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“Awake Arise Silence” – Intervista a Marthe

Dopo due mesi abbondanti in cui Disastro Sonoro era piombato in un sonno profondo e in un silenzio assordante per via di una moltitudine di motivi e impegni tra cui il troppo lavoro di merda, torno col botto pubblicando un’intervista a Marzia, storico nome della scena hardcore e punk italiana e già attiva in una miriade di gruppi tra cui Kontatto, Horror Vacui o i più recenti Tuono. Marzia però sembra non conoscere attimi di tregua e qualche anno fa ha dato vita ad un’affascinante progetto solista chiamato Marthe con cui ha pubblicato il maestoso Sisters of Darkness, un disco di heavy metal dal sapore doom, epico e proto black. Sarà esattamente questo suo ultimo progetto di “valkyrian metal” il protagonista dell’intervista che segue, intervista in cui tra domande e risposte si è cercato di sviscerare tutte le sfumature che accompagnano questa individualità sonora conosciuta come Marthe. Un’intervista che merita di essere letta attentamente anche solo per il fatto che al suo interno ci si può imbattere sia in aneddoti di crust punx canadesi che allontanano dei nazi a calci nel culo, sia in Marzia che cita Vasco Rossi come uno dei suoi poeti preferiti. Io ho parlato fin troppo, quindi che calino le tenebre eterne e lascino spazio unicamente alle parole di Marzia. Tenetevi pronti a scendere tra gli abissi infernali di questa intervista e non indugiate ad unirvi alla cospirazione delle sorelle dell’oscurità! AWAKE. ARISE. SILENCE.

Ciao Marzia! partiamo con le domande scontate e biografiche: quando decidi di far nascere il progetto Marthe e perché?

Grazie a te come sempre per aver pensato a me per questo spazio. Marthe nasce nel 2012 sotto forma di motivetti cantati su un cellulare durante le mie traversate appenniniche Emilia Romagna – Liguria, e il tutto rimane lì fino al 2018 quando decido di azionare la batteria elettronica che avevo comprato qualche anno prima quando ero andata al negozio per prendere delle bacchette. Sono uscita con una Yamaha e una scheda audio, a caso. Quindi grazie al mio amico Pasquale Pask di Mu Versatile Label/Nuit ho fatto funzionare tutto, per chi non lo sapesse lui è il capo mondiale di aggeggi musicali con bottoni e suoni e modulazioni a me aliene. Mi ha collegato altrettanti alieni cavi che hanno magicamente iniziato a produrre suoni. Da lì un po’ di intuizione ha fatto il resto, componendo piano piano un pezzo per volta fino alla demo 2019. Il motivo è banalmente il fatto che non ho mai avuto un gruppo metal in linea con i miei gusti più classici quindi ho provato a fare da sola, e ci sono riuscita. E’ molto catartico avere un gruppo in personal, ti ritagli del tempo isolandoti dal mondo per creare uno stream of consciousness sonoro in continua evoluzione e ad ogni idea o miglioramento mi stupisco dell’upgrade. Ad oggi è il mio momento di misantropia rigenerativa.

Ti va di parlarci del significato che si cela dietro la scelta del nome Marthe?

Non avevo assolutamente idea di come poter chiamare un gruppo anche perché non è un gruppo ma un’individualità sonora. Volevo qualcosa che suonasse come singolare, e che rappresentasse il concept. Un giorno pensavo agli Earth e un internamente mi sussurravo “dai è un nome un po’ di merda (opinione personale ovviamente), come se io facessi un gruppo che si chiama boh, Luna! Marte!” (Saturno è molto gettonato) e ho fatto “Deh! Bello!”. Suona un po’ come il mio nome, inoltre è il pianeta a cui il mio nome è ispirato, sa di fuoco, sa di potenza e sa di forza. Mi sarebbe piaciuto presentarmi con un non so che di nordico che fa sempre molto metal ma io sono latina totale, sono mediterranea, cresciuta al mare, vado scalza quando posso e sono abituata a bruciare per ore sotto il sole. Sicuramente il fuoco mi rappresenta di più del ghiaccio anche se dovendo scegliere sarei sicuramente una Stark *.*

Ho aggiunto una h per darmi un tono oriundo. Non so se il nome  voglia dire altro, non so come si debba pronunciare (gli anglofoni lo pronunciano [m’a:θ]). Poi ha una assonanza immaginativa con martello che nei miei viaggi mentali si è materializzato in Studio Hammer (aka la mia camera da letto/studio di registrazione) anche se l’utensile-guida di Marthe non è il martello ma il falcino (dalle mie parti, penato), una roncola simbolo delle zone rurali delle valli liguri apuane. C’è un’immensa letteratura e storiografia a riguardo.  Sarebbe figo se avesse un senso l’idea di Apuan Metal ma fa oggettivamente cagare. Agipunk ha coniato per l’adesivo del disco l’aggettivo “Valkyrian Metal” che ovviamente funziona alla grande perchè da già un assaggio di che cosa aspettarsi. Mi piace un sacco perchè associo valchiria all’idea cinematografica e femminista di una sorta di “Xena”, di donna indipendente, di femminista combattente, di “amazzone” e dell’immaginario ad essa associato, non solo unicamente a quello della figura mitologica del Nord (anche perchè mi sento più giunonica che valchiria). La mia figura mitologica preferita è la sirena ma forse passerò dai cavalli cavalcati da donne nude inferocite ai lunghi capelli delle donne pesce incantatrici quando farò musica acustica a 70 anni se ci arriverò.

Fin dal primo ascolto di Sisters of Darkness ho avuto l’impressione di ascoltare un disco heavy metal dal sapore molto old school e ottantiano. Quali son stati i gruppi che ti hanno influenzato nella scrittura della musica per Marthe?

Sembra sempre molto strano da dire ma io non ascolto molta musica, in fin dei conti. Spesso non ho stimoli, spesso non mi accorgo che ho passato ore e ore in silenzio. Lo imputo al fatto che ho lavorato in situazioni di estrema socialità per quasi due decadi e rincasando l’unica cosa che volevo era il silenzio. Questo per dirti che il bacino di influenze che posso aver avuto è molto ristretto. A questo aggiungici che sono una persona molto dozzinale quindi ascolto sempre le stesse cose. Sicuramente uno dei miei gruppi preferiti è Bathory periodo Hammerheart e Nordland quindi il mio desiderio è sempre stato fare metal a metà tra la roba grezza degli anni ’90 e l’epicità che mi trasmette il ritornello di “The Lake” o “Vinland”. Quorthon per me è tipo una divinità mitologica, ma il paragone (che mi onora fino alle stelle) con Bathory non l’ho ricercato, mi è stato attribuito, e ne sono stata davvero fiera. Non era voluto perchè non ne avrei mai avuto la presunzione.  Amo le sonorità dei Tiamat di “Wildhoney”, colonna sonora di quando sono triste.  A fine 2020 ho preso un paio di coltellate emotive e mi sono fissata con le atmosfere ossessive di Lustre (“The First Snow” e “Phantom Part II”) che assocerò per sempre alla neve e al freddo nebbioso e solitario dell’inverno, a quella sensazione che fa l’aria gelata quando la respiri camminando. Però sono influenze concettuali più che concrete, sono suggestioni atmosferiche messe in musica. Vorrei potermi ispirare allo stile di Iggor Cavalera e Sepultura perchè adoro le parti percussionistiche tribali ma non si presta al mio immaginario né al mio background culturale. Mi piacerebbe ispirarmi a vibre nordiche ma anche questo non fa parte del mio vissuto (anche se in in “Awake Arise Silence” ho avuto un input vocale dal “kulning” nord europeo). Spesso attingo da esperienze fatte nei miei frequenti viaggi: nel prossimo disco (mini spoiler) ci sarà il sibilo del “silbato de la muerte” e anche un sonoro registrato in montagna dove un gioco strano di venti faceva risuonare una struttura metallica. Nella precedente registrazione ho inserito il mare di Portovenere. Insomma, è tutto un po’ un mio trip che si materializza. Per il prossimo disco vorrei inserire qualche pezzo più veloce dato che ho suonato musica estrema tutta la vita e ora se mi esce un beat di batteria è sicuramente lento (leggasi: forse ho già dato ahahah! Ma il d-beat è il mio primo amore nonché la mia specialità quindi batteristicamente parlando prima vengono i Kontatto, poi tutto il resto).

Tu sei sia la mente che il braccio dietro il progetto, come definiresti la tua musica?

Valkyrian Metal anni ’90 registrato in cantina.

L’atmosfera generale che avvolge l’intero disco è molto oscura e contemporaneamente molto evocativa e rituale. A cosa pensi sia dovuto questo? E’ una scelta voluta quella di conferire alla tua musica questa aura pagana e ritualistica?

Tutti i riff sono nati o attraversando l’appennino Tosco Emiliano o a Marinella sugli scogli quindi questi paesaggi mi hanno stimolato una sorta di colonna sonora che è per forza di cose epica, poetica, rituale. Quando mi esce un pezzo per gli Horror Vacui o i Kontatto sono ispirata da altre visioni. Non è una scelta voluta ma è la dimensione sonora in cui mi sento più a mio agio, ma devo ammettere parallelamente alla dimensione death rock, dark, goth, hardcore, perchè davvero sento dentro di me molte influenze e passioni che coesistono e sono come substrati su cui mi sono formata ed evoluta. In base alla necessità ne emerge uno piuttosto che un altro e per questo ho progetti paralleli e di varia natura.

Qual è la traccia a cui ti senti maggiormente legata tra le quattro tracce presenti su disco?

Sister perchè è stata la miccia, ma Awake perchè è quella che mi ha dato l’idea di essere riuscita a trovare la mia “quadra”: lo sviluppo che è venuto fuori spontaneo, la voce che finalmente era adeguata alle mie possibilità, la parte epica finale.

Quali sono invece le tematiche che cerchi di affrontare attraverso le tue liriche?

Nel primo disco sono di varia natura (mitologia, storia, esistenzialismo, la sempreverde ineluttabilità della morte) ma nel prossimo saranno più introspettive. Vorrei scrivere testi trasversali utili per le persone che si trovano ad ascoltare la mia musica in determinati mood. Mi piacciono molto i testi che sembrano poesie e la scrittura la affronto in questo modo, come se dovessi comporre una poesia dedicata a qualcuno. O un pianto per qualcuno. Solitamente scrivo i testi quando sto male quindi sono quasi sempre incentrati su tematiche come la perdita, la mancanza, le pugnalate, le facciate, la solitudine in se stessi, trovare la forza. Sono poi i testi che avevano anche i Wretched e Kaos One, due dei miei “poeti” preferiti.

Qual è il significato di un titolo come Sisters of Darkness? E’ possibile vederci una qualche forma di messaggio femminista declinato in chiave esoterica e occulta?

Assolutamente si, avevo anche fatto un set limitato di toppe che ho mandato ad alcune delle mie muse ispiratrici o modelli femminili sparsi per il mondo, una sorta di sorellanza unita sotto il segno del caprone ahah! Anche se il mio sogno più grande sarebbe avere un MC motociclistico a nome “Sisters Of Darkness” (mi sarebbe piaciuto “Daughters Of Pride” in chiave Anticimex ma faceva un po’ nazi come concetto ahah! In un mondo come quello delle moto che aiuto, ne è pieno!). Il mio primo gruppo era un gruppo riot e la formazione femminista è indelebile dentro di me, quindi sono innamorata dell’idea di un potente femminile che accomuna tutte noi, per quanto sicuramente imperfette. Ci sono musiciste donne di fuoco come Stefania Ovo o Lili Refrain che percepisco come affini a me per vissuto e determinazione. Le amo. Ma non sono una che vuole fare spogliatoio a tutti costi, non sei mia “sorella” solo perchè hai una vagina. Molte vagine le tengo a debita distanza poiché le trovo svilenti e lontane anni luce da me e da quello che reputo costruttivo e positivo in termini di appartenenza e contenuti.

Sei attiva in altri grandiosi gruppi come Kontatto, Horror Vacui e Tuono, che spazio occupa il progetto Marthe all’interno del tuo percorso come musicista? E quali obiettivi ti poni nel futuro?

E’ molto marginale. Inoltre occupa specifici momenti di tempo (ferie, weekend, momenti di pausa). Ogni volta che mi viene in mente un riff per Marthe e non per dire per gli Horror Vacui mi sento in colpa haha! Però con Marthe non ho nessuno a cui presentare la mia idea quindi la creazione è immediata e integrata come i gadget di serie di una macchina con pilota automatico. Negli altri gruppi c’è condivisione, creazione, momenti di unione e socialità. Progetti futuri: migliorare la qualità di registrazione seppur restando nel campo dell’home recording, mettere insieme un full lenght sostanzioso e una cover (che amo già ancora prima di averla fatta) e fare un secondo disco che non deluda chi ha creduto in me dal momento zero.

Il tuo sound è influenzato in parte anche da certo proto-black metal. Il black metal nel corso dei decenni ha visto purtroppo una forte presenza e ingerenza di band e gruppi nazifascisti al suo interno. Qual è la tua posizione in merito alle posizioni di estrema destra, razzista e omofobe che infestano la scena del metallo nero?

Molti definiscono Marthe doom e black metal ma a me il black metal fa CAGARE, in tutto. Dal sound, allo stile nel suonare la batteria, alle voci, all’immaginario e a tutte le cazzate di cui si sono fatti portavoce. Escludo ovviamente Bathory e Darkthrone perchè hanno un valore emotivo sentimentale e i secondi hanno saputo costantemente reinventarsi in modo anche ironico, elemento che apprezzo moltissimo. A livello puramente musicale apprezzo la prima ondata con Venom, Celtic Frost, Hellhammer ma poi di base non ho molta cognizione di causa a riguardo. Sono sempre stati ascolti marginali alla fine. Ho ascoltato Burzum per la prima volta due anni fa perchè è sempre stato tipo il tabù del babau ma volevo capire cosa facesse e come mai piacesse a molti miei amici/conoscenti nonostante sia un idiota fascista e omofobo. Sinceramente devo dire che alcune cose sono davvero molto belle, con mio rammarico, perchè non posso soprassedere al fatto che la musica provenga da quell’essere ignobile e irriscattabile. Non capisco l’hype attorno al gruppo e mi dispiace vedere le maglie di Burzum dentro a spazi occupati o autogestiti o politicamente attivi e schierati. Alla venue metal punk “Le Katacombes” di Montreal ho personalmente assistito a Janick, proprietaria nonché cantante degli After The Bombs, cacciare fuori a calci in culo il metallaro di turno con la maglia di Burzum. Non può essere tollerato in certi posti. Quindi per risponderti, il black metal nella mia vita non esiste: mai seguito, mai ascoltato, mai apprezzato. Mi ha incuriosito il gruppo Mork che poi ha fatto un discreto successo ma è un genere che trovo molto banale, con un immaginario spesso ridicolo. Poi è di un monotono mortale, è tutto uguale. Ho letto anche i vari libri usciti, visto documentari etc. E’ tutto troppo ambiguo e c’è il rischio di pestare una merda dietro l’altra anche solo accettando produzioni con etichette black o che fanno gruppi black, perchè per quanto “pulite” potrebbero avere nel loro bacino artisti un gruppo all’interno del quale c’è un (faccio esempi a caso) batterista il cui cuggggino ha suonato con il fratello di uno che aveva un gruppo con testi mezzi nazi e allora via, si viene tutti accusati di essere nazi. Poi se tuo malgrado ti succede una disgrazia simile devi stare 45 anni su fb a rispondere alla milizia del punk tribunale e bisogna discolparsi per sempre giurando e spergiurando che non lo sapevi ma niente, la tua vita è finita hahah! Non ne ho mezza, davvero, preferisco purtroppo tenere alcune porte chiuse nonostante mi siano state fatte offerte moooooolto interessanti. Per me la musica è politica, e politica dal lato giusto della barricata. Non credo alla stronzata di essere uniti sotto la bandiera musicale senza pregiudizi. Mi è capitato anche con gli Horror Vacui di declinare molte offerte perchè anche nel dark le situazioni ambigue sono all’ordine del giorno. Ci ho messo 40 a costruirmi una comfort zone fatta di solidi ideali e anni di attivismo in cui mi sento protetta e a mio agio, sto bene qui. In conclusione non mi piace proprio niente del black metal, forse solo le chiese che hanno bruciato perchè erano stupende.

Avviandoci verso la fine dell’intervista, son costretto a chiedertelo: esiste la possibilità di vederti portare Marthe in sede live prima o poi o rimarrà solamente un progetto da studio?

Me lo stanno chiedendo davvero in tanti. Il primo ostacolo è che mi sono accordata in modi talmente assurdi che per fare un live ci vorrebbe un formulario enciclopedico per replicare con siparietti di 20′ tra un pezzo e l’altro. Poi le voci le ho fatte con (letteralmente) 8, 9 o più linee fatte e rifatte e sovrapposte per non far saltare all’orecchio (il mio) che ero io perciò avrei bisogno di coriste, come Laura Pausini. Poi dovrei trovare le persone adatte a sopportare me, un segno vergine, nel delirio della pignoleria per il quale ogni singola nota o colpo deve essere fatto come l’ho fatto io nella registrazione. Hai presente l’incubo? Hahah!

Questo spazio è completamente tuo, puoi scriverci quello che vuoi!

Marthe non è un progetto della quarantena 2020, è nato molto prima e si è materializzato nel 2019 quando era insospettabile immaginare che la dinamica studio sarebbe stata uno dei pochi scenari percorribili di lì a breve. Ad oggi la demo 2019 è stata ristampata in 7 formati: una (la mia) diy in 50 copie, 300 copie da Caligari Records in cassetta (1 e 2 stampa) distribuzione americana, due formati di LP da Agipunk (colorless e rosso), versione CD digipack spaziale che sta per uscire in Sud America grazie a Exabrupto records che mi ha chiesto di farlo e versione cassetta distribuzione europea in 50 copie con cartolina disegnata a mano da Silvia di Lunarseas records. Sono davvero grata a tutte queste realtà per aver accolto la mia richiesta o essersi proposti di farne uscire altri. Sono inoltre tutte realtà integerrime, solide, che stanno dalla “parte giusta”. Marthe esiste grazie alla funzione note vocali del telefono,  perchè come dice Vasco (uno dei miei altri poeti preferiti) “le canzoni son come i fiori, nascon da sole sono come i sogni, e a noi non resta che scriverle in fretta perchè poi svaniscono e non si ricordano più”.

“Anti-colonial Sápmi Black Metal” – Interview with Ruohtta

In this interview we will delve into the dark abysses of the mysterious Ruohtta project, a one man band that proudly defines its proposal as “Sápmi black metal”. An interview in which between history, anthropology and black metal, Ruohtta expresses his complete spiritual and political vision about the secular oppression suffered by the Lapp culture and people and the different forms of anti-colonial resistance put in place by the Saami still today against the Swedish and Finnish nation-states. “Anti colonial Sápmi black metal” is the only battle cry that echoes in the Lappish wilderness!
For a better reading of this interview and to fully grasp the atmosphere and the themes treated, it is recommended to listen to “Reetessä” the last wonderful Ep published by Ruohtta.

 

Your project is extremely fascinating in so many different ways, from the music to the subject matter. This fascination in my eyes is also exerted by the name Ruohtta. Can you tell us what it means and why it was chosen as the name of the project?

Thanks! Ruohtta is an entity/god (called a demon by missionaries) that reigns over sickness and death. This powerful entity is neither good nor bad yet demands offerings in order to spare the lives of the offeror or his/her close community. Ruohtta-aatto is a word that is still in use in my culture and points at the darkest days of the year. On these days, the dead spirits of one’s ancestors was/is particularly active. It is therefore wise to stay indoors during the nights in order to not get snatched into the land of the dead. Ancestors may both help the living as well as causing deceases or accidents if not respected properly. My music, regardless of genre-definitions, has always been a sort of tacit communication with dead people or dead places. This spiritual practice through sounds have increased during the years. Those who know me know exactly what I am talking about here.

I came across your project through Realm and Ritual Records, a label committed to publishing work in black metal and dungeon synth and explicitly anti-fascist. What is your stance on anti-fascism within the extreme metal scene? What are your thoughts on the scourge of NSBM?

Ruohtta has had an anti-colonial stance from the start and that won´t ever change. I despise totalitarian rulings and to be honest, I am not that into –isms and political ideologies at all. Fascism like capitalism seemingly eats its own tail in the end. NSBM as a music genre is a tricky issue and I think there are nuances to what is called NSBM as well. There are certainly many far-right leaned artists that has produced interesting music. And there are a lot of other people that sucks at being human that has created great art. August Strindberg, Phil Spector and Picasso are a few examples of that. At some levels, I think one has to separate the person from the art even though these two occasionally intermingle. However, I have not heard a fully fleshed Nazi-band that has produced what I deem as interesting sounds yet.

(I take the liberty to make a brief and necessary addition to the response issued by Ruohtta, to express my point of view about what was said. As you know Disastro Sonoro is a project that takes a clear and unambiguous position towards the NSBM and all the bands that wink at extreme right-wing positions, whether they are explicit or not. On the division between person and artistic project, I remain of the idea that the best thing to do is in any case not to support in any way such individuality and its projects so as not to give visibility to positions, ideas and actions of Nazi-fascist, racist, reactionary and conservative.)

 

In your latest Ep you focus on colonialism and the forced Christianization suffered by the Sámi people. How come the choice to deal with certain themes through the instrument of black metal?

It came natural, it was just there from the start. There is a lot of negative subjects and history to be found within our cultures that may be interpreted and dealt with through various art and music genres. It will most likely take a couple of lifetimes to explore and conceptualize them all. I am a grown man that has been into Black metal since I was 11-12 years old so this particular kind of music energy has influenced and seeped into my music making, regardless of genres, ever since. For me, Black metal is about reflecting, channelizing and/or portraying negative and dark energies. Ruohtta utilizes, remoulds, channelizes and spews these dark energies back at all aspects of colonialism.

On your bandcamp page, in the description of your last Ep Reetessä, you talk about Laestadianism, Stalinism and old pagan Finno-Ugric religion. What influence did these three very different dimensions have within Saami culture and how did they affect the struggle of resistance to the predatory colonialism of the Swedish and Finnish states?

It is important to point out that in my area there are roughly two different yet related minority/indigenous groups of Finno-Ugric origin: North/Lule/Forest Sámis and Tornedalians/Lantalaiset. I am of Forest Sámi origin yet has the language of Tornedalians/Lantalaiset, Meänkieli, as family language. These two groups have lived side by side in both turmoil and companionship for many hundreds of years. Laestadianism was a religious direction that actually kept a friendly bond between them. In the secular and modern decay society of today, this bond is starting to diminish. The state and colonial powers has done a lot to split these groups up during the last 150 years and turning them against each other. However, some people in said groups are now finally starting to wake up and redirect the anger towards the true enemy instead. Stalinism affected many Tornedalian/Lantalaiset-villages during its peak, a political direction that stood in stark contrast to Laestadianism. In some areas, this seemingly impossible contrast was jointed into something that strangely worked side by side. On top of this (or under perhaps), the old pagan religion influenced how this symbiosis appeared in the lives of the people. The practice and sermons of Laestadianism was initially touched by Sámi Pre-Christian religion. I think all these three spiritual and political dimensions resided in a tacit resistance towards colonial ideas of the Swedish state in their own ways. I don´t know about what the exact conditions in Finland and Norway were at the time but I assume something similar. If to apply an objective perspective, these three different views are quite extreme and together they form a vibrant and esoteric energy that serves the making of Black metal music perfectly.

In 1852 an important event in the history of Sámi cultural resistance to colonization and forced sedentarization imposed by the Swedish and Finnish central governments took place: the Kautokeino Uprising. What are your views on this moment of insurrection and what significance does this event have for the culture and history of the Sámi People?

The Kautokeino rebellion (Guovdageainnu stuimmit) had many ignitions and not all of them was due to resistance against colonisation. There is still unclear what really happened but an extreme form of Laestadian expression was also in the mix there. Today there are mixed feelings about the act, some salute the violent resistance while being less proud of the religious aspects. Speaking of resistance, the possible church burning at Nábbreluokta in 1650 is perhaps one of the first direct action against Christianisation up here. Some of my ancestors resided in that area during that time period so who knows… The Alta conflict in the late 70s is perhaps what lingers in people’s minds the most nowadays. Similar conflicts and resistances like that one will most likely appear soon again. The predatory colonialism and stealing of land here has not ceased.

What are currently the difficulties most felt by the Sámi people? Are there still feelings of resentment, anger and desire to rebel against European colonialism and the imposition of a sedentary lifestyle historically in antithesis with the Saami culture?

The biggest difficulties for both Sámi and Meänkieli-speaking people is to keep our languages and cultures from succumbing in a “modern” society dictated by others. The wounds of the past are deep and a lot of energy goes into saving what is left, both culture and land. The mining and logging corporations is trying hard to turn our part of the country into industrial areas. The sad part is that the hegemony of our town areas forces many of us to do the digging in order to support our families. However, there is pride in work and pride in the communion of the working class. Many have been doing mine work for generations without thinking about the destructive part of it. This is a large topic so I will leave it at that. Resentment, anger and urge to rebel? Absolutely.

Like any nomadic farming culture, the relationship with the environment of the Sámi people has always been in antithesis with a predatory and devastating vision typical of Western and capitalist culture. How much does the wild nature of the Swedish Lapland region you come from and your relationship with it influence your music? Do you think that Ruohtta’s music has an “atmospheric” dimension that recalls Lappish landscapes and nature and a certain ecological way of relating to the natural environment?

Well, besides Black metal, I have a long history as a musician in folk and improvisation music genres. Through this I have delved quite deep into the music traditions of my own cultural environment and incorporated them into how I perform my instruments and write music. I would say that my perception of rhythm is quite affected by Sámi jojk, meaning that I tend to see rhythms as oval shaped motions instead of linear. My melodic language is definitely affected by old Finnish/Tornedalian folk music such as fiddle music, runo songs and sounding affordances of the kantele. I try to steer away from stereotypical views of how Laplandic music “should” sound like but sure, there a lot of big forests, mountains and streams here that most likely have an effect on my artistry. I live in a remote area in a village with six houses so the isolation and closeness to nature is inevitable inspirational for my works.

Perhaps this sounds like a stupid or trivial question, but can the choice to also write and sing in Meänkieli and Sámi be seen as a form of resistance to the linguistic colonialism imposed by Sweden and Finland on the Saami people and as a desire to decolonize their own culture after centuries of oppression?

Absolutely. Meänkieli and Sámi is slowly but surely transforming into becoming linguistic acts of resistance nowadays. On my upcoming album “Gutna” I mix these languages as a way of encouraging communion between the two Finno-Ugric peoples.

As we come to the conclusion of this interview, I wanted to ask you when the new record will be released? Will you continue to deal with the brutal issue of colonial oppression suffered by the Sámi people or will you deal with different themes?

The new album “Gutna” is out 30 April 2021 on cd through TormentRex. In July, a cassette edition of the album will appear through Realm and Ritual. Vinyl edition is in the works! I also have a small Black ambient release on the way later this year as well. Ruohtta will always remind of the bad and the oppressive in our part of the circumpolar area. In future releases I might highlight certain spiritual aspects of our existence more but I will never steer away from themes associated with Sápmi. Thanks for the interview! Greetings/ Tervaaj

 

 

“Make punk a way of protest again!” – Interview with War//Plague

This summer I wrote a long article about the Minneapolis hardcore punk scene that was published in the zero issue of Benzine, a punx fanzine created by some individuals from the Milan hardcore punk scene. The idea to write that article was born after the police murder of George Floyd and after the riots that crossed and burned the USA during the summer months. The publication of that article allowed me to get in touch with War//Plague, one of the most interesting crust punk bands in the Minneapolis scene and one of my favorites. I recently asked Leffer and Lutz a series of questions, covering a variety of topics ranging from revolts against racism and police violence, to the idea of punk music as a way of protest and political movement. Right now I can’t find the right words to explain you how happy and proud I am to have interviewed War//Plague, especially because we all share the idea that punk is and must still be a threat, so I’ll just leave you to their answers and wish you a good reading.

This summer, after Floyd’s brutal murder by police and in the wake of the raging riots, I wrote an article titled “Minneapolis Burns, Fragments of the Minneapolis Hardcore Scene,” starting first with the title of the Destroy EP “Burn this Racist System Down.”I wanted to ask, what can you tell us about the current hardcore punk scene in Minneapolis? What differences do you notice between today’s punk scene and that of the past in your city?

Leffer: Ever since George Floyds murder, life has been a bit unstable, yet the community is strong here in Minneapolis. Life has come to a stand still and a lot of people are in survival mode with the pandemic, etc. So punk life and energy has been redirected to the current state of affairs here. No gigs or gatherings but protests are constantly happening and that’s how many are coming together to give a sense of community and strength.

Lutz: The current state the punk scene here is a bit fragmented, but it’s still going strong. There just aren’t a lot of places to play and with the pandemic, no one is playing out. We’re all still on lock down for the most part, but hopeful things will turn around later this year. However, I think the punk scene is more charged than ever.

When was War//Plague born and where did your name come from?

Lutz: We started in the spring of 2008, still seems like yesterday. The name was kind of the amalgamation of ideas, surprisingly it’s probably a more relevant name now then it was back then!

Leffer: Like Lutz said, it was 2008, right after PROVOKED broke up. Lutz and I wanted to continue playing music so we started writing new material. Finding a name took quite a while as we wanted to really think on our approach and the basic musical theme of the band.

What is your position on the uprisings against police abuse and structural racism in U.S. society and culture that followed Floyd’s murder? How did the hardcore punk scene of your city live those days of revolt?

Lutz: The spring and summer of last year was very intense in the city. Constant protest, helicopters, military presence, etc. Not to mention all the white nationalists and knuckle draggers that came into the city to start more problems. The police in this area have been a menace for decades, many of them are extremely racist and violent. The day the precinct burnt down was very surreal… the turmoil in the air was thick. Police in riot gear on the roof, blockades, smoldering ashes and smoke from surrounding building, protests, people looting for diapers, food, etc.

The city spent millions to fortify downtown prior to the Killer Cop’s trial. After months of promising to dismantle the police and make changes, the city council invested millions to hire more police. People are pissed off and fed up. But one thing I can say, that the media doesn’t cover, is that summer really brought the community together. Not just the punk community, the southside community as a whole. The punk scene is and will always be allies. Systemic racism is real in this country and I believe this fight is far from over.

Leffer: The cops and police union here are incredibly corrupt. The history of racism within the police ranks has been running for far too long and the community has had enough. George Floyd changed the world and especially this area of Minneapolis as people are simply fed up with the constant fear. Floyds wasn’t the first murder to happen under a corrupt and racist system, but his unfortunate death has shed a large spotlight on what needs to change.

We are located quite close to where Floyd was murdered and have spent time at the intersection where he was killed as it is a memorial now. When you go to that spot, the feeling of sorrow and tragedy is overwhelming. However, it also gives a sense of urgency that something must be done and done now.

How is the current social and political situation in Minneapolis?

Leffer: The socio/politcal environment here is very strong and constantly moving. This community thrives on coming together and making sure voices are heard. Protests are frequent and well organized, which spreads far and wide with many people coming together as the urgency to be heard is felt by all.

The down side to it, is having provacateurs from the outside coming in to harm the cause or make things worse. We had random groups of white supremists and other trouble makers travel into town to start burning down parts of the city and trying to blame it on the peaceful protestors. Thankfully some of the media caught wind of this and some were caught, but the forces of evil are persistant with these types of people so the struggle continues.

Lutz: It is still very active. I expect momentum will pick up. Winter here is extremely cold and frigid. Though that has not stopped people from protesting. Not only are there protests against the racist system that has enabled these police to get away with murder, there are protests against the Line 3 pipeline going on. These oil lines break and poison the water. This also breaks treaty with the Anishinaabe peoples and will cause more climate change.

In a thought-provoking interview with DIY Conspiracy in 2019, you define punk as a Way of Protes and Political Movement. Would you care to elaborate on this approach of yours (which I totally agree with)?

Lutz: There are many different ways to protest. It can be throwing a brick through a window, but it can also be writing, music, art, etc. I think punk has always been a political platform for people that want to express themselves and go against the grain. Punk means questioning the norm, not conforming to the mainstream’s ideals and morals, etc. That in and of itself is a form of protest.

Leffer: Punk has been a political movement since its inception. It’s a form of protest and by raising your voice you want to be heard in a world that doesn’t listen. Punk is a also an educational tool. Personally, I learned more from a punk record at a young age than anything else. You learn about animal rights, free thought and working together for a better world.

What does it mean for you to play this kind of music and to be part of the punk scene?

Leffer: For me, it’s means everything. Punk and the punk community are in my blood and I wouldn’t be who I am today without it. I’ve met amazing people, played all over and travled the world all because of our passion for punk. It really is a driving force.

Lutz: Well, for me it’s a way to just let it all out. Scream and yell… get all that noise out of me. Use it as a way to put something out in the world that can inspire someone or change their point of view. Punk has been around for a long time now, some move on, sure, but that doesn’t mean give up the fight. You need to keep that rebellious spirit alive, keep dreaming and keep fighting. Otherwise, you’ve just given in to the system that oppresses so many.

Your last work “Into the Depths”, released a few years ago now, is a great work of riotous and angry crust punk. What can you tell us about that record? What themes did you try to address with that album?

Lutz: Thanks, glad you enjoy it! I guess the overarching theme of the record comes down to a few things like revolution, idealism, and internal conflicts. There’s a lot of songs that tackle the struggles with one’s self and the world’s problems constantly pushing its way into our everyday life. From war and capitalism to the mistreatment of others – treating people like they don’t matter or that they are just expendable machines. Basically, coming down to the fact that people can only take so much before everything boils over. The rich have had their time in the sun and really done nothing to contribute or help others, it’s time for everyone to get a piece of light. Yet you’ll regularly hear Conservatives and the rich talk about ‘trickledown economics’ and that the stock market shows a strong economy, blah, blah, blah… It’s all bullshit. Those are the fairy tales they tell people so they can keep making money while other starve.

Leffer: I feel that album is a reflection of our current world. We’ve written more intricate or mid-tempo songs in the past but this latest album was soley derived from the socio/political environment we’re in and it keeps getting uglier. So as long as it continues, we’ll continue the fight and to create rage and protest through our music.

Under what circumstances did the collaboration and split with Warwound come about?

Leffer: I was working closely with Ian Glasper (bass) of Warwound and through years of communication and friendship, it just sort of happened and both bands agreed on it.

Speaking for a moment of the purely musical side, which have been the bands that have influenced your sound since the beginning?

Leffer: We have diverse range of taste, but I could say a lot comes from a mix of UK crust/stench and old school Scandinavian hardcore punk. We do mix up some metal punk style riffs in our music but all in all we just write what feels good.

Lutz: So many, maybe too many to name. But I’ve been influenced by everything from Sepultura, Disfear to Killing Joke. Obviously growing up here, I was also influenced by bands like Misery and State of Fear. The Twin Cities scene over the years has had a big impact on me.

Minneapolis has a long and important history of protests and riots but also a very fertile hardcore punk scene. What do you think have been the most important bands that have kept this scene alive?

Lutz: Misery for sure, they carried that torch for decades. But I think a lot of great bands have come and gone, all of them contributed to the history of this punk community. I think we’re all antsy to get through this pandemic and hear what everyone has been up to.

Leffer: I agree with Lutz, MISERY definitely but there are so many. Minneapolis punk and those involved in the community around here usually are in it for life. It’s never usually been a trend or a fad but something more important in our lives. It also goes beyond the music, in regards to “bands”. There’s record stores, community action and venues to support others forms of politcal events, etc.

On Disastro Sonoro I have from the beginning shared Profane Existence’s famous motto “make punk a threat again”. Profane Existence is undoubtedly one of the most important historical realities of the Minneapolis hardcore punk scene, what is your relationship with this DIY project/collective/label?

Leffer: Most of the bands we’ve been involved with have been released off PE and have usually been a part of the PE collective through shows and other music related festivities.

Lutz: We’ve been involved in some form with PE for the last few decades. Provoked (our old band) put out some records on the label and the first War//Plague LP was on PE. At one point, the PE distro was in our living room at a punk house we all lived at, affectionately called the Shit Haus. We’re still friends with Dan, though he’s not really involved with PE these days, he still drives us on tour sometimes. Right before the pandemic hit, we played the PE anniversary show out in Pittsburgh at Skull Fest. Really fun time, saw a lot of old friends, met some new ones and Aus Rotten even played a few songs! It’s always cool to run into people you haven’t seen in over 20 years and they’re still involved and active in punk.

How are you experiencing the situation regarding the Covid 19 pandemic in the US? How has your life as a punk band changed at a time of such a severe health crisis?

Leffer: It’s been tough, but we’ve been able to keep somewhat sane through this process. We are constantly writing music, even if we’re not at band practice we write at home and even record guitar riffs on our computer and share them, so when we do meet up (once a week) we already have ideas of what’s next song wise. So the pandemic has actually been good for writing a lot of songs and finishing up our next LP.

The bad side of it, besides the vile and depraved system not taking care of it, is that venues and gigs are suffereing which a lot of artists rely on. It was a crushing blow for us when we had to cancel our tour with AXEGRINDER and to also play HAGL fest in Vancouver. We were really looking foward to touring again, but we’ll need postpone that until things are better. It’s always good to make sure people are safe during these times.

Lutz: Well… to put it bluntly, it sucks! But I know there are people struggling more, so you just have to roll with the punches and do your part to keep the disease at bay. There are a lot of conspiracy theorists in this country, not to mention the former orange-cheeto-wannabedictator, he really didn’t help the situation. For the most part, I think we are just trying to stay positive and active. I mean for the first like 6 months, we didn’t jam at all. We’re back to a regular schedule now, which has been great. We mask up and social distance. I think there is a sense of urgency in the new music we’ve been writing. We’re living through some historic times and I don’t think we’re out of the woods yet.

Future projects for War Plague? When will a new album be released?

Lutz: We’re working hard and have a ton of new material. So, I think a new album is definitely in the very near future.

Leffer: Yes, we’re working very hard to get this next album out. We were able to record a secret song for a future international compilation coming out later this year. Besides that, more touring and always more albums!

We have reached the end of the interview, so this space I leave completely to you, feel free to tell anecdotes or talk about anything you want! Thank you again for the time you spent answering my questions! Let’s continue to keep punk a way of protest and a movement of revolt!

Leffer: Yes, stay punk and stay active! Now is more important than ever to use what we have, and if that’s using your voice to scream, then so be it. Everything adds up and the more voices we have the louder we get. Thank you for the chance to have this interview and hope you and everyone else are staying safe in these uncertain times.

Lutz: Thank you for the interview, we really appreciate the support! I guess all I want to say is just keep up the good fight. Times are dark and they’ll probably get darker, but keep your head up, talk to your community, get involved, even if it’s just something small. Like I said, there are many different forms of protest, so do what you can. As much as it seems like the world in coming apart, remember there are tons of other people out there fighting hard to make a change. Depression during Covid is another pandemic I’m sure many are dealing with. Don’t bottle it up. Reach out and talk to people. There are a lot of assholes in the world, but there’s only one you and there’s a community out there willing to help. Cheers!

 

“Dis means war, Noise means friendship!” – Interview with Just a Nightmare Zine

Nightmare o reality? Dis means war! If you need your monthly ration of d-beat raw punk, Just a Nightmare Zine is the one for you, a real d-beat raw punk assault without mercy! This time I had a some long and in-depht chats with Alex (formerly active in Disease), the mastermind behind Just a Nightmare Zine, nothing better than a fanzine totally faithful to Do It Yourself and focused on d-beat and raw punk. In the past few months he has already published ten issues of the fanzine filled with interesting interviews with bands like Giftgasattack, Besthoven, Warvictims, Framtid and many, many more. Long live fanzines, long live Just a Nightmare Zine and let’s not forget that Noise means friendship!

Hi just a Nightmare Zine! I stumbled across your project recently and I must admit I was immediately fascinated by this zine. Can you tell us how, when and why you decided to start writing and printing a fanzine like this?

Hey, thanx for showing interest in this small D.I.Y zine.

Just A Nightmare wasn’t intentional. At one point in 2018, i decided to do a talk with a friend of mine, Per,  but in something like a more formal format like an interview. Although it was just a friendly talk. There was no intention this to be the start of something that’s called Just A Nightmare these days.
That’s why that conversation took 2 years till we are done. We would’ve done few questions, then totally forgot about it, then do few more and again forget about it. There’s a lot of different moods in that issue cause it was done slowly in 2 years time.
This will become the 1st issue of the zine that came out in June 2020 and will include the bands Per have taken part in, Giftgasattack, Warvictims, Martyrdod, Agrimonia, Kirai, Honnor SS etc..

As far as why i started, i’m not really sure, i think i’ve had on mind that every punk bands interviews are just a scratch at the surface. The same questions asked over and over again, kinda qeneric. I do love that as well, but i just wanted to dive a bit deeper and to get a glimpse of peoples lives.
Why  they do what they do, what was their life path, their struggles, the things they love and hate to do, and just their daily life.
So, it was never cause of the Corona, it was just the time to do it.

Why i decided to do it in a physical form and not digital? I’m also not sure.
Maybe as most of the things i do in life, if i can chose the easier or harder way, i’m always a fuckup and go with the harder one and put myself into more shit ha!

The name you chose immediately gave me the impression that it was meant to be a sort of homage to Disclose, but maybe I’m wrong. Can you tell us about the choice of the name of your zine?

Disclose and Kawakami are without a doubt an endless inspiration for me, no matter if it’s zine or some other project. The name came out spontanious as everything else in the beggining of this zine. I think its a nice reflective vision of the content that’s inside of it.

From what I could read and understand you define Just a Nightmare as a fanzine dedicated to d-beat/Raw punk in all its forms and incarnations. How come the choice to dedicate and focus on this specific genre of punk music? What were your first approaches with this genre?

When i was a kid the internet was not a thing back then, and in a thrid world countries it came even later then in the most of the rest of the world.
So when i was around 9 years old a heard Nirvana from a friend of mine older sister.
One day i went to a CD store with my dad and saw a Nirvana CD at the shell, i don’t know why i decided to buy it.
And thats how it started, the story with the music. After that, i kept searching for more and new ‘extreme’ music. I discovered bands like Exploited, Dead Kennedys, Disorder, Chaos Uk. As well as bands like Ramones and Clash, but i never liked them, although all the local punks were crazy bout em.
One day, one of my older punk friends called Savo gave me a Discharge tape. I can say that this was my first real encounter ever with D-beat. Then i bought the Final Blood Bath CD from a local record  strore. After that, the descovery of new dbeat badns just continued and i got more and more into it.
So i think this is the answer as well for  why the dedication of the zine for raw punk.

In the last years there seems to be a sort of fashion/revival of raw punk/d-beat around the world and often you end up getting lost among the many releases that crowd the scene. Which are your opinions about this explosion of bands dedicated to play “raw punk”? What do you think are the best recent bands playing d-beat?

D-beart raw punk was never a trend and will never be. Occasionaly there’s a wave of new bands every now and then which i think it’s great.The more bands the better no?  Time will prove which bands will last and leave a mark.
I think it’s really good when there are new bands making new noise.
I just don’t like when some make it out of joke and boredom and it’s not serious. Which can be noticed in their music most of the time. I do respect dedication and being sensire in what you do. Todays world gives opportunities for everyone to make their own part. So sometimes punk is made by people that are not punks and do not live it.
The more recent bands i like, some that comes on my mind right now are –  Physique, Zodiak, Hellish View, Kritik, Temor, Löckheed, Affect, Progress, GLÜ, Anti-Metafor, Detesto, Collapsed from Indonesia,  Burning//World, Better Reality, the one man project Forclose is great, End Result, PissSniffers,just to mention a few, i am also looking forward for a debut release of the Japanese ‘No’, and of course-the amazing Heavy fucking Nukes with Earth Crust Displacement!

You’ve already published ten issues of Just a Nightmare full of interviews with a lot of extremely good bands, how do you choose the bands to interview?

Yes, i decided to make it as a monthly zine. Since most of the zines comes out on every few months, why not to do something that will come out every 1st day of the month.
I wasn’t sure if that’s possible but time proved it is.
The goal that i made to myself as a challenge was to do 10 issues. So, that mission now is complete.
I do interviews with people/bands that i love. Everyone that i have done interview with have played in more then 1 band. So the zine covers every band that the person has been involeved with.

What aspects do you prefer to dwell on when you find yourself interviewing bands? Do you prefer to deal with more political issues or with more personal issues related to the more musical side?

I consider it all. Although the main aspect is the persons life i do the interview with . Since the kid days to very present today. So yeah, all aspects are involved, more or less, depend on that persons life. Obviously since we cover every band that the persons has been part in, music aspect in the zine is mostly covered.

What band do you dream of interviewing and publishing on Just a Nightmare? And why?

The one bend and person that i will never be able to do an interview with and i love to, is of course Kawakami and Disclose.

If you had to choose your favorite issue of the zine from those published to date, which one would you choose and why? And which interview are you most proud of?

Every issue is special cause every person that i have talked to is different. All of these people are different in their own unique way. No life story can be a bad or borring, quite opposite, they are all very interesting and challenging for me to do. That’s why i do it.
I don’t want to look at this zine in a way of achievement, cause for the people that have taken part in it is very personal. I just wanna look at it as a sensire punk work, those people have influenced me in one way or another.
I am just the one asking the questions. It’s the people that do the zine. It’s their story. I just put it on paper.
And they all have one thing in common and that’s punk. They are all true raw punk warriors!

When you decided to start writing and publishing the fanzine, were you inspired by any other punk fanzines in particular?

I was inspired to do this in a physical zine format cause that is the thing that i can most connect with. Punk has always had a connection and sharing through the zines.
But what really inspired me to do this in the very essence and the core of its meaning was the peoples life stories.

What does it mean for Just a Nightmare Zine to be part of the global hardcore punk scene? What does punk mean to you?

I would like to think that when I do something I love, I really put dedication and focus in it, and im really  glad that the small cyrcle of punks that know this zine, like it.  This zine is not a big one, it’s pretty much isolated and small.
But considering the content in it, maybe that’s just the way it should be. As the years go by, people has been changing and life gets different. Generations grow old and new younger ones come. It is the cycle. Everyone have their own opinion on what punk is for themselves. Some are here to stay, other just come and go.
Punk is sacred, it has always been and will always be. That’s the way I want to perceive it.
It’s the way I live, the things I do and why and how I do them, it’s freedom and understanding. It’s friendship, sharing, caring and unity.

What are the biggest challenges and greatest satisfactions you’re encountering in keeping alive a project that is certainly as challenging as Just a Nightmare Zine?

The possitive exciting challenge is to catch and do every issue on time ha!
I do understand that the talk we do in the interview is very personal, so i’m serious when we talk about delicate subjects or periods in these peoples lifes. The bad challenge is to cover expences the for printing it, post mail these days is fucked up even more then usual cause of Covid, but it’s not a reason to stop till i can meet end to end.

 

Point-blank question: what are your five favorite punk/hardcore records of all time? And what bands are currently out there that you think are really good?

For this talk that we have now these are the top 5 records:
Disclose-Nightmare Or Reality/A Mass of raw sound assault/Neverending war/Once the war started
Framtid-Under the ashes
Disaster-War Cry
Discharge-HNSNSN.
No Fucker-Conquer the innocent.
Decontron S/TWait!? Is that already more then 5?!
Some bands that are great and i haven’t mentioned already, D-Sagawa, Dispose & Kajsajuntti, Disable, Absolut, Svaveldioxid, Ambush, Besthoven, Contrast Attitude, Cønditiøn, Singe & Tortur, B.E.T.O.E, Avslag, Hellish Inferno, Bipolar from Greenland(the only punk band from that country that i know off), Final Slum War.

If I understand correctly, Just a Nightmare Zine is a project intimately tied to the raw punk/d-beat band Disease. Can you tell us about what the Macedonian hardcore/punk scene is like?

Yes, you got it correct, I also take part in a band called Disease, and all of the members together with the vocalist of Born for slaughter are also the ones behind the band Angza.
Marce the drummer, also plays in Arlekin, and he and the vocalist Fixa both take part in Stagnator.
Spagi takes part in Transhunter and Goli Deca.

The punk scene in Macedonia at the moment is very small. No punk bands around. But at different points in time the scene was better or worse, so I guess these last few years we are in the worse period. Or the worst ha!
There’s been some really good punk bands in the past like New Police State, Tank Warning Net, Bloody George, FxPxOx, Disclass.
Today is different, there are separations between the crews which devided the scene even more, caused by some specific people.
But it is what it is.
I keep myself focused on the things we do, trying not put too much thoughts on the bad things in the local scene.

We have come to the end of the interview, this space is completely free and you can use it to write anything you think is valid.Thank you again for taking the time to answer my questions. Long live Just a Nightmare Zine, make punk a threat again!

Thank you too Stefano for taking your time to do this.
Life is sometimes better sometimes worse, at the moment these are some fucked up times that we go through and none really know when or will this will end.
Take care for each other and stary safe.
Noise is friendship!
Stay Punk!

Disease, the d-beat raw punk band in which Alex plays!

 

 

“Are We Not a Plague On Our Own?” – Interview with Plague Thirteen

A few weeks ago I had the pleasure of asking a few questions to Plague Thirteen, authors of one of the most intense, dark and devastating crust/d-beat records I’ve heard in the last year. A record that I reviewed a month ago on these pages defining it “the perfect soundtrack of the pandemic nightmare“. An interview in which, talking about climate change, pollution, war and environmental devastation, Plague Thirteen ask us two fundamental questions, perhaps rhetorical but extremely relevant: are we not a plague on our own? Are we doomed?

HOW AND WHEN DID PLAGUE THIRTEEN FORM? WHERE DID YOU GET YOUR NAME FROM?

We formed the band around 2019, myself and Geoffrey played in another band called LINK, unfortunately we split up after more than 20 years of playing due to various reasons, we had already the idea to start a new band and it was the right time to do so, Bjorn and Arthur completed the lineup, Bjorn used to be a former member of LINK a few years back, and he and Arthur were playing in a band called SORE who split up as well , we locked ourselves up in the rehearsal room and the result is PLAGUE THIRTEEN

The name PLAGUE THIRTEEN has different meanings, who are we as individuals? Who are we to judge one another? Are we humans so superior in our kinds that due to our selfishness we ignore what is happening to our lovely planet and environment? War, poverty the hate wave that’s spreading, are we not a plague on our own?

YOU RELEASED YOUR FIRST RECORD DURING THE SECOND AUTUMN LOCKDOWN, SO UNDER WHAT CIRCUMSTANCES AND EMOTIONS DID YOUR FIRST ALBUM COME ABOUT?

The recordings of the album already took place before the whole covid  situation, we first brought it out on a cd version as we went on a small tour at the end of 2019, we wanted to bring it out on vinyl and our good and long time friend Nico from Loner cult records was willing to help us out with it together with deviance records, phobia records,shove records and up the punks records.

The songs of that album are packed with emotions and struggles we all faced during a certain period. the split of the bands , the losses we encounterd , for me personal , it  was a hard and emotional period that i have  been in for a while and this translated in writing the music together with the rest of the band.

WHAT THEMES DO THE TEXTS OF YOUR SONGS DEAL WITH? ARE YOUR SONGS MORE POLITICAL OR PERSONAL?

We are not an outspoken band who writes political songs, most of the songs deal with the everyday struggle we have in this life we are living, some personal and some have a political touch in them, and we try to put as much of our emotions in them, bring them with no compromise, say what you mean, mean what you say…..

WHAT SONG IN THE ALBUM ARE YOU MOST ATTACCHED TO?

There are a few songs that i am attached to musicaly and lyricely.

EYES WIDE OPEN  is one of them, the song talks about how we stand in this society , controlled by our goverment , no matter what you do or not , we are being watched 24/7. Or MOURN who talks about loosing your loved ones , when this song was writing , we lost a very close family member at a young age

WHAT CAN YOU TELL US ABOUT THE BELGIAN HARDCORE/PUNK AND DIY SCENE? ARE THERE ANY SQUAT THAT YOU ARE ATTACHED TO?

There is a big scene in Belgium and a lot of new bands are rising from the ground up, bands like HETZE, SILENCE MEANS DEATH, GAGGED, RAW PEACE FRUSTRERAD, ARROGANT….and many more, from the region we are from there is also a big hardcore scene called the H8000 scene, too bad that there has always been a gap between different scene’s here in Belgium, but it is what it is, few active squats here.

HOW IMPORTANT IS THE POLITICAL DIMENSION OF HARDCORE PUNK FOR YOU?

It is very important, punk means revolt , if you are angry about something, speak your mind out  don’t just stand there and act like you are a victim of society, it is easy to claim yourself a punk or hc kid ,rebelling from behind your computer screen, go out on the streets, get involved in a good cause.

WHAT DOES IT MEAN FOR PLAGUE THIRTEEN TO PLAY CRUST/D-BEAT AND BE PART OF THE HARDCORE SCENE?

It means a whole lot to me, it has been a part of my life for more than 30 years, it is a network of friends, a world within the world we are living, I can’t express myself enough how great it has been to visit all the nice places we were able to go and play all around Europe, see how people live, sharing stages with great bands, people inviting you to their homes, made delicious food, give us a place to sleep.

MUSICALLY YOU SOUND VERY SIMILAR TO CERTAIN MODERN CRUST PUNK BANDS OF THE EARLY 2000s. WHICH BANDS HAVE INFLUENCED YOUR MUSIC?

Our main influences are bands like HIS HERO IS GONE, TRAGEDY, FROM ASHES RISE, NEUROSIS…. but also older stuff like NAUSEA, CELTIC FROST, GRIEF,DISCHARGE,MOTORHEAD,….

THE HEALT SITUATION IS NOT STILL STABLE, SO I KNOW IT’S NOT EASY TO TALK ABOUT THE FUTURE. BUT WHAT ARE THE PLANS FOR PLAGUE THIRTEEN IN THE NEXT MONTH? 

We are currently working on writing a new album, and hoping this pandemic will be over soon as we did not play any live gigs for more than a year now, as soon as this blows over we are going to tour Europe again and play as many gigs as possible.

THE COVER OF THE YOUR FIRST S/T ALBUM IS VERY SUGGESTIVE. HOW DID YOU COME UP WITH THE IDEA OF CHOOSING THAT PARTICULAR ARTWORK? WHAT DO YOU WANT TO CONVEY WITH THAT IMAGE?

It represents what mother nature gives us and sometimes we need to stand still and look at its beauty, but it is also a reminder of what we can lose if we keep exploiting this earth , how long can we live this life, this rat race ? Pollution, climate change…..are we doomed ?

CONCLUDE THIS INTERVIEW AS YOU SEE FIT.  THANK YOU AGAIN FOR TAKING THE TIME TO ANSWER NY QUESTIONS AND I HOPE TO BE ABLE TO ORGANISE YOU CONCERTS IN ITALY SOON!

First of all, thank you so much for this interview and giving us the opportunity to present ourselves

We hope to share the stage again very soon!

Stay safe and take care of each other

“Making Punk a Threat Again” – Interview with Misantropic

In the past few days I had the chance to send some questions to Misantropic, authors of the wonderful Catharsis, one of the best crust-core records of 2020 and without a doubt one of the best listened in recent years. Matte and Gerda answered my questions about the hardcore scene, punk as a threat, feminism, revolution in Rojava and much more and I want to thank them again with all my heart. No retrat, no surrender, making punk a threat again!

 

LET’S START WITH THE OBVIOUS QUESTIONS. CAN YOU GIVE US SOME BIOGRAPHICAL NOTES ON THE BAND? HOW DID YOU CHOOSE THE NAME “MISANTROPIC”?

We started playing around 12 years ago, with a slightly different lineup. The members basically came from three local bands: LESRA, HELLMASKER and PERSONKRETS 3:1, and we had an idea to play bit darker and more stench/death influenced stuff than we had done in our previous groups. After the first EP (the split EP with DEATHRACE) vocalist Johannes left the band and Gerda took the mic. We also changed our sound a bit at that time I guess, writing a bit faster and thrashier stuff. “Insomnia” was released in 2011 and a split LP with EATEN RAW was released in 2014. In 2020 we released a one-sided flexi 7” and a LP/tape called “Catharsis”. About the band name… well, I honestly don’t remember. But it is miss-spelled on purpose. There are too many metal bands around called “Misanthropic”.

A FEW MONTHS AGO YOU FINALLY RELEASED YOUR NEW ALBUM ENTITLED “CATHARSIS”. UNDER WHAT CIRCUMSTANCES WAS THE RECORD BORN? DOES THE TITLE HAVE ANY PRECISE MEANING FOR THE HISTORY OF THE BAND?

Yes. “Catharsis” can be translated to “purification”, “cleansing” or “clarification” and the title track kind of sums up the past few years for us a band. Health issues, and life in general, made it pretty much uphill for us as a collective for some time. But things turned around and we were able to get our shit back together. The result is this album. It took us a long time to record, and I guess “Catharsis” is a bit more metal and experimental than the previous releases, but it still sounds like Misantropic. The album has gotten positive feedback, but its still a bit sad that it was released during this epidemic since it means we cant play any shows. Fucking bummer.

IN MY OPINION YOU ARE ONE OF THE BEST BANDS IN THE SWEDISH MODERN HARDCORE/CRUST SCENE. WHAT CAN YOU TELL US ABOUT THIS SCENE? WHAT DOES IT MEAN FOR MISANTROPIC TO BE PART OF IT?

Thank you! Well, Sweden has a small population and I guess most bands know each other in one way or another. Many of the “classic” Swedish bands keep doing their thing, but there are also lots of new bands coming out of Sweden these past few years’ worth checking out. REMISO, SOCIALSTYRELSEN, SKROT, ZYFILIS, WARCHILD, GEFYR, ETT DÖDENS MASKINERI and ANTI METAFOR to name a few.

But there is a pretty big difference between northern and southern Sweden. We live in the north, and our scene is a bit cut off from the rest of the country. Only about 10% of the Swedish population lives in this northern half. The vast majority of swedes lives in the southern part, which makes us northeners a bit isolated. If we want to play in “proper” Sweden there is usually a 10 hour car ride to that first gig hahaha. Not many foreign bands tour here so it is a bit boring sometimes. But our local scene in Umeå is great, at least before covid 19 came, and I would say it is pretty much the same amount of people attending a hardcore punk gig in Umeå as it is in the bigger cities down south.

MY POLITICAL POSITION ABOUT HARDCORE MUSIC CAN BE SUMMARISED AS “MAKING PUNK A THREAT AGAIN”. WHAT DO YOU THINK ABOUT IT? WHAT DO PUNK AND HARDCORE MUSIC MEAN TO YOU? WHAT MESSAGES DO YOU WANT TO CONVEY WITH YOUR MUSIC?

Ah, yeah I totally share that Profane Existence-motto. Misantropic is a political band and all our lyrics is about politics in one way or another; anti sexism, anti fascism, anti capitalism, animal rights issues, environmental issues… stuff like that. I think it’s a bit lame to see that so many punk/hardcore bands these days have stopped talking about politics on stage. It’s just “Ok thanks, here´s another song from our new album” and that’s it. If you have a mic, you should use it to speak up. You don’t have to go full on CRASS, but at least say SOMETHING.

DO YOU CALL YOUSELVES A POLITICALLY ANARCHIST BAND? IF YES, WHY AND WHAT DOES IT MEAN ANARCHY FOR YOU?

No. I would say that politically we all identify ourselves as “leftists” but we don’t always agree on everything all the time. There can be political arguments within the bad as well. And that’s a good thing, because it means that we are not a sect. I have spent a lot of time in the anarchist/activist environment while others in the band have other backgrounds (trade unions, solidarity groups, ABC etc). Erik is working his ass off as a local union representative for example, while I put my time on stuff like international campaigns, demos etc. Different methods, common goal I guess.

Anarchism to me is basically about freedom, in all aspects of life. When I was a kid I started reading stuff from AFA and The Swedish Anarcho-Syndicalist Youth Federation, which got me into reading more about anarchism. In my late teens I got involved in the syndicalist trade union SAC. 20+ years later, I am still trying to figure out exactly what anarchism actually means hahaha. But I guess Goldman said it in a good way: “Anarchism stands for the liberation of the human mind from the dominion of religion, and liberation of the human body from the coercion of property; liberation from the shackles and restraint of government. It stands for a social order based on the free grouping of individuals”.

 

IN A TRACK LIKE “DEATH CULT” YOU TALK ABOUT THE ROJAVA REVOLUTION. WHAT ARE YOUR VIEWS ON DEMOCRATIC CONFEDERALISM AND THE FEMINIST AND ECOLOGICAL PROCESSESS THAT PERMEATE THIS REVOLUTION?

Sure, I try to read up on jineology and Öcalan’s philosophy of democratic confederalism but to be honest our support for YPJ/YPG is pretty much based on what we see on the news and read in the press: brave men and women unleashing hell on patriarchy and religious tyranny. And that’s good enough for us.

RELATED TO THE PREVIOUS QUESTION, WHAT IS YOUR RELATIONSHIP WITH THE PUNKS FOR ROJAVA PROJECT AND WITH BANDS LIKE ADRESTIA AND MARTYRDÖD ACTIVE IN THIS PROJECT?

Punks For Rojava is a network consisting of people from the punk community worldwide, and I guess that makes us a part of this network as well since we have made a few solidarity releases for Rojava (like the digital version of the Death Cult single for example). But we don’t really know the people behind the network. We bump into members in Martyrdöd from time to time I guess, and Adrestia is a great band but I don’t think we have met or played together….

HOW IMPORTANT TO YOUR VISION OF PUNK AND HARDCORE MUSIC ARE SOLIDARITY AND SUPPORT FOR PROTEST MOVEMENTS LIKE BLM, INSURRECTIONARY MOMENTS AND RIOTS CARRIED OUT BY OPPRESSED SUBJECTIVITIES AND COMMUNITIES AROUND THE WORLD?

Hm, Im not sure I understand the question. Yes, we support many protest movements and insurrectionary movements but in the end it comes down to the actual political goal. The Trumpists in the US probably called their storming of the Capitolium a “revolutionary protest” as well, you know? Personally, I think the situation in Russia and Belarus is something worth following and showing support with right now. Same goes for the women fighting for their abortion in Poland.

ANOTHER TRACK THAT I REALLY ENJOYED IS DEFINITELY “ARM YOUR DAUGHTERS”, WHICH IN MY REVIEW I DEFINED “A STICK OF FEMINIST RAGE”. WOUKD YOU LIKE TO ELABORATE ON THE FEMINIST THEME ADRESSED IN THIS SONG? HOW DO YOU THINK PATRIARCHAL, MACHISMO AND GENERAL RAPE CULTURE DYNAMICS CAN BE ADRESSED AND FOUGHT, OUTSIDE AND INSIDE THE PUNK SCENE?

“Arm your daughters” is written by Gerda so she should answer this. Here is her reply:

I wrote this song a long time ago and as I recall it, I wrote it in rage after reading in the news about another murder of an innocent woman. Unfortunately, I have no real answer on what needs to be done to stop men’s violence on women, children and LGBTQI people. Many processes around gender equality moves forward so damn slow; time and time again, new research shows how men (also young men!) see feminism and women’s rights as less and less important. Sometimes you just want revenge, and if we who are oppressed by the patriarchy would start arming ourselves as a last resort to avoid being murdered and raped, I´m all in! That’s pretty much what to song is about.

WHAT DOES “NO RETREAT NO SURRENDER” MEAN TO YOU? THESE WORDS SEEM TO PERFECTLY REPRESENT THE ATTITUDE OF MISANTROPIC TO MY EYES.

Well, that’s the chorus of the track with the same title. The song is about war mongers sending people off to die in meaningless wars, so it´s not about us as a band. But sure, why not? Never give up.

PUNK IS NOT JUST MUSIC AND I THINK WE AGREE ON THAT. BUT AT THIS POINT OF THE INTERVIEW I HAVE TO ASK YOU ONE QUESTION. WHICH ARE THE BANDS THAT HAVE INFLUENCED YOUR SOUND?

We all have pretty different backgrounds musically. Some of us come from the hardcore/punk scene and some of us come from the metal scene, so this is a really hard question for me to answer. But there are a few bands that I guess we all can agree on, like ANTICIMEX, TRAGEDY, CONSUME, BOLT THROWER, SLAYER, HELLSHOCK, SEPULTURA, METALLICA, ENTOMBED… Everyone contributes with their thing, so its hard to name a specific band.

Personally, I´m a sucker for old UK crust and anarcho punk and I guess bands like ANTISECT, DISCHARGE, AXEGRINDER, CONFLICT and SACRILEGE have influenced me a lot. I also enjoy primitive death/thrash like ONSLAUGHT, DEATH, CANCER and stuff like that, so I probably steal some stuff from there as well when I write riffs for Misantropic.

THE INTERVIEW HAS COME TO AN END, ARE YOU ALREADY THINKING ABOUTE CONCERTS OR WORKING ON NEW SONGS/ALBUM? Do you think there are chances to organize a Misantropic concert in Italy in the next months?

We have actually been writing a lot of new material these past few months, so another album is definitely on its way. But it will probably not be finished until 2022 or something like that. Misantropic works very slowly. At the moment we don’t rehearse or get together at all, due to covid 19. Regarding a concert in Italy, I very much doubt it. This covid shit will probably not be over for another couple of months and I guess travelling abroad will still be a bit problematic a while after that. My guess is that we won’t play much live at all this year, not even in Sweden. We rarely do tours (too many kids and stuff) but if you have a budget to fly us in – get in touch.

THIS END SPACE IS YOURS, YOU CAN SAY AND REPORT ANYTHING YOU WANT. THANK YOU AGAIN FOR THE TIME YOU HAVE TAKEN TO ANSWER NY QUESTIONS.

My brain is blank after a long day with a bunch of kids having a pizza party in our livingroom (my sons 10th birthday party) so I cant figure out anything smart to say. Thank you for the interest, hope we will be able to play in Italy some day. Stay punk. Much love.

 

Quattro chiacchiere con Andrea di Passione Nera Records

Il motivo principale che mi ha spinto a fare qualche domanda al buon Andrea di Passione Nera Records è molto stupido e riguarda il fatto che per entrambi i nostri progetti abbiamo ripreso inconsciamente il nome di due distro diy già esistite in passato all’interno della scena hardcore/punk italiana. Oltre a questo, mi interessava lasciare spazio su queste pagine virtuali ad una distro che, seppur poco prolifica rispetto ad altre, ultimamente ha partecipato alla coproduzione di ottimi dischi come Eschaton degli Amphist e In Bilico Nel Reale dei Destinazione Finale. Ringrazio ancora una volta Andrea per il tempo che ha dedicato a rispondere a queste domande. Adesso bando alle ciance, godetevi queste quattro chiacchiere, perchè lo spirito continua!

 

Partiamo con delle brevi, banali quanto dovute, note biografiche: chi sei, quando e perché nasce Passione Nera Records e soprattutto com’è nata l’idea di darti proprio questo nome?

Hey! Sono Andrea, una delle tantissime anime dannate che si sono affidate, per la loro “salvezza”, a quel tutto che sta sotto il nome di punk hardcore. Passione Nera nasce come distribuzione nel 2015 ed è figlia dell’esperienza, durata purtroppo un solo numero, dell’omonima fanzine. Distribuendo e scambiando la zine in giro si è naturalmente creata una –seppur embrionale- distribuzione; di li a poco l’idea di supportare la prima uscita di un gruppo di amici (i NoProve dalla Tuscia.. RIP!) e poi non mi sono più fermato. Il nome, come intuito suggerisce, prende spunto dall’omonima canzone dei Nerorgasmo in quanto ci sono molti passaggi delle liriche che faccio miei per convinzioni e vissuto.

Qual è stato il momento o il motivo che ti ha spinto ad avvicinarti all’hardcore punk? Come è successo?

Fin da bambino sono sempre stato un tipo timido, diciamo un po’ sulle sue; quello che difficilmente riesce ad integrarsi ed interagire col grosso dei coetanei. Quando non sai il perché ma certe dinamiche (quelle per intenderci del tamarro o del fighetto, in una realtà meno che provinciale) non ti attirano anzi ti infastidiscono facendoti rifiutare già in tenera età di riconoscerti con la massa. Perciò quando le mie orecchie sono state “accarezzate” per la prima casuale volta dal punk non potevo che restarne folgorato!

In particolare l’approccio col punk hardcore c’è stato in edicola: passo prima di entrare a scuola per prendere Supertifo e l’occhio cade su “Punk”, allegato alla rivista “Rock sound”. All’epoca i miei acerbi ascolti (non avendo amici punk a cui chiedere info riguardanti band interessanti e neanche una connessione ad internet per smanettare in rete) si fermavano a Pistols, Clash, Rancid e poco altro.. fortuna che a Cassino c’era almeno un negozio (il mitico Crash Store, RIP!) che aveva fondamentalmente roba metal ma dava comunque la possibilità di trovare qualcosa che faceva al caso mio! Ebbene, in questo benedetto numero (oltre alla compilation in allegato) c’era un articolo sull’imminente uscita della compilation “Love Hate 80” (tutto il meglio dell’hc italianno ani ’80), nonché un’intervista agli Impact.. insomma quanto bastava per rapire irrimediabilmente il mio cuore, che dal canto suo non aspettava altro! Compilation ordinata immediatamente e da li, parafrasando i sopracitati NoProve, c’è stato solo il punk hardcore!

Tempo fa un vecchio caro punx bolognese a cui son certo entrambi vogliamo un gran bene, ci fece notare che entrambe le nostre distro sono omonime di altre due label diy punx italiane ormai defunte. Cosa ne pensi di questo tratto che accomuna Passione Nera e Disastro Sonoro? Quanto pensi sia importante riconoscere e rispettare una storia della scena hardcore di cui facciamo parte e quanto invece pensi non si tratti di mancanza di rispetto riproporre un nome già utilizzato da altri prima di noi?

Premetto che quando scelsi il nome per la zine (ereditato quindi dalla conseguente distro) non ero a conoscenza del fatto che c’era già stata un’etichetta con lo stesso nome; diversamente, sono sincero, avrei optato per un altro nome! A prescindere da ciò non credo che questo possa essere visto come mancanza di rispetto, anche perché –per lo meno nel mio caso- l’esperienza della vecchia distro è conclusa. Per il resto che dirti Ste, se senza saperlo ci siamo “riappropriati” di vecchie storie evidentemente siamo davvero old school! 

Avere un’etichetta DIY non è certamente una cosa facile e anzi spesso richiede un sacco di impegno, energie e di soldi (che in un modo o nell’altro scarseggiano sempre). Cosa ti spinge a continuare a dare il tuo apporto alla scena hardcore punk attraverso questo mezzo?

Sarò sincero, causa mancanza di tempo e soprattutto soldi, ho sempre seguito il progetto “a tempo perso”. Inoltre tutto ciò lo faccio per passione e la mia etica “workless class” mi impone di non far diventare ciò un lavoro, con tutto lo stress che ne consegue. Parlando di vil denaro, ovviamente è tutto in perdita ma il fatto di essere una seppur piccola goccia in questo mare di fango che rappresentiamo (non chiedermi perché ma mi piace vederla così!), di supportare band di amici e non e concorrere a tenere su questo circuito totalmente autogestito mi ripaga di tutto!

In base a quali criteri e motivi scegli con quali band collaborare e quali coprodurre?

Avendo pochi soldi da investire (oltre alla scelta di non far diventare il tutto troppo gravoso a livello di impegno mentale e di tempo) scelgo di supportare fondamentalmente band di amici o progetti che, anche se non si tratta di amici, reputo particolarmente validi.

Qual è stata la tua prima Coproduzione? E quale quella a cui ti senti maggiormente legato?

La prima coproduzione, come già anticipato, è stata “Via senza ritorno” dei NoProve. Per quanto riguarda invece l’uscita a cui sono più affezionato devo farti due nomi: “Il buio attorno” dei Malore che reputo uno dei migliori album punk hardcore uscito in Italia negli ultimi anni e “Make me a sandwich” dei/lle Poisonous Cunt (RIP Alexia!) da Londra, la prima coproduzione internazionale di Passione Nera Records!

Cosa significa per te fare parte della scena punk? Ma soprattutto cosa significa per Passione Nera l’hardcore?

Significa sapere che non sei il solo a vivere un certo disagio; a pensare che in fondo il mondo che ci circonda non è proprio il paradiso delle opportunità e del benessere che tanti proclamano e quindi ad agire di conseguenza. Per quanto non mi è mai andato giù che “siamo tutti fratelli e sorelle” e discorsi simili, quando vedo un altrx punk so comunque che con lui/lei avrò certamente più cose in comune rispetto a chiunque altrx. Passione Nera è quindi di conseguenza il mio umile apporto a tutto ciò.

Quale è stata la più grande soddisfazione che ti sei tolto con Passione Nera?

Nel mio piccolo, avere il mio logo su uno di miei dischi preferiti (il già nominato “Il buio attorno” dei Malore).

È appena finito il 2020, un anno abbastanza difficile su tanti livello diversi per via dell’epidemia di Covid 19. Quanto è stato difficile avere una distro/label in un periodo simile?

A questa domanda non so risponderti in realtà… avere una distro, come ti dicevo, ha un ruolo abbastanza marginale nella mia vita; non ci guadagno nulla e moooolto raramente porto il banchino ai concerti perciò tutto sto delirio riguardante il covid non ha avuto un grosso impatto su Passione Nera.

Che ruolo rivestono invece nella tua vita quotidiana pratiche e idee come autogestione e autoproduzione?

Un ruolo assolutamente centrale. Il vivere in luoghi autogestiti, il rifiuto del vivere per lavorare, il riciclo del cibo e dei vestiti.. ma in generale cercare di straniarsi il più possibile da dinamiche imposte o comunque funzionali al sostentamento del sistema in cui (soprav)viviamo.. inutile aggiungere che senza il punk non sarei mai entrato in contatto con tutto ciò; alla lunga posso dire che è stato assolutamente totalizzante.

Come si può  ben vedere dalla copertina della pagina fb di Passione Nera, collabori con il progetto Punks for Rojava che vede impegnati punx e compagnx da tutto il mondo. Cosa ti ha spinto ad avvicinarti e sostenere questo progetto?

I Malore cantavano “l’hardcore non è rivolta, solo rumore!” perché,ovviamente, da solo non basta. Di certo però non può non rifarsi ad ideali ben definiti e di conseguenza essere anche di ispirazione per azioni a sfondo politico e di critica radicale dell’esistente. Perciò, avendone avuta l’occasione, sono stato ben contento di dare il mio seppur minuscolo contributo alla gigantesca causa del confederalismo democratico in Rojava.

 

Per concludere questa intervista/chiacchierata volevo farti una domanda e lasciarti lo spazio per raccontare qualche aneddoto legato alla tua esperienza personale all’interno della scena punk, legata o meno a Passione Nera. La domanda è la seguente: quale band sogni di coprodurre?

Un aneddoto che ricordo volentieri è legato ad Agripunk, rifugio sociale antispecista autogestito nel quale ho vissuto un anno (a proposito, in questo caso il covid ha dato parecchio “fastidio” ed il posto ha bisogno del massimo supporto economico per r-esistere, diamogli una mano!). Estate 2019, tre giorni prima del Rotten River Camp riceviamo la telefonata dei ragazzi che organizzano il festival chiedendo la nostra eventuale disponibilità ad ospitare l’evento dopo che gli sbirri, facendo pressione sulle ragazze del chiosco dove si sarebbe dovuto fare e facendo riferimento a fantomatici permessi mancanti, rischiavano di farlo saltare del tutto! Per farla breve, lo spiazzo di fronte la stalla (che solitamente viene occupato da pecore e capre), è stato trasformato in meno di un giorno nella location di un festival al quale in due giorni ha ospitato centinaia di persone. Un rimorchio per tir come palco e band come Contrasto, Bull Brigade, Klasse Kriminale e tante altre live ad Agripunk, chi l’avrebbe mai detto!? Ci siamo fattx il culo ma è stata un’esperienza tanto improvvisa quanto entusiasmante.. alla faccia di chi voleva far saltare il festival!

Per quanto riguarda la tua domanda, rispondo senza indugio AFFLUENTE!

 

“We Are the Raging Storm” – Intervista ai Kombustion

Un mesetto fa ho parlato su queste pagine di “Cenere“, prima fatica in studio dei milanesi Kombustion, gruppo che si ispira profondamente alla scuola d-beat crust svedese e che mi ha piacevolmente sorpreso. Poco tempo dopo ho avuto l’occasione di girare a Daniele e agli altri membri del gruppo una serie di domande riguardanti il loro progetto, a cui hanno risposto in modo interessante ed esaustivo e proprio per questo son certo troverete godibile la lettura di questa chiacchierata/intervista. Lascio la parola ai Kombustion che hanno tante cose da dire, abbattendosi con l’irruenza di una tempesta di rabbia e nichilismo su questo mondo affinché ne rimangano solo macerie e cenere!

Ciao ragazzi! Partiamo con la domanda più banale e scontata possibile: come e quando è nato il progetto Kombustion? E come vi è venuto in mente di chiamarvi così?

L’idea di suonare è partita nel 2015, ma nella pratica ci siamo messi al lavoro solo nel 2016. Ci siamo presi circa un anno ancora, a dire la verità, per darci un po’ di tempo per ingranare bene e migliorare il più possibile. Alla fine, il progetto era nato dalle teste di persone che venivano tutte da esperienze e idee di musica differenti quindi c’è voluto un po’ perché riuscissimo a tirar fuori il casino che volevamo fare, come lo volevamo fare.

Il Nome Kombustion è stata una conseguenza quasi obbligata più che una scelta. Abbiamo sempre voluto avvicinarci all’immaginario di apocalisse e distopia e contemporaneamente pescare a piene mani dagli anni ‘80.
Un esempio che sposa alla perfezione entrambe queste realtà è la saga di Mad Max, dove il mondo, pellicola dopo pellicola, decade in una voragine di follia e devastazione creata dagli stessi esseri umani. Un mondo di rabbia e caos, che si discosta dal classico immaginario positivista di “futuro”, che suona come rumore piuttosto che come una melodia.
Proprio così ci immaginiamo il futuro: non una melodia composta da popoli illuminati e cooperanti, ma un rumore di denti che digrignano e voci che urlano odio.

Cosa vi ha spinto inizialmente a decidere di mettere su un gruppo e di suonare un genere che pesca a piene mani tanto dal crust punk di scuola svedese quanto dal metal?

Siamo amici da una vita e, chi più o chi meno, abbiamo sempre bazzicato intorno a questo genere di musica. La decisione di iniziare a suonare è partita più come idea vaga, che poi grazie alla fermezza di Alice si è effettivamente concretizzata in realtà.

Ci ispiriamo palesemente a band come Wolfbrigade, Disfear o Tragedy, promotori di un genere che pensiamo veicoli al meglio una sintesi tra rumore e rabbia, due elementi che vediamo fondativi del nostro stile. E’ stato però impossibile non inserire influenze dal metal e dal punk HC, vista la diversità marcata che c’è nelle nostre preferenze ed esperienze.

Avete cambiato formazione recentemente, cosa si è modificato in fase di songwriting e composizione con l’abbandono di Alice?

Mantenere il gruppo con un membro a 1000 km è fattibile, ma non per degli stronzi come noi. Provare e comporre coinvolgendo Alice era diventato praticamente impossibile e, insieme a lei, siamo giunti alla conclusione che bisognava avere un secondo chitarrista che fosse sempre presente. Al posto di Alice è arrivato Samu che ha dato un gran contributo a tutto, sia come personalità che come idee.

Dissonanze, refrain sincopati e stacchi improvvisi hanno dato al nuovo materiale una ventata d’aria fresca, pur sempre rimanendo in linea con le composizioni precedenti. Abbiamo trovato la persona giusta al momento giusto: nonostante sia attivo anche in un altro progetto (gli Inferno9, band black metal del lodigiano) Samu si è messo subito al lavoro, molti brani in preparazione sono suoi e la sua mano nella composizione è inconfondibile. Se prima volevamo farci ascoltare per il nostro casino, adesso siamo sicuri che le prossime uscite saranno ancora più destabilizzanti.

Il vostro primo disco “Cenere” è uscito da abbastanza poco. Cosa potete dirci di questo lavoro? Siete soddisfatti? Cosa cambiereste invece?

Il disco è effettivamente uscito da poco e a causa del periodo infelice non siamo riusciti nemmeno a presentarlo ancora come si deve. Avevamo fretta di fare sentire alla gente cosa avevamo da dire, quindi abbiamo inciso appena finito di comporre l’ultimo pezzo (L’altra faccia del nulla) buttandoci a testa bassa. Registrare era fondamentale. Avremmo potuto iniziare ad investire in un progetto minore e magari proporre già del merch, ma siamo stati decisi nel voler incidere subito tutta la musica che avevamo già composto e presentato ai vari live.

Il risultato delle registrazioni è la sintesi dei nostri primi anni: la voglia di fare la nostra musica senza compromessi, l’impegno nella ricerca di uno stile che ci rispecchi e la perseveranza nel rendere un punto di forza i nostri limiti.
Sicuramente, a opere fatte, c’è qualcosa che avremmo cambiato, qualcosa che avremmo fatto meglio e qualcosa che non ci aspettavamo uscisse così bene. Probabilmente a posteriori avremmo sicuramente rifinito meglio alcune canzoni e reso un po’ meno lineari altre, giusto per aumentare quel senso di ‘inadeguato’ ed ‘inaspettato’ che cerchiamo sempre di trasmettere, ma possiamo ritenerci soddisfatti di quanto uscito.

Legata alla domanda precedente, come mai un titolo come “Cenere”?

“Cenere” non è il titolo, Cenere è la previsione di ciò che ormai è una catastrofica divinazione annunciata. Non abbiamo semplicemente voluto mettere un titolo ad un album, difatti nessuna delle nostre canzoni è direttamente collegata ad esso. Abbiamo voluto lasciare un messaggio ben visibile sulla copertina del disco. Ogni canzone è distaccata, ma direttamente dipendente dal termine Cenere, poiché ogni singola traccia riporta a quello: ad una visione oscura e pessimista della realtà, ad un futuro ormai distrutto ancora prima che diventi cenere. Cenere è cosa rimarrà di un mondo dominato da una razza ipocrita, ingannatrice e ossessiva. Cenere è la destinazione ultima dell’evoluzione umana.

Invece i testi chi li scrive? Ma soprattutto da cosa traggono ispirazione e cosa volete trasmettere con essi?

I testi sono in gran parte scritti da Luca, quasi come vere e proprie accuse dirette a destabilizzare il lettore, che solo dopo un lavoro di gruppo prendono forma in ciò che è possibile ascoltare su CD. Abbiamo voluto trattare dei temi un po’ particolari per il disco, perché spaziando dalla misantropia al disprezzo, arrivano ad abbracciare l’intero spettro umano che viene visto come irrimediabilmente corrotto e piegato in ogni sua parte.

Il disco è intriso di questi concetti, a partire dalla copertina, dove in una folla priva di volto (rappresentante il male commesso dai “molti” che viene sempre perdonato e dimenticato) si nasconde un demone tentatore. Questa brucia l’unico vero essere umano, una strega (qui il riferimento al pezzo “Burn the Witch”), su di un rogo dal cui fumo esce la rappresentazione del male commesso dagli uomini, il cerbero che era disegnato anche sul nostro primo demo.
Questi temi tornano nei testi, come nella diade composta da “Lato Sbagliato”, che racconta di chi deve combattere ogni giorno contro tutto e contro tutti per farsi valere, e dalla sua diretta opposta “ L’altra faccia del Nulla”, che invece descrive del come chi si crede superiore e migliore degli altri, sia comunque destinato ad essere dimenticato e, anzi, probabilmente a divenire a sua volta promotore del decadimento umano.

Nella vostra breve “carriera” quali sono i ricordi finora a cui tenete di più?

Tanti ma mai abbastanza. Probabilmente i ricordi migliori sono legati alle trasferte, anche se brevi, dove ogni volta c’è stato qualcosa o qualcuno che ha reso la serata memorabile. Anche se, come sappiamo tutti bene, le serate più memorabili sono spesso le più difficili da ricordare… L’altra faccia della medaglia sono quelle serate che ricordiamo purtroppo benissimo, dove non ne va una giusta, ma anche quelle lasciano tutto sommato bei ricordi e aiutano a migliorarsi.

Cosa significa per voi fare parte di una scena che ha una forte connotazione politica e con pratiche quali il DIY e l’autogestione?

La cultura DIY e dell’autogestione è stata fondamentale per noi. Non saremmo mai riusciti minimamente ad emergere se la situazione fosse stata diversa. L’importanza di impegnarsi a creare qualcosa dal nulla, di aiutarsi a vicenda (che sia portare un amplificatore in più da prestare o anche solo un’asta della batteria), di mettere in piedi serate devastanti ma accessibili, è immensa. Siamo molto felici di essere parte di questa realtà. Anche se siamo un po’ atipici in alcuni tratti musicali, siamo molto felici di aver conosciuto e aver spesso condiviso il palco con grandi persone.

Progetti nel futuro più prossimo dei Kombustion? State già registrando nuovi pezzi?

Abbiamo  scritto e stiamo componendo tanto materiale. Avevamo già pronti dei nuovi pezzi da presentare a Marzo ad una data con i russi Lead by Fear e gli Scemo. Purtroppo la situazione pandemica è precipitata giusto cinque giorni prima della serata e ci siamo ritrovati a dover annullare i nostri piani. Fortunatamente non abbiamo mai smesso di comporre, abbiamo altro materiale, tante idee e un sacco di cose da dire.

Giunti a conclusione di questa chiacchierata vi ringrazio e vi lascio tutto lo spazio per aggiungere quello che volete!

Sicuramente grazie del tempo che ci hai dedicato. E’ stato un piacere sia rispondere all’intervista sia leggere la recensione del disco che hai fatto. Speriamo di aver detto abbastanza e di incontrarci la prossima volta che torneremo sul palco. Alla Prossima occasione per fare Rumore!

“Mentre il collasso della civiltà umana avanza…” – Intervista agli Human Host Body

La prima volta che mi sono imbattuto negli Human Host Body è stata grazie ad un loro split insieme ai canadesi Storm of Sedition e posso ammettere senza problemi di essermi infatuato immediatamente del loro “d-beat possessed metal”, una devastante formula in cui convivevano (e convivono tuttora) pulsioni crust punk e tensioni black metal. Qualche giorno fa ho fatto una serie di domande agli Human Host Body per parlare non solo strettamente della loro musica e dei loro progetti futuri, ma sopratutto per affrontare insieme questioni come la piaga del nazi-fascismo all’interno della scena black metal, le posizioni anti-civilizzazione e anarchiche che animano il loro progetto e pratiche come l’autoproduzione e l’autogestione che sono strettamente legate alla scena punk-hardcore. Preparatevi perchè le parole degli Human Host Body, proprio come la loro musica, si abbattono come una tempesta tuonante sulla civiltà umana per decretarne l’inevitabile collasso.

Ciao ragazzi! Intanto volevo ringraziarvi per aver accettato di rispondere ad alcune domande. Vi va di presentarvi per chi non dovesse conoscervi? Comè avvenuta la scelta del nome della band?

Ciao! Grazie a te, è un onore chiaccherare con Disastro sonoro! Siamo in quattro Andrej, Dalibor, Luka, Marko e gli inizi degli HHB risalgono alla nostra adolescenza, intorno al 2004. La band è cresciuta con noi e noi con lei siamo diventati adulti insieme. Ultimamente tendiamo a mischiare soprattutto d-beat e metal. Poi è chiaro che tutto cambia, che tutto è sempre in continuo e graduale divenire. Però c’è da dire che ci troviamo proprio bene in queste acque grind/death. Quanto al nome, l’origine è a dir poco demenziale. Ci siamo ispirati a una puntata di South Park (s8e14), quella in cui agli animaletti del bosco serve un corpo, un ospite umano per Satana…

Lo devo ammettere, vi ho scoperti con lo split insieme agli Storm of Sedition e rimasi immediatamente folgorato dalla vostra proposta a metà strada tra crust e black metal. Da dove e come nasce la scelta di mischiare questi due generi?

Lo split degli Agains Empire con gli Iskra, quasi di sicuro quella è stata la prima svolta. Fu una rivelazione folgorante! Col tempo abbiamo capito che ci convinceva, che anzi era un’idea che ci piaceva proprio. D’altra parte ha sicuramente influito molto anche il fatto che qui sulla costa, da dove veniamo, la scena black metal è sempre stata molto forte. Qui poi metallari e punxs si sono sempre tranquillamente frequentati. Alla fine, per farla breve, il succo è che ascoltiamo un sacco di roba, ci piacciono il d-beat, lo stench, il death, il grind e poi proviamo a mischiare tutto insieme cercando di darci un senso. In fondo siamo un misto anche nella band: due metallari per due punx.

Rimanendo a parlare di black metal, saprete meglio di me che la scena black a livello internazionale è piena di gruppi palesemente nazi o di gruppi ambigui che simpatizzano o collaborano con band fasciste, razziste o omofobe. Qual è la vostra posizione al riguardo?

Qua c’è una sola e unica posizione: zero tolleranza per il NSBM e per qualsiasi ideologia fascista e fascistoide. Le nostre radici sono nel DIY punk. Non abbiamo mai suonato a festival metal e la scena metal slovena ci ignora, o meglio ci considera punk. Da parte nostra non abbiamo alcun desiderio di mescolarci a questa scena. Ci sentiamo a nostro agio nelle realtà occupate, nei centri sociali e negli squat, ma soprattutto ovunque si riunisca, operi e lavori gente che la pensa come noi.

Siete anzitutto un gruppo che viene dal d-beat, e dato che, nella mia ottica ma non solo mia per fortuna, il punk non è solo musica bensì un mezzo per diffondere pratiche come lautogestione o l’autoproduzione e per contrastare concretamente questo mondo fatto di sfruttamento e oppressione, che importanza ha la dimensione della lotta politica nella vita degli Human Host Body?

È fondamentale! Un’arte priva di contenuti politici è un mero prodotto consumistico. Il nostro merch è quasi del tutto autoprodotto, i tour ce li organizziamo da soli. Per noi è questo il modo più autentico in cui si può fare parte di questa subcultura. Luka e Marko poi sono stati in prima linea nell’occupazione e autogestione dell’ex INDE, una fabbrica abbandonata di KoperCapodistria, durata dal 2014 fino allo sgombero nel 2017.

Che ruolo rivestono pratiche come lautogestione o il DIY nella vostra musica e nella vostre esistenze?

Per la  prima metà della domanda vedi sopra :). Quanto alle nostre vite, riveste un ruolo decisamente grande. Grazie a e tramite la musica siamo entrati in contatto con parecchia gente, soprattutto con movimenti che hanno influenzato il nostro modo di percepire il mondo. I tour poi ti portano tra posti e persone dove hai l’opportunità di incontrare o conoscere ulteriormente pratiche a te poco note o sconosciute. Tra l’altro proprio l’andare in tour per vari centri sociali ci ha dato ulteriore slancio e ragioni per l’occupazione dell’ex Inde di KoperCapodistria.

Sulla vostra pagina bandcamp ci tenete a definirvi un gruppo anarchico, vicino alle idee anti-civilizzazione e pro-collasso. Vi va di spiegare meglio queste vostre posizioni politiche e il ruolo che rivestono allinterno della vostra attività di band? Nella vostra coscienza e visione politica, quanto è responsabile l’economia capitalista, che saccheggia e devasta l’ecosistema, del collasso a cui sembra destinata la civiltà come la conosciamo noi adesso?

La maggior parte dei nostri testi parla di quanto sia insostenibile la nostra cosiddetta civiltà. L’anarco-primitivismo è solo una delle teorie critiche di riferimento su come concepire e comprendere la civilizzazione. In linea di massima ognuno di noi quattro ha una sua personale opinione del mondo, siamo però tutti d’accordo sul fatto che la realtà in cui viviamo è alienante. L’economia del capitale è solo un sintomo della civilizzazione industriale. Nel complesso la cosa più problematica è il nostro stile di vita, l’approccio che abbiamo nei confronti della Terra. Siamo troppo focalizzati su noi stessi e ci siamo autocollocati al di sopra di tutte le forme viventi, sul trono. Se ci rendessimo conto che siamo tutti interdipendenti l’uno dall’altro, compresi cioè tutti gli esseri viventi, il pianeta lo ”consumeremmo” in maniera diversa. Il capitalismo si fonda sulla crescita illimitata, cosa che il nostro pianeta non può certo offrire. Per questo l’economia capitalista è insostenibile. Anche tutta sta situazione della pandemia ha mostrato come e quanto il capitalismo sia insostenibile, ma anche qui si tratta di nuovo solo di sintomi. La tutela, la difesa e il rispetto dell’ecosistema, della natura e dell’ambiente in generale sono responsabilità di noi tutti (o almeno dovrebbero). Dare una risposta alla domanda sull’eventuale prossimo futuro collasso della civilizzazione è impossibile. Però siamo davanti a un’occasione da non perdere: questo risorgimento delle coscienze, avvenuto durante la pandemia, va assolutamente sfruttato, soprattutto perchè è sempre più evidente che non si può andare avanti così!

Venite dallIstria, in Slovenia. Volete parlarci della scena punk/metal underground da quelle parti? Comè la situazione lì da voi?

Negli ultimi anni è praticamente morta. Purtroppo. Non sapremmo proprio da dove cominciare… Punto primo: non esistono più spazi autonomi in cui suonare e organizzare serate e concerti. O li hanno chiusi o li hanno riadattati alle logiche capitalistiche. Anni fa la costa era l’epicentro della scena underground. Oggi non è più così, soprattutto perchè le misure intraprese dalle varie giunte municipali agiscono sull’individuo, isolandolo, producendo individualismo e soprattutto reprimendo il pensiero critico, componente fondamentale della creatività. Secondo tasto dolente: le band. Anche se oramai ci stiamo facendo vecchi e stagionati, siamo diversamente giovani, continuiamo a seguire regolarmente la scena e, purtroppo, di nuovi gruppi punk, metal ecc./e compagnia bella, qua non se ne vede nemmeno l’ombra. Una delle ultime novità punk della zona, con già cinque anni di attività alle spalle, sono sicuramente i Pakt, dove Luka suona alla chitarra. Per strada invece incontri sempre meno, e comunque molto raramente, metallari o gente generica che segua manifestatamente una qualche subcultura. Perchè sta succendendo tutto questo? Bella domanda, anzi la domanda del secolo, ma non è il caso di mettersi a filosofeggiare qui perchè sennò lo spazio non basterebbe. Per nostra fortuna comunque, qua vicino ci sono ancora e resistono spazi e soprattutto tanti attivist* e singol* riuniti in collettivi che non demordono e con cui siamo praticamente fratelli. Al momento la concentrazione maggiore di band e posti per suonare è a Postojna. Là ci sono un centro giovanile e due piccoli squat, uno di fatto è un container, l’altro è un’ex pompa di benzina che i ragazzi hanno riconvertito in enorme sk8park. Non lontano c’è anche uno dei locali più longevi della Jugoslavia, il MKNŽ di Ilirska Bistrica, attivo (senza soluzione di continuità/) dal 1966.

Tornando a parlare del vostro split con gli Storm of Sedition, la mia curiosità mi spinge a chiedervi comè nata la collaborazione con il gruppo canadese. Vi va di raccontarcelo? E se non sbaglio siete anche andati in tour con loro, come vi siete trovati? 

Ce l’ha proposto  Goldi della Neandertal Stench Record proprio perchè abbiamo molti temi in comune come ad esempio le teorie anti-civilizzazione. Con alcuni dei membri degli SoS già ci conoscevamo da prima visto che avevamo suonato un paio di volte con gli Iskra, e così alla fine sto split è stato un qualcosa di molto spontaneo e naturale. Quando l’anno scorso sono venuti in tour [europeo?], eravamo d’accordo che avremmo fatto un altro paio di serate insieme. Purtroppo però alla fine per motivi di lavoro non ci siamo potuti unire a loro per tutta la durata del tour, ma solo per un weekend. È stata un’esperienza epica, un week-end che rimmarrà nella storia e nei nostri ricordi, anche perchè abbiamo stretto ancora di più coi ragazzi. Speriamo di riuscire a tornare a collaborare con loro a breve. Dal vivo poi gli SoS spaccano e sono anche cresciuti assai pure nello stile una band davvero cazzuta/coi controcazzi!

L’ultimo vostro lavoro è una demo rilasciata nel 2018. State lavorando a un nuovo disco? Che progetti avete per il futuro?

In realtà abbiamo già un intero disco registrato e mixato, stiamo cercando di farlo uscire su vinile. Stiamo valutando una serie di etichette e prendendo accordi sul mandarlo in stampa il prima possibile. Ci stiamo preparando a nuove registrazioni, ma ora è tutto rimandato a tempo indeterminato causa pandemia. Uno dei probemi maggiori è che i confini sono stati chiusi e non possiamo andare in Italia. Questo perchè la nostra sala prove si trova a Padriciano,[quartiere di Trieste?] subito dopo il confine, e ancora oggi non sappiamo con precisione quando potremo veramente tornare in sala Per ora ci stiamo arrangiando con un po’ di roba recuperata dai cascioni/in cantina, vecchi amplificatori e una batteria che ha visto giorni migliori e proviamo a casa di Dalibor.

Siete passati anche in Italia qualche anno fa per suonare live, se non ricordo male a Bologna insieme ai Void Forger, che ricordi avete di questa/queste date? Cosa pensate della scena punk/hc italiana?

L’ XM24 di Bologna è stata la prima data del tour con i Void Forger del 2018, da lì poi siamo riusciti a arrivare fino alla Mensa occupata di Napoli. (Bei tempi). Tra le date italiane di quel tour, il posto che più di tutti ci ha lasciato un bellissimo ricordo è il CSA Officina Trenino di Porto S. Giorgio e il loro giovanissimo collettivo. Incontrarli ci ha infuso di grandi speranze nel senso che ci ha rincuorati assai: esistono ancora giovani interessati ai centri sociali e alle occupazioni, agli squat e ai posti autogestiti e all’organizzazione di serate e concerti! Ste cose ti danno una bella scarica di energia e ti spronano a continuare a fare quello che stai facendo. C’è da dire però che in tutti questi anni abbiamo suonato un po’ in giro per lItalia malgrado proprio in Italia ci sia sempre stato difficile chiudere serate il che è assurdo considerato che viviamo praticamente dietro l’angolo. Abbiamo organizzato diverse serate per gruppi italiani sui palchi sloveni, ma raramente ne abbiamo ricavato qualcosa, quasi mai abbiamo avuto indietro qualcosa di concreto. Finora, ogni volta che durante un tour volevamo suonare in Italia, le serate italiane sono sempre state le più difficili da chiudere. Ci stuzzica l’idea di suonare al sud e isole. A parte Napoli, non ci abbiamo mai suonato. La scena punk/hc italiana è sempre stata storicamente forte, anche oggi ci sono un casino di ottimi gruppi ancora in giro. Noi conosciamo e frequentiamo soprattutto le band del nord, tra cui abbiamo diversi amici, e anche per questo suonare in Italia è una figata/uno spasso perchè così hai l’opportunità di incontrare tutti quei punx che non vedi così spesso.

Ragazzi grazie ancora per il tempo che dedicherete a rispondere a questa intervista, concludete aggiungendo qualsiasi cosa vi passi per la testa mi raccomando!

Grazie a te, significa davvero molto per noi quest’intervista. Non poter suonare dal vivo è una tortura, ci manca un sacco. Speriamo che sta cazzo di pandemia finisca il prima possibile e che presto ci potremo vedere a qualche concerto e/o squat!! Viva!

“La Rabbia di un Mondo che sta Morendo” – Intervista ai Caged

Settimana scorsa hanno arrestato alcuni compagni e alcune compagne a Bologna nel corso dell’operazione chiamata “Ritrovo”. In occasione di questo ennesima azione repressiva dello Stato ai danni di coloro che quotidianamente e concretamente lottano contro questo esistente alienante e contro un sistema economico che sfrutta e opprime le nostre vite, i Caged, gruppo bolognese/imolese, ha deciso di prendere posizione netta in solidarietà con i/le compagn* arrestat* pubblicando su bandcamp un brano inedito i cui ricavi saranno benefit a supporto delle spese legali. Partendo proprio da questo fatto ho contatto i Caged per affrontare alcune questioni di fondamentale importanza e attualità nell’agire politico di tutti noi che hanno preso la forma dell’intervista/chiacchierata. Le parole dei Caged ribadiscono che l’hardcore va oltre la musica e deve essere ancora oggi una minaccia per questo esistente fatto di gabbie e sfruttamento! Con la rabbia di un mondo che sta morendo, in solidarietà e complicità con i compagni e le compagne arrestate a Bologna e con tutti coloro che subiscono la repressione statale ogni giorno, affinché delle galere, e di questo mondo di merda, rimangano solo macerie!

Libertà per Stefi, Elena, Nicole, Emma, Ottavia, Duccio, Guido, Zipeppe, Leo, Martino, Tommi e Angelo!

Ciao ragazz*, voglio iniziare questa intervista partendo dalla vostra ultima iniziativa benefit, ovvero la pubblicazione di un nuovo brano su bandcamp a sostegno dei compagni e delle compagne arrestate a Bologna nel corso dell’operazione repressiva chiamata “Ritrovo”. Come mai questa scelta? Volete parlarne?

Ciao Stefano, innanzitutto grazie per averci incluso nella tua webzine. Sin da quando siamo andati a registrare il nostro primo EP l’agosto scorso abbiamo deciso di tener fuori una canzone da utilizzare diversamente; dopo qualche tempo abbiamo deciso che l’idea migliore sarebbe stata utilizzarla per sostenere delle cause che ci stanno a cuore.
Inizialmente avevamo deciso di aiutare un/a compagn* che fosse dentro per atti legati alla liberazione animale, umana e della Terra, in linea con il testo della canzone, ma dopo l’arresto dei/le compagn* abbiamo ritenuto opportuno aiutare loro. Quando la situazione
cambierà il brano rimarrà benefit come è attualmente, cambiando a chi verranno destinati i soldi.

Legata alla prima domanda, quanta importanza pensate abbiano le varie compilation o concerti benefit per le spese legali di coloro che si oppongono a questo sistema economico e politico?

L’organizzare concerti benefit o altre iniziative di solidarietà nella scena hardcore punk ha diversi lati positivi. Tanto per cominciare permette di parlare della questione anche a persone che diversamente, magari, non sarebbero venute a conoscenza di una data situazione. Quindi allargare la solidarietà. Inoltre, questo processo di diffusione dei motivi della causa, può permettere un dibattito all’interno della scena stessa e degli ambienti che vive e frequenta, arricchendola di contenuti. Senza contare il contributo in denaro, seppur minimo, alle spese legali dei prigionieri/indagati, che non è da sottovalutare. Per concludere non bisogna soffermarsi solo ed unicamente sul lato economico di tali iniziative e quindi costringersi in un mero ragionamento costi/benefici, ma allargare gli orizzonti della solidarietà e trasformarla in un’occasione di confronto, dibattito, aggregazione e diffusione di determinati messaggi.

Per quanto mi riguarda l’hardcore non è soltanto musica ma un mezzo per lanciare messaggi e minacciare, anche concretamente con l’azione diretta, questo esistente capitalista che si basa sullo sfruttamento, sulla repressione e sull’oppressione delle nostre vite. Qual è la vostra idea in merito alla questione “hardcore non è solo musica”?

Siamo perfettamente d’accordo sul ruolo che riveste l’hardcore con i suoi messaggi all’interno del contesto sociale e politico dentro al quale si inserisce. E’ neccesario anche ribadire che riempire un genere musicale di significato a livello di contenuti non è l’unica
cosa pratica che possiamo attuare nella nostra vita per contrastare l’esistente.. la sostanza dell’agire rimane sempre la via più diretta per opporsi a quello che combattiamo.
L’hardcore è musica, ma non solo! L’hardcore punk è sempre stato caratterizzato da messaggi di disagio e rabbia sociale. Inoltre, chi ha vissuto e vive la scena e i suoi spazi ha sempre avuto la possibilità di esprimere sé stesso, all’interno di un contesto sensibile a numerose tematiche, dall’antirazzismo all’antiautoritarismo. Nonostante le contraddizioni che ancora esistono, la scena hardcore rimane una nicchia all’interno di questo mondo dove la sopraffazione dell’uomo sull’uomo, l’avidità, l’individualismo di stampo borghese, ne fanno
da padrone. Tutto ciò, è possibile per l’appunto perché nell’hardcore punk l’aspetto politico e di critica sociale sono fondamentali, tanto quanto la musica.

Vi definite un gruppo straight edge e vegano, cosa significano per voi queste due nette prese di posizione etiche e politiche? Quanto è importante nelle vostre vite la lotta antispecista legata alla scelta dell’essere vegani?

Sì, siamo straight edge e vegani e la band spinge le tematiche relative a queste prese di posizione. Siamo convinti che ognuno di noi possa fare la differenza, attraverso le scelte che vengono intraprese durante il corso della vita. Ogni persona può essere fondamentale,
soprattutto nella lotta. La società nella quale viviamo ci convince ogni giorno che non contiamo niente, se non nei contesti nei quali la nostra produttività può apportare maggior profitto al padrone di turno. Ci hanno isolati, parcellizzati. Hanno dilaniato ogni lotta,
reprimendola e slegando ogni legame di solidarietà, alimentando qualsiasi mezzo che diffondesse alienazione e miseria culturale.
Non staremo ad elencare cosa rappresenta la droga (dagli psicofarmaci, alla cocaina e all’alcol) in questo mondo, dalle sue funzioni di controllo sociale fino ai risvolti nel mercato capitalistico e nell’industria della guerra. Basta aprire gli occhi e problematizzare la
questione. Prendere coscienza, che anche il consumo ha un peso sulle vite di altre persone. Noi in questo senso abbiamo fatto una scelta, che per quanto sia personale, è di tipo politico.
Lo stesso, in altri termini, vale per il veganismo. Per noi l’industria della carne, come lo stesso sistema di produzione capitalista, è un cancro, che sta divorando animali, lavoratori e la Terra stessa. La nostra scelta è una presa di posizione rispetto a tutto ciò e rispetto a tutti i settori dell’industria e della ricerca scientifica che considerano gli esseri viventi come una merce, animali e non. L’antropocentrismo che è insito nella nostra civiltà occidentale è un male, che ha portato alla distruzione di interi ecosistemi, all’estinzione di numerose specie animali e pare esser diventato una seria minaccia alla sopravvivenza della nostra stessa razza umana. La situazione è grave e bisogna prendere posizione, non solo per empatia verso gli altri esseri viventi che continuano ad esser sfruttati impunemente, ma anche per rifiutare coscientemente questo stato di cose attuali e rendersi conto che le proprie scelte di vita hanno un peso sostanziale, unite all’azione, all’attivismo nelle proprie realtà.
Ultimo ma non meno importante : essere vegan a livello di scelta alimentare non ha alcun risvolto nella lotta antispecista perchè il mercato è in grado di assorbire qualsiasi forma di “boicottaggio” consumistico integrandola nella propria fetta di offerte. Avere il menù vegano a portata di mano non deve essere il nostro obbiettivo nella lotta dobbiamo puntare alla distruzione di tutte le gabbie fisiche e mentali che permettono a questo mondo di perpetuare lo sfruttamento.

Il vostro nome significa letteralmente “imprigionati,” quindi non stupisce che voi vi schieriate apertamente e nettamente contro ogni forma di gabbia e carcere, tanto per gli esseri umani quanto per gli animali. So che è una domanda molto ampia e a cui sarà probabilmente difficile rispondere, ma qual è la posizione dei Caged in merito alle carceri, alla repressione statale e alle gabbie di ogni sorta?

Cosa si può pensare delle gabbie. Possiamo concordare sul fatto che siano oggetti o strutture il cui fine ultimo è la privazione della libertà di un individuo, a prescindere dalle valutazioni di merito sulle motivazioni che partano alla loro creazione e sul loro utilizzo. La
nostra posizione rispetto al carcere parte quindi da questo assunto e dalla domanda: è giusto punire una persona con la privazione della libertà, per aver violato la legge? Il dibattito anticarcerario è davvero molto vasto e in queste poche righe c’è il rischio di banalizzare
l’argomento, che è molto complesso. Sicuramente, troviamo nel carcere il simbolo di questa società, sia per l’organizzazione gerarchica della struttura, sia per il tipo di controllo coatto
che viene esercitato sui detenuti, sia per la composizione sociale di questi ultimi. Inoltre, l’argomento del carcere apre anche un dibattito su che cosa è la Legge, chi la crea, chi difende e come viene fatta rispettare. Una serie di quesiti, che trovano nelle risposte ad esse un unico filo conduttore: l’ingiustizia di questo stato di cose. Alexander Berkman affermava: It is the system, rather than individuals, that is the source of pollution and degradation. My
prison-house environment is but another manifestation of the Midas-hand, whose cursed touch turns everything to the brutal service of Mammon. (in Prison Memoirs of an Anarchist,
1912)
Per concludere vorremmo sottolineare che i compagni arrestati e indagati per l’operazione “Ritrovo” sono stati perseguiti anche per varie iniziative a carattere anticarcerario e contro i Centri di permanenza per i rimpatri degli immigrati “clandestini”. Fatto che fa riflettere su come certi argomenti siano molto sensibili in un sistema che basa la propria autorità sulla coercizione e sul monopolio della violenza.

Fate parte della scena hardcore, un genere musicale che da sempre è
connotato da una profonda vena politica e che ancora oggi convive conpratiche fondamentali come occupazioni, autogestioni o autoproduzioni.
Che ruolo rivestono nel vostro progetto pratiche come il DIY o
l’autogestione?

Per noi il DIY e l’autogestione sono inscindibili dal nostro vivere questa musica. A partire dalle salette prove che abbiamo frequentato, fino alla pubblicazione del disco. Non è neanche una presa posizione, ma proprio un naturale approccio in quello che facciamo. E’ un modo diverso di affrontare la realtà ed è parte del nostro quotidiano: ognuno di noi, con le sue possibilità e i suoi tempi, cerca di farne una pratica costante. non solo per il gusto di creare le proprie mani, ma soprattutto per una scelta di consumo differente.

Passando al lato musicale, non son moltissimi i gruppo in Italia oggi a
suonare un Metal-hardcore novantiano come fate voi. Da dove viene
l’idea di suonare proprio questo genere? Quali sono i gruppi a cui vi ispirate?

L’idea nasce dai nostri gusti musicali, volevamo fare qualcosa che portasse avanti tematiche importanti attraverso i generi musicali che ci piacciono. Ovviamente il cantato e la musica riflettono la rabbia per lo stato attuale di cose, la necessità di un cambiamento e una “chiamata alle armi” per esso. Alcuni dei gruppi che significano molto per noi sono: Morning Again, Chokehold, Seven
Generations, xRepentancex, Ecostrike, Magnitude.

Pensate che, politicamente e nelle lotte concrete che siano anti-carcerarie, antispeciste, ecc, l’hardcore abbia ancora molto da dire o abbia in sé un potenziale rivoluzionario e/o insurrezionale?

L’hardcore ha molto da dire, se le persone che lo animano hanno ancora la necessità di comunicare qualcosa su questi temi e se ce ne sono altre che sono ricettive a questi messaggi. L’hardcore punk è un organismo che senza le cellule che lo rendono vivo, muore e perde di senso. Attualmente, il suo potenziale è molto basso, perché viviamo in una situazione sociale stagnante. Però finchè ci saranno persone pronte ad alzare la voce e a battersi per quello in cui credono, ci sarà sempre speranza. Questo non vale solo per una scena musicale, ma per tutti gli ambiti della nostra quotidianità.

Per concludere, come vedete voi l’hardcore? Cosa significa per voi suonare hardcore? Che obiettivi vi ponete come gruppo e cosa volete trasmettere con i vostri testi?

In parte crediamo di aver già risposto a questa domanda, con ciò che abbiamo detto di
sopra. Quello che ci proponiamo come band è sicuramente dare voce a chi non ne ha. Far
emergere la voce di quegli oppressi, umani e non, che ogni giorno vengono sfruttati e uccisi
dalla macchina di morte capitalista. Quindi sensibilizzare più gente possibile a certi
argomenti, con la speranza, infine, di creare una nuova consapevolezza. Infatti, per noi il
processo di autodeterminazione di un individuo è il primo passo verso un percorso di
attivismo contro questo stato di cose presenti.
Infine, come band supporteremo tutte le cause e le situazioni di compagni, nei limiti
dell’umano.
Grazie ancora dell’intervista!

Grazie a voi carissim* Caged!