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Burn this Racist System Down

Noi giriamo in tondo nella notte e siamo divorati dal fuoco

Minneapolis, 25 maggio. George Floyd, uomo afroamericano di 46 anni, dopo essere stato fermato, ammanettato e steso al suolo, viene ucciso dalla polizia tramite soffocamento. Nonostante ripetesse di non riuscire a respirare, il poliziotto ha continuato a tenerlo steso a terra spingendo con forza il proprio il ginocchio sul suo collo, soffocandolo lentamente. Un omicidio poliziesco ai danni di una persona non bianca che non è certamente il primo negli USA. Un omicidio di natura profondamente razzista ma che è intimamente legato con sé una serie di dinamiche e condizioni socio-economiche quali la povertà e la miseria di grandi fasce di popolazione, tanto negli Stati Uniti quanto nel resto del mondo, che subiscono costantemente l’oppressione, lo sfruttamento e la repressione da parte dello Stato posto a difesa dei privilegi e degli interessi di un sistema economico che mette dinanzi a tutto, soprattutto alla vita umana e non, il profitto selvaggio e la merce.

Da quella stessa notte del 25 maggio sono scoppiate rivolte generalizzate in tutta Minneapolis e che hanno ispirato focolai di rivolta in altri centri urbani statunitensi, da Denver a Louisville. Rivolte della popolazione nera, ma non solo. Rivolte dei sottoproletari contro un esistenza di miseria e sfruttamento. Contro la brutalità della polizia tanto quanto contro un sistema che quotidianamente si fa sempre più opprimente e che “impedisce di respirare” per chi appartiene ad una classe sociale che non è quella dei padroni. Una rivolta generalizzata e diffusa che ha preso di mira non solo questure e caserme, simbolo della brutalità e del preciso ruolo della polizia all’interno del sistema capitalistico, inghiottite dalle fiamme e dal fuoco, ma anche centri commerciali e negozi della grande distribuzione assaltati e saccheggiati. Perché, citando Vaneigem:

La lotta degli operai contro la merce è il vero punto di partenza della rivoluzione. Essa fa vedere chiaramente come il piacere di essere se stessi e di gioire di tutto passa attraverso il piacere di distruggere in modo totale ciò che ci distrugge ogni giorno.

Nei video e nelle immagini dei saccheggi che giungono da Minneapolis trasuda tutta la gioia che porta con sé l’atto di distruzione della merce e della sua oppressione, così come la bellezza del saccheggio e della condivisione dei prodotti del lavoro salariato riappropriati e sottratti alle logiche mortifere e alienanti del commercio e del profitto. Dopotutto i saccheggi della merce sono un’azione ancora più legittima se si pensa che viviamo in un sistema economico che sacrifica le nostre vite sull’altare del profitto di pochi e sulla produzione di oggetti e prodotti per lo più inutili, simboli dello sfruttamento e dell’alienazione salariale.

Appena ho appreso la notizia dell’omicidio di George Floyd mi è immediatamente tornato in mente il titolo di un ep datato 1992 dei Destroy, storico gruppo d-beat/crust originario proprio di Minneapolis. “Burn this Racist System Down“, un titolo perfetto per descrivere tanto le cause strutturali di un sistema che ha portato e permesso questo come centinaia di altri assassini di matrice razzista per mano poliziesca, quanto le motivazioni che hanno spinto migliaia di persone a fare divampare le fiamme della rivolta per le strade della città, probabilmente spinte dal desiderio di una vita radicalmente diversa da questa non-esistenza dominata dalla miseria economica, sociale e umana che il capitalismo impone e difende con la violenza dei suoi apparati repressivi e con la sua legge borghese.

 

Da giorni ininterrottamente Minneapolis brucia di rabbia e di gioia contro un sistema politico ed economico oppressivo, assassino e razzista nelle sue fondamenta. Un sistema che affama, sfrutta e crea miseria per milioni di persone. Che di questo mondo e della sua polizia rimangano dunque solo macerie. Che risplenda presto il fuoco dei rivoltosi di Minneapolis in ogni dove e che sia d’esempio affinché possiamo cominciare a respirare aria di libertà.  Non ha potuto respirare George Floyd. Non possono respirare milioni di oppressi e sfruttati ovunque nel mondo. Non ci rimane dunque che bruciare questo sistema razzista nelle viscere e lasciarne solo cenere.

Convertiamo le nostre parole in fuoco. Che le fiamme di Minneapolis possano presto raggiungere le nostre città affinché accendino la miccia per far divampare la nostra rabbia e la nostra gioia.

Come opporsi al fascismo nel metal estremo. Una guida di base per compagni/e e antifa

Come ben saprete in questo/a blog/fanzine non si parla solamente di musica e scena punk-hardcore ma anche di tutto ciò che appartiene al mondo del metal estremo. E’ per questo che oggi voglio condividere con voi questo breve ma importante opuscolo/libretto scritto dai compagni antifascisti di Barbarie in merito alla sempre maggior visibilità e al sempre maggio spazio che stanno prendendo gruppi dichiaratamente vicini a ideologie razziste, nazi-fasciste e sessiste/omofobe all’interno del panorama extreme metal, in particolar modo nella scena black metal dove i gruppi autodefinitosi NSBM (National Socialist Black Metal) continuano a crescere in numeri, visibilità e seguito. Questa piaga all’interno della comunità metal deve essere debellata a tutti i costi perchè è inaccettabile e sopratutto dannoso lasciare spazi a certi gruppi e a certe scene per propagandare l’odio razziale, l’omofobia, il sessismo e ideologie nazi-fasciste. Dobbiamo opporci a questi problemi in tutti i modi e a tutti i costi non per rendere politically correct generi per loro natura politicamente scorretti come il black o il death metal, ma per impedire alle idee nazi-fasciste e razziste di strisciare indisturbate e di fare più danni di quanti già facciano all’interno della scena estrema.

“Molto spesso la scena black / extreme metal non è stata accogliente nei confronti delle persone nere o LGBTQIA.
Come tante persone a cui piace questo tipo di musica, vorrebbero gustarsi dei concerti black metal e far parte della scena, ma spesso non si sentono al sicuro data la presenza massiccia di razzisti a serate e festival. La pesante presenza di razzisti nel black metal ha addirittura prodotto un sottogenere completamente nuovo ed autonomo: l’infame NSBM, o National Socialist Black Metal.

Dobbiamo opporci al razzismo in ogni forma, assicurarci che le persone pericolose e le loro ideologie disgustose non siano benvenute e che il metal accolga ogni tipo di persona ad eccezione di bigotti, sessisti e persone che discriminano sulla base del colore della pelle.
Questo libretto vuole essere un piccolo strumento nella lotta a questo opprimente problema.Il boicottaggio è sempre stato una tattica rivoluzionaria; dobbiamo solo trovare il modo di utilizzarlo con efficacia. Come prima cosa, e solo per semplicità, dobbiamo dividere il problema dell’NSBM in due parti: le band e le scene.”

Di seguito vi lascio il link a cui poter scaricare l’opuscolo completo; leggetelo, condividetelo, fatelo girare il più possibile e ricordatevi sempre di odiare e combattere ogni forma di fascismo e razzismo!

https://mega.nz/#!uFxyxLTJ!dNwlU2UZHeJPdjFFHC9Nx4ByZ86or4R-aU0rXE_lfKs

Ama la musica, odia il fascismo! Disastro Sonoro against NSBM!