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Schegge Impazzite di Rumore – Speciale Sentiero Futuro Autoproduzioni

Nessuno vedeva, nessuno sentiva. Qualcosa scompare.

Appuntamento speciale con Schegge Impazzite di Rumore, la rubrica più longeva presente su Disastro Sonoro ma che era, inspiegabilmente e senza scuse che tengano, piombata nel silenzio per troppi mesi. Il silenzio viene oggi interrotto grazie alla pubblicazione avvenuta qualche mese fa di due nuove misteriose band prodotte da Sentiero Futuro Autoproduzioni, un nuovo collettivo punx milanese già autore della splendida compilation benefit “Uno Sguardo Oltre”. Due nuovi gruppi avvolti dal mistero, uno di Milano/Bologna e l’altro di Trento, che rispondono al nome di Spirito di Lupo e SLOI, impegnati a suonare rispettivamente un crudo anarcho punk e un d-beat hardcore fortemente debitore della vecchia scuola italiana. Citando direttamente le parole del collettivo Sentiero Futuro per chiudere questa inutile introduzione e lasciarvi alle “recensioni” e per dare anche un po’ di contesto: Being a punk takes a toll on your mental health. You live in a constant state of proud alienation, appropriating other people’s disgust and inability to understand, perpetually aware of the shittyness of society. 

Nei tuoi occhi lo sai, lo spirito continua!

 

SLOI – SLOI

VEDO LA FOLLIA NEI VOSTRI OCCHI, PREFERISCO LA MORTE CHE CONFORMARMI

Gli SLOI sono originari di Trento e il loro nome è l’acronimo di Società Lavorazioni Organiche Inorganiche, una fabbrica di piombo che avvelenò la zona trentina più di 40 anni fa e conosciuta tristemente anche come “la fabbrica degli invisibili”. Molti dei suoi operai sono infatti morti per avvelenamento da piombo, mentre altri si sono tolti la vita all’interno del manicomio di Pergine, dove venivano curati come malati di mente. Abbozzate queste note biografiche sulla band e contesto in cui emerge il progetto, che ci danno un ulteriore prova delle barbarie prodotte dal capitalismo, dalle industrie che avvelenano esseri umani e natura e dagli orrori dei manicomi, possiamo già intuire l’atmosfera, le sensazioni e i contenuti lirici condensati in queste sette tracce che formano la prima fatica in studio degli SLOI. Bastano pochissimi secondi dell’introduttiva La Fine per venire letteralmente travolti da furiosi assalti d-beat, chitare fuzz e un sound generale estremamente rumoroso che non riesce a fare a meno di ricorrere ad un uso estremo del riverbero, tutti elementi che creano un muro di rumore in cui a farla da padrona sono i ritmi martellanti della batteria e i riff selvaggi. Sette schegge impazzito di hardcore punk senza compromessi che flirta con il noise e con il quale gli Sloi ci vomitano addosso tutta la rabbia nichilista, la disillusione, il senso di impotenza così come l’istinto di sopravvivenza condito con labili tensioni di rivolta e protesta che animano la loro proposta. Le influenze dei trentini vanno ovviamente ricercate nella tradizione hardcore italiana degli anni 80 e specialmente in gruppi come Wretched, Eu’s Arse, Declino e Stigmathe (soprattutto per una vaga atmosfera oscura che avvolge l’intero lavoro), ma il sound generale strizza l’occhio anche ad una certa corrente d-beat/raw punk meno stereotipata degli ultimi tempi. Per fare un solo esempio, un brano come il conclusivo Preferisco la Morte evoca in maniera chiara, tanto nel testo quanto nelle sensazione di disillusione e rabbia viscerale che esprime, tutta l’influenza dell’hardcore italiano di band come Wretched o Eu’s Arse. Stiamo in fin dei conti sempre parlando di un furioso assalto hardcore volto a distruggere qualsiasi cosa si trovi davanti, quindi state certi che ascoltare veri e propri inni nichilisti come Futuro Programmato, Vite Cibernetiche e Addestrato al Nulla non sarà sicuramente un’esperienza che vi lascerà uscire indenni e indifferenti. Condensando in un quarto d’ora rumore e nichilismo, rabbia viscerale,  sensazioni di impotenza e angoscia, pulsioni di rivolta e volontà di non volersi ancora arrendere del tutto all’incubo dell’esistente, gli SLOI innalzano la nera bandiera dell’hardcore punk italiano che resiste!

 

Spirito di Lupo – 4 Canzoni

Gli Spirito di Lupo sono una band formata da membri di Kobra, Horror Vacui, Cerimonia Secreta e Tuono (giusto per fare qualche nome) e questi nomi dovrebbero già darvi un background musicale, lirico, di attitudine e di immaginario per iniziare a comprendere su quali coordinate si muove questa nuova incarnazione-punx che ha preso vita nell’oscurità tra Milano e Bologna. L’iniziale I Miei Occhi Sono Chiusi rappresenta il manifesto perfetto del punk suonato dagli Spirito di Lupo e degli elementi che caratterizzano questa loro prima fatica in studio intitolata semplicemente “4 Canzoni”. E’ un punk estremamente raw, volutamente rumoroso e caotico e dai suoni profondamente lo-fi quello suonato dai nostri punx milanesi/bolognesi, in bilico tra le pulsioni più rabbiose dell’hardcore punk italiano degli anni 80 e i territori più oscuri dell’anarcho punk classico. Quattro tracce selvagge e minacciose, che riescono però anche ad evocare atmosfere estatiche grazie ad un certo gusto psichedelico che si può riscontrare specialmente nei riff, riff che rimangono però sempre taglienti e aggressivi quanto basta. L’alternanza delle due voci, una maschile più parlata e una femminile più urlata, si staglia perfettamente su una sezione ritmica in cui il basso si impegna a creare un suono estremamente cupo e oscuro e la batteria si assesta invece su una ritmica primitiva e furiosa. La proposta degli Spirito di Lupo è però molto eclettica, come lo spirito primordiale dell’anarcho punk britannico insegna, è difatti nella prima traccia i nostri presentano addirittura delle parti di synth. Non è un caso che questi punx milanesi/bolognesi definiscano la loro proposta come “inner peace punk”, come a voler sottolineare un continuum musicale, di attitudine e di idee con la scena anarcho punk britannica di fine anni 70/inizio 80, ma soprattutto la ricerca di una dimensione che potremmo definire senza troppi problemi come spirituale e intima dell’essere e suonare punk. Una dimensione sottolineata ed evocata specialmente dalle liriche e dalle atmosfere di una traccia come Canzone della Foresta, probabilmente il brano più interessante.  Altro momento che ha attirato la mia attenzione è stata “Nessuno vedeva, nessuno ascoltava”, brano che sembra voler citare più nel testo che nelle sonorità i Negazione. Per concludere, riprendendo proprio le parole del collettivo Sentiero Futuro, essere punk, alla lunga, pesa sulla propria salute mentale ed è forse proprio per questo che gli Spirito di Lupo hanno trovato la loro personale dimensione e il loro rifugio sicuro attraverso questa incarnazione musicale chiamata “inner peace punk” e racchiusa perfettamente nelle parole conclusive di Canzone della Foresta: “La pioggia è la mia casa!

 

Schegge Impazzite di Rumore #11

Assurdo e incredibile come Schegge Impazzite di Rumore sia diventata la rubrica più longeva e costante presente su questo blog. Pensare che il primo appuntamento è datato addirittura 2018 mi lascia incredulo e sconcertato… incredibile. Una rubrica da sempre dedicata alle più recenti (ma non solo) uscite in ambito punk/hardcore, metal estremo e in generale da panorama DIY e underground, un format in parte diverso dal solito per parlarvi di dischi e gruppi che ritengo meritino attenzione e ascolti da parte di voi sfortunati lettori di Disastro Sonoro. Schegge Impazzite di Rumore oggi raggiunge addirittura la sua undicesima puntata, puntata nella quale vi parlerò delle ultime uscite in casa Odio al Serio e Scalpo, così come scriverò due righe su un ep che per troppo tempo ho dimenticato nel cassetto delle “recensioni”, ovvero l’omonimo primo lavoro dei Fuoco pubblicato ormai due anni fa. Saranno tre lavori che, seppur per certi versi differenti tra loro, rappresentano molto bene il concetto di schegge di rumore e che tengono vivo, con rabbia, coscienza, passione e sincerità, l’hardcore punk in tutte le sue sfaccettature. Come al solito ho parlato troppo per introdurvi alle righe che seguiranno, dunque mi taccio e vi auguro una buona lettura. Perchè avremo anche scelto la sconfitta, la vittoria della sconfitta, ma a quanto pare lo spirito continua!

Odio al Serio
Fuoco – Fuoco (2018)

Probabilmente fin dalla copertina qualcuno potrà pensare si tratti di chissà quale demo mai pubblicata di qualche sconosciuto gruppo hardcore italiano degli anni ’80 avvolto nel mistero e nella polvere accumulata dagli anni che passano senza lasciare scampo. Probabilmente ascoltando la prima traccia di questo lavoro le impressioni iniziali sembrerebbero trovare conferma, visto che ci troviamo dinanzi a cinque tracce di punk-hardcore all’italiana in stile Declino, Impact, Upset Noise e gruppi meno conosciuti come i Kobra di casa Virus. E invece no, questi Fuoco sono un gruppo romano di recente formazione che ha un unico obiettivo: tornare a suonare l’hc come si faceva negli anni ’80, senza troppe pretese, con messaggi e testi diretti e impregnati di rabbia. Quattro tracce su questo Ep tra cui troviamo un feat. addirittura con i Raw Power, come a voler sottolineare ancora più evidentemente un intimo e viscerale legame con l’hardcore punk italiano che fu. Fuoco non è nient’altro che un Ep di semplice hardcore punk vecchia scuola, sincero e appassionato, che non inventa nulla ma che si lascia ascoltare senza troppe pretese. Che il fuoco bruci mentre corriamo nel sangue dei nostri nemici!

Scalpo – E’ la Lotta l’Avvenire (2020)

Voglio lo scalpo di chi ha tradito, prima eri un fratello, ora solo un nemico. Laverò i miei anfibi nel rosso del tuo sangue, in questa nazione che daremo alle fiamme!

Come ben saprete non sono affatto un grande amante dell’Oi! o dello street punk in tutte le sue sfumature per una serie di svariate ragioni che non affronterò certamente ora. Fatta questa doverosa )o forse futile) premessa, negli ultimi anni c’è stato un unico gruppo capace di farmi apprezzare certe sonorità vicine all’Oi! e questo gruppo risponde al nome di Iena, al punto da averli anche recensiti in uno dei primi appuntamenti di Schegge Impazzite di Rumore. Da oggi però gli Iena non saranno più soli in questa difficile impresa di farmi apprezzare l’Oi! e questo grazie a E’ la Lotta l’Avvenire, ultimo Ep firmato dagli Scalpo. Quattro tracce della durata molto breve che si aggira attorno al minuto e mezzo, ma estremamente intense, bellicose, anthemiche e dirette come nella miglior tradizione del genere. Il sound che propongono gli Scalpo è chiaramente riconducibile ad una forte matrice Oi! e a gruppi come Nabat o Rixe, ma condendo il tutto con buone dosi di hardcore punk e qualche melodia ed atmosfera di derivazione post-punk(come nell’iniziale Intro/Combatti). Queste plurime influenze rendono la proposta del gruppo di Sondrio assolutamente personale, non ripetitiva e non banale, qualità che in un genere come l’Oi! sono tutt’altro che scontate. Passando alle tematiche, le pulsioni che attraversano le quattro tracce sono perfettamente condensate nel titolo dell’ep, un titolo che manifesta la necessità della lotta politica, l’odio verso fascisti e sbirri e le tensioni di rivolta contro lo Stato e l’esistente capitalista. C’è poco altro da dire, se non consigliarvi vivamente di correre ad ascoltarvi E’ la Lotta l’Avvenire e supportare gli Scalpo. E se ve lo dice un detrattore dell’Oi! e dello street punk come il sottoscritto, cosa cazzo aspettate?

Odio al Serio – A/R (2020)

Quando non c’è più niente da bruciare, non rimane che darsi fuoco!

Il 9 novembre 2019, nelle cantine dello storico El Paso Occupato di Torino, gli Odio al Serio decidono sia giunta finalmente l’ora di registrare un nuovo disco da dare in pasto a tuttx i/le punx affamati di rumoroso e nichilista hardcore punk attraversato da una forte tensione anarchica e di rivolta. Vede cosi la luce questo A/R, disco direttamente autoprodotto e autostampato dagli Odio al Serio, ultimi baluardi del più sincero DIY! Ho avuto la fortuna di ricevere in dono una copia di suddetto disco in occasione di una taz organizzata in Corvetto a giugno (taz di cui vi ho parlato proprio su queste pagine virtuali) e da quel momento aspettavo solamente di trovare l’occasione e la cornice giusta per parlarvene. Eccoci qui allora, il contesto migliore non poteva che essere l’undicesimo appuntamento con le Schegge Impazzite di Rumore! A/R è un concentrato di anarcho/hardcore punk nichilista e oscuro, crudo e selvaggio sulla falsa riga di Wretched, Nerorgasmo, Quinto Braccio e degno della migliore tradizione hardcore italiana degli anni ’80, in particolare modo dei primi anni della scuola torinese. Undici tracce dalla breve durata, mai superiore ai due minuti e mezzo (se escludiamo la conclusiva Sbarco), che rappresentano al meglio il concetto di schegge di rumore: brani brevi, concisi e diretti che trasudano tutta la sporcizia degna dell’hardcore punk vecchia scuola e non si fanno alcun problema a vomitarci addosso tutta la rabbia che nutrono gli Odio al Serio nei confronti di questo mondo. Tracce come Fuoco, Maledetta o Vago forniscono un ottimo esempio del sound e delle atmosfere che dominano l’intero A/R. Un’unica presa di coscienza ci accompagna giunti alla fine dell’ascolto di questa ultima fatica degli Odio al Serio: prima o poi il fuoco si spegnerà, nel frattempo bruciamo tutto!

 

 

“Repressi sul palco ma in realtà…” – Comunicato dei/delle RAF Punk,1982

“Repressi sul palco ma in realtà…” è il titolo di comunicato/volantino scritto dai RAF Punk, probabilmente primo vero e proprio gruppo anarcho/queer punk bolognese, distribuito insieme alla compilation “Schiavi nella città più libera del mondo” nel 1982. Compilation a cui parteciparono Stalag 17, Anna Falkss e Bacteria, tutti gruppi appartenenti alla scena bolognese. Un comunicato che, riletto a distanza di decadi, funge da ottima fotografia di cosa fosse la scena hardcore punk politicizzata italiana degli anni ’80; un comunicato che in molti passaggi (per esempio quando si parla di torture nelle carceri o leggi repressive speciali) potrebbe risultare più attuale che mai. Rileggere oggi certe parole affinchè si torni a rendere l’hardcore davvero un’arma per minacciare l’esistente, un mezzo con cui riaccendere i fuochi di rivolta contro questo sistema oppressivo, alienante e che ci reprime tanto a livello personale quanto politico. Una fotografia disillusa, forse dalle tensioni nichiliste, ma estremamente vivida e sopratutto autocritica di sè, del punk-hardcore, delle proprie realtà e del proprio tempo. Come scrivevano i /le Raf Punk ribelliamoci alla morte!

REPRESSI SUL PALCO MA IN REALTA’…

Merda! Finiamo ogni giorno sempre più nella merda e neppure ce ne accorgiamo. Abbiamo iniziato col non meravigliarci più dei progressi della tecnologia (e fin qui niente di male) e siamo finiti a non meravigliarci e ad accettare come normale, perfino banali, le leggi speciali, i fermi per la strada, i soprusi continui, le perquisizioni, le schedature, i pestaggi, i fogli di via, gli arresti immotivati, addirittura la tortura nelle carceri. 

Rimaniamo completamente cinici, freddi, indifferenti, di fronte ai massacri, ai militari inviati da ogni parte per dare dimostrazioni di efficienza e professionalità, rimaniamo passivi di fronte al militarismo crescente, ai morti di eroina, ai missili che ci circondano, ai faccioni dei macellai affamati di sangue nei manifesti stradali, alle radiazioni sprigionate dalle centrali che fanno aumentare a dismisura i cancri nel nostro corpo, ce ne stiamo qui come sanguisughe capaci ormai solo di fregarci l'uno con l'altro o di sbranarci quando la salvezza non è più possibile.

Ed anche quest'anno ci siamo fatti le nostre squallidamente programmate vacanze a Rimini, a Porto Recanati o in Grecia, per i compagni solo a parole. Anche quest'anno ci prepariamo a farci fottere in una scuola che ci fa schifo ma che non abbiamo neppure più voglia di scuotere e sabotare, o magari ci faremo togliere quel piccolo desiderio di rivolta, di vita, di libertà, di gioia e di calore umano che ci è rimasto, lasciandoci rinchiudere in un carcere camuffato da breve, utile e formativa vita militare.

E pure, saremo disposti a non accorgerci delle ossa rotte, delle botte continue, dei pavimenti coperti di sangue, dei litri di acqua salata, facendo magari attenzione solo agli onesti e caritatevoli amici della DC o del PSDI (e sotto sotto anche del PC), indignati per l'inconcepibile trattamento a cui sono stati sottoposti i democratici e giusti Zorro italiani, disgraziatamente incarcerati.

Intanto l'autorità militare ci rassicura che i leggeri disordini sono stati domati, che non è successo niente, che lo spettacolo continuerà regolarmente.

MA SIAMO DAVVERO DISPOSTI AD ACCETTARE TUTTO CIO'?

Mussolini è ormai più che putrefatto. Tambroni non lo ricorda più nessuno. Cossiga, che sfiga è sparito, ma sotto la giacca di Spadolini si intravede una divisa.

PER QUANTO ANCORA ACCETTEREMO?

Svegliamoci, gettiamo via la disco, i faccini falsamente soddisfatti e ribelliamoci alla morte, chiediamo, urliamo, critichiamo, pensiamo, VIVIAMO.

Per l'anarchia, dalla finzione alla realtà.

(Chi si lascia opprimere, opprime anche te. Digli di smettere...)