Category Archives: Articoli

Oltre lo Sguardo, una compilation benefit targata Sentiero Futuro Autoproduzioni

Pace – Caos – Oscurità

La scena punx milanese è più viva e fertile che mai e ce ne da un’ottima dimostrazione questo nuovo progetto celato dietro il nome di Sentiero Futuro. Ma di cosa si tratta? Un progetto punx e interamente dedicato al DIY, impegnato nell’autoproduzione in tutte le sue incarnazioni, dalla musica punk alla scrittura, dalle fanzine alle forme artistiche più diverse. Sentiero Futuro esordisce pubblicando Oltre lo Sguardo, una compilation benefit per l’Ambulatorio Medico Popolare di Milano, un benefit che nasce dall’idea che solo la solidarietà diretta può essere un’arma, non la carità o la beneficenza. La compilation, pubblicata in formato tape e accompagnata da una ‘zine, è divisa in due parti: sul lato A troviamo venti tracce  (di cui alcune inedite) del meglio che ha da offrire la scena punk/hardcore milanese e italiana attualmente (dai Kalashnikov ai Nofu, dai Destinazione Finale alle Lucta), con in aggiunta qualche nome storico del calibro dei Wretched e addirittura qualche nuova band punx di cui si sa poco e niente, mentre sul lato B alcuni attivisti raccontano la storia dell’Ambulatorio Medico Popolare, una struttura sanitaria autogestita da volontari impegnata a fornire assistenza medica gratuita a persone migranti e tutte le altre individualità emarginate.

Credo che il modo migliore per parlare tale progetto, oltre che a spiegare il contesto e le motivazioni che hanno spinto ad impegnarsi in questa nuova creatura punx che si aggira e aggirerà nei meandri della scena punk/hardcore milanese e italiana, sia riportare le parole delle stesse individualità che stanno dietro Sentiero Futuro:

Sotto i suoi abiti firmati e il trucco lucido, l’Italia è infestata dal contagio. Il fascismo, il nazionalismo, il fetore marcio della xenofobia emergono dalle ferite aperte lasciate da una crisi economica a spirale che ha tenuto il paese per oltre un decennio. Una nuova generazione di punx italiani, divisa tra politica ed evasione, ha sentito il bisogno di confrontarsi con l’eredità cruda, sperimentale e utopica del punk italiano degli anni ’80. 20 tracce di punk indisciplinato proveniente dalle più sporche cantine dell’EU’s Arse, alimentate con un senso di disincanto e una volontà di ritirarsi- ma anche con attacchi di utopia, ribellione e speranza. 

“Oltre Lo Sguardo” significa guardare oltre la superficie. Milano si presenta come una città lucente, moderna e progressista, ma dietro tutto il fumo e gli specchi si trova la stessa vecchia abitudine capitalista di spingere i poveri e i deboli ai margini e di soddisfare gli interessi dei ricchi e dei potenti. Sentiero Futuro mira a fare un buco in questa facciata e lasciare che la verità venga alla luce.

 

A Blaze in the Northern Sky #05

Quinto appuntamento con la rubrica più amata dagli/dalle amic* di compagn* satana, della rivoluzione sociale e della lotta di classe e più odiata dai seguaci degli Absurd, dalla restante feccia NSBM e dagli ambigui simpatizzanti e collaboratori dei nazi all’interno della scena black metal! Ancora una volta si parlerà di alcune delle più interessanti uscite recenti in ambito black metal di band accomunate da un solo criterio: prendere le distanze dalla merda NSBM, razzista e omo-transfobica/sessista che impesta la scena del metallo nero. Oggi parleremo infatti dei nuovi dischi dei tedeschi Toadeater, dei finlandesi Havukruunu (vecchie conoscenze di A Blaze in the Northern Sky) e del progetto greco Mystras, tutte band e individualità che in modalità diverse hanno scelto in modo netto e sincero il lato della barricata ove posizionarsi, il lato della barricata in cui non si lasciano spazio di agibilità ai fascisti, i quali si combattono con ogni mezzo necessario. O anche solamente il lato della barricata in cui non si hanno rapporti e non si collabora con i nazi all’interno della scena del metallo nero, che per una sottocultura come quella del metal estremo è già qualcosa. Alcune band e individualità di cui vi parlerò sono inoltre mosse da sincere tensioni di rivolta contro ogni forma di oppressione e discriminazione e vedono anche nel black metal un mezzo per opporsi e lottare contro le derive nazi-fasciste, razziste e autoritarie, o contro la sempre più pesante oppressione dell’esistente capitalista sulle nostre vite.  Quindi non perdiamo altro tempo e addentriamoci in questo viaggio oscuro e infernale in compagnia di tre dei migliori dischi black metal del 2020!

We are a blaze in the northern sky, the next thousand years are ours! Ancora una volta per il black metal, per l’insurrezione!

Toadeater – Bit to Ewigen Daogen (2020)

𝔄𝔥𝔢𝔞𝔡 𝔬𝔣 𝔲𝔰 –
𝔳𝔢𝔫𝔤𝔢𝔣𝔲𝔩 𝔴𝔯𝔞𝔱𝔥
𝔍𝔲𝔰𝔱 𝔱𝔥𝔢 𝔟𝔢𝔤𝔦𝔫𝔫𝔦𝔫𝔤 𝔬𝔣 𝔬𝔲𝔯 𝔪𝔦𝔰𝔢𝔯𝔞𝔟𝔩𝔢 𝔭𝔞𝔱𝔥

Partiti nel luglio del 2018 con un demo caratterizzato da sonorità definibili come “blackened hardcore”, oggi i tedeschi Toadeater hanno cambiato quasi completamente le proprie sembianze, evolvendosi ed evolvendo la propria proposta in un post-black metal attraversato da pulsioni riottose, capace di alternarsi tra momenti atmosferici, interessanti trame melodiche e devastanti quanto sofferte sfuriate di puro metallo nero. Un’evoluzione interessante e che con questo nuovissimo Bit to Ewigen Daogen mostra una band giunta ad un livello di maturita e qualità compositiva estremamente sopra la media, oltre a presentarci una proposta quanto più personale possibile e assolutamente di impatto che difficilmente passa senza colpire nel segno. L’attitudine hardcore riaffiora qua e la in alcuni passaggi, nonostante le sonorità del gruppo ormai abbiano virato totalmente verso lidi e territori esclusivamente black metal, con un tripudio di tremolo picking, blast beats e un’interessante varietà nell’interpretazione vocale che spazia dal classico screaming sofferto e annichilente, a parti cantate e pulite dai toni epici che mi hanno ricordato addirittura i Summoning. L’atmosfera generale costruita dalle cinque tracce oscilla sempre tra momenti in cui tuonanti tempeste e selvaggi assalti black metal ci inghiottono senza pietà e passaggi dalle tinte atmosferiche che disegnano labili istanti di quiete, mentre le sensazioni che ci logorano dall’interno nel corso dell’ascolto di Bit to Ewigen Daogen, si alternano tra una lancinante sofferenza, un malessere esistenziale che sembra non trovare sfogo e una viscerale tensione anarchica alla rivolta contro questo mondo di oppressione e sfruttamento. I Toadeater si dimostrano estremamente bravi a modellare il proprio sound e a costruire le atmosfere giuste al fine sorreggere le tematiche affrontate nelle liriche, dalla critica al progresso capitalista volto unicamente al profitto e dunque all’alienazione delle nostre esistenze (Conquering the Throne), fino a giungere alla presa di coscienza della devastazione ambientale e della distruzione dell’ecosistema sempre in nome del profitto (Crows and Sparrows). Un disco di post-black metal in cui c’è davvero tutto e niente suona fuori posto, in cui ogni elemento trova la sua perfetta dimensione: atmosfere, epicità, furia cieca e selvaggia, assalti all’arma bianca, sofferenza e rabbia si alternano e si intrecciano costantemente, dando vita ad un disco di black metal intenso e devastante come non se ne vedeva da un pezzo. Sicuramente Bit to Ewigen Daogen rappresenta una delle migliori uscite di questo 2020 e i Toadeater dimostrano definitivamente di essere una delle realtà più interessanti e convincenti di tutta la scena black metal europea. Abbiamo raggiunto il punto di non ritorno… è ora di vedere questo mondo bruciare!

 

Havukruunu – Uinuos Syömein Sota (2020)

“La luce del fuoco si sta spegnendo. I volti attorno al fuoco sono ombre”

Gli Havukruunu appaiono sotto le sembianze di una tempesta di black metal pagano pronto ad inghiottire il giorno in un’oscurità eterna, una notte senza fine dominata da forze ancestrali, entità pagane e creature selvagge che danzano tra le sacre fiamme del metallo nero. 

Mente la notte impenetrabile cala sulla foresta innevata, mentre il fuoco si sta lentamente consumando rendendo labile il confine tra il mondo reale degli uomini e quello delle ombre, i finlandesi Havukruunu irrompono furiosamente e solennemente con Uinuos Syömein Sota, un nuovo intensissimo lavoro di heavy/black metal attraversato da tensioni pagane e atmosfere epiche. La proposta degli Havukruunu è attraversata costantemente da una carica rituale unica, enfatizzata soprattutto dalle atmosfere epiche ed oscure che aleggiano sopra ogni brano, quasi a voler evocare tempi ancestrali e forze naturali primitive, tempi passati dominati da divinità della natura di cui ormai si son dimenticati i nomi. La musica degli Havukruunu è ancora una volta ispirata e attraversata in profondità da un paganesimo di tradizione finnica, un paganesimo che da tempi ancestrali si è trovato a confrontarsi costantemente con una natura selvaggia ed estrema, tanto ostile quanto intrigante, e abitato da primordiali forze oscure. Il black metal pagano suonato dagli Havukruunu rappresenta ancora una volta la sintesi perfetta dei Bathory più epici, dei Primordial più oscuri e battaglieri e dei Moonsorrow più pagani, dunque l’ascolto di questo Uinuos Syömein Sota ci fa immergere in atmosfere oscure, in grado di evocare tanto paesaggi dominati da una natura selvaggia brulicante di forze primordiali quanto scenari guerreschi di tempi ancestrali. Al contrario delle sensazione trasmesse dalla musica, le liriche degli Havukruunu si concentrano invece su tensioni interiori e preoccupazioni esistenziali. Quarantasei minuti suddivisi per otto brani che ci inghiottono nella loro atmosfera epica, oscura e pagana e ci fanno facilmente infatuare di questa ultima fatica in studio dei finlandesi. A mani basse, siamo al cospetto di uno dei migliori album black metal del 2020. Uinuos Syömein Sota è un disco sinceramente dedicato ai venti che soffiano nell’estremo nord del cuore di ogni individuo!

Mystras – Castles Conquered and Reclaimed (2020)

Mystras è il nome del nuovo progetto solista di quella mente geniale che è Ayloss (già noto per l’attività negli splendidi e ben più noti Spectral Lore) e con questo esordio intitolato Castles Conquered and Reclaimed ci propone un black metal di ispirazione medievale, attraversato da una profonda tensione insurrezionale che si infrange dirompente contro ogni gerarchia e autorità. La colonna sonora perfetta dunque per accompagnare l’assalto della plebe armata ai castelli e ai palazzi dei signori, nove inni di rivolta contro lo sfruttamento e l’oppressione, cinque agguati di black metal furioso e primordiale stemperati e inframezzati da quattro momenti strumentali in cui dominano le atmosfere e le melodie folk medievali.   Musicalmente Castles Conquered and Reclaimed si avvicina in maniera estremamente convincente a quel capolavoro che fu Dark Medieval Times dei Satyricon, con melodie e atmosfere folk di profonda tradizione medievale ad accompagnare e attraversare l’intera proposta di Mystras, una proposta che si erige magistralmente sulle coordinate di un black metal tempestoso e gelido di classica tradizione norvegese. Anche la registrazione stessa del disco ha un forte sapore di “trve norwegian black metal“, soprattutto per il fatto di essere infarcita di riverberi e per la sua natura profondamente lo-fi, spesso dando l’impressione di essere volutamente caotica e imperfetta nei suoni quando gli assalti black divampano in tutta la loro efferatezza e malignità. Inoltre molte delle melodie folk, ottimamente interpretate dal violino e dal flauto, che stemperano le sfuriate black metal sono prese direttamente dalla tradizione musicale medievale europea come nella traccia “Ai Vist lo Lop“. A livello di tematiche generali affrontate nel corso del disco, Ayloss sostiene di voler andar controcorrente rispetto alla narrazione storica incentrata sulle gesta e le figure dei re, dei cavalierie e dei signori, ponedo invece l’attenzione sul coraggio e il valore delle masse contadine e della plebe sfruttata che sempre sono insorte in nome della libertà, spesso pagando con la propria vita. Infine l’artwork di copertina, nella sua totale approssimazione, riesce comunque a risultare affascinante, nonchè a trasmettere un sapore fortemente diy e old school. All’assalto dei castelli dei signori e del loro mondo fatto di oppressione e sfruttamento, affinchè non ne rimangano nemmeno le macerie, mentre gli sfruttati danzeranno festosi nella notte tra le fiamme della gioia e al ritmo del medieval black metal suonato dal menestrello infernale Mystras. 

Drömspell o Barbarie! – Prossimo arrivo in Distro

Oggi 15 ottobre è stato finalmente pubblicato Barbarie Futura, la prima vera e propria fatica in studio per i romani Drömspell, disco che vede la luce grazie alla Timebomb Records in due versioni differenti: vinile nero oppure vinile marmorizzato viola! Nelle prossime settimane potrete inoltre trovare qualche copia di questo incredibile Barbarie Futura anche da Disastro Sonoro, quindi se ne volete una copia scrivete pure direttamente qui o alla pagina facebook. Se in caso contrario volete contattare direttamente Timebomb Records per info e ordini potete scrivere a: [email protected]

Altre distro in cui potrete trovare alcune copie di “Barbarie Futura” dei Drömspell sono invece seguenti:

– HELLNATION Store
– Inferno Store – Roma
– Calimocho DIY
– Ostia Records
– Agipunk

Cosa aspettarsi da Barbarie Futura e dai Drömspell? In breve una tempesta di d-beat/hardcore punk con le radici ben piantate nei padri fondatori Discharge e nella classica scuola svedese di Anti-Cimex, Driller Killer e Mob 47, una tempesta furiosa che non lascia scampo e non mostra alcuna pietà nei confronti di qualsiasi cosa trovi sulla sua strada, lasciando solo cumuli di macerie al loro passaggio. Nessuna alternativa allora,  Drömspell o Barbarie!

Echoes of Crust: un’Antologia del Crust Britannico 1985-1995 (da Terminal Sound Nuisance)

Terminal Sound Nuisance. Forse così a primo impatto queste tre parole possono non volere dire nulla per la maggior parte di voi, o forse no. Chi alimenta le proprie giornate con dosi ingenti di crust punk invece si sarà sicuramente almeno una volta imbattuto in questa creatura che porta il nome di Terminal Sound Nuisance, ovvero uno dei progetti punk (in senso più lato possibile) più interessanti che si possono incontrare nel magico mondo dell’internet; un progetto polimorfo che si divide tra un blog super interessante e ricco di articoli scritti con estrema e sincera passione, conoscenza e qualità, e un canale youtube impegnato a caricare playlist inedite riguardanti tante incarnazioni differenti del punk e dell’hardcore. E’ proprio grazie all’ascolto di una delle tante playlist (precisamente si tratta di A Crustmas Carol: a Retrospective Look at 90’s Cavecrust Fury) sul crust punk caricata sul canale youtube di Terminal Sound Nuisance che ho scoperto a sua volta il blog, rimanendo immediatamente catturato e facendo estrema fatica a smettere di leggere la mole di articoli che presenta, scritti sempre con estrema qualità.

Negli scorsi giorni è apparso un nuovo articolo accompagnato da una nuova compilation su Terminal Sound Nuisance e, manco a farlo apposta, il tema è probabilmente quello che sta maggiormente a cuore alla mente dietro al blog, ovvero il crust punk in tutte le sue divagazioni, da quelle più legate al d-beat fino a giungere alle sue forme più metalliche, da quel brodo primordiale conosciuto come stenchcore fino ad arrivare alle incarnazioni più vicine alle pulsioni di certo primitivo anarcho punk. Chi segue Disastro Sonoro sa perfettamente che spesso mi trovo a parlare di crust punk perchè è il sottogenere del punk che sento più mio e che mi ha da sempre catturato per sonorità, estetica, immaginario e tematiche, ma credo non ci sia nessuno migliore di Terminal Sound Nuisance per trattare tale argomento in modo estremamente approfondito e con una profonda conoscenza della materia. Per questo quello che andrete a leggere di seguito non è altro che la traduzione del suo ultimo articolo intitolato “Echoes of Crust: an Anthology of UK Crust 1985-1995, una vera e propria antologia sulla primordiale scena crust punk britannica, un viaggio nei suoi primi dieci anni di esistenza. Buona lettura!

Se proprio volete sapere la verità, ho trascorso l’ultimo mese in un “crust”- monastero segreto che spiega la mia temporanea assenza da questo rispettabile – senza sostenere sia influente – blog. In modo  non differente da Karate Kid, ma con magliette punk di alto livello e una stempiatura tragicamente molto pronunciata , avevo bisogno di una guida sul passo successivo che avrei dovuto compiere nella mia peronale ricerca sul significato della vita, e con “vita” intendo “crust”, ancora una volta. Nel tempio del crust la disciplina è severa. L’acqua potabile è vietata ed è stata sostituita con il sidro e chiunque venga sorpreso a fare la doccia viene severamente punito, mentre il l’orribile peccato di ascoltare il neocrust si traduce sistematicamente in fustigazioni pubbliche e scomunica per tutta la vita dalla Crust Society (credetemi, non volete sapere cosa succede se siete sorpresi a godervi lo shoegaze). Durante il ritiro, ci si aspetta che si ascolti esclusivamente la musica crust della vecchia scuola – sia di tipo stenchcore o caveman – ed è necessario pregare per lunghe ore ogni giorno nella tradizionale posizione di meditazione del crust: a malapena seduto su un pavimento sporco con la schiena contro un muro mentre si tiene in mano una bottiglia mezza vuota di birra speciale e si borbotta il testo di “Relief” o “Drink and be merry” (“Stormcrow” o “Grind the Enemy” sono alternative perfettamente accettabili ). Solo allora può avvenire la Rivelazione e solo pochi eletti sono in grado di ottenere la vera illuminazione prima di morire prematuramente di cirrosi. Sono tornato a casa esausto ma illuminato, con un alone di mosche intorno alla testa ma determinato a diffondere con zelo la Parola del Crust e a convertire quanti più dubbiosi possibile attraverso compilation di crust punk britannico curate in maniera impeccabile.

L’elaborazione di queste compilation di crust punk britannico è stata la conseguenza logica dopo la nostra intensa sessione di allenamento per padroneggiare il corretto stile di vita del crust. Ten Steps to Make your Life CRUSTIER Starting Today (a proposito, spero che siate diventati tutti fanatici del rumore e della sporcizia) . L’idea alla base della loro creazione è quella di offrire una visione abbastanza completa di un preciso tempo storico e di un luogo specifico al fine di stabilire e definire alcuni criteri descrittivi e avvicinarsi a questo sottogenere punk che è diventato noto come “crust”, partendo da una prospettiva contestualizzata e diacronica che sottolinei significative somiglianze stilistiche e rifletti un’atmosfera e una tensione comuni, illustrando anche una diversità di ritmi, trame e intenti che, tu lettore, non mancherai di notare. Il processo di selezione non è stato facile. In realtà, l’ultima versione delle compilation (oi son stati diversi tentativi falliti, mi dispiace dirlo) è pronta da due settimane ma volevo assicurarmi che, non solo suonassero potenti ed equilibrate, ma anche che raccontassero la storia giusta, e che, attraverso le mie scelte narrative, si possa avere un’idea abbastanza rilevante di cosa sia veramente il crust e cosa esprime, quale momento culturale incarna, ovvero la collisione di anarchopunk, hardcore e metal estremo nel panorama sonoro britannico di metà anni 80. Il compito è stato estremamente divertente ma anche un po ‘ambizioso e sareste sorpresi di sapere quanto tempo abbia speso pensando all’inclusione o all’esclusione di alcune band (Bolt Thrower per fare un esempio).

Alla fine ho creato due compilation di 95 minuti ciascuna, rispettando quindi più o meno il classico formato mixtape, con 58 band in totale (comprese band della Repubblica d’Irlanda) e 62 canzoni, in un decennio che va dal 1985 al 1995. Concentrarsi sulle band degli anni ’80 e ’90 ha avuto senso per diversi motivi. Innanzitutto, illustra come il genere sia sopravvissuto e si sia evoluto dai tempi dei suoi padri fondatori, così come la nuova generazione di band considerasse e rielaborasse il suono originale del crust. In secondo luogo, troppo spesso si tende a erigere un muro tra gli anni ’80 e ’90, glorificando retroattivamente i primi e scartando i secondi, come se ci fossero grandi differenze epistemologiche nella realizzazione del punk dopo il 1989, e credo che la transizione tra la fine degli anni ’80 ei primi anni ’90 fu, in realtà, molto più fluida; il cambiamento principale fu l’ascesa del formato cd a scapito del vinile nell’industria musicale.

Alcune scelte son state estremamente facili e scegliere canzoni dai classici indiscussi del genere è sembrato stranamente gratificante. In Echoes of Crust potrete godervi ovviamente i grandi classici del crust metallico e apocalittico tipico della scena inglese in tutto il loro glorioso potere (Deviated Instinct, Hellbastard, Axegrinder e simili), i quali hanno costruito il genere sulla base del suono dei due padri fondatori, Antisect e Amebix (tuttavia, ho scelto di tralasciare lo stile noise di Bristol, sebbene band come Chaos UK e Disorder abbiano certamente giocato un ruolo importante nell’ascesa del crust). La scuola dei cavemen che impersonifica l’hardcore punk crudo e furioso è invece altrettanto ben rappresentata da Doom, Extreme Noise Terror e dai loro entusiasti seguaci. Troverai anche band che non rientrano perfettamente sotto l’etichetta crust in questa esplorazione celebrativa della musica crust punk come band di veloce hardcore politico come Generic o Electro Hippies, crossover metal-punk come Sacrilege e Concrete Sox o entità di grindcore oscuro come Grunge o Drudge; tutti loro infatti offrono canzoni che comunque esemplificano quell’atmosfera crusty e pesante che ricerco sempre, da qui la loro inclusione in queste compilation. Qualcuno potrebbe anche sostenere che il suono metallico e industriale dei Sonic Violence o il groovy straight-edge hardcore degli Ironside non abbiano senso in questa selezione, ma queste band hanno involontariamente un’atmosfera crusty che permea alcuni dei loro lavori e, in fin dei conti, rappresentano anche una dose interessante di varietà all’interno della compilation.

La qualità del suono varia molto in quanto ci sono registrazioni di prove dal vivo o approssimative, cosi come produzioni piuttosto chiare vicine a quelle professionali e sebbene abbia fatto del mio meglio per equalizzare e persino aumentare i livelli (senza menzionare che molti strappi provengono dalla mia collezione), a volte era quasi impossibile anche per un genio del computer come me. Alcune canzoni sono effettivamente difficili da ascoltare, ma sarebbe incompleto avere una compilation crust senza dover affrontare una vera sfida sonora (sto pensando a Violent Phobia e all’enigmatico Angry Worta Melonz qui), giusto? Ho cercato il più possibile di selezionare canzoni o versioni di canzoni che non fossero troppo ovvie per mantenere le cose interessanti e, forse, anche sorprendenti.

Un enorme ringraziamento va a tutte le band per aver scritto della musica così importante (e, beh, anche oggettivamente non così importante) . Il crust è sempre stata una parte importante della mia vita e spero, attraverso queste umili compilation, di essere riuscito a trasmettere una vera sensazione di crustness e raccontare in modo significativo la storia del genere. Quanto a voi cari ascoltatori, spero che vi divertiate in questo viaggio nei primi dieci anni del genere, agli albori del crust punk.

Volume one: 
01. Intro: Antisect “Instrumental” from Live at Planet X, Liverpool, March, 27th, 1987 (London)
02. Prophecy of Doom “Insanity reigns supreme” from The Peel Sessions 12” Ep, 1990 (Tewkesbury)
03. Bio-Hazard “Society’s rejects” from A Nightmare on Albion Street compilation Lp, 1992 (Bradford?)
04. Rest In Pain “How the mighty have fallen” from A Vile Peace compilation Lp, 1987 (Bath)
05. Coitus “Silo 5” from Failure to Communicate unreleased album, 1994 (London)
06. Pro Patria Mori “The question (chains of guilt)” from Where Shadows Lie… demo tape, 1986 (Wokingham)
07. Embittered “Infected” from And you Ask Why? When you’ve only Got Yourself to Blame tape, 1991 (Middlesbrough)
08. Aural Corpse “Cong” from S/t split Lp with Mortal Terror, 1990 (Middlesbrough)
09. Hellbastard “Death camp #1” from Hate Militia demo tape, 1987 (Newcastle)
10. Depth Charge “Sirens” from Just for a Doss demo tape, 1988 (Birmingham)
11. Generic “The death of an era” from The Spark Inside Ep, 1987 (Newcastle)
12. Sore Throat “Something that never was” from Never Mind the Napalm Here’s Sore Throat Lp, 1989 (Huddersfield)
13. Mortal Terror “Release / Horrible death” from S/t split Lp with Generic, 1988 (Newcastle)
14. Napalm Death “The traitor” from Live at the Mermaid, Birmingham, January, 1st, 1986 (Birmingham)
15. Black Winter “Winter armaggedon” from Live at Queen’s Head, ?, July, 25th, 1987 (Doncaster)
16. Interlude: Axegrinder “Armistice” from Grind the Enemy demo tape, 1987 (London)
17. Debauchery “Ice of another” from The Ice Lp, 1988 (Newcastle)
18. Deviated Instinct “Scarecrow” from Hiatus (The Peaceville Sampler) compilation Lp, 1989 (Norwich)
19. Warfear “Dig your own grave” from Wild & Crazy Noise Merchants… compilation 2xLp, 1990 (Bradford)
20. Raw Noise “Communication breakdown” from Making a Killing split Lp with Chaos UK, 1992 (Ipswich)
21. Sarcasm “Suppression” from Your Funeral My Party Ep, 1991 (Leicester)
22. Electro Hippies “Acid rain” from The Only Good Punk… Lp, 1988 (Wigan)
23. Doom “Same mind” from The Greatest Invention cd, 1993 (Birmingham)
24. Sonic Violence “Crystalization of despair” from Jagd Lp, 1990 (Southend)
25. Filthkick “Mind games” from Peel Sessions, July, 8th, 1990 (Birmingham)
26. Extinction of Mankind “Confusion” from A Scream from the Silence Volume 2, compilation Lp, 1993 (Manchester)
27. Drudge “Sacrilege” from Suppose it was you / Drudge split Lp with Agathocles, 1990 (Wolverhampton)
28. Gutrot “Hypocrites archieve nothing” from Filthy Muck 10”, 2008/1987? (London)
29. Violent Phobia “Animal abuse”, from No Excuse demo tape, early 90’s? (Cork)
30. Bolt Thrower “Concession of pain” from Concession of Pain demo tape, 1987 (Coventry)
31. Antisect “New dark ages” from Leeds 2.4.86 Lp, 2010/1986 (London)
Volume two:
01. Intro: Amebix “The moor” from Live at the Station, 1985 (Bristol)
02. Policebastard “Traumatized” from S/t split cd with Defiance, 1995 (Birmingham)
03. Atavistic “Maelstrom” from A Vile Peace compilation Lp, 1987 (Whitstable)
04. Saw Throat “Inde$troy part 4” from Inde$troy Lp, 1989 (Huddersfield)
05. Blood Sucking Freaks “Raining napalm” from Those Left Behind tape, 1994 (Bradford)
06. Life Cycle “Indifference” from Myth & Ritual Ep, 1988 (Neath, Wales)
07. Domination Factor “Judge not the cover” from Dominated Till Death tape, 1987 (Tewkesbury)
08. Corpus Vile “Waste of life” from I’m Glad I’m not in Danzig & I Bloody Mean that tape, 1991 (Bristol)
09. Anemia “Axe the tax” from Live at the Tyneside Irish Center, August, 14th, 1991 (Newcastle)
10. Extreme Noise Terror “Deceived” from Are you that Desperate? Ep, 1991 (Ipswich)
11. Kulturo “Unknown” from Live at Planet X, Liverpool, April, 13th, 1991 (London)
12. Oi Polloi “Resist the atomic menace” from Outrage Ep, 1988 (Edinburgh)
13. Genital Deformities “Crouterposs / Dark sky” from Shag Nasty Oi! Lp, 1989 (Birmingham)
14. Ironside “Suffocation” from Endless Struggle compilation 2xLp, 1995 (Bradford)
15. Screaming Holocaust “Fanta babies” from Cancer Up Your Bum Ep, 1990 (Ipswich)
16. Interlude: Deviated Instinct “Possession (intro)” from Terminal Filth Stenchcore tape, 1987 (Norwich)
17. Rhetoric “To no one in particular” from Consolidation compilation Ep, 1987 (Norwich)
18. Senile Decay “Isolated (in your private cell)” from S/t split Ep with Canol Caled, 1989 (Gateshead)
19. Killer Crust “Random intimidation, anywhere” from S/t split Ep with Undersiege, 1989 (Dublin)
20. Angry Worta Melonz “Third world” from Rehearsal tape, April, 5th, 1986 (Norwich???)
21. Sludgelord “Rillington sunrise” from Unreleased recordings, September, 1989 (Huddersfield)
22. Axegrinder “Lifechain” from Hiatus (the Peaceville Sampler) compilation Lp, 1989 (London)
23. Hellkrusher “Dark side” from Wasteland Lp, 1990 (Newcastle)
24. Dread Messiah “Mind insurrection” from Mind Insurrection Ep, 1994 (London)
25. Acrasy “Pain” from Deviated Instinct’s Re-Opening Old Wounds cd, 1993/1990? (Birmingham)
26. Sacrilege “Stark reality” from Demo 2, February, 1985 (Birmingham)
27. Excrement of War “The ultimate end” from S/t demo tape, 1992? (Birmingham)
28. Grunge “Lemmings” from Gore Maggots tape, 1989 (?)
29. Concrete Sox “Speak Japanese or die” from Crust and Anguished Life compilation cd, 1993 (Nottingham)
30. Mortified “Dreary” from Drivel (the Grungalogic Beer Theory) tape, 1991 (Honiton)
31. Amebix “Chain reaction” from The Power Remains Lp, 1993/1987 (Bristol) 

Minneapolis brucia! – Frammenti sparsi sulla scena hardcore di Minneapolis

L’articolo che andrete a leggere è stato pubblicato originariamente con alcuni tagli sul numero zero di Benzine, nuova fanza punx nata per volontà di alcune individualità della scena punk hardcore milanese e pubblicata negli scorsi mesi. Per chi non avesse avuto ancora la (s)fortuna di tenere tra le mani una copia di Benzine, sfogliarne le pagine ed imbattersi in questo articolo, beh ora potrete comunque leggervi questi frammenti sparsi sulla scena hardcore di Minneapolis direttamente su Disastro Sonoro!

BURN THIS RACIST SYSTEM DOWN!

Il 25 maggio, la polizia di Minneapolis uccide George Floyd, uomo afroamericano di 46 anni in modo brutale, tramite soffocamento mentre quest’ultimo ripeteva “i can’t breathe”, una frase oramai divenuta slogan delle lotte antirazziste. Il video dell’omicidio ha fatto il giro del mondo, così come hanno fatto il giro del mondo le immagini e i filmati delle proteste e delle rivolte cominciate quella stessa sera a Minneapolis e nel resto degli USA e che, fortunatamente, continuano ancora oggi senza dare impressione di volersi placare, anzi facendo scoppiare la scintilla anche lontano dal territorio statunitense (vedasi attacchi all’ambasciata USA ad Atene o manifestazioni in Francia degli ultimi giorni). Incendi delle caserme e delle questure, saccheggi dei negozi della grande distribuzione, strade invase dalla comunità nera che ha trovato la solidarietà e il supporto di altre comunità discriminate e oppresse (da quella latina a quella gay) e di altri proletari nella resistenza e nell’attacco ad un sistema economico-politico oppressivo, brutale e profondamente razzista nelle sue fondamenta. Minneapolis però per chi non lo sapesse nel corso dei decenni ha avuto un’importante e profondamente politicizzata scena hardcore/crust punk, con band attive in percorsi di lotta antirazzisti, antifascisti e più in generale apertamente schierati contro la repressione dello Stato e l’oppressione alienante e quotidiana del sistema economico capitalista. In questo periodo in cui Minneapolis e gli Stati Uniti bruciano di rabbia e di gioia, dato che il punk hardcore non è solo musica ma anzi una reale minaccia per questo esistente, mi permetto di affrontare un breve excursus sulla sua scena hardcore e tra alcuni dei gruppi che ritengo essere di maggior importanza. Solidale e complice con i rivoltosi di Minneapolis e di tutte le altre città che sono insorte, che il fuoco risplenda presto ovunque e che di questo mondo, del suo razzismo e della sua repressione poliziesca non rimangano altro che macerie. E conseguentemente, che l’hardcore e il punk tornino ad essere una mezzo per minare questo esistente nelle sue fondamenta.

“Posso solamente vedere un mondo migliore venire costruito sulle macerie di questo”

 

Appena appresi la notizia dell’omicidio di George Floyd mi balenò immediatamente in testa il titolo di un ep datato 1992 dei Destroy, storico gruppo d-beat/hardcore originario proprio di Minneapolis. “Burn this Racist System Down“, un titolo perfetto per descrivere tanto le cause strutturali di un sistema che ha portato e permesso quest’ultimo come centinaia di altri assassini di matrice razzista per mano poliziesca, quanto le motivazioni che hanno spinto migliaia di persone a fare divampare le fiamme della rivolta per le strade della città, probabilmente spinte dal desiderio di una vita radicalmente diversa da questa non-esistenza dominata dalla miseria economica, sociale e umana che il capitalismo impone e difende con la violenza dei suoi apparati repressivi e con la sua legge borghese.

Difatti, come accennato nell’introduzione, nel corso degli anni 80 e 90, fino ad arrivare fino ad oggi, Minneapolis ha visto emergere una fertile e attiva scena punk-hardcore, di cui i Destroy sono certamente una tra le band più importanti, tanto dal punto di vista strettamente musicale quanto a livello politico. Un’altro dei gruppi crust punk probabilmente più noti emerso dall’underground hardcore di Minneapolis alla fine degli anni ’80, nonché uno dei più longevi, son stati sicuramente i Misery. Formatosi nel 1988, nel 1991 pubblicano prima un ep devastante,  preludio di quello che a pochi mesi di distanza sarebbe stato il loro primo album intitolato “Production through Destruction“, un concentrato di crust punk fortemente imbastardito da derive “metalliche” come da tradizione britannica degli anni ’80, ovvero quel brodo primordiale che potremmo definire semplicemente “stenchcore”. Un album che fin dal titolo sottolinea però le posizioni politiche che animano il progetto Misery, visto che a far da filo conduttore alle undici tracce troviamo una serrata critica e un brutale attacco al sistemo economico capitalista che sacrifica tutto e tutti sull’altare del profitto, devastando e saccheggiando territori e risorse, sfruttando e opprimendo esseri umani e animali nell’ottica di una produzione senza fine e fuori controllo.

Non mi dilungherò inutilmente a parlare di questo o quell’altro album firmato dai Misery, perchè credo sia più importante riportare qualche aneddoto legato all’impegno politico che ha sempre caratterizzato l’esistenza stessa della band e tratto da un’intervista rilasciata proprio dal gruppo a Profane Existence qualche anno fa, collettivo ed etichetta diy che nacque proprio a Minneapolis nel 1989 sotto forma di fanzine. Parlando dell’allora nascente scena punk hardcore della città, i Misery dichiararono che fu importante al fine di creare una rete di gruppi e collettivi punk politicamente attivi su posizioni libertarie, anti-gerarchiche e contro lo stato, un raduno di una parte del movimento anarchico avvenuto proprio nel 1985 a Minneapolis. Questo, sempre in accordo con le parole della band, servì a creare un terreno fertile per far divampare e diffondere le idee anarchiche e un certo modo di intendere la lotta politica all’interno della scena punk hardcore locale. Inoltre nel corso dell’intervista i Misery ricordano e rivendicano con gioia il giorno in cui una manciata di punx ubriachi costrinse alla fuga un gruppo di nazis che si erano presentati ad un concerto organizzato in città, distruggendo i finestrini delle loro auto.

Minneapolis è una città che ha sempre avuto problemi con una profonda e radicata questione razzista e razziale e i fatti degli ultimi mesi post omicidio di Floyd non hanno fatto altro che porre sotto l’attenzione mediatica qualcosa che viene vissuta quotidianamente da decenni da parte della popolazione nera e di altri segmenti della popolazione discriminati, emarginati ed oppressi, ma chiaramente non solo in un’ottica passiva. Difatti sempre sul finire degli anni ’80, per contrastare le crescenti violenze razziste perpetuate da gruppi di nazi-skinhead che iniziavano ad aggirarsi per le strade di Minneapolis, si formò una crew denominata Baldies, che rispondeva violentemente colpo su colpo alle azioni di questi suprematisti bianchi, riuscendo in questo modo a non far mai emergere e attecchire in città una scena musicale Nazi-White Power. Fu proprio a partire da questa embrionale realtà che si sviluppò e venne fondato successivamente a Minneapolis l’ARA (Anti-Racist Action), una rete creata all’interno delle sottoculture punk e skinhead per fronteggiare e contrastare attivamente le violenze e le discriminazioni razziali, col fine di organizzare vere e proprie azioni per colpire gruppi o eventi legati al suprematismo bianco e al fascismo. Son gli stessi Misery a parlare del loro coinvolgimento in questa rete antirazzista nella stessa intervista a Profane Existence sopracitata, giusto per sottolineare nuovamente il profondo legame che intercorreva ai tempi tra la scena hardcore punk e la lotta concreta ad ogni forma di discriminazione e fascismo nelle strade di Minneapolis.

Tornando brevemente a parlare dei Destroy!, anch’essi si formano come i Misery nel 1988, ma la loro attività in quanto band durò molto meno, terminando nella primavera del 1994. Questo non influì sull’importanza che ricoprirono tanto all’interno della scena hardcore di Minneapolis quanto nei percorsi di lotta, due dimensioni che per la band erano intrecciate e indissolubili. Come già scritto in precedenza nel 1992 i Destroy! registrano e pubblicano quello che ritengo essere il loro lavoro migliore, più intenso e diretto, ossia il 7″ intitolato “Burn this Racist System Down“, un titolo che era attuale tanto allora quanto lo è oggi che Minneapolis e tutti gli Stati Uniti sono invasi dalle fiamme della rivolta di migliaia di persone pronte a sovvertire un sistema strutturalmente razzista.  La pubblicazione di questo Ep fu possibile grazie ad una label DIY creata da Felix Havoc, cantante degli stessi Destroy!, pochi mesi prima. Una label che successivamente sarebbe diventata un punto di riferimento per la scena crust/hardcore punk underground mondiale, pubblicando sia gruppi di Minneapolis legati ai Destroy come i Code 13 sia gente come Skytsystem o Wolfbrigade. Inutile ancora una volta dilungarmi sul disco in questione, ascoltatevelo e se riuscite leggetevi i testi incentrati su questioni che spaziano dall’antirazzismo alla lotta femminista, testi che ritengo di uno spessore meritevole d’attenzione ancora oggi.

Abbiamo parlato approfonditamente della scena hardcore punk di Minneapolis a cavallo tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90, ma sarebbe un errore madornale pensare che oggi questa stessa scena non sia altrettanto viva e politicamente attiva. Infatti ritengo fondamentale spendere due righe per parlare dei War//Plague, gruppo attivo dal 2008 e impegnato a suonare un crust punk fortemente bellicoso e profondamente legato all’impegno e alla lotta politica. Trovo infatti sia interessante riportare alcune questioni che la band stessa ha affrontato nel corso di un’intervista datata maggio 2019 rilasciata a DYI Conspiracy, un collettivo-webzine statunitense attivo nella scena hardcore e punk più politicizzata in senso anarchico. Intervista il cui titolo stesso, “Punk is a Way of Protes and Political Movement“, riprende le parole dei War//Plague e sottolinea esplicitamente cosa intende il gruppo di Minneapolis in merito alla natura e a cosa dovrebbe significare ancora oggi suonare hardcore e/o punk in tutte le sue forme e sfumature. Nel corso dell’intervista la band si sofferma a parlare dell’importanza che ha avuto la scena hardcore locale sull’evoluzione del proprio modo di pensare all’impegno e alla lotta politica, così come dell’idea che il punk non dovesse essere solo una mera questione musicale bensì essere un mezzo di protesta e rivolta, oltre uno strumento per diffondere e condividere messaggi di natura politica come l’antirazzismo, l’antifascismo e la lotta contro lo Stato e il Capitale. Andy Lutz, cantante del gruppo, inoltre ci tiene a ricordare con gioia un fatto accaduto quando era solo adolescente durante un concerto in un spazio DIY di Minneapolis chiamato Bomb Shelter, conclutosi con scontri con un gruppo di poliziotti intervenuti per interrompere la serata. Sia Lutz che Lefton (chitarrista della band), evidenziano costantemente nel corso dell’intervista la visione collettiva dei War//Plague a proposito del punk-hardcore (e specialmente di sottogeneri come il crust o l’anarco punk) come sottocultura e movimento intimamente politico e schierato, come mezzo per urlare la propria rabbia nei confronti di questo esistente e questo sistema che sfrutta, opprime e reprime e un modo per connettere persone con tensioni affini.

 

Servirebbero ancora troppe righe e molto spazio per parlare di altri gruppi che ritengo fondamentali (State of Fear e Code 13, su tutti) e altri eventi che hanno attraversato e animato la scena hardcore di Minneapolis nel corso dei decenni, ma probabilmente per l’intento originale con cui è nata la stesura di questo articolo penso sia giusto terminare qui il nostro viaggio, perchè il punto di partenza e di arrivo dovrebbero essere solamente le rivolte e le insurrezioni che hanno incendiato Minneapolis e gli Stati Uniti fino a poche settimane fa e la totale solidarietà che va a tutti e tutte i/le insorti/e.  E sottolineare ancora una volta che la scena hardcore e punk in tutte le sue sfaccettature dovrebbe essere ancora oggi uno strumento per attaccare questo mondo nella sua totalità, sforzandosi di allontanare il rischio troppo spesso concreto e reale di chiudersi nei propri spazi esaurendo la propria rabbia e le proprie tensioni urlando frasi vuote in un microfono. Convertiamo le nostre parole in fuoco, con la speranza che Minneapolis continui a bruciare e l’impegno a rendere l’hardcore ancora una reale minaccia!

 

 

“Repressi sul palco ma in realtà…” – Comunicato dei/delle RAF Punk,1982

“Repressi sul palco ma in realtà…” è il titolo di comunicato/volantino scritto dai RAF Punk, probabilmente primo vero e proprio gruppo anarcho/queer punk bolognese, distribuito insieme alla compilation “Schiavi nella città più libera del mondo” nel 1982. Compilation a cui parteciparono Stalag 17, Anna Falkss e Bacteria, tutti gruppi appartenenti alla scena bolognese. Un comunicato che, riletto a distanza di decadi, funge da ottima fotografia di cosa fosse la scena hardcore punk politicizzata italiana degli anni ’80; un comunicato che in molti passaggi (per esempio quando si parla di torture nelle carceri o leggi repressive speciali) potrebbe risultare più attuale che mai. Rileggere oggi certe parole affinchè si torni a rendere l’hardcore davvero un’arma per minacciare l’esistente, un mezzo con cui riaccendere i fuochi di rivolta contro questo sistema oppressivo, alienante e che ci reprime tanto a livello personale quanto politico. Una fotografia disillusa, forse dalle tensioni nichiliste, ma estremamente vivida e sopratutto autocritica di sè, del punk-hardcore, delle proprie realtà e del proprio tempo. Come scrivevano i /le Raf Punk ribelliamoci alla morte!

REPRESSI SUL PALCO MA IN REALTA’…

Merda! Finiamo ogni giorno sempre più nella merda e neppure ce ne accorgiamo. Abbiamo iniziato col non meravigliarci più dei progressi della tecnologia (e fin qui niente di male) e siamo finiti a non meravigliarci e ad accettare come normale, perfino banali, le leggi speciali, i fermi per la strada, i soprusi continui, le perquisizioni, le schedature, i pestaggi, i fogli di via, gli arresti immotivati, addirittura la tortura nelle carceri. 

Rimaniamo completamente cinici, freddi, indifferenti, di fronte ai massacri, ai militari inviati da ogni parte per dare dimostrazioni di efficienza e professionalità, rimaniamo passivi di fronte al militarismo crescente, ai morti di eroina, ai missili che ci circondano, ai faccioni dei macellai affamati di sangue nei manifesti stradali, alle radiazioni sprigionate dalle centrali che fanno aumentare a dismisura i cancri nel nostro corpo, ce ne stiamo qui come sanguisughe capaci ormai solo di fregarci l'uno con l'altro o di sbranarci quando la salvezza non è più possibile.

Ed anche quest'anno ci siamo fatti le nostre squallidamente programmate vacanze a Rimini, a Porto Recanati o in Grecia, per i compagni solo a parole. Anche quest'anno ci prepariamo a farci fottere in una scuola che ci fa schifo ma che non abbiamo neppure più voglia di scuotere e sabotare, o magari ci faremo togliere quel piccolo desiderio di rivolta, di vita, di libertà, di gioia e di calore umano che ci è rimasto, lasciandoci rinchiudere in un carcere camuffato da breve, utile e formativa vita militare.

E pure, saremo disposti a non accorgerci delle ossa rotte, delle botte continue, dei pavimenti coperti di sangue, dei litri di acqua salata, facendo magari attenzione solo agli onesti e caritatevoli amici della DC o del PSDI (e sotto sotto anche del PC), indignati per l'inconcepibile trattamento a cui sono stati sottoposti i democratici e giusti Zorro italiani, disgraziatamente incarcerati.

Intanto l'autorità militare ci rassicura che i leggeri disordini sono stati domati, che non è successo niente, che lo spettacolo continuerà regolarmente.

MA SIAMO DAVVERO DISPOSTI AD ACCETTARE TUTTO CIO'?

Mussolini è ormai più che putrefatto. Tambroni non lo ricorda più nessuno. Cossiga, che sfiga è sparito, ma sotto la giacca di Spadolini si intravede una divisa.

PER QUANTO ANCORA ACCETTEREMO?

Svegliamoci, gettiamo via la disco, i faccini falsamente soddisfatti e ribelliamoci alla morte, chiediamo, urliamo, critichiamo, pensiamo, VIVIAMO.

Per l'anarchia, dalla finzione alla realtà.

(Chi si lascia opprimere, opprime anche te. Digli di smettere...)

 

L’hardcore da solo non è rivolta! – Urto Nudo, CD benefit op.Bialystok

All’alba del 12/06, a seguito dell’operazione repressiva anti-anarchica rinominata Bialystok, son state arrestat* 7 compagn*. Gli Urto Nudo, gruppo hardcore punk romano, han quindi deciso di pubblicare un CD benefit, uscito ieri, per i compagni e le compagne colpite dall’infame repressione statale, perché l’hardcore è ancora una minaccia e perché, come dicono loro, l’hardcore da solo non è rivolta! Di seguito potete leggere il comunicato degli Urto Nudo.

“E alla fine ci siamo riusciti.
Cd benefit op.Bialystock.
In questi mesi siamo stati costretti a essere privati delle nostre iniziative, dei nostri concerti e di tutti i momenti di socialità costruiti, spesso, per sostenere chi si trova in difficoltà.
Oggi più che mai, riteniamo che far uscire questo cd per sostenere i detenuti, compagni e compagne, anarchici e anarchiche, sia essenziale.
Comprare questo CD non significa solo avere qualcosa da ascoltare in macchina o in cameretta, significa essere solidali con gente come noi a cui è stata privata la libertà di vivere.
Caricheremo online la registrazione, in modo che possa essere accessibile a tuttx, il disco non avrà un costo specifico ma sarà ad offerta libera, vi chiediamo solamente di mettere una mano sulla coscienza prima di decidere quanto lasciarci.
Sarà disponibile già da stasera, mandateci un messaggio e vi diremo dove potrete trovarlo, o altrimenti ci sbattiamo per portarvelo noi nei prossimi giorni.
Vivere Hardcore non significa (solo) andare ai concerti o farsi un gruppo, significa essere complici e solidali con chi questo sistema marcio lo vuole combattere, con ogni mezzo necessario.
Perché “l’hardcore da solo non è rivolta”.
Rifiutiamo una vita stabilita da loro,
rifiutiamo una vita senza futuro.
URTONUDO-Roma Punx”

Absolut Country of Sweden

 

Nell’ultimo periodo di questa ennesima estate terribile fatta di lavoro e zero vacanze, mi son ritrovato spesso ad ascoltare tre dischi usciti nel corso di questo tragico 2020, accorgendomi solamente in un secondo momento si trattasse di tre lavori provenienti dalle lande svedesi, nonchè tutti e tre prodotti da e pubblicati tramite la Phobia Records, etichetta diy maestra nello scovare, produrre e supportare quanto di meglio ci sia attualmente in giro in ambito d-beat/hardcore e crust. Questa ennesima tormenta di furioso vento scandinavo proveniente dalla Svezia mi ha dunque invogliato a scrivere le righe che state leggendo, per il semplice fatto che l’hardcore/d-beat (qualcuno lo definirebbe kangpunk) svedese ha sempre ricoperto un ruolo importante all’interno dei miei ascolti (Avskum e Anti-Cimex su tutti) e rimane tuttora uno dei sound che maggiormente apprezzo all’interno del vasto panorama hardcore punk. Dunque, per farla breve con questa introduzione tediosa e futile e per lasciare finalmente spazio alle “recensioni” e alla scoperta dei protagonisti di questo articolo, ecco a voi tre nuove uscite che, pur senza inventare nulla di nuovo, vanno a dare nuova linfa alla scena hardcore/d-beat svedese. Tre band e altrettanti dischi che potremmo definire assolutamente rappresentativi delle varie e per certi versi, anche se in minima parte, differenti tensioni che hanno animato nei decenni la scena d-beat/punk svedese, e che, pur mantenendo un’iconico quanto seminale swedish sound,  riescono nell’ardua impresa di non suonare tutte completamente uguali, regalandoci così tre lavori estremamente godibili e pregni di quell’attitudine e quel sapore old school che non stona veramente mai. In poche parole, Absolut Country of Sweden… Niente di più, niente di meno.

Exploatör – Avgrundens Brant

Gli Exploatör sono un “super gruppo” della scena hardcore/d-beat svedese; tra i componenti troviamo infatti gentaglia già attiva in gruppi come Warcollapse, Disfear, Dischange e soprattutto Totalitar. Non a caso i Totalitar appaiono fin dal primo ascolto come la principale e viscerale influenza degli Exploatör, e questo nuovo disco ha il grande pregio di riuscire a trasmettere la stessa attitudine e le stesso sapore di quei due classici della scena hc svedese che rispondono al nome di Ni måste bort e Sin egen motståndare. Un disco che, per via del sound e dell’approccio del gruppo, potrebbe addirrittura sembrare prodotto e registrato tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90, ed è stata probabilmente intenzione del gruppo conferire al disco intero un aurea che richiama fortemente la vecchia scuola kangpunk svedese. Ammetto si faccia davvero fatica ad aggiungere altre parole per descrivere le dieci tracce che compongono un album solido e irruento come Avgrundens Brat, un concentrato rabbioso e appassionato di hardcore punk/d-beat in salsa svedese dal sapore profondamente old school e che, traccia dopo traccia, manifesta un amore sincero verso la fondamentale lezione che hanno lasciato i Totalitar (tra gli altri) sulla scena scandinava e su quella mondiale. In poche parole, se sentite la mancanza dei Totalitar e da anni siete alla ricerca di un gruppo degno di prendere il loro testimone, non ci sono dubbi, gli Exploatör fanno al caso vostro e dovreste correre immediatamente ad ascoltarli senza remore! Absolut T-beat worship!

Socialstyrelsen – Med Rädsla För Livet

Med Rädsla För Livet , è invece il primo full lenght in casa Socialstyrelsen, giovane gruppo con le radici ben salde nella tradizione crust punk svedese dei primi anni duemila. Partendo da sonorità che ricordano certe cose fatte dagli ultimi Avskum, i/le nostr* giungono ad un sound che li avvicina agli immortali Skytsystem e addirittura ai Martyrdod, tanto i più recenti quanto quelli di dischi come in Extremis o Paranoia, ovvero un d-beat/crust punk influenzato profondamente da tendenze che si potrebbero definire “neo crust” (termine che aborro) e da pulsioni dal sapore vagamente black metal. In questo quadro di sfumature e influenze, di tensioni e sonorità, i Socialstyrelsen riescono però a sintetizzare un sound quanto meno personale se non proprio originale, dimostrando una buona capacità compositiva, sopratutto per quanto riguarda alcuni riff veramente azzeccati, e grazie sopratutto alle vocals graffianti della cantante Hanna che rendono la proposto del gruppo svedese estremamente godibile e di assoluto impatto. L’attitudine e la sincerità con cui i/le nostr* suonano e interpretano i quattordici brani (alcuni addirittura anthemici come Alltid Knivfull) presenti su questo Med Rädsla För Livet sottolineano tutta la passione che muove i Socialstyrelsen nel spararci addosso questa tempesta di swedish crust punk che non lascia scampo e che per quasi ventidue minuti ci prende a cazzotti in pieno volto senza tregua, senza mostrare alcuna pietà o segni di cedimento. Crust punk ist krieg!

Parasit – Samhällets Paria

Ci troviamo dinanzi ad un altro gruppo pieno di volti noti della scena svedese (punk e non solo), visto che nei Parasit possiamo trovare brutti ceffi che suonano o hanno sunato in band del calibro di Asocial, Diskonto e addirittura nei death metallers Interment. Il sound dei Parasit, a differenza degli altri due dischi che abbiamo affrontato sopra, parte si da un’hardcore punk chiaramente di matrice svedese ma risulta più marcio, meno melodico e nel complesso dunque più pesante e sporco, come se la lezione seminale di band come gli Asocial o i Mob 47 fosse stata estremizzata al punto giusto, rimanendo su quel confine labile che divide i territori propri dell’hardcore svedese dai lidi dominati da sonorità metal più o meno estreme. Sono principalmente le vocals ad opera di Henke che in alcuni frangenti sembrano oltrepassare questi confini  per dar vita ad un’ibrido a metà strada tra uno scream vagamente black metal e un urlato più tipico del crust. Un suono crudo e rabbioso, dal riffing veloce quanto basta per dar l’impressione di venir travolti improvvisamente senza lasciar possibilità di prendere fiato e da una batteria serrata su ritmi principalmente d-beat che ci martella in testa fino sbriciolare la nostra mente e tutto ciò che la abita. Nessuna inversione di rotta significativa o chissà quale innovativa dose di originalità nel sound proposto dai Parasit, ma ancora una volta, in direzione sempre ostile, rabbiosa e convinta sulla propria strada, il gruppo svedese ci spara nelle orecchie a tutto volume una perfetta sintesi, furiosa e brutale, di tutto ciò che è stato il seminale e primordiale hardcore/kangpunk svedese. Citando proprio gli Asocial, band che al mio orecchio rimane la più viscerale influenza che emerge dal sound dei Parasit: “How Could Hardcore be Any Worse?”.

A Blaze in the Northern Sky #04

In darkness no one reigns, the night has no king, the night has no queen, in darkness no one reigns… (Feminazgul)

Quarto appuntamento con A Blaze in the Northern Sky, rubrica interamente dedicata alle uscite più interessanti in ambito black metal e che ha come unico obiettivo quello di parlare di gruppi, collettivi e individualità impegnati a tenere viva la fiamma nera in un’ottica dichiaratamente e fortemente antifascista, antirazzista e che si oppongono in modo netto e concreto a tutta la feccia nazi, razzista, omo-transfobica, sessista e/o ambigua che purtroppo infesta ancora la scena del metallo nero. Feminazgul, Wulfaz e Uprising, i gruppi di cui vi parlerò nelle seguente righe, incarnano perfettamente questa visione del black metal e ci hanno recentemente regalato tre dischi molto interessanti che meritano di essere scoperti, ascoltati intensamente e approfonditi. Nell’oscurità nessuno regna, ricordatevi che la notte non ha né re né regine… per l’insurrezione, per il black metal!

Feminazgul – No Dawn for Men (2020)

Un progetto black metal dalle tinte atmosferiche (in alcuni tratti riconducibile alla scena e alle sonorità cascadian di Wolves in the Throne Room e compagnia) apertamente e fieramente antifascista e che nelle sue liriche tratta tematiche legate al femminismo, alle questioni queer e alla totale distruzione del patriarcato e del machismo. Ditemi voi cosa si dovrebbe volere di più da un gruppo black metal oggigiorno se non tutte queste cose sopra elencate. Inoltre, come se non bastasse, il monicker dietro cui si celano le compagne Margaret, Laura, Meredith e Tez, richiama in maniera voluta la figura del Nazgul di tolkeniana memoria, quindi, ribadisco, cosa mai dovremmo chiedere di più a codeste sacerdotesse devote unicamente al culto del “metallo nero”? La risposta, scontata, è assolutamente niente. Anche perchè se caso mai cercassimo delle risposte, No Dawn for Men spazza via qualsiasi dubbio, perplessità o questione sull’intensità e sulla qualità compositiva del black metal suonato da/dalle Feminazgul. Partendo da una base che affonda nettamente le proprie radici in una tradizione prettamente statunitense di suonare black metal, specialmente quella dalle derive più atmosferiche e dalle tinte più “naturalistiche” di matrice cascadian, la proposta di Feminazgul non abbandona però mai completamente quella primitiva ed istintiva irruenza selvaggia tipica del metallo nero old school di matrice norvegese, riuscendo così a sintetizzare una ricetta estremamente convincente e dall’attitudine fortemente iconoclasta e bellicosa. La nostra esperienza con No Dawn for Men assume presto le sembianze di un oscuro rituale iniziatico durante il quale verranno invocate ed evocate entità maligne pronte a inghiottire quei due gelidi ed intimi mostri che rispondono al nome di patriarcato e capitalismo, incatenando nell’oscurità senza fine ogni forma di omo-transfobia e machismo, di sfruttamento e discriminazione.  Come al solito inutile approfondire questa o quell’altra traccia nello specifico (anche se l’iniziale Illa, Mother of Death, I Pity the Immortal e Forgiver I Am Not Yours sono ottimi esempi di cascadian black metal in cui tutti gli elementi, dalle vocals dannate e lancinanti ai momenti più atmosferici dominati dal synth e dagli intermezzi di viola, trovano la loro perfetta sintesi) dato che questo disco dev’essere vissuto come fosse un vero e proprio viaggio ritualistico che, attraverso le otto tracce-tappe, conduce verso nessuna alba per l’uomo e condanna, con aggressività iconoclasta, all’eterno tormento l’esistente capitalista, i suoi difensori e le sue divinità. I was not made to be gracious and i will carry this hatred to my grave… 

Questo bellissimo “No Dawn for Men” è in arrivo in formato tape anche grazie a Scadavera Records, una nuova etichetta black metal totalmente diy nata nelle oscure lande del nord Italia e dalle viscere del collettivo Semirutarum Urbium Scadavera. http://https://scadavera.noblogs.org/post/2020/07/19/nasce-scadavera-records/

Wulfaz – Sotes Runer (2020)

Con questo nuovissimo Sotes Runer i Wulfaz ci danno un’ulteriore assaggio di quel sound che loro stessi definiscono Runic black metal. Se già sul precedente Eriks Kumbl, di cui vi parlai proprio nel terzo appuntamento di “A Blaze in the Northern Sky”, la proposta lirica e musicale del gruppo danese aveva catturato il mio interesse, Sotes Runer non fa altro che proseguire sulla strada tracciata in precedenza riuscendo ancora una volta ad affascinarmi e a rinnovare l’affetto che nutro nei confronti del duo danese e della loro musica. Nelle tre tracce per una durata complessiva che si aggira attorno ai quindici minuti, il sound dei Wulfaz è sostanzialmente sempre lo stesso, anche se in questo caso sembra avvicinarsi ancor più prepotentemente al selvaggio black metal della tradizionale seconda ondata norvegese con i Darkthrone a spiccare come influenza principale insieme a quel sapore vagamente viking che riporta alla mente i primissimi Enslaved, il tutto senza allontanare completamente dalla propria proposta quell’attitudine e quel gusto raw punk che emergono soprattutto nell’irruenza espressiva e nello spirito bellicoso che avvolgono l’intero lavoro. Anche su questo Sotes Runer l’ispirazione lirico-concettuale da cui prende forma la proposta dei Wulfaz rimanda ad incisioni runiche e antichi rituali norreni, e questo immaginario viene espresso in maniera chiara e suggestiva fin dall’artwork di copertina. Sotes Runer non punta solo su ritmi sostenuti e furiosi assalti black metal, ma dimostra una capacità di giocare con rallentamenti, mid-tempos e un riffing che non disdegna mai completamente la ricerca della melodia, tutti elementi che rendono il disco tutt’altro che ripetitivo o noioso. Inoltre tremolo picking e blast beats (forse più presenti rispetto alle ritmiche d-beat del precedente lavoro) sono evidentemente ingredienti ancora fondamentali iscritti nel dna del black metal suonato dai Wulfaz e difatti possiamo notare facilmente l’importanza che rivestono all’interno del songwriting delle tre tracce. E mentre veniamo definitivamente inghiottiti dall’atmosfera pagana creata da Sotes Runer, realizziamo che Wulfaz rappresentano senza ombra di dubbio una delle entità più interessanti dell’intero panorama (viking) black metal odierno. And remember…There is no place for nazis in Valhalla!

Uprising – II (2020)

“call them priests, call them nazis call them 1%, call them greedy fucking bastards call them cowards, conservative power-lusting snakes they’re all afraid of you, the critical masses…”

Nell’ultimo periodo, le lande teutoniche stanno offrendo un discreto numero di interessanti realtà black metal dalla natura fortemente antifascista e che scelgono nettamente il lato della barricata da cui schierarsi in una scena troppo spesso piena di nazi, ambigui o simpatizzanti, dagli Hyems agli Elurra, per citare solamente due gruppi recentemente recensiti su queste pagine. Sembra difatti che il terreno in ambito black metal sia particolarmente fertile in Germania, con una qualità generale delle uscite veramente alta e e in grado di portare una ventata d’aria fresca in un genere spesso troppo saturo o ripetitivo. Rientra perfettamente in questo contesto “II”, ultimo album partorito in casa Uprising, progetto dietro cui si celano il braccio e la mente di Winterherz, già membro dei ben più noti Waldgefluster. Quarantatre minuti di intenso e allo stesso tempo melodico metallo nero che strizza l’occhio alla vecchia scuola scandinava attraverso il ricorso al gelido quanto letale tremolo picking, ma che non si limita mai nella ricerca di soluzioni melodiche, sopratutto nel riffing, in grado di creare la giusta atmosfera e smorzare l’irruenza degli assalti selvaggi di natura più marcatamente black. Dopo una breve suite intitolata emblematicamente “Introduction“, ci abbandoniamo completamente alla bellezza di una traccia come “There’s No Such Thing as Hope“(probabilmente uno dei momenti migliori di tutto il disco), con il suo forsennato riffing iniziale e con i blast beats (opera di una drum machine che però non va ad inficiare della qualità generale dell’opera) a donare al brano un’atmosfera veramente battagliera e devastante. Bellissima anche una traccia come “Lesson in Basic Human Empathy”, un’assalto all’arma bianca di barbaro black metal che non mostra mai segni di cedimento, con un testo che si schiera nettamente contro ogni sorta di discriminazione di natura razziale e/o sessuale. Nel complesso ci troviamo trafitti da sette tracce di black metal attraversato da tensioni riottose che si presentano come veri e propri inni incediari di rivolta contro un mondo oppressivo in cui regna l’ingiustizia, lo sfruttamento e la prevaricazione ai danni degli ultimi e degli sfruttati. Le liriche di II, impregnate di questa selvaggi carica sovversiva, mostrano inoltre il potenziale del black metal come mezzo per diffondere un viscerale e istintivo odio contro ogni forma di oppressione e per far divampare il fuoco e le fiamme dell’insurrezione nei confronti di questo mondo. Per concludere, come potrei non spendere due parole sullo splendido artwork di copertina che, riprendendo uno stile riconducibile alle miniature di epoca medievale, mostra l’uccisione di un despota e di un vescovo da parte di una manciata di contadini rivoltosi, mentre sullo sfondo le fiamme inghiottono un castello, simbolo del potere autoritario e dell’oppressione. Black metal ist Klassenkrieg!

Evil Fragments #03

 

Terzo attesissimo appuntamento con Evil Fragments, come dovreste ormai sapere rubrica interamente dedicata a sonorità crust punk e d-beat. Mai come questa volta ci troveremo ad affrontare quasi esclusivamente lavori usciti recentemente in ambito d-beat e raw punk che affondano le proprie radici in profondità tanto nel sound svedese quanto nella affascinante scena giapponese, grazie alle ultime devastanti uscite di Fragment, Languid e Scarecrow. Ci sarà spazio però anche per parlare dell’ultimo ep targato Alement, gruppo a quanto pare cresciuto a pane e stench-crust di matrice britannica, perchè, ed è bene ricordarlo, i “frammenti del male” sono tanti, diversificati e pronti ad inghiottirci senza lasciarci vie di fuga o attimi per riprendere fiato, trascinandoci giù con loro in un abisso dominato solo dall’oscurità!

Alement – Onward (2019)

Onward, ultima fatica in casa Alement, è un perfetto esempio di apocalittico stench-crust punk dal sapore ottantiano che pesca a piene mani dall’underground britannico dell’epoca e dalla lezione primordiale di gentaglia brutta, sporca e cattiva del calibro di Axegrinder, Deviated Instinct ed Hellbastard. Niente di nuovo sotto al sole, ma vi assicuro che questo ep di sole tre tracce è quanto di meglio si possa ascoltare ultimamente se si è amanti viscerali di quel brodo primordiale a metà strada tra il metal e il punk conosciuto a suo tempo come stenchcore. I toni epici e le atmosfere oscure che avvolgono i tre brani disegnano paesaggi guerreschi e lande desolate post-apocalittiche in cui solo la desolazione regna sovrana e ciò che resta degli esseri umani è divorato dalla rassegnazione più totale. Sedici minuti abbondanti per immergersi completamente in questa tempesta oscura di stench-crust in cui emergono prepotenti le influenze più doom e thrash metal degli Alement, influenze che rendono ancora più affascinante l’ascolto dell’intero lavoro. Non c’è molto altro da aggiungere dinanzi ad un ep così interessante, se non forse soffermarsi e sprecare fiato e parole per parlare del gusto che i nostri dimostrano per la creazione di aperture melodiche dalle tinte scure e per la costruzione di atmosfere terrificanti che accompagnano la nostra discesa nelle viscere di Onward, un disco che potrebbe benissimo esser stato partorito dalla scena crust britannica di fine anni 80. E mentre la conclusiva titletrack ci accompagna fuori dalla tormenta stench-crust scatenata dagli Alement, gli ululanti venti del caos spirano preannunciando l’apocalisse che verrà…

Languid – Submission is the Only Freedom

Con questo nuovissimo Submission is the Only Freedom, i Languid tornano all’assalto con la loro devastante miscela di crudo hardcore punk/d-beat condensata in otto feroci tracce che non lasciano scampo e sembrano non aver la minima pietà per le nostre orecchie. Se mai ce ne fosse stato bisogno (e la risposta è ovviamente affermativa) i nostri punx canadesi riescono ad incarnare con questa ultima fatica in studio il perfetto punto di incontro e di sintesi tra lo swedish d-beat sound degli Anti Cimex di “Absolute Country of Sweden” e il rumoroso raw punk dei  Disclose di “Once War Started”, mantenendo sempre le radici ben salde nella primigenia lezione d-beat dei maestri Discharge, regalandoci così otto tracce devastanti e pronte a distruggere qualsiasi cosa si trovi per errore sul loro cammino. La doppietta che ci introduce a questo Submission is the Only Freedom rappresentata da “Stench of Death” e “No Peace“, mostra fin da subito l’irruenza battagliera del sound proposto dai Languid che, come un tornado ci inghiotte, ci trascina con sè e non ci lascia un secondo per riprendere fiato. “Path of Devastation”, così come la penultima “In Darkness“, è invece una di quelle tracce che riescono ad imprimersi nella memoria fin dal primo ascolto grazie sopratutto ad un riffing preciso, ad un assolo accennato ma quanto mai azzeccato e delle vocals abrasive che richiamano sia i primi Discharge sia gli Anti-Cimex. In generale gli otto brani, avvolti in una patina dai tratti vagamente crust, presenti su questa ultima fatica dei canadesi Languid non superano praticamente mai i due minuti di durata e proprio per questo riescono a colpire nel segno sotto forma di brevi quanto devastanti assalti di d-beat/hardcore punk che lacerano la carne e lasciano solo macerie al loro passaggio. Infine, nota di merito per l’artwork di copertina che accompagna Submission is the Only Freedom, un’artwork in grado fin da subito di rendere chiari gli intenti bellicosi e privi di pietà espressi dal sound crudo e irruento dei Languid. Absolute country of Canada… nient’altro che questo.

Fragment – Serial Mass Destruction (2020)

Serial Mass Destruction, ultimo lavoro targato Fragment, è una assoluta mazzata in pieno volto di raw d-beat punk che non lascia spazio ai compromessi e che sembra non provare alcuna pietà nei nostri confronti. Affondando le radici tanto nella scena d-beat svedese quanto in quella raw punk giapponese, i nostri punx canadesi di Halifax celati dietro il nome Fragment, ci regalano solo otto minuti di intensità e rabbia che non guardano in faccia niente e nessuno, tirando dritti per la loro strada come una tempesta che inghiotte e distrugge tutto ciò che si trova dinanzi. Un disco purtroppo di sole cinque tracce che si conficcano nella nostra carne facendo deflagrare in tutta la sua potenza questo concentrato di rumoroso e crudo d-beat/hardcore che riesce perfettamente ad insinuarsi nella nostra testa. I Fragment non inventano nulla di nuovo, certo, ma sanno maneggiare e modellare la materia d-beat in modo del tutto personale e godibile, al punto che ci si troverà più volte di fila ad ascoltare questo devastante “Serial Mass Destruction”, un lavoro che difetta solamente nella durata, davvero troppo esigua per un lavoro così intenso e che sa come colpire nel segno ed imprimersi nella memoria. Discharge, Disclose, Framtid, Mob 47 e primissimi Anti-Cimex sono le principali influenze condensate nella proposta e nel sound dei Fragment, ma i nostri riescono ad aggiungere a tutto questo una minima dose di personalità che ci permette di godere a fondo dell’ascolto di questo Serial Mass Destruction senza aver l’impressione di “fin troppo già sentito”, rischio che spesso si corre in ambito d-beat/hardcore, scena estremamente satura negli ultimi tempi, ad essere sinceri. It’s only a mass of Scandi-japanese raw sound attack and that’s the way i like it baby!

Scarecrow – Revenge (2020)

Un vortice di violento e roboante vento scandinavo accompagna una tempesta furiosa di d-beat punk… ecco da cosa veniamo inghiottiti quando iniziamo l’ascolto di questo devastante Revenge ultima fatica in studio per gli Scarecrow. Un d-beat hardcore/kångpunk radicato in profondità nella scena svedese degli anni 80/90 e che si inserisce in quel solco scavato a suo tempo da dischi fondamentali come “Karnvapen Attack” dei Mob 47, “Crucified by the System” degli Avskum ma soprattutto “Sin Egen Motståndare” dei Totalitar! Un hardcore punk furioso e senza cedimenti, sorretto in modo estremamente godibile da ritmi d-beat vecchia scuola che riportano alla mente un modo tutto svedese di suonare questo genere, tanto che si avrà spesso la sensazioni di essere all’ascolto di qualche lavoro sconosciuto della scena kangpunk degli ’80. Rabbia viscerale e irruenza espressiva che sembra non conoscere compromessi o soste sono le sensazioni che trasudano da questo Revenge, una vera e propria mazzata in pieno volto che lascia storditi , in cui gli otto brani (tutti molto brevi) prendono le sembianze di schegge di d-beat/hardcore impazzite che vanno a conficcarsi nelle nostre orecchie senza alcuna pietà. Ne sono esempi perfetti la seconda traccia intitolata “This Misery“, in cui si sente profondamente l’influenza dei Totalitar, “Ourorobos” e “Zero Tolerance”, ottimi momenti di rabbioso d-beat/hardcore pronto a distruggere qualsiasi cosa e che lascia addosso una voglia indescrivibile di pogare selvaggiamente, incuranti dei lividi e delle ossa rotte. Scandi…ehm no, North Carolina Jawbreaker!