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Kobra – Confusione (2020)

Il fallimento è libertà, il successo ti annienta.

The album tells the story of young broke punks in Milan, always looking for a grift in the system, angry but also full of self-doubt, torn between activism and nihilism.

Queste le parole che accompagnano la pubblicazione di Confusione, nuova fatica in studio per i milanesi Kobra firmata dalla Iron Lung Records. Ancora ai ferri corti con l’esistente, l’hardcore punk come mezzo per minare la pacificata quotidianità capitalista e disertare il futuro.

Negli anni’80, agli albori della nascente scena hardcore punk italiana, quella che oltreoceano incensavano un giorno si e l’altro pure e che ha fatto scuola ovunque, dalla Svezia al Giappone, nei bassifondi di una Milano che stava vivendo l’esperienza storica del Virus, si muovevano quattro giovani punx che decisero di dar sfogo alla loro rabbia, mettendo in piedi una creatura dedita al punk-hc dal nome Kobra. Fortemente influenzati dai Wretched ma molto più grezzi e acerbi, il gruppo riuscì a pubblicare un solo EP nel 1985 dal titolo “Siamo il Sangue nelle Vene dei nostri Nemici”. Oggi, nel 2020, nell’underground della metropoli milanese e nella sua polverosa scena hardcore e diy, un’altro gruppo di punx mossi da tensioni anarchiche e pulsioni nichiliste. noto anch’esso con il nome di Kobra, si aggira senza meta in preda alla rabbia e alla disperazione, divorati interiormente da una profonda sensazione di disillusione e sfiducia nei confronti di un futuro nemmeno troppo lontano che si preannuncia angosciante.

Disillusione, nichilismo, rabbia, ansia, alienazione, ma anche voglia istintiva di lottare, ribellarsi e resistere… è questo il vortice di emozioni e sensazioni che ci inghiotte immediatamente appena ci imbattiamo nelle note dell’iniziale Combatti, stesso vortice che ci divorerà e ci accompagnerà durante l’ascolto dell’intero Confusione, un concentrato di primo anarcho punk e primordiale hardcore punk italiano che ha le radici ben piantate nel sound e nell’esperienza di gruppi come Quinto Braccio e Contrazione, senza scordarsi dell’influenza dei Wretched più selvaggi e caotici che aleggia come uno spettro su tutto il disco. Concedendomi una breve digressione per parlare della copertina di questa ultima fatica dei Kobra, l’artwork in bianco e nero ad opera di Fra Goats (voce del gruppo) ricorda profondamente un’immaginario caro all’anarcho punk anni ’80, tanto quanto un’atmosfera, intrisa di nichilismo, che può riportare alla memoria addirittura i Nerorgasmo.

Combatti ogni giorno, combatti per non cadere, combatti per non morire.

Ancora una volta il raw punk hardcore suonato dai Kobra, in cui la dimensione politica e quella personale si intrecciano in maniera inscindibile, è animato da un’attitudine riottosa e da una rabbia istintiva e viscerale, ma su questa nuova fatica in studio si può notare una vena maggiormente sperimentale e personale nel loro sound. Difatti i Kobra non si sono limitati a seguire le coordinate sonore che avevano contraddistinto le cinque tracce della precedente tape, prima fatica dei nostri quattro punx milanesi datata 2018, anzi hanno aggiunto una buona dose di sperimentazione che viene sintetizzata in maniera estremamente godibile nel punk grezzo e caotico, base di partenza e arrivo dell’intero Confusione. Esempio di questa inaspettata dimensione sperimentale è la presenza addirittura di inserti di sassofono in tracce come la titletrack o C.P.D.M, probabilmente alcuni dei momenti più interessanti dell’intero lavoro con i loro echi che possono ricordare certe cose fatte dai Franti. Il legame intimo dei Kobra con la vecchia scuola dell’hardcore punk italiano è però evidente ed emerge tanto nell’immaginario generale che avvolge Confusione quanto nell’irruenta necessità espressiva e nelle liriche che accompagnano le undici tracce, tra le quali troviamo “Nessuna Fiducia” (altra traccia che ho apprezzato specialmente) che, almeno nel titolo, sembra voler omaggiare l’omonimo brano firmato dai Declino. Ventidue minuti intensi segnano il ritorno dei Kobra e sinceramente non si poteva chiedere di meglio che un disco di grezzo hardcore punk dalle interessanti pulsioni “sperimentali” del calibro di questo Confusione. Questa non è la fine, questo è l’inizio… Ancora una volta uniti nel dolore e uniti nell’abbraccio, come urla la voce di Fra all’inizio della nona traccia intitolata “Sogni Illusioni”.

Per trasformare l’angoscia e l’alienazione che ci incatenano in questi tempi bui dell’esistente capitalista e dell’epoca spettacolare della merce in un mezzo per sovvertire e disertare collettivamente la pacificazione sociale e il quieto vivere in cui ci vogliono condannati a morte. Nessuna speranza, nessun futuro, nessuno spazio, nessuna fiducia… Il futuro semplicemente non esiste, dunque tramutiamo la nostra rabbia e la nostra disperazione in fuoco, qui e ora, e distruggiamo ciò che ci distrugge tutti i giorni.

 

 

Evil Fragments #03

 

Terzo attesissimo appuntamento con Evil Fragments, come dovreste ormai sapere rubrica interamente dedicata a sonorità crust punk e d-beat. Mai come questa volta ci troveremo ad affrontare quasi esclusivamente lavori usciti recentemente in ambito d-beat e raw punk che affondano le proprie radici in profondità tanto nel sound svedese quanto nella affascinante scena giapponese, grazie alle ultime devastanti uscite di Fragment, Languid e Scarecrow. Ci sarà spazio però anche per parlare dell’ultimo ep targato Alement, gruppo a quanto pare cresciuto a pane e stench-crust di matrice britannica, perchè, ed è bene ricordarlo, i “frammenti del male” sono tanti, diversificati e pronti ad inghiottirci senza lasciarci vie di fuga o attimi per riprendere fiato, trascinandoci giù con loro in un abisso dominato solo dall’oscurità!

Alement – Onward (2019)

Onward, ultima fatica in casa Alement, è un perfetto esempio di apocalittico stench-crust punk dal sapore ottantiano che pesca a piene mani dall’underground britannico dell’epoca e dalla lezione primordiale di gentaglia brutta, sporca e cattiva del calibro di Axegrinder, Deviated Instinct ed Hellbastard. Niente di nuovo sotto al sole, ma vi assicuro che questo ep di sole tre tracce è quanto di meglio si possa ascoltare ultimamente se si è amanti viscerali di quel brodo primordiale a metà strada tra il metal e il punk conosciuto a suo tempo come stenchcore. I toni epici e le atmosfere oscure che avvolgono i tre brani disegnano paesaggi guerreschi e lande desolate post-apocalittiche in cui solo la desolazione regna sovrana e ciò che resta degli esseri umani è divorato dalla rassegnazione più totale. Sedici minuti abbondanti per immergersi completamente in questa tempesta oscura di stench-crust in cui emergono prepotenti le influenze più doom e thrash metal degli Alement, influenze che rendono ancora più affascinante l’ascolto dell’intero lavoro. Non c’è molto altro da aggiungere dinanzi ad un ep così interessante, se non forse soffermarsi e sprecare fiato e parole per parlare del gusto che i nostri dimostrano per la creazione di aperture melodiche dalle tinte scure e per la costruzione di atmosfere terrificanti che accompagnano la nostra discesa nelle viscere di Onward, un disco che potrebbe benissimo esser stato partorito dalla scena crust britannica di fine anni 80. E mentre la conclusiva titletrack ci accompagna fuori dalla tormenta stench-crust scatenata dagli Alement, gli ululanti venti del caos spirano preannunciando l’apocalisse che verrà…

Languid – Submission is the Only Freedom

Con questo nuovissimo Submission is the Only Freedom, i Languid tornano all’assalto con la loro devastante miscela di crudo hardcore punk/d-beat condensata in otto feroci tracce che non lasciano scampo e sembrano non aver la minima pietà per le nostre orecchie. Se mai ce ne fosse stato bisogno (e la risposta è ovviamente affermativa) i nostri punx canadesi riescono ad incarnare con questa ultima fatica in studio il perfetto punto di incontro e di sintesi tra lo swedish d-beat sound degli Anti Cimex di “Absolute Country of Sweden” e il rumoroso raw punk dei  Disclose di “Once War Started”, mantenendo sempre le radici ben salde nella primigenia lezione d-beat dei maestri Discharge, regalandoci così otto tracce devastanti e pronte a distruggere qualsiasi cosa si trovi per errore sul loro cammino. La doppietta che ci introduce a questo Submission is the Only Freedom rappresentata da “Stench of Death” e “No Peace“, mostra fin da subito l’irruenza battagliera del sound proposto dai Languid che, come un tornado ci inghiotte, ci trascina con sè e non ci lascia un secondo per riprendere fiato. “Path of Devastation”, così come la penultima “In Darkness“, è invece una di quelle tracce che riescono ad imprimersi nella memoria fin dal primo ascolto grazie sopratutto ad un riffing preciso, ad un assolo accennato ma quanto mai azzeccato e delle vocals abrasive che richiamano sia i primi Discharge sia gli Anti-Cimex. In generale gli otto brani, avvolti in una patina dai tratti vagamente crust, presenti su questa ultima fatica dei canadesi Languid non superano praticamente mai i due minuti di durata e proprio per questo riescono a colpire nel segno sotto forma di brevi quanto devastanti assalti di d-beat/hardcore punk che lacerano la carne e lasciano solo macerie al loro passaggio. Infine, nota di merito per l’artwork di copertina che accompagna Submission is the Only Freedom, un’artwork in grado fin da subito di rendere chiari gli intenti bellicosi e privi di pietà espressi dal sound crudo e irruento dei Languid. Absolute country of Canada… nient’altro che questo.

Fragment – Serial Mass Destruction (2020)

Serial Mass Destruction, ultimo lavoro targato Fragment, è una assoluta mazzata in pieno volto di raw d-beat punk che non lascia spazio ai compromessi e che sembra non provare alcuna pietà nei nostri confronti. Affondando le radici tanto nella scena d-beat svedese quanto in quella raw punk giapponese, i nostri punx canadesi di Halifax celati dietro il nome Fragment, ci regalano solo otto minuti di intensità e rabbia che non guardano in faccia niente e nessuno, tirando dritti per la loro strada come una tempesta che inghiotte e distrugge tutto ciò che si trova dinanzi. Un disco purtroppo di sole cinque tracce che si conficcano nella nostra carne facendo deflagrare in tutta la sua potenza questo concentrato di rumoroso e crudo d-beat/hardcore che riesce perfettamente ad insinuarsi nella nostra testa. I Fragment non inventano nulla di nuovo, certo, ma sanno maneggiare e modellare la materia d-beat in modo del tutto personale e godibile, al punto che ci si troverà più volte di fila ad ascoltare questo devastante “Serial Mass Destruction”, un lavoro che difetta solamente nella durata, davvero troppo esigua per un lavoro così intenso e che sa come colpire nel segno ed imprimersi nella memoria. Discharge, Disclose, Framtid, Mob 47 e primissimi Anti-Cimex sono le principali influenze condensate nella proposta e nel sound dei Fragment, ma i nostri riescono ad aggiungere a tutto questo una minima dose di personalità che ci permette di godere a fondo dell’ascolto di questo Serial Mass Destruction senza aver l’impressione di “fin troppo già sentito”, rischio che spesso si corre in ambito d-beat/hardcore, scena estremamente satura negli ultimi tempi, ad essere sinceri. It’s only a mass of Scandi-japanese raw sound attack and that’s the way i like it baby!

Scarecrow – Revenge (2020)

Un vortice di violento e roboante vento scandinavo accompagna una tempesta furiosa di d-beat punk… ecco da cosa veniamo inghiottiti quando iniziamo l’ascolto di questo devastante Revenge ultima fatica in studio per gli Scarecrow. Un d-beat hardcore/kångpunk radicato in profondità nella scena svedese degli anni 80/90 e che si inserisce in quel solco scavato a suo tempo da dischi fondamentali come “Karnvapen Attack” dei Mob 47, “Crucified by the System” degli Avskum ma soprattutto “Sin Egen Motståndare” dei Totalitar! Un hardcore punk furioso e senza cedimenti, sorretto in modo estremamente godibile da ritmi d-beat vecchia scuola che riportano alla mente un modo tutto svedese di suonare questo genere, tanto che si avrà spesso la sensazioni di essere all’ascolto di qualche lavoro sconosciuto della scena kangpunk degli ’80. Rabbia viscerale e irruenza espressiva che sembra non conoscere compromessi o soste sono le sensazioni che trasudano da questo Revenge, una vera e propria mazzata in pieno volto che lascia storditi , in cui gli otto brani (tutti molto brevi) prendono le sembianze di schegge di d-beat/hardcore impazzite che vanno a conficcarsi nelle nostre orecchie senza alcuna pietà. Ne sono esempi perfetti la seconda traccia intitolata “This Misery“, in cui si sente profondamente l’influenza dei Totalitar, “Ourorobos” e “Zero Tolerance”, ottimi momenti di rabbioso d-beat/hardcore pronto a distruggere qualsiasi cosa e che lascia addosso una voglia indescrivibile di pogare selvaggiamente, incuranti dei lividi e delle ossa rotte. Scandi…ehm no, North Carolina Jawbreaker!

 

 

Schegge Impazzite di Rumore #06

Torna anche in questi primi freddissimi giorni di dicembre (si, sarebbe dovuto uscire a fine novembre questo articolo, ma sono uno stronzo si sa) il consueto appuntamento con Schegge Impazzite di Rumore, il sesto per la precisione. Saranno come al solito schegge di rumore che si andranno a conficcare nei vostri occhi e nella vostra pelle provocandovi un dolore atroce, un dolore che è possibile sopportare solamente sparandosi nelle orecchie, al più alto volume possibile ed immaginabile, il rumore contenuto nelle recenti uscite dei quattro gruppi di cui vi parlerò oggi: Iena, Grog, K-19 e Up To Date. Il disastro sonoro arriverà e avrà i vostri occhi… i vostri occhi impregnati di terrore.

Partiamo con gli Iena, gruppo formatosi a Firenze Nord lo scorso gennaio-febbraio per mano di brutti ceffi già impegnati con Carlos Dunga e xDeloreanx (tra gli altri). Con questo loro primo Ep “Condanna a Morte” però toglietevi dalla testa sonorità thrashcore/fastcore tipiche dei due gruppi menzionati poco fa, perché in questo caso ci troviamo tra le mani un lavoro che sembra esser stato preso direttamente dalla prima metà degli anni ’80 visto che il sound proposto dagli Iena è il più classico Oi/punk82, grezzo, proletario e diretto come un pugno in faccia! È innegabile l’influenza e i continui richiami ai Nabat che possiamo trovare nella proposta dei fiorentini, ma è altrettanto innegabile l’importanza mondiale che hanno avuto i bolognesi sull’intera scena Oi! dagli anni ’80 in poi! Non solo Nabat però, in molti passaggi difatti la musica rabbiosa degli Iena riporta alla memoria il sound dei Dioxina, storico e mai dimenticato gruppo Oi! riminese. Quindi si, per farla breve, come avrete ben capito, questo “Condanna a Morte” ripropone senza futili fronzoli e senza troppe pretese il tipico sound Oi! all’italiana, quello più riottoso, grezzo e orgogliosamente proletario pronto a massacrarti di botte sei sei un fascio, uno sbirro oppure un ricco borghese di merda! Chi mi conosce bene sa quanto io non sia un amante folle del genere proposto dagli Iena, però quando un lavoro ha i cosidetti controcoglioni e ti fa muovere la testa dall’inizio alla fine non si può far altro che prenderne atto e riconoscergli il merito! Attitudine, rabbia proletaria e impeto di rivolta, tutto questo è perfettamente racchiuso nelle otto tracce presenti su questo primo Ep dei fiorentini. Menzione speciale per pezzi come “Firenze Nord” e l’inno “Lo Stivale Brucerà”, veri e propri pugni in faccia! Ora che gli Iena si aggirano sulla scena in cerca di carogne con cui sfamarsi, la nostra voglia di Oi! incazzato e incendiario può essere finalmente saziata! “Fate i Nabat”…no, facciamo gli Iena!

 

Canaglie di tutto il mondo unitevi per gustarvi appieno il sound rabbioso e annichilente dei Grog, una ciurma di pirati ubriachi marci che suona sporco e rabbioso d-beat/crust che non fa prigionieri! Il sound proposto dai nostri su questo loro primo S/t album rilasciato lo scorso aprile è violento ed annichilente, nonostante l’approccio e l’attitudine dei nostri spesso tenda all’ignoranza e al cazzeggio molesto, piuttosto che ad un “prendersi troppo sul serio” che alla lunga potrebbe risultare noioso e scontato. Undici le tracce che ci troviamo ad ascoltare su questo primo lavoro dei Grog, tra le quali spiccano “Vita in Quanto Stato di Non Suicidio” (titolo della madonna!!!), “Città Anno Zero”, “La Sicurezza che Uccide” e la conclusiva “Effetto Placebo”. Pensate al d-beat/crust dei Grog come il perfetto punto d’incontro tra il crust-core marcissimo dei Culto del Cargo e il raw’n’roll dei varesini Motron, giusto per fare i nomi di due dei migliori gruppi italiani in circolazione! Un arrembaggio molesto accompagnato da litri di alcol scadente, tutto questo è il S/t dei Grog! Alzate i vostri calici ciurma di canaglie all’ascolto e brindate ai Grog e al loro crust/d-beat tritaossa!

Per rimanere in tema di raw d-beat/crust punk, spostiamoci ora in Sardegna e precisamente a Cagliari, città da cui provengono i K//19, gruppo di recentissima formazione che a Ottobre ha rilasciato la sua prima fatica dall’emblematico titolo “Total Collapse of Society”, netta dichiarazione di intenti dei nostri.

Cinque pezzi (più una cover dei Raw Noise) di classico d-beat/raw punk che riprende la lezione tradizionale dei grandi gruppi svedesi come Driller Kille, Anti-Cimex, Absolut, ma anche dei tedeschi Autoritär tra gli altri, e fa tutto questo con attitudine e sincera dedizione. D’altronde l’intento con cui nasce questo progetto è chiaro fin da subito: “i K//19 nascono in base all’esigenza di continuare a perpetrare un fondamentalismo puramente raw d-beat da tempo snobbato e rimasto nei cantieri dei pochi manovali del genere”. I K//19 quindi suonano quello che piace loro, senza inventare nulla di nuovo ma anzi riuscendo a far suonare fresco e interessante un sound che potrebbe apparire sentito e risentito mille volte. Il raw punk/d-beat dei sardi tira dritto per la sua strada a velocità spedita spazzando via qualsiasi cosa si trova davanti e lasciando solo macerie al suo passaggio, riuscendo anche ad avere un certo gusto per le melodie (soprattutto nei bellissimi assoli dei primi due brani) in mezzo a tutta questa sua cieca furia distruttiva! Inoltre la proposta grezza dei nostri può ricondurre alla mente e all’orecchio echi di Crutches e qualcosa anche dei Paranoid, giusto per ribadire ancora una volta, se non fosse chiaro, quali siano i loro punti di riferimento. Se questo “Total Collapse of Society” è solo l’inizio, i K//19 faranno parlare di sé e faranno la gioia di tutti gli amanti del genere!

Chiudiamo questa sesta puntata con le nostre amate Schegge Impazzite di Rumore con un lavoro originariamente uscito nel lontano 1997 in formato 7″ e che viene oggi ristampato dalla Hanged Man Records. Sto parlando della prima e unica fatica dei torinesi Up To Date, realtà certamente minore e poco fortunata della scena italiana dei 90, ma che aveva la giusta attitudine hardcore e poteva contare su una buonissima capacità di songwriting, come testimoniato da questa interessante ristampa.

Quello che ci troviamo ad ascoltare su questo “…quanta Cenere”, come potete ben immaginare, è il più classico hardcore torinese degli anni 90, quello che affondava ben saldamente le proprie radici musicali, liriche e attitudinali nella seminale lezione dell’hardcore italiano della decade precedente come Declino, Indigesti e Negazione. Il sound e l’approccio degli Up To Date quindi ricorda molto quello dei Frammenti e Sottopressione, anche se molto più grezzo e sgraziato e senza raggiungere le vette liriche raggiunte dai due gruppi appena citati, ma non per questo meno apprezzabile. Hardcore senza fronzoli, semplice, diretto, in your face, proprio come piace a tutti noi! La Hanged Man Records ha diseppellito un gemma grezza di hardcore italiano dalla fin troppa polvere che la teneva celata, un lavoro che merita di essere riscoperto, ascoltato e apprezzato!

Verrete trafitti dalle nostre schegge di rumore impazzite, soccomberete sotto i colpi del nostro Disastro Sonoro!

Rumori Veloci – A proposito di Ep, Demo & Split Albums #02

Disastro Sonoro is back dopo un estate da latitante, passata tra vacanze e tentativi di sopravvivere a quel mix letale di caldo, sudore, tormentoni estivi e obbligo di divertirsi. Ed eccoci allora nuovamente a parlare di “Rumori Veloci”, ossia la rubrica dedicata esclusivamente alle recenti uscite in formato Ep, demo e splits in ambito punk (in tutte le sue possibili incarnazioni) e metal estremo. Rumori veloci necessitano di recensioni veloci, quindi non perdiamo altro tempo e partiamo.

Stato d’animo dell’estate appena passata

Rumore veloce. Questo è quello a cui ci hanno abituato i milanesi (di Sesto San Giovanni) The Seeker nei loro precedenti tre lavori e sopratutto nell’ultimo e più maturo “Malaya”, disco che da testa di cazzo quale sono non ho ancora avuto modo di recensire come si deve (ma il buon Mike mi perdonerà, ne son certo). Rumore veloce veloce che si traduce in un mix di powerviolence e fastcore tutto pugni in faccia e attitudine da vendere, è quello che Mike, Covaz e compagnia ripropongono su questo nuovo split registrato insieme ai tedeschi ArnoXDuebel, anche loro dediti a sonorità riconducibili al powerviolence più violento che tende a lambire territori grindcore. I The Seeker ci deliziano/stuprano le orecchie con sette vere e proprie schegge di rumore impazzite, velocissime e che non lasciano tempo per riprendere fiato; sette tracce nelle quali tutti i componenti del gruppo risultano impeccabili, come la batteria di Covaz a.k.a macchina da guerra che martella ininterrotta per tutto il tempo. Inutile parlare di questa o quell’altra traccia nello specifico, soprattutto quando ci si trova davanti ad un disco powerviolence che va ascoltato tutto d’un fiato, in apnea, per poi ricominciare ancora e ancora, fino allo sfinimento, fino a quando il sangue non colerà dalle vostre orecchie che invocano pietà. Poweviolence Über Alles e ricordiamoci sempre che il “punk è una merda che non ci fa fare una lira, vaffanculo”!

Mentre state riprendo fiato dopo i velocissimi colpi inflitti dai The Seeker e dal loro rumore-potere-violenza, preparatevi all’ascolto del primo demo di questa nuova misteriosa creatura che si aggira nell’oscurità di Bologna e che si fa chiamare Wisteria. Dietro a questo progetto devoto a sonorità post punk/synthwave dal retrogusto dark troviamo Marzia, già batterista nei Kontatto e chitarrista negli HHorror Vacui, musicista instancabile e piena di idee visto che negli ultimi mesi ha messo in piedi anche una one-woman band chiamata “Marthe” con la quale esplora sonorità doom metal esoteriche, occulte ed estremamente oscure. Ad accompagnarla in questo progetto a nome Wisteria troviamo anche Andrea che si dedica alle parti di chitarra e di synth, lasciando Marzia dietro alle pelli e a occuparsi delle vocals. Ciò che colpisce maggiormente di questo primo demo rilasciato ad agosto sulla loro pagina bandcamp e che presenta solo due brani, l’ottima opener Desperation e la successiva Three Days Rule, è senza ombra di dubbio il carattere estremamente lo-fi della registrazione capace di trasmettere l’attitudine old school che anima l’intero progetto e che avvolge l’intero lavoro. Interessante debutto, soprattutto per chi è amante delle sonorità riconducibili alle frange più oscure del post-punk e della synthwave.

Durante il loro ultimo tour che gli ha visti viaggiare e suonare per tutto il centro-est europa, i romani Sect Mark hanno pensato bene di incidere un “tour album” dedicato a questa esperienza sicuramente segnante e unica. Quattro tracce che non si discostano per nulla da quanto ci hanno abituato fino ad oggi attraverso il precedente demo del 2017 e “Worship” di pochi mesi fa, ossia un concentrato di hardcore punk caotico e raw, grezzo e oscuro che fa sempre la sua porca figura suonato con la rabbia iconoclasta e l’attitudine punk più sincera che contraddistingue da sempre i Sect Mark. Il sound dei romani ha le sue radici sempre ben salde nella tradizione dell’hardcore punk giapponese più caotica e lo-fi e del classico sound grezzo e primordiale dell’hardcore italiano a la Wretched, ma che riesce a suonare allo stesso tempo “moderno”, creando un inferno rumoroso capace di riportare alla mente anche le ultime uscite di S.H.I.T e Warthog. Anche il livello lirico rimane sui soliti livelli a cui ci hanno abituato e tra tutte e quattro le tracce che compongono questo Tour Tape 2018 sicuramente spicca l’iniziale “I’m a Girl”, con un testo antisessista e femminista dal fortissimo impatto e urlato con una rabbia senza eguali dalla voce rabbiosa e abrasiva di Johnny. Un concentrato di rumore nichilista e al contempo annichilente che crea un’atmosfera generale in costante bilico tra deliri paranoici e oscurità opprimente, sensazioni queste che da sempre trasudano dal muro sonoro generato dalle menti disturbate dei Sect Mark e che in cui fa piacere imbattersi nuovamente!

Che il rumore veloce sia con voi! Per il disastro sonoro, per il terrorismo musicale, per l’anarchia!

 

Schegge Impazzite di Rumore #04

Ogni fine mese tutti i punx, sedicenti tali e affini della penisola attendono impazienti che esca il nuovo “episodio” di Schegge Impazzite di Rumore (o almeno io mi illudo sia così), rubrica fondamentale non solo per rimanere aggiornati sulle recenti uscite in ambito hardcore, punk, metal estremo e tutti i generi affini, ma anche per potersi gustare i commenti deliranti spacciati per recensioni del cazzone che li scrive. Ed ecco che allora, nell’estenuante caldo di ormai inizio luglio che preannuncia un’estate terribile, è giunto il momento di dar in pasto a voi canaglie-punx di ogni tipo il quarto appuntamento con le Schegge Impazzite di Rumore in cui si parlerà dei giovani fuoriclasse del powerviolence milanese, così come della new wave of raw punk che risponde al nome di Kobra, passando per il nuovo brevissimo Ep dei fast-bellissimi L.UL.U e dell’ultima fatica in studio di gentaglia bella incazzata del calibro dei Failure (visti recentemente con molto piacere, tra l’altro). Bando alle ciance, lasciamo spazio al rumore e alle molteplici incarnazioni del disastro sonoro.

“Disorganizzati come la merda, però continuiamo a sbatterci”, queste le parole dei L.UL.U che accompagnano l’annuncio dell’uscita di questo fast-Ep, intitolato emblematicamente “This title”, della durata di soli 0.46 secondi, divisi per due pezzi che ci danno un assaggio di quello che sarà il futuro (si spera imminente) dei nostri. Difatti i nostri hanno già annunciato che a breve uscirà un loro split insieme a non si sa ancora chi, sul quale potremmo apprezzare nuovamente il fastcore in your face tutto rabbia e pugni nello stomaco che i nostri ci avevano già fatto assaggiare sulla loro entusiasmante demo lo scorso anno. Inoltre, e non smetterò mai di sottolinearlo, i L.UL.U dimostrano di metterci veramente tanta passione e un’attitudine da fare invidia ai più in quello che fanno, suonando si un qualcosa di non originale (echi di Hex e Last Words tanto per fare due nomi), ma capace sempre e comunque di assestare colpi critici, sbriciolare ossa e timpani e di trasmettere sensazioni di quotidiana rabbia e costante malessere verso il quieto vivere che tende ad inghiottirci. Attendendo impazienti lo split già annunciato e sperando presto di aver tra le mani un disco della durata superiore (ma non troppo) di questo fast fast fast-Ep, godiamoci e abusiamo di queste due nuove tracce dei L.UL.U. e del loro fast-hardcore! Dopotutto il loro intento mai celato di suonare il più veloce possibile non si smentisce nemmeno su questo Ep e non si smentisce nemmeno la foga della Beret nello sputarci in faccia tutta la rabbia di questo mondo bastardo (“Provo a capirvi ma buio e niente”). “Play fast or die trying ‘till the day you die!” questa la lezione che insegnano e ribadiscono ogni volta i L.UL.U. E a noi piacciono così!

Peep – S/t

“Giovani, giovani, giovani fuoriclasse”, questo sono i Peep, direttamente dalla Milano che odia per prendersi tutto! Sono giovani, sono incazzati e anche un po’ dei cazzoni, ma a noi piace così. Dopo mesi di concerti e di sudore su e giù per tutta la Lombardia e non solo, ecco quindi finalmente la prima demo della nuova scuola del powerviolence milanese, una gang di vandali che vivono al di fuori della società e della sua merda che definisce la propria proposta, senza alcuna vergogna mannaggia a loro, come “trapviolence” (vi avevo avvisati che eran dei cazzoni) o come “anti power powerviolence” (titolo dell’ottava traccia presente sulla demo) che forse è di gran lunga meglio. Senza spoilerarvi altro di quanto andrete ad ascoltare su questo incredibile debutto, termino qui di scrivere le mie cazzate. Tanto come direbbero loro: “your fucking words don’t mean nothing to me anymore” (dalla quarta traccia Y.F.W., una delle migliori)Niente da fare, sono davvero dei giovani fuoriclasse e lo sanno dimostrare sia dal vivo (non perdeteveli, vi divertirete) sia su questo loro incredibile debutto! E comunque i Peep si prendono la copertina del quarto episodio di “Schegge Impazzite di Rumore” a mani basse. La gang non si infama, ricordatevelo!

Negli anni’80, agli albori della nascente scena hardcore punk italiana, quella che oltreoceano incensavano un giorno si e l’altro pure e che ha fatto scuola ovunque, dalla Svezia al Giappone, nei bassifondi di una Milano che stava vivendo l’esperienza storica del Virus, si muovevano quattro giovani che decisero di mettere in piedi una creatura dedita al punk-hc dal nome “Kobra”. Fortemente influenzati dai Wretched ma molto più grezzi e immaturi, il gruppo riuscì a pubblicare un solo acerbo EP nel 1985 dal titolo “Siamo il Sangue nelle Vene dei nostri Nemici”. Oggi, quasi quarant’anni dopo quella stagione irripetibile ed indimenticabile, Milano è ancora una delle basi nelle quali la cospirazione punk-hardcore e del do it yourself viene tenuta in vita e alimentata con sudore e passione da collettivi, occupazioni, gruppi e singoli individui, anche se certamente non senza fatica e difficoltà. É proprio in questo contesto fertile che si muove la Occult Punk Gang, collettivo di punx dediti anima e corpo alla causa del DIY, tanto attraverso l’organizzazione di concerti quanto tramite progetti di grafica e illustrazione. Come se non bastasse da qualche mese la gang occulta è divenuta pure un’etichetta discografica che può contare già quattro uscite (tra cui, l’ultima è quella di cui parlerò di seguito); quattro uscite che finora hanno toccato ogni possibile incarnazione di quel brodo primordiale cangiante e polimorfo che è il “punk”. Questa premessa ci permette di introdurre il terzo gruppo di cui parleremo oggi e del loro debutto, gruppo di recentissima formazione che vede tra le sue fila punx già impegnati in Kalashnikov Collective e Cerimonia Secreta tra gli altri. Il gruppo in questione si cela dietro il nome di “Kobra”, stesso nome del gruppo di casa Virus che mosse i suoi primi brevissimi passi nei lontani inizi degli anni ’80 e citato poco sopra. Che sia una sorta di voluto richiamo? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo con certezza è però sicuramente il fatto che i nostri Kobra suonano un punk-hardcore fortemente radicato negli insegnamenti della scuola hardcore italiana degli anni ’80 e di gruppi come i 5°Braccio o i Nerorgasmo ma con un sound più grezzo e rumoroso, quel suono “raw” e speso lo-fi che ultimamente sta facendo proseliti e sfaceli ovunque in Italia (basti pensare ai fenomenali Sect Mark) e oltre oceano. Cinque tracce per questo debutto che faranno la gioia di chi si è già divorato i primi lavori di gentaglia che risponde al nome di Impulso e Potere Negativo, ne sono certo. Niente da aggiungere per quanto riguarda l’approccio lirico (“Vent’anni” è un pezzone) e le vocals ad opera del solito Fra Goats (autore anche dell’ottima copertina al sapore di allucinazione metropolitana) che riportano alla mente tanto i già citati Cerimonia Secreta quanto i Corpse. Devastante debutto! It’s the new wave of raw punk and that’s the way we like it, baby!

Questo quarto episodio si è aperto parlando dei Peep e della loro personale interpretazione di un genere oramai negli ultimi tempi iperinflazionato come il powerviolence. E quindi quale modo migliore per concludere questo articolo se non chiudendo il cerchio e tornando a parlare di sonorità totalmente dedite al powerviolence più intansigente e rabbioso come quello suonato dai Failure? Il lavoro dei Failure è quello più vecchio dei quattro presentati quest’oggi, essendo stato rilasciato ufficialmente nel novembre del 2017. Cosa vi troverete ad ascoltare appena le prime note dell’iniziale “Cross the Border” vi trapanerrano i timpani, lasciandovi inermi a sanguinare? Certamente powerviolence della migliore qualità, suonato con attitudine e rabbia inaudita, accompagnato dalla voce di Los che vi farà venire voglia di prendere a testate le pareti talmente tanta è la carica che mette addosso (ascoltare una traccia a caso, che ne so “Misantropic Youth” per dirne una, per avere una conferma alle mie parole), ma sono quasi sicuro che tutte queste stronzate non riescono a dare nemmeno lontanamente l’idea del suono abrasivo e distruttivo che permea tutte le dieci tracce con le quali i Failure vogliono annichilirci completamente. Probabilmente il modo migliore per farsi un’idea del sound dei nostri ce lo può dare unicamente la copertina dell’album: un treno deragliato che sfonda una parete in cemento. E quindi cosa cazzo vi aspettate che aggiunga? Mi aspetto abbiate già interrotto la lettura di questo articolo saturo di stronzate (e se non l’avete fatto fatelo subito!) per prendere d’assalto la pagina bandcamp dei Failure e ascoltarvi tutto d’un fiato il disco! Ah ed essendomeli visti dal vivo recentemente, vi posso confermare che in sede live sono di una potenza che su disco potete solo immaginare, indi per cui non perdeteveli per nessuna ragione al mondo quando capitano dalle vostre parti!

E anche l’episodio di fine giugno-inizio luglio ha visto la luce, questo mi rende fiero e mi stupisce al contempo per esser riuscito a mandar avanti una rubrica per più di mezzo appuntamento. Ora torno a cercare di sopravvivere nel caldo afoso di un’estate terribile nella periferia di milano, sperando di non venirne del tutto inghiottito. Schegge Impazzite di Rumore: per il Disastro Sonoro, per l’anarchia!

 

Schegge Impazzite di Rumore #01

Volevo chiamare questa rubrica “Scaglie di Rumore” per omaggiare uno dei blog (se non conoscete ciò di cui sto parlando vi lascio il link per rimediare al piú presto canaglie che non siete altro: https://scagliedirumore.wordpress.com) sulla musica underground (punk ma non solo) e rigorosamente DIY che seguo da anni e che è stata una delle ragioni che mi ha spinto ad aprire a mia volta questo “stupenderrimo” blog/webzine che risponde al nome di Disastro Sonoro. Ma, volendo evitare di copi-incollare il nome già utilizzato da altri, ho deciso di nominare questa nuova rubrica rimanendo si fedele all’idea originaria (“Scaglie di Rumore” per l’appunto) ma modificandone il nome in “Schegge Impazzite di Rumore”. Tutto qui, meno misteriosa e affascinante di quanto si possa pensare la storia che sta dietro alla scelta del nome di questa nuova rubrica ospitata sulle pagine di Disastro Sonoro.

Oggi con questo articolo tenterò quindi di dare il la ad una rubrica (Schegge Impazzite di Rumore per l’appunto) nella quale cercherò, con scadenze non ancora stabilite ma probabilmente mensilmente a causa di mancanza di tempo materiale, di parlare in breve degli ultimi album che ho ascoltato o che sto ancora ascoltando mentre scrivo. Una rubrica che cavalca il sottile e labile confine tra la recensione e la “playlist”, e che a differenza delle recensioni standard, probabilmente mi permetterà di stare maggiormente sul pezzo rispetto alle ultime uscite nel panorama punk-hardcore, underground e DIY in generale, riassumendone il meglio in pochissime righe (e so già che questa sarà l’impresa più ardua per me che sono prolisso fino alla morte quando parlo di gruppi e album che ho apprezzato). Prendetela come una rubrica in cui vi consiglio in breve quelli che ritengo essere gli album più interessanti usciti negli ultimi mesi e nell’ultimo anno, ma può essere che di volta in volta ci butti in mezzo lavori piú vecchi, classici della scena punk-hardcore italiana e oggetti smarriti a.k.a. gruppi dalla breve vita, sconosciuti o che son stati erroneamente dimenticati dai piú, cercando, tenendo fede al “motto” (Oltre la Musica, Oltre il Rumore) che mi accompagna dal primo giorno che ebbi l’idea barbina di aprire questo blog, sempre di andare oltre la musica e oltre il rumore, oltre il Disastro Sonoro. Detto ciò, buon rumore a tutti e buona lettura canaglie punx di tutta Italia! ! Ecco a voi le prime quattro Schegge Impazzite di Rumore consigliate per voi per il mese di Marzo!

Partiamo da un album che ho recensito pochissimo tempo fa e che sto facendo fatica a tenere lontano dalle mie orecchie cresciute a rumore e violenza sonora. Sto parlando di “Il Mondo che Crolla” dei Potere Negativo, gruppo di recentissima formazione ma che con questo loro primo lavoro hanno dimostrato che chi ben comincia è già a metà dell’opera. Gruppo che interpreta al meglio l’idea di “disastro sonoro” e che grazie ad un raw punk hardcore molto caotico, sporco e dal sapore marcatamente old school, il tutto affiancato da una registrazione estremamente lo-fi, sa come, dove colpire e quanto dolore infliggere, lasciandovi inermi e privi di energie in questo viaggio nei meandri del rumore più nichilista e abrasivo. Lo sentite il rumore? È il suono corrosivo e rabbioso dei Potere Negativo! Chiudo qua, per saperne di più correte a leggervi la recensione completa (che vi lascio di seguito) de “Il Mondo che Crolla” scritta più di un mese fa su queste pagine!

Potere Negativo – Il Mondo Che Crolla (2018)

Copertina stupenda che mi ricorda vagamente l’EP “Disperazione Nevrotica” degli Upset Noise

Altro disco che sta accompagnando le mie vacue giornate occupate dal vano tentativo di sopravvivere a questo caos schizofrenico che tendiamo a chiamare vita, riempiendole di quella dose sempre necessaria di rabbia annichilente necessaria alla sussistenza, è senza ombra di dubbio il primo lavoro S/t dei trentini Impulso dato in pasto a noi punx affamati di marciume e rumore lo scorso agosto. Quattro pezzi per un totale di 7min e 40 secondi di noise/punk/hardcore grezzissimo e anch’esso, vale quanto detto per i Potere Negativo, annichilente e impregnato di rabbia. Raw punk che ha le fattezze di una mazzata che sbriciola il setto nasale e che lascia sanguinanti distesi al suolo. Brano fondamentale per sopravvivere alla noia e all’apatia quotidiana senza lasciarsi risucchiare in questa spirale è sicuramente la conclusiva “Soffoco”. Rumore spacca timpani, cosa chiedere di più?

Per rimanere sulle sonorità che caratterizzano i lavori di Potere Negativo e Impulso, non posso non consigliarvi un altro album che mi sta accompagnando in questo periodo. Sto parlando del secondo lavoro in studio dei romani Sect Mark, anche loro caratterizzati da un sound sporco, grezzo ed estremamente caotico. Rispetto ai gruppi sopracitati, con questo “Worship” uscito agli inizi del 2018 per l’americana Iron Lung, proseguendo il percorso già iniziato con la demo dello scorso anno (anch’essa recensita su queste pagine), i nostri Sect Mark rendono il loro grezzo hardcore punk ancora più opprimente, oscuro e angosciante, il tutto sprigionando la rabbia nichilista e iconoclasta che li caratterizza in 8 “schegge impazzite di rumore”. Se poi ci sommiamo le vocals al vetriolo di Johnny e l’artwork di copertina disegnato nuovamente dal caro Francesco Goats, capirete da soli che ci troviamo tra le mani (e nelle orecchie) un ottimo esemplare di punk hardcore suonato come si deve, incazzato al punto giusto e paranoico quanto basta!

Ultimo album e ultimo gruppo che vi consiglio è il Promo 2017 dei milanesi Wwounds, già autori nel “lontano” 2015 di un primo lavoro intitolato semplicemente “8 Songs”. Non sono certamente un gruppo sconosciuto a chi leggerà e altrettanto certamente tutti sapranno che i componenti dei Wwounds provengono da esperienze in gruppi come Class, La Crisi e To The Embers, solo per citarne alcuni. Credo sia inoltre scontato ricordare che alla voce troviamo Mayo, già cantante di uno dei gruppi migliori che la scena hardcore milanese e italiana abbia saputo partorire negli anni ’90, ossia i Sottopressione di un capolavoro come “Così Distante”. Ma bando alla nostalgia, oggi ci troviamo dinanzi a quattro nuove tracce di purissimo hardcore punk veloce e diretto che ricorda la lezione americana degli ’80s, senza niente di particolarmente originale o di ricercato. Un sound che anche a distanza di decenni sa ancora capace affascinare e spaccare le ossa come si deve e come ci si aspetta che faccia del vecchio e sano hardcore. Negative Approach, Void e Faith su tutti, sono questi i mostri sacri che vengono in mente ascoltando le quattro brevissime schegge di rumore rilasciate lo scorso ottobre e che rassicurano sul fatto che i Wwounds sono ancora vivi. Vivi, incazzati e rumorosi come piace a noi.

 

Daje la prima “puntata” di questa nuova rubrica può considerarsi dunque conclusa; mi raccomando care le mie canaglie punx che leggono Disastro Sonoro, correte ad ascoltare gli ultimi lavori di Potere Negativo, Impulso, Sect Mark e Wwounds, sempre se non l’avete già fatto, ora non avete più scuse! Siamo schegge, solo schegge di rumore impazzite. 

Potere Negativo – Il Mondo Che Crolla (2018)

Lo sentite il rumore? E’ il suono del mondo che crolla! Il mondo si sta oramai avviando a passo spedito verso la sua fine inevitabile, la civiltà del progresso e i mostri da essa creati hanno intrapreso da decenni la strada dell’autodistruzione e gli esseri umani, nè vivi nè morti, si ostinano a perpetuare un’esistenza vacua e artificiale, a ripetere giorni vuoti e tutti uguali fino alla morte. Quale migliore colonna sonora per affrontare un simile scenario appena descritto se non affidarsi alla musica dei Potere Negativo, gruppo raw punk proveniente da Sondrio? Lo sentite dunque il rumore? E’ il suono del caos contenuto nelle cinque tracce (per un totale di sette minuti complessivi di punk-hardcore caotico e rumoroso) che compongono questo “Il Mondo Che Crolla”, prima fatica in studio per i Potere Negativo rilasciata appena una settimana fa. Tetro Pugnale, Impulso e i romani Sect Mark, questi sono i primi nomi che possono venire in mente appena parte “Questo Rumore”, traccia con cui si apre questo primo lavoro dei Potere Negativo; nomi che riescono a dare immediatamente un’idea generale delle sonorità proposte dai nostri e che caratterizzano tutti e quattro i pezzi seguenti. Oltre ad una sonorità punk-hardcore molto lo-fi, caotica e raw che ha un sapore fortemente vecchia scuola, quello che più rimane addosso dopo aver ascoltato “Il Mondo Che Crolla” sono sicuramente le ottime liriche impregnate di disillusione, nichilismo, rabbia e una certa dose di misantropia che difficilmente stona su un lavoro di simil fattura, capaci di risultare personali ed estremamente interessanti pur toccando tematiche spesso abusate nel genere. Il tutto è permeato da un’atmosfera oscura e opprimente che ben si sposa con i temi trattati nei testi e con lo scenario che i Potere Negativo hanno voluto creare partendo da un titolo esplicito e che non lascia certo spazio ad interpretazioni come “Il Mondo Che Crolla”. Tornando a parlare delle singole tracce (tutte della durata inferiore ai 2 minuti), menzione particolare per la già citata “Questo Rumore”, un manifesto lirico-sonoro capace di racchiudere tutti gli ingredienti del “caos non musica” creato dai nostri, per l’ottima “Nel Silenzio” accompagnata da un testo che mette i brividi e la conclusiva “Controllo/Paura”. Lasciando a voi il compito di assaporare ogni secondo, ogni nota e ogni lirica de “Il Mondo Che Crolla”, evito di sprecare altre parole per elogiare questa prima ottima fatica dei Potere Negativo, gruppo che interpreta al meglio l’idea di “disastro sonoro” e che perciò merita senza ombra di dubbio più di un ascolto. Ci ritroveremo presto tra le macerie delle nostre vite ad osservare da lontano il mondo che sprofonda nel caos, mentre nelle cuffie staremo ascoltando a tutto volume la colonna sonora della fine, il rumore annichilente di questo “mondo che crolla”. Ora lo sentite il rumore? Sono i Potere Negativo!

Menzione doverosa per la splendida copertina in bianco nero che presenta quello che sembra essere un morto vivente direttamente preso o ispirato dal famosissimo cult movie ” Zombie 2″ del maestro Lucio Fulci. Morto vivente che, ancora prima di ascoltare il contenuto di “Il Mondo Che Crolla”, ci da l’idea perfetta dell’atmosfera creata e delle tematiche trattate dai Potere Negativo.