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Schegge Impazzite di Rumore – Speciale Sentiero Futuro Autoproduzioni

Nessuno vedeva, nessuno sentiva. Qualcosa scompare.

Appuntamento speciale con Schegge Impazzite di Rumore, la rubrica più longeva presente su Disastro Sonoro ma che era, inspiegabilmente e senza scuse che tengano, piombata nel silenzio per troppi mesi. Il silenzio viene oggi interrotto grazie alla pubblicazione avvenuta qualche mese fa di due nuove misteriose band prodotte da Sentiero Futuro Autoproduzioni, un nuovo collettivo punx milanese già autore della splendida compilation benefit “Uno Sguardo Oltre”. Due nuovi gruppi avvolti dal mistero, uno di Milano/Bologna e l’altro di Trento, che rispondono al nome di Spirito di Lupo e SLOI, impegnati a suonare rispettivamente un crudo anarcho punk e un d-beat hardcore fortemente debitore della vecchia scuola italiana. Citando direttamente le parole del collettivo Sentiero Futuro per chiudere questa inutile introduzione e lasciarvi alle “recensioni” e per dare anche un po’ di contesto: Being a punk takes a toll on your mental health. You live in a constant state of proud alienation, appropriating other people’s disgust and inability to understand, perpetually aware of the shittyness of society. 

Nei tuoi occhi lo sai, lo spirito continua!

 

SLOI – SLOI

VEDO LA FOLLIA NEI VOSTRI OCCHI, PREFERISCO LA MORTE CHE CONFORMARMI

Gli SLOI sono originari di Trento e il loro nome è l’acronimo di Società Lavorazioni Organiche Inorganiche, una fabbrica di piombo che avvelenò la zona trentina più di 40 anni fa e conosciuta tristemente anche come “la fabbrica degli invisibili”. Molti dei suoi operai sono infatti morti per avvelenamento da piombo, mentre altri si sono tolti la vita all’interno del manicomio di Pergine, dove venivano curati come malati di mente. Abbozzate queste note biografiche sulla band e contesto in cui emerge il progetto, che ci danno un ulteriore prova delle barbarie prodotte dal capitalismo, dalle industrie che avvelenano esseri umani e natura e dagli orrori dei manicomi, possiamo già intuire l’atmosfera, le sensazioni e i contenuti lirici condensati in queste sette tracce che formano la prima fatica in studio degli SLOI. Bastano pochissimi secondi dell’introduttiva La Fine per venire letteralmente travolti da furiosi assalti d-beat, chitare fuzz e un sound generale estremamente rumoroso che non riesce a fare a meno di ricorrere ad un uso estremo del riverbero, tutti elementi che creano un muro di rumore in cui a farla da padrona sono i ritmi martellanti della batteria e i riff selvaggi. Sette schegge impazzito di hardcore punk senza compromessi che flirta con il noise e con il quale gli Sloi ci vomitano addosso tutta la rabbia nichilista, la disillusione, il senso di impotenza così come l’istinto di sopravvivenza condito con labili tensioni di rivolta e protesta che animano la loro proposta. Le influenze dei trentini vanno ovviamente ricercate nella tradizione hardcore italiana degli anni 80 e specialmente in gruppi come Wretched, Eu’s Arse, Declino e Stigmathe (soprattutto per una vaga atmosfera oscura che avvolge l’intero lavoro), ma il sound generale strizza l’occhio anche ad una certa corrente d-beat/raw punk meno stereotipata degli ultimi tempi. Per fare un solo esempio, un brano come il conclusivo Preferisco la Morte evoca in maniera chiara, tanto nel testo quanto nelle sensazione di disillusione e rabbia viscerale che esprime, tutta l’influenza dell’hardcore italiano di band come Wretched o Eu’s Arse. Stiamo in fin dei conti sempre parlando di un furioso assalto hardcore volto a distruggere qualsiasi cosa si trovi davanti, quindi state certi che ascoltare veri e propri inni nichilisti come Futuro Programmato, Vite Cibernetiche e Addestrato al Nulla non sarà sicuramente un’esperienza che vi lascerà uscire indenni e indifferenti. Condensando in un quarto d’ora rumore e nichilismo, rabbia viscerale,  sensazioni di impotenza e angoscia, pulsioni di rivolta e volontà di non volersi ancora arrendere del tutto all’incubo dell’esistente, gli SLOI innalzano la nera bandiera dell’hardcore punk italiano che resiste!

 

Spirito di Lupo – 4 Canzoni

Gli Spirito di Lupo sono una band formata da membri di Kobra, Horror Vacui, Cerimonia Secreta e Tuono (giusto per fare qualche nome) e questi nomi dovrebbero già darvi un background musicale, lirico, di attitudine e di immaginario per iniziare a comprendere su quali coordinate si muove questa nuova incarnazione-punx che ha preso vita nell’oscurità tra Milano e Bologna. L’iniziale I Miei Occhi Sono Chiusi rappresenta il manifesto perfetto del punk suonato dagli Spirito di Lupo e degli elementi che caratterizzano questa loro prima fatica in studio intitolata semplicemente “4 Canzoni”. E’ un punk estremamente raw, volutamente rumoroso e caotico e dai suoni profondamente lo-fi quello suonato dai nostri punx milanesi/bolognesi, in bilico tra le pulsioni più rabbiose dell’hardcore punk italiano degli anni 80 e i territori più oscuri dell’anarcho punk classico. Quattro tracce selvagge e minacciose, che riescono però anche ad evocare atmosfere estatiche grazie ad un certo gusto psichedelico che si può riscontrare specialmente nei riff, riff che rimangono però sempre taglienti e aggressivi quanto basta. L’alternanza delle due voci, una maschile più parlata e una femminile più urlata, si staglia perfettamente su una sezione ritmica in cui il basso si impegna a creare un suono estremamente cupo e oscuro e la batteria si assesta invece su una ritmica primitiva e furiosa. La proposta degli Spirito di Lupo è però molto eclettica, come lo spirito primordiale dell’anarcho punk britannico insegna, è difatti nella prima traccia i nostri presentano addirittura delle parti di synth. Non è un caso che questi punx milanesi/bolognesi definiscano la loro proposta come “inner peace punk”, come a voler sottolineare un continuum musicale, di attitudine e di idee con la scena anarcho punk britannica di fine anni 70/inizio 80, ma soprattutto la ricerca di una dimensione che potremmo definire senza troppi problemi come spirituale e intima dell’essere e suonare punk. Una dimensione sottolineata ed evocata specialmente dalle liriche e dalle atmosfere di una traccia come Canzone della Foresta, probabilmente il brano più interessante.  Altro momento che ha attirato la mia attenzione è stata “Nessuno vedeva, nessuno ascoltava”, brano che sembra voler citare più nel testo che nelle sonorità i Negazione. Per concludere, riprendendo proprio le parole del collettivo Sentiero Futuro, essere punk, alla lunga, pesa sulla propria salute mentale ed è forse proprio per questo che gli Spirito di Lupo hanno trovato la loro personale dimensione e il loro rifugio sicuro attraverso questa incarnazione musicale chiamata “inner peace punk” e racchiusa perfettamente nelle parole conclusive di Canzone della Foresta: “La pioggia è la mia casa!

 

Golpe – La Colpa è Solo Tua (2021)

Primavera 2021. Milano assomiglia sempre di più al volantino di un concerto punk che non c’è mai stato, un vecchio flyer che resiste sui muri grigi di questa metropoli corroso dal tempo e sbiadito dalla pioggia. Mentre sono sempre più lontane le nostre offensive improvvise e le nostre cinque giornate all’insegna del rumore e del DIY, mentre non si sentono più chitarre distorte attentare al quieto vivere e urla incazzate riecheggiare nella notte fino a perdere la voce, qualcuno decide di rompere il silenzio e pubblicare un disco di “chaos non musica”, un disco che prende le sembianze di un grido di disperazione e, al contempo, di una dichiarazione di guerra verso l’esistente di merda che stiamo vivendo. La città è quieta… I Golpe parlano.

Partiamo con delle doverose note biografiche e tecniche legate a La Colpa è Solo Tua, primo vero e proprio album in studio del progetto milanese Golpe. La pubblicazione è stata curata dalla statunitense Sorry State Records, una delle label DIY più interessanti e attente nell’attuale underground hardcore mondiale, mentre l’artwork di copertina è opera del solito Fra Goats, figura arcinota della scena hardcore punk milanese, attualmente dietro il microfono degli affascinanti anarcopunx Kobra e parte del collettivo Sentiero Futuro. Inoltre il disco è accompagnato da un poster-comunicato politico con cui Tadzio, mente e braccio dietro il progetto Golpe, presenta i suoi pensieri, ciò in cui crede e soprattutto ciò che per lui significa ancora oggi “essere punk”, invitandoci a mantenere uno sguardo e un pensiero critico sull’esistente e sul mondo odierno.

Passando invece ora al lato musicale, bastano pochissime note della titletrack che ci introduce a questo album per notare come i Golpe riprendano, senza nasconderle, quelle sonorità bellicose, immediate e grezze della vecchia scuola dell’hardcore italiano riconducibili principalmente a Wretched e Eu’s Arse. Ma il sound che caratterizza i Golpe non si ferma qui e prende le sembianze di certo raw punk/d beat di matrice svedese, chiamando in causa gentaglia come Mob 47, Disarm, Discard e Bombraid. Tutte queste influenze sono sintetizzabile in un conciso quanto chiaro “chaos non musica”, in modo da fugare ogni dubbio possibile su cosa ci troviamo ad ascoltare. Per quanto riguarda invece il comparto lirico, anche i testi che accompagnano le dieci tracce evocano in maniera convincente lo spettro dei Wretched dei primi Ep e gli Eu’s Arse di Lo Stato ha Bisogno di te? Bene, Fottilo!, riuscendo a ricordare in maniera sincera l’attitudine riottosa, l’irruenza espressiva e l’immediatezza tipica dell’hardcore italiano degli anni ’80. Inoltre è fin da subito chiaro che i toni di questo primo album in casa Golpe segnano un continuum logico con quelli che caratterizzavano il primo ep Subisci, Conformati, Rassegnati pubblicato due anni fa. Difatti se da un lato si può notare un continuo alternarsi di sensazioni come nichilismo, impotenza e disillusione, dall’altro troviamo testi molto più bellicosi e che invitano a scuotersi di dosso la rassegnazione per spezzare le sbarre delle prigioni che ci costruiamo (Sei la tua Prigione), continuare a bruciare sotto la cenere (Non Spegnerti) e rivoltarsi contro lo Stato (Non Piegarti). A livello lirico il buon Tadzio si trova ad affrontare anche tematiche classiche (ma che non stancano mai) del d-beat/hardcore punk come l’antimilitarismo e la repressione in un pezzo come Servo del Potere  o l’antiautoritarismo e la presa di posizione contro la politica istituzionale (Propaganda). 

In conclusione, seppur devo ammette che ero partito abbastanza prevenuto nell’ascoltare La Colpa è Solo Tua, pensando di trovarmi dinanzi all’ennesimo lavoro che segue in maniera scontata quel revival di d-beat/raw punk che va tanto di moda oggi, mi sono dovuto ricredere completamente perchè i Golpe sono riusciti a non far suonare il tutto come qualcosa di noioso o banale, ma anzi presentandoci un disco ispirato sia musicalmente che liricamente. D-beat, raw punk, hardcore punk, crust, kangpunk… chiamatelo un po’ come cazzo vi pare, alla fine dei conti questo La Colpa è Solo Tua è solamente un concentrato di “chaos non musica” riottoso, devastante e senza pietà! Mai arrendersi, mai morire. Pensa, agisci, reagisci. La scelta è solo tua!

“Make punk a way of protest again!” – Interview with War//Plague

This summer I wrote a long article about the Minneapolis hardcore punk scene that was published in the zero issue of Benzine, a punx fanzine created by some individuals from the Milan hardcore punk scene. The idea to write that article was born after the police murder of George Floyd and after the riots that crossed and burned the USA during the summer months. The publication of that article allowed me to get in touch with War//Plague, one of the most interesting crust punk bands in the Minneapolis scene and one of my favorites. I recently asked Leffer and Lutz a series of questions, covering a variety of topics ranging from revolts against racism and police violence, to the idea of punk music as a way of protest and political movement. Right now I can’t find the right words to explain you how happy and proud I am to have interviewed War//Plague, especially because we all share the idea that punk is and must still be a threat, so I’ll just leave you to their answers and wish you a good reading.

This summer, after Floyd’s brutal murder by police and in the wake of the raging riots, I wrote an article titled “Minneapolis Burns, Fragments of the Minneapolis Hardcore Scene,” starting first with the title of the Destroy EP “Burn this Racist System Down.”I wanted to ask, what can you tell us about the current hardcore punk scene in Minneapolis? What differences do you notice between today’s punk scene and that of the past in your city?

Leffer: Ever since George Floyds murder, life has been a bit unstable, yet the community is strong here in Minneapolis. Life has come to a stand still and a lot of people are in survival mode with the pandemic, etc. So punk life and energy has been redirected to the current state of affairs here. No gigs or gatherings but protests are constantly happening and that’s how many are coming together to give a sense of community and strength.

Lutz: The current state the punk scene here is a bit fragmented, but it’s still going strong. There just aren’t a lot of places to play and with the pandemic, no one is playing out. We’re all still on lock down for the most part, but hopeful things will turn around later this year. However, I think the punk scene is more charged than ever.

When was War//Plague born and where did your name come from?

Lutz: We started in the spring of 2008, still seems like yesterday. The name was kind of the amalgamation of ideas, surprisingly it’s probably a more relevant name now then it was back then!

Leffer: Like Lutz said, it was 2008, right after PROVOKED broke up. Lutz and I wanted to continue playing music so we started writing new material. Finding a name took quite a while as we wanted to really think on our approach and the basic musical theme of the band.

What is your position on the uprisings against police abuse and structural racism in U.S. society and culture that followed Floyd’s murder? How did the hardcore punk scene of your city live those days of revolt?

Lutz: The spring and summer of last year was very intense in the city. Constant protest, helicopters, military presence, etc. Not to mention all the white nationalists and knuckle draggers that came into the city to start more problems. The police in this area have been a menace for decades, many of them are extremely racist and violent. The day the precinct burnt down was very surreal… the turmoil in the air was thick. Police in riot gear on the roof, blockades, smoldering ashes and smoke from surrounding building, protests, people looting for diapers, food, etc.

The city spent millions to fortify downtown prior to the Killer Cop’s trial. After months of promising to dismantle the police and make changes, the city council invested millions to hire more police. People are pissed off and fed up. But one thing I can say, that the media doesn’t cover, is that summer really brought the community together. Not just the punk community, the southside community as a whole. The punk scene is and will always be allies. Systemic racism is real in this country and I believe this fight is far from over.

Leffer: The cops and police union here are incredibly corrupt. The history of racism within the police ranks has been running for far too long and the community has had enough. George Floyd changed the world and especially this area of Minneapolis as people are simply fed up with the constant fear. Floyds wasn’t the first murder to happen under a corrupt and racist system, but his unfortunate death has shed a large spotlight on what needs to change.

We are located quite close to where Floyd was murdered and have spent time at the intersection where he was killed as it is a memorial now. When you go to that spot, the feeling of sorrow and tragedy is overwhelming. However, it also gives a sense of urgency that something must be done and done now.

How is the current social and political situation in Minneapolis?

Leffer: The socio/politcal environment here is very strong and constantly moving. This community thrives on coming together and making sure voices are heard. Protests are frequent and well organized, which spreads far and wide with many people coming together as the urgency to be heard is felt by all.

The down side to it, is having provacateurs from the outside coming in to harm the cause or make things worse. We had random groups of white supremists and other trouble makers travel into town to start burning down parts of the city and trying to blame it on the peaceful protestors. Thankfully some of the media caught wind of this and some were caught, but the forces of evil are persistant with these types of people so the struggle continues.

Lutz: It is still very active. I expect momentum will pick up. Winter here is extremely cold and frigid. Though that has not stopped people from protesting. Not only are there protests against the racist system that has enabled these police to get away with murder, there are protests against the Line 3 pipeline going on. These oil lines break and poison the water. This also breaks treaty with the Anishinaabe peoples and will cause more climate change.

In a thought-provoking interview with DIY Conspiracy in 2019, you define punk as a Way of Protes and Political Movement. Would you care to elaborate on this approach of yours (which I totally agree with)?

Lutz: There are many different ways to protest. It can be throwing a brick through a window, but it can also be writing, music, art, etc. I think punk has always been a political platform for people that want to express themselves and go against the grain. Punk means questioning the norm, not conforming to the mainstream’s ideals and morals, etc. That in and of itself is a form of protest.

Leffer: Punk has been a political movement since its inception. It’s a form of protest and by raising your voice you want to be heard in a world that doesn’t listen. Punk is a also an educational tool. Personally, I learned more from a punk record at a young age than anything else. You learn about animal rights, free thought and working together for a better world.

What does it mean for you to play this kind of music and to be part of the punk scene?

Leffer: For me, it’s means everything. Punk and the punk community are in my blood and I wouldn’t be who I am today without it. I’ve met amazing people, played all over and travled the world all because of our passion for punk. It really is a driving force.

Lutz: Well, for me it’s a way to just let it all out. Scream and yell… get all that noise out of me. Use it as a way to put something out in the world that can inspire someone or change their point of view. Punk has been around for a long time now, some move on, sure, but that doesn’t mean give up the fight. You need to keep that rebellious spirit alive, keep dreaming and keep fighting. Otherwise, you’ve just given in to the system that oppresses so many.

Your last work “Into the Depths”, released a few years ago now, is a great work of riotous and angry crust punk. What can you tell us about that record? What themes did you try to address with that album?

Lutz: Thanks, glad you enjoy it! I guess the overarching theme of the record comes down to a few things like revolution, idealism, and internal conflicts. There’s a lot of songs that tackle the struggles with one’s self and the world’s problems constantly pushing its way into our everyday life. From war and capitalism to the mistreatment of others – treating people like they don’t matter or that they are just expendable machines. Basically, coming down to the fact that people can only take so much before everything boils over. The rich have had their time in the sun and really done nothing to contribute or help others, it’s time for everyone to get a piece of light. Yet you’ll regularly hear Conservatives and the rich talk about ‘trickledown economics’ and that the stock market shows a strong economy, blah, blah, blah… It’s all bullshit. Those are the fairy tales they tell people so they can keep making money while other starve.

Leffer: I feel that album is a reflection of our current world. We’ve written more intricate or mid-tempo songs in the past but this latest album was soley derived from the socio/political environment we’re in and it keeps getting uglier. So as long as it continues, we’ll continue the fight and to create rage and protest through our music.

Under what circumstances did the collaboration and split with Warwound come about?

Leffer: I was working closely with Ian Glasper (bass) of Warwound and through years of communication and friendship, it just sort of happened and both bands agreed on it.

Speaking for a moment of the purely musical side, which have been the bands that have influenced your sound since the beginning?

Leffer: We have diverse range of taste, but I could say a lot comes from a mix of UK crust/stench and old school Scandinavian hardcore punk. We do mix up some metal punk style riffs in our music but all in all we just write what feels good.

Lutz: So many, maybe too many to name. But I’ve been influenced by everything from Sepultura, Disfear to Killing Joke. Obviously growing up here, I was also influenced by bands like Misery and State of Fear. The Twin Cities scene over the years has had a big impact on me.

Minneapolis has a long and important history of protests and riots but also a very fertile hardcore punk scene. What do you think have been the most important bands that have kept this scene alive?

Lutz: Misery for sure, they carried that torch for decades. But I think a lot of great bands have come and gone, all of them contributed to the history of this punk community. I think we’re all antsy to get through this pandemic and hear what everyone has been up to.

Leffer: I agree with Lutz, MISERY definitely but there are so many. Minneapolis punk and those involved in the community around here usually are in it for life. It’s never usually been a trend or a fad but something more important in our lives. It also goes beyond the music, in regards to “bands”. There’s record stores, community action and venues to support others forms of politcal events, etc.

On Disastro Sonoro I have from the beginning shared Profane Existence’s famous motto “make punk a threat again”. Profane Existence is undoubtedly one of the most important historical realities of the Minneapolis hardcore punk scene, what is your relationship with this DIY project/collective/label?

Leffer: Most of the bands we’ve been involved with have been released off PE and have usually been a part of the PE collective through shows and other music related festivities.

Lutz: We’ve been involved in some form with PE for the last few decades. Provoked (our old band) put out some records on the label and the first War//Plague LP was on PE. At one point, the PE distro was in our living room at a punk house we all lived at, affectionately called the Shit Haus. We’re still friends with Dan, though he’s not really involved with PE these days, he still drives us on tour sometimes. Right before the pandemic hit, we played the PE anniversary show out in Pittsburgh at Skull Fest. Really fun time, saw a lot of old friends, met some new ones and Aus Rotten even played a few songs! It’s always cool to run into people you haven’t seen in over 20 years and they’re still involved and active in punk.

How are you experiencing the situation regarding the Covid 19 pandemic in the US? How has your life as a punk band changed at a time of such a severe health crisis?

Leffer: It’s been tough, but we’ve been able to keep somewhat sane through this process. We are constantly writing music, even if we’re not at band practice we write at home and even record guitar riffs on our computer and share them, so when we do meet up (once a week) we already have ideas of what’s next song wise. So the pandemic has actually been good for writing a lot of songs and finishing up our next LP.

The bad side of it, besides the vile and depraved system not taking care of it, is that venues and gigs are suffereing which a lot of artists rely on. It was a crushing blow for us when we had to cancel our tour with AXEGRINDER and to also play HAGL fest in Vancouver. We were really looking foward to touring again, but we’ll need postpone that until things are better. It’s always good to make sure people are safe during these times.

Lutz: Well… to put it bluntly, it sucks! But I know there are people struggling more, so you just have to roll with the punches and do your part to keep the disease at bay. There are a lot of conspiracy theorists in this country, not to mention the former orange-cheeto-wannabedictator, he really didn’t help the situation. For the most part, I think we are just trying to stay positive and active. I mean for the first like 6 months, we didn’t jam at all. We’re back to a regular schedule now, which has been great. We mask up and social distance. I think there is a sense of urgency in the new music we’ve been writing. We’re living through some historic times and I don’t think we’re out of the woods yet.

Future projects for War Plague? When will a new album be released?

Lutz: We’re working hard and have a ton of new material. So, I think a new album is definitely in the very near future.

Leffer: Yes, we’re working very hard to get this next album out. We were able to record a secret song for a future international compilation coming out later this year. Besides that, more touring and always more albums!

We have reached the end of the interview, so this space I leave completely to you, feel free to tell anecdotes or talk about anything you want! Thank you again for the time you spent answering my questions! Let’s continue to keep punk a way of protest and a movement of revolt!

Leffer: Yes, stay punk and stay active! Now is more important than ever to use what we have, and if that’s using your voice to scream, then so be it. Everything adds up and the more voices we have the louder we get. Thank you for the chance to have this interview and hope you and everyone else are staying safe in these uncertain times.

Lutz: Thank you for the interview, we really appreciate the support! I guess all I want to say is just keep up the good fight. Times are dark and they’ll probably get darker, but keep your head up, talk to your community, get involved, even if it’s just something small. Like I said, there are many different forms of protest, so do what you can. As much as it seems like the world in coming apart, remember there are tons of other people out there fighting hard to make a change. Depression during Covid is another pandemic I’m sure many are dealing with. Don’t bottle it up. Reach out and talk to people. There are a lot of assholes in the world, but there’s only one you and there’s a community out there willing to help. Cheers!

 

“Dis means war, Noise means friendship!” – Interview with Just a Nightmare Zine

Nightmare o reality? Dis means war! If you need your monthly ration of d-beat raw punk, Just a Nightmare Zine is the one for you, a real d-beat raw punk assault without mercy! This time I had a some long and in-depht chats with Alex (formerly active in Disease), the mastermind behind Just a Nightmare Zine, nothing better than a fanzine totally faithful to Do It Yourself and focused on d-beat and raw punk. In the past few months he has already published ten issues of the fanzine filled with interesting interviews with bands like Giftgasattack, Besthoven, Warvictims, Framtid and many, many more. Long live fanzines, long live Just a Nightmare Zine and let’s not forget that Noise means friendship!

Hi just a Nightmare Zine! I stumbled across your project recently and I must admit I was immediately fascinated by this zine. Can you tell us how, when and why you decided to start writing and printing a fanzine like this?

Hey, thanx for showing interest in this small D.I.Y zine.

Just A Nightmare wasn’t intentional. At one point in 2018, i decided to do a talk with a friend of mine, Per,  but in something like a more formal format like an interview. Although it was just a friendly talk. There was no intention this to be the start of something that’s called Just A Nightmare these days.
That’s why that conversation took 2 years till we are done. We would’ve done few questions, then totally forgot about it, then do few more and again forget about it. There’s a lot of different moods in that issue cause it was done slowly in 2 years time.
This will become the 1st issue of the zine that came out in June 2020 and will include the bands Per have taken part in, Giftgasattack, Warvictims, Martyrdod, Agrimonia, Kirai, Honnor SS etc..

As far as why i started, i’m not really sure, i think i’ve had on mind that every punk bands interviews are just a scratch at the surface. The same questions asked over and over again, kinda qeneric. I do love that as well, but i just wanted to dive a bit deeper and to get a glimpse of peoples lives.
Why  they do what they do, what was their life path, their struggles, the things they love and hate to do, and just their daily life.
So, it was never cause of the Corona, it was just the time to do it.

Why i decided to do it in a physical form and not digital? I’m also not sure.
Maybe as most of the things i do in life, if i can chose the easier or harder way, i’m always a fuckup and go with the harder one and put myself into more shit ha!

The name you chose immediately gave me the impression that it was meant to be a sort of homage to Disclose, but maybe I’m wrong. Can you tell us about the choice of the name of your zine?

Disclose and Kawakami are without a doubt an endless inspiration for me, no matter if it’s zine or some other project. The name came out spontanious as everything else in the beggining of this zine. I think its a nice reflective vision of the content that’s inside of it.

From what I could read and understand you define Just a Nightmare as a fanzine dedicated to d-beat/Raw punk in all its forms and incarnations. How come the choice to dedicate and focus on this specific genre of punk music? What were your first approaches with this genre?

When i was a kid the internet was not a thing back then, and in a thrid world countries it came even later then in the most of the rest of the world.
So when i was around 9 years old a heard Nirvana from a friend of mine older sister.
One day i went to a CD store with my dad and saw a Nirvana CD at the shell, i don’t know why i decided to buy it.
And thats how it started, the story with the music. After that, i kept searching for more and new ‘extreme’ music. I discovered bands like Exploited, Dead Kennedys, Disorder, Chaos Uk. As well as bands like Ramones and Clash, but i never liked them, although all the local punks were crazy bout em.
One day, one of my older punk friends called Savo gave me a Discharge tape. I can say that this was my first real encounter ever with D-beat. Then i bought the Final Blood Bath CD from a local record  strore. After that, the descovery of new dbeat badns just continued and i got more and more into it.
So i think this is the answer as well for  why the dedication of the zine for raw punk.

In the last years there seems to be a sort of fashion/revival of raw punk/d-beat around the world and often you end up getting lost among the many releases that crowd the scene. Which are your opinions about this explosion of bands dedicated to play “raw punk”? What do you think are the best recent bands playing d-beat?

D-beart raw punk was never a trend and will never be. Occasionaly there’s a wave of new bands every now and then which i think it’s great.The more bands the better no?  Time will prove which bands will last and leave a mark.
I think it’s really good when there are new bands making new noise.
I just don’t like when some make it out of joke and boredom and it’s not serious. Which can be noticed in their music most of the time. I do respect dedication and being sensire in what you do. Todays world gives opportunities for everyone to make their own part. So sometimes punk is made by people that are not punks and do not live it.
The more recent bands i like, some that comes on my mind right now are –  Physique, Zodiak, Hellish View, Kritik, Temor, Löckheed, Affect, Progress, GLÜ, Anti-Metafor, Detesto, Collapsed from Indonesia,  Burning//World, Better Reality, the one man project Forclose is great, End Result, PissSniffers,just to mention a few, i am also looking forward for a debut release of the Japanese ‘No’, and of course-the amazing Heavy fucking Nukes with Earth Crust Displacement!

You’ve already published ten issues of Just a Nightmare full of interviews with a lot of extremely good bands, how do you choose the bands to interview?

Yes, i decided to make it as a monthly zine. Since most of the zines comes out on every few months, why not to do something that will come out every 1st day of the month.
I wasn’t sure if that’s possible but time proved it is.
The goal that i made to myself as a challenge was to do 10 issues. So, that mission now is complete.
I do interviews with people/bands that i love. Everyone that i have done interview with have played in more then 1 band. So the zine covers every band that the person has been involeved with.

What aspects do you prefer to dwell on when you find yourself interviewing bands? Do you prefer to deal with more political issues or with more personal issues related to the more musical side?

I consider it all. Although the main aspect is the persons life i do the interview with . Since the kid days to very present today. So yeah, all aspects are involved, more or less, depend on that persons life. Obviously since we cover every band that the persons has been part in, music aspect in the zine is mostly covered.

What band do you dream of interviewing and publishing on Just a Nightmare? And why?

The one bend and person that i will never be able to do an interview with and i love to, is of course Kawakami and Disclose.

If you had to choose your favorite issue of the zine from those published to date, which one would you choose and why? And which interview are you most proud of?

Every issue is special cause every person that i have talked to is different. All of these people are different in their own unique way. No life story can be a bad or borring, quite opposite, they are all very interesting and challenging for me to do. That’s why i do it.
I don’t want to look at this zine in a way of achievement, cause for the people that have taken part in it is very personal. I just wanna look at it as a sensire punk work, those people have influenced me in one way or another.
I am just the one asking the questions. It’s the people that do the zine. It’s their story. I just put it on paper.
And they all have one thing in common and that’s punk. They are all true raw punk warriors!

When you decided to start writing and publishing the fanzine, were you inspired by any other punk fanzines in particular?

I was inspired to do this in a physical zine format cause that is the thing that i can most connect with. Punk has always had a connection and sharing through the zines.
But what really inspired me to do this in the very essence and the core of its meaning was the peoples life stories.

What does it mean for Just a Nightmare Zine to be part of the global hardcore punk scene? What does punk mean to you?

I would like to think that when I do something I love, I really put dedication and focus in it, and im really  glad that the small cyrcle of punks that know this zine, like it.  This zine is not a big one, it’s pretty much isolated and small.
But considering the content in it, maybe that’s just the way it should be. As the years go by, people has been changing and life gets different. Generations grow old and new younger ones come. It is the cycle. Everyone have their own opinion on what punk is for themselves. Some are here to stay, other just come and go.
Punk is sacred, it has always been and will always be. That’s the way I want to perceive it.
It’s the way I live, the things I do and why and how I do them, it’s freedom and understanding. It’s friendship, sharing, caring and unity.

What are the biggest challenges and greatest satisfactions you’re encountering in keeping alive a project that is certainly as challenging as Just a Nightmare Zine?

The possitive exciting challenge is to catch and do every issue on time ha!
I do understand that the talk we do in the interview is very personal, so i’m serious when we talk about delicate subjects or periods in these peoples lifes. The bad challenge is to cover expences the for printing it, post mail these days is fucked up even more then usual cause of Covid, but it’s not a reason to stop till i can meet end to end.

 

Point-blank question: what are your five favorite punk/hardcore records of all time? And what bands are currently out there that you think are really good?

For this talk that we have now these are the top 5 records:
Disclose-Nightmare Or Reality/A Mass of raw sound assault/Neverending war/Once the war started
Framtid-Under the ashes
Disaster-War Cry
Discharge-HNSNSN.
No Fucker-Conquer the innocent.
Decontron S/TWait!? Is that already more then 5?!
Some bands that are great and i haven’t mentioned already, D-Sagawa, Dispose & Kajsajuntti, Disable, Absolut, Svaveldioxid, Ambush, Besthoven, Contrast Attitude, Cønditiøn, Singe & Tortur, B.E.T.O.E, Avslag, Hellish Inferno, Bipolar from Greenland(the only punk band from that country that i know off), Final Slum War.

If I understand correctly, Just a Nightmare Zine is a project intimately tied to the raw punk/d-beat band Disease. Can you tell us about what the Macedonian hardcore/punk scene is like?

Yes, you got it correct, I also take part in a band called Disease, and all of the members together with the vocalist of Born for slaughter are also the ones behind the band Angza.
Marce the drummer, also plays in Arlekin, and he and the vocalist Fixa both take part in Stagnator.
Spagi takes part in Transhunter and Goli Deca.

The punk scene in Macedonia at the moment is very small. No punk bands around. But at different points in time the scene was better or worse, so I guess these last few years we are in the worse period. Or the worst ha!
There’s been some really good punk bands in the past like New Police State, Tank Warning Net, Bloody George, FxPxOx, Disclass.
Today is different, there are separations between the crews which devided the scene even more, caused by some specific people.
But it is what it is.
I keep myself focused on the things we do, trying not put too much thoughts on the bad things in the local scene.

We have come to the end of the interview, this space is completely free and you can use it to write anything you think is valid.Thank you again for taking the time to answer my questions. Long live Just a Nightmare Zine, make punk a threat again!

Thank you too Stefano for taking your time to do this.
Life is sometimes better sometimes worse, at the moment these are some fucked up times that we go through and none really know when or will this will end.
Take care for each other and stary safe.
Noise is friendship!
Stay Punk!

Disease, the d-beat raw punk band in which Alex plays!

 

 

Zero Again – Out of the Crooked Timber of Humanity (2021)

Sarà il nome che evoca in maniera ingombrante e volutamente mal celata lo spettro dei miei amatissimi Rudimentary Peni, ma devo ammettere che gli Zero Again hanno esercitato un certo fascino su di me fin dal primo momento in cui mi sono imbattuto in questo Out of the Crooked Timber of Humanity, seppur non avessi la minima idea di quali potessero essere le sonorità in cui mi sarei imbattuto. Cerchiamo però di andare con ordine, partendo da inutili note biografiche. Gli Zero Again vengono da Bristol e tra le loro fila troviamo gente già attiva in altre band come Warwound, Grand Collapse e Regret. Passando al lato musicale, l’hardcore punk proposto dagli Zero Again è estremamente ricco di sfumature e influenze e le cinque tracce che ci vengono date in pasto senza scrupoli vivono di un’alternanza costante tra momenti furiosi e veloci e altri più lenti e cadenzati capaci di evocare sensazioni e atmosfere dominate da paranoia, impotenza e desolazione. Anzitutto lo spettro degli immortali Rudimentary Peni emerge non solo nella scelta del nome ma soprattutto nelle linee del basso (e più in generale in quasi tutta la sezione ritmica) che mi hanno riportato alla memoria in più momenti dischi del calibro di Archaic o Cacophony. Proseguendo nella vivisezione di questo breve quanto affascinante Out of the Crooked Timber of Humanity, ci imbattiamo presto in una serie di  rallentamenti che contribuiscono a creare quell’atmosfera apocalittica in cui desolazione, smarrimento e impotenza la fanno da padroni assoluti, così come nelle vocals dense di sofferenza e lamento che si insinuano nelle nostre teste fin dall’iniziale Tragedy.Death.Pain; la combinazione di questi due elementi riesce ad evocare in maniera sincera le primitive sonorità (post)hardcore dei Neurosis di lavori seminali ma ancora acerbi come Pain of Mind così come le atmosfere che chiamano in causa, anche se alla lontana, addirittura il fondamentale Souls at Zero.

Inoltre, se in certi momenti il sound degli Zero Again presenta alcune melodie (No One to Mourn) e accenni di riff che sembrano voler manifestare apertamente una sorta di riconoscimento nei confronti del post punk dei maestri Killing Joke o delle visioni apocalittiche di certi Amebix, in altri passaggi caratterizzati da toni più aggressivi e tirati si possono sentire perfino echi dell’hardcore dalle tonalità scure suonato da certi Tragedy. Come se non bastasse tutto questo spettro di influenze, ispirazioni e sonorità che convivono nelle cinque tracce di questa prima fatica in studio targata Zero Again, non manca nemmeno quel sapore tipico di certo anarcho-crust britannico che accompagna una traccia come la conclusiva Hope You’re Proud? e che in fin dei contri attraversa, in maniera latente, tutto il disco. Aspettando di poter ascoltare il nuovo Revert to Nothing, altro ep di cinque tracce che il gruppo di Bristol ha già annunciato uscirà a breve, godiamoci l’aggressività e la furia annichilente che ci travolgono senza pietà durante l’ascolto di Out of the Crooked Timber of Humanity, lasciandoci stesi al suolo, impotenti e inermi come la figura rappresentata sulla copertina.

“Are We Not a Plague On Our Own?” – Interview with Plague Thirteen

A few weeks ago I had the pleasure of asking a few questions to Plague Thirteen, authors of one of the most intense, dark and devastating crust/d-beat records I’ve heard in the last year. A record that I reviewed a month ago on these pages defining it “the perfect soundtrack of the pandemic nightmare“. An interview in which, talking about climate change, pollution, war and environmental devastation, Plague Thirteen ask us two fundamental questions, perhaps rhetorical but extremely relevant: are we not a plague on our own? Are we doomed?

HOW AND WHEN DID PLAGUE THIRTEEN FORM? WHERE DID YOU GET YOUR NAME FROM?

We formed the band around 2019, myself and Geoffrey played in another band called LINK, unfortunately we split up after more than 20 years of playing due to various reasons, we had already the idea to start a new band and it was the right time to do so, Bjorn and Arthur completed the lineup, Bjorn used to be a former member of LINK a few years back, and he and Arthur were playing in a band called SORE who split up as well , we locked ourselves up in the rehearsal room and the result is PLAGUE THIRTEEN

The name PLAGUE THIRTEEN has different meanings, who are we as individuals? Who are we to judge one another? Are we humans so superior in our kinds that due to our selfishness we ignore what is happening to our lovely planet and environment? War, poverty the hate wave that’s spreading, are we not a plague on our own?

YOU RELEASED YOUR FIRST RECORD DURING THE SECOND AUTUMN LOCKDOWN, SO UNDER WHAT CIRCUMSTANCES AND EMOTIONS DID YOUR FIRST ALBUM COME ABOUT?

The recordings of the album already took place before the whole covid  situation, we first brought it out on a cd version as we went on a small tour at the end of 2019, we wanted to bring it out on vinyl and our good and long time friend Nico from Loner cult records was willing to help us out with it together with deviance records, phobia records,shove records and up the punks records.

The songs of that album are packed with emotions and struggles we all faced during a certain period. the split of the bands , the losses we encounterd , for me personal , it  was a hard and emotional period that i have  been in for a while and this translated in writing the music together with the rest of the band.

WHAT THEMES DO THE TEXTS OF YOUR SONGS DEAL WITH? ARE YOUR SONGS MORE POLITICAL OR PERSONAL?

We are not an outspoken band who writes political songs, most of the songs deal with the everyday struggle we have in this life we are living, some personal and some have a political touch in them, and we try to put as much of our emotions in them, bring them with no compromise, say what you mean, mean what you say…..

WHAT SONG IN THE ALBUM ARE YOU MOST ATTACCHED TO?

There are a few songs that i am attached to musicaly and lyricely.

EYES WIDE OPEN  is one of them, the song talks about how we stand in this society , controlled by our goverment , no matter what you do or not , we are being watched 24/7. Or MOURN who talks about loosing your loved ones , when this song was writing , we lost a very close family member at a young age

WHAT CAN YOU TELL US ABOUT THE BELGIAN HARDCORE/PUNK AND DIY SCENE? ARE THERE ANY SQUAT THAT YOU ARE ATTACHED TO?

There is a big scene in Belgium and a lot of new bands are rising from the ground up, bands like HETZE, SILENCE MEANS DEATH, GAGGED, RAW PEACE FRUSTRERAD, ARROGANT….and many more, from the region we are from there is also a big hardcore scene called the H8000 scene, too bad that there has always been a gap between different scene’s here in Belgium, but it is what it is, few active squats here.

HOW IMPORTANT IS THE POLITICAL DIMENSION OF HARDCORE PUNK FOR YOU?

It is very important, punk means revolt , if you are angry about something, speak your mind out  don’t just stand there and act like you are a victim of society, it is easy to claim yourself a punk or hc kid ,rebelling from behind your computer screen, go out on the streets, get involved in a good cause.

WHAT DOES IT MEAN FOR PLAGUE THIRTEEN TO PLAY CRUST/D-BEAT AND BE PART OF THE HARDCORE SCENE?

It means a whole lot to me, it has been a part of my life for more than 30 years, it is a network of friends, a world within the world we are living, I can’t express myself enough how great it has been to visit all the nice places we were able to go and play all around Europe, see how people live, sharing stages with great bands, people inviting you to their homes, made delicious food, give us a place to sleep.

MUSICALLY YOU SOUND VERY SIMILAR TO CERTAIN MODERN CRUST PUNK BANDS OF THE EARLY 2000s. WHICH BANDS HAVE INFLUENCED YOUR MUSIC?

Our main influences are bands like HIS HERO IS GONE, TRAGEDY, FROM ASHES RISE, NEUROSIS…. but also older stuff like NAUSEA, CELTIC FROST, GRIEF,DISCHARGE,MOTORHEAD,….

THE HEALT SITUATION IS NOT STILL STABLE, SO I KNOW IT’S NOT EASY TO TALK ABOUT THE FUTURE. BUT WHAT ARE THE PLANS FOR PLAGUE THIRTEEN IN THE NEXT MONTH? 

We are currently working on writing a new album, and hoping this pandemic will be over soon as we did not play any live gigs for more than a year now, as soon as this blows over we are going to tour Europe again and play as many gigs as possible.

THE COVER OF THE YOUR FIRST S/T ALBUM IS VERY SUGGESTIVE. HOW DID YOU COME UP WITH THE IDEA OF CHOOSING THAT PARTICULAR ARTWORK? WHAT DO YOU WANT TO CONVEY WITH THAT IMAGE?

It represents what mother nature gives us and sometimes we need to stand still and look at its beauty, but it is also a reminder of what we can lose if we keep exploiting this earth , how long can we live this life, this rat race ? Pollution, climate change…..are we doomed ?

CONCLUDE THIS INTERVIEW AS YOU SEE FIT.  THANK YOU AGAIN FOR TAKING THE TIME TO ANSWER NY QUESTIONS AND I HOPE TO BE ABLE TO ORGANISE YOU CONCERTS IN ITALY SOON!

First of all, thank you so much for this interview and giving us the opportunity to present ourselves

We hope to share the stage again very soon!

Stay safe and take care of each other

“Making Punk a Threat Again” – Interview with Misantropic

In the past few days I had the chance to send some questions to Misantropic, authors of the wonderful Catharsis, one of the best crust-core records of 2020 and without a doubt one of the best listened in recent years. Matte and Gerda answered my questions about the hardcore scene, punk as a threat, feminism, revolution in Rojava and much more and I want to thank them again with all my heart. No retrat, no surrender, making punk a threat again!

 

LET’S START WITH THE OBVIOUS QUESTIONS. CAN YOU GIVE US SOME BIOGRAPHICAL NOTES ON THE BAND? HOW DID YOU CHOOSE THE NAME “MISANTROPIC”?

We started playing around 12 years ago, with a slightly different lineup. The members basically came from three local bands: LESRA, HELLMASKER and PERSONKRETS 3:1, and we had an idea to play bit darker and more stench/death influenced stuff than we had done in our previous groups. After the first EP (the split EP with DEATHRACE) vocalist Johannes left the band and Gerda took the mic. We also changed our sound a bit at that time I guess, writing a bit faster and thrashier stuff. “Insomnia” was released in 2011 and a split LP with EATEN RAW was released in 2014. In 2020 we released a one-sided flexi 7” and a LP/tape called “Catharsis”. About the band name… well, I honestly don’t remember. But it is miss-spelled on purpose. There are too many metal bands around called “Misanthropic”.

A FEW MONTHS AGO YOU FINALLY RELEASED YOUR NEW ALBUM ENTITLED “CATHARSIS”. UNDER WHAT CIRCUMSTANCES WAS THE RECORD BORN? DOES THE TITLE HAVE ANY PRECISE MEANING FOR THE HISTORY OF THE BAND?

Yes. “Catharsis” can be translated to “purification”, “cleansing” or “clarification” and the title track kind of sums up the past few years for us a band. Health issues, and life in general, made it pretty much uphill for us as a collective for some time. But things turned around and we were able to get our shit back together. The result is this album. It took us a long time to record, and I guess “Catharsis” is a bit more metal and experimental than the previous releases, but it still sounds like Misantropic. The album has gotten positive feedback, but its still a bit sad that it was released during this epidemic since it means we cant play any shows. Fucking bummer.

IN MY OPINION YOU ARE ONE OF THE BEST BANDS IN THE SWEDISH MODERN HARDCORE/CRUST SCENE. WHAT CAN YOU TELL US ABOUT THIS SCENE? WHAT DOES IT MEAN FOR MISANTROPIC TO BE PART OF IT?

Thank you! Well, Sweden has a small population and I guess most bands know each other in one way or another. Many of the “classic” Swedish bands keep doing their thing, but there are also lots of new bands coming out of Sweden these past few years’ worth checking out. REMISO, SOCIALSTYRELSEN, SKROT, ZYFILIS, WARCHILD, GEFYR, ETT DÖDENS MASKINERI and ANTI METAFOR to name a few.

But there is a pretty big difference between northern and southern Sweden. We live in the north, and our scene is a bit cut off from the rest of the country. Only about 10% of the Swedish population lives in this northern half. The vast majority of swedes lives in the southern part, which makes us northeners a bit isolated. If we want to play in “proper” Sweden there is usually a 10 hour car ride to that first gig hahaha. Not many foreign bands tour here so it is a bit boring sometimes. But our local scene in Umeå is great, at least before covid 19 came, and I would say it is pretty much the same amount of people attending a hardcore punk gig in Umeå as it is in the bigger cities down south.

MY POLITICAL POSITION ABOUT HARDCORE MUSIC CAN BE SUMMARISED AS “MAKING PUNK A THREAT AGAIN”. WHAT DO YOU THINK ABOUT IT? WHAT DO PUNK AND HARDCORE MUSIC MEAN TO YOU? WHAT MESSAGES DO YOU WANT TO CONVEY WITH YOUR MUSIC?

Ah, yeah I totally share that Profane Existence-motto. Misantropic is a political band and all our lyrics is about politics in one way or another; anti sexism, anti fascism, anti capitalism, animal rights issues, environmental issues… stuff like that. I think it’s a bit lame to see that so many punk/hardcore bands these days have stopped talking about politics on stage. It’s just “Ok thanks, here´s another song from our new album” and that’s it. If you have a mic, you should use it to speak up. You don’t have to go full on CRASS, but at least say SOMETHING.

DO YOU CALL YOUSELVES A POLITICALLY ANARCHIST BAND? IF YES, WHY AND WHAT DOES IT MEAN ANARCHY FOR YOU?

No. I would say that politically we all identify ourselves as “leftists” but we don’t always agree on everything all the time. There can be political arguments within the bad as well. And that’s a good thing, because it means that we are not a sect. I have spent a lot of time in the anarchist/activist environment while others in the band have other backgrounds (trade unions, solidarity groups, ABC etc). Erik is working his ass off as a local union representative for example, while I put my time on stuff like international campaigns, demos etc. Different methods, common goal I guess.

Anarchism to me is basically about freedom, in all aspects of life. When I was a kid I started reading stuff from AFA and The Swedish Anarcho-Syndicalist Youth Federation, which got me into reading more about anarchism. In my late teens I got involved in the syndicalist trade union SAC. 20+ years later, I am still trying to figure out exactly what anarchism actually means hahaha. But I guess Goldman said it in a good way: “Anarchism stands for the liberation of the human mind from the dominion of religion, and liberation of the human body from the coercion of property; liberation from the shackles and restraint of government. It stands for a social order based on the free grouping of individuals”.

 

IN A TRACK LIKE “DEATH CULT” YOU TALK ABOUT THE ROJAVA REVOLUTION. WHAT ARE YOUR VIEWS ON DEMOCRATIC CONFEDERALISM AND THE FEMINIST AND ECOLOGICAL PROCESSESS THAT PERMEATE THIS REVOLUTION?

Sure, I try to read up on jineology and Öcalan’s philosophy of democratic confederalism but to be honest our support for YPJ/YPG is pretty much based on what we see on the news and read in the press: brave men and women unleashing hell on patriarchy and religious tyranny. And that’s good enough for us.

RELATED TO THE PREVIOUS QUESTION, WHAT IS YOUR RELATIONSHIP WITH THE PUNKS FOR ROJAVA PROJECT AND WITH BANDS LIKE ADRESTIA AND MARTYRDÖD ACTIVE IN THIS PROJECT?

Punks For Rojava is a network consisting of people from the punk community worldwide, and I guess that makes us a part of this network as well since we have made a few solidarity releases for Rojava (like the digital version of the Death Cult single for example). But we don’t really know the people behind the network. We bump into members in Martyrdöd from time to time I guess, and Adrestia is a great band but I don’t think we have met or played together….

HOW IMPORTANT TO YOUR VISION OF PUNK AND HARDCORE MUSIC ARE SOLIDARITY AND SUPPORT FOR PROTEST MOVEMENTS LIKE BLM, INSURRECTIONARY MOMENTS AND RIOTS CARRIED OUT BY OPPRESSED SUBJECTIVITIES AND COMMUNITIES AROUND THE WORLD?

Hm, Im not sure I understand the question. Yes, we support many protest movements and insurrectionary movements but in the end it comes down to the actual political goal. The Trumpists in the US probably called their storming of the Capitolium a “revolutionary protest” as well, you know? Personally, I think the situation in Russia and Belarus is something worth following and showing support with right now. Same goes for the women fighting for their abortion in Poland.

ANOTHER TRACK THAT I REALLY ENJOYED IS DEFINITELY “ARM YOUR DAUGHTERS”, WHICH IN MY REVIEW I DEFINED “A STICK OF FEMINIST RAGE”. WOUKD YOU LIKE TO ELABORATE ON THE FEMINIST THEME ADRESSED IN THIS SONG? HOW DO YOU THINK PATRIARCHAL, MACHISMO AND GENERAL RAPE CULTURE DYNAMICS CAN BE ADRESSED AND FOUGHT, OUTSIDE AND INSIDE THE PUNK SCENE?

“Arm your daughters” is written by Gerda so she should answer this. Here is her reply:

I wrote this song a long time ago and as I recall it, I wrote it in rage after reading in the news about another murder of an innocent woman. Unfortunately, I have no real answer on what needs to be done to stop men’s violence on women, children and LGBTQI people. Many processes around gender equality moves forward so damn slow; time and time again, new research shows how men (also young men!) see feminism and women’s rights as less and less important. Sometimes you just want revenge, and if we who are oppressed by the patriarchy would start arming ourselves as a last resort to avoid being murdered and raped, I´m all in! That’s pretty much what to song is about.

WHAT DOES “NO RETREAT NO SURRENDER” MEAN TO YOU? THESE WORDS SEEM TO PERFECTLY REPRESENT THE ATTITUDE OF MISANTROPIC TO MY EYES.

Well, that’s the chorus of the track with the same title. The song is about war mongers sending people off to die in meaningless wars, so it´s not about us as a band. But sure, why not? Never give up.

PUNK IS NOT JUST MUSIC AND I THINK WE AGREE ON THAT. BUT AT THIS POINT OF THE INTERVIEW I HAVE TO ASK YOU ONE QUESTION. WHICH ARE THE BANDS THAT HAVE INFLUENCED YOUR SOUND?

We all have pretty different backgrounds musically. Some of us come from the hardcore/punk scene and some of us come from the metal scene, so this is a really hard question for me to answer. But there are a few bands that I guess we all can agree on, like ANTICIMEX, TRAGEDY, CONSUME, BOLT THROWER, SLAYER, HELLSHOCK, SEPULTURA, METALLICA, ENTOMBED… Everyone contributes with their thing, so its hard to name a specific band.

Personally, I´m a sucker for old UK crust and anarcho punk and I guess bands like ANTISECT, DISCHARGE, AXEGRINDER, CONFLICT and SACRILEGE have influenced me a lot. I also enjoy primitive death/thrash like ONSLAUGHT, DEATH, CANCER and stuff like that, so I probably steal some stuff from there as well when I write riffs for Misantropic.

THE INTERVIEW HAS COME TO AN END, ARE YOU ALREADY THINKING ABOUTE CONCERTS OR WORKING ON NEW SONGS/ALBUM? Do you think there are chances to organize a Misantropic concert in Italy in the next months?

We have actually been writing a lot of new material these past few months, so another album is definitely on its way. But it will probably not be finished until 2022 or something like that. Misantropic works very slowly. At the moment we don’t rehearse or get together at all, due to covid 19. Regarding a concert in Italy, I very much doubt it. This covid shit will probably not be over for another couple of months and I guess travelling abroad will still be a bit problematic a while after that. My guess is that we won’t play much live at all this year, not even in Sweden. We rarely do tours (too many kids and stuff) but if you have a budget to fly us in – get in touch.

THIS END SPACE IS YOURS, YOU CAN SAY AND REPORT ANYTHING YOU WANT. THANK YOU AGAIN FOR THE TIME YOU HAVE TAKEN TO ANSWER NY QUESTIONS.

My brain is blank after a long day with a bunch of kids having a pizza party in our livingroom (my sons 10th birthday party) so I cant figure out anything smart to say. Thank you for the interest, hope we will be able to play in Italy some day. Stay punk. Much love.

 

Non mucchi selvaggi, ma una nuova offensiva da organizzare!

Contributi su punx, pandemia e autogestione destinati ad essere discussi, corretti e soprattutto messi in pratica senza perdere tempo.

Nell’ultimo periodo, dopo due lockdwon e ad un anno dallo scoppio della pandemia di Covid-19 che ha stravolto totalmente le nostre esistenze su tutti i livelli, mi son trovato spesso a pensare in solitaria e al contempo a discutere con individualità affini e amiche, dei limiti e delle potenzialità della pratica dell’autogestione, legata in particolar modo alla scena hardcore e punk e alla situazione di parziale immobilismo in cui è piombata la nostra “normalità” fatta di concerti, taz, situazioni e serate, in tempi di crisi sanitaria (oltre che economica e sociale) come quella attuale. Se, come recitava uno slogan apparso durante il primo lockdown, “nessun ritorno alla normalità perchè la normalità era il problema“, allora dobbiamo ribadire che anche la “normalità presunta alternativa” a cui eravamo abituati noi punx è qualcosa da distruggere, superare e ripensare, perchè forse solo così il punk e l’hardcore possono tornare ad essere un’offensiva reale nei confronti di questo esistente di merda. In mezzo a questo flusso di pensieri sconclusionati son finito più volte a ricordare un’interessante assemblea punx avvenuta nella primavera del 2019 in occasione dell’ “A Sassate Mini Fest”, concerto benefit per i/le compagnx in carcere a causa dell’Operazione Panico e dell’Operazione Scintilla, organizzato dai compagni di Distrozione nella sempre affascinante cornice di Villa Vegan Occupata. Quell’assemblea fu a mio parere un tentativo interessante di analizzare in maniera critica e confrontarsi sulla situazione contemporanea della scena hardcore nostrana, in bilico tra vero e proprio ghetto subculturale in cui tendiamo a rinchiuderci e potenziale strumento di critica, minaccia e attacco all’esistente. Oggi, più ci ripenso, più mi accorgo che quell’assemblea, così come le prospettive e le idee che erano emerse in quel momento potebbero essere più attuali che mai. 

Al di là di quanto appena detto, c’è da aggiungere un’analisi sull’attualità dell’ultimo anno, dentro e fuori la scena hardcore, dentro e fuori il mondo dei/delle punx (che mi piacerebbe definire anarchicx e rivoluzionarx) e di quelle individualità che vedono ancora in questa musica nient’altro che un mezzo con cui organizzarsi, portare solidarietà, incontrare complici con cui potenzialmente minacciare l’esistente capitalista. Certamente alcune realtà ed individualità hanno provato, non senza critiche e criticità, a riproporre pratiche come taz e concerti anche durante i due lockdown che hanno segnato il 2020. Basti pensare alle taz in Corvetto di questa estate o alla taz di novembre da qualche parte in quel di Milano, due momenti in cui si è cercato con difficoltà di tornare a fare quello in cui crediamo e che spesso abbiamo riprodotto in maniera acritica al punto da renderlo totalmente inoffensivo: trovarsi, organizzarsi, suonare, confrontarsi, occupare un posto, discutere davanti ad una distro e moltissimo altro. Non sta a me elogiare le individualità e i gruppi che hanno preso parte all’organizzazione di queste situazioni, così come non spetta a me accusarli di non aver tenuto conto della situazione sanitaria attuale perchè sono sicurissimo che si siano fatti tutte le discussioni del caso per cercare di rendere il più sicuro possibile certi momenti e certi spazi per tuttx. Qualcuno a novembre, proprio in occasione dell’ultima taz organizzata a Milano, scrisse un testo abbastanza interessante e provocatorio intitolato “Per Non Farci Seppellire”, capace di dare nuova linfa alla discussione su autogestione, concerti e pandemia e che aveva tutto il potenziale di aprire una discussione seria e certamente complicata sul ruolo dell’autogestione in tempi di covid. Mesi prima, a giugno, i compagni di Distrozione scrissero un altro testo dal taglio fortemente provocatorio, un’analisi estremamente lucida sui limiti del DIY in tempi pandemici. Ritengo questi due testi ancora validi e importanti per affrontare la situazione attuale in cui, come scena e individualità punx, ci ritroviamo volenti o nolenti, in una fase di immobilismo, stallo e difficoltà. Perché, per quanto mi riguarda, le domande da porsi, son sempre la solite: qual è il limite dell’autogestione in situazioni delicate dal punto di vista sanitario come quella attuale? Quali sono invece le sue potenzialità? Perché la soluzione non può essere né escludere individualità da situazioni non safe dall’alto del nostro privilegio di individui “sani”, né tanto meno relegare l’autogestione, le nostre modalità di incontrarci e stare insieme e soprattutto il nostro essere offensiva reale per questo esistente e sistema ad un periodo di “ritorno alla normalità” deciso dallo Stato, condannandoci così ad un immobilismo in cui si rischia di rimanere impantanati per lungo tempo. Per dirla usando una frase estrapolata da un volantino scritto dai Franti e dai Contr-Azione negli anni ’80: “per noi autogestione significa atteggiamento antagonista rispetto all’organizzazione sociale”.

Dato che, forse illudendomi in maniera estremamente ostinata e tristemente retorica, non cesso di vedere nell’hardcore e nel punk un reale potenziale di minaccia per questo mondo fatto di oppressione, sfruttamento e repressione, un potenziale che va al di là della semplice musica, di un modo di costruire una socialità alternativa ma inoffensiva o di consumare merci differenti solo perchè in nome del do it yourself, credo sia importante aprire una seria riflessione e una profonda discussione su come poter tornare a ripensare e concretizzare nel reale e nel quotidiano di questi tempi bui pratiche fondamentali come l’autogestione o il DIY. Una discussione che ponga sempre attenzione alla questione pandemica attuale e senza sottovalutare i pericoli che corrono soprattutto quelle individualità a noi vicine, affini e complici più a rischio, ma senza dimenticare che, se è certamente sempre vero che l’unico punk buono è quello morto, citando gli Electro Hippies, certe pratiche intimamente legate alla scena punx e anarchica e certe sonorità possono ancora essere un mezzo per organizzare una reale offensiva contro il quieto vivere, contro la pace sociale imposta a colpi di repressione, contro l’oppressione quotidiana e contro la guerra che il Capitale e lo Stato ogni giorno ci muovono. 

Le righe che ho appena scritto vogliono anzitutto rappresentare una serie di contributi, magari confusionari e futili, alla lotta dei/delle punx rivoluzionar*, destinati ad essere discussi, corretti e soprattutto messi in pratica senza perdere tempo. In secondo luogo, ho provato ad ordinare questi pensieri e darli in pasto a voi tuttx in modo da poter, chissà, finalmente tornare insieme a ragionare sui limiti, sul potenziale e sulle prospettive della nostra scena e delle pratiche legate ad essa (autogestione e DIY in primis). Infine queste parole non sono altro che un’introduzione al testo scritto dai compagni di Distrozione questa estate intitolato “Un Altro Mondo è Impossibile – Limiti del DIY in tempi pandemici” che potrete leggere di seguito. Perchè non è ancora tornato il tempo dei mucchi selvaggi, ma è sicuramente arrivato il momento di organizzare la nostra offensiva!

 

“Un Altro Mondo è Impossibile – Limiti del DIY in tempi pandemici” (da Distrozione)

Sono passati solo 4 mesi dall’esplosione ufficiale del virus che ha scosso il mondo, troppo pochi per poter tirare le fila su cosa ha portato e cosa porterà. Eppure questa catastrofe può essere da spunto per riflessioni per troppo tempo rimandate in nome dell’abitudine alla sopravvivenza. Se la normalità era il problema in cui non vogliamo più tornare, se non è solo un mero slogan, dobbiamo capire se forse anche noi stessx alimentiamo quella condizione, ed è importante quindi tornare a porci una domanda fondamentale: cos’è l’autogestione? Alla proclamazione del lockdown centri sociali e squat hanno chiuso i battenti, adeguandosi alle misure di prevenzione decise dallo Stato: una scelta di responsabilità collettiva condivisibile, come è condivisibile tanto la scelta di distro come la nostra di sospendere le spedizioni di supporti fonografici quanto quella di continuare la propria attività in generale. Tutto giusto, eppure qualcosa non torna: lo Stato decide arbitrariamente di chiudere qualcosa e di riaprirlo dopo un mese, noi ci adeguiamo e anzi molto probabilmente ci adegueremo a ricominciare a fare concerti quando lo Stato lo deciderà. Questo perchè siamo pavidx, siamo servx, siamo fake? Non crediamo sia interessante autoflagellarci dicendo questo genere di cose, nè mostrare i muscoli virtuali dicendo “siamo anarchicx dovevamo fare (e faremo) quel che ci pare”, ma individuare un grosso limite del mondo delle autogestioni, che è l’incapacità di dotarsi dei mezzi per rispondere a modo nostro a un’evidente crisi epidemica. Certo, il come e quali strumenti cui dotarsi è un’incognita, eppure è molto importante cominciare a farsi questo domande, pena subire per sempre la subalternità alle istituzioni.

L’autogestione e il suo mercato, le autoproduzioni, sono state per tanto tempo un’isola felice perchè permettevano a tuttx noi di esprimere la nostra creatività e le nostre passioni nelle maniere più “libere” possibili, ma questi tempi ci hanno dimostrato che le isole felici, gli spazi “liberati”, le zone di autonomia temporanee o meno che siano non bastano a se’ stesse, e che il DIY or DIE è uno slogan che molto spesso indica una consequenzialità piuttosto che un bivio.

In questi mesi lo Stato Italiano ha mostrato le proprie incapacità e i propri interessi vietando qualsivoglia forma di assembramento che non fosse strettamente legata alla produzione, al consumo e al capitale. Nessuno spazio per il nostro sentire. Nessuno spazio per la protesta.

In questi mesi, se pur a fatica, abbiamo visto susseguirsi diversi momenti di piazza, alcuni chiamati pubblicamente, altri sorti spontanei, altri organizzati sotto voce. Se a qualcosa abbiamo partecipato, molto altro lo abbiamo lasciato perdere. Ma non è questo il punto di questo scritto. Non vogliamo fare un’analisi spicciola sulla rivolta ai tempi della pandemia ma piuttosto porre alcune domande sperando di dare il là ad una serie di discussioni che riteniamo vadano fatte.

A quando il primo concerto? come lo faremo? torneremo a pogare sudatx fianco a fianco o staremo fermx a osservare chi suona?Attenderemo che lo Stato ci dica che possiamo assembrarci (nel rispetto della vita altrui e consci del pericolo di contagiarci?) o cercheremo ancora una volta di riprenderci le nostre vite… la nostra normalità? ma è questo quello a cui aneliamo? Non vogliamo tornare ai concerti pubblicati sui social. Non vogliamo tornare ad eventi ludici totalmente privi di critica e discussione. Vogliamo (o vorremmo) creare qualcosa che vada al di là di ciò che è lecito e consentito. Non abbiamo risposte o ricette per il chaos. Non possiamo (ne vogliamo) dire quale sarà la pratica “più giusta” o “più conflittuale” ma andiamo cercandola. Non abbiamo neanche una vera e propria proposta, ne stiamo qui dicendo che bisogna far finta che questa pandemia non esista. Diciamo invece che vorremmo discutere della nostra socialità, dei nostri spazi, del nostro tempo e di come prendere il controllo delle nostre vite e non lasciare più allo Stato la delega di quando e cosa possiamo fare.

In questi, pochi, mesi, alcunx di noi hanno continuato (o almeno hanno provato) a mantenere una qualche forma di socialità collettiva. Chiaramente prendendo i dovuti accorgimenti sul rispetto reciproco e le necessità (di salute fisica, morale e mentale) di ognunx di noi. Avremmo voluto discutere maggiormente (e forse avremmo dovuto) di come, in quanto anarchicx, possiamo organizzarci ancora per riprenderci spazi di gioia, festa e conflitto. Ci piacerebbe che da questi punti ora accennati partisse una discussione anche pratica, perché il concetto di autogestione per come lo abbiamo conosciuto ha mostrato le sue corde, è forse il momento di tornare alle sue origini o di superarlo? Possiamo accettare di attendere ancora finché qualcunx ci dirà che possiamo tornare a urlare sotto palco o ci metteremo ad urlar di rabbia contro questo esistente una volta per tutte? Quando abbiamo iniziato quest’avventura (ormai 15 anni fa) eravamo sicuramente più incuranti delle conseguenze delle nostre azioni e se poi andiamo a guardare i nostri comportamenti durante le serate forse forse ci salta all’occhio un dubbio… E le altre malattie? e la miriade di tossine che ingeriamo volentieri durante le serate? contano meno perché meno evidenti? Oppure dobbiamo tristemente ammettere che anche noi siamo vittime della narrazione dello Stato rispetto i tempi che viviamo? Il giro punk non è noto certo per essere salutista. Anzi! eppure pare che questo virus ci abbia fatto scoprire l’acqua calda… se non prendi le dovute precauzioni contro le malattie, muori. Sarà forse stato il sistema sanitario (a pezzi e mal finanziato) che ci ha portatx tutti e tutte al “rispetto” della situazione pandemica e quindi all’autolimitarci? Oppure la paura della canea mediatica o di perdere gli spazi occupati (come se non fossero tutti a rischio ogni giorno, come se rispettare queste disposizioni possa salvarci)? Negli anni il movimento punk, in particolar modo quella fetta di movimento punk ancora anarchico, ha portato avanti istanze di lotta, solidarietà, mutuo appoggio e autogestione. Consci che tutto ciò era ben oltre il limite del consentito. Oltre la mera legalità.

Non vogliamo ovviamente dire né in questa, né in altre sedi al momento che bisogna dunque “tornare alla normalità”, a diffondere le nostre vite sulla rete come niente fosse, ad ammassarci senza alcun riguardo delle altrui necessità e tensioni ma anzi, vorremo iniziare a discutere e a ragionare insieme sul da farsi. Su cosa voglia dire autogestione delle proprie vite e non solo delle proprie serate. L’autogestione non è (a nostro parere) meramente venire a consumare dentro uno spazio “liberato”, deve voler dire molto più di questo se vuol sopravvivere a questi tempi e a quelli futuri. Possiamo immaginare serate in cui la cura delle persone è importante e necessaria per tutti e tutte? Possiamo trovare dei nuovi modi di organizzarci che escano una volta per tutte da sistemi di cui noi non abbiamo alcun controllo?

L’informalità è stata, ed è tutt’oggi, una parte fondamentale del movimento punk anarchico. Dalla necessità di occupare spazi, per vivere, per organizzarsi, per suonare. Allo scendere in strada. colme di rabbia contro l’esistente. Un organizzazione avulsa a metodi formali e che scimmiottano la burocrazia. Che muta forma e metodo in base alle necessità. Che si denuda di ideologie e si compone di idee, schegge impazzite che si diramano nelle città, nelle piazze, nelle strade.

La rete, social per lo più o per come la intendiamo quest’oggi, è un insieme di pagine “in chiaro” contenenti buona parte delle informazioni su di noi e sulla nostra rete amicale (e non solo). Ci sono criticità evidenti sul modo in cui ci si relaziona attraverso la sempre più presente tecnologia. Le discussioni (e le conversazioni in genere) sono rilegate per buona parte a messaggi asincroni che pretendono sincronia.. E questo è solo una delle molteplici criticità da fare su questo strumento. Tutto ciò va anche a discapito di discussioni reali, dell’organizzarsi insieme e delle nostre stesse vite. Ovviamente è innegabile la possibilità di poter discutere pur trovandosi a chilometri di distanza, il poter condividere quasi in tempo reale aggiornamenti ed altro ancora… Non ci basta questo per sorvolare alle criticità di questo strumento. Ci risulta evidente ad un primo sguardo come la possibilità di ottenere qualsiasi tipo di informazione o nozione attraverso apparati tecnologici ci abbia privato di una necessità primaria. L’incontrarsi. Gioia e giubilio per chi, tra noi inclusx, è poco avvezzx alle relazioni sociali ma se guardiamo a questa dinamica al di là delle semplici serate non possiamo che pensare a quanto ora sia necessario ragionare collettivamente su cosa voglia dire autogestione e su come al di là delle semplici parole possiamo prendere il controllo delle nostre vite e aver cura di chi c’è vicinx.

Durante i primi giorni della pandemia ci siamo chiestx spesso: come poter fare le cose che ci piacciono riuscendo a creare un’ambiente sicuro? Amaramente ci siamo risposte che in realtà ciò che dovremmo fare per evitare la diffusione del virus è ciò che avremmo dovuto fare sempre: rispettare le distanze e toccarci solo previo consenso altrui, avere cura delle persone ritenute “più deboli” nonchè dimenticate dalla società presente (immunodepresse, con malattie croniche ecc), rispettare i timori di ognunx. Queste cose, ovviamente, non le abbiamo mai fatte e c’è il rischio che anche quando e se l’epidemia finirà continueremo a ignorarle; del resto è più facile pogare sudatx cercando di mettere le mani addosso senza consenso alla persona che troviamo sessualmente stimolante e rendere inagibile lo spazio che viviamo per persone che hanno problematiche fisiche e/o mentali piuttosto che ripensare in maniera profonda al nostro modo di vivere la socialità. Del resto è più semplice simulare i momenti conviviali offerti dal capitale piuttoste che operare un radicale cambiamento nel nostro modo di porci rischiando di risultare “noiosx”. Peccato che tutta la vita nel mondo delle merci è noiosa, e allora forse quello che dovremmo fare, la possibilità che ci viene messa sul piatto da una spaventosa epidemia, è quella di smettere di pensare al nostro concertino come il momento in cui mettiamo in pausa la nostra vita in quel mondo ma come invece quello che lo ribalta. Potremmo immaginarci concerti in cui la vita realmente vissuta è così radicale da non finire mai, o finire con lo schianto della polizia che tenta di sgomberarci, non con noi ubriachx che mestamente torniamo alle nostre macchine, le nostre case, il nostro lavoro.

Ora è il momento, domani sarà già troppo tardi.

 

Quattro chiacchiere con Andrea di Passione Nera Records

Il motivo principale che mi ha spinto a fare qualche domanda al buon Andrea di Passione Nera Records è molto stupido e riguarda il fatto che per entrambi i nostri progetti abbiamo ripreso inconsciamente il nome di due distro diy già esistite in passato all’interno della scena hardcore/punk italiana. Oltre a questo, mi interessava lasciare spazio su queste pagine virtuali ad una distro che, seppur poco prolifica rispetto ad altre, ultimamente ha partecipato alla coproduzione di ottimi dischi come Eschaton degli Amphist e In Bilico Nel Reale dei Destinazione Finale. Ringrazio ancora una volta Andrea per il tempo che ha dedicato a rispondere a queste domande. Adesso bando alle ciance, godetevi queste quattro chiacchiere, perchè lo spirito continua!

 

Partiamo con delle brevi, banali quanto dovute, note biografiche: chi sei, quando e perché nasce Passione Nera Records e soprattutto com’è nata l’idea di darti proprio questo nome?

Hey! Sono Andrea, una delle tantissime anime dannate che si sono affidate, per la loro “salvezza”, a quel tutto che sta sotto il nome di punk hardcore. Passione Nera nasce come distribuzione nel 2015 ed è figlia dell’esperienza, durata purtroppo un solo numero, dell’omonima fanzine. Distribuendo e scambiando la zine in giro si è naturalmente creata una –seppur embrionale- distribuzione; di li a poco l’idea di supportare la prima uscita di un gruppo di amici (i NoProve dalla Tuscia.. RIP!) e poi non mi sono più fermato. Il nome, come intuito suggerisce, prende spunto dall’omonima canzone dei Nerorgasmo in quanto ci sono molti passaggi delle liriche che faccio miei per convinzioni e vissuto.

Qual è stato il momento o il motivo che ti ha spinto ad avvicinarti all’hardcore punk? Come è successo?

Fin da bambino sono sempre stato un tipo timido, diciamo un po’ sulle sue; quello che difficilmente riesce ad integrarsi ed interagire col grosso dei coetanei. Quando non sai il perché ma certe dinamiche (quelle per intenderci del tamarro o del fighetto, in una realtà meno che provinciale) non ti attirano anzi ti infastidiscono facendoti rifiutare già in tenera età di riconoscerti con la massa. Perciò quando le mie orecchie sono state “accarezzate” per la prima casuale volta dal punk non potevo che restarne folgorato!

In particolare l’approccio col punk hardcore c’è stato in edicola: passo prima di entrare a scuola per prendere Supertifo e l’occhio cade su “Punk”, allegato alla rivista “Rock sound”. All’epoca i miei acerbi ascolti (non avendo amici punk a cui chiedere info riguardanti band interessanti e neanche una connessione ad internet per smanettare in rete) si fermavano a Pistols, Clash, Rancid e poco altro.. fortuna che a Cassino c’era almeno un negozio (il mitico Crash Store, RIP!) che aveva fondamentalmente roba metal ma dava comunque la possibilità di trovare qualcosa che faceva al caso mio! Ebbene, in questo benedetto numero (oltre alla compilation in allegato) c’era un articolo sull’imminente uscita della compilation “Love Hate 80” (tutto il meglio dell’hc italianno ani ’80), nonché un’intervista agli Impact.. insomma quanto bastava per rapire irrimediabilmente il mio cuore, che dal canto suo non aspettava altro! Compilation ordinata immediatamente e da li, parafrasando i sopracitati NoProve, c’è stato solo il punk hardcore!

Tempo fa un vecchio caro punx bolognese a cui son certo entrambi vogliamo un gran bene, ci fece notare che entrambe le nostre distro sono omonime di altre due label diy punx italiane ormai defunte. Cosa ne pensi di questo tratto che accomuna Passione Nera e Disastro Sonoro? Quanto pensi sia importante riconoscere e rispettare una storia della scena hardcore di cui facciamo parte e quanto invece pensi non si tratti di mancanza di rispetto riproporre un nome già utilizzato da altri prima di noi?

Premetto che quando scelsi il nome per la zine (ereditato quindi dalla conseguente distro) non ero a conoscenza del fatto che c’era già stata un’etichetta con lo stesso nome; diversamente, sono sincero, avrei optato per un altro nome! A prescindere da ciò non credo che questo possa essere visto come mancanza di rispetto, anche perché –per lo meno nel mio caso- l’esperienza della vecchia distro è conclusa. Per il resto che dirti Ste, se senza saperlo ci siamo “riappropriati” di vecchie storie evidentemente siamo davvero old school! 

Avere un’etichetta DIY non è certamente una cosa facile e anzi spesso richiede un sacco di impegno, energie e di soldi (che in un modo o nell’altro scarseggiano sempre). Cosa ti spinge a continuare a dare il tuo apporto alla scena hardcore punk attraverso questo mezzo?

Sarò sincero, causa mancanza di tempo e soprattutto soldi, ho sempre seguito il progetto “a tempo perso”. Inoltre tutto ciò lo faccio per passione e la mia etica “workless class” mi impone di non far diventare ciò un lavoro, con tutto lo stress che ne consegue. Parlando di vil denaro, ovviamente è tutto in perdita ma il fatto di essere una seppur piccola goccia in questo mare di fango che rappresentiamo (non chiedermi perché ma mi piace vederla così!), di supportare band di amici e non e concorrere a tenere su questo circuito totalmente autogestito mi ripaga di tutto!

In base a quali criteri e motivi scegli con quali band collaborare e quali coprodurre?

Avendo pochi soldi da investire (oltre alla scelta di non far diventare il tutto troppo gravoso a livello di impegno mentale e di tempo) scelgo di supportare fondamentalmente band di amici o progetti che, anche se non si tratta di amici, reputo particolarmente validi.

Qual è stata la tua prima Coproduzione? E quale quella a cui ti senti maggiormente legato?

La prima coproduzione, come già anticipato, è stata “Via senza ritorno” dei NoProve. Per quanto riguarda invece l’uscita a cui sono più affezionato devo farti due nomi: “Il buio attorno” dei Malore che reputo uno dei migliori album punk hardcore uscito in Italia negli ultimi anni e “Make me a sandwich” dei/lle Poisonous Cunt (RIP Alexia!) da Londra, la prima coproduzione internazionale di Passione Nera Records!

Cosa significa per te fare parte della scena punk? Ma soprattutto cosa significa per Passione Nera l’hardcore?

Significa sapere che non sei il solo a vivere un certo disagio; a pensare che in fondo il mondo che ci circonda non è proprio il paradiso delle opportunità e del benessere che tanti proclamano e quindi ad agire di conseguenza. Per quanto non mi è mai andato giù che “siamo tutti fratelli e sorelle” e discorsi simili, quando vedo un altrx punk so comunque che con lui/lei avrò certamente più cose in comune rispetto a chiunque altrx. Passione Nera è quindi di conseguenza il mio umile apporto a tutto ciò.

Quale è stata la più grande soddisfazione che ti sei tolto con Passione Nera?

Nel mio piccolo, avere il mio logo su uno di miei dischi preferiti (il già nominato “Il buio attorno” dei Malore).

È appena finito il 2020, un anno abbastanza difficile su tanti livello diversi per via dell’epidemia di Covid 19. Quanto è stato difficile avere una distro/label in un periodo simile?

A questa domanda non so risponderti in realtà… avere una distro, come ti dicevo, ha un ruolo abbastanza marginale nella mia vita; non ci guadagno nulla e moooolto raramente porto il banchino ai concerti perciò tutto sto delirio riguardante il covid non ha avuto un grosso impatto su Passione Nera.

Che ruolo rivestono invece nella tua vita quotidiana pratiche e idee come autogestione e autoproduzione?

Un ruolo assolutamente centrale. Il vivere in luoghi autogestiti, il rifiuto del vivere per lavorare, il riciclo del cibo e dei vestiti.. ma in generale cercare di straniarsi il più possibile da dinamiche imposte o comunque funzionali al sostentamento del sistema in cui (soprav)viviamo.. inutile aggiungere che senza il punk non sarei mai entrato in contatto con tutto ciò; alla lunga posso dire che è stato assolutamente totalizzante.

Come si può  ben vedere dalla copertina della pagina fb di Passione Nera, collabori con il progetto Punks for Rojava che vede impegnati punx e compagnx da tutto il mondo. Cosa ti ha spinto ad avvicinarti e sostenere questo progetto?

I Malore cantavano “l’hardcore non è rivolta, solo rumore!” perché,ovviamente, da solo non basta. Di certo però non può non rifarsi ad ideali ben definiti e di conseguenza essere anche di ispirazione per azioni a sfondo politico e di critica radicale dell’esistente. Perciò, avendone avuta l’occasione, sono stato ben contento di dare il mio seppur minuscolo contributo alla gigantesca causa del confederalismo democratico in Rojava.

 

Per concludere questa intervista/chiacchierata volevo farti una domanda e lasciarti lo spazio per raccontare qualche aneddoto legato alla tua esperienza personale all’interno della scena punk, legata o meno a Passione Nera. La domanda è la seguente: quale band sogni di coprodurre?

Un aneddoto che ricordo volentieri è legato ad Agripunk, rifugio sociale antispecista autogestito nel quale ho vissuto un anno (a proposito, in questo caso il covid ha dato parecchio “fastidio” ed il posto ha bisogno del massimo supporto economico per r-esistere, diamogli una mano!). Estate 2019, tre giorni prima del Rotten River Camp riceviamo la telefonata dei ragazzi che organizzano il festival chiedendo la nostra eventuale disponibilità ad ospitare l’evento dopo che gli sbirri, facendo pressione sulle ragazze del chiosco dove si sarebbe dovuto fare e facendo riferimento a fantomatici permessi mancanti, rischiavano di farlo saltare del tutto! Per farla breve, lo spiazzo di fronte la stalla (che solitamente viene occupato da pecore e capre), è stato trasformato in meno di un giorno nella location di un festival al quale in due giorni ha ospitato centinaia di persone. Un rimorchio per tir come palco e band come Contrasto, Bull Brigade, Klasse Kriminale e tante altre live ad Agripunk, chi l’avrebbe mai detto!? Ci siamo fattx il culo ma è stata un’esperienza tanto improvvisa quanto entusiasmante.. alla faccia di chi voleva far saltare il festival!

Per quanto riguarda la tua domanda, rispondo senza indugio AFFLUENTE!

 

GUNN – Peace Love and Heavy Weaponry (2020)

What is punk rock to you? No money!

Si apre con questo brevissimo botta e risposta Peace Love and Heavy Weaponry, ultima fatica in studio dei GUNN, dandoci dunque subito un assaggio del contenuto e del mood che avvolgeranno il disco. Un ep brevissimo ma di assoluto impatto, nemmeno 8 minuti di durata complessiva bastano però al gruppo californiano per regalarci un ottimo lavoro di hardcore punk suonato con passione. Anche se a primo impatto l’artwork di copertina potrebbe tradire influenze riconducibili all’anarcho punk britannico, le cinque tracce in cui ci imbattiamo su questo Peace Love and Heavy Weaponry ci portano da tutt’altra direzione, offrendoci un ottimo, incisivo e rabbioso quanto basta, hardcore punk di tradizione statunitense che strizza l’occhio a quanto fatto negli anni 80 da Negative Approach, Negative Fx e in parte dagli SS Decontrol e dai primissimi Gang Green. Le prime tre tracce sono caratterizzate da un hardcore veloce, senza fronzoli e che tira dritto al punto con un’attitudine molto in your face e riottosa, mentre le ultime due sono più melodiche e rallentate, ricordandomi addirittura vagamente i Dead Kenendys in una traccia come Not Original. Nella proposta dei GUNN, tra dosi di aggressività e urgenza espressiva, trova spazio però anche un certo gusto per le melodie e riff orecchiabili che permettono a tracce come la già citata Not Original e Killing Time di stamparsi facilmente in testa. Dopo una manciata di demo, finalmente i ragazzi di Orange County hanno detto la loro con un disco estremamente convincente di puro e semplice hardcore punk suonato con passione, ricordandoci inoltre che il punk è una merda che non ci fa fare una lira!