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Schegge Impazzite di Rumore #10

Decimo appuntamento con le Schegge Impazzite di Rumore? Davvero? Incredibile tutta questa costanza da parte mia, non me lo sarei mai aspettato. Al di là dell’autoironia, questo decimo capitolo della miglior rubrica in cui la scena punk hardcore italiana possa attualmente imbattersi (sto a scherza’), è una sorta di speciale e vi spiego anche perché. Praticamente un anno fa stavo lavorando effettivamente al primo numero della fanzine cartacea di Disastro Sonoro e dunque in occasione di questo evento mai concretizzatosi avevo scritto una manciata di “brevi” recensioni che fino ad oggi non hanno ancora visto la luce. Qualche giorno fa le ho ritrovate, riguardate e dopo averle rilette (e sistemate) mi sono accorto non facessero così tanto schifo e che avrebbero meritato di veder la luce. Visto che lasciarle lì a marcire non ha troppo senso, quale migliore veste se non Schegge Impazzite di Rumore per pubblicarle? Ecco, dunque buona lettura tra scemi, idioti civilizzati e altre canaglie punx.

Idiota Civilizzato, Vecchio Son, Bologna

Scemo – Caccia alle Streghe (2019)

Dalla scena underground milanese viene vomitato fuori questo nuovo progetto dall’inequivocabile nome (sono quasi convinto sia una citazione diretta al brano dei Peggio Punx) che pubblica la sua prima fatica dall’incisivo titolo “Caccia alle Streghe“. Gli Scemo sono un’entità impegnata a suonare un hardcore punk senza fronzoli, veloce quanto basta e che tira dritto per la sua strada, riuscendo a condensare in dieci tracce sia la lezione più classica del genere di scuola italiana e statunitense (primi Negazione, Peggio Punx o Poison Idea per fare dei nomi) sia gruppi più recenti e moderni che però si rifanno ad un’attitudine coerente e in linea con la vecchia scuola hc. Difatti al primo ascolto di “Colpo Basso“, traccia posta in apertura di questo “Caccia alle Streghe“, ho immediatamente pensato ai Tørsö , ma anche a gruppi come Wallbreaker o Exit Order (ma senza le melodie vagamente post punk di questi ultimi). Ecco se volessi in estrema sintesi definire gli Scemo potrei pensare a loro come la versione italiana dell’hardcore rabbioso dei Tørsö, chiaramente non solo perchè entrambi i gruppi hanno in comune le rabbiose vocals femminili, ma sopratutto per l’attitudine in your face, per l’intensità che attraversa tutto il disco e per la capacità di scrivere pezzi hc fuoriosi e adrenalinici a cui è seriamente difficile resistere. Se non siete scemi e sceme correte veloci ad ascoltarvi questa bombetta di hardcore punk, non ve ne pentirete!

A Culture of Killing – The Feast of Vultures, The Cry of a Dove (2019)

A Culture of Killing è una one man band milanese cresciuta a pane e anarcho punk in salsa “Crass Records”, questo in breve. Ma in realtà addentrandosi nell’ascolto di questo “The Feast of Vultures, The Cry of a Dove…“, scopriamo che c’è molto di più. Già sul precedente debutto di qualche anno fa nel sound proposto da Luca (mente e corpo dietro questo progetto) si ritrovano tutti gli ingredienti più classici del genere, nonostante questo “The Feast of…” suoni più vicino ai The Mob e agli Zounds piuttosto che all’irruenza più rabbiosa di Crass o Conflict. Inoltre A Culture of Killing non si fa mancare nemmeno divagazioni melodiche in territori post-punk in stile Vex e A Touch of Hysteria e qualche pulsione addirittura goth che rendono il sound molto più variegato e personale, riuscendo a catturare quel sapore e quel gusto per le melodie oscure/decadenti tipiche di certe uscite dell’underground post-punk e death rock britannico degli anni ’80 . Citando una famosa pubblicità, cosa vuoi di più dalla vita? Rilasciato a marzo dello scorso anno, questo lavoro merita di essere ascoltato più e più volte, sopratutto se avete un’ossessione morbosa (come il sottoscritto) per tutto quello che è uscito dalla “Crass Records” e dall’underground britannico anarcho/post-punk dal 1979 al 1984.

Golpe – Subisci, Conformati, Rassegnati (2019)

Caos non musica. Potremmo terminare così, liquidando in tre parole la proposta dei Golpe, nuova misteriosa entità libera e selvaggia che se ne sta in agguato negli abissi polverosi della metropoli milanese pronta ad attaccare con tutta la sua furia cieca. Cinque tracce di caos non musica, ribadisco, che parte dalla primordiale lezione degli immortali Wretched, prende in prestito tutto il marciume del d-beat hardcore giapponese di Warhead, Crow e simili e arriva a lambire territori d-beat/crust svedesi cari a Mob 47, Anti Cimex e Totalitar. Raw d-beat/hardcore classico, non originale ma estremamente godibile, suonato con attitudine e passione e che riesce a dare quel sapore fortemente old school che sta sempre bene e di cui sono perfetti esempi tracce come “Istruzioni di Vita” o “Non Piegarti“. Stanchi di subire l’esistente, esistenze non conformi che creano crepe nel quotidiano per farla finita con la rassegnazione e l’abitudine che lentamente corrode e uccide. Caos non musica, affinché non rimangano che macerie di questo mondo!

Idiota Civilizzato – Civiltà Idiota (2019)

Nuovo Ep in casa Idiota Civilizzato! Quattro nuove schegge di rumore impazzite ancorate come al solito alla vecchia scuola dell’hardcore punk italiana degli anni ’80! “Civiltà Idiota” potrebbe benissimo trattarsi di un misterioso Ep registrato, dimenticato e mai pubblicato intorno al biennio 1983-85, epoca d’oro dell’hardcore punk italiano. Le sonorità a cui sono fortemente legati gli Idiota Civilizzato hanno infatti lo stesso sapore, la stessa rabbia, la stessa identica irruenza e la stessa attitudine del punk hardcore che fu e difatti si può udire in modo chiaro l’influenza che le prime fatiche dei Declino, dei Peggio Punx, dei primissimi Negazione e degli Impact hanno avuto sulla musica degli Idiota Civilizzato! “Uno e Nessuno” e la conclusiva “Guerra di Spettri” son due vere e proprie scariche furiose di pugni nello stomaco e personalmente le ritengo essere le tracce migliori di questo “Civiltà Idiota“. So’ cortellate quando volete, cantava qualcuna tanti anni fa e “Civiltà Idiota” è proprio questo: coltellate selvagge dal primo all’ultimo minuto. Liberi e selvaggi contro questa civiltà e la sua idiozia!

Schegge Impazzite di Rumore #03

Schegge Impazzite di Rumore, ovvero quattro album usciti recentemente o che hanno occupato spesso i miei ascolti nell’ultimo mese. Questa è l’essenza di suddetta rubrica, niente più, niente meno. E allora le parole a questo punto risultano superflue, vi lascio dunque alle “recensioni”.

Da chi partire se non da uno dei lavori che aspettavo di più ultimamente, da quando mi era giunta all’orecchio l’esistenza di questa strana entità che si muoveva nell’underground milanese e che definiva la propria musica “Anarcho Pop/Synth Punk”. E io da amante folle delle forme più strane e particolari che può assumere la musica, non stavo più nella pelle. Sto parlando dei Nevskij, un nome tanto affascinante quanto misterioso nel suo significato, e del loro debutto “Introspekt”. E chi poteva essere, se non la solita Occult Punk Gang, a rendere possibile tutto questo? Una garanzia. Ma tornando a “Introspekt”, cosa ci troveremo ad ascoltare? 6 tracce di puro e semplice “Anarcho Pop/Synth Punk”, qualsiasi cazzo di cosa voglia dire tale definizione. So che sembra arduo ma proverò a darvi un’idea del sound dei Nevskij. Prendete i Belgrado, i Brigade Bardot (un pezzo come “Manifesto” non sfigurerebbe affatto su “Avviso ai Civilizzati”, per dire), gli A Touch of Hysteria, un po’ di anarcho punk in salsa Zounds, il synthpop anni ’80 suonato alla maniera degli OMD, dei Simple Minds o degli A-Ha e, a tutto questo calderone di nomi e influenze che sono giunte al mio orecchio, aggiungetevi un comparto lirico introspettivo che si pone perfettamente a metà strada tra pulsioni “romantiche” (in senso lato) e pulsioni riottose. Liriche al sapore di “Romantic Punk” in salsa Kalashnikov Collective. Ah e i Brigade Bardot non li ho citati a caso, visto che il Gringo lo ritroviamo anche tra le fila di questi Nevskij. Un debutto fuori dal tempo, pervaso da una vaga sensazione di malinconia costante che rende il tutto ancora più affascinante. Questo “Introspket” it’s just like venom per le nostre orecchie, per le nostre braccia, per la nostra labile sanità mentale. Angst, Amore, Rivolta. Per il Synthpop, per l’Anarchia!

 

A Culture of Killing, one man band milanese cresciuta a pane e anarcho punk in salsa “Crass Records”, come si può vedere anche dallo stile grafico della copertina stessa di questo debutto S/t che omaggia palesemente l’etichetta discografica indipendente fondata da Penny Rimbaud. Ma anche nel sound proposto si ritrovano tutti gli ingredienti più classici del genere, nonostante A Culture of Killing suoni più vicino a The Mob e Zounds piuttosto che ai Crass o ai Conflict. Inoltre il buon Luca, colui che sta dietro a questo progetto, non si fa mancare nemmeno divagazioni post-punk in stile Vex o A Touch of Hysteria. Citando una famosa pubblicità, cosa vuoi di più dalla vita? Rilasciato nel dicembre del 2017, questo lavoro merita di essere ascoltato più e più volte, sopratutto se avete un’ossessione morbosa (come il sottoscritto) per tutto quello che è uscito dalla “Crass Records” dal 1979 al 1984. Ah e non perdetevi il primo (e unico forse) concerto di A Culture of Killing in occasione della quarta edizione de “In Veneto There Is No Law” a settembre!

 

Cambiando totalmente genere e sonorità, eccoci dinanzi allo split album tra i palermitani Always Never Fun (meglio conosciuti come ANF) e i tedeschi Sickmark, un concentrato di powerviolence/fastcore abrasivo e tritaossa. Echi di Infest, Spazz, Exit Unit e Neanderthal si sentono per tutta la durata del disco, da entrambi i lati dello split. Cambi di tempo, velocità, rumore sparatoci in faccia senza mezze misure, una voce che riesce ad essere particolare e a distinguersi (cosa per nulla facile in un genere come il powerviolence) e un’attitudine che fa impallidire colleghi più o meno noti, sono queste gli ingredienti principali che ripropongono gli ANF su questa loro nuova fatica; i nostri ci mostrano anche una crescita in termini di qualità e una passione onesta e viscerale alla causa del powerviolence più fast e in your face che non può lasciare indifferenti. Violenza sonora inaudita che non lascia scampo, questo quello che vi ritroverete ad ascoltare appena partirà l’iniziale “Failure”. Bentornati ANF! P.s. Ottima prova anche dei tedeschi Sickmark, anche loro dediti alla causa del powerviolence più rabbioso e violento condito con schizofreniche divagazioni di sax sparse qua e la nel corso delle 6 tracce che compongono il loro lato dello split.

 

Concludiamo questa terza puntata di “Schegge Impazzite di Rumore” con quello che di sicuro rientrerà tra i migliori dieci album usciti in Italia nel 2018 e che personalmente è già uno dei lavori più interessanti e coinvolgenti ascoltati fino ad oggi. Sto parlando di “New Wave of Fear”, ultima fatica in studio dei death rockers bolognesi celati dietro il monicker “Horror Vacui”, band legata intimamente ai ben più noti Kontatto con i quali condividono due membri, Marzia (qui alla chitarra e non dietro le pelli) e Koppa alla voce. Il death rock a cui ci hanno abituato negli anni questi vampire punx puzza in egual maniera di post punk, di quello più venato da pulsioni gothic, e delle derive più glaciali della new wave. Già dal titolo questo nuovo album in casa Horror Vacui ci mette in guardia sull’orrore che penetrerà strisciante nelle nostre vene e che risveglierà i mostri sopiti nel nostro inconscio. Probabilmente il lavoro più, melodico, malinconico e “dark” prodotto fino ad oggi dai nostri, con pezzi a tratti ballabili come il singolo “Don’t Dance With Me”, ma che lascia sempre addosso una sensazione di strana angoscia che ti prende e stringe alla gola. Probabilmente è solo una mia allucinazione sonora, ma su questo “New Wave of Fear” ci ho sentito una certa influenza, tra le altre, dei troppo spesso dimenticati Screaming Dead e di quel capolavoro che risponde al nome di “Night Creatures”. Maturità raggiunta dagli Horror Vacui, difficile fare meglio di “New Wave of Fear”. It’s only dark music baby, and we like it! Più dark dei punk, più punk dei dark; lasciatevi annegare negli abissi di questo fantastico “New Wave of Fear”! 

Siamo schegge, solo schegge di rumore impazzite! Per il rumore, per il Disastro Sonoro!