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Brigade Bardot – Avviso ai Civilizzati (2016)

Agitati e bardati, i Brigade Bardot non sono un vero e proprio gruppo (se pensiamo all’accezione classica del termine “gruppo), diciamo più un’idea, un progetto sperimentale e militante che autodefinisce la propria musica “agit-disco punk”. I Brigade Bardot rappresentano l’idea musicale di tre entità misteriose, solite esibirsi coprendosi il volto con dei passamontagna, della scena punk underground milanese. I Brigade Bardot però non suonano propriamente punk, bensì musica elettronica; un certo tipo di elettronica, quella più sperimentale, noise, sintetica, ma che trasuda attitudine punk militante da tutte le parti.

Quando si pensa alla musica militante, antagonista o semplicemente “politicizzata” a tutti noi viene in mente un certo tipo di punk, mentre l’elettronica viene sempre, o quasi, lasciata in disparte. I Brigade Bardot sono riusciti però a stravolgere le regole del gioco. Partendo da una forte influenza, sopratutto a livello lirico e concettuale, nonché estetico e di attitudine, anarcho punk (influenza testimoniata perfettamente dalla cover di “Ugh! Your Ugly Houses” dei Chumbawamba) e post-punk, questi tre individui bardati si muovono su territori musicali di chiara ispirazione elettronica, dance ed industrial, non disdegnando, ma anzi, pescando a piene mani da tutto ciò che proviene da quell’universo composto da sonorità new/cold wave e synth-punk. Riprendendo le parole del maggior compositore (Gringo) di questo strana entità estrapolate da un intervista rilasciata dai Brigade Bardot a Sarta e Stiopa (rispettivamente chitarrista e bassista dei Kalashnikov Collective) durante la trasmissione “La Casa del Disastro”, “quando noi abbiamo iniziato volevamo fare gli Atari Teenage Riot…” e quest’ultima influenza appare infatti chiarissima nelle sonorità dei nostri, a partire dal primo ascolto. Sono loro stessi a sintetizzare alla perfezione il loro sound quando si definiscono “agit-disco punk”: musica elettronica più o meno sperimentale, qualche spruzzata di synth-post punk e un attitudine agitata e militante che emerge, con tutta la sua carica dirompente, nei testi sempre in bilico tra l’invettiva, la poesia e la sovversione del quotidiano vivere.

Perchè si, a parer mio, sono proprio i testi il pezzo forte dei Brigade Bardot; sono i testi la componente chiave della loro musica, dei testi inaspettati se si pensa che vengono recitati su delle basi elettroniche al limite del dance-punk. Testi che spaziano dall’invettiva più dissacrante (e forse addirittura blasfema per le orecchie delicate di alcuni…) di pezzi come “Boko Haram”, una sorta di attacco feroce al terrorismo mass-mediatico propagato dalle televisioni e dai politici, che mi riporta alla memoria ciò che cantava il grande Faber ne “Il Bombarolo” (“qui chi non terrorizza si ammala di terrore”), alla poetica romantica, ermetica e a tratti malinconia di “1984, O l’Illusione di Stare Insieme”, una vera e propria “ballata sintetica”, fino ad arrivare (o per meglio dire “partire”, visto che si tratta del secondo brano dell’album) al racconto impregnato di amore militante e rivoluzionario dell’esistenza della brigatista Margherita Cagol nel brano intitolato con il soprannome di quest’ultima, “Mara”. Tra gli altri pezzi di “Avviso ai Civilizzati”, secondo album dei Brigade Bardot rilasciato nel 2016 dopo il precedente “Prima Risoluzione Strategica” del 2015, spicca l’intro “Secondo Comunicato”, il vero e proprio manifesto lirico e musicale della brigata bardata, ossia un tripudio di sonorità elettroniche, di attitudine militante e di campionamenti di discorsi politici decontestualizzati, che si scaglia contro il mondo moderno, la sua desolazione quotidiana e l’alienante quieto vivere della metropoli pacificata e dormiente. Un manifesto di intenti antagonisti e rivoluzionari che culmina con una promessa, o una minaccia per molti: “vedrete sfilare nella parata la brigata bardata”. Un pezzo invece come “You Drive Me Crazy” nel suo incedere elettronico e martellante esplode sottolineando la profonda essenza insurrezionale che può rappresentare l’atto d’amore sovversivo. Su tutto l’album però aleggia costante una sensazione di malinconia che si sposa alla perfezione (sempre a mio parere) tanto con i suoni elettronici vecchia scuola (anni 80-90 principalmente) quanto con l’attitudine militante dei Brigade Bardot.

I Brigade Bardot sono un gruppo punk. Nonostante non siano un gruppo (in senso stretto) e non suonino punk. Sono delle entità agitate e bardate che utilizzano l’escamotage della musica elettronica per decantare i loro manifesti rivoluzionari, per propagandare la loro invettiva antagonista, per sfogare le loro pulsioni artistiche e poetiche, per sferrare colpi mortali all’assopita società moderna auto-condannatasi a morte nel suo apparente quieto vivere. “Have a good time” (si apre così la prima traccia, “Secondo Comunicato”) con questa sperimentazione sonora che prende le sembianze di una sovversione musicale attraversata da versi malinconici ed agitati di rivoluzione e di amore.

Tutto questo (e molto altro) è l’ “Avviso ai Civilizzati” che i Brigade Bardot hanno confezionato per le orecchie di tutti noi, per ricordarci di essere ogni giorno sovversivi, agitati e, sopratutto, bardati.