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Zona D’Ombra – Tensioni e Distanze (2020)

La critica e la rabbia dell’hardcore
quando suoni e parole servono per capirci
quando i microfoni a più mani servono per unirci

Tredici canzoni per mezz’ora di durata, tredici istantanea di vita vissuta, di tensioni personali che trovano complici e affini su strade inesplorate, di passioni che scottano, di sofferenze e di rabbia nei confronti di questa vita che annichilisce e condanna a morte nell’apatia, nella routine e nelle certezze del quieto vivere. Tredici racconti di tensioni e di distanze, reali o percepite. “Tensioni e Distanze” come il titolo del nuovo album in casa Zona d’Ombra. Un disco che non abbandona la poetica introspettiva e intima che contraddistingue da sempre la dimensione lirica del gruppo comasco e che ha caratterizzato i precedenti quali “Guerra all’Apatia” e “Unica Dimensione di Vuoto” , ma che su questo nuovo disco riesce ad essere bilanciata perfettamente con fotografie del reale e del vissuto, personale quanto collettivo, evidenziando tensioni che divorano gran parte di noi e pulsioni che animano il nostro tumultuoso agire quotidiano.

Sonorità che si rifanno alla vecchia scuola hardcore dei Negazione e dei Sottopressione, ma rivisitate in chiave moderne dagli Zona d’Ombra che si tengono lontani da un nostalgico ripetere sterile di un certo sound. L’hardcore dei comaschi bilancia perfettamente le parti più aggressive e pestate (Pelle si dimostra ancora una volta una macchina da guerra alla batteria) con quelle più melodiche e per certi versi emotive, riuscendo, durante l’ascolto di “Tensioni e Distanze” a far riaffiorare alla memoria anche il sound della scuola trentina dei primi anni duemila. Inoltre, come sui precedenti lavori, la parte lirica è curata nei minimi dettagli, ricoprendo un ruolo di fondamentale importanza e di intensa bellezza nell’hardcore proposto dagli Zona d’Ombra. La poetica emerge prepotentemente dalle liriche intime e personali di queste tredici tracce, una poetica che mi ha più volte ricordato un certo modo di scrivere e trasmettere tensioni, emozioni, pulsioni ed immagini riconducibile a gruppi come Affranti, CGB e Frammenti.

Questo “Tensioni e Distanze” è il tipo di disco che adoro di più, di quelli che son solito ascoltare tutto d’un fiato, vedendo le tredici tracce come fossero un quadro completo difficilmente scomponibile. Ma proverò a fare uno sforzo nel parlarvi di una manciata di canzoni che, secondo me, racchiudono perfettamente tutta l’intensità di un lavoro come questo. Il primo brano in cui mi sono imbattuto prima ancora che uscisse l’intero disco è stato “Orizzonte Vanessa” e ad oggi penso che gli Zona d’Ombra non potessero scegliere traccia migliore per presentare il nuovo album. Si tratta difatti di un ottimo pezzo di hardcore punk tirato ma melodico, accompagnato da un testo che sa di ricercata complicità ma anche di sconforto e sensazione di annichilimento racchiusa nell’immagine della metropoli che opprime ogni avventura dell’ignoto, ogni pratica della libertà.  Riprendendo le parole stesse del gruppo comasco, noi “alla metropoli rispondiamo con un perdersi e un trovarsi in nuove isole liberate dai nostri cuori di balena”. Una traccia come l’iniziale “Nel Fango” invece affronta, in modo tutt’altro che banale, l’orrore della guerra in luoghi che percepiamo come lontani da noi come Baghdad o a Gaza, un’orrore che obbliga a sognare azioni che siamo soliti considerare scontate e quotidiane come passeggiare per la città. In un’altro bellissimo pezzo del calibro di “Naufraghi del Mondo” gli Zona d’Ombra trattano la delicata questione delle migrazioni, della libertà di movimento, della fuga e di un’Europa che costruisce muri, lascia affogare in mare aperto uomini, donne e bambini, rinchiude esseri umani in moderni lager, un’Europa chiusa nella sua fortezza che si riempie la bocca con la retorica della difesa dei confini, alimentando un discorso razzista e di criminalizzazione delle persone migranti. Potrei continuare a riversare fiumi di parole parlandovi delle due tracce che riprendono il titolo del disco o dell’intensa “A Filo di Voce”, il cui testo mi ha ricordato il brano “La Lingua dei Numeri” presente su “Unica Dimensione di Vuoto”, ma sarebbe tutto inutile visto che, come ho già detto, “Tensioni e Distanze” è un disco che va ascoltato dall’inizio alla fine, tutto d’un fiato, per poi ricominciare una, due, dieci volte e così all’infinito. Solamente così si può comprendere affondo l’intenso vortice di emozioni, pulsioni e tensioni che travolge appena ci si addentra nell’ascolto di questo bellissimo lavoro.

Gli Zona d’Ombra dichiarano ancora una volta guerra all’apatia che sembra dominare questi tempi e anche le nostre esistenze spesso divorate dalla disillusione e da tensioni a cui forse non siamo in grado nemmeno di dare un nome. Tensioni e distanze che ci portiamo dentro, che portiamo con noi, rimanendo ancora tesi verso l’ignoto che soffoca l’esistente e le sue certezze. Disertiamo il quieto vivere, dichiariamo guerra ad una quotidianità alienante, torniamo ad essere l’avventura che sopprime la società. Senza mai più domandarsi perchè vogliamo continuare ad esserci, a soffrire e gioire insieme, sopra e sotto i palchi scricchiolanti e polverosi, per minare la società che sopprime ogni nostra possibile nuova avventura, ancora una volta sognando la rivolta e l’imperfezione. Che sia davvero questo il punk hardcore? Probabilmente esiste una sola risposta ed è affermativa.

I Suoni, le Parole – “Stay tuned or stay on the barricades”

Suoni e parole sulla “scena” punk, sempre in direzione ostinata e contraria. Seguite questa nuovissima trasmissione ospitata sulle frequenze di Radio Blackout! Ieri sera è andata in onda la primissima puntata di cui vi lascio il link al podcast perchè fidatevi che merita di essere ascoltata: I Suoni, le Parole – 17/01/19. Non si tratta solo di musica, perchè l’hardcore è sopratutto altro! Ci incontreremo sulle barricate compagnx di sventura alla deriva in questi tempi bui!

Di seguito le parole dei compagni “autori” di questo nuovo appuntamento “punk”, qualsiasi cazzo di cosa voglia ancora dire!

“Nuovissima trasmissione in quel di Radio Blackout!
I suoni, le parole vorrebbe essere (e chissà se diventerà questo o altro) una trasmissione di critica radicale e di contro-informazione, sulla “scena” punk e sulle sonorità che siamo solitx sentire nei posti occupati(?). In solidarietà alle lotte e a sostegno di chi è colpitx dalla repressione.

Primissima puntata di I suoni, le parole.
Sonorità ancora un pò confuse e critica sulla “scena” hc e gli ultimi eventi ad essa legati. Indirizzi di compagnx in galera e lettura dell’introduzione dell’opuscolo “Torri più alte sono cadute..” e di due testi. Degli “schifo noia” e degli “Zona D’ombra”.

Stay tuned or stay on the barricades!”

 

Zona D’Ombra – Unica Dimensione di Vuoto (2017)

“Nella ricerca di un altrove che non ci faccia soffocare lentamente. 
Nell’agire, in ogni modo possibile, abbracciando l’ignoto. 
Nell’impeto di una coscienza che s’accende. 
Per sentirsi ancora vivi, ancora umani, ancora felici.” 

 

Gli Zona D’Ombra sono uno di quei gruppi che sai già che non ti deluderà. La loro proposta è sempre la stessa fin dal debutto “Promo” del 2014, ma questo non è affatto un problema, anzi: un hardcore di classica scuola italiana che prende a piene mani tanto dalla tradizione degli anni ’80 quanto dall’interpretazione del genere data nei ’90 da gruppi come i Sottopressione. Una proposta quella dei comaschi (gli Zona d’Ombra si sono infatti formati nell’autunno del 2011 in quel di Como) che, per via anche dell’ottima qualità del songwriting e delle liriche, può riportare alla mente, in più di un episodio, le sonorità di Attrito, Grandine e sopratutto Congegno. Detto questo è però fondamentale sottolineare che i nostri reinterpretano queste sonorità in chiave assolutamente personale, mettendoci tanto del loro e risultando tutt’altro che scontati o banali. Inoltre i testi introspettivi ma rabbiosi che condiscono l’hardcore degli Zona d’Ombra dimostrano un livello veramente elevato nella capacità dei nostri di trasmettere in musica sensazioni comuni alla maggioranza di noi “disertori della quotidianità“. E’ questa è una capacità che non tutti possono vantare.

Detto questo oggi voglio parlarvi del nuovo “Unica Dimensione di Vuoto” uscito nel marzo del 2017, secondo EP degli Zona D’Ombra che riparte perfettamente da dove si era interrotto il precedente (e ottimo) “Guerra all’Apatia” (2015), tanto nelle sonorità quanto nel mood generale dell’album e delle liriche. Difficile descrivere la sensazione che si prova ascoltando questo EP, forse le parole migliori sono quelle scritte dagli stessi Zona d’Ombra sul loro bandcamp: “Ci sono momenti in cui, attraversando un’uggiosa quotidianità, si ha la sensazione di essere fuori dal proprio corpo, di essere spettatori della vita che non stiamo vivendo.”. Questo “Unica Dimensione di Vuoto” appare quindi come un grido di rabbia verso l’esistenza vacua e apatica con la quale ci troviamo a combattere quotidianamente, come un anelo di libertà da questa apparente tranquillità artificiale che opprime e immobilizza tutti, da questo sistema che mercifica tutto, in primis le relazioni e i sentimenti. Gli Zona D’Ombra dichiarano guerra a questa “dimensione di vuoto” che è in fin dei conti l’esistenza umana all’interno della società consumistica ed egoista moderna. E lo fanno attraverso i cinque brani che compongono questo nuovo album.

“Unica Dimensione di Vuoto” è avvolto da una generale sensazione di rivolta e di malessere nei confronti dell’impotenza e della disillusione dell’essere umano apatico e immobile di tempi moderni. L’EP si apre con l’intro dal sapore melanconico della stupenda “Carta Carbone”, invettiva rabbiosa contro la ruotine quotidiana che intrappola in un paranoico ripetersi delle azioni, delle parole, del vissuto e che cerca di eliminare la pulsione liberatrice dell’imprevedibile e dell’ignoto. “Sogno rivolta, sogno imperfezione”, nel crescendo del brano questa frase assume le sembianze del malessere esistenziale che si tramuta in azione sovversiva del quieto vivere superficiale e falso.

“Gabbie”, altro pezzo che prosegue il discorso iniziato da “Carta Carbone”, sposta però questa volta l’attenzione sulla sensazione di impotenza e annullamento che si prova quando ci si trova tra le grinfie di quel gelido mostro che annienta le esistenze, ossia il carcere. “E mi chiedo se fuori sia diverso o se la gabbia è ancor più grande”, la frase con la quale si conclude il brano mette i brividi.

“Gioia di vivere abbracciami ora, Gioia di esistere prendimi ancora” può essere solamente questo il commento al terzo brano “Le Ombre Non Hanno Nome”, tutto il resto sarebbe superfluo perciò evito di aggiungere del mio. Così come mi astengo dal aggiungere un commento ad un altro brano impeccabile come il successivo “La Lingua dei Numeri”, probabilmente insieme all’introduttiva “Carta Carbone” uno dei momenti migliori di questo album.

Dopo appena una quindicina di minuti scarsi (mannaggia a voi Zona d’Ombra, ne voglio ancora…)”Unica Dimensione di Vuoto” si conclude con l’ottima “Una Goccia alla Volta”; il pezzo riprende il mood irrequieto della traccia iniziale e lo trasforma in un vero e proprio sfogo di rabbia, in un desiderio profondo del non-conosciuto, del percorrere strade nuove e differenti senza accettare di arrendersi al vivere, disertando la quotidianità. “Cerco l’ignoto, cerco l’incerto, aggrappato all’impossibile”,una dichiarazione di intenti.

Tirando le fila, essendo ormai giunti alla conclusione di questa recensione, posso dire senza ombra di dubbio che questo “Unica Dimensione di Vuoto” non ha nulla da invidiare ad altri capolavori del genere quali “Metamorfosi” dei Congegno, “L’attimo del Dubbio” degli Attrito e in parte l’indimenticato “Accendi la Miccia dei Tuoi Pensieri” dei Grandine. Aggiungiamoci che il mood generale dell’album ricorda spesso quello di un altro capolavoro dell’hardcore italiano, ossia “Così D’Istante” dei Sottopressione, e capite immediatamente che ci troviamo dinanzi ad un album che sarebbe un errore non degnare almeno di un ascolto.

Produrre, consumare e crepare. Questo è quello che ci insegna e ci impone il sistema. Vivere, lottare, amare questo il messaggio degli Zona d’Ombra. Sogniamo rivolta e imperfezione! Dichiariamo guerra al quieto vivere!