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Agnosy – When Daylight Reveals the Torture (2019)

Quando l’ennesimo temporale sopraggiunge all’improvviso coprendo di nuvole un cielo artificiale, quando l’ora più buia sembra ormai giunta,  quando l’ultima luce del giorno rivela visioni orribili di tortura, morte, distruzione e illumina paesaggi desolati e privi ormai di ogni forma di vita… Incubo o realtà? 

Un sound temprato dalle frequenti piogge e dai cieli plumbei che dominano i paesaggi e le città britanniche ci travolge appena ci addentriamo nell’ascolto di questo affascinante “When Daylight Reveals the Torture”, terza fatica in studio dei londinesi Agnosy e per quanto mi riguarda, uno dei dischi migliori dello scorso anno.

Quelle sonorità che si rifanno in egual misura agli Axegrinder, agli Amebix, ai Sacrilege e in generale a tutto quel brodo primordiale rappresentato dalla seminale scena estrema (punk e metal) underground britannica a cavallo tra gli anni ’80 e i primi ’90, sembrano non avere mai cessato di esercitare il loro fascino sulle generazioni successive. Tra i tanti gruppi che si rifanno a quel sound primitivo di crust punk apocalittico e oscuro che incorpora dentro se tanto ingredienti thrash metal (e primitive pulsioni di metal più estremo) quanto tensioni che richiamano l’aggressività e lo spirito riottoso dell’anarcho punk della prima ora, non nascondendo il gusto per la costruzione di momenti atmosferici e passaggi in cui le melodie disegnano momenti di quiete e paesaggi epici ed al contempo angoscianti, troviamo senza ombra di dubbio da anni i londinesi Agnosy autori di dischi interessanti come “Point of No Return” e il successivo “Traits of the Past” del 2014. Lo scorso anno, dopo una lunga assenza, i nostri son tornati sulle scene con il nuovo, bellissimo a parer mio, “When Daylight Reveals the Torture“, un disco di perfetto crust punk britannico che sintetizza perfettamente, in sette tracce, tutta la maestosità degli Axegrinder di “The Rise of the Serpent Man“, dei Sacrilege di “Behind the Realms of Madness” e degli Hellbastard di “Heading fot Internal Darkness“, riuscendo ad evocare in molti frangenti addirittura atmosfere più apocalittiche e toni di tetra e desolante epicità a la Amebix. L’atmosfera generale che attraversa le sette tracce, creata dal sapiente ricorso ad un riffing melodico e ai rallentamenti, riesce a dipingere paesaggi che ondeggiano costantemente tra l’epico e il malinconico, dando la sensazione di osservare la pioggia che batte incessantemente sulle sporche finestre di un gelido squat sperduto nella periferia industriale di qualche metropoli durante un’inverno che appare senza fine strisciando nelle viscere, mentre anneghiamo in litri di alcool di infima qualità una spirale di paranoie, desolazione e rassegnazione che cerca di inghiottirci.

Uno dei brani che ho apprezzato di più è senza ombra di dubbio “No Friends but the Mountains”, introdotto da una lenta melodia malinconica che prende la forma di una litania oscura e dal sapore vagamente doom, prima di esplodere in una cavalcata di classico crust punk britannico vecchia scuola. Il titolo del brano potrebbe essere una citazione voluta ad un’opera autobiografica scritta da Behrouz Boochani, giornalista e attivista curdo noto per essere tuttora detenuto nel campo profughi sull’Isola di Manus dopo che  le autorità australiane gli negarono l’asilo politco. Le liriche invece affrontano la questione della rivoluzione in Rojava, sottolineando la presa di posizione netta degli Agnosy in solidarietà e supporto a questo progetto rivoluzionario, femminista ed ecologista. La conclusiva “Rise of the Right” introdotta ancora una volta da una melodia oscura, ha un testo fortemente caratterizzato da una posizone antifascista in un momento storico come quello attuale di profonda crisi del capitalismo, in cui i nazi-fascisti tornano a mettere i loro sporchi musi fuori dalle fogne. Infine come non citare il refrain melodico principale della titletrack, un brano a mio avviso magnifico e completo che riesce a condensare dentro di sè tanto le tensioni più epiche quanto toni dal sapore apocalittico, che si stampa in testa al primo ascolto e non vi abbandonerà più.

Con “When Daylight Reveals the Torture” i londinesi Agnosy ci hanno regalato, ad oggi, il lavoro più intenso e completo della loro carriera, riuscendo finalmente a dare la propria impronta personale al loro crust punk intimamente legato alla tradizione britannica del genere e all’immortale quanto seminale scena underground degli ’80. Ancora una volta incatenati nell’oscurità di un inverno eterno, fino a quando la luce del giorno non tornerà a rivelare la tortura a cui siamo condannati…