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Nel Segno del Marchio Nero – Storia del Proto Black Metal Internazionale 1981-1991

The mightiest of hordes born through faith and belief
Hail now the sign of the black mark and of doom….. (Bathory)

 

Questa recensione è una sorta di esperimento perché per la prima volta non mi troverò a parlare di un disco bensì di un libro. Un libro scritto dal caro Flavio qualche tempo fa e la cui recensione è in ballo da davvero parecchi mesi perché, come al solito, oltre che affetto da pigrizia cronica, mi ci vuole sempre troppo tempo per parlare delle cose che mi hanno appassionato e che mi piacciono. “Nel Segno del Marchio Nero – Storia del proto black metal internazionale 1981-1991” (questo il titolo del libro) è stata una lettura estremamente interessante capace di appassionare tenendo attaccati alle pagine e, nonostante la lunghezza (ben 490 pagine), che ho trovato per niente pesante o prolissa. Certamente queste considerazioni devono tener conto dell’interesse del lettore nei confronti della materia trattata nel corso delle pagine. Una cosa che ha riscontrato il mio apprezzamento fin da subito è stato sicuramente uno stile di scrittura che mi ha lasciato un forte retrogusto da fanzine, uno stile dunque che lascia trasparire tutta la passione che ha animato Flavo nel trattare l’argomento protagonista di questo libro. Ecco, ora credo sia giunto finalmente il momento di parlarvi di questo interessante libro che, come evidenziato in maniera chiara dal titolo e dal sottotitolo, ci accompagna in un viaggio alla scoperta (o riscoperta, per alcuni) del proto-black metal e delle varie scene nazionali coprendo un arco temporale che va dal 1981 al 1991, praticamente più di dieci anni prima dall’esplosione della seconda ondata black metal in terra norvegese.

Scene nazionali estreme e proto-black di seminale importanza si alternano a vere chicche per appassionati del genere. Ci si addentra infatti in tantissimi contesti nazionali, dalle scene più note, ma comunque dal’anima e dall’attitudine profondamente underground, come quella brasiliana (addirittura Flavio ci presenta un’intervista con alcuni membri degli Holocausto), svizzera, canadese o greca, a quelle misconosciute  come quella finlandese, colombiana o la (non) scena islandese, passando per le immancabili e primitive scene norvegese e svedese. Ce n’è davvero per tutti i gusti se si è appassionati di metal estremo e in particolare del metallo nero nelle sue incarnazioni primordiali.

Hellhammer

Il libro inoltre è strutturato in maniera semplice ed immediata ed è proprio questo il suo merito in grado di render la lettura estremamente godibile, quasi non accorgendosi di essersi imbattuti in un’opera di quasi 500 pagine. Difatti ogni capitolo tratta in modo approfondito e specifico una determinata scena proto black nazionale, partendo da quelle più classiche e legate ancora in modo indissolubile dall’heavy-speed/thrash metal e alla NWOBHM, come quella inglese guidata dai Venom (gruppo a cui dobbiamo il nome stesso di black metal grazie al loro omonimo album del 1982), quella italiana di Death SS, Necrodeath e Bulldozer, quella tedesca capeggiata dai Sodom (seminale il loro ep “In the Sign of Evil) e quella statunitense rappresentata anzitutto dagli Slayer. Ma c’è anche spazio per gruppi non propriamente black ma che hanno avuto un’importanza siderale nell’evoluzione della musica heavy e nel passaggio dallo speed metal a sonorità più estreme e primitive nella loro aggressività. Pensiamo banalmente agli Acid dal Belgio autori di due ottimi lavori di oscuro speed metal negli anni ’80 o ai danesi Mercyful Fate con il loro heavy metal dalle tematiche occulte e esoteriche e con l’iconico face painting del cantante e leader King Diamond che verrà successivamente ripreso dai gruppi black metal della seconda ondata.

Ci sono chicche davvero per tutti i gusti, ma soprattutto per coloro che amano visceralmente l’underground estremo a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90 che si ritroveranno a leggere righe su righe dedicate a gruppi semi-sconosciuti ai più come i colombiani Parabellum, gli islandesi Flames of Hell o i finlandesi Beherit. Il tutto condito con approfondimenti immancabili sui mostri sacri del black metal scandinavo come i Bathory, i Mayhem o i Darkhtrone o su altri mostri sacri del calibro degli Hellhammer o gli ungheresi Tormentor.

Sarcofago

Nonostante potrei parlarvi probabilmente all’infinito di tantissimi gruppi o scene presentate in questo libro, credo che la cosa migliore da fare sia interrompere qui questa “recensione” per lasciar a voi la scelta di addentrarvi ancora più in profondità in questo viaggio alla scoperta della scena estrema internazionale a cavallo tra gli anni 80 e i 90. “Nel Segno del Marchio Nero – Storia del proto black metal internazionale 1981-1991″ è veramente un libro coraggioso nella scelta di trattare una tematica dai confini così ardui da definire, ma rimane un’opera ben curata ed estremamente godibile tanto per chi è cresciuto ascoltandosi fino allo sfinimento dischi seminali come “I.N.R.I.” dei Sarcofago, “Non Servium” dei Rotting Christ, “Under the Sign of the Black Mark” dei Bathory o “Fallen Angel of Doom” dei Blasphemy, quanto per i curiosi che vogliono approfondire la propria conoscenza dell’evoluzione del metal estremo passando per quel brodo primordiale definibile come proto-black. Benvenuti all’inferno, buona lettura.