del death metal di stampo americano, quello più brutale e groovy sulla scia di Cannibal Corpse, Diyng Fetus, Suffocation e Devourment condito da tematiche che pescano a piene mani dal cinema horror/gore. Titolo dell’album e copertina che potrebbero benissimo essere scambiati per titolo e locandina di qualche film del filone “cannibale” di serie Z, a maggior riprova di quanto i Fulci stiano in fissa persa per tutto quello che riguarda cinema e immaginario horror/gore/splatter. Il sound di questo “Tropical Sun” come già evidenziato sopra non è assolumante nulla di innovativo ma cazzo se funziona! Si tratta infatti di genuino e barbaro brutal death metal che sa bilanciare sapientemente rallentamenti angoscianti e accelerazioni brutali, il tutto condito da un riffing assolutamente groovy a cui è impossibile resistere! Tutti gli elementi appena elencati sono perfettamente riscontrabili in pezzi quali la titletrack, “Legion of the Resurrected” o “Eye Full of Maggots”, probabilmente i momenti migliori di tutto “Tropical Sun”. A tutte le stazioni radio: una terribile epidemia ha colpito Caserta e sembra provenire da lontano… orde di cadaveri tornano in vita e mangiano i vivi… Illuminati dalla luce accecante di un sole tropicale, i Fulci sono tra noi e sono pronti a divorarci.

Cerebral Rot – Odius Decent into Decay (20 Buck Spin Records)

Loimaa, Finlandia, primissimi anni Novanta. I Demigod pubblicano “Slumber of Sullen Eyes”, uno dei dischi migliori partoriti dalla scena death metal finlandese in quegli anni. Gli Adramalech nello stesso anno (1992 per la precisione) pubblicano un ep devastante intolato “Spring of Recovery“. A Helsinki invece gli Abhorrence pubblicano il loro unico Ep, perfetto esempio di death metal oscuro e opprimente tipicamente finlandese. Intanto nella vicina Svezia i Grave tirano fuori dalle tenebre il loro capolavoro “Into the Grave”. Oggi nel 2019 tutte queste influenze possono essere riscontrate in “Odius Descent Into Decay” disco d’esordio dei Cerebral Rot, gruppo di Seattle che suona un death metal vecchia scuola con le radici ben piantate nella lezione della scena scandinava, tanto svedese quanto finlandese. Marcio e primitivo death metal direttamente dagli anni Novanta, un riffing azzecatissimo anche se non vario capace però di creare un’atmosfera assolutamente cupa e asfissiante, un growl catacombale che proviene direttamente dagli abissi più putrescenti e assoli che si stampano in testa, sono queste  certamente le migliori armi che hanno da offrire i Cerebral Rot. “Repulsive Infestation of Cadaver” e “Putrefaction (Eternale Decay)” sono certamente da annoverare tra i pezzi più interessanti di tutto il disco. “Odius Descent Into Decay” rappresenta la colonna sonora perfetta per affrontare l’eterno decadimento delle nostre esistenze oramai in stato avanzato di putrefazione! Slowly we Cerebral Rot…

Mortiferum – Disgorged from Psychotic Depths (Profound Lore Records)

Aaaaaaah i Mortiferum. Attesissimo (almeno per me) il loro primo disco dopo quel fulmine a ciel sereno che fu “Altar of Decay”, demo che i nostri hanno rilasciato ormai due anni fa e che presentava ventidue minuti di opprimente e oscuro death/doom metal degno della miglior tradizione del genere. Dal loro abisso fatto di oscurità impenetrabile quest’anno, finalmente, il gruppo di Olympia (Washington) ha tirato fuori “Disgorged from Psychotic Depths”, grazie anche al supporto della Profound Lore Records. Il disco di apre con “Archaic Vision of Despair”, traccia caratterizzata da un’inizio molto lento e quasi “funeral doom” rotto solamente dall’emergere di un growl cavernoso, facendoci piombare immediatamente in un’atmosfera cupa e asfissiante, atmosfera che sarà la costante in questa discesa lunga trentasei minuti negli abissi più angoscianti e opprimenti dipinti dai Mortiferum su questo “Disgorged from Psychotic Depths“. Tempi lenti e rallentamenti sono quindi una caratteristica strutturale nel sound proposto dai Mortiferum, i quali però sanno anche spingere sull’accelleratore e giocare sapientemente con cambi di tempo e un riffing davvero ispirato, come possiamo ascoltare nella successiva “Inhuman Effigy”. Ma nel decadente e putrido death metal imbastardito dai rallentamenti doom dei nostri c’è anche spazio per una certa dose di “groove”, basti pensare ai riff portanti di “Funeral Hallucinations”, uno dei momenti migliori presenti sul disco. Anche con “Disgorged from Psychotic Depths” bisogna fare lo stesso discorso fatto per i Tomb Mold; ci troviamo difatti dinanzi ad un disco dal suono granitico ed impenetrabile che dovrebbe essere ascoltato dall’inizio alla fine senza avere il tempo di riprendere fiato, ci si dovrebbe abbandonare nei suoi abissi e lasciarsi inghiottire dalla sua totale oscurità, smorzata apparentemente dal breve intermezzo acustico posto in apertura della conclusiva “Faceless Apparition”. Per coloro che hanno un debole per “Musta Seremonia” dei Rippikoulu, per gli Autopsy e per i più recenti Spectral Voice questo “Disgorged from Psychotic Depths” è un lavoro assolutamente da non perdere! Persi negli abissi tra visioni di disperazione eterna e alluccinazioni di morte, senza più via di fuga…

Ossuarium – Living Tomb (20 Buck Spin Records)

Dopo l’ottimo demo “Calcified trophies of violence” dello scorso anno, finalmente gli Ossuarium da Portland pubblicano il loro disco di debutto intitolato “Living Tomb”. Ci hanno insegnato a non giudicare un libro (o disco in questo caso) dalla copertina, ma probabilmente nulla è più indicativo della copertina di “Living Tomb” in merito al sound proposto dagli Ossuarium. Ci troviamo infatti dinanzi ad un ottimo concentrato di death/doom metal vecchia scuola che affonda le sue marciulente radici in profondità nella lezione degli Asphyx della doppietta “The Rack”/”Last One In Earth”, degli Autopsy di “Mental Funeral” e dei Gorement dell’ottimo Ep “Into Shadows”. Opprimente death metal imbastardito da rallentamenti doom che creano un’atmosfera profondamente angosciante e sinistra; un death metal che non eccede nelle accelerazioni a rotta di collo o in un riffing super serrato, bensì preferisce costruire, spesso ricorrendo a divagazioni più melodiche, un’atmosfera generale decadente che lascia addosso sensazioni di angoscia e paura. La doppietta formata da “Vomiting Black Death” e da “Corrosive Hallucinations” rappresenta a mio parere il momento più alto di tutto “Living Tomb” per quanto riguarda il livello di songwriting offerto dagli Ossuarium; ritroviamo infatti in queste due tracce, così come nell’ottima “Writhing in Emptiness“, tutti gli elementi che rendono il sound dei nostri estremamente interessante e differente da tutto il resto uscito in ambito death metal quest’anno: il gusto per le melodie capaci di creare atmosfere di costante angoscia e decadimento, rallentamenti doom che amplificano la sensazione di smarrimento e desolazione e un growl primitivo e cavernoso, oltre ad assoli pressochè sempre azzeccati. “Living Tomb” si conclude infine con “End of Life Dreams and Visions pt.2“, traccia che funge da perfetta colonna sonora per noi anime agonizzanti pronte ad addentrarci nella regione dell’eterna dannazione dominata dall’oscurità e dall’orrore polimorfo. I’m the one last to scream in front of the living tomb…

Vastum – Orificial Purge (20 Buck Spin Records)

A distanza di un anno dal fantastico split insieme agli Spectral Voice, i californiani Vastum tornano a torturarci i timpani con questo nuovo “Orificial Purge”, un disco che renderà felici tutti coloro che hanno una dipendenza incurabile (come il sottoscritto) per il death metal old school di scuola Bolt Thrower, Incantation e Grave. Il disco parte fortissimo con la doppietta lancinante “Dispossessed in Rapture” e “I On the Knife”, assalti brutali finalizzati fin da subito a far capire che i Vastum non vogliono lasciare via di scampo e non vogliono fare prigionieri ma unicamente diffondere il loro verbo di distruzione totale. Un riffing primitivo ma ispiratissimo che riporta spesso alla mente tanto i Bolt Thrower di “Realm of Chaos...” quanto gli Incantation di “Onward to Golgotha“, perfettamente bilanciato da melodie capaci di donare all’intero lavoro un’atmosfera profondamente sinistra e maligna, assoli da brividi debitori dei migliori Morbid Angel e l’alternarsi del growl di Daniel Butler e di Leila Abdul-Rauf che rende la proposta dei Vastum varia e personale, sono queste le caratteristiche del death metal proposto nelle sei tracce presenti su “Orificial Purge“. Tutto questo alternarsi di ferocia e di atmosfere sinistre è sorretto inoltre in maniera magistrale da una sezione ritmica che trita le ossa e lascia alle sue spalle solamente cumuli di macerie, ne sono perfetti esempi la terza traccia “Abscess Inside Us” o la penultima “Reveries in Autophagia”. Il death metal vecchia scuola dei Vastum, come al solito, apre ferite profondissime e lancinanti sulla pelle che iniziano a marcire a mano a mano che i minuti passano, canzone dopo canzone, e con la pelle inizia ad andare in putrefazione anche la mente ormai invasa dall’orrore… Affogando nei meandri del tormento interiore, schiavi ormai dell’oscurità.