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A Lesson in Violence: Stimulant & Ona Snop

Sarà che negli ultimi giorni sono tornato in fissa potente con Hellnation, Crossed Out e soprattutto Capitalist Casualties, tutti gruppi che amo alla follia e che hanno influenzato parecchio i miei gusti in ambito hardcore ed estremo, ma eccomi pronto a parlavi di due dei migliori dischi powerviolence/fastcore usciti nel 2020 e che meritano sicuramente la vostra attenzione! Se pensiamo per un attimo a cos’è stata la scena powerviolence/fastcore di qualche anno fa, tanto a livello mondiale quanto a livello italiano, e a quante band sono nate al suo interno per poi sciogliersi nel giro di poco tempo, e poi spostassimo lo sguardo ad oggi, ci renderemmo conto come sia effettivamente esistita una sorta di “moda powerviolence” e che sia ormai passata, lasciando spazio a quell’entità che a moltissimi piace definire “raw punk” e che non si ancora capito bene cosa cazzo voglia dire. Al di là di questi cenni storici assolutamente inutili ma che forse potrebbero intercettare lo spirito dei tempi soprattutto all’interno della scena hardcore e punk, ad oggi le band rimaste attive a suonare con passione sincera, convinzione e attitudine powerviolence o fastcore sono molto poche rispetto al periodo di massimo splendore del revival del genere. Tra queste troviamo certamente gli inglesi Ona Snop e gli Stimulant da Brooklyn, senza troppi dubbi due delle migliori espressioni del PV/fastcore degli ultimi 5-10 anni, due band che hanno sempre sfornato dischi di una qualità altissima e di un’intensità invidiabile. Negli scorsi mesi entrambe le band hanno dato alla luce un nuovo album ed è per tale ragione che in questo nuovo appuntamento con A Lesson in Violence vi parlerò proprio di Intermittent Damnation degli Ona Snop e Sensory Deprivation degli Stimulant, dischi che rispondono ad un unico imperativo categorico: “play fast or die trying!”.

E’ cosa nota a tutti che la scena hardcore di Leeds degli ultimi dieci anni ha dato i natali ad alcune delle migliori band contemporanee in ambito fastcore e powerviolence come Gets Worse e Afternoon Gentlemen. Difatti non stupisce che gli Ona Snop, forse il gruppo più interessante e originale appartenente a quella scena, abbiano pubblicato qualche mese fa l’ennesimo devastante capitolo della loro discografia, un semplice e sincero disco di fastcore in your face intitolato Intermittent Damnation, a mani basse quello che si può definire senza troppi problemi uno dei dischi migliori dell’intero 2020. Un disco che, dall’iniziale Everybody in the World is Fucked alla conclusiva Drunk and Rich, non lascia mezzo secondo per riprendere fiato e che impatta sull’ascoltatore come una scarica di pugni nello stomaco, diciassette tracce che non mostrano mai segni di cedimento e un sound generale che dimostra ancora una volta come gli Ona Snop conoscano perfettamente la materia fast-hardcore e sappiano suonarla in maniera assolutamente devastante e convincente. Un concentrato di fastcore, con qualche vaga incursione in territori powerviolence, suonato con passione e attitudine e che ha dalla sua un’ottima tecnica strumentale e la qualità di imprimersi in maniera indelebile già dopo pochissimi ascolti. Non che servissero ulteriori prove o conferme sulla qualità degli Ona Snop e del loro fast-hardcore, senza dubbio uno di quei gruppi che difficilmente deludono le aspettative, ma ancora una volta sono riusciti a superare quanto già di ottimo e devastante avevano offerto con il precedente Geezer del 2018, pubblicando un disco come Intermittent Damnation capace di creare dipendenza e non stancare mai. Tempo fa in merito allo splendido Snubbed dei Gets Worse concludevo la recensione con un breve quanto valido “Leeds odia ancora” e arrivato per l’ennesima volta (ormai ho perso il conto e poco importa) a dover mettere questo Intermittent Damnation da capo, mi tocca ribadirlo con gioia: Leeds continua ad odiare, fastcore a mano armata!

 

Nati dallo scioglimento dei magnifici Water Torture e già autori nel 2017 di uno splendido self titled album di debutto, disco che incise in maniera indelebile il loro nome sulla mappa del powerviolence mondiale, gli Stimulant tornano finalmente sulle scene con questo Sensory Deprivation, un lavoro monolitico che a partire dal titolo non lascia spazio a troppi dubbi e può dare subito una chiara idea dell’impatto che avranno queste nuove 27 tracce su di noi. La formula vincente della band di Brooklyn è sempre la stessa: un mix assolutamente devastante di grindcore e powerviolence, in cui a farla da padroni assoluti sono i costanti quanto improvvisi cambi di tempo e una forte componente noise, oggi forse più protagonista nel sound degli Stimulant rispetto al passato e capace di rendere la proposta dei nostri ancora più violenta, rumorosa e interessante. Come sempre siamo di fronte ad un muro di suono che appare riduttivo definire granitico e brutale, un sound implacabile e impossibile da scalfire e che nei momenti più furiosi e distruttivi, in cui a prendersi la scena sono senza dubbi i blast beats tritaossa, sembra realmente di essere in mezzo ad un agguato a mano armata da cui è impossibile uscire indenni. Come da tradizione del gruppo statunitense, anche questo Sensory Deprivation ha un durata abbastanza sostenuta che si aggira sulla mezzora abbondante, in netta controtendenza rispetto alla maggior parte delle uscite powerviolence. Se da una parte, a primo impatto, il minutaggio generale può sembrare eccessivo, dall’altra, appena si decide di premere play e si viene trafitti senza pietà dalla tripletta iniziale formata da Apathetic, Trashed e Myopic Voided, si capisce immediatamente che il powerviolence degli Stimulant non ci lascerà mezzo secondo per riprendere fiato, continuando a colpirci con violenza fino all’ultimo secondo disponibile, lasciandoci di fatto impotenti, inermi e sfiniti una volta giunti alla fine. Inoltre la forte componente noise è capace di rendere l’esperienza dell’ascolto di Sensory Deprivation una vera e propria discesa in un vortice di confusione, angoscia, estraniamento e totale impotenza dinanzi all’impossibilità di trovare una via di fuga, mentre il powerviolence degli Stimulant continuerà a scagliarci addosso schegge impazzite di rumore e violenza senza alcuna pietà. In fin dei conti vale lo stesso discorso fatto per gli Ona Snop; se infatti non serviva un disco come Sensory Deprivation per darci la conferma della qualità e della brutalità del potere-violenza suonato dagli Stimulant, dischi come questo ci ricordano cosa significhi suonare questo genere con passione, ispirazione e sincera quanto viscerale rabbia, dandoci una vera e propria lezione di violenza e di estremismo sonoro. E forse qualche volta si ha solo bisogno di spararsi nelle orecchie un disco come questo, semplicemente quanto di meglio la scena powerviolence ha da offrirci ancora oggi! Play fast till the day you die, this is another lesson in (noise-power)violence!