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Thecodontion – Supercontinent (2020)

Prehistoric Metal of Death, così definiscono praticamente dal primo giorno la loro brutale proposta i romani Thecodontion, pronti a pubblicare tramite I, Voidhanger Records il loro nuovo album “Supercontinent” previsto per il 26 di giugno, dopo averci regalato nello scorso biennio una demo intitolata “Thecodontia” e il successivo ep “Jurassic”, lavori che già ci avevano permesso di assaporare l’originalità tanto dal punto di vista lirico-concettuale quanto sul lato musicale che anima questo affascinante progetto. Cerchiamo però di andare con ordine mentre ci avventuriamo in questo nuovo viaggio intitolato Supercontinent.  La prima volta che mi sono imbattuto in questa bestiale entità preistorica che risponde al nome di Thecodontion ho subito pensate di trovarmi al cospetto di un progetto tanto folle e brutale quanto affascinante e originale nella scelta di suonare un black/death metal primitivo e di accompagnarlo con un’immaginario e delle liriche influenzate dalla preistoria, dai fossili e dalle ere geologiche. Una scelta coraggiosa e tutt’altro che scontata e che mostra dunque la profonda personalità e l’originalità che contraddistinguono il gruppo romano, ma soprattutto una scelta che spinge l’ascoltatore a volerne sapere di più rispetto alle tematiche affrontate nel corso dei brani e degli album, visto che non sono capita tutti i giorni di ascoltare un disco death/black che tratta quasi a trecentosessanta gradi di preistoria.

Menzione d’onore per il suggestivo artwork di copertina ad opera di Stefan Thanneur (Chaos Echoes), che rappresenta a colori la Pangea, il supercontinente finale, circondata dal Panthalassa, l’ultimo dei superoceani.

Così è difatti avvenuto con l’ascolto di questo nuovo Supercontinent, un concept-album sui continenti antichi che segue, da quel poco che mi è parso di capire da totale ignorante in materia, la linea temporale del ciclo dei supercontinenti, descrivendo le varie fasi di aggregazione e deriva periodiche della crosta continentale terrestre. Un viaggio affascinante attraverso undici tracce che corrispondo dunque ad altrettante ere geologiche e quattro interludi strumentali  dalla natura più rock e atmosferica che smorzano l’atmosfera devastante dell’intero disco e che traggono ispirazione invece da altrettanti superoceani antichi. Sul lato musicale questo viaggio tra i supercontinenti antichi si dirama seguendo preistoriche tensioni death/black metal dominate dall’utilizzo di due bassi che giocano pesantemente con distorsioni e riverberi, da un riffing che alterna sfuriate brutali a momenti più rallentati e dall’assenza pressochè totale di chitarre (escludendo la presenza di un assolo sulla nona traccia intitolata “Laurasia-Gondwana“), rendendo il sound dei Thecodontion estremamente brutale e opprimente. Ancora una volta però i nostri non si limitano a ripetere se stessi, ed ecco allora che su Supercontinent viene lasciato ampio spazio alla creazione di momenti e passaggi atmosferici sottolineati da un ottimo bilanciamento tra sfuriate di selvaggio death/black, che avvicinano la proposta del nostro preistorico duo al sound brutale di Antediluvian e Mithocondrion, e rallentamenti improvvisi in grado di amplificare la sensazione di trovarsi fuori dal tempo, immersi completamente in un viaggio agli albori della storia del nostro pianeta tra antiche forme di vita ed eventi catastrofici, il tutto accompagnato da una batteria che oscilla costantemente tra blast-beats furiosi e ritmiche tribali che in certi momenti riportano alla mente addirittura i Neurosis. Tracce come “Vaalbara“, “Nuna” o “Kenorland“, per non parlare del climax che ci accompagna alla conclusione del disco rappresentato dalla doppietta “Pangaea” e “Panthalassa“, possono dare l’idea migliore, a mio parere, di quanto scritto fino ad adesso. Selvaggio e bestiale war metal che non lascia scampo e ci trascina giù con se in questo affascinante quanto disturbante viaggio preistorico, pur illudendoci con attimi di quiete e aperture atmosferiche che percorrono interamente il disco. Ancora una volta il primordiale intento dei Thecodontion è chiaro: niente chitarre, solo preistorico metallo della morte!