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Evil Fragments #03

 

Terzo attesissimo appuntamento con Evil Fragments, come dovreste ormai sapere rubrica interamente dedicata a sonorità crust punk e d-beat. Mai come questa volta ci troveremo ad affrontare quasi esclusivamente lavori usciti recentemente in ambito d-beat e raw punk che affondano le proprie radici in profondità tanto nel sound svedese quanto nella affascinante scena giapponese, grazie alle ultime devastanti uscite di Fragment, Languid e Scarecrow. Ci sarà spazio però anche per parlare dell’ultimo ep targato Alement, gruppo a quanto pare cresciuto a pane e stench-crust di matrice britannica, perchè, ed è bene ricordarlo, i “frammenti del male” sono tanti, diversificati e pronti ad inghiottirci senza lasciarci vie di fuga o attimi per riprendere fiato, trascinandoci giù con loro in un abisso dominato solo dall’oscurità!

Alement – Onward (2019)

Onward, ultima fatica in casa Alement, è un perfetto esempio di apocalittico stench-crust punk dal sapore ottantiano che pesca a piene mani dall’underground britannico dell’epoca e dalla lezione primordiale di gentaglia brutta, sporca e cattiva del calibro di Axegrinder, Deviated Instinct ed Hellbastard. Niente di nuovo sotto al sole, ma vi assicuro che questo ep di sole tre tracce è quanto di meglio si possa ascoltare ultimamente se si è amanti viscerali di quel brodo primordiale a metà strada tra il metal e il punk conosciuto a suo tempo come stenchcore. I toni epici e le atmosfere oscure che avvolgono i tre brani disegnano paesaggi guerreschi e lande desolate post-apocalittiche in cui solo la desolazione regna sovrana e ciò che resta degli esseri umani è divorato dalla rassegnazione più totale. Sedici minuti abbondanti per immergersi completamente in questa tempesta oscura di stench-crust in cui emergono prepotenti le influenze più doom e thrash metal degli Alement, influenze che rendono ancora più affascinante l’ascolto dell’intero lavoro. Non c’è molto altro da aggiungere dinanzi ad un ep così interessante, se non forse soffermarsi e sprecare fiato e parole per parlare del gusto che i nostri dimostrano per la creazione di aperture melodiche dalle tinte scure e per la costruzione di atmosfere terrificanti che accompagnano la nostra discesa nelle viscere di Onward, un disco che potrebbe benissimo esser stato partorito dalla scena crust britannica di fine anni 80. E mentre la conclusiva titletrack ci accompagna fuori dalla tormenta stench-crust scatenata dagli Alement, gli ululanti venti del caos spirano preannunciando l’apocalisse che verrà…

Languid – Submission is the Only Freedom

Con questo nuovissimo Submission is the Only Freedom, i Languid tornano all’assalto con la loro devastante miscela di crudo hardcore punk/d-beat condensata in otto feroci tracce che non lasciano scampo e sembrano non aver la minima pietà per le nostre orecchie. Se mai ce ne fosse stato bisogno (e la risposta è ovviamente affermativa) i nostri punx canadesi riescono ad incarnare con questa ultima fatica in studio il perfetto punto di incontro e di sintesi tra lo swedish d-beat sound degli Anti Cimex di “Absolute Country of Sweden” e il rumoroso raw punk dei  Disclose di “Once War Started”, mantenendo sempre le radici ben salde nella primigenia lezione d-beat dei maestri Discharge, regalandoci così otto tracce devastanti e pronte a distruggere qualsiasi cosa si trovi per errore sul loro cammino. La doppietta che ci introduce a questo Submission is the Only Freedom rappresentata da “Stench of Death” e “No Peace“, mostra fin da subito l’irruenza battagliera del sound proposto dai Languid che, come un tornado ci inghiotte, ci trascina con sè e non ci lascia un secondo per riprendere fiato. “Path of Devastation”, così come la penultima “In Darkness“, è invece una di quelle tracce che riescono ad imprimersi nella memoria fin dal primo ascolto grazie sopratutto ad un riffing preciso, ad un assolo accennato ma quanto mai azzeccato e delle vocals abrasive che richiamano sia i primi Discharge sia gli Anti-Cimex. In generale gli otto brani, avvolti in una patina dai tratti vagamente crust, presenti su questa ultima fatica dei canadesi Languid non superano praticamente mai i due minuti di durata e proprio per questo riescono a colpire nel segno sotto forma di brevi quanto devastanti assalti di d-beat/hardcore punk che lacerano la carne e lasciano solo macerie al loro passaggio. Infine, nota di merito per l’artwork di copertina che accompagna Submission is the Only Freedom, un’artwork in grado fin da subito di rendere chiari gli intenti bellicosi e privi di pietà espressi dal sound crudo e irruento dei Languid. Absolute country of Canada… nient’altro che questo.

Fragment – Serial Mass Destruction (2020)

Serial Mass Destruction, ultimo lavoro targato Fragment, è una assoluta mazzata in pieno volto di raw d-beat punk che non lascia spazio ai compromessi e che sembra non provare alcuna pietà nei nostri confronti. Affondando le radici tanto nella scena d-beat svedese quanto in quella raw punk giapponese, i nostri punx canadesi di Halifax celati dietro il nome Fragment, ci regalano solo otto minuti di intensità e rabbia che non guardano in faccia niente e nessuno, tirando dritti per la loro strada come una tempesta che inghiotte e distrugge tutto ciò che si trova dinanzi. Un disco purtroppo di sole cinque tracce che si conficcano nella nostra carne facendo deflagrare in tutta la sua potenza questo concentrato di rumoroso e crudo d-beat/hardcore che riesce perfettamente ad insinuarsi nella nostra testa. I Fragment non inventano nulla di nuovo, certo, ma sanno maneggiare e modellare la materia d-beat in modo del tutto personale e godibile, al punto che ci si troverà più volte di fila ad ascoltare questo devastante “Serial Mass Destruction”, un lavoro che difetta solamente nella durata, davvero troppo esigua per un lavoro così intenso e che sa come colpire nel segno ed imprimersi nella memoria. Discharge, Disclose, Framtid, Mob 47 e primissimi Anti-Cimex sono le principali influenze condensate nella proposta e nel sound dei Fragment, ma i nostri riescono ad aggiungere a tutto questo una minima dose di personalità che ci permette di godere a fondo dell’ascolto di questo Serial Mass Destruction senza aver l’impressione di “fin troppo già sentito”, rischio che spesso si corre in ambito d-beat/hardcore, scena estremamente satura negli ultimi tempi, ad essere sinceri. It’s only a mass of Scandi-japanese raw sound attack and that’s the way i like it baby!

Scarecrow – Revenge (2020)

Un vortice di violento e roboante vento scandinavo accompagna una tempesta furiosa di d-beat punk… ecco da cosa veniamo inghiottiti quando iniziamo l’ascolto di questo devastante Revenge ultima fatica in studio per gli Scarecrow. Un d-beat hardcore/kångpunk radicato in profondità nella scena svedese degli anni 80/90 e che si inserisce in quel solco scavato a suo tempo da dischi fondamentali come “Karnvapen Attack” dei Mob 47, “Crucified by the System” degli Avskum ma soprattutto “Sin Egen Motståndare” dei Totalitar! Un hardcore punk furioso e senza cedimenti, sorretto in modo estremamente godibile da ritmi d-beat vecchia scuola che riportano alla mente un modo tutto svedese di suonare questo genere, tanto che si avrà spesso la sensazioni di essere all’ascolto di qualche lavoro sconosciuto della scena kangpunk degli ’80. Rabbia viscerale e irruenza espressiva che sembra non conoscere compromessi o soste sono le sensazioni che trasudano da questo Revenge, una vera e propria mazzata in pieno volto che lascia storditi , in cui gli otto brani (tutti molto brevi) prendono le sembianze di schegge di d-beat/hardcore impazzite che vanno a conficcarsi nelle nostre orecchie senza alcuna pietà. Ne sono esempi perfetti la seconda traccia intitolata “This Misery“, in cui si sente profondamente l’influenza dei Totalitar, “Ourorobos” e “Zero Tolerance”, ottimi momenti di rabbioso d-beat/hardcore pronto a distruggere qualsiasi cosa e che lascia addosso una voglia indescrivibile di pogare selvaggiamente, incuranti dei lividi e delle ossa rotte. Scandi…ehm no, North Carolina Jawbreaker!

 

 

“Delle galere solo macerie” – Solidarietà ai/alle compagni/e arrestati/e in seguito all’operazione Bialystok

All’alba del 12/06, a seguito dell’operazione repressiva anti-anarchica rinominata Bialystok, son state arrestat* 7 compagn*.

Negli ultimi tempi si può notare un aumento delle operazioni repressive nei confronti di compagne e compagni che ogni giorno attaccano direttamente lo Stato e il Capitale, dagli arresti seguiti all’operazione Ritrovo per chi lotta contro carceri e cpr, fino ai divieti di dimora a chi lotta contro le frontiere ad Oulx. In alcuni casi come successo a Bologna, questa ondata repressiva mostra un netto e per nulla celato intento preventivo che denota il timore dello Stato per eventuali tumulti o insurrezioni che potrebbero scoppiare a seguito di una situazione socio-economica che andrà peggiorando sempre più. Per questo oggi più che mai bisogna ribadire la nostra solidarietà e complicità con tutti coloro che mettono a repentaglio la propria libertà affinché di questo mondo, delle sue frontiere, delle sue carceri non rimangano altro che macerie!

Infine, visto che “l’hardcore è una minaccia” non è un mero slogan, ci tengo a sottolineare che a seguito dell’operazione Bialystok è stato arrestato Claudio, attualmente cantante dei romani Greve, e attivo da anni all’interno della scena punk-hardcore italiana.

Liberi tutti, libere tutte! Fuoco alle galere!

COMUNICATO DEI E DELLE COMPAGNI/E DEL BENCIVENGA OCCUPATO:

Sull’operazione Bialystock

Aridaje.
L’ennesima operazione repressiva anti-anarchica è iniziata all’alba del 12/06/20 nei territori dominati dallo stato italiano, francese e spagnolo. In grande stile, quindi passamontagna e armi spianate, le guardie hanno perquisito diverse abitazione sequestrato il solito materiale e arrestate 7 persone, 5 di loro sono in carcere e 2 agli arresti domiciliari.
Nulla di nuovo sotto il cielo stellato.
Le accuse che lo stato muove contro di loro sono varie, tra cui la solita associazione sovversiva con finalità di terrorismo oltre ad incendio, istigazione a delinquere ecc ecc.
Ora, non è importante stare dietro ai loro cavilli giudiziari, ma è necessario ribadire che l’azione diretta, il mutuo appoggio, il rifiuto di ogni gerarchia e di tutte le autorità e che la pratica della solidarietà sono espressione della nostra tensione anarchica.
Non ci interessa entrare nella logica colpevol*/innocent*, le individualità colpite sono le nostre compagne e avranno la nostra vicinanza, solidarietà e complicità.

Ros merde
Ad ognuno il suo.

Alcun* occupant* del Bencivenga Occupato

Per il momento, gli indirizzi conosciuti dei e delle compagne arrestate sono:

Nico Aurigemma
C.C Rieti
Viale Maestri Del Lavoro, 2 – 02100 Vazia (RI)

Flavia Di Giannantonio
C.C Femminile Rebibbia
Via Bartolo Longo 92. Roma 00156

Claudio Zaccone
C.C Siracusa Via Monasteri, 20C.
Contrada Cavadonna
Siracusa 96100

Per concludere riporto anche un comunicato scritto dai e dalle compagni/e del Kavarna di Cremona dal titolo “Smascherare il Nemico – Note sul’operazione Bialystok”:https://roundrobin.info/2020/06/15191/

Asfissia-Compilation Ardecore Benefit – Supporta Radio Blackout!

Due giorni fa è stata pubblicata una compilation hardcore benefit per supportare Radio Blackout, di seguito riporto una breve storia-biografia del progetto e due informazioni sulla compilation. Supportate perché l’hardcore non è solo musica, ma collaborazione, supporto e deve tornare ad essere una reale minaccia per questo esistente!
Dal 1992 Radio Blackout trasmette libera nell’etere torinese. Una radio che intreccia i suoi percorsi con i posti occupati, i centri sociali, le altre radio libere, i lavoratori, gli studenti, l’antiproibizionismo, la gioia, i rave, il transgenderismo, le nuove tecnologie, i movimenti di liberazione, gli indios, gli editori indipendenti, la buona cucina, e autoproduzioni, gli stati alterati, i prigionieri politici, l’antipsichiatria e quanto altro c’è stato e ci sarà. La radio vuol essere un percorso collettivo per un momento di aggregazione, ma anche un confronto continuo e di partecipazione attiva. Radio Blackout vive senza pubblicità grazie alle iniziative che organizza e all’impegno personale dei redattori, dei DJs e di chi le sta vicino.

Asfissia-Compilation Ardecore Benefit (ACAB) libere frequenze. Vol I: rivolta di inediti e rarità dal profondo della scena

12 brani inediti di 12 gruppi che spaccano, dalle cantine e dalle sale prove,dai palchi e dagli archivi, benefit per l’unica banda libera in città. Tear Me Down, Culto del Cargo, Charlie, Amphist, Mucopus, Hyle, No More Lies, Cimex, Sumo, F.C.T., Evil Cosby e Gli Ultimi.

Mercoledi 3 giugno la compilation benefit è stata presentata durante l’aperitivo Controinformativo Ardecore Balengo in onda in fm sui 105.250 Radio Blackout. Dallo stesso giorno la compilation è in free streaming e scaricabile tramite donazione sulla pagina: https://www.sostieniradioblackout.org/, pagina che contiene contributi audio, podcast, dischi e letture, tutti benefit libere frequenze.

A questa società che ci vuole togliere ogni libertà,a questo controllo che vorrebbe stritolarci ad ogni latitudine e con ogni pretesto, a questo vuoto e questo silenzio che vorrebbero soffocarci, noi rispondiamo, affamat* di ossigeno e di vita: Hardcore!

Burn this Racist System Down

Noi giriamo in tondo nella notte e siamo divorati dal fuoco

Minneapolis, 25 maggio. George Floyd, uomo afroamericano di 46 anni, dopo essere stato fermato, ammanettato e steso al suolo, viene ucciso dalla polizia tramite soffocamento. Nonostante ripetesse di non riuscire a respirare, il poliziotto ha continuato a tenerlo steso a terra spingendo con forza il proprio il ginocchio sul suo collo, soffocandolo lentamente. Un omicidio poliziesco ai danni di una persona non bianca che non è certamente il primo negli USA. Un omicidio di natura profondamente razzista ma che è intimamente legato con sé una serie di dinamiche e condizioni socio-economiche quali la povertà e la miseria di grandi fasce di popolazione, tanto negli Stati Uniti quanto nel resto del mondo, che subiscono costantemente l’oppressione, lo sfruttamento e la repressione da parte dello Stato posto a difesa dei privilegi e degli interessi di un sistema economico che mette dinanzi a tutto, soprattutto alla vita umana e non, il profitto selvaggio e la merce.

Da quella stessa notte del 25 maggio sono scoppiate rivolte generalizzate in tutta Minneapolis e che hanno ispirato focolai di rivolta in altri centri urbani statunitensi, da Denver a Louisville. Rivolte della popolazione nera, ma non solo. Rivolte dei sottoproletari contro un esistenza di miseria e sfruttamento. Contro la brutalità della polizia tanto quanto contro un sistema che quotidianamente si fa sempre più opprimente e che “impedisce di respirare” per chi appartiene ad una classe sociale che non è quella dei padroni. Una rivolta generalizzata e diffusa che ha preso di mira non solo questure e caserme, simbolo della brutalità e del preciso ruolo della polizia all’interno del sistema capitalistico, inghiottite dalle fiamme e dal fuoco, ma anche centri commerciali e negozi della grande distribuzione assaltati e saccheggiati. Perché, citando Vaneigem:

La lotta degli operai contro la merce è il vero punto di partenza della rivoluzione. Essa fa vedere chiaramente come il piacere di essere se stessi e di gioire di tutto passa attraverso il piacere di distruggere in modo totale ciò che ci distrugge ogni giorno.

Nei video e nelle immagini dei saccheggi che giungono da Minneapolis trasuda tutta la gioia che porta con sé l’atto di distruzione della merce e della sua oppressione, così come la bellezza del saccheggio e della condivisione dei prodotti del lavoro salariato riappropriati e sottratti alle logiche mortifere e alienanti del commercio e del profitto. Dopotutto i saccheggi della merce sono un’azione ancora più legittima se si pensa che viviamo in un sistema economico che sacrifica le nostre vite sull’altare del profitto di pochi e sulla produzione di oggetti e prodotti per lo più inutili, simboli dello sfruttamento e dell’alienazione salariale.

Appena ho appreso la notizia dell’omicidio di George Floyd mi è immediatamente tornato in mente il titolo di un ep datato 1992 dei Destroy, storico gruppo d-beat/crust originario proprio di Minneapolis. “Burn this Racist System Down“, un titolo perfetto per descrivere tanto le cause strutturali di un sistema che ha portato e permesso questo come centinaia di altri assassini di matrice razzista per mano poliziesca, quanto le motivazioni che hanno spinto migliaia di persone a fare divampare le fiamme della rivolta per le strade della città, probabilmente spinte dal desiderio di una vita radicalmente diversa da questa non-esistenza dominata dalla miseria economica, sociale e umana che il capitalismo impone e difende con la violenza dei suoi apparati repressivi e con la sua legge borghese.

 

Da giorni ininterrottamente Minneapolis brucia di rabbia e di gioia contro un sistema politico ed economico oppressivo, assassino e razzista nelle sue fondamenta. Un sistema che affama, sfrutta e crea miseria per milioni di persone. Che di questo mondo e della sua polizia rimangano dunque solo macerie. Che risplenda presto il fuoco dei rivoltosi di Minneapolis in ogni dove e che sia d’esempio affinché possiamo cominciare a respirare aria di libertà.  Non ha potuto respirare George Floyd. Non possono respirare milioni di oppressi e sfruttati ovunque nel mondo. Non ci rimane dunque che bruciare questo sistema razzista nelle viscere e lasciarne solo cenere.

Convertiamo le nostre parole in fuoco. Che le fiamme di Minneapolis possano presto raggiungere le nostre città affinché accendino la miccia per far divampare la nostra rabbia e la nostra gioia.

Schegge Impazzite di Rumore #10

Decimo appuntamento con le Schegge Impazzite di Rumore? Davvero? Incredibile tutta questa costanza da parte mia, non me lo sarei mai aspettato. Al di là dell’autoironia, questo decimo capitolo della miglior rubrica in cui la scena punk hardcore italiana possa attualmente imbattersi (sto a scherza’), è una sorta di speciale e vi spiego anche perché. Praticamente un anno fa stavo lavorando effettivamente al primo numero della fanzine cartacea di Disastro Sonoro e dunque in occasione di questo evento mai concretizzatosi avevo scritto una manciata di “brevi” recensioni che fino ad oggi non hanno ancora visto la luce. Qualche giorno fa le ho ritrovate, riguardate e dopo averle rilette (e sistemate) mi sono accorto non facessero così tanto schifo e che avrebbero meritato di veder la luce. Visto che lasciarle lì a marcire non ha troppo senso, quale migliore veste se non Schegge Impazzite di Rumore per pubblicarle? Ecco, dunque buona lettura tra scemi, idioti civilizzati e altre canaglie punx.

Idiota Civilizzato, Vecchio Son, Bologna

Scemo – Caccia alle Streghe (2019)

Dalla scena underground milanese viene vomitato fuori questo nuovo progetto dall’inequivocabile nome (sono quasi convinto sia una citazione diretta al brano dei Peggio Punx) che pubblica la sua prima fatica dall’incisivo titolo “Caccia alle Streghe“. Gli Scemo sono un’entità impegnata a suonare un hardcore punk senza fronzoli, veloce quanto basta e che tira dritto per la sua strada, riuscendo a condensare in dieci tracce sia la lezione più classica del genere di scuola italiana e statunitense (primi Negazione, Peggio Punx o Poison Idea per fare dei nomi) sia gruppi più recenti e moderni che però si rifanno ad un’attitudine coerente e in linea con la vecchia scuola hc. Difatti al primo ascolto di “Colpo Basso“, traccia posta in apertura di questo “Caccia alle Streghe“, ho immediatamente pensato ai Tørsö , ma anche a gruppi come Wallbreaker o Exit Order (ma senza le melodie vagamente post punk di questi ultimi). Ecco se volessi in estrema sintesi definire gli Scemo potrei pensare a loro come la versione italiana dell’hardcore rabbioso dei Tørsö, chiaramente non solo perchè entrambi i gruppi hanno in comune le rabbiose vocals femminili, ma sopratutto per l’attitudine in your face, per l’intensità che attraversa tutto il disco e per la capacità di scrivere pezzi hc fuoriosi e adrenalinici a cui è seriamente difficile resistere. Se non siete scemi e sceme correte veloci ad ascoltarvi questa bombetta di hardcore punk, non ve ne pentirete!

A Culture of Killing – The Feast of Vultures, The Cry of a Dove (2019)

A Culture of Killing è una one man band milanese cresciuta a pane e anarcho punk in salsa “Crass Records”, questo in breve. Ma in realtà addentrandosi nell’ascolto di questo “The Feast of Vultures, The Cry of a Dove…“, scopriamo che c’è molto di più. Già sul precedente debutto di qualche anno fa nel sound proposto da Luca (mente e corpo dietro questo progetto) si ritrovano tutti gli ingredienti più classici del genere, nonostante questo “The Feast of…” suoni più vicino ai The Mob e agli Zounds piuttosto che all’irruenza più rabbiosa di Crass o Conflict. Inoltre A Culture of Killing non si fa mancare nemmeno divagazioni melodiche in territori post-punk in stile Vex e A Touch of Hysteria e qualche pulsione addirittura goth che rendono il sound molto più variegato e personale, riuscendo a catturare quel sapore e quel gusto per le melodie oscure/decadenti tipiche di certe uscite dell’underground post-punk e death rock britannico degli anni ’80 . Citando una famosa pubblicità, cosa vuoi di più dalla vita? Rilasciato a marzo dello scorso anno, questo lavoro merita di essere ascoltato più e più volte, sopratutto se avete un’ossessione morbosa (come il sottoscritto) per tutto quello che è uscito dalla “Crass Records” e dall’underground britannico anarcho/post-punk dal 1979 al 1984.

Golpe – Subisci, Conformati, Rassegnati (2019)

Caos non musica. Potremmo terminare così, liquidando in tre parole la proposta dei Golpe, nuova misteriosa entità libera e selvaggia che se ne sta in agguato negli abissi polverosi della metropoli milanese pronta ad attaccare con tutta la sua furia cieca. Cinque tracce di caos non musica, ribadisco, che parte dalla primordiale lezione degli immortali Wretched, prende in prestito tutto il marciume del d-beat hardcore giapponese di Warhead, Crow e simili e arriva a lambire territori d-beat/crust svedesi cari a Mob 47, Anti Cimex e Totalitar. Raw d-beat/hardcore classico, non originale ma estremamente godibile, suonato con attitudine e passione e che riesce a dare quel sapore fortemente old school che sta sempre bene e di cui sono perfetti esempi tracce come “Istruzioni di Vita” o “Non Piegarti“. Stanchi di subire l’esistente, esistenze non conformi che creano crepe nel quotidiano per farla finita con la rassegnazione e l’abitudine che lentamente corrode e uccide. Caos non musica, affinché non rimangano che macerie di questo mondo!

Idiota Civilizzato – Civiltà Idiota (2019)

Nuovo Ep in casa Idiota Civilizzato! Quattro nuove schegge di rumore impazzite ancorate come al solito alla vecchia scuola dell’hardcore punk italiana degli anni ’80! “Civiltà Idiota” potrebbe benissimo trattarsi di un misterioso Ep registrato, dimenticato e mai pubblicato intorno al biennio 1983-85, epoca d’oro dell’hardcore punk italiano. Le sonorità a cui sono fortemente legati gli Idiota Civilizzato hanno infatti lo stesso sapore, la stessa rabbia, la stessa identica irruenza e la stessa attitudine del punk hardcore che fu e difatti si può udire in modo chiaro l’influenza che le prime fatiche dei Declino, dei Peggio Punx, dei primissimi Negazione e degli Impact hanno avuto sulla musica degli Idiota Civilizzato! “Uno e Nessuno” e la conclusiva “Guerra di Spettri” son due vere e proprie scariche furiose di pugni nello stomaco e personalmente le ritengo essere le tracce migliori di questo “Civiltà Idiota“. So’ cortellate quando volete, cantava qualcuna tanti anni fa e “Civiltà Idiota” è proprio questo: coltellate selvagge dal primo all’ultimo minuto. Liberi e selvaggi contro questa civiltà e la sua idiozia!

Caged – “Freedom for All, Solidarity for the Comrades”

Riporto il breve comunicato con cui i Caged, gruppo metalcore bolognese, accompagnano la pubblicazione di una loro nuova traccia (The Death Upon the Sea) per sostenere le compagne e i compagni arrestate/i nelle scorse ore nel corso dell’operazione “Ritrovo”.

“Questa traccia la pubblichiamo per sostenere compagn* arrestat* durante l’operazione repressiva “Ritrovo”.
Siccome non è possibile in questo momento fare concerti benefit abbiamo pensato a contribuire con questa raccolta.
Abbiamo per questo deciso di mettere un’offerta minima per il download della traccia. Link: https://cagedxvx.bandcamp.com/

Tutto il ricavato verrà devoluto a sostenere le spese legali de* compagn* anarchic* indagat* e incarcerat* a causa dell’operazione repressiva “Ritrovo”, del 13 maggio 2020.
Per chi fosse interessat* ad approfondire la questione e volesse scrivere a prigionier*, vi indirizziamo a questo link:
oltreilcarcere.noblogs.org/post/2020/05/14/chi-lotta-non-e-mai-solx/

Tutt* Liber*
Per un mondo senza gabbie ne frontiere!

We publish this track to support the comrades arrested during the “Ritrovo” repressive operation.
Since it is not possible at this time to do benefit concerts, we thought to contribute with this fundraising.
We have therefore decided to put a minimum offer to download the track.

All proceeds will be donated to support the legal costs of the anarchist comrades investigated and imprisoned due to the “Ritrovo” repressive operation, of 13 May 2020.
For those interested in investigating the matter and wanting to write to prisoners, we direct you to this link:
oltreilcarcere.noblogs.org/post/2020/05/14/chi-lotta-non-e-mai-solx/

Freedom for all!
For a world without cages or borders!”

 

“Delle Galere Solo Macerie” – Solidarietà ai/alle compagni/e arrestati/e a Bologna

Disastro Sonoro, lo sapete benissimo, è un progetto anzitutto politico che vede nel punk hardcore in tutte le sue forme uno dei tanti mezzi per diffondere reali minacce contro questo esistente capitalista che si fonda sull’oppressione, sullo sfruttamento e sulla repressione delle nostre vite. È per questo che come Disastro Sonoro ho sempre preso posizione netta quando compagne e compagni, che lottano per una vita radicalmente diversa, vengono colpiti dalla repressione dello Stato. E lo faccio anche adesso visto che questa notte a Bologna sono stati arrestati 7 compagni e compagne nell’operazione “Ritrovo” coordinata dai ROS.

OPERAZIONE RITROVO

Nella notte tra il 12 e il 13 maggio 2020 in esecuzione di un’ordinanza del GIP di Bologna scatta l’operazione Ritrovo coordinata dai ROS.

I/le compagnx arrestatx sono sette: Elena, Leo, Zipeppe, Stefi, Nicole, Guido e Duccio. Ad altrx cinque compagnx, Martino, Otta, Angelo, Emma e Tommi, è stato dato l’obbligo di dimora a Bologna con le firme quotidiane.

L’accusa è di associazione con finalità di terrorismo (270bis) per chi ha la misura cautelare in carcere.
Gli altri reati contestati sono istigazione a delinquere (414cp), deturpamento e danneggiamento(639 e 635 cp), e per una sola persona incendio (423cp), con aggravante di finalità eversiva. L’inchiesta a carico della Procura di Bologna è partita in seguito ad un attacco incendiario contro ripetitori di reti televisive, ponti radio degli sbirri, e antenne di ditte che forniscono sistemi di intercettazioni e sorveglianza audio-video. “Spegnere le antenne, risvegliare le coscienze solidali con gli anarchici detenuti e sorvegliati” la scritta ritrovata vicino al luogo dell’incendio.

Di seguito gli indirizzi per scirvere a i.le compagnx arrestatx:

ELENA RIVA
NICOLE SAVOIA
Strada delle Novate, 65
29122 Piacenza

DUCCIO CENNI
GUIDO PAOLETTI
via Arginone, 327
44122, Ferrara

GIUSEPPE CAPRIOLI
LEONARDO NERI
Strada Alessandria, 50/A
15121 San Michele, Alessandria

STEFANIA CAROLEI
via Gravellona, 240
27029, Vigevano (PV)

LIBERTÀ SUBITO PER TUTTI E TUTTE!

Solidarietà e complicità sempre e comunque con chi lotta contro l’esistente, i suoi difensori e contro questo quieto vivere e questa alienante pacificazione sociale imposte a colpi di repressione, sgomberi, sorveglianza, controlli, sbirri, telecamere, carceri e oppressione quotidiana. Risplenda presto il nostro fuoco sotto cieli di piombo, affinché delle galere non rimangano che macerie!

 

 

Comunicato Numero Zero

Compagni/e punx rivoluzionari/e, siamo rimasti tranquilli e abbiamo sofferto la violenza del sistema per troppo tempo. Ci attaccano quotidianamente. La nostra risposta sarà violenta ed il problema non è se la rivoluzione sarà violenta o meno. Non subiamo ogni giorno gli orrori della violenza statale e della guerra? La violenza del sistema è ovunque e ci opprime nella nostra vita quotidiana. Lo sfruttamento salariale e le nostre stesse esistenze sacrificate sull’altare del profitto non sono forse, ogni giorno, guerra? Le morti nelle carceri, gli omicidi nei CPR, i morti alle frontiere dell’Europa e nel Mediterraneo non sono forse, ogni giorno, guerra? La devastazione ed il saccheggio degli ecosistemi in nome degli interessi del capitale non sono forse, ogni giorno, guerra? La pacificazione sociale imposta con la repressione brutale e mantenuta con il controllo e la sorveglianza delle nostre vite non è forse, ogni giorno, guerra? Fratelli e sorelle non possiamo delegare il nostro desiderio di iniziare l’offensiva, noi dobbiamo attaccare. Qui e ora.

E ancora una volta saremo pronti a riconoscere gli sconosciuti come amici attraverso le loro azioni. Che si uniscano alla brigata arrabbiata del disastro sonoro dieci donne e uomini animati dalla scintilla della violenza rivoluzionaria abbandonando la lunga agonia della sopravvivenza; da questo momento finiscono i tempi della disperazione e dell’alienazione e inizia finalmente la festa dell’insurrezione. Queste sono parole di rabbia, fratelli e sorelle, compagni e compagne punx, ed è giunto il momento di armarle queste parole. 

E’ da troppo tempo che la rivoluzione bussa alle porte delle nostre città noiose. Lasciamo dunque divampare la gioia di distruggere in modo totale questo mondo che ci distrugge ogni giorno. Non e’ più tempo di parole, non è più tempo di proclami. La gioia armata è ancora nel cuore.

La Brigata Arrabbiata del Disastro Sonoro

Data sconosciuta, ancora chiusi nella città contaminata e iper-sorvegliata. Finirà mai? Quando annunceranno che tutto questo sarà finito, con proclami gioiosi di ritorno alla normalità, speriamo sia solo la fine della loro pace e l’inizio della nostra, per troppo tempo attesa, vendetta. Senza dimenticare, in tutto questo, cari miei e care mie, signore, punx, compagni, signori compagne, che solo il crust farà da colonna sonora all’insurrezione che verrà. Perchè, mi sembra stupido doverlo ribadire, solo il crust ci salverà. E ancora una volta sono qui a parlarvi di tre dischi e tre gruppi della scena crust punk italiana degli anni Duemila e dell’importanza che hanno avuto per me, visto che purtroppo sono nato troppo tardi per vivermi in prima persona quel periodo storico e quella scena. Tutto quello che scriverò sarà profondamente soggettivo, come lo è stato dal primo giorno in cui decisi di aprire questo blog, anche perchè, per scelta, non sono un critico musicale e soprattutto perchè lascio la triste ambizione di fare il critico musicale a chi in queste sonorità non vede altro che merci alternative da cui trarre profitti.

Partiamo dal 2003, anno in cui viene registrato e dato alle stampe “L’Oblio Copre Ogni Cosa” secondo disco dei Disforia dopo il primitivo demo pubblicato l’anno prima e intitolato “Quattro Frammenti di Orrore Quotidiano”. Un disco, questo “L’Oblio Copre Ogni Cosa”, che quando recuperai anni fa mi fece subito pensare di star ascoltando un lavoro seminale per l’allora scena crust punk italiana. E seminale lo fu davvero, visto che stiamo parlando di uno dei primi lavori pubblicati nella penisola caratterizzati da sonorità crust-grind che si rifacevano tanto ai Doom di “War Crimes (Inhumans Beings)” e di “Total Doom” quanto agli Extreme Noise Terror di “A Holocaust in Your Head” e “Phonophobia”, senza abbandonare l’influenza primordiale del d-beat dei Discharge. Il nome stesso scelto dai Disforia sembrerebbe voler richiamare l’influenza dei Discharge utilizzando appunto una parola avente come suffisso “Dis-“, come fatto da infiniti altri gruppi a livello internazionale. Tornando a parlare nello specifico dello splendido “L’Oblio Copre Ogni Cosa”, il disco viene introdotto da un’intro di un minuto e mezzo che ci fa piombare immediatamente nell’oscurità costruendo un’atmosfera dai tratti apocalittici. Ma è con le prime note di “Infermità Mentale” che si viene inghiottiti da una tempesta di devastante grinding d-beat crust punk, un sound aggressivo e brutale che avanza bramoso di distruzione e che non si placherà fin quando di questo mondo non rimarranno che inutili macerie. La proposta dei Disforia appare come attraversata da una ferocia barbara,  da un’odio istintivo e da una esigenza espressiva inarrestabile che trasuda da ogni singola nota di ogni singolo brano presente su questo “L’Oblio Copre Ogni Cosa”. Un disco che non cesserò mai di ritenere fondamentale, quanto meno per l’evoluzione dei miei gusti.

Nel Mio Mondo il Sole Non Sorge Mai“, secondo disco dei Disprezzo, esce nel 2004 ed è una tempesta di crust punk profondamente radicato nella lezione della scena svedese, sia quella della prima ondata (Anti-Cimex e Avskum) sia quella venuta più tardi (Disfear e Wolfpack), imbastardito con frequenti incursioni in territori black metal. Già dal titolo si può percepire un’atmosfera apocalittica e oscura di amebixiana memoria ed infatti la titletrack, che ci introduce a questo magnifico lavoro, ci travolge immediatamente e senza pietà con una tempesta di furioso e tuonante crust punk impreziosito da riff di matrice black su cui si stagliano imperiosamente vocals infernali e lancinanti. Dieci tracce per un totale di 25 minuti che continuano a diramarsi sulle coordinate di un crust/d-beat di matrice svedese che però sembra intimamente teso ad esplorare gelide ed oscure lande black metal, creando soprattutto attraverso melodie di chitarra e un martellante lavoro dietro le pelli, paesaggi e atmosfere dai toni estremamente cupi ed apocalittici. Le pulsioni (black) metal sembrano animare in profondità il sound dei Disprezzo ed emergono difatti prepotentemente nel riffing e in alcune soluzioni melodiche della chitarra così come negli assoli, riuscendo in questo modo a rendere più variegate le varie tracce in cui ci imbattiamo durante l’ascolto di questo, a mio parere, magnifico “Nel Mio Mondo il Sole Non Sorge Mai”. Il tono apocalittico che attraversa l’intero disco viene evocato in modo perfetto da tracce come “Un Giorno” o “Xx/xx/xxxx”, ottimi esempi di moderno crust punk di scuola svedese in cui il riffing di chitarra e la batteria martellante la fanno da padroni assoluti e travolgono con una furia senza eguali. Inutile continuare a parlare nello specifico di questo o quell’altro brano, perchè “Nel Mio Mondo il Sole Non Sorge Mai” è uno di quei dischi in cui bisogna tuffarcisi a capofitto senza pensarci mezzo secondo, ascoltandolo dall’inizio alla fine senza riprendere mai fiato. E’ un disco assurdo in cui convivono in modo perfetto le pulsioni crust e quelle (black) metal, dunque un disco che, per gusti personali, rimane uno dei migliori pubblicati all’interno della scena punk italiana nei primi anni duemila.

“Deboli creature incatenate, destinate al nostro piacere, spero non vi siate illuse di trovare qui la ridicola libertà concessa dal mondo esterno, siete fuori da confini di ogni legalità, nessuno sulla terra sa che voi siete qui. Per tutto quello che riguarda il mondo voi siete già morti”. Si apre con questo spezzone, tratto probabilmente dal film-capolavoro “Salò o le 120 Giornate di Sodoma”, il bellissimo “Figli della Vostra Catastrofe” dei romani Dirty Power Game, disco che vede anch’esso la luce nel 2004. Il sound dei Dirty Power Game affonda le proprie radici nella lezione seminale di dischi quali “A Holocaust in Your Head” degli Extreme Noise Terror e “Unrest” dei Disrupt, un crust-core/grind in cui si sente ancora tutta l’influenza dell’hardcore punk di wretchediana memoria. “Figli della Vostra Catastrofe” ha una batteria costantemente martellante che alterna ritmi d-beat ad improvvisi e brutali blast beats capaci di riportare alla mente addirittura i seminali Asocial di “How Could Be Hardcore Any Worse?” del 1982. La prima traccia in cui ci imbattiamo è la devastante “Cappio alla Gola”, un furioso assalto di grinding crust-core accompagnato da un testo aggressivo che si scaglia contro la democrazia, le carceri e tutto il nostro mondo, promettendo, come fosse una dichiarazione di guerra scandita da un’alternarsi di vocals tra Nicola e Massimo, che “cresce e avanza la mia voglia di distruggere”. La successiva “Niente”, una feroce aggressione di grind/crust-core in cui si sentono perfettamente gli echi di Doom, Extreme Noise Terror e Disrupt, è sorretta da ritmi d-beat insistenti e brutali che sembrano poter sbriciolare le ossa. Con questo devastante quanto brutale concentrato di grinding-crust punk, un’assalto barbaro e che non mostra il minimo segno di cedimento, i Dirty Power Game non lasciano scampo a niente e nessuno, disseminando dietro di se solamente macerie e rovine.

 

Questi sono solamente altri spunti che ritengo validi e interessanti per la lotta dei/delle punx rivoluzionari/e destinati ad essere discussi, corretti e soprattutto messi in pratica senza perdere tempo. In questi tempi e in quelli che verranno i padroni e lo Stato hanno paura di possibili rivolte e ribellioni. Ecco allora che dobbiamo essere pronti più che mai per non ritornare a nessuna rassicurante normalità. Per non essere mai più disarmati, armiamo la nostra gioia.

Punk is Support not Competition – Distro e Coproduzioni

Ormai chiunque segue e supporta il progetto disastro sonoro, che non senza difficoltà prosegue sempre in direzione ostinata e contraria nel suo intento di tenere in vita un certo modo di intendere l’underground e la musica punk hardcore ed estrema in tutte le sue forme, è a conoscenza del fatto che oltre al formato webzine/blog, si è intrapresa anche la strada delle coproduzioni. Questa scelta è stata presa sulla base della convinzione che pratiche come il do it yourself e la cooperazione siano le uniche politicamente valide per contrastare ogni velleità competitiva e ogni volontà di rendere il punk e l’hardcore mere merci “alternative” con cui fare profitti, nonché un modo ben preciso per supportare sia chi si sbatte per mantenere viva una scena, sia gruppi e individualità con cui condivido determinate visioni (e in alcuni casi anche percorsi di lotta) nei confronti dell’esistente.

La prima coproduzione che vede la collaborazione di disastro sonoro è arrivata praticamente un anno fa Ed è stata “Qui e Ora”, ultimo Ep dei romani Nofu, uno dei gruppi hardcore con cui sono cresciuto e che non avrei mai pensato un giorno di aiutare a registrare, stampare e pubblicare un disco. Dopo i Nofu ne sono arrivate altre di coproduzioni, dai Minoranza di Uno ai Motron, tutti gruppi che han sempre fatto parte dei miei ascolti, ma soprattutto individui con cui condivido anzitutto una affinità politica e una visione del punk-hardcore come qualcosa che vada al di là della semplice musica. Disastro Sonoro, tanto nella sua forma webzine quanto in quella di distro, è dunque animato ancora dalla stessa convinzione che il punk e l’hardcore non siano solo musica, bensì strumenti e mezzi per diffondere una reale minaccia a questo esistente che soffoca, opprime, sfrutta e reprime, sempre in profonda solidarietà e complicità diretta e concreta con chi lotta affinchè rimangano solo macerie del capitalismo, dello stato e di ogni galera!

COPRODUZIONI DISASTRO SONORO

NOFU – Qui e Ora (DS01)

Minoranza di Uno – La Storia si Ripete (DS02)

Motron – Who’ll Stop the Rain (DS03)

Egestas – Oltre le Rovine (DS04)

 

12″
Negot – Cicatrici (2016)
Cavernicular – Man’s Place in Nature (2017)
Ona Snop – Geezer (2018)
Hellbastard/Herida Profunda – Split (2015)
Double Me – Destroyed in a Second (2018)
Jack – Neurozis (2016)
Lamantide – Carnis Tempora: Abyssus (2015)
Motron – Eternal Headache (2015)                                                                                                  Miseria – Niente da Perdere

7″
Un Quarto Morto – Annusarsi, Scegliersi, Lamentarsi (2008)
L.UL.U/God’s America – Split (2019)
Failure – S/t (2017)
Satanic Youth/Crippled Fox – Split (2018)
Crippled Fox – 10 Years of Thrashing (2019)
Labile/Minoranza di Uno – Mentre Intorno Tutto Brucia (2017)
Minoranza di Uno/L’Ordegno – Split (2015)
Endless Swarm/Gets Worse – Split (2016)
Endless Swarm/Forged – Split (2017)
Chest Pain – S/t (2011)
The Seeker/ArnoXDuebel – Split (2018)
ANF/ill! – Split (2019)
Eat You Alive/Common Enemy – Split (2013)
Eat You Alive/Carlos Dunga – Split (2013)
Agathocles/Degenerhate – Wash Your Blues Away/The Nothing I’ve Become (2016)                Agathocles – Unlock The Doors                                                                                        Jack/Bombatolcser – Split (2014)

CD

Schifonoia/Papal Discount House – Il Declino della Società del Pianto (2019)
ECO – Orizzonte Divorami (2015)
My Own Voice – Sailing On (2015)                                                                                                Alldways – L’Odore dell’Asfalto le Sere d’Estate (2019)

 

 

A Blaze in the Northern Sky #03

THE MILLION HANDS OF JOY HAVE SOMETHING HOLY TO BURN (darkthrone)

Terzo appuntamento con A Blaze in the Northern Sky, rubrica dedicata ai migliori dischi usciti in ambito black metal nell’ultimo periodo. I protagonisti di questo terzo episodio sono tre ottimi lavori di black metal usciti recentemente e di gruppi o progetti che nulla hanno a che fare con merda ambigua, fascista o sessista/omofoba e che, se proprio non rientrano perfettamente nel filone “Red & Anarchist Black Metal”, si definiscono fieramente antifasciste e certamente vicine ad un certo modo di intendere il black metal e in generale la scena estrema e underground.

Havukruunu

Havukruunu – Kelle Surut Soi 

Una strana nebbia sorge nel cuore della foresta di conifere innevata, gli Havukruunu emergono dall’oscurità evocando forze silvane ancestrali pronte a dominare incontrastate nella natura più selvaggia…

L’ascolto di Kelle Surut Soi degli Havukruunu assume fin da subito le sembianze di un rituale d’iniziazione pagano dominato dalla gelida oscurità tipica degli inverni finlandesi. Ed è proprio dalla Finlandia che arrivano gli Havukruunu e la loro proposta si assesta su territori di un black metal di matrice pagana e profondamente caratterizzato da tematiche che prendono ispirazione dall’antica mitologia finnica. Partendo dalla lezione seminale dei Bathory di “Hammerheart” e “Twilight of the Gods”, incorporando l’epicità battagliera dei Primordial, il sound degli Havukruunu su questo Kelle Surut Soi si avvicina a quanto fatto dai Moonsorrow e dai Kampfar su dischi del calibro di “Suden Uni” o “Fra Underverdenen” , ovvero un black metal dalle tinte tanto pagane quanto epiche, immerso in atmosfere oscure, in grado di evocare tanto paesaggi dominati da una natura selvaggia brulicante di forze primordiali quanto scenari guerreschi di tempi ancestrali. Veniamo introdotti in questo viaggio rituale dall’intro acustica che apre “Jo Näkyvi Pohjan Portit”, la primissima traccia di Kelle Surut Soi che in poco tempo deflagra in una cavalcata di pagan black metal dalle tinte epiche. Il sound degli Havukruunu, rispetto a quanto fatto in passato su Havulinnaan, sembra tendere molto più alla costruzione di atmosfere epiche piuttosto che lasciarsi andare a immediate melodie folkeggianti a la Moonsorrow; durante l’ascolto delle otto tracce che compongono Kelle Surut Soi difatti prevale sempre una sensazione di oscurità mistica dominata da entità sovrannaturali e da un mondo naturale animato da forze pagane e selvagge. È un paganesimo di tradizione finnica quello raccontato nella musica degli Havukruunu, un paganesimo che da tempi ancestrali si è trovato a confrontarsi costantemente con una natura selvaggia ed estrema, tanto ostile quanto intrigante, e abitato da primordiali forze oscure. Una riscoperta del paganesimo finlandese che però nulla ha a che fare, nell’ottica degli Havukruunu, con una riappropriazione culturale e storica da sottomettere al fine di veicolare messaggi di natura nazi-fascista o razzisti. Difatti gli Havukruunu dimostrano come quella nicchia conosciuta come “pagan black metal” non sia esclusiva di gruppi ambigui o di gentaglia che utilizza le tematiche pagane per veicolare posizioni di natura nazionalista o di supremazia razziale. Nella notte dominata dalla pioggia e dai tuoni, gli Havukruunu compaiono sotto le sembianze di una tempesta di black metal pagano pronto ad inghiottire il giorno in un’oscurità eterna. 

Heavenfield – Demo I

Heavenfield è il nome di un progetto solista che ha base in California ma che a livello di influenze musicali e liriche affonda le proprie radici in profondità in terra scandinava e precisamente nella scena black metal norvegese e in quella svedese della prima metà degli anni ’90. Traendo ispirazione da tutto ciò che riguarda la mitologia norrena e la storia ancestrale dei popoli vichinghi abitanti della penisola scandinava, Heavenfield costruisce un sound black metal tanto atmosferico quanto crudo, ispirato da dischi fondamentali come “First Spell” dei Gehenna, “Det Som Engang Var” di quel nazi-merda di Burzum, dei capolavori dei Windir, riuscendo a creare un’atmosfera epica ed a evocare tempi antichi dominati dalle dei dimenticati. Due sole tracce (Jötunheimr e Gleipnir) proposte su questa demo rilasciata a febbraio, ma che bastano per far intravedere un’ottima capacità nel songwriting e per godersi una decina di minuti abbondante di black metal tanto atmosferico quanto epico. Thunraz, ovvero la mente che sta dietro al progetto Heavenfield, definisce la sua proposta come “skaldic black metal”, ovvero black metal ispirato dall’antica poesia scaldica, una forma complessa, intricata e ricca di complicate formule metriche di poesia norrena. In un ambiente come quello black metal dalle tematiche vichinghe, dominato dalla presenza di personaggi e gruppi ambigui quando non palesemente nazionalsocialisti, Heavenfield porta avanti un discorso di opposizione netta ad ogni forma di razzismo, fascismo e suprematismo bianco, ricordando che non c’è posto per i nazi nel Valhalla!

Wulfaz – Eriks Kumbl 

Runic Black Metal; definiscono semplicemente in questo affascinante modo la loro proposta i danesi Wulfaz, nome che, nella lingua proto-nordica ricostruita grazie ai ritrovamenti delle pietre runiche, significa letteralmente “lupo”.
Pensate al black metal vecchia scuola dei primi Darkhtrone di “A Blaze in the Northern Sky” o dei Taake di “Nattestid Ser Porten Vid” suonato però con un irruenza espressiva tipicamente punk e prediligendo ritmi d-beat, il tutto condito da liriche ispirate dagli antichi rituali norreni e dalle incisioni runiche, e avrete i Wulfaz.
Questo Eriks Kumbl è la prima fatica in studio per i danesi, un’ep composto da tre tracce di black metal scandinavo fedele alla seconda ondata norvegese che si contraddistingue  per un’atmosfera profondamente pagana che avvolge l’intero lavoro, il gusto per un riffing gelido ma che non abbandona mai la melodia e un’aggressività riconducibile alla scena punk/d-beat svedese e ai lavori di gruppi quali Wolfpack o Skitsystem. Tre tracce, tra cui spicca personalmente “Døden ved Hedeby”, dunque che suonano come se i Darkthrone e i Taake avessero deciso di suonare d-beat (kangpunk) svedese e cantassero di tematiche intimamente legate alla storia vichinga.
Se siete amanti della storia germanica e norrena, della sua mitologia e siete affascinati dalle incisioni runiche ma odiate gruppi che si appropriano di queste tematiche per veicolare messaggi nazional-socialisti o di supremazia razziale, i Wulfaz sono il gruppo migliore che potreste ascoltare. Inoltre, consci che in ambito black metal è pieno di nazisti o simpatizzanti, i Wulfaz sottolineano fieramente da che lato della barricata stanno e ribadiscono un concetto sempre valido: fascists fuck off!