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“The Class War Has Started” – Volantino dei Nausea sulle rivolte di Tompkins Square Park dell’agosto 1988

Seguendo la pagina facebook dei Nausea, storica e seminale anarcho-crustcore band newyorkese, mi sono imbattuto proprio negli scorsi giorni in un volantino intitolato “The Class War Has Started”. Un volantino scritto da Amy, cantante del gruppo, e firmato dall’intera band, in merito alle rivolte che hanno interessato Tompkins Square Park nell’estate del 1988. Un volantino che pur essendo stato scritto trentatré anni fa, ritengo possa avere non solo una sua importanza storica per sottolineare i rapporti tra scena anarcho/hardcore punk e movimenti sociali di rottura e di rivolta, ma anche una sua attualità per tornare a ragionare sul ruolo e sul potenziale che potrebbe avere il punk e i punx ancora oggi, se proprio vogliamo continuare a vedere in esso quella famosa “minaccia nei confronti dell’esistente” con cui noi tuttx, io per primo, ci siamo riempiti la bocca per troppo tempo forse in maniera fin troppo retorica e inoffensiva, per pulire le nostre coscienze dall’immobilismo in cui ci siamo impantanati. Come concludevano nel volantino i Nausea, l’invito è sempre quello di agire e cambiare tutto!

Breve storia delle rivolte di Tompkins Square Park

Sabato 6 agosto 1988 scoppiarono quelle che son passare alla cronaca come le rivolte di Tompkins Square Park. Negli anni 80 Tompkins Square Park aveva iniziato ad essere l’incarnazione materiale dei problemi socio-economici e del divario di classe che aumentava a New York. Dopo il crollo economico degli anni 70, New York stava attraversando infatti un forte processo di gentrificazione dei quartieri popolari e proletari, nei quali le abitazioni “a basso reddito” iniziarono ad essere demolite per far spazio a condomini e appartamenti di lusso. In questo contesto le imprese immobiliari la facevano da padroni assoluti, alzando gli affiti in quartieri storicamente popolari e inasprendo il conflitto tra le classi sociali. Nei mesi antecedenti alle rivolte, moltissime persone senza casa iniziarono a stanziarsi stabilmente all’interno del parco di Tompkins Square, un parco noto per lo spaccio e utilizzo di eroina, così come per essere punto di ritrovo per assemblee degli anarchici e teatro di concerti punk che duravano tutta la notte. I residenti benestanti iniziarono ad avere paura e a lamentarsi della presenza di senza tetto, punx, anarchici e reietti di ogni tipo che, a detta loro, sporcavano l’immagine del nuovo quartiere gentrificato e che disturbavano la quiete pubblica e la pace sociale. Di fatto Tompkins Square Park divenne nel giro di pochi mesi un vero e proprio luogo di ritrovo non solo per chi venne sfrattato e rimase senza casa, ma anche di tutti coloro che non accettavano il processo di gentrificazione e le diseguaglianze socio-economiche della città di New York.

Il New York City Parks Department per tentare di porre fine a quella che era diventata una vera e propria situazione abitativa nel parco e un luogo di organizzazione di concerti, feste e assemblee, impose il coprifuoco all’una di notte. Coprifuoco che però non fece altro che inasprire il conflitto e le tensioni tra gli occupanti del parco da una parte e i cittadini benestanti e le autorità cittadine dall’altra. Dopo una prima protesta organizzata il 31 luglio e sedata immediatamente dalla polizia, gli occupanti e gli abitanti del parco decisero di chiamare una nuova manifestazione, a cui parteciparono centinaio di persone, per il 6 di agosto per protestare contro e infrangere il coprifuoco al grido di “la gentrificazione è guerra di classe”. In pochissimo tempo la manifestazione si trasformò in un vero e proprio riot con tanto di blocchi del traffico e lanci di bottiglie e mattoni contro la polizia. Presa alla sprovvista la risposta delle forze di polizia fu quella di chiamare altri 400 uomini, circondare il parco e iniziare a caricare la folla di insorti e occupanti. Come raccontato in diverse cronache di quei giorni, molti degli agenti nascosero i loro distintivi per proteggere la loro identità mentre colpivano e picchiavano indiscriminatamente i manifestanti. Gli intensi scontri tra rivoltosi e polizia proseguirono fino alle sei del mattino successivo. La rivolta terminò con 44 feriti, più della metà tra le fila dei punx, anarchici, senzatetto, proletari e sottoproletari, e con la distruzione dell’accampamento delle persone che avevano occupato il parco come fosse casa loro.

Come evidenziato nel volantino stampato e distribuito dai Nausea che potrete leggere di seguito, i riots di Tompkins Square Park furono un momento in cui esplose evidente la lotta di classe, una situazione di unità e solidarietà tra tutte quelle individualità colpite dalla gentrificazione e dalle disuguaglianze socio-economiche e di volontà di resistere alle violenze poliziesche, così come la volontà di occupare, in risposta al disagio abitativo, un determinato luogo e viverlo attraverso la pratica dell’autogestione, senza il permesso o la concessione da parte delle autorità cittadine. Una situazione in cui il movimento anarchico e la scena punk hardcore di New York hanno giocato un ruolo importante, riaffermando che il punk dev’essere una minaccia per questo esistente e i/le punx devono stare in mezzo alle lotte reali.

“The Class War Has Started”, Nausea

Solo una settimana fa centinaia di persone si sono riunite per difendere i loro diritti, le loro case e se stessi contro gli strumenti dei loro oppressori, la polizia. I loro burattinai: i proprietari terrieri, le corporazioni e gli Yuppie Influx che hanno iniziato un processo che sta rimuovendo il popolo della nostra terra, la nostra eredità e quel poco di libertà che ci rimane da esercitare. Una rivolta scaturita dalla manifestazione dello scontro tra gentrificazione e umanizzazione, oppressione e libertà.

Anche se in superficie la ricompensa può sembrare minore (l’innalzamento del coprifuoco del parco), riconosciamo ciò che abbiamo veramente vinto: il diritto alla rivolta, l’orgoglio del popolo, il potere delle masse e le possibilità che derivano dalla nostra nuova libertà trovata.

Il popolo ha perso di vista il potere che possiede. Questo mondo può essere autogestito dal popolo!
Purtroppo la maggior parte ha deciso di liberarsi della responsabilità e optare per un’alternativa apatica ma facile di seguire regole e percorsi stabiliti dal sistema. Di tanto in tanto al popolo viene ricordata la sua perdita ed è ancora più raro che decida di riprendersi ciò che gli appartiene. Il 6 agosto, ispirato da un piccolo raduno di combattenti per la libertà (freedom fighters nel testo originale), il popolo ha fatto proprio questo. Per qualche ora abbiamo lottato per la vita e i diritti che ci sono stati negati fin dalla nascita.

Si, è stato tutto questo.

Anche i passanti innocenti e apparentemente ingenui presero parte alla lotta mentre riaccendevano temporaneamente e rilanciavano la loro rabbia e il loro odio per il sistema attraverso la ribellione. Il coprifuoco del parco era solo un simbolo dell’oppressione che stavamo combattendo. Abbiamo combattuto lo Stato, il governo e le corporazioni. Abbiamo negato il loro potere, la loro autorità e la loro influenza sulle nostre vite. Soprattutto, abbiamo preso le nostre vite e il nostro potere nelle nostre mani, dove appartengono. Abbiamo creduto in noi stessi, il popolo.

Molti dicono che siamo stati vittoriosi. Non solo abbiamo alzato il coprifuoco ma abbiamo risvegliato il resto del mondo alla realtà della guerra di classe, alla condizione del popolo. Le forze di polizia si sono prese la responsabilità di dimostrare la loro natura corrotta e violenta, ma il resto è toccato a noi.

Tuttavia, poche ore non furono sufficienti, perché dopo i festeggiamenti molti tornarono a casa orgogliosi della loro vittoria. Sono seduti nei loro salotti a rievocare i notiziari e a sperare che quelle poche ore di indipendenza, libertà e beatitudine ribelle possano vivere per sempre nei loro cuori e non solo nei loro ricordi.

Non deve essere un ricordo, riprendetevi il vostro potere! Riprendetevi le vostre vite! Abbiamo dimostrato che possiamo unirci per il cambiamento, unirci per una causa comune. Nessuno è contento di questo mondo corrotto e perverso.

Divisi siamo deboli
Uniti possiamo cambiare tutto!
Agiamo ora!