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Storm of Sedition – Howl of Dynamite (2019)

Ora fra il rogo ardente delle mie Idee anch’io son diventato di fiamma; e scotto, brucio, corrodo… A me devono accostarsi soltanto coloro che gioiscono contemplando ardenti vulcani che lanciano verso le stelle le lave sinistre esplodenti dal loro seno di fuoco […] Io mi dichiaro in guerra aperta, palese e nascosta contro la Società: contro ogni Società! (Renzo Novatore)

 

Il venti di ottobre dell’anno appena passato ho avuto la fortuna di vedermi dal vivo e di conoscere personalmente gli Storm of Sedition nella cornice di uno degli squat che amo di più in tutta Milano, Villa Vegan Occupata. Fu un concerto incredibile quello degli Storm of Sedition, non troppi i presenti ma un’atmosfera assurda, grazie anche e sopratutto ai canadesi che han suonato con tutta la passione e la rabbia che hanno nel cuore e con  un’attitudine da far invidia a moltissimi.

Mi ricordo bene quando mi imbattei per la prima volta negli Storm of Sedition; era il lontano 2016, appena dopo la pubblicazione del loro secondo disco intitolato “Decivilize”, e rimasi immediatamente folgorato dal loro blackened/crust sul quale si stagliavano alla perfezione liriche che ruotavano intorno a tematiche e posizione anti-civilizzazione, anticapitaliste, anti-umaniste e impregnate da un’individualismo anarchico definibile senza troppi problemi nichilista e amorale ispirato dalle letture di Stirner e di Novatore. Inoltre quando scoprii che negli Storm of Sedition suonavano membri degli Iskra, beh capirete anche voi che per un amante di quell’ibrido tra black metal e crust punk marchio di fabbrica del gruppo canadese fu  infatuazione al primo ascolto. Pane per i miei denti all’epoca, tanto sul lato musicale quanto su quello concettuale-lirico. Pane per i miei denti e per la mia insaziabile fame verso sonorità black metal e crust ancora oggi. Qualche mese fa i nostri sono riemersi dalle foreste primordiali della British Columbia per dare alla luce la loro ultima fatica in studio “Howl of Dynamite”, disco che non riesco a smettere di ascoltare, che ho divorato ovunque fosse possibile, dalla loro pagina bandcamp al vinile felicemente acquistato quella famosa sera in Villa Vegan di cui vi ho parlato in apetura, e che personalmente ritengo uno dei migliori lavori usciti nell’arco del 2019, se non il migliore in assoluto.

 

Gli Storm of Sedition su questo nuovo “Howl of Dynamite” (titolo che riprende una frase dell’anarchico individualista Renzo Novatore) ribadiscono il loro totale rigetto nei confronti di questo mondo dominato dall’oppressione e dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura, dominato dalla fame di profitto che devasta e saccheggia i territori e l’eco-sistema, ed il loro odio profondo nei confronti della civilizazzione, sottolineando l’importanza e la necessità incombente dell’azione diretta anarchica per contrastare tutto ciò, per attaccare con un ruggente e sacrilego urlo di dinamite direttamente questo sistema che opprime, sfrutta e reprime affinchè del capitalismo e della civiltà rimangano solo macerie. E ribadiscono anche la loro ricetta vincente e oramai del tutto affinata e maneggiata con estrema maestria, gusto e personalità: un blackened/crust punk rabbioso e brutale, ma allo stesso tempo melodico, che viene imbastardito sapientemente e in modo non eccessivo con sonorità che lambiscono territori death metal. Musicalmente gli Storm Of Sedition risentono molto, come ovvio che sia per chiunque voglia suonare black/crust, dell’influenza degli apripista Iskra, ma è altrettanto facile udire l’influenza di gruppi quali Nausea, Contravene o Appalachian Terror Unite. L’alternanza delle vocals, uno screaming lancincante e gelido di chiara matrice black metal e un growl più cavernoso, si staglia su brani costruiti dosando perfettamente tremolo picking ispirati direttamente dalla scuola black metal norvegese e riff di matrice death metal a la Bolt Thrower, mentre soluzione melodiche che ricordano un certo crust punk svedese sullo stile dei Martyrdod o melodie care ai mai troppo incensati Nux Vomica si amalgano perfettamente con un’atmosfera generale tendente a creare passaggi apocalittici degni del meglio dello stenchore, il tutto accompagnato da un comparto ritmico in cui svetta l’alternanza tra i ritmi d-beat e i brutali blast beasts che tritano le ossa e non lasciano scampo.

“Howl of Dynamite” è composto da otto tracce per un totale di quarantaquattro minuti e musicalmente non ritengo interessante soffermarmi su questo o quell’altro brano perchè son convinto che il tutto debba essere ascoltato dall’inizio alla fine senza prender fiato, solo così si può comprendere l’epicità e la rabbiosa maestosità che trasuda dal blackened crust punk degli Storm of Sedition. Quello che ritengo invece interessante è soffermarmi brevemente sul comparto lirico che accompagna la musica dei nostri “anti-umanisti, amorali e individualisti” amici della British Columbia e che ritengo essere la parte più importante del loro progetto. Tutto il disco trasuda l’influenza teorica dell’anarchico individualista Renzo Novatore e questo si può notare fin dall’iniziale Red Laughter”traccia in cui viene citatto un estratto contenuto nel suo pamphlet “Verso il Nulla Creatore” scritto nel 1921 che recita così: “Che il poeta tramuti in pugnale la sua lira! Che il filosofo tramuti in bomba la sua sonda! Che il pescatore tramuti il suo remo in formidabile scure. Che il minatore esca armato del suo ferro lucente dagli antri micidiali delle oscure miniere. Che il contadino tramuti in lancia guerriera la sua vanga feconda. Che l’operaio tramuti il suo martello in falce e scure. […] E il nostro odio ride… Ride rosso. Avanti! Avanti, per la totale distruzione della menzogna e dei fantasmi! Avanti per l’integrale conquista dell’Individualità e della Vita!” La successiva Vanguardist Messiah è un attacco diretto, iconoclasta e brutale, nei confronti di un certo anarchismo sociale infarcito di moralismo cristiano e valori umanisti, accusato di esser nient’altro che un prodotto ideologico eurocentrico dogmatico, limitante e oppressivo per l’individuo e per questo, sempre prendendo a prestito le parole ed il pensiero di Novatore, da lasciare morire perchè “L’anarchia è per me un mezzo per giungere alla realizzazione dell’individuo; e non l’individuo un mezzo per la realizzazione di quella. Se così fosse anche l’anarchia sarebbe un fantasma”. Anche la terza traccia che da il nome al disco è una diretta citazione, fin dal titolo, di una frase del solito Novatore il cui contenuto si scaglia contro ogni forma di società umana che tende ad opprimere l’individuo, affermando che l’unica risposta possibile a questa oppressione si può concretizzare solamente in un ruggente e sacrilego urlo di dinamite, sottolineando dunque l’importanza viscerale (o la necessità) dell’azione diretta, anche individuale. Il testo che accompagna “Howl of Dynamite” è un’invettiva contro la tendenza accusatoria di un certo anarchismo sociale nei confronti di quelle individualità anarchiche che si servono della violenza per abbattere il sistema economico-politico fatto di sfruttamento e governo. “Illegalist”, quarta traccia del disco, è invece una netta presa di posizione contro il sistema capitalistico e in generale contro la logica economica che domina sulle nostre esistenze, un sistema che sfrutta e opprime l’essere umano così come sfrutta e opprime la natura, addomesticandola e sacrificando anch’essa sull’altare dell’accumulazione di capitale e del profitto.

Mi fermo qui perchè credo di essermi dilungato abbastanza nell’analisi delle liriche che accompagnano questo splendido e maestoso “Howl of Dynamite”, in assoluto il disco che ho amato e ascoltato di più in tutto il 2019 e che ritengo essere senza troppi problemi l’uscita migliore in ambito crust punk dell’anno appena trascorso. Scriviamo soltanto parole di sangue, di fuoco e di luce e dalla tempesta emergiamo innalzandoci sui margini della società negando ogni codice morale, ogni culto dell’umanità e ogni costrizione che opprime l’individuo. La mia anarchia è una traiettoria attraverso il caos e la distruzione…

“To every form of human Society that would try to impose renunciations and artificial sorrow on our anarchic and rebellious I, thirsting for free and exulting expansion, we will respond with a roaring and sacrilegious howl of dynamite.” (Renzo Novatore)