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A Blaze in the Northern Sky #05

Quinto appuntamento con la rubrica più amata dagli/dalle amic* di compagn* satana, della rivoluzione sociale e della lotta di classe e più odiata dai seguaci degli Absurd, dalla restante feccia NSBM e dagli ambigui simpatizzanti e collaboratori dei nazi all’interno della scena black metal! Ancora una volta si parlerà di alcune delle più interessanti uscite recenti in ambito black metal di band accomunate da un solo criterio: prendere le distanze dalla merda NSBM, razzista e omo-transfobica/sessista che impesta la scena del metallo nero. Oggi parleremo infatti dei nuovi dischi dei tedeschi Toadeater, dei finlandesi Havukruunu (vecchie conoscenze di A Blaze in the Northern Sky) e del progetto greco Mystras, tutte band e individualità che in modalità diverse hanno scelto in modo netto e sincero il lato della barricata ove posizionarsi, il lato della barricata in cui non si lasciano spazio di agibilità ai fascisti, i quali si combattono con ogni mezzo necessario. O anche solamente il lato della barricata in cui non si hanno rapporti e non si collabora con i nazi all’interno della scena del metallo nero, che per una sottocultura come quella del metal estremo è già qualcosa. Alcune band e individualità di cui vi parlerò sono inoltre mosse da sincere tensioni di rivolta contro ogni forma di oppressione e discriminazione e vedono anche nel black metal un mezzo per opporsi e lottare contro le derive nazi-fasciste, razziste e autoritarie, o contro la sempre più pesante oppressione dell’esistente capitalista sulle nostre vite.  Quindi non perdiamo altro tempo e addentriamoci in questo viaggio oscuro e infernale in compagnia di tre dei migliori dischi black metal del 2020!

We are a blaze in the northern sky, the next thousand years are ours! Ancora una volta per il black metal, per l’insurrezione!

Toadeater – Bit to Ewigen Daogen (2020)

𝔄𝔥𝔢𝔞𝔡 𝔬𝔣 𝔲𝔰 –
𝔳𝔢𝔫𝔤𝔢𝔣𝔲𝔩 𝔴𝔯𝔞𝔱𝔥
𝔍𝔲𝔰𝔱 𝔱𝔥𝔢 𝔟𝔢𝔤𝔦𝔫𝔫𝔦𝔫𝔤 𝔬𝔣 𝔬𝔲𝔯 𝔪𝔦𝔰𝔢𝔯𝔞𝔟𝔩𝔢 𝔭𝔞𝔱𝔥

Partiti nel luglio del 2018 con un demo caratterizzato da sonorità definibili come “blackened hardcore”, oggi i tedeschi Toadeater hanno cambiato quasi completamente le proprie sembianze, evolvendosi ed evolvendo la propria proposta in un post-black metal attraversato da pulsioni riottose, capace di alternarsi tra momenti atmosferici, interessanti trame melodiche e devastanti quanto sofferte sfuriate di puro metallo nero. Un’evoluzione interessante e che con questo nuovissimo Bit to Ewigen Daogen mostra una band giunta ad un livello di maturita e qualità compositiva estremamente sopra la media, oltre a presentarci una proposta quanto più personale possibile e assolutamente di impatto che difficilmente passa senza colpire nel segno. L’attitudine hardcore riaffiora qua e la in alcuni passaggi, nonostante le sonorità del gruppo ormai abbiano virato totalmente verso lidi e territori esclusivamente black metal, con un tripudio di tremolo picking, blast beats e un’interessante varietà nell’interpretazione vocale che spazia dal classico screaming sofferto e annichilente, a parti cantate e pulite dai toni epici che mi hanno ricordato addirittura i Summoning. L’atmosfera generale costruita dalle cinque tracce oscilla sempre tra momenti in cui tuonanti tempeste e selvaggi assalti black metal ci inghiottono senza pietà e passaggi dalle tinte atmosferiche che disegnano labili istanti di quiete, mentre le sensazioni che ci logorano dall’interno nel corso dell’ascolto di Bit to Ewigen Daogen, si alternano tra una lancinante sofferenza, un malessere esistenziale che sembra non trovare sfogo e una viscerale tensione anarchica alla rivolta contro questo mondo di oppressione e sfruttamento. I Toadeater si dimostrano estremamente bravi a modellare il proprio sound e a costruire le atmosfere giuste al fine sorreggere le tematiche affrontate nelle liriche, dalla critica al progresso capitalista volto unicamente al profitto e dunque all’alienazione delle nostre esistenze (Conquering the Throne), fino a giungere alla presa di coscienza della devastazione ambientale e della distruzione dell’ecosistema sempre in nome del profitto (Crows and Sparrows). Un disco di post-black metal in cui c’è davvero tutto e niente suona fuori posto, in cui ogni elemento trova la sua perfetta dimensione: atmosfere, epicità, furia cieca e selvaggia, assalti all’arma bianca, sofferenza e rabbia si alternano e si intrecciano costantemente, dando vita ad un disco di black metal intenso e devastante come non se ne vedeva da un pezzo. Sicuramente Bit to Ewigen Daogen rappresenta una delle migliori uscite di questo 2020 e i Toadeater dimostrano definitivamente di essere una delle realtà più interessanti e convincenti di tutta la scena black metal europea. Abbiamo raggiunto il punto di non ritorno… è ora di vedere questo mondo bruciare!

 

Havukruunu – Uinuos Syömein Sota (2020)

“La luce del fuoco si sta spegnendo. I volti attorno al fuoco sono ombre”

Gli Havukruunu appaiono sotto le sembianze di una tempesta di black metal pagano pronto ad inghiottire il giorno in un’oscurità eterna, una notte senza fine dominata da forze ancestrali, entità pagane e creature selvagge che danzano tra le sacre fiamme del metallo nero. 

Mente la notte impenetrabile cala sulla foresta innevata, mentre il fuoco si sta lentamente consumando rendendo labile il confine tra il mondo reale degli uomini e quello delle ombre, i finlandesi Havukruunu irrompono furiosamente e solennemente con Uinuos Syömein Sota, un nuovo intensissimo lavoro di heavy/black metal attraversato da tensioni pagane e atmosfere epiche. La proposta degli Havukruunu è attraversata costantemente da una carica rituale unica, enfatizzata soprattutto dalle atmosfere epiche ed oscure che aleggiano sopra ogni brano, quasi a voler evocare tempi ancestrali e forze naturali primitive, tempi passati dominati da divinità della natura di cui ormai si son dimenticati i nomi. La musica degli Havukruunu è ancora una volta ispirata e attraversata in profondità da un paganesimo di tradizione finnica, un paganesimo che da tempi ancestrali si è trovato a confrontarsi costantemente con una natura selvaggia ed estrema, tanto ostile quanto intrigante, e abitato da primordiali forze oscure. Il black metal pagano suonato dagli Havukruunu rappresenta ancora una volta la sintesi perfetta dei Bathory più epici, dei Primordial più oscuri e battaglieri e dei Moonsorrow più pagani, dunque l’ascolto di questo Uinuos Syömein Sota ci fa immergere in atmosfere oscure, in grado di evocare tanto paesaggi dominati da una natura selvaggia brulicante di forze primordiali quanto scenari guerreschi di tempi ancestrali. Al contrario delle sensazione trasmesse dalla musica, le liriche degli Havukruunu si concentrano invece su tensioni interiori e preoccupazioni esistenziali. Quarantasei minuti suddivisi per otto brani che ci inghiottono nella loro atmosfera epica, oscura e pagana e ci fanno facilmente infatuare di questa ultima fatica in studio dei finlandesi. A mani basse, siamo al cospetto di uno dei migliori album black metal del 2020. Uinuos Syömein Sota è un disco sinceramente dedicato ai venti che soffiano nell’estremo nord del cuore di ogni individuo!

Mystras – Castles Conquered and Reclaimed (2020)

Mystras è il nome del nuovo progetto solista di quella mente geniale che è Ayloss (già noto per l’attività negli splendidi e ben più noti Spectral Lore) e con questo esordio intitolato Castles Conquered and Reclaimed ci propone un black metal di ispirazione medievale, attraversato da una profonda tensione insurrezionale che si infrange dirompente contro ogni gerarchia e autorità. La colonna sonora perfetta dunque per accompagnare l’assalto della plebe armata ai castelli e ai palazzi dei signori, nove inni di rivolta contro lo sfruttamento e l’oppressione, cinque agguati di black metal furioso e primordiale stemperati e inframezzati da quattro momenti strumentali in cui dominano le atmosfere e le melodie folk medievali.   Musicalmente Castles Conquered and Reclaimed si avvicina in maniera estremamente convincente a quel capolavoro che fu Dark Medieval Times dei Satyricon, con melodie e atmosfere folk di profonda tradizione medievale ad accompagnare e attraversare l’intera proposta di Mystras, una proposta che si erige magistralmente sulle coordinate di un black metal tempestoso e gelido di classica tradizione norvegese. Anche la registrazione stessa del disco ha un forte sapore di “trve norwegian black metal“, soprattutto per il fatto di essere infarcita di riverberi e per la sua natura profondamente lo-fi, spesso dando l’impressione di essere volutamente caotica e imperfetta nei suoni quando gli assalti black divampano in tutta la loro efferatezza e malignità. Inoltre molte delle melodie folk, ottimamente interpretate dal violino e dal flauto, che stemperano le sfuriate black metal sono prese direttamente dalla tradizione musicale medievale europea come nella traccia “Ai Vist lo Lop“. A livello di tematiche generali affrontate nel corso del disco, Ayloss sostiene di voler andar controcorrente rispetto alla narrazione storica incentrata sulle gesta e le figure dei re, dei cavalierie e dei signori, ponedo invece l’attenzione sul coraggio e il valore delle masse contadine e della plebe sfruttata che sempre sono insorte in nome della libertà, spesso pagando con la propria vita. Infine l’artwork di copertina, nella sua totale approssimazione, riesce comunque a risultare affascinante, nonchè a trasmettere un sapore fortemente diy e old school. All’assalto dei castelli dei signori e del loro mondo fatto di oppressione e sfruttamento, affinchè non ne rimangano nemmeno le macerie, mentre gli sfruttati danzeranno festosi nella notte tra le fiamme della gioia e al ritmo del medieval black metal suonato dal menestrello infernale Mystras. 

A Blaze in The Northern Sky #02

Soon the dawn shall arise for all the oppressed to arm. Black metal ist klassenkrieg!

Eccoci giunti al secondo episodio di  A Blaze in the Northern Sky, rubrica dedicata ai migliori dischi usciti in ambito black metal nell’ultimo periodo. I protagonisti di questo secondo appuntamento sono tre ottimi dischi di black metal usciti recentemente e di gruppi o progetti che nulla hanno a che fare con merda ambigua, fascista o sessista/omofoba e che, se proprio non rientrano perfettamente nel filone “Red & Anarchist Black Metal”, si definiscono fieramente antifasciste e certamente vicine ad un certo modo di intendere il black metal e in generale la scena estrema e underground. Presto una nuova alba sorgerà e tutti gli oppressi si armeranno, perchè il black metal è lotta di classe!

Awenden – The Golden Hour 

Nel corso del 2018 mi imbattei nel primo lavoro omonimo di Awenden, one man band proveniente dallo Stato di Washington, e rimasi affascinato dal black metal atmosferico che proponeva in quelle cinque tracce e dalle tematiche legate ad una comunione intima e una sorta di venerazione per la natura selvaggia e incontaminata. Questo sentimento di comunione totale con la natura selvaggia è il motore che anima ancora oggi la proposta di Awenden e che accompagna un black metal atmosferico che affonda le proprie radici in profondità nella cosiddetta scena “cascadian black metal”. I punti di riferimento degli Awenden su questo magnifico “Golden Hour” si devono infatti ritrovare nei lavori dei primi Wolves in the Throne Room, negli Agalloch, negli Skagos (difatti troviamo tra i musicisti che hanno collaborato a questo disco due loro membri), negli Alda e sopratutto nelle parti più atmosferiche e ambientali si possono sentire richiami al progetto Evergreen Refuge. Come da miglior tradizione del black metal dalle tinte atmosferiche la maggior parte dei brani presenti su questo “Golden Hour” superano i dieci minuti di durata, se si escludono l’intermezzo in bilico tra ambient e noise intitolato “Voices” e la sognante suite anch’essa radicata in territori ambient “A Memory of Dawn”. Un black metal intimamente legato al territorio di provenienza del progetto Awenden e che quindi trae profonda ispirazione dalla natura selvaggia, dalle foreste incontaminate e dai fiumi delle regioni del nord ovest che si affacciano sul Pacifico. Tutto questo viene evocato tramite un alternarsi di momenti melodici e calmi tesi a creare un’atmosfera sognante e a tratti epica e altri passaggi che assumono le sembianze di classici assalti black metal fatti di riffing serrati e blast-beats. in un crescendo di tensione e magnificenza. “Golden Hour” è un’opera imponente della durata di cinquanta minuti abbondanti e le sei tracce presenti prendono la forma di vere e proprie odi alla natura sempre più minacciata dalla fame di profitto del capitalismo. La doppietta iniziale formata da “Dawn” e “Ritual Exile” ci fa immediatamente piombare in una sorta di trance sognante costantemente sospesi tra la quiete dei passaggi atmosferici e la tempesta delle cavalcate black metal scandite da uno screaming primitivo e demoniaco. Il picco di epicità e tensione viene raggiunto però sul finale con la splendida titletrack, un’ode romantica alla wilderness nell’ora del tramonto. Gli Awenden ci hanno regalato un grandioso disco di cascadian antifascist black metal capace di dare nuova linfa vitale ad una scena che dopo i picchi raggiunti dagli Agalloch e dai WITTR sembrava non avesse più molto da dire.

Seas of Winter – Dead Forest

Bergen 1994? Niente affatto, nonostante le sonorità presenti su questo “Dead Forest” siano profondamente influenzate da capolavori seminali e primitivi della seconda ondata del black metal norvegese come “Call of the Wintermoon” degli Immortal o “A Blaze in the Northern Sky” dei Darkhtrone. Difatti i Seas of Winter provengono dagli Stati Uniti, suonano un primordiale black metal vecchia scuola e stando a quanto dichiarano questo “Dead Forest” vuole essere un omaggio alla persona di Pelle Ohlin, conosciuto ai più col soprannome di Dead e per essere stato la voce della primissima incarnazione dei Mayhem. Ed è proprio questo motivo che mi ha fatto propendere per la recensione di “Dead Forest” invece dell’ultima (bellissima) uscita intitolata “Forest Aflame”. Alla memoria di Dead è dedicata “Pelle”, terza traccia presente su questa opera prima dei Seas of Winter, probabilmente uno dei brani migliori insieme alla seconda traccia “The Haunted Earth” che si apre con un tremolo picking degno dei Mayhem e uno screaming demoniaco. L’aspetto che trovo più interessante sottolineare è però l’altra motivazione da cui prende vita questo progetto, ovvero il desiderio di contrastare il cambiamento climatico e di lottare quindi contro un sistema economico, quello capitalista, protagonista della catastrofe ambientale che pende sulle nostre esistenze come spada di Damocle, un sistema economico che saccheggia e devasta gli ecosistemi e che sacrifica tanto l’uomo quanto la natura sull’altare del profitto. Crudo e glaciale black metal fedele alla seconda ondata norvegese, cosa chiedere di più? The earth cries into my mouth,”What will save us now?”. Only climate change is real.

 

Cirkeln – Stormlander 

Jag vandrar ut i stormen
Kommer jag hit igen?
Jag vandrar ut i stormen
Världen ligger bakom mig

“Esco dalla tempesta, verrò di nuovo qui? Esco dalla tempesta, il mondo è dietro di me”… Dai territori settentrionali della Svezia emerge questa misteriosa creatura celata dietro il nome di Cirkeln che, abbattendosi come una tormenta di oscurità e malvagità, vuole narrarci storie di una natura antica e selvaggia e di avventure epiche. Epicità e oscurità sono difatti i due tratti principali che caratterizzano il sound di questo “Stormlander”, ultima fatica in studio per la one man band Cirkeln. Il sound del gruppo svedese affonda le proprie radici nella lezione seminale di dischi quali “Blood Fire Death” e “Hammerheart” dei Bathory, negli Isengard di “Vinteskugge” e nel bellissimo e primitivo “Nordavind”  dei semi-sconosciuti Storm (progetto di Fenriz e Satyr), quindi ci troviamo ad ascoltare sei tracce di epico black metal ispirato dalla mitologia norrena e dalle antiche storie vichinghi. Un black metal quello dei Circkeln orientato verso la creazione atmosfere epiche tramite le melodie di chitarra ed alcuni riff che risentono una vaga influenza doom, il tutto alternato a veri e propri assalti di black primordiale grazie all’ utilizzo di tremolo picking glaciali e serrati e una batteria martellante che non lesina sui blast beats. Tutti questi elementi che caratterizzano il sound dei Cirkeln sono presenti fin dalla prima traccia “Old Demon King”, brano che segue una suite introduttiva che tocca lidi ambient e accompagnata da una voce che sembra recitare un mantra rituale. La seconda traccia intitolata “Hammer High” si apre con una melodia folkeggiante che si stampa immediatamente in testa ed è infatti quella che a mio parere risente maggiormente l’influenza di un certo viking metal “moderno” a la Ensiferum ma anche dei primissimi Manegarm. La successiva “Stormlander” rappresenta probabilmente l’episodio più doom e maggiormente influenzato dai Bathory post-Hammerheart di tutto il disco, presentando addirittura un intermezzo acustico che ricorda i Satyricon di “Dark Medevial Times”. In una scena come quella black metal e in modo particolare in quella nicchia che prende il nome di “viking metal”, in cui fin troppi gruppi si appropriano di tematiche legate alla mitologia e alla storia norrena per diffondere idee nazionaliste, fasciste e di supremazia razziale, i Cirkeln stanno dal lato della barricata in cui ai fascisti si spara e se lo rivendicano fieramente. Un ottimo disco di black metal epico che farà la gioia di tutti noi cresciuti a pane, Quorthon e odio per i nazi-fascisti! Hold the hammer high against fascist scum!

 

 

Trespasser – Чому не вийшло? (2019)

Che le nere fiamme del black metal divampino e risplendano tra le macerie del capitalismo e di ogni Stato. Per l’insurrezione, per l’anarchia, per la distruzione dell’NSBM.

“Morte a tutti coloro che ostacolano la libertà dei lavoratori”, recitava queste parole la bandiera della Machnovščina, letteralmente armata nera, l’esercito insurrezionale anarchico formato da contadini e operai guidato da Nestor Mahkno che dal 1918 al 1921 tentò di costruire il socialismo libertario in terra Ucraina, combattendo armi in braccio sia l’invasione delle truppe austro-tedesche quanto l’autoritarismo bolscevico post Rivoluzione d’Ottobre. L’esempio rivoluzionario e gli ideali anarco-comunisti che segnano la storia della Machnovščina sono la tematica centrale di “Чому не вийшло?” il nuovo disco dei Trespasser, gruppo svedese impegnato a suonare un black metal fortemente politicizzato in senso anarchico, antifascista e anticapitalista. Anche se stando a quanto sostiene la mente che sta dietro al progetto Trespasser, ovvero XVI, quello che troveremo ad ascoltare su “Чому не вийшло?” non è black metal, bensì “musica politica” e le sette tracce che compongono il disco non sono nient’altro che inni anarchici da intonare sulle barricate mentre le nere fiamme risplenderanno in tutta la loro bellezza tra le rovine del capitalismo e di ogni Stato.

Musicalmente, al di là di quanto sostenuto dal compagno XVI, il disco, della durata che si aggira intorno alla mezzora abbondante, è un’assalto brutale di primordiale metallo nero che riporta alla mente certamente gli Iskra (e anche qualcosa dei Black Kronstadt) ma sopratutto un sound tipicamente scandinavo che richiama la seconda wave del black metal quella più vicina ai Marduk, ai primissimi Satyricon, sopratutto nei passaggi acustici quasi folk di tracce quali “Death to Fight Death” e ai Watain. Questa tempesta di primitivo black metal viene però impreziosita in modo originale da melodie e citazioni riprese direttamente della tradizione dei canti anarchici, come per esempio nella terza traccia che nel titolo, nel testo e musicalmente riprende la famosa “A las Barricadas”, inno anarchico cantato durante la guerra civile spagnola. Il disco si apre con la splendida “Haunted Like Wolves”, probabilmente uno dei momenti migliori dell’album insieme alle già citate “Death to Fight Death” e “To The Barricades!”, una cavalcata di black metal dal riffing serratissimo e dai blast beast martellanti che rappresenta al meglio il sound proposto dai Trespasser, il punto d’incontro perfetto tra gli Iskra, gli ultimi Storm of Sedition e il black metal scandinavo della seconda metà degli anni novanta. Altra traccia che ho apprezzato moltissimo è stata “Tachanka”, il cui titolo indica una tipica mitragliatrice montata su un carro trainato da cavalli la cui diffusione sul campo di battaglia si deve attribuire proprio alla Machnovščina e di cui possiamo vederne una raffigurazione sulla copertina dello stesso “Чому не вийшло?”. Come già detto sopra, ‘ispirazione lirica che accompagna il disco è impregnata di storia del movimento anarchico ucraino e della guerra civile ucraina, e risulta estremamente affascinante imbattersi in tracce come la penultima “The Execution of Grigoriev”, che racconta le vicende e la meritata fine dell’opportunista e infame Nikifor Grigoriev, leader militare conosciuto per esser stato alleato prima dei Bolscevichi e poi della controrivoluzione guidata da Denikin. Infine il disco di conclude con l’ultimo inno anarchico intitolato “Miscreant Dawn”, traccia che è riuscita a portarmi alla memoria anche qualcosa dei primi Darkhtrone e che recitando “have sown the wind now they will reap the storm” suona come un’avvertimento per chiunque proverà ancora ad ostacolare la strada verso la libertà del proletariato.

La motivazione con cui è nato il progetto Trespasser è quella di contrastare attivamente l’avanzata e la diffusione di posizioni nazi-fasciste all’interno della scena black metal mondiale e questo “Чому не вийшло?” è solamente il primo passo per spazzar via la piaga del NSBM per sempre dal metal estremo. Sette inni di black metal anarchico da ascoltare direttamente sulle barricate e che faranno da colonna sonora alla prossima insurrezione. E guai a chi ostacolerà la strada per la libertà della classe lavoratrice…

Elurra – Von Feuer und Erde (2018)

 

Risplenda la nera fiamma tra le macerie dell’esistente capitalista. Risplenda il fuoco della rivolta affinchè sorga un nuovo sole. Che si armino gli oppressi, che il mondo bruci.

 

“Elurra” in lingua basca significa “neve”. Perchè un gruppo proveniente da Duisburg abbia scelto una parola basca per dare un nome al proprio progetto non è dato saperlo, però il black metal a tratti atmosferico ma comunque profondamente caraterrizzato da una registrazione e un’attitudine volutamente lo-fi degli Elurra suona in effetti estremamente gelido e glaciale come solamente il black metal norvegese degli anni ’90 sapeva suonare. Primi Enslaved e primi Darkhtrone son le influenze principali che possono essere riscontrate nel sound primitivo degli Elurra su “Von Feuer und Erde”, ultimo lavoro pubblicato nell’agosto del 2018.  Il gruppo di Duisburg ha il merito di regalarci una mezzora abbondante di black metal primordiale, molto crudo e dal sapore fortemente old school che non suona stagnante, ripetitivo o estremamente derivativo, questo grazie sopratutto alla capacità di regalare, dosandole in modo quasi perfetto, aperture atmosferiche sorrette da melodie praticamente sempre azzeccate, ad un riffing glaciale che abusa di tremolo picking e ad uno screaming demoniaco che sembra entrarci direttamente nel cervello per non abbandonarci mai più. “Von Feuer und Erde” si apre con “Der Neunzenthe Schlussel”, intro oscura in cui si odono solamente voci sussurate che si sovrappongono e che sembra rappresentare l’inizio di un rituale infernale di iniziazione. La nostra discesa tra le fiamme e il fuoco di questo “Von Feuer und Erde” prosegue con “Auf Der Suche”, traccia che si apre con una melodia che ricorda profondamente un certo black metal atmosferico ma che lascia presto spazio ad un serratissimo riffing glaciale e ad uno screaming lancinante, primo di tornare ad un riff estremamente melodico ed atmosferico sul finire del brano. Il nostro viaggio infernale insieme agli Elurra, che ci fanno strada portando alta la nera fiamma, continua e ci imbattiamo in altri episodi estremamente godibili come la breve “Ich Bin der Demiurg” o la successiva “Aufstieg der Flammen”, della durata di ben nove minuti, traccia caratterizzata da una costante alternanza tra momenti melodici e virati verso aperture atmosferiche e momenti invece tendenti a cavalcate di primitivo black metal, riffing gelido e blast beats serratissimi su cui si staglia il solito screaming demoniaco e anch’esso glaciale. “Von Fuer und Erde” degli Elurra sottolinea come andrebbe suonato il black metal oggigiorno e lo fa non solo con un sound impeccabile ma sopratutto con un’attitudine sincera e appassionata, schierandosi in modo chiaro e netto contro tutta quella merda nazi-fascista e/o ambigua che infesta la scena della nera fiamma. Nur Flammen und Feuer in den Trümmern des Kapitalismus…

 

“Black Metal ist Klassenkrieg” – Due Note sul Concerto dei Destroyer 666 a Parma

Riporto il comunicato scritto dal collettivo Semirutarum Urbium Cadavera che invita al boicottaggio del concerto degli ambigui-nazi Destroyer 666 previsto per sabato 26 ottobre in quel di Parma. Perchè è giusto ricordarci e ricordare, lottando in modo attivo, che i nazi-fascisti e merda simile nel black metal non devono starci. BLACK METAL IST KLASSENKRIEG!

“Apprendiamo con rabbia e disgusto che sabato 26 ottobre al circolo ARCI Mu Parma, in occasione dello “Swords of Baphomet Festival”, suoneranno i cosplayer della prima scena Black Metal Destroyer 666.
Sotto la coltre di attitudine “ribelle” di questo gruppo macho e ultraborchiato si nasconde, guarda caso, una summa del peggio del riflusso reazionario di questo millennio, peraltro in maniera così macchiettistica che per comodità divideremo in punti.

SOVRANISMO

Durante il DeathKult Open Air Festival, Germania, il frontman KK Warslut (Keith Wilhem Bemrose, Keith K.) si lanciò in un’appassionata perorazione contro gli “invasori” islamici concludendo, per non farsi mancar nulla, con un saluto romano.
A causa di questo è saltato il loro tour primaverile nella cosiddetta Australia e nella cosiddetta Nuova Zelanda. Il video e la notizia sono stati pubblicati da Metal Hammer, non da una rivista antifascista o particolarmente sensibile alla tematica dell’antirazzismo.

SESSISMO

Nel 2016, dopo che la giornalista Blair Hopkins denunciò pubblicamente una molestia nei suoi confronti da parte di uno spettatore durante un loro live, KK Warslut dichiarò in un post quanto segue:

“È chiaro, donna, che tu sia insicura rispetto al tuo aspetto e senta un forte desiderio di pubblicizzare quanto tu sia irresistibile. Per gli ubriachi. Troia disperata e triste.”

Durante un altro concerto KK urlò alla sua platea un’anatema contro #killtheking, il movimento femminista che promuove la cultura antisessista e cerca di fare emergere gli abusi nella scena metal (una sorta di #metoo). Queste le sue parole:

“Alcune donne in questo paese hanno un problema con noi. Io so cosa serve loro. Un cazzo duro! Fanculo a queste leccafiga politiche. Questa canzone è dedicata a quelle stronze di Kill the King.”

OMOFOBIA

Durante i live KK è solito appellare il pubblico con termini come “Faggots” (checche), appellativo con cui è solito denominare anche chi lo critica sul web .

NAZISMO

KK Warslut ha tatuato sul ventre due rune Wolfsangel, simbolo delle Waffen SS.
Questa runa è diventata tristemente famosa anche qui in Italia dato che campeggiava sul volto di Luca Traini, militante della Lega che tentò una strage a Macerata nel febbraio 2018.
Riteniamo inconcepibile che questo scarto umano calchi il terreno del mondo materiale, e ancora più inaccettabile che possa suonare con la sua band a Parma.
Speriamo che il circolo ARCI MU, il cui numero telefonico e indirizzo è facilmente consultabile sul web, torni su suoi passi. Ricordiamo che il circolo fa riferimento ai principi di antirazzismo e antisessismo formalizzati nello Statuto, all’articolo 2:
Sono finalità dell’Associazione:
s) la promozione dei diritti e lo sviluppo di forme di prevenzione e di lotta contro ogni forma di disagio, esclusione, emarginazione, discriminazione, razzismo, xenofobia, omotransfobia, sessismo, intolleranza, violenza e censura; t) la promozione di una società aperta e multiculturale, dove diversità e interculturalità siano una risorsa.
Ora, non ci interessano particolarmente gli statuti e sappiamo, nell’attività pratica dei circoli arci, quanto poco vengano rispettate le loro stesse belle parole (money talks), però è sempre piacevole ricordare a questa gente i loro stessi fogli fino alla prossima violazione.
Crediamo fortemente che l’aggregazione si faccia promuovendo una scena agguerrita, militante e di parte, che metta la socialità e l’inclusività al centro. E questo è ciò che abbiamo fatto sabato a Monza e continueremo a fare. Siccome però siamo rivoluzionari e non organizzatori di concerti, oggi trattiamo di come levare gli spazi ai nazisti.
Già in vari paesi questa feccia non può presentare il proprio schifo sui palchi, è ora di levare ogni spazio ai fascisti anche da noi.
Chi quindi sta portando avanti il tentativo di fare di Parma una centrale di propagazione del black metal nazista sappia che non avrà vita facile.
BLACK METAL IST KLASSENKRIEG
IMPALE THE NAZI SCUM
HAIL THE PANSEXUAL SWORD OV BAPHOMET: SOLVE THEE SEXIST-RACIST SUBHUMANS, COAGULA THEE ANTIFA POWER”