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We The Heatens – Approaching Thunder (2019)

Che i pagani si scatenino. Che affilino le spade, che brandiscano le asce, che colpiscano senza pietà i propri nemici. Che l’odio prenda il posto della tolleranza, che il furore prenda il posto della rassegnazione, che l’oltraggio prenda il posto del rispetto. Che le orde pagane vadano all’assalto per lasciare solo rovine di ogni regno e di ogni impero al proprio passaggio.

Un’orda di pagani che appare dalle foreste e irrompe nelle roccaforti della civiltà come un tuono in avvicinamento per depredare e saccheggiare, per devastare e lasciare solo macerie del vecchio mondo, per appiccare focolai di rivolta in ogni territorio dell’impero, per sconvolgere il quieto vivere che domina l’esistente. Questo sono i (nuovi) We the Heatens e questa è grosso modo l’immagine che porta alla mente l’ascolto di “Approaching Thunder”.

“Approaching Thunder” ultimo album in casa We the Heatens, ha la potenza devastatrice di un’incursione pagana che apre percorsi scoscesi quanto inesplorati, ma sopratutto segna l’inizio di un nuovo percorso sonoro per il gruppo del Wisconsin che non si fa problemi ad abbattere le frontiere della propria musica. Nati come gruppo folk-punk e da un sound caratterizzato dalla presenza di stumenti quali mandolino, violino e violoncello, i We the Heatens decidono di invertire la rotta del loro progetto, spingendolo oltre ogni confine opprimente e qualsiasi possibile etichettamento. Passando dall’essere un progetto interamente acustico, oggi i nostri hanno aggiunto come base della loro musica una struttura sorretta da due chitarre, un basso e una batteria, rendendo irreversibile il processo di indurimento del proprio sound, spostandolo dunque verso territori a metà strada tra il thrash metal e il crust punk, ma con un sapore che può tradire influenze e melodie ricondicibili all’universo (pop) punk rock. La primitiva natura folk del gruppo però emerge costantemente nel corso dell’album, tanto per la presenza del violino e del violoncello quanto per un certo gusto nelle composizioni, nel songwriting ma sopratutto nel riarrangiamento visto che le otto le tracce che compongono questo “Approaching Thunder” non sono inediti, bensi si tratta di vecchi pezzi riregistrati nella nuova veste come le bellissime “Lung of Lies”, “The Order” o “Neurotic Decay” apparse originariamente sullo splendido “The Blood Behind the Dam“, ultimo lavoro interamente folk e acustico pubblicato fino ad oggi dai We The Heatens. Come suonano oggi i We the heatens quindi? Come un caos armonizzato fatto di pezzi anthemici sostenuti da epiche melodie di violino e violoncello, ritmi d-beat martellanti e tutta la brutale ruvidezza e aggressività de metal e del punk, il tutto senza rinnegare per nemmeno un istante l’anima folk da sempre presente nel loro sound. Inni di rivolta come “Crooked Kings” sono da cantare a squarciagola e da mettere in pratica nel momento stesso in cui invitano all’azione: “It’s time to get violent
It’s time to break the silence, we all know the real enemy”. Disco devastante, una tempesta di tuoni e fulmini che non lascia scampo, un’orda di pagani che  distrugge ogni cosa si trovi sul loro cammino.

Noi siamo i barbari calati per saccheggiare l’impero e gozzovigliare sulle sue rovine.
Noi siamo il selvatico che infesta le crepe di questa civiltà. Noi, i pagani che danzano in tondo nella notte e sono divorati dalle fiamme.

 

Grind Your Enemies! – Recensione e Intervista agli Stigmatized

La vita fa schifo e poi muori! Questo il messaggio che ci sputano addosso i sardi Stigmatized con il loro ibrido bastardo di grindcore, powerviolence e crust, terreno fertile per veicolare il selvaggio nichilismo e il brutale odio verso l’umanità che anima il loro rumore! “Slavery” è la prima fatica in studio dei cagliaritani, pubblicata nel 2016, e ci regala dieci minuti scarsi di violentissimo e rabbioso grind-violence che travolge tutto ciò che trova sulla sua strada, lasciando al suo passaggio solo macerie e desolazione, morte e distruzione. La proposta degli Stigmatized, che ad un ascolto distratto potrebbe apparire fin troppo canonica e “già sentita troppe volte”, mostra in realtà diverse radici e influenze che, partendo da un sound ben ancorato alla lezione classica del grindcore più marcio in stile primi Napalm Death, Siege o Enemy Soil, spaziando dal powerviolence di casa Hellnation e Yacopsae ad echi crust punk che possono ricordare in più occasioni i Massgrave, arrivano a portare alla mente gente del calibro di Nasum e Rotten Sound. Il rumore annichilente e feroce dei nostri si avvicina inoltre a quanto fatto ultimamente da un altro interessantissimo gruppo della nostra penisola, ossia i palermitani Cavernicular, quindi un concentrato di grind-violence che annienta ogni velleità di sopravvivenza a questo mondo di merda e che vomita odio nichilista e misantropo verso l’umanità costretta a soffrire! Su questo muro di rumore si stagliano le doppie vocals incazzatissime e barbare ad opera di Francesco (più classiche e grind) e del bassista Marco, queste più orientate verso lidi crust che rendono il tutto ancora più interessante e godibile. Con tutto l’odio che hanno nel cuore, gli Stigmatized son pronti a sbriciolarvi il cranio e a distruggervi i timpani a colpi di grind-violence misantropo e annichilente. Cagliari Odia… è tempo di massacro!

Gustatevi l’intervista agli Stigmatized adesso!

Iniziamo con la più banale delle domande: chi siete, da dove venite, quando vi siete formati e perché/come avete deciso il nome Stigmatized? Fatevi conoscere ai lettori di Disastro Sonoro!

Ciao Stefano, è un piacere risentirci! Noi siamo un gruppo grindcore/powerviolence proveniente da Cagliari. Gli Stigmatized vedono la prima luce nell’estate del 2015, quando nella formazione eravamo solo in due (Marco e Leonardo) e già iniziavamo a comporre i primi pezzi. Il nome del gruppo deriva dal titolo di una canzone dei Napalm Death, tratta dal loro primo album “Scum”.

Avete voglia di parlarci un po’ della scena hc/grind/metal e dell’ambiente underground/diy cagliaritana? Quanto è difficile, se lo è, organizzare concerti e situazioni nella vostra città? Più in generale si può parlare di una “scena sarda” secondo voi?

Indubbiamente noi ci troviamo a vivere una realtà, quella isolana, che ha due facce contrapposte. Infatti se da un lato “l’isolamento” e la difficile fruizione di tante cose, soprattutto per colpa della continuità territoriale, ci rende molto difficile non solo l’organizzazione di tour o date fuori ( siamo appena tornati del nostro secondo tour in penisola fatto assieme ai fratelli abruzzesi 217 e l’organizzazione ci ha dato non pochi problemi ) delle band nostrane, ma anche il portare delle band dalla penisola e non a suonare nella nostra terra; dall’altro questa difficoltà ci rende sempre più affamati e desiderosi di abbattere le barriere di qualsivoglia confine. Proprio per questo stanno nascendo, soprattutto negli ultimissimi anni, delle realtà molto solide nell’undeground dell’isola ( il collettivo dei nostri fratelli Algheresi L’HOME MORT e la cricca Sassarese della famigerata sala n°9 su tutti ) che stanno cercando di unire le forze per creare una scena unita e collaborativa, cosa che fino a non troppo tempo fa sembrava impossibile durante un periodo nero dove c’era ben poco contatto e cooperazione tra le varie scene/band locali, in un’insensata guerra fredda di invidia e snobbismo. Penso che ora si possa parlare tranquillamente di una “scena”, perchè il panorama si sta arricchendo di tante nuove band molto valide anche allargando lo spettro dei generi, oltre che dando finalmente vita ad un ricambio generazionale assente oramai da tempo immemore anche se, paradossalmente, i locali stanno chiudendo uno dopo l’altro rendendo così sempre più difficile il sopravvivere della suddetta. Ma comunque teniamo duro e cerchiamo sempre di lottare con tutte le nostre forze perché questo non accada.

Il vostro primo lavoro ci regala un grindcore annichilente e tritaossa, che parte dalla lezione più classica del genere (Siege, Napalm Death) fino a giungere a soluzioni più “moderne” (Nasum, Rotten Sound), senza però mai dimenticare influenze di altri generi quali Powerviolence e crust, su tutti. Come nascono i vostri pezzi? Da cosa è nata l’idea di suonare grindcore? E quali pensate siano i gruppi o i dischi che hanno avuto maggior influenza sul vostro modo di suonare e sul vostro sound?

I pezzi nascono grazie a tutte le nostre influenze musicali più forti. All’interno della band siamo tutti ascoltatori di vari generi, che spaziano dal punk hardcore fino al metal più estremo. I primi pezzi venivano composti nel salotto di casa di Leo. Avevamo solo basso e chitarra per cui ci arrangiavamo. Leo si collegava al suo ampli mentre il basso veniva collegato a un Marshall per chitarra da 20w con la distorsione accesa. Di certo non erano le condizioni migliori per provare, ma così facendo abbiamo dato luce a una decina di pezzi. Appena la formazione venne completata abbiamo sempre composto in sala prove, dove ognuno mette il suo. Non abbiamo un modo di scrivere abitudinario, quando abbiamo un idea che ci piace la buttiamo giù e vediamo che succede. L’idea di suonare grindcore è nata con la voglia di fare un macello dal vivo…abbiamo sempre avuto un certo fascino per i concerti grind e ci siamo cimentati pure noi. Riteniamo anche che sia uno dei generi più violenti e espressivi per buttare giù il giusto mix di musica e ideologie. I dischi che più ci hanno influenzato maggiormente dal punto di vista strumentale e vocale sono sicuramente Scum, Enemy of the Music Business (entrambi dei Napalm Death), S/T dei Magrudergrind, Variante alla Morte e Misantropo dei Cripple, Human 2.0 dei Nasum..ma potremo continuare all’infinito.

Utilizzate la doppia voce, sia in sede live dove spaccate di bestia (vi ho visti al T28 lo scorso anno) sia su disco. È stata una scelta voluta oppure è semplicemente successo? Quanto pensate possa dare di più alla vostra musica l’utilizzo di due timbri, uno più growl e classicamente grind, e l’altro più virato sul crust/metal?

L’utilizzo delle doppie voci è stato del tutto casuale. Un giorno in sala abbiamo detto a Marco di cantare e dopo un paio di prove abbiamo usato le doppie voci sia dal vivo sia in studio. Abbiamo visto che funzionava, rendeva il tutto più compatto e violento. Pensiamo che sia una caratteristica in più per il nostro sound e che ci possa aiutare. Inoltre è un elemento che ci aiuta a mettere in risalto le nostre influenze musicali a 360 gradi.

Una parte fondamentale nella vostra proposta ricoprono certamente i testi, anche perché è bene ricordalo che il grindcore/powerviolence, così come l’hardcore e il punk in generale, non sono solamente musica. Volete illustrarci cosa vi ispira nella stesura delle liriche, chi le scrive e soprattutto cosa volete trasmettere?

I testi degli Stigmatized vengono scritti prevalentemente da Francesco, il cantante, solitamente dopo che la parte strumentale dei pezzi viene definita in sala. Le tematiche sono in buona parte quelle che tradizionalmente vengono trattate in generi come il grind e l’hardcore-punk. La critica sociale, il non riconoscerci e il non sentirci, per così dire, a nostro agio nel mondo che ci circonda sono sicuramente le linee guida generali che sono state seguite nella stesura dei testi. Per quanto nessuno di noi componenti possa essere definito “militante” nel senso stretto del termine, i valori fondamentali che ci sentiamo di esporre e di condividere attraverso i testi sono quelli dell’anticapitalismo, dell’antifascismo, dell’antirazzismo. All’interno di questo grande “calderone” vengono poi trattate, a seconda del caso, delle tematiche più o meno specifiche. Nel pezzo “F1”, ad esempio, parliamo della questione, molto sentita in Sardegna, delle servitù militari e di conseguenza viene affrontata, anche se in maniera indiretta, la tematica più generale delle forme di colonialismo e imperialismo messe in atto sopratutto dall’occidente. In “Hidden Behind a Wall Of Falsness”, parliamo invece del modo in cui queste politiche imperialistiche vengono trattate e in qualche modo giustificate dall’apparato mediatico, ormai abituato a presentarci la guerra vera e propria e l’occupazione militare come una missione umanitaria. Insomma, abbiamo sicuramente dei concetti e dei valori generali a cui facciamo costantemente riferimento, ma la tematica particolare affrontata varia ovviamente da pezzo a pezzo.

“Slavery”, il vostro primo ep, è datato ormai 2016. A quando una nuova fatica marchiata Stigmatized? Altri progetti? Tour e concerti?

Dopo tante difficoltà possiamo finalmente dire che siamo impegnati con le registrazioni del nostro primo full length, che uscirà nei primi mesi del 2019. Il disco si intitolerà “A Wall Of Falsness” e comprenderà i pezzi di Slavery insieme ad altri brani che abbiamo composto durante il periodo successivo. Il nostro obbiettivo è quello di pubblicare un lavoro simile a quello precedente ma con molte migliorie a livello esecutivo e sonoro. Ci sarà il grindcore, il powerviolence e sicuramente sentirete anche le nostre influenze metal, grazie ad una produzione più moderna e compatta. Non vogliamo discostarci troppo dalle nostre origini, ma vogliamo proporre un lavoro migliore sotto ogni punto di vista. Seguirà una lunga campagna pubblicitaria DIY con l’obbiettivo di uscire dai confini italiani e intraprendere un tour europeo per promuovere il disco. Attualmente abbiamo già in programma due date: il 4 Gennaio a Sa Domu (STRIKEDOWN FEST II WARM UP SHOW) in compagnia di Regrowth e Riflesso e il 5 Gennaio a Simaxis per il Gheisi Fest in compagnia di tantissime band della scena hardcore sarda.

Ringrazio gli Stigmatized e la loro disponibilità, spero di rivedervi presto dal vivo miei amati bastardi e spaccarmi le ossa insieme a voi!

 

Carnage – 34º23″41’N 132º27″17’E (2017)

Il gruppo che andrò a recensire quest’oggi ha lo stesso nome di una della band che ha scritto la storia del Death Metal svedese con quel capolavoro di classico Stockholm Sound che è “Dark Recollections”; disco che fu anche il loro canto del cigno, visto che pochi mesi dopo la pubblicazione svanirono nel nulla rimanendo a tutti gli effetti la meteora per eccellenza della scena estrema svedese degli anni ’90. Stesso nome dicevamo per questi ragazzi portoghesi che però, pur nel marciume post-apocalittico della loro proposta, poco nulla hanno a che fare con il death metal di matrice svedese e che in nessun modo son debitori del sound proposto dai loro omonimi svedesi, perché i nostri prendono il loro nome direttamente da un brano presente su “Who’s the Enemy?”, primissimo EP dei maestri Amebix. La creatura post apocalittica creata dal Barone nel lontano 1978/79 risulta difatti essere la principale e innegabile influenza dei portoghesi, che non fanno assolutamente nulla per nasconderla, e in questi quattro pezzi che compongono “34°23”41’N 132°27”17’E” si nota tutto l’amore viscerale e la dedizione che i Carnage nutrono nei confronti degli Amebix, sopratutto quelli più sporchi, primitivi e marci di “Winter” e “No Sanctuary”. Il sound abrasivo, primordiale, seminale a cavallo tra hardcore/anarcho punk, metal e contaminazioni industrial che sarebbe divenuto di li a poco marchio di fabbrica degli Amebix, le visioni angoscianti e apocalittiche create dalle liriche e dall’immaginario dei britannici e la loro attitudine prettamente underground, rivivono interamente oggi in questa demo dei Carnage. Demo che fin dall’enigmatico titolo, ossia le coordinate della città di Hiroshima tristemente nota per esser stata teatro dello sganciamento della bomba atomica nel 1945, costruisce attorno alla proposta musicale dei nostri un’atmosfera fortemente oscura ed angosciante, con continui richiami per l’appunto ad un immaginario fatto di paesaggi desolati odoranti di morte, post-nucleari e totalmente inospitali per qualsiasi forma di vita. Non solo Amebix però. Nella proposta dei Carnage si possono difatti sentire influenze di Antisect, G.I.S.M e percepire, seppur in minima parte, echi di thrash metal suonato alla maniera dei mai dimenticati Effigy o dei mai troppo incensati Sacrilege, tutte influenze sapientemente dosate e amalgamate nel sound oscuro dei portoghesi. Ci vuole poco a divenire un semplice clone dei propri punti di riferimento e delle proprie influenze, soprattutto in ambito musicale. I Carnage, cresciuti a pane e Amebix, questo lo sanno bene e difatti non preoccupandosi di nascondere la loro influenza primaria, hanno rischiato di essere l’ennesimo gruppo copia dei mostri sacri del genere, uno dei tanti che affolla il panorama underground e che si potrebbe (e vorrebbe) volentieri evitare di ascoltare. Per fortuna questi portoghesi hanno dalla loro una buona qualità nel songwriting, un’ottima tecnica strumentale e una capacità di riproporre e ricreare le atmosfere oscure, primitive e apocalittiche tipiche degli Amebix facendole suonare mai banali o scontate. Questi tre elementi rendono il lavoro dei Carnage, si assolutamente derivativo e per nulla originale, ma altrettanto godibile e capace di catturare l’attenzione dell’ascoltatore anche grazie ad una sezione ritmica, alcuni riff e linee melodiche di ottima fattura che catturano l’attenzione degli appassionati del genere. Dopotutto se è vero che ormai in ambito estremo, sia esso punk o metal, nessuno inventa più nulla o quasi, perché mai dovremmo storcere il naso dinanzi ad un lavoro di ottima qualità, suonato con attitudine, passione e dedizione (è solamente la prima demo dei nostri, è giusto ricordarlo)? Perchè mai dovremmo lamentarci di un gruppo che mostra fieramente la propria passione nella riproposizione di un sound e di una lezione che all’interno del vasto e generico panorama “crust punk” ha fatto la storia, tracciato le coordinate stilistiche, liriche e di immaginario che, chi più chi meno, tutti hanno seguito e a cui tutti continuano ad ispirarsi tutt’oggi? I Carnage sono certamente ancora degli allievi, allievi che hanno interiorizzato nel modo migliore e piú sincero la lezione dei maestri del genere, ma questa demo già dimostra tutte le loro potenzialità e la loro qualità nel songwriting. Crust Punk dai toni tanto epici quanto oscuri condito con visioni apocalittiche, se questo è quello che cercate per sopravvivere alla putrefazione e all’odore di morte che domina le lande desolate delle nostre vite, questo “34°23”41’N 132°27”17’E” è quello che fa per voi. Solo carneficina e distruzione per le vostre orecchie.

 

Come opporsi al fascismo nel metal estremo. Una guida di base per compagni/e e antifa

Come ben saprete in questo/a blog/fanzine non si parla solamente di musica e scena punk-hardcore ma anche di tutto ciò che appartiene al mondo del metal estremo. E’ per questo che oggi voglio condividere con voi questo breve ma importante opuscolo/libretto scritto dai compagni antifascisti di Barbarie in merito alla sempre maggior visibilità e al sempre maggio spazio che stanno prendendo gruppi dichiaratamente vicini a ideologie razziste, nazi-fasciste e sessiste/omofobe all’interno del panorama extreme metal, in particolar modo nella scena black metal dove i gruppi autodefinitosi NSBM (National Socialist Black Metal) continuano a crescere in numeri, visibilità e seguito. Questa piaga all’interno della comunità metal deve essere debellata a tutti i costi perchè è inaccettabile e sopratutto dannoso lasciare spazi a certi gruppi e a certe scene per propagandare l’odio razziale, l’omofobia, il sessismo e ideologie nazi-fasciste. Dobbiamo opporci a questi problemi in tutti i modi e a tutti i costi non per rendere politically correct generi per loro natura politicamente scorretti come il black o il death metal, ma per impedire alle idee nazi-fasciste e razziste di strisciare indisturbate e di fare più danni di quanti già facciano all’interno della scena estrema.

“Molto spesso la scena black / extreme metal non è stata accogliente nei confronti delle persone nere o LGBTQIA.
Come tante persone a cui piace questo tipo di musica, vorrebbero gustarsi dei concerti black metal e far parte della scena, ma spesso non si sentono al sicuro data la presenza massiccia di razzisti a serate e festival. La pesante presenza di razzisti nel black metal ha addirittura prodotto un sottogenere completamente nuovo ed autonomo: l’infame NSBM, o National Socialist Black Metal.

Dobbiamo opporci al razzismo in ogni forma, assicurarci che le persone pericolose e le loro ideologie disgustose non siano benvenute e che il metal accolga ogni tipo di persona ad eccezione di bigotti, sessisti e persone che discriminano sulla base del colore della pelle.
Questo libretto vuole essere un piccolo strumento nella lotta a questo opprimente problema.Il boicottaggio è sempre stato una tattica rivoluzionaria; dobbiamo solo trovare il modo di utilizzarlo con efficacia. Come prima cosa, e solo per semplicità, dobbiamo dividere il problema dell’NSBM in due parti: le band e le scene.”

Di seguito vi lascio il link a cui poter scaricare l’opuscolo completo; leggetelo, condividetelo, fatelo girare il più possibile e ricordatevi sempre di odiare e combattere ogni forma di fascismo e razzismo!

https://mega.nz/#!uFxyxLTJ!dNwlU2UZHeJPdjFFHC9Nx4ByZ86or4R-aU0rXE_lfKs

Ama la musica, odia il fascismo! Disastro Sonoro against NSBM!

Italian Extreme Underground – 003, ovvero una playlist per sopravvivere all’estate

Questo è un messaggio per tutti gli amanti della musica hardcore, punk, metal ed estrema in generale. Un messaggio rivolto a tutti coloro che si iniettano quotidianamente endovena massicce dosi di rumore proveniente dall’underground estremo italiano. Per tutti quelli che ascoltano caos, oltre la musica ed oltre il rumore.

E’ stata infatti pubblicata pochi giorni fa, precisamente il 28 di luglio, la playlist perfetta per accompagnare le giornate estive di tutti noi amanti delle sonorità estreme, da ascoltare rigorosamente sotto l’ombrellone al posto dell’ennesimo passaggio radio di quel tormentone reggaetonlatinoschifocancerogeno che è “Despacito”, in montagna durante la vostra scampagnata in mezzo ai boschi giusto per disturbare la quiete silenziosa della natura (perchè noi senza rumore non possiamo stare), chiusi in casa nella vostra deserta via di una periferia metropolitana che non conosce differenza tra estate ed inverno, tra periodo di vacanza e routine lavorativa, tanto è morta dentro da secoli. Una playlist per tutti i gusti targata “Italian Extreme Underground” e rilasciata sulla sua pagina bandcamp (https://italianextremeunderground.bandcamp.com/album/i-e-u-003) in free download (lo vedete quanto cazzo è bello quando la musica è vissuta a 360° per passione e non per guadagnarci facile?!…). Per tutti i gusti dicevamo e infatti possiamo trovare gruppi sludge-core come gli Evil Cosby (recensiti pochi giorni fa su questa ‘zine) accanto a gruppi grindcore/death metal come i Grumo, passando per il solito filo conduttore rappresentato dall’hardcore punk di The Seeker e Suff, fino a giungere al powerviolence venato di grindcore di Repressione e Igioia. Lo ribadisco se non si fosse capito, su questa playlist ce n’è per tutti i gusti, affrettatevi ad ascoltarla e farla vostra!

Oltre il rumore, oltre la musica. Un concentrato di disastro sonoro che ci terrà compagnia durante tutto il mese di agosto passato a combattere contro il caldo, le zanzare e i tormentoni da spiaggia! E non scordatevi di supportare “Italian Extreme Underground” sia su Youtube che sulla pagina bandcamp!

 

 

Destroy All Gondolas – Laguna di Satana (2017)

Non ci sono dubbi, questo “Laguna di Satana”, è uno dei migliori album ascoltati nell’ultimo anno, nonché uno dei più particolari/originali. Per comprendere la musica proposta dai veneti Destroy All Gondolas facciamo cosi, seguite questo mio trip mentale. Immaginiamo di rapire Dick Dale (storico chitarrista surf rock) e Johnny Thunders e di rinchiuderli in un polveroso garage avvolto dalle tenebre, dove la luce del sole è soltanto un lontano ricordo. Fatto? Bene, proseguiamo. Ora immaginiamo di sottoporli per un mese ad una rumorosa tortura fatta di classici del black metal (Mayhem e Darkthrone su tutti) e dell’hardcore punk di scuola americana (Minor Threat e Circle Jerks, per fare degli esempi), intervallati qua e la dalla pesantezza oscura dei Black Sabbath di Ozzy Osbourne. Fatto anche questo? Ottimo. Adesso iniettiamo nelle vene di Dick una massiccia dose di attitudine punk/rock’n’roll, la stessa che ha animato lo spirito ribelle da “poeta maledetto” di Johnny per tutta la sua carriera. Per concludere obblighiamoli a suonare alla massima velocità, al massimo rumore e alla massima distorsione possibile, ma sempre rock’n’roll. Quello che avremo alla fine di questo malato viaggio mentale suonerà grossomodo come le 10 tracce proposte dai Destroy All Gondolas in questo loro secondo album “Laguna di Satana”.

La musica suonata da questi quattro “black surfers” veneti può essere quindi definita come un concentrato di rumoroso hardcore punk, di polveroso garage punk, di melodie e riff surf rock iper-distorti e suonati alla velocità della luce, il tutto condito da una voce marcia di scuola black metal e da un’attitudine punk/rock’n’roll irriverente e blasfema. I Destroy All Gondolas riescono a unire tutte queste loro anime ed influenze diverse (se non proprio agli antipodi) in un unico, se non originalissimo, particolare ed interessante sound che son soliti definire “black surf punk”, e ne hanno tutte le ragioni di questo mondo perchè è proprio così che suona questo “Laguna di Satana”.  La perfetta rappresentazione sonora di tutto quello che è stato detto finora è sicuramente “Apocalypse Domani”, un brano strumentale i cui ingredienti principali sono le melodie (distorte) della chitarra surf di Dick Dale, il tappeto sonoro che si pone a metà strada fra il punk-hardcore dei maestri Dead Kennedys e il marciume oscuro di quello strano ibrido definito da più parti con l’etichetta di “Black’n’Roll”, la sporcizia rumorosa del garage punk e un attitudine marcatamente rock’n’roll.

Siamo ad Agosto, in piena estate. Cosa aspettate ad ascoltare questi scatenati veneti e a cavalcare le onde della “Laguna di Satana” a ritmo di marcio e blasfemo “black surf punk”, distruggendo le gondole che tranquille si fanno cullare dalle putride acque dei canali veneziani? “Surf Venezia”, parafrasando il titolo di uno storico album thrash metal dei Sacred Reich!

Ah ultima cosa, lasciatevi ammaliare dall’ottima copertina in bianco e nero che riporta alla mente un certo immaginario “pseudo-horror” da film di serie Z tipicamente psychobilly.