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Contropotere – Solo Selvaggi (7”EP/1992)

Prima recensione di questa webzine/blog, chi meglio dei mai dimenticati Contropotere per iniziare a scrivere qualcosa? Chi meglio di un gruppo storico della scena hardcore punk italiana a cavallo tra il 1986 e il 1993? Probabilmente avrei potuto iniziare recensendo banalmente “Disastro Sonoro”, EP dei Peggio Punx dal quale ho rubato senza troppi problemi il nome di questa webzine; oppure avrei potuto cominciare dai grandi nomi della scena hardcore italiana che hanno segnato i primi ascolti della maggior parte di noi, come Negazione, Wretched, Nerorgasmo, Kina e cosi via. E invece no, si parte con i Contropotere senza un vero e proprio motivo, se non che rappresentano probabilmente il mio gruppo hardcore punk italiano preferito degli anni 80-90.

Qualcuno si starà chiedendo (oppure no, ma sovvertiamo la convenzione del “ad ogni domanda segue una risposta” e quindi vi spiego la scelta anche se nessuno si stesse chiedendo il motivo…) perchè proprio l’EP “Solo Selvaggi”, e non album più complessi, sperimentali e completi come “Nessuna Speranza, Nessuna Paura” del 1988 oppure “Il Seme della Devianza” del 1990. A chi si starà domandando ciò rispondo banalmente che ho scelto di iniziare con “Solo Selvaggi” (conosciuto anche con il nome di “Quello Che Hai”) per il semplice fatto di esser stato il primo EP dei Contropotere con il quale sono venuto in contatto e il primo che mi ha fatto innamorare di loro subito dopo il primo ascolto.

Cerchiamo di andare con ordine, nel caos logicamente, ma con ordine (può sembrare un ossimoro ma non lo è, oppure si…). I Contropotere si formano nel lontano 1985, 10 anni prima che io venissi al mondo (ma questo non frega a nessuno probabilmente), dall’incontro in quel di Venezia dei membri di due gruppi, gli Elettrokrazia di Napoli e i Link Lam di Padova, e inizialmente vedono tra le loro fila Adriano alle tastiere, Alli alla batteria e Lucia alla voce. Un anno dopo la loro formazione i Contropotere danno alla luce la loro prima opera, una cassetta autoprodotta in pieno stile DIY (da buoni punk quali erano) dal titolo “E’ Arrivato Ah Pook” di 7 tracce tra cui i capolavori Urizen Non Indietreggiare, il tutto introdotto dall’intro-sermone apocalittico ed epico interpretato magistralmente dalla voce salmodiante, fredda e oscura di Lucia. Si potrebbero scrivere infinite righe su “E’ Arrivato Ah Pook” (e non è detto che prima o poi non lo faccia) essendo l’opera prima del gruppo ma già in grado di far intravedere l’unicità, l’inclinazione alla sperimentazione, le molteplici influenze musicali (e artistiche più in generale), non che l’ermetismo dell’anarcho-hardcore punk suonato dalla band. Ma ora passiamo all’argomento centrale di questa recensione, ossia il breve (solamente 10 min e 52 secondi) ma intenso 7”EP “Solo Selvaggi”.

“Solo Selvaggi” è stato pubblicato dal gruppo nel 1992, ovvero dopo dopo i due LP capolavori che hanno consacrato i Contropotere all’interno della scena hardcore italiana come uno dei gruppi più inclini alla sperimentazione sonora e aperti alle influenze musicali più disparate (sulla falsa riga di molti gruppi anarcho punk britannici, basti pensare al capolavoro dei Mob “No Doves Fly Here”…) che rendevano il loro suono unico e immediatamente riconoscibile. “Solo Selvaggi” però, anche a causa della sua durata ridotta, appare molto più rabbioso, crudo e diretto rispetto al resto della produzione dei napoletani, anche se non manca mai l’indole sperimentale che è cresciuta con i Contropotere fin dal loro primo demotape.

L’EP è composto da solamente 4 brani che però certamente non lasciano indifferente l’ascoltatore. “Solo Selvaggi” si apre con il brano “Quello Che Hai”, che inizia quasi ricordando l’intro salmodiante di “E’ Arrivato Ah Pook” anche se i toni apocalittici qui lasciano spazio alla pura rabbia urlata a squarciagola che, in un crescendo di emozioni, esplode al termine della prima strofa quando rieccheggia nelle orecchie dell’ascoltatore “…e in un mondo di catene dove manca solo, solo libertà”. Il resto della canzone è un hardcore punk tirato, veloce e urlato che solamente in alcuni brevi momenti sembra tendere alla melodia e alla calma, una calma momentanea immediatamente squarciata da un tempesta rumorosa. Il brano infine si conclude sfumando sulle note dolci suonate dalla tastiera di Adriano (chiamato anche B.K.) e che portano al secondo brano “Zona di Luce”. Questa seconda traccia si apre con un suono che a me ricorda molto un certo tipo di musica post punk (ma magari mi sbaglio io…) e, anche se accompagnato dalla solita voce urlata e rabbiosa, è probabilmente il brano più “accessibile” dell’EP (per quanto possano essere accessibili le canzoni sperimentali e i testi ermetici dei Contropotere). Si arriva così alla terza traccia “Naufraga” che si caratterizza per i suoi toni claustrofobici, per il cantato schizofrenico e per un ottimo lavoro di batteria che sopratutto verso la fine del pezzo trasforma il tutto in una sciamanica danza tribale (a dimostrare ancora una volta la capacità del gruppo di aprirsi alla sperimentazione e a diverse influenze). La conclusione tribale di “Naufraga” sembra esser costruita appositamente per condurre l’ascoltatore all’ultimo brano, “Briganti”, ossia la rivisitazione in perfetto stile Contropotere di “una antichissima canzone napoletana di protesta in opposizione al potere” (come si può leggere in una nota in fondo al testo riportato sull’EP). La versione dei Contropotere riesce ad unire perfettamente la carica riottosa della musica anarcho-hardcore punk alla sensazione di ribellione popolare sottolineata dalle sonorità folk del brano originale, rendendo la traccia un capolavoro di sperimentazione musicale. Inoltre il testo di “Briganti” incarna alla perfezione il sentimento anarchico che anima il gruppo e che permea ogni nota ed ogni strofa presente su “Solo Selvaggi”.

L’EP in questione riesce molto probabilmente a racchiudere in sole 4 canzoni tutta l’essenza e la particolarità dei Contropotere, riuscendo a sintetizzare nei brani presenti sia le svariate influenze del gruppo, sia la loro indole anarchica  che si manifesta, oltre che nei testi, nella sperimentazione costante, nell”ibridazione sonora, nella ricerca musicale, il tutto condito con litri e litri di rabbia e passione hardcore che più hardcore si muore. Avviandoci alla conclusione di questa prima recensione, probabilmente il modo migliore per parlare di questo EP è stare in silenzio ed ascoltare tutto quello che ha da dire e trasmettere la musica dei Contropotere; come cantano in “Quello Che Hai”: “..poche parole, un’immagine perfetta…”.