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Tower 7 – Entrance to a Living Organism (2020)

Non ho idea di come sia possibile che mia sia scordato di inserire questo Entrance to a Living Organism dei Tower 7 nell’articolo “Music Critics and Records Collectors are Pretentious Assholes“, articolo, per chi non se lo fosse ancora letto, dedicato ad alcune delle pù interessanti uscite in ambito punk e hardcore del 2020. Rileggendo l’articolo mi sono accorto di questa grave mancanza, perchè si tratta a mio parere di uno dei migliori dischi “punk” ascoltati negli ultimi anni, nonchè uno dei miei ascolti più assidui da marzo (mese di pubblicazione del disco) a oggi. Fatta questa premessa auto-assolutoria, cerchiamo di andare con ordine e addentriamoci in questa prima fatica in studio dei Tower 7, gruppo che sembra uscito direttamente tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90. Il sound che caratterizza le otto tracce presenti su questo Entrance to a Living Organism è permeato di quel sapore e di quell’attitudine anarchica e riottosa tipica dell’underground hardcore/crust punk, riuscendo nell’impresa di sintetizzare tanto la lezione seminale di band anarcho punk come Anti-System e A-Political quanto l’irruenza selvaggia e furiosa di gente come Electro Hippies e in parte dei Concrete Sox più crust.

E’ dunque un’anarcho punk fortemente caratterizzato da un’attitudine tipica del crossover britannico fine anni 80 e che non nasconde all’ascoltatore l’influenza di certo metal (in alcuni momenti il riffing ricorda il trash metal più primitivo e crudo). Rimanendo sul lato prettamente musicale, se da una parte il sound generale da una sensazione di rabbia primitiva profondamente istintiva, dall’altra il riffing di matrice crossover/metal sembra molto ispirato e suonato non solo con qualità ma anche con una certa dose di personalità. A tutto ciò si sommano le vocals, estremamente selvagge e abrasive ma anche sofferte in alcuni passaggi, perfettamente in grado di segnare un continuum, sincero per quanto riguarda l’attitudine anarchica e riottosa, con i gruppi sopracitati. Come da tradizione anarcho punk, ad attirare e catturare l’interesse di chi ascolta sono sicuramente i testi e la volontà dei Tower 7 di rendere la musica principalmente un mezzo con cui esprimere le proprie tensioni di rivolta, tensioni tanto personali quanto politiche che necessitano di deflagrare liberamente, invece di venire soffocate per l’ennesima volta. In estrema sintesi questo Entrance to a Living Organism è si un disco da ascoltare tutto d’un fiato facendosi completamente inghiottire e distruggere, ma anche un lavoro che merita il giusto tempo per soffermarsi a leggere i testi di tracce devastanti come Ritual of Detention, Fatigue e Endless Growth. Se vi mancano gli Electro Hippies, ora potete consolarvi con i Tower 7 senza avere rimpianti!

Antisexy – E Ti Reincarni (2020)

Padova a mano armata, ancora una volta!

Così de botto, ma non senza senso, riappaiono sulle scene i padovani Antisexy con questo nuovo E Ti Reincarni, logico successore, anche nella scelta del titolo, di quello splendido lavoro di fast-hardcore che fu nel 2006 La Vita fa Schifo e poi Muori. Pochissimi minuti nel complesso bastano per ricordarci quanto cazzo si aveva bisogno oggi di un bel disco di hardcore veloce e furioso suonato con una passione e un’attitudine invidiabile, una passione per certe sonorità che ancora non si è spenta e probabilmente mai si spegnerà per gli Antisexy! Sei tracce, praticamente tutte attente a non sforare il minuto di durata, che condensano al meglio il sound dei nostri fatto di classico hardcore punk, sfuriate fastcore e addirittura echi thrashcore appena accennati ma da sempre presenti nel DNA del gruppo padovano.

Un ep che scorre velocissimo, anche se il sound degli Antisexy riesce ad alternare in maniera sapiente i cambi di tempo che sono in grado di conferire alle varie tracce una loro identità ben precisa e la capacità di rimanere in testa fin dal primo ascolto, come la titletrack, Il Limbo del Bardo e la conclusiva Tuppy, che, tra l’altro termina con brevi ghostracks alternate a secondi di silenzio. Ormai dieci anni fa gli Antisexy cantavano che “il punk è morto e tu sei il prossimo”, e probabilmente non ci erano andati così lontani anche se dischi come questo E Ti Reincarni sembrano voler affermare con rabbia che lo spirito continua e che in fondo l’hardcore più sincero non morirà mai! Oltre a riconfermare il fatto che gli Antisexy non si son dimenticati come si suona del fastcore/hardcore punk incazzato e in your face, nonostante fossero anni che non pubblicavano un nuovo lavoro, non c’è moltissimo altro da aggiungere dinanzi ad un lavoro così breve ma fottutamente intenso, se non ribadire semplicemente che la vita fa schifo e poi muori… e ti reincarni!

Music Critics and Record Collectors are Pretentious Assholes

Nel 1985 i Poison Idea pubblicano il loro secondo Ep intitolato, in modo estremamente provocatorio, “Record Collectors are Pretentious Assholes”, mentre tre anni più tardi i Sore Throat riprendono lo stesso concetto per intitolare un loro brano presente su Unhindered by Talent, aggiungendoci però still tra il verbo e “pretentious assholes“. Se può essere abbastanza vera e/o più o meno condivisibile come espressione, possiamo esagerarne il concetto sostenendo allora che i recensori di dischi e in generale chiunque rientri nella categoria di critico musicale siano ancora peggio in quanto a pretenziosità e idiozia rispetto ai collezionisti, categorie tra l’altro che spesso si sovrappongono. E mi ci metto anche io tra questi assholes, nonostante ribadisca dal giorno zero di quest blog che quelle che scrivo non sono vere e proprie recensioni, che rigetto con disprezzo il ruolo di critico musicale e che i “recensori di professione”, o chi pretende di esserlo anche all’interno della scena hardcore/diy, non dovrebbero esistere. Tutto sto discorso introduttivo per dire cosa? Assolutamente un cazzo di nulla, forse solo per dare un minimo di contesto al titolo che ho deciso di dare a questo articolo, in cui, guarda un po’ che cosa incredibile e assolutamente inaspettata, vi parlerò in poche righe di una manciata di ottimi lavori usciti in ambito punk e hardcore durante il 2020 e a cui colpevolmente ho dato troppa poca attenzione fino ad ora. Fissando bene in testa il fatto che i recensori di dischi sono delle pretenziose teste di cazzo, buona lettura ai/alle tuttx punx!

Destruct – Echoes of Life

Da troppi mesi nella mia lista immaginaria di dischi di cui parlarvi, eccoci finalmente qui! 12 tracce per venti minuti di d-beat raw hardcore punk di scuola Discharge/Disclose (ma non solo), suonato con rabbia, intensità e con un’attitudine brutale e spietata. Potrei concludere qua le righe dedicate a questo Echoes of Life dei Destruct e tanto basterebbe per farvi correre ad ascoltare il disco senza pentirvene e senza pensarci due volte. Un concentrato di d-beat nella sua più pura essenza, ma incredibilmente interessante anche se i Destruct non inventano assolutamente nulla di nuovo. Certamente il d-beat dei maestri Discharge suonato nella versione raw e rumorosa dei Disclose è senza dubbi il punto di partenza dal quale i Destruct costruiscono il loro sound, un sound abbstanza raw che risente però anche dell’ influenza di certo hardcore/d-beat di scuola norvegese/svedese degli anni 80, quel sound primitivo e corrosivo che accomunava band come Svart Framtid e Discard. C’è poco altro da aggiungere se non ribadire che questo Echoes of Life è senza dubbio uno dei migliori lavori usciti in ambito d-beat hardcore in tutto il 2020!

Subdued – Over the Hills and Far Away

Questo Over the Hills and Far Away si apre con Sanctuary is Nowhere, traccia che ci catapulta immediatamente negli umidi squat britannici degli anni ’80 dove stava prendendo forma un sound che partendo dalla scuola anarcho punk si spingeva verso lidi ignoti, sporcati quanto basta con tensioni e atmosfere dal sapore apocalittico e oscure. Non a caso i Subdued arrivano da Londra e sembrano aver assimilato perfettamente il sound e le tensioni primitive dell’anarcho punk britannico dell’epoca, riuscendo a incidere nove tracce che si pongono a metà strada tra i momenti più apocalittici degli Amebix e le pulsioni primordiali di gentaglia come Icons of Filth e Exit Stance. L’influenza degli Amebix più post-punk emerge prepotente in una traccia come The Joke, con quell’atmosfera e sonorità generale del brano che ricorda in effetti l’ibrido tutto amebixiano tra l’anarcho/hardcore punk inglese e i Killing Joke. L’intro stessa del quarto brano Problems of Evil, riuscendo a costruire un’atmosfera oscura e apocalittica, affascinante ma al contempo oppressiva, evoca in maniera convincente e sincera lo spettro degli Amebix, influenza preponderante, ma non al punto di diventare ingombrante, nel sound dei Subdued, come ormai avrete capito. Se l’anno scorso ci eravamo innamoratx tuttx del bellissimo Exiled dei Bad Breeding, quest’anno il miglior disco “anarcho punk” in senso lato non può che essere questo splendido Over the Hills and Far Away!

Dogma – Dogma

Era da tempo che non mi imbattevo in un disco di anarcho/peace punk di scuola britannica interessante ed estremamente godibile come questo self titled album dei Dogma, un disco che mi son ritrovato ad ascoltare più volte negli ultimi mesi al punto da essermi ripromesso di scriverci due righe al più presto. Eccoci qua allora, 10 tracce per mezz’ora in compagnia di un peace punk di tradizione inglese, attraversato da tensioni anarchiche e da un’attitudine riottosa che emerge limpidamente nelle liriche e nell’immaginario generale che accompagna i Dogma. Flux of Pink Indians, Dirt, Poison Girls e primi The Mob, son questi i gruppi a cui guardano i Dogma per sviluppare la propria personale versione dell’anarcho punk che fu, ma con una maggiore tendenza e un migliore gust per la melodia e un lontano sapore di primissimo Oi inglese. I richiami all’anarcho punk britannico di tradizione Crass Records però non sono limitati esclusivamente al lato musicale; infatti emergono prepotenti anche nelle grafiche e nell’impostazione dell’artwork del poster che accompagna il disco, artwork bellissimo che potrebbe volutamente voler citare anche quel capolavoro targato The Mob che è “No Doves Fly Here”. In fin dei conti con questo loro primo album i Dogma offrono un tributo sincero e appassionato ai gruppi e alle sonorità anarcho punk con cui son cresciuti, riuscendo nell’impresa di comporre dieci tracce che non si limitano a “copiare” i gruppi sopra citati, ma aggiungendoci al contrario un gusto e una qualità abbastanza personali. Per concludere non ci resta altro che ribadire “The world at peace, not in pieces…”, prendendo a prestito lo slogan che si può leggere sulla copertina di questo disco, slogan che richiama un ben più famoso “Fight war not wars” di crassiana memoria, con cui i Dogma ci danno un sunto chiaro e inequivocabile di ciò in cui credono e per cui lottano!

Kaleidoscope – Decolinization

After the Futures dello scorso anno fu per me una sorta di rivelazione per quanto riguarda i Kaleidoscope. Fino a quel momento li avevo un pò snobbati, ma quel disco mi fece follemente infatuare di loro e del loro estremamente personale modo di suonare hardcore/anarcho punk. Con questo nuovo 7″ intitolato Decolonization, un titolo certamene attuale viste le lotte e i movimenti di protesta per decolonizzare la società statunitense ed europea che hanno attraversato lo scenario politico, culturale e sociale di questo 2020 appena terminati, posso senza remore riconfermare la mia infatuazione per loro e per il loro sound che pur ribandendo un legame intimo con certo punk anarchico britannico degli anni ’80, riesce a muvoersi su sentieri e traiettorie abbastanza personali. La base di partenza è sempre un’hardcore classico e attraversato da tensioni anarchiche e con un’attitudine riottosa, ma ancora una volta i Kaleidoscope dimostrano di essere una band sui generis e aperta ad una certa dose di sperimentazione. Esempio di quanto appena detto è sicuramente la terza traccia Girmitiya, uno dei momenti assolutamente più inaspettati dell’intero lavoro, un brano caratterizzato da un suono di chitarra molto più simile a certo blues rock psichedelico (a la Hendrix per dire) piuttosto che al riffing scarno e primitivo tipicamente hardcore punk. Se ancora non siete stati ammaliati e catturati dall’hardcore dei Kaleidoscope, questo Decolonization è il modo migliore per abbandonare ogni remora e iniziare ad addentrarsi nella proposta del gruppo di New York, senza ombra di dubbio una delle band più originali e interessanti emerse negli ultimi anni!

Public Acid – Condemnation

 

Probabilmente potrei azzardare che questo Condemnation, ultimo ep targato Public Acid, sia il mio preferito di questa lista. Un concentrato di hardcore punk sporco, crudo e rumoroso quanto basta che riesce in maniera grandiosa a riproporre la lezione della scuola hardcore giapponese senza annoiare o dare sensazione di “cloni di bassa lega”. Sei tracce bastano e avanzano per darci la misura del sound dei Public Acid, un sound intenso che si riversa su di noi senza alcuna intenzione di risparmiare niente e nessuno. E’ un sound caotico e oppressivo quello che caratterizza questo Condemnation, come se, appena partita la prima traccia Nuclear Child, venissimo inghiotti senza pietà da un vortice di caos e distruzione, in cui a farla da padrona sono riverberi e la furia selvaggia espressa dalle vocals. In un sound abbastanza scarno e semplice che strizza l’occhio alle band hardcore punk giapponesi più oscure e rumorose, c’è però spazio anche per brani come Electric Plague nella quale emerge un maggiore groove hardcore che sembra smorzare momentaneamente l’implacabile caos che domina su tutto il lavoro. Alla fine questo Condemnation, nonostante si tratti di un ep brevissimo, ci dimostra come i Public Acid abbiano interiorizzato al meglio la lezione del hardcore/chaos punk più raw e brutale e siano riusciti, con tracce brevi, furiose, concitate che travolgono senza lasciare fiato, a regalarci uno lavoro che risulta asfissiante per la furia e l’intensità con cui viene suonato. Se dal vivo i Public Acid fossero anche solo la metà di quanto ascoltato su questo incredibile ep, beh, allora, statene certi che non ci son speranze di uscire vivi da un loro pogo!

Heavy Discipline – S/t

 

Nel 1982 gli SS Decontrol pubblicano un capolavoro dell’hardcore bostoniano e mondiale, quel “The Kids Will Have Their Say” che rappresenta ancora oggi uno dei momenti più alti raggiunti dall’hardcore americano old school. È evidente come gli Heavy Discipline risentano profondamente dell’influenza di quella pietra miliare e degli SSD e di tutta la scena di Boston degli anni ’80, così come di altri nomi storici come Faith, Void, Negative Approach e Negative Fx, ma su questo primo loro self titled album ci mettono tanto di loro per regalarci uno dei migliori e più convincenti lavori hardcore ascoltato negli ultimi anni. Un bel disco di hardcore furioso, semplice, sincero e assolutamente devastante, dodici tracce che tirano dritte per la loro strada senza fronzoli e senza pietà, ma soprattutto con un ottimo sapore old school che non stanca mai. Tell the World, Cross to Bear, Voyeuristic Lust/Reckoning e No Space sono tracce che rappresentano al meglio la capacità degli Heavy Discipline di suonare un’hardcore vecchia scuola catapultandoci improvvisamente negli anni 80, ma sempre con quel tocco personale e vagamente moderno che avevano fatto già intravedere sulla demo pubblicata nel 2019. Un lavoro che fa dell’irruenza espressiva, dell’intensità e della foga rabbiosa i suoi punti cardine dal punto di vista delle emozioni trasmesse, un disco con cui gli Heavy Discipline si impongono sulla scena in maniera assolutamente convincente, dimostrando di aver veramente tanto da dire in ambito hardcore e un’attitudine in your face invidiabile!

Krigshoder – Krig I Hodet

A metà strada tra l’hardcore punk norvegese e la vecchia scuola hc italiana  ci imbattiamo in questi Krigshoder, gruppo formato da qualche parte tra gli Stati Uniti e la Norvegia, e nel loro ultimo lavoro intitolato Krig I Hodet (letteralmente “guerra nella testa”), uno dei migliori lavori usciti in tutto il 2020 in ambito hardcore punk. Un ep dalla brevissima durata (solo 8 minuti) ma che in sole cinque tracce, a cui si somma la cover degli SDH posta a conclusione del lavoro, riesce a regalarci una mazzata di hardcore punk alla vecchia maniera come non si sentiva da tempo. Influenze che vanno dagli Indigesti agli Svart Framtid, dai Declino ai Psykik Terror, saltano all’orecchio durante l’ascolto di questo incredibile ep in cui i Krigshoder non ci lasciano un secondo per riprendere fiato. Intensi, veloci quanto basta per suonare hardcore come si deve, una voce rabbiosa e abrasiva, suoni sporchi ma abbastanza distanti da territori prettamente “raw punk” e un’attitudine sincera che accompagna il tutto, sono questi gli ingredienti che rendono questo Krig i Hodet un’ottimo lavoro di hardcore punk che fa dell’irruenza, dell’intensità e dell’esigenza espressiva i suoi assoluti punti di forza. Cinque schegge impazzite di hardcore vecchia scuola suonato con una rabbia implacabile e senza troppi inutili fronzoli, una vera e propria guerra nella testa, parafrasando il titolo in norvegese di questo ep, in fin dei conti sono questo i Krigshoder!

Clock of Time – Pestilent Planet

 

Pubblicato dall’ormai nota Static Shock Records, Pestilent Planet rappresenta la prima fatica in studio dei berlinesi Clock of Time. Sono diverse le anime che convivono all’interno del sound del gruppo tedesco e che caratterizzano le sette tracce in cui ci imbatteremo una volta che l’iniziale Something to Look Forward To segnerà la nostra discesa in questi abissi dominati da death rock, post-punk ed echi new wave. La musica dei Clock of Time ha la forza di risultare ipnotica e a tratti estraniante, difatti fin dall’inizio si ha la sensazione di esser sprofondati in una sorta di trance in cui a farla da padrona sono probabilmente tanto le melodie delle chitarre quanto il tappeto ritmico ripetitivo dominato dalla batteria che sembra suonare direttamente dentro le nostre teste. Possono essere presi ad esempio di quanto appena detto brani come Funny Farm e Companion, mentre risulta evidente l’influenza di certi Joy Division sulla quarta traccia Rotten Master, in assoluto uno dei momenti più interessanti e di qualità dell’intero lavoro. Le influenze dei nostri, come accennato sopra, pescano a piene mani da territori cari in egual misura al death rock di Vex e Crimson Scarlet e al post-punk dei The Sound, ma nel corso delle varie tracce si possono sentire, in momenti diversi, anche echi dei più recenti Diat e Vexx. In sintesi Pestilent Planet è un disco di assoluto valore, capace di giocare non solo con le melodie e le ritmiche ipnotiche ma anche con le atmosfere, mostrandoci la qualità dei Clock of Time nell’ amalgamare l’anima più death rock con quella post-punk in un disco che non mostra punti deboli.

Misantropic – Catharsis (2020)

Questo disastroso 2020 sta finalmente volgendo al termine e come un fulmine a ciel sereno irrompe sulle scene Catharsis, nuova fatica in studio che segna il ritorno dei Misantropic, un disco con cui i nostri punx svedesi di Umea innalzano fieramente al cielo la bandiera del crust moderno, un crust-core intransigente e furioso, soffiando sulle braci di un genere che necessitava di nuove uscite di questo calibro per vedersi ravvivare la fiamma in maniera decisa e convincente.

Tante le influenze che saltano all’orecchio durante l’ascolto di questo Catharsis, ma i Misantropic danno alla luce un disco che rappresenta perfettamente il loro sound robusto, devastaste e con molti brani dal tiro anthemico a cui è seriamente difficile resistere. I Sacrilege sono la prima influenza che salta all’orecchio in modo preponderante, influenza che emerge principalmente nelle vocals femminili e nel riffing di classica matrice thrash metal, seguita dalle altre radici che vanno a comporre il sound devastante dei nostri. Dal furioso d-beat/crust di scuola svedese, da sempre punto di riferimento e partenza dei Misantropic, con melodie che si alternano invece tra Martyrdod e addirittura Nux Vomica, questi ultimi soprattutto nei passaggi più vicini a certi riff “melodici” riconducibili a territori estremi del metal, si giunge ad un gusto generale per le atmosfere e nel songwriting che mi ha fatto pensare in più di un momento contemporaneamente ai grechi Kataxnia e all’hardcore più oscuro dei Tragedy. Inoltre certi riff e certe melodie dal sapore (neo) crust sembrano evidenziare un continuum di sonorità e attitudine con un altro grande gruppo crust di Umea degli anni duemila, ovvero i mai troppo incensati Ambulance.

Riff che provengono da territori propriamente thrash metal irrompono prepotenti come nell’iniziale No Retreat, No Surrender, una traccia caratterizzata da alcuni momenti addirittura groovy sommati a cori hardcore dal sapore anthemico che rendono il brano un’ottimo inizio e uno dei momenti migliori dell’album. La titletrack si apre invece con un arpeggio interrotto presto da un riffing melodico che si avvicina molto ai Nux Vomica di “A Civilized World“. C’è sempre questa aurea di classico crust punk svedese che aleggia sui Misantropic, toni dai tratti vagamente apocalittici ed oscuri che ricorda atmosfere di matrice Warcollapse. C’è tanto groove anche in un brano come Blood Stains, momento del disco che sintetizza perfettamente le influenze della scuola crust/d-beat svedese e la lezione thrash metal dei Sacrilege. Death Cult è un altro dei brani migliori in cui ci imbattiamo grazie soprattutto ai toni anthemici che lo accompagnano, ad un coro/ritornello che si stampa immediatamente in testa e addirittura melodie dal sapore mediorientale che irrompono nella seconda metà della canzone conferendo al brano una veste inaspettata e mostrando una buonissima dose di personalità dei Misantropic. Ma il punto interessante di questa traccia è sicuramente il  testo, un furioso e bellicoso inno di solidarietà e complicità con la rivoluzione del Rojava, una rivoluzione in nome dell’ecologismo e del femminismo che ha mostrato e sta mostrando a tutti che un altro mondo è possibile e che che la lotta rivoluzionaria contro lo stato, il capitale e il patriarcato è più necessaria che mai. Altra traccia che spicca per intensità e contenuto lirico è sicuramente Arm Your Daughters, un brano crust/hardcore con pochi fronzoli e che non ne vuole sapere di scendere a compromessi, una mazzata in pieno volto di furiosa rabbia femminista che si scaglia contro la violenza patriarcale e la cultura dello stupro. Attitudine, qualità nel songwriting, intensità, gusto per le melodie, toni anthemici dosati con intelligenza, infinite dosi di rabbia e coscienza politica, tutte queste componenti fanno di Catharsis un disco di cui si sentiva estremamente bisogno e che, ne sono certo, rimarrà a lungo negli ascolti assidui di molti di noi.

Non mi piace fare classifiche o inutili “competizioni” in ambito hardcore/punk, ma mi concedo uno strappo alla regola e vi dico che questo Catharsis se la gioca insieme a Crimson Dawn degli Ahna per il titolo di migliore disco crust dell’anno. Cosa ci fate ancora qui? Correte ad ascoltarlo e ad acquistarlo! Mai indietreggiare, mai arrendersi, mai morire! La fine di questi tempi sarà la nostra catarsi.

Tenia – Altrove (2020)

La Milano hardcore è dura a morire, o a quanto sembra, è pronta a vendere cara la propria pellaccia anche in questo tormentato 2020! Come un verme solitario che, celandosi nelle nostre viscere, ci divora dall’interno, ecco allora che sulla scena hc milanese  irrompono i Tenia, gruppo nuovo ma composto da volti già noti e attivi nella scena punk della metropoli da anni! Hardcore in your face è il credo professato su questa prima fatica in studio intitolata Altrove, un hardcore molto moderno nei suoni ma che riesce a seguire una precisa rotta di cosa è stato l’hardcore negli ultimi vent’anni anni, tanto in Italia che oltreoceano, pur mantenendo un qualcosa nell’attitudine e nell’irruenza espressiva, che li lega in modo netto e indissolubile con la tradizione classica dell’hardcore italiano degli anni 80/90. Un sound robusto e tecnicamente ben suonato, lontano da quelle tendenze raw tutte riverberi e distorsioni che sembrano andare per la maggior negli ultimi tempi. Qualcuno nella musica dei Tenia ci ha sentito influenze dei Teatro delle Ombre, qualcun’altro i Tragedy, altri ancora vedono nell’hardcore del gruppo milanese l’impronta dei primi Raised Fist, a me sinceramente frega veramente poco a quali gruppi abbiano guardato i nostri per costruire il proprio sound, perchè qui l’unica cosa che conta è poter tornare finalmente ad ascoltare e immergersi completamente in un disco di hardcore diretto e potente, suonato con passione e con trasporto, che ha bene in mente quali corde colpire e con quanta forza irrompere nelle nostre esistenze.

Senza soffermarsi troppo sulla qualità generale della musica suonata, mi concentro invece sulle vocals ad opera di Alvise che risultano essere perfette per tutta la durata del disco. Una voce sofferta, mezzo perfetto per trasmettere le sensazioni di malessere e rabbia che emergono prepotentemente dai testi dei Tenia. In alcuni casi, nel corso delle sette tracce presenti su Altrove, emergono anche echi di natura post hardcore come nell’affascinante “Quella Notte“, a parer mio una delle tracce migliori. In generale quella vena emozionale tipica di certo hardcore italiano primi anni duemila, così come di certo post/hardcore, attraversa in maniera incisiva tutto il lavoro, senza risultare però mai forzata o fuori posto. C’è ben poco altro da aggiungere se non che ci si trova davanti ad uno dei lavori migliori e più intensi pubblicati dalla scena hardcore milanese degli ultimi anni e che certamente si merita ben più di un ascolto! Lunga vita all’hardcore e ai Tenia!

Oltre lo Sguardo, una compilation benefit targata Sentiero Futuro Autoproduzioni

Pace – Caos – Oscurità

La scena punx milanese è più viva e fertile che mai e ce ne da un’ottima dimostrazione questo nuovo progetto celato dietro il nome di Sentiero Futuro. Ma di cosa si tratta? Un progetto punx e interamente dedicato al DIY, impegnato nell’autoproduzione in tutte le sue incarnazioni, dalla musica punk alla scrittura, dalle fanzine alle forme artistiche più diverse. Sentiero Futuro esordisce pubblicando Oltre lo Sguardo, una compilation benefit per l’Ambulatorio Medico Popolare di Milano, un benefit che nasce dall’idea che solo la solidarietà diretta può essere un’arma, non la carità o la beneficenza. La compilation, pubblicata in formato tape e accompagnata da una ‘zine, è divisa in due parti: sul lato A troviamo venti tracce  (di cui alcune inedite) del meglio che ha da offrire la scena punk/hardcore milanese e italiana attualmente (dai Kalashnikov ai Nofu, dai Destinazione Finale alle Lucta), con in aggiunta qualche nome storico del calibro dei Wretched e addirittura qualche nuova band punx di cui si sa poco e niente, mentre sul lato B alcuni attivisti raccontano la storia dell’Ambulatorio Medico Popolare, una struttura sanitaria autogestita da volontari impegnata a fornire assistenza medica gratuita a persone migranti e tutte le altre individualità emarginate.

Credo che il modo migliore per parlare tale progetto, oltre che a spiegare il contesto e le motivazioni che hanno spinto ad impegnarsi in questa nuova creatura punx che si aggira e aggirerà nei meandri della scena punk/hardcore milanese e italiana, sia riportare le parole delle stesse individualità che stanno dietro Sentiero Futuro:

Sotto i suoi abiti firmati e il trucco lucido, l’Italia è infestata dal contagio. Il fascismo, il nazionalismo, il fetore marcio della xenofobia emergono dalle ferite aperte lasciate da una crisi economica a spirale che ha tenuto il paese per oltre un decennio. Una nuova generazione di punx italiani, divisa tra politica ed evasione, ha sentito il bisogno di confrontarsi con l’eredità cruda, sperimentale e utopica del punk italiano degli anni ’80. 20 tracce di punk indisciplinato proveniente dalle più sporche cantine dell’EU’s Arse, alimentate con un senso di disincanto e una volontà di ritirarsi- ma anche con attacchi di utopia, ribellione e speranza. 

“Oltre Lo Sguardo” significa guardare oltre la superficie. Milano si presenta come una città lucente, moderna e progressista, ma dietro tutto il fumo e gli specchi si trova la stessa vecchia abitudine capitalista di spingere i poveri e i deboli ai margini e di soddisfare gli interessi dei ricchi e dei potenti. Sentiero Futuro mira a fare un buco in questa facciata e lasciare che la verità venga alla luce.

 

Kronstadt – Polykat světlo (2020)

18 marzo 1921… Morte a Trotsky, morte a Lenin. Kronstadt vive!

Iniziamo questa “recensione” ammettendo fin da subito quanto io sia affezionato e legato ai Kronstadt, amore che provo nei loro confronti da quando ho avuto la fortuna di conoscerli dal vivo in occasione del primo concerto organizzato da Semirutarum Urbium Cadavera (collettivo RABM di cui faccio orgogliosamente parte) ormai quasi un anno fa nella splendida cornice del FOA Boccaccio di Monza. Concerto nel quale, è superfluo sottolinearlo, il gruppo ceco spaccò tutto con il loro devastante black metal imbastardito da ingenti dosi di hardcore punk (o viceversa) e dalla natura profondamente anarchica e antifascista, oltre che a dimostrarsi delle persone e dei compagni assolutamente squisiti. Il mio amore e la mia stima per i Kronstadt sono dunque iniziati la sera del 19 ottobre e da quel momento non ho aspettato altro che poter ascoltare un loro nuovo lavoro. Ecco, oggi posso finalmente parlarvi di Polykat Světlo (letteralmente Ingoia la luce), ultima fatica in studio rilasciata a inizio settembre.

Quattro tracce in cui viene condensato perfettamente il sound dei Kronstadt, una ricetta devastante che sintetizza al meglio le pulsioni più hardcore punk e le tensioni black metal che convivono nell’anima dei nostri, riuscendo così a dar libero sfogo ad un ibrido furioso che loro stessi definiscono come black-violence. Un sound robusto, rabbioso e soprattutto senza pietà, che tira dritto per la propria strada rimanendo sempre fedele a se stesso e carico di una tensione insurrezionale che rispecchia fedelmente i fatti che danno il nome stesso al gruppo ceco, ovvero la rivolta di Kronstadt, rivolta anarchica e libertaria, avvenuta a distanza di pochi anni dalla rivoluzione d’Ottobre, in opposizione all’autoritarismo bolscevico di Lenin e Trotsky, al grido di “morte ai borghesi” e “tutto il potere ai soviet”. E questa pulsione anarchica e rivoltosa attraversa in maniera tumultuosa tutte e quattro le tracce in cui imbattiamo durante l’ascolto di Polykat Světlo.

Karpaty” è assolutamente la traccia che svetta su tutte le altre, o quanto meno è quella che ho preferito. Un esempio perfetto dell’ibrido tra black metal e hardcore punk di marchio Kronstadt, un brano strutturato su una furiosa tempesta di blast beats, un tremolo picking dal sapore fortemente old school e delle vocals sofferte ma rabbiose che lasciano trasparire tutta l’attitudine hardcore e punk che anima il gruppo ceco. È una traccia intensa e violenta, che si mostra apparentemente implacabile e senza punti deboli per tutta la sua durata. Nel complesso tutte e quattro le tracce danno l’impressione di estrema solidità soprattutto nella loro capacità di investirci come fossero una tempesta impetuosa nella quale risuonano lamenti infernali e lancinanti che preannunciano un’eterna dannazione.

Inoltre i Kronstadt scelgono senza nascondersi il lato della barricata dove posizionarsi, il lato della barricata in cui l’antifascismo all’interno della scena black metal diviene pratica e lotta per cercare di arginare e combattere le derive NSBM, razziste e omo-transfobiche che infestano i territori del metallo nero. Una presa di posizione netta e forte, perchè quello che anima la musica dei Kronstadt è una sincera e viscerale tensione anarchica all’insurrezione e alla lotta contro ogni forma di autoritarismo e discriminazione, contro ogni fascismo e contro ogni oppressione, affinchè possano innalzarsi al vento bandiere rosse e nere tra le fiamme della nostra gioia armata, mentre il black metal fa da colonna sonora ai giorni della rivolta contro lo Stato e il capitale. E tornerà il dì in cui innalzeremo di nuovo le barricate! Lunga vita ai ribelli e alle ribelle di Kronstadt, lunga vita ai Kronstadt!

Drömspell – Barbarie Futura (2020)

Sul terreno martoriato resti umani putrefatti, un destino che ti sei rifiutato di vedere. Crepa soffrendo!

Finalmente possiamo mettere sul piatto questo Barbarie Futura, prima attesissima fatica in studio dei romani Drömspell e lasciarci inghiottire dalla devastante e spietata tempesta di d-beat/crust-hardcore punk (principalmente di scuola svedese) che si abbatte su di noi senza alcuna pietà e con una furia distruttrice implacabile, interessata solamente a lasciare macerie e rovine al suo passaggio. Quando, e se, usciremo da questa tempesta, non ci resterà che scegliere la nostra strada: partecipare alla distruzione e all’assalto di questo mondo in compagnia dei Drömspell o abbandonare ogni speranza e soccombere a questi tempi bui?

Se volessimo essere estremamente sintetici sul contenuto di Barbarie Futura e sul sound proposto dai Drömspell, potremmo semplicemente prendere in prestito le parole della sesta traccia del disco intitolata Caos Suburbano: la nuova minaccia fuori controllo, sorda potenza del caos suburbano! Se invece volessimo approfondire il tutto, eccoci allora a dover riconoscere negli Anti-Cimex e nei Discharge le principali influenze che attraversano la proposta dei Drömspell. Ma non finisce qui, nel corso delle dieci tracce affiorano qua e là anche sonorità che riportano alla mente i primi GBH, il tutto accompagnato da quella vena profondamente rock’n’roll e stradaiola degna dei migliori Motorhead. Inoltre le dieci schegge impazzite di d-beat/hardcore che compongono Barbarie Futura ricordano in moltissimi passaggi la scuola kangpunk svedese di Avskum, Driller Killer e Mob 47, tanto per atmosfera generale quanto per sonorità. Per finire, impossibile non notare l’influenza dei seminali Wretched evidenziata prepotentemente non solo nello stile di scrittura dei testi (che ricorda più in generale tutta la tradizione hc italiana degli anni ’80), ma anche e soprattutto nell’attitudine bellicosa e nella furia selvaggia che attraversano l’intero disco e che non ci lasciano momenti per riprendere fiato. E’ estremamente difficile scegliere questa o quell’altra traccia da approfondire nello specifico, perchè si tratta di un disco da ascoltare dall’inizio alla fine e che non mostra il minimo segno di cedimento. Sicuramente brani come la titletrack (che continua a ricordami molto i Wretched soprattutto nel testo e questo è un assoluto pregio dei Drömspell), Caos Suburbano, Strazio della Speranza e Fantasma in Catene incarnano quasi perfettamente il vero spirito e il sincero sound d-beat/hardcore vecchia scuola! Non voglio nascondermi e dunque, dopo la terza volta di fila che mi ritrovo ad appoggiare la puntina sul lato A di questo Barbarie Futura, posso ammettere senza alcun problema che i Drömspell han tirato fuori il miglior lavoro d-beat/hardcore in cui la scena punk italiana si sia imbattuta negli ultimi anni!

Drömspell, i venti del caos continuano a soffiare furiosi su Roma e su tutta Italia! E dunque, prima di morire sulle barricate o all’assalto di questo mondo, l’unica questione che si fa strada nelle nostre teste è la seguente, parafrasando Rosa Luxembourg: Drömspell o barbarie!

Schegge Impazzite di Rumore #11

Assurdo e incredibile come Schegge Impazzite di Rumore sia diventata la rubrica più longeva e costante presente su questo blog. Pensare che il primo appuntamento è datato addirittura 2018 mi lascia incredulo e sconcertato… incredibile. Una rubrica da sempre dedicata alle più recenti (ma non solo) uscite in ambito punk/hardcore, metal estremo e in generale da panorama DIY e underground, un format in parte diverso dal solito per parlarvi di dischi e gruppi che ritengo meritino attenzione e ascolti da parte di voi sfortunati lettori di Disastro Sonoro. Schegge Impazzite di Rumore oggi raggiunge addirittura la sua undicesima puntata, puntata nella quale vi parlerò delle ultime uscite in casa Odio al Serio e Scalpo, così come scriverò due righe su un ep che per troppo tempo ho dimenticato nel cassetto delle “recensioni”, ovvero l’omonimo primo lavoro dei Fuoco pubblicato ormai due anni fa. Saranno tre lavori che, seppur per certi versi differenti tra loro, rappresentano molto bene il concetto di schegge di rumore e che tengono vivo, con rabbia, coscienza, passione e sincerità, l’hardcore punk in tutte le sue sfaccettature. Come al solito ho parlato troppo per introdurvi alle righe che seguiranno, dunque mi taccio e vi auguro una buona lettura. Perchè avremo anche scelto la sconfitta, la vittoria della sconfitta, ma a quanto pare lo spirito continua!

Odio al Serio
Fuoco – Fuoco (2018)

Probabilmente fin dalla copertina qualcuno potrà pensare si tratti di chissà quale demo mai pubblicata di qualche sconosciuto gruppo hardcore italiano degli anni ’80 avvolto nel mistero e nella polvere accumulata dagli anni che passano senza lasciare scampo. Probabilmente ascoltando la prima traccia di questo lavoro le impressioni iniziali sembrerebbero trovare conferma, visto che ci troviamo dinanzi a cinque tracce di punk-hardcore all’italiana in stile Declino, Impact, Upset Noise e gruppi meno conosciuti come i Kobra di casa Virus. E invece no, questi Fuoco sono un gruppo romano di recente formazione che ha un unico obiettivo: tornare a suonare l’hc come si faceva negli anni ’80, senza troppe pretese, con messaggi e testi diretti e impregnati di rabbia. Quattro tracce su questo Ep tra cui troviamo un feat. addirittura con i Raw Power, come a voler sottolineare ancora più evidentemente un intimo e viscerale legame con l’hardcore punk italiano che fu. Fuoco non è nient’altro che un Ep di semplice hardcore punk vecchia scuola, sincero e appassionato, che non inventa nulla ma che si lascia ascoltare senza troppe pretese. Che il fuoco bruci mentre corriamo nel sangue dei nostri nemici!

Scalpo – E’ la Lotta l’Avvenire (2020)

Voglio lo scalpo di chi ha tradito, prima eri un fratello, ora solo un nemico. Laverò i miei anfibi nel rosso del tuo sangue, in questa nazione che daremo alle fiamme!

Come ben saprete non sono affatto un grande amante dell’Oi! o dello street punk in tutte le sue sfumature per una serie di svariate ragioni che non affronterò certamente ora. Fatta questa doverosa )o forse futile) premessa, negli ultimi anni c’è stato un unico gruppo capace di farmi apprezzare certe sonorità vicine all’Oi! e questo gruppo risponde al nome di Iena, al punto da averli anche recensiti in uno dei primi appuntamenti di Schegge Impazzite di Rumore. Da oggi però gli Iena non saranno più soli in questa difficile impresa di farmi apprezzare l’Oi! e questo grazie a E’ la Lotta l’Avvenire, ultimo Ep firmato dagli Scalpo. Quattro tracce della durata molto breve che si aggira attorno al minuto e mezzo, ma estremamente intense, bellicose, anthemiche e dirette come nella miglior tradizione del genere. Il sound che propongono gli Scalpo è chiaramente riconducibile ad una forte matrice Oi! e a gruppi come Nabat o Rixe, ma condendo il tutto con buone dosi di hardcore punk e qualche melodia ed atmosfera di derivazione post-punk(come nell’iniziale Intro/Combatti). Queste plurime influenze rendono la proposta del gruppo di Sondrio assolutamente personale, non ripetitiva e non banale, qualità che in un genere come l’Oi! sono tutt’altro che scontate. Passando alle tematiche, le pulsioni che attraversano le quattro tracce sono perfettamente condensate nel titolo dell’ep, un titolo che manifesta la necessità della lotta politica, l’odio verso fascisti e sbirri e le tensioni di rivolta contro lo Stato e l’esistente capitalista. C’è poco altro da dire, se non consigliarvi vivamente di correre ad ascoltarvi E’ la Lotta l’Avvenire e supportare gli Scalpo. E se ve lo dice un detrattore dell’Oi! e dello street punk come il sottoscritto, cosa cazzo aspettate?

Odio al Serio – A/R (2020)

Quando non c’è più niente da bruciare, non rimane che darsi fuoco!

Il 9 novembre 2019, nelle cantine dello storico El Paso Occupato di Torino, gli Odio al Serio decidono sia giunta finalmente l’ora di registrare un nuovo disco da dare in pasto a tuttx i/le punx affamati di rumoroso e nichilista hardcore punk attraversato da una forte tensione anarchica e di rivolta. Vede cosi la luce questo A/R, disco direttamente autoprodotto e autostampato dagli Odio al Serio, ultimi baluardi del più sincero DIY! Ho avuto la fortuna di ricevere in dono una copia di suddetto disco in occasione di una taz organizzata in Corvetto a giugno (taz di cui vi ho parlato proprio su queste pagine virtuali) e da quel momento aspettavo solamente di trovare l’occasione e la cornice giusta per parlarvene. Eccoci qui allora, il contesto migliore non poteva che essere l’undicesimo appuntamento con le Schegge Impazzite di Rumore! A/R è un concentrato di anarcho/hardcore punk nichilista e oscuro, crudo e selvaggio sulla falsa riga di Wretched, Nerorgasmo, Quinto Braccio e degno della migliore tradizione hardcore italiana degli anni ’80, in particolare modo dei primi anni della scuola torinese. Undici tracce dalla breve durata, mai superiore ai due minuti e mezzo (se escludiamo la conclusiva Sbarco), che rappresentano al meglio il concetto di schegge di rumore: brani brevi, concisi e diretti che trasudano tutta la sporcizia degna dell’hardcore punk vecchia scuola e non si fanno alcun problema a vomitarci addosso tutta la rabbia che nutrono gli Odio al Serio nei confronti di questo mondo. Tracce come Fuoco, Maledetta o Vago forniscono un ottimo esempio del sound e delle atmosfere che dominano l’intero A/R. Un’unica presa di coscienza ci accompagna giunti alla fine dell’ascolto di questa ultima fatica degli Odio al Serio: prima o poi il fuoco si spegnerà, nel frattempo bruciamo tutto!

 

 

Drömspell o Barbarie! – Prossimo arrivo in Distro

Oggi 15 ottobre è stato finalmente pubblicato Barbarie Futura, la prima vera e propria fatica in studio per i romani Drömspell, disco che vede la luce grazie alla Timebomb Records in due versioni differenti: vinile nero oppure vinile marmorizzato viola! Nelle prossime settimane potrete inoltre trovare qualche copia di questo incredibile Barbarie Futura anche da Disastro Sonoro, quindi se ne volete una copia scrivete pure direttamente qui o alla pagina facebook. Se in caso contrario volete contattare direttamente Timebomb Records per info e ordini potete scrivere a: [email protected]

Altre distro in cui potrete trovare alcune copie di “Barbarie Futura” dei Drömspell sono invece seguenti:

– HELLNATION Store
– Inferno Store – Roma
– Calimocho DIY
– Ostia Records
– Agipunk

Cosa aspettarsi da Barbarie Futura e dai Drömspell? In breve una tempesta di d-beat/hardcore punk con le radici ben piantate nei padri fondatori Discharge e nella classica scuola svedese di Anti-Cimex, Driller Killer e Mob 47, una tempesta furiosa che non lascia scampo e non mostra alcuna pietà nei confronti di qualsiasi cosa trovi sulla sua strada, lasciando solo cumuli di macerie al loro passaggio. Nessuna alternativa allora,  Drömspell o Barbarie!